l'Italia è un Paese storicamente molto coinvolto dal traffico e dallo smaltimento illegale di rifiuti, anche pericolosi, come hanno dimostrato dal 1994 ad oggi le varie edizioni dell'annuale Rapporto Ecomafia di Legambiente;
per contrastare con efficacia questo fenomeno, sarebbe necessario e non più differibile l'inserimento dei reati ambientali nel codice penale, come peraltro previsto dalla direttiva europea sulla tutela penale dell'ambiente che l'Italia dovrà recepire entro il 2010, un rafforzamento delle strutture inquirenti che si occupano del business illegale dei rifiuti, la possibilità di continuare ad utilizzare le intercettazioni ambientali e telefoniche minacciata a giudizio dell'interrogante pesantemente dal disegno di legge in discussione in Parlamento in questa legislatura;
è molto utile una nuova modalità per garantire una maggiore tracciabilità dei rifiuti dal luogo di produzione a quello di recupero e/o smaltimento;
dal 14 febbraio 2010 è in vigore il nuovo Sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti (Sistri). L'avvio di questo sistema più moderno ed efficace sostituirà gradualmente le tradizionali scritture ambientali (registro di carico e scarico, formulario e Modello unico di dichiarazione ambientale), che non si sono rivelati adeguati alla bisogna, attraverso dispositivi elettronici Usb ed una black box (scatola nera) da installare sui mezzi di trasporto da parte di officine autorizzate dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
con il sistema sopra delineato cambiano le modalità di adempiere agli obblighi di emissione dei formulari identificativi e di movimentazione del registro di carico e scarico, mentre il Mud, che con riferimento alla produzione e gestione dei rifiuti costituisce un riepilogo con finalità statistiche delle tipologie e delle quantità di rifiuti prodotte o gestite, verrà in prospettiva superato, in quanto queste informazioni verranno puntualmente raccolte ed archiviate dal nuovo sistema telematico;
le Associazioni imprenditoriali, le Camere di commercio e le sezioni regionali dell'Albo nazionale gestori ambientali, a seguito dell'iscrizione delle singole unità locali delle imprese e degli enti tenuti ad utilizzare il sistema, provvederanno a consegnare i dispositivi elettronici: chiavette Usb e dispositivi di localizzazione satellitare dei mezzi di trasporto;
è necessario valutare se, nella sua concreta applicazione, questo nuovo sistema, come affermato più volte dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, rappresenterà davvero un valido supporto alla lotta alla criminalità;
sembra però che le criticità siano ancora molte e resta il fatto che chi vuole continuare a smaltire illegalmente i rifiuti potrà continuare a farlo perché ovviamente non si iscriverà al Sistri, oppure si iscriverà ma non attiverà il sistema, oppure sulla scheda stampata scriverà qualcosa e nella chiavetta Usb vi sarà registrato altro, senza possibilità di immediato riscontro su strada in difetto di un personal computer da parte degli organi di controllo;
sul sito Internet del Sistri si legge poi che, in caso di gravi difficoltà applicative del sistema, un pronto intervento è garantito entro 72 ore, ma si tratta di un intervallo di tempo troppo lungo per chi è sul campo e sta caricando o scaricando rifiuti; l'assistenza, dunque, di fatto non è garantita in tempo reale e anche questo potrebbe facilitare eventuali comportamenti illegali;
mancano infine le regole tecniche per la concreta applicazione del sistema che, stante la sua complessità, non possono essere omesse; esiste solo la guida per la iscrizione, ma questa non è sufficiente per la concreta applicazione del Sistri soprattutto da parte delle piccole imprese,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non intenda urgentemente riferire in Parlamento sulle criticità che il sistema Sistri sta già dimostrando ancor prima di entrare a regime, e che rischia di non migliorare la trasparenza sul flusso dei rifiuti e di non essere utile come dovrebbe alla lotta al traffico illecito di rifiuti;
per quali motivi il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non si affretti ad adottare un manuale operativo o una Circolare che chiarisca come le imprese debbano usare il Sistri, a fronte della molteplice casistica che si registra nella realtà quotidiana e della confusione nella quale oggi le imprese (piccole e grandi) versano per utilizzare il sistema;
se, visti i tempi strettissimi con cui si prevede l'operatività del nuovo sistema, non intenda attivare un piano straordinario di formazione per gli addetti del settore sulle nuove procedure che permetta alle imprese di gestire correttamente i nuovi obblighi e garantire la reale utilità del sistema Sistri per combattere le ecomafie dei rifiuti;
per quale ragione il decreto ministeriale 17 dicembre 2009, pur essendo regola tecnica, non sia stato notificato alla Commissione europea prima della sua adozione, nonostante tale omissione rischi di rendere (per giurisprudenza comunitaria) la disciplina disapplicabile da parte del giudice nazionale;
per quale motivo il citato decreto ministeriale non sia stato sottoposto al parere preventivo del Consiglio di Stato ai sensi della legge n. 400 del 1988;
perché non sia stato adottato il decreto ricognitivo di cui all'articolo 14-bis della legge n. 102 del 2009 per chiarire univocamente quale sia il quadro normativo oggi vigente.
(4-02822)