VITA, MARCUCCI, FRANCO Vittoria - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che,
la ALES - Arte Lavoro e Servizi SpA è una società mista costituita nel 1998 per volontà e iniziativa del Ministero per i beni e le attività culturali (MIBAC), unitamente a Italia lavoro SpA, con il duplice obiettivo della realizzazione di un inedito multi service, destinato al settore dell'arte e della cultura, e della creazione di attività occupazionali;
la costituzione della società era stata autorizzata con l'articolo 20 della legge n. 196 del 1997 (cosiddetto «Pacchetto Treu »), che all'uopo aveva stanziato 50 miliardi di lire, di cui 1,5 per la capitalizzazione;
la missione di Ales SpA era quella di assorbire una parte dei circa 1800 lavoratori addetti ai lavori socialmente utili da anni assegnati al Mibac, in cambio di contratti di servizio quinquennali, da stipulare, ai sensi dell'articolo 10 del decreto legislativo n. 468 del 1997, con i singoli centri di spesa del Ministero (Istituti periferici, ma anche amministrazione centrale), nei termini previsti da una Convenzione fra Ministero ed Ales SpA, sottoscritta il 5 ottobre 1999 e rinnovata il 24 marzo 2003;
a tutt'oggi Ales fornisce servizi al Mibac e ai suoi organi periferici, quali soprintendenze, archivi e biblioteche, operando secondo il principio dell'in house providing;
considerato che:
in seguito alle ultime inchieste giornalistiche - riportate su "La Repubblica" a firma di Statera del 27 febbraio e di Lopapa del 28 febbraio, su "L'Espresso" a firma di Turano del 4 marzo - si evincono nuove funzioni attribuite all'Ales SpA rispetto alla funzione iniziale di perseguire l'obiettivo della progressiva stabilizzazione occupazionale dei lavoratori socialmente utili: dal nuovo Statuto si legge che la società, «a titolo indicativo e non esaustivo», svolge per il Ministero «la gestione di musei, aree archeologiche e monumentali, biblioteche, archivi, la guardiania, le visite guidate, la biglietteria, il bookshop, la gestione dei centri di ristoro, la gestione del marchio e dei diritti d´immagine, il supporto tecnico-operativo per le attività di prestiti. L´esercizio di attività di pubblicità e promozione in tutte le sue forme, anche attraverso l'organizzazione di uffici stampa e piani di comunicazione, di mostre, convegni, fiere promozionali, spettacoli e, in generale, di eventi culturali; l'attività di editoria in generale e in particolare la pubblicazione, produzione e coedizione di libri»;
considerato, inoltre, che:
il 4 marzo 2010, il Ministro in indirizzo scrive una lettera sul quotidiano "La Repubblica" nella quale dichiara che da quando è stata creata la direzione generale per la valorizzazione del Patrimonio, "Ales è ricaduta sotto l'egida del responsabile di questa direzione, Mario Resca, il quale ha proposto di potenziarla nella convinzione di utilizzare al meglio risorse interne al Ministero." Infatti nel regolamento del Ministero nell'ambito della direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale stabilisce che: "Il Servizio supporta il Direttore generale nella attività inerenti l'esercizio dei diritti dell'azionista, secondo gli indirizzi impartiti dal Ministro, sulla società Ales SpA;
rilevato che il Fondo unico per lo spettacolo è stato depauperato, le fondazioni lirico-sinfoniche si trovano in serie difficoltà finanziarie, centinaia di prestigiose associazioni culturali vengono private del necessario sostegno economico, soprintendenze e biblioteche nazionali hanno gravissimi problemi di organico e sussistono difficoltà persino nel pagamento delle utenze,
si chiede di sapere:
quali siano gli attuali oneri sostenuti dal bilancio pubblico per la società Ales SpA e quelli previsti in relazione alle nuove funzioni che si intendono attribuire alla medesima e se gli eventuali maggiori oneri verranno posti a carico di un dicastero già fortemente penalizzato dai tagli di bilancio;
se il Ministro in indirizzo intenda rendere noti al Parlamento i motivi che hanno indotto il Ministro e il Direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero per i beni e le attività culturali dottor Mario Resca a non utilizzare le risorse interne, bensì ad ampliare le competenze di una società che di fatto viene a sostituirsi al personale del Ministero stesso.
(4-02818)
BARBOLINI, GIARETTA, PERDUCA, DI NARDO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
nella XV legislatura furono presentati dai diversi schieramenti politici tre disegni di legge recanti una garanzia sovrana dello Stato a favore delle imprese creditrici della Libia. Tali disegni di legge furono calendarizzati e posti all'esame della 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato, ma non approvati a causa della chiusura anticipata della legislatura;
nella presente legislatura, i predetti disegni di legge sono stati ripresentati in Senato con lo stesso testo, risultante dall'articolato elaborato nella precedente legislatura. Tali disegni di legge sono stati assegnati per l'esame alla 6a Commissione permanente del Senato che da oltre un anno attende l'individuazione della copertura finanziaria, puramente cautelativa, pari a 650 milioni di euro previsti e ripartiti nelle prossime sette annualità finanziarie;
considerato che:
in sede di ratifica del "Trattato di amicizia con la Libia", in Senato furono approvati all'unanimità e con parere favorevole del Governo tre ordini del giorno che impegnavano l'Esecutivo a favorire l'approvazione dei suddetti disegni di legge e a trovare la relativa copertura finanziaria;
con la sottoscrizione del Trattato si è inteso porre fine, tra le altre cose, allo storico contenzioso tra Italia e Libia, senza tuttavia individuare - in tale sede - gli strumenti e le risorse per dare sufficienti garanzie ed esplicite risposte alle legittime aspettative delle imprese italiane creditrici della Libia;
se da una parte è comprensibile la strategia dell'amicizia nei confronti del Governo libico in ragione di taluni significativi mutamenti di rotta in politica internazionale e, segnatamente in tema di lotta all'immigrazione clandestina, e alla chiusura del contenzioso riguardante i danni di guerra e del periodo coloniale, con la firma del Trattato di amicizia del 30 agosto 2008, dall'altra non si comprendono le motivazioni che impediscono al Governo italiano di tutelare i crediti vantati dalle imprese italiane a fronte del rifiuto, o comunque alla reticenza, dello Stato Libico di provvedere a tale fine;
tale lacuna rappresenta un fattore di ingiustificata penalizzazione nei confronti di imprese che hanno proficuamente operato per lo sviluppo del lavoro italiano, secondo lo spirito e la lettera dell'articolo 35 della Carta costituzionale, non riuscendo ancora, dopo un annoso contenzioso, a vedersi riconosciuti i diritti acquisiti,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni sul comportamento dello Stato libico che non intende riconoscere alle imprese italiane quanto loro dovuto, in considerazione del fatto che tale situazione è ricompressa nel "Trattato di amicizia" sottoscritto dallo Stato italiano e da quello libico;
quali siano i motivi per i quali non viene data copertura ai disegni di legge orientati al riconoscimento di una garanzia sovrana dello Stato a favore delle imprese creditrici della Libia, tuttora all'esame della 6a Commissione permanente del Senato, neanche in quota ridotta a 250 milioni di euro riguardanti i reali crediti accertati dal rapporto UBAE del 18 febbraio 2003.
(4-02819)
MORRI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che la strada statale 73-bis di Bocca Trabaria alla progressiva kilometrica 14 + 300 in territorio umbro risulta completamente chiusa alla circolazione a causa di movimento franoso dai primi giorni di gennaio 2010;
considerato che:
l'arteria rappresenta per i Comuni marchigiani della Valle del Metauro l'unico collegamento con l'Umbria e la Toscana e, in particolare, per i cittadini dei Comuni di Borgo Pace Mercatello sul Metauro e S. Angelo in Vado il disagio è ulteriormente aggravato dal fatto che per recarsi a lavoro o a scuola sono costretti a percorsi alternativi che comportano un allungamento di circa 80 chilometri;
il disagio che persiste da più di due mesi sta arrecando gravi ripercussioni sotto ogni punto vista e in particolare all'economia del territorio;
i primi giorni successivi al movimento franoso si era provveduto a organizzare un senso unico alternato successivamente rimosso e tale rimozione ha comportato la completa chiusura dei collegamenti;
è inspiegabile che un pubblico servizio sia interrotto da giorni senza che i cittadini ne siano adeguatamente informati;
i Comuni marchigiani della Valle del Metauro hanno presentato un esposto alla Procura per interruzione di pubblico servizio ma né il Ministero, né l'ANAS hanno finora dimostrato la volontà di accelerare l'intervento,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda far valere il ruolo di indirizzo e vigilanza del Ministero stesso verso l'ANAS in modo tale che venga approntato un immediato intervento (se risulterà possibile dopo le verifiche ministeriali) che consenta una circolazione alternata e che i lavori necessari vengano iniziati e terminati il prima possibile.
(4-02820)
GIAMBRONE - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dell'interno e della giustizia - Premesso che:
il Consorzio per l'area di sviluppo industriale (ASI) di Ragusa è un ente di diritto pubblico non economico avente lo scopo di promuovere l'insediamento di piccole e medie imprese nel comprensorio consortile, la cui delimitazione coincide con i confini amministrativi della provincia di Ragusa;
in base alla legge regionale 20 giugno 1997, n. 19, possono essere nominati membri di organi di enti pubblici regionali solo coloro che hanno maturato un'esperienza almeno quinquennale "scientifica ovvero di tipo professionale o dirigenziale o di presidente o di amministratore delegato maturata in enti o aziende pubbliche o private di dimensione economica e strutturale assimilabile a quella dell'ente interessato dallo svolgimento dell'incarico; oppure qualifica di magistrato ordinario, amministrativo o contabile in quiescenza o di docente universitario di ruolo anche in quiescenza" (comma 1, lett. b)) o coloro che hanno ricoperto per almeno quattro anni la carica di "deputato europeo, di parlamentare nazionale, di deputato regionale, di presidente di provincia regionale, di sindaco di comune con popolazione superiore a 15.000 abitanti" (comma 2);
considerato che:
risulta all'interrogante che (a causa di una cattiva prassi già da tempo consolidatasi) buona parte dei 56 componenti del Consiglio generale del Consorzio ASI di Ragusa, nominati dagli enti locali e dalle associazioni di categoria, siano privi dei requisiti richiesti dalla legge regionale 20 giugno 1997, n. 19;
secondo notizie di stampa di cui ha preso visione l'interrogante tra questi 56 componenti, parecchi sarebbero appartenenti a varie forze di polizia e tra questi almeno tre (rappresentanti di Comuni facenti parte del consorzio) sarebbero appartenenti al corpo della Guardia di finanza e sarebbero stati nominati membri del Consiglio generale del consorzio, pur non possedendo i requisiti prescritti dalla normativa illustrata in premessa, al prevedibile fine di poter far loro ottenere il trasferimento d'ufficio;
simili pratiche incidono in maniera grave ed indebita sulla già delicata situazione di forte squilibrio per quanto riguarda la distribuzione del personale delle varie forze di Polizia sul territorio nazionale con la conseguenza che, mentre in alcune regioni si riscontrano carenze negli organici, altre presenterebbero addirittura personale in soprannumero,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e, in caso affermativo, quali iniziative intendano assumere in proposito;
quanti siano gli appartenenti ai vari corpi di Polizia che abbiano ottenuto il trasferimento a causa di conferimento di incarico pubblico.
(4-02821)
FERRANTE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
l'Italia è un Paese storicamente molto coinvolto dal traffico e dallo smaltimento illegale di rifiuti, anche pericolosi, come hanno dimostrato dal 1994 ad oggi le varie edizioni dell'annuale Rapporto Ecomafia di Legambiente;
per contrastare con efficacia questo fenomeno, sarebbe necessario e non più differibile l'inserimento dei reati ambientali nel codice penale, come peraltro previsto dalla direttiva europea sulla tutela penale dell'ambiente che l'Italia dovrà recepire entro il 2010, un rafforzamento delle strutture inquirenti che si occupano del business illegale dei rifiuti, la possibilità di continuare ad utilizzare le intercettazioni ambientali e telefoniche minacciata a giudizio dell'interrogante pesantemente dal disegno di legge in discussione in Parlamento in questa legislatura;
è molto utile una nuova modalità per garantire una maggiore tracciabilità dei rifiuti dal luogo di produzione a quello di recupero e/o smaltimento;
dal 14 febbraio 2010 è in vigore il nuovo Sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti (Sistri). L'avvio di questo sistema più moderno ed efficace sostituirà gradualmente le tradizionali scritture ambientali (registro di carico e scarico, formulario e Modello unico di dichiarazione ambientale), che non si sono rivelati adeguati alla bisogna, attraverso dispositivi elettronici Usb ed una black box (scatola nera) da installare sui mezzi di trasporto da parte di officine autorizzate dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
con il sistema sopra delineato cambiano le modalità di adempiere agli obblighi di emissione dei formulari identificativi e di movimentazione del registro di carico e scarico, mentre il Mud, che con riferimento alla produzione e gestione dei rifiuti costituisce un riepilogo con finalità statistiche delle tipologie e delle quantità di rifiuti prodotte o gestite, verrà in prospettiva superato, in quanto queste informazioni verranno puntualmente raccolte ed archiviate dal nuovo sistema telematico;
le Associazioni imprenditoriali, le Camere di commercio e le sezioni regionali dell'Albo nazionale gestori ambientali, a seguito dell'iscrizione delle singole unità locali delle imprese e degli enti tenuti ad utilizzare il sistema, provvederanno a consegnare i dispositivi elettronici: chiavette Usb e dispositivi di localizzazione satellitare dei mezzi di trasporto;
è necessario valutare se, nella sua concreta applicazione, questo nuovo sistema, come affermato più volte dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, rappresenterà davvero un valido supporto alla lotta alla criminalità;
sembra però che le criticità siano ancora molte e resta il fatto che chi vuole continuare a smaltire illegalmente i rifiuti potrà continuare a farlo perché ovviamente non si iscriverà al Sistri, oppure si iscriverà ma non attiverà il sistema, oppure sulla scheda stampata scriverà qualcosa e nella chiavetta Usb vi sarà registrato altro, senza possibilità di immediato riscontro su strada in difetto di un personal computer da parte degli organi di controllo;
sul sito Internet del Sistri si legge poi che, in caso di gravi difficoltà applicative del sistema, un pronto intervento è garantito entro 72 ore, ma si tratta di un intervallo di tempo troppo lungo per chi è sul campo e sta caricando o scaricando rifiuti; l'assistenza, dunque, di fatto non è garantita in tempo reale e anche questo potrebbe facilitare eventuali comportamenti illegali;
mancano infine le regole tecniche per la concreta applicazione del sistema che, stante la sua complessità, non possono essere omesse; esiste solo la guida per la iscrizione, ma questa non è sufficiente per la concreta applicazione del Sistri soprattutto da parte delle piccole imprese,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non intenda urgentemente riferire in Parlamento sulle criticità che il sistema Sistri sta già dimostrando ancor prima di entrare a regime, e che rischia di non migliorare la trasparenza sul flusso dei rifiuti e di non essere utile come dovrebbe alla lotta al traffico illecito di rifiuti;
per quali motivi il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non si affretti ad adottare un manuale operativo o una Circolare che chiarisca come le imprese debbano usare il Sistri, a fronte della molteplice casistica che si registra nella realtà quotidiana e della confusione nella quale oggi le imprese (piccole e grandi) versano per utilizzare il sistema;
se, visti i tempi strettissimi con cui si prevede l'operatività del nuovo sistema, non intenda attivare un piano straordinario di formazione per gli addetti del settore sulle nuove procedure che permetta alle imprese di gestire correttamente i nuovi obblighi e garantire la reale utilità del sistema Sistri per combattere le ecomafie dei rifiuti;
per quale ragione il decreto ministeriale 17 dicembre 2009, pur essendo regola tecnica, non sia stato notificato alla Commissione europea prima della sua adozione, nonostante tale omissione rischi di rendere (per giurisprudenza comunitaria) la disciplina disapplicabile da parte del giudice nazionale;
per quale motivo il citato decreto ministeriale non sia stato sottoposto al parere preventivo del Consiglio di Stato ai sensi della legge n. 400 del 1988;
perché non sia stato adottato il decreto ricognitivo di cui all'articolo 14-bis della legge n. 102 del 2009 per chiarire univocamente quale sia il quadro normativo oggi vigente.
(4-02822)
DELLA SETA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
la "Israeli Apartheid Week", giunta alla sesta edizione, è una settimana internazionale di mobilitazione nelle università contro lo Stato d'Israele, presentato dai promotori come l'artefice di un sistema di segregazione razziale a danno della popolazione arabo-palestinese. L'evento è stato lanciato in Canada nel 2005 e nel 2010 ha raccolto 45 adesioni, soprattutto nei Paesi anglosassoni: si tiene in 10 università canadesi, 8 statunitensi, 5 britanniche, 5 sudafricane. L'Italia, con 3 adesioni, è alla pari con l'Olanda. Nessuna adesione in Spagna, Francia e Germania;
sono Pisa, Roma "La Sapienza" e Bologna le tre università italiane nelle quali si svolgono iniziative legate alla "Israeli Apartheid Week". Quest'anno l'evento, terminato domenica 7 marzo 2010, aveva per tema "Boicottaggio, disinvestimento, sanzioni": l'idea è di promuovere contro Israele misure punitive come quelle che colpirono a suo tempo il Sudafrica;
tali misure punitive, secondo gli organizzatori dell'evento, non dovrebbero riguardare solo i rapporti economici, ma estendersi anche al campo culturale e accademico;
l'equiparazione tra lo Stato d'Israele e il Sudafrica dell'apartheid va ben al di là della contestazione anche radicale nei confronti delle politiche dei Governi israeliani: mette in discussione il diritto stesso all'esistenza dello Stato d'Israele, fornendo supporto e alimento alla diffusione di sentimenti non solo anti-israeliani ma anche inevitabilmente anti-ebraici. Peraltro, va sottolineato che la "Israeli Apartheid Week", promossa da forze e persone vicine all'integralismo islamico, rimuove del tutto la circostanza - essa sì indiscutibile perché oggettiva - che Israele è l'unico Stato mediorientale dove sono garantite a tutti i cittadini libertà politiche, civili e religiose;
è del tutto legittimo che singole persone e singoli gruppi politici condividano e sostengano le iniziative e le finalità della "Israeli Apartheid Week". È invece inaccettabile che esse vengano avallate da istituzioni culturali pubbliche come le università di Roma, Bologna e Pisa, che hanno messo a disposizione dell'evento i loro spazi: diverse aule e addirittura, nel caso dell'università di Pisa, l'atrio della Facoltà di lettere dove è stata ospitata una mostra della "Settimana";
in particolare, è del tutto ingiustificabile che delle università pubbliche, pagate con i soldi degli italiani, offrano spazio e legittimità ad un'iniziativa che punta, tra l'altro, a boicottare ogni rapporto di scambio e di dialogo con gli atenei israeliani, e che con ogni evidenza rappresenta l'opposto dei valori di apertura culturale e libero confronto che le istituzioni universitarie pubbliche dovrebbero presidiare,
si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo fosse a conoscenza di quest'iniziativa e se non ritenga impropria la partecipazione di tre importanti atenei pubblici italiani alle iniziative legate alla "Israeli Apartheid Week".
(4-02823)
FERRANTE, DELLA SETA, BUBBICO, CHITI, DE LUCA, MAZZUCONI, MOLINARI, RANUCCI, SANGALLI, TOMASELLI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
mentre il Governo italiano sceglie di ritornare dopo 20 anni all'energia nucleare, i grandi Paesi industrializzati, anche quelli che il nucleare non l'hanno mai abbandonato, incentrano le proprie politiche di innovazione energetica sul risparmio, sulle fonti rinnovabili, sulla ricerca, vedendo in tali opzioni le strade maestre per fronteggiare i problemi ambientali legati ai cambiamenti climatici e per rendere le proprie economie più moderne e competitive;
il Parlamento prima ha approvato, con il voto contrario del Partito democratico (Pd), il complesso di norme che consentono il ritorno al nucleare in Italia (la cosiddetta "legge sviluppo"), e successivamente, di nuovo con l'orientamento contrario del Pd, ha dato parere favorevole sullo schema di decreto legislativo, frutto di una delega contenuta nella citata legge sviluppo, che fissa i criteri per la localizzazione dei nuovi impianti nucleari e del deposito nazionale per lo smaltimento delle scorie radioattive;
solo dopo tre settimane dall'approvazione definitiva da parte del Consiglio dei ministri, avvenuta peraltro senza avere acquisito il parere della Conferenza Stato-Regioni, il suddetto decreto legislativo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale;
secondo notizie riportate da vari quotidiani, e in particolare da "Quotidiano Energia", ad impedire finora la pubblicazione sarebbero state alcune divergenze o incomprensioni tra il Ministero della giustizia e quello dello sviluppo economico. Firmato dal Presidente della Repubblica il 15 febbraio 2010, ultimo giorno utile per esercitare la delega, - come si legge nel richiamato articolo - il provvedimento è stato infatti immediatamente trasmesso dal Quirinale al Ministero della giustizia per il vaglio finale del testo che precede il visto del Guardasigilli e quindi la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. "Vaglio da cui sarebbero emersi alcuni errori materiali e incongruenze. Di qui il rinvio del decreto al Ministro dello sviluppo economico per le correzioni"; il testo corretto sarebbe poi stato ritrasmesso al Ministero della giustizia pubblicato infine sulla Gazzetta Ufficiale,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga che questa vicenda confermi quello che agli interroganti pare un alto grado di improvvisazione e approssimazione nell'ambito del programma nucleare varato dal Governo;
se la tardiva pubblicazione del suddetto decreto legislativo sulla Gazzetta Ufficialerispetto all'approvazione dello stesso da parte del Consiglio dei ministri, vada interpretata come un ripensamento sui contenuti e le procedure del programma di ritorno al nucleare.
(4-02824)
BUTTI - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:
generalmente i documenti ufficiali delle pubbliche amministrazioni vengono stampati in più copie;
l'interrogante si riferisce in particolare ai documenti ufficiali, quali resoconti o verbali, risultanti dalle sedute dei Consigli comunali, o da riunioni più o meno ufficiali di amministrazioni pubbliche, a tutti i livelli;
questi documenti di centinaia e centinaia di pagine, pubblicati in numerose copie, per un totale di migliaia di pagine, vengono stampati tutti rigorosamente su un solo lato, con un evidente e inspiegabile spreco di carta;
l'attività del Ministro in indirizzo è precipuamente diretta a razionalizzare ed ottimizzare gli strumenti utilizzati dalla pubblica amministrazione,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga utile proporre alle pubbliche amministrazioni centrali e locali, attraverso appositi strumenti amministrativi, la stampa dei documenti di sedute ufficiali solo nelle copie strettamente necessarie a garantire la pubblicità degli stessi, prevedendo inoltre l'imposizione della modalità di stampa "fronte-retro".
(4-02825)
SERAFINI Anna Maria, AMATI, ANTEZZA, BASSOLI, DONAGGIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
la legge n. 285 del 1997, recante "Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza", ha istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Fondo nazionale per l'infanzia e l'adolescenza finalizzato alla realizzazione di interventi a livello nazionale, regionale e locale per favorire la promozione dei diritti, la qualità della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dell'infanzia e dell'adolescenza, privilegiando l'ambiente ad esse più confacente ovvero la famiglia naturale, adottiva o affidataria, in attuazione dei principi della Convenzione sui diritti del fanciullo resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176, e degli articoli 1 e 5 della legge 5 febbraio 1992, n. 104;
la legge n. 285 del 1997 ha aperto un nuovo approccio nelle politiche socio-educative in Italia, superando la tradizionale ottica assistenzialistica e riparatoria nei confronti dei minori. Essa ha creato le condizioni operative per promuovere i diritti e le opportunità dei bambini e degli adolescenti, attuando concretamente i principi della Convenzione ONU per l'infanzia, ratificati in Italia con la legge n. 176 del 1991;
dal 1° gennaio 2010, 32 centri socio-educativi, finanziati dal Comune di Palermo con i fondi della legge n. 285 del 1997, sono stati privati del sostegno economico in attesa dell'espletamento del nuovo bando e, dopo anni di presenza e di impegno sul territorio, rischiano di chiudere;
si tratta di oltre 3.000 ragazzi e oltre 300 operatori sociali, animatori, educatori, psicologi impegnati nei centri che in questi mesi sono stati abbandonati al loro destino dal Comune di Palermo;
sono state chiuse le convenzioni in attesa che venisse completata la nuova assegnazione dei servizi, lasciando alla responsabilità degli enti e degli operatori l'accoglienza dei bambini e dei ragazzi;
ad oggi non si sa nulla sui tempi previsti dalla competente commissione consiliare per completare il lavoro di valutazione dei progetti;
secondo quanto dichiarato dagli operatori, la commissione non si riunisce da settimane,
si chiede di sapere:
se sia corretta e condivisibile la procedura messa in atto dal Comune di Palermo che ha sospeso i servizi per l'infanzia e l'adolescenza in attesa delle nuove procedure, invece di prorogare tali sevizi fino all'espletamento delle nuove gare;
se il Governo intenda, nell'ambito delle proprie competenze, ed in particolare in applicazione delle disposizioni della legge n. 285 del 1997 relative all'attività di monitoraggio, verificare presso l'amministrazione comunale di Palermo i motivi di un tale ritardo che sta determinando conseguenze estremamente negative sui destinatari dei servizi per l'infanzia e l'adolescenza.
(4-02826)
GRAMAZIO - Ai Ministri per i rapporti con le Regioni, dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
nel comune di Rocca Priora (Roma), è in fase di realizzazione in via degli Olmi un piccolo parco urbano;
i lavori procedono a ritmo sostenuto, anche durante i giorni festivi ed in condizioni meteorologiche avverse;
l'Assessorato regionale all'ambiente ha ideato, progettato e finanziato, con oltre 300.000 euro, il piccolo parco urbano e, probabilmente, ne ha curato anche l'appalto;
considerato che:
tanto impegno sembrerebbe far pensare alla volontà di terminare e quindi inaugurare l'opera in piena campagna elettorale;
non è assolutamente chiaro se l'area su cui è in fase di realizzazione il piccolo parco urbano sia ancora di proprietà dei padri Pallottini o se, come risulterebbe da voci diffuse a Rocca Priora, sia stata acquistata (peraltro non è dato sapere da parte di chi), per una somma di circa 3.000.000 euro, con un finanziamento da parte dell'Assessorato regionale all'ambiente, ripartito su più esercizi di bilancio;
le previste autorizzazioni si limiterebbero ad un'ordinanza del Sindaco per la rimozione del muro di cinta già esistente (che, tra l'altro, sembrerebbe essere solidissimo) per ventilato pericolo di crollo,
l'interrogante chiede di sapere dai Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, se e quali azioni intendano compiere nei confronti della Regione Lazio per individuare inequivocabilmente la proprietà dell'area su cui sta sorgendo il piccolo parco urbano a Rocca Priora, se detta area sia stata acquistata e da chi, se sia effettivamente stato erogato a tal fine un finanziamento per oltre 3.000.000 euro dall'Assessorato regionale all'ambiente, e se vi siano tutte le regolari autorizzazioni per lo svolgimento dei lavori.
(4-02827)
GIARETTA - Al Ministro della difesa - Premesso che:
sino al 1998, era operativa sul Monte Venda (presso i Colli Euganei, in provincia di Padova) una base denominata 1.ROC (Regional Operations Centre) inserita nel sistema Nadge (Nato Air Defence Ground Environment);
sino alla sua dismissione, nel bunker lavoravano oltre 500 militari effettivi, divisi in 3 turni (oltre agli avieri di leva), in condizioni ambientali critiche più volte denunciate dalle rappresentanze militari che, a più riprese, richiesero dei controlli della qualità dell'aria, in considerazione del fatto che oltre all'esposizione all'amianto derivante dalla presenza di coperture in eternit è risultata una esposizione elevata al radon, gas ionizzante radioattivo naturale, presente in abbondanza nella zona dei Colli Euganei, che, secondo le valutazioni di rischi della Commissione internazionale per la protezione radiologica e dell'ARPA, sarebbe responsabile di diverse patologie tumorali ai polmoni (l'Organizzazione mondiale della sanità ha inserito il radon nell'elenco delle 75 sostanze ritenute cancerogene per l'uomo);
dopo la dismissione e la chiusura della base, si sono verificati diversi decessi tra il personale impiegato nei bunker del Venda, tanto che sono state aperte due inchieste da parte della magistratura, una da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Padova ed una da parte della Procura militare presso il Tribunale militare di Padova;
i casi presi in considerazione sino ad oggi dalla magistratura sono 62, tra decessi e malattie terminali, e per 31 decessi le cartelle cliniche acquisite dagli inquirenti non lascerebbero spazio a dubbi circa l'origine delle patologie tumorali;
le rilevazioni effettuate sul sito dapprima dall'ARPAV di Padova nel marzo 2007 e successivamente dal CISAM - Centro interforze studi applicazioni militari nell'aprile 2008 hanno evidenziato allarmanti superamenti dei limiti di legge, fino a raggiungere addirittura il superamento di 24 volte il limite consentito (12.000 bequerel per metro cubo);
il Ministro pro tempore della difesa, rispondendo in data 15 febbraio 2006, e quindi non ancora in possesso dei dati delle rilevazioni sopra richiamate, ad un'interrogazione formulata nel corso della XIV Legislatura (interrogazione 4-16746 presentata dall'on. Piero Ruzzante) assicurava comunque l'intenzione di seguire la questione con grande attenzione e scrupolosità,
si chiede di sapere:
quale iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo per riconoscere il danno biologico subito da militari in servizio ed in congedo operanti presso la base 1.ROC sul Monte Venda, in relazione all'ormai accertato rapporto tra elevata esposizione al radon e rischi di malattie tumorali;
quali iniziative intenda assumere per assicurare un costante monitoraggio sanitario per il personale di cui sopra, in servizio ed in congedo, al fine di tutelare in ogni possibile modo la salute di chi, al servizio dello Stato, è stato esposto ad un grave rischio sanitario.
(4-02828)
GRAMAZIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
il comma 1, lettera e), dell'art. 10-sexies del decreto-legge 13 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25 (pubblicata nel Supplemento ordinario n. 39 alla Gazzetta Ufficiale n. 48 del 27 febbraio 2010), ha soppresso le provvidenze relative all'editoria di cui all'art. 11 della legge n. 67 del 1987, all'art. 8 della legge n. 250 del 1990 e all'art. 23 della legge n. 223 del 1990, che venivano annualmente riconosciute dalla Presidenza del Consiglio dei ministri a favore delle imprese radiofoniche e televisive locali;
tali provvidenze hanno contribuito, negli anni, all'affermazione del ruolo dell'emittenza locale nell'informazione sul territorio e allo sviluppo dell'occupazione nel comparto;
è stata anche possibile la stipula, nell'ottobre 2000, tra l'associazione di categoria delle emittenti locali Aeranti-Corallo e la Federazione nazionale della stampa italiana, sindacato dei giornalisti, del contratto collettivo nazionale di lavoro, rinnovato da ultimo nel gennaio 2010, con il quale vengono disciplinati i rapporti di lavoro giornalistico nelle imprese radiofoniche e televisive locali;
il Governo, in sede di discussione nell'Aula del Senato del disegno di legge n. 1955-B, ha accolto l'ordine del giorno G10-sexies.100 che impegna il Governo, tra l'altro, "a prevedere, anche al fine di garantire il pluralismo dell'informazione, l'inclusione delle imprese di radiodiffusione sonora e televisiva di carattere locale fra i soggetti beneficiari dei contributi all'editoria per l'annualità 2009 e per le annualità successive";
sussiste infine anche un ritardo nell'emanazione dei decreti di riconoscimento delle provvidenze relative all'editoria per quanto riguarda gli anni 2007 e 2008,
l'interrogante chiede di sapere come il Governo intenda operare al fine di dare attuazione al citato ordine del giorno G10-sexies.100, e come intenda operare riguardo all'emanazione dei decreti di riconoscimento delle provvidenze per l'editoria per le imprese radiofoniche e televisive locali, relative agli anni 2007 e 2008.
(4-02829)
GIARETTA - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
in data 17 novembre 2009 l'interrogante si è già rivolto al Ministro in indirizzo segnalando la grave situazione riguardante i beni paesaggistici della provincia di Treviso in conseguenza della autorizzazione concessa dal Comune di Valdobbiadene (Treviso) per la realizzazione in località Pianezze da parte della ditta Klasse Uno srl di un'antenna per radiocomunicazioni di enormi dimensioni (circa 60 metri) in una zona di altissimo pregio paesaggistico;
in data 23 ottobre 2008 la competente Soprintendenza intimava l'inibizione e la sospensione dei lavori in considerazione del fatto che "tale struttura per la sua configurazione e l'impatto visivo che genera nel contesto inevitabilmente risulta incompatibile con il luogo ove è collocata e con il suo intorno" e che in data 3 giugno 2009 la Procura della Repubblica di Treviso ha sequestrato il cantiere per mancata ottemperanza alle disposizioni di sospensione lavori della Soprintendenza;
il Consiglio comunale di Valdobbiadene aveva individuato un sito idoneo in cui concentrare i vari radioripetitori con un minore impatto ambientale bonificando inoltre l'area da presenze abusive di altri impianti e l'attuale amministrazione; contravvenendo tale deliberazione, ha invece concesso l'autorizzazione sopra richiamata, provocando l'intervento delle autorità di tutela;
la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici delle Province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso ha in data 16 dicembre 2009 formulato la proposta di notevole interesse pubblico dell'area interessata, ai sensi degli art. 138, comma 3, e 141 del decreto legislativo 42 del 2004 (recante "Codice dei beni culturali e del paesaggio");
l'interrogante rinnova la richiesta di conoscere, con sollecitudine, quale sia la valutazione del Ministro in indirizzo rispetto ai fatti sopra riportati e quali iniziative intenda assumere per tutelare il paesaggio unico di Valdobbiadene, gravemente compromesso dalla realizzazione dell'antenna in oggetto.
(4-02830)
CARLONI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
il quotidiano "Il Mattino" nell'edizione di domenica 7 marzo 2010 reca notizia di un rapporto riservato inviato dal direttore dott. Cosimo Giordano al capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria dott. Franco Ionta relativamente alla situazione del carcere di Poggioreale in Napoli. Nell'articolo, a firma Giuseppe Crimaldi, si documenta una situazione di grave sovraffollamento e di assenza delle minime norme di sicurezza;
il dossier in questione, riferito all'11 febbraio 2010, documenta le seguenti situazioni: data una pianta organica di 690 agenti di Polizia penitenziaria (su 946 previste) sono detenute oltre 2.600 persone (a fronte di una capienza massima tollerata di 1.743), tra cui 633 detenuti per associazione camorristica, 606 detenuti tossicodipendenti, 264 stranieri, 38 sieropositivi;
a conferma di quanto più volte denunciato dalle associazioni di volontari e dai sindacati della Polizia penitenziaria aumentano i dati di sofferenza psichica e gli atti di autolesionismo che passano dai 52 del 2008 ai 96 del 2009 (incluso un suicidio);
lo stato in cui versano le strutture di sicurezza è particolarmente grave. La caserma per gli agenti di Polizia penitenziaria versa in tali condizioni di precarietà da rendere impossibile il pernottamento del personale in servizio. Inoltre, "Poggioreale è al momento sprovvisto di impiantistica di sicurezza in quanto per caratteristica edilizia è dotato di una cinta muraria di circa 1.500 metri con garitte e camminamento perimetrale. Data la vetustà (…)". Sono inoltre inesistenti le strutture minime di socializzazione a cominciare dalla palestra . Poche le classi di scuola elementare (solo 9 per 90 persone) e di scuola media (4 per 40 persone). Il centro clinico è da ristrutturare;
considerato che:
con i fondi attualmente disponibili si è riusciti nel 2009 a ristrutturare parzialmente il padiglione Livorno e parte del padiglione Salerno;
grazie ad un finanziamento della Regione Campania di 120.000 euro è prevista la realizzazione di un campo di calcetto (Poggioreale è l'unico carcere in Europa privo di un campo sportivo). La Regione Campania ha deliberato un ulteriore stanziamento di 600.000 euro per la ristrutturazione dei laboratori di falegnameria, tipografia e officina,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda:
confermare i dati e le notizie del rapporto citato, riferiti dal quotidiano "Il Mattino";
dare attuazione agli indirizzi anche di carattere normativo (relativi alla riforma del sistema carcerario) recentemente assunti con l'approvazione delle mozioni sulla situazione carceraria dal Senato (esaminate nelle sedute n. 335 e n. 336 del 16 e del 17 febbraio 2010);
attuare celermente il "piano carceri" annunciato dal Governo, prevedendo la chiusura di quelle strutture che non siano adeguabili a moderni criteri architettonici rispettosi della dignità umana;
convocare rapidamente un tavolo tecnico con le istituzioni locali per la necessaria integrazione delle politiche urbanistiche, di sicurezza, prevenzione e sviluppo delle misure alternative alla detenzione.
(4-02831)
GRAMAZIO - Ai Ministri della salute, per i rapporti con le Regioni e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il quotidiano "Libero", domenica 7 marzo 2010, in un articolo a firma Giovanni Tagliapietra e Chiara Galea, dal titolo "Ospedale dei Castelli, Guzzanti svela il bluff", riporta la seguente dichiarazione del professor Elio Guzzanti, Commissario ad acta del Governo per la sanità del Lazio, che afferma: "Cari signori, il progetto esecutivo dell'ospedale dei Castelli potrà essere preso, eventualmente, in considerazione soltanto in seguito all'approvazione della rete ospedaliera; fino a quel momento non potrà essere concesso il nulla osta per l'avvio dei lavori";
nonostante questa diffida, il vice presidente della Giunta regionale del Lazio, Esterino Montino (esponente del Partito democratico e, in precedenza, de L'Ulivo), ha posto per la settima volta la prima pietra dell'ospedale dei Castelli, così come ha affermato il Consigliere regionale del Lazio Tommaso Luzzi;
è ampiamente riportato in una serie di interrogazioni in Consiglio regionale e in Parlamento come il costo dell'opera superi di 110 milioni di euro l'originale preventivo di spesa e che tale opera sia priva di tutte le necessarie autorizzazioni regionali;
inoltre, tale esborso comporterebbe un ulteriore pesante aggravio sulla spesa sanitaria, mentre si continuano ad effettuare tagli indiscriminati di posti letto pubblici ed accreditati,
l'interrogante chiede di sapere dai Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, se e quali azioni intendano compiere nei confronti della Regione Lazio per impedire la richiamata iniziativa che, a giudizio dell'interrogante, costituisce un ennesimo abuso.
(4-02832)
ZANOLETTI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
una sentenza del Consiglio di Stato autorizza anche in Italia la coltivazione di mais geneticamente modificato (ogm);
oltre ai dubbi riguardanti eventuali rischi per la salute, la decisione rischia di danneggiare seriamente il nostro impareggiabile patrimonio agroalimentare che ci distingue nel mondo;
considerato che:
in un Paese come l'Italia, è la tipicità del prodotto, e non la produzione standardizzata, a costituire il carattere distintivo della differenziazione;
l'assenza dei piani di coesistenza dovrebbe impedire qualsiasi passo in tal senso;
atteso che:
il fine è quello di tutelare le coltivazioni biologiche, le produzioni tipiche di qualità e l'insieme della biodiversità;
la contaminazione alle produzioni tipiche e biologiche è stata più volte accertata laddove si è dato avvio alla coesistenza tra coltivazioni ogm e coltivazioni tradizionali;
rilevato che:
il Consiglio di Stato francese, nell'agosto del 2009, ha annullato il decreto che avrebbe dovuto trasferire anche nel diritto francese la direttiva europea sugli ogm, perché i cittadini d'oltralpe non sarebbero stati sufficientemente informati sugli studi in materia di effetti sulla salute;
a quanto risulta all'interrogante, il 72 per cento degli italiani è contraria agli ogm e ritiene dannoso introdurre coltivazioni ogm in Italia, a tutela invece del pregio, della qualità e dell'eccellenza della nostra produzione agroalimentare,
si chiede di sapere:
se non si ritenga opportuno sospendere di fatto la sperimentazione in campo aperto e l'avvio delle coltivazioni di organismi geneticamente modificati su tutto il territorio nazionale, fino a quando le Regioni non abbiano adottato i "Piani di coesistenza";
se non si ritenga necessario predisporre delle disposizioni e direttive di massima, affinché le Regioni, si adoperino alla individuazione - nel territorio di competenza - di aree omogenee, fissando regole ed ordinamenti rigorosi che obblighino gli enti locali all'adozione del piano di coesistenza e dando vita all'istituzione di un fondo destinato al ripristino delle condizioni agronomiche preesistenti agli eventi dannosi, cagionati dall'inosservanza o mancanza del Piano stesso;
quali urgenti iniziative si intendano sollecitamente adottare - stante l'assenza dei piani di coesistenza - al fine di tutelare le coltivazioni biologiche, le produzioni tipiche di qualità e l'insieme della biodiversità.
(4-02833)
ZANOLETTI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
l'efficienza, la funzionalità e il potenziamento della linee ferroviarie in Calabria sono tre prerogative importanti e indispensabili per questa regione, i cui percorsi in treno necessitano di moderne soluzioni di trasporto e di maggiore velocizzazione per appianare le diversità territoriali-economiche tra Settentrione e Mezzogiorno;
la mobilità ferroviaria nel Meridione, e in Calabria in particolare, è una questione antica ed ancora irrisolta;
le scelte perseguite da parte del Gruppo Trenitalia in questa regione hanno prodotto servizi di trasporto ferroviario molto scadenti sul piano della qualità ed inadeguati su quello della velocità;
le condizioni in cui si viaggia, nonostante l'impegno e le sollecitazioni, da parte del Ministro in indirizzo, risultano ancora precarie e soluzioni urgenti andrebbero prese in considerazione;
la decisione di sopprimere, a partire dal 1° marzo 2010, alcuni treni che collegano la Calabria al Nord del Paese, porterà una reale involuzione per l'economia turistica, in cui la mobilità è il valore fondamentale e le distanze sono un grande problema;
ritenuto che:
il turismo culturale è una grande opportunità per lo sviluppo della Calabria;
appare indispensabile trovare efficaci ed immediate soluzioni affinché la Regione non resti fuori dai flussi turistici;
rilevato che in Calabria occorre al più presto porre mano ad una ristrutturazione del piano ferroviario sia per le linee locali che per quelle a lungo percorso, onde evitare che i tragitti si effettuino prevalentemente su gomma,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga utile emanare opportune indicazioni onde favorire l'azione di monitoraggio dello stato dei servizi ferroviari;
se non ritenga necessario intervenire affinché i viaggiatori non siano costretti a subire servizi di trasporto ferroviario insufficienti e scadenti sul piano della qualità;
se non ritenga, infine, utile agire con atti di competenza affinché siano ripristinati i treni che collegano la Calabria al Nord del Paese.
(4-02834)