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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 347 del 09/03/2010


Interrogazioni

VITA, MARCUCCI, FRANCO Vittoria - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per i beni e le attività culturali, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

nel corso degli ultimi anni, si è venuta ad affermare nell'ambito dei vari Governi Berlusconi una chiara politica di decentramento ed esternalizzazione di funzioni e compiti svolti, spesso con elevati livelli di qualità, dall'amministrazione pubblica in favore di società per azioni controllate direttamente dal Ministero dell'economia e delle finanze o da altri Ministeri;

tali società, ormai diffuse in tutti i principali ambiti operativi della pubblica amministrazione, nascono per abbreviare i tempi di attuazione delle iniziative adottate dall'Esecutivo, per rendere immediatamente operativi gli interventi nei settori di competenza e per valorizzare e rendere maggiormente efficienti taluni asset pubblici, ma come spesso si riscontra nelle relazioni della Corte dei conti raramente dimostrano la capacità di assolvere al ruolo essenziale prefigurato dal legislatore;

allo stato attuale, la diffusione e l'importanza che vanno assumendo tali società prefigura la creazione nell'ambito settore pubblico di un duplice livello amministrativo: il primo legato all'amministrazione ministeriale, alla quale sono lasciati prevalentemente funzioni di ordinaria amministrazione, l'altro legato alle società controllate dai Ministeri, che nello svolgimento dei propri compiti sfuggono sistematicamente ai controlli di altri livelli istituzionali ed in primis del Parlamento e della Corte dei conti;

solo nel corso degli ultimi due mesi, il Governo ha costituito la società Difesa SpA, con il compito di valorizzare ed utilizzare beni della Difesa e da ultimo aveva proposto nel testo originario del decreto-legge n. 195 del 2009, poi convertito, con modificazioni, dalla legge n. 26 del 2010, la costituzione della Protezione civile SpA, (norma successivamente espunta a seguito delle indagini della magistratura che hanno coinvolto e travolto i vertici del Dipartimento della protezione civile);

considerato che:

nel settore di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali, il Governo ha costituito sin dal 2004 la società Arcus SpA, Società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo, sul cui operato la Corte dei conti ha espresso più volte le proprie perplessità;

la Arcus SpA, opera sulla base di programmi di indirizzo che sono oggetto dei decreti annuali adottati dal Ministro per i beni le attività culturali e con il compito dichiarato di sostenere in modo innovativo progetti importanti e ambiziosi concernenti il mondo dei beni e delle attività culturali;

per lo svolgimento delle proprie attività e per il suo funzionamento, la Arcus SpA si avvale di consistenti stanziamenti di risorse pubbliche;

la Arcus SpA è chiamata a sostenere, come si evince anche dal sito Internet della società, in sostituzione dei dipartimenti del Ministero per i beni e le attività culturali, "iniziative di particolare rilievo in ambito culturale, ad aiutarne il completamento progettuale, ad intervenire negli aspetti organizzativi e tecnici, a partecipare, ove opportuno o necessario, al finanziamento del progetto, a monitorarne l'evoluzione e a contribuire ad una conclusione felice dell'iniziativa";

numerosi referti della sezione controlli enti della Corte dei conti hanno più volte evidenziato come la Arcus SpA, a distanza ormai di sei anni dalla nascita e di cinque dall'avvio dell'operatività, debba ancora dimostrare la capacità di assolvere al ruolo essenziale prefigurato dal legislatore;

secondo la Corte dei Conti, la Arcus SpA si è trasformata nel corso del tempo in "un mero strumento di promozione di iniziative decise discrezionalmente in sede ministeriale, in gran parte integrative e sostitutive di quelle proprie delle amministrazioni statali - tra l'altro frequentemente già concluse, principalmente nel settore dello spettacolo - ma in assenza delle garanzie procedimentali per le stesse preordinate";

sempre in relazione alla Arcus SpA, la Corte dei conti rileva come rimanga un obiettivo "non ancora realizzato, quello della istituzione di un compiuto sistema di misurazione delle prestazioni rese e, soprattutto, dell'impatto degli interventi - in termini di aggregazione di risorse e progetti sul territorio e di ricadute, dirette ed indirette, sociali ed economiche - che dimostri l'effettivo valore aggiunto prodotto dalla Società e quindi le ragioni della sua stessa esistenza e della persistente validità dell'azione istituzionale svolta."

lo stesso Ministro per i beni e le attività culturali, sen. Bondi, durante l'audizione nella 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) del Senato del giugno 2008, ha espresso l'idea di fondo di restituire alla Arcus SpA la sua missione originaria e primaria, coerente con le indicazioni strategiche del dicastero da egli presieduto ed evitandole interventi a pioggia scollegati da un disegno unitario;

rilevato che:

la Arcus SpA, nel periodo 2004-2009, ha finanziato circa 300 interventi, gran parte dei quali, ad avviso degli interroganti, di discutibile significatività, per una spesa complessiva di circa 250 milioni di euro;

lo scorso mese di febbraio, il consiglio di amministrazione (Cda) della Arcus SpA ha approvato il piano triennale di interventi per il periodo 2010-2012, per mezzo del quale verranno finanziati 208 interventi per un ammontare complessivo di spesa pari a 200 milioni di euro, di cui 119 milioni di euro per il corrente anno, 43 milioni di euro per il 2011 e 37,5 milioni di euro per il 2012;

gran parte dei 208 interventi finanziano iniziative che secondo gli interroganti non rivestono particolare rilievo in ambito culturale e le modalità di suddivisione delle risorse stanziate non sembrano basarsi su criteri ispirati a principi di imparzialità e trasparenza;

solo per fare alcuni esempi, fra gli interventi finanziati dalla Arcus SpA si segnalano i 3 milioni di euro per il Santuario della Madonna di Pompei, 500.000 euro in tre anni per le Clarisse di Santa Rosa, 1,5 milioni di euro per la Fondazione Aquileia, 1,8 milioni di euro per l'Università di Padova e 500.000 euro per la Fondazione Pianura Bresciana promotrice del convegno sulle cinque razze autoctone dei suini, che nel loro insieme non appaiono affatto iniziative di particolare rilievo in ambito culturale coerenti con le dichiarazioni rilasciate dal Ministro Bondi in occasione della richiamata audizione in Senato o comunque rientranti in "progetti importanti e ambiziosi concernenti il mondo dei beni e delle attività culturali";

nessuno degli atti adottati dalla società Arcus SpA, pur finanziati con risorse pubbliche, è stato finora portato alla conoscenza delle competenti Commissioni Parlamentari;

le spese di funzionamento della Arcus SpA, con un Cda composto di 7 persone e con soli 10 dipendenti, sono pari a 2 milioni di euro per il solo anno 2010, ai quali si aggiungono 16.000 euro mensili per l'affitto della sede societaria,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Governo sui fatti riportati in premessa ed in particolare sulle posizioni espresse a più riprese dalla Corte dei Conti sulla società Arcus SpA che appaiono configurare possibili responsabilità contabili a carico degli amministratori e dei dirigenti del Ministero per i beni e le attività culturali coinvolti nella elaborazione e nell'approvazione dei piani di intervento;

se non ritenga opportuno, in linea con quanto già avvenuto per la Protezione civile SpA, adottare apposite iniziative per abolire la società Arcus SpA e ricondurre le funzioni da essa svolte nell'ambito dei dipartimenti del Ministero per i beni e le attività culturali, riducendo per tale via sprechi di risorse ed oneri aggiuntivi a carico del bilancio pubblico, nonché le conseguenti distorsioni di natura amministrativa;

se intenda rendere noti al Parlamento i criteri adottati dalla Arcus SpA per la selezione degli interventi ai quali sono stati attribuiti finanziamenti nel periodo 2004-2009, nonché i criteri con i quali sono stati individuati gli interventi inseriti nel Piano triennale 2010-2012;

se intenda portare a conoscenza del Parlamento e dei cittadini, anche mediante adeguata pubblicità sul sito internet della società, le spese di funzionamento sostenute dalla Arcus SpA suddivise per ciascun membro del Cda e degli altri organi societari e le spese sostenute nel corso degli ultimi anni per incarichi di consulenza;

se intenda rendere noto l'effettivo valore aggiunto prodotto dalla Società nel settore delle attività culturali che giustifichi la sottrazione delle competenze al Ministero e le ragioni dell'esistenza e della persistente validità dell'azione istituzionale svolta dalla società Arcus SpA;

se corrisponda al vero che le società Arcus SpA, su indicazione del direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero, dott. Mario Resca, si appresti ad affidare a soggetti privati, in assenza di procedure di evidenza pubblica, la gestione di servizi aggiuntivi all'interno di musei statali, aree archeologiche e di particolare pregio architettonico.

(3-01205)

STIFFONI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il Ministro dell'istruzione dell'università e della ricerca attraverso i decreti ministeriali n. 90 e n. 124 del 2009 ha creato le condizioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica n. 212 del 2005, art. 10, comma 1, affinché i singoli conservatori di musica possano inviare al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca le proprie autonome proposte di regolamento didattico e gli schemi curricolari per la messa in ordinamento dei trienni (diplomi accademici di I livello), corsi di studio che dall'emanazione della legge di riforma del settore n. 508 del 1999 si sono realizzati su tutto il territorio nazionale solo in via sperimentale;

in base alle disposizioni date ai conservatori e agli Istituti musicali pareggiati (Imp) (cfr. nota del direttore generale per l'alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam), dottor Giorgio Bruno Civello, prot. 1261 del 5 marzo 2010), il Ministero si è impegnato a valutare e approvare in tempi rapidi tali documenti al fine di autorizzare l'ordinamento nei conservatori e Imp a partire dall'anno accademico 2010/11 (che inizierà il 1? novembre 2010), dando finalmente conclusione all'iter della riforma a dieci anni dal suo inizio, nei limiti massimi previsti anche dalla normativa europea (processi di Bologna e Lisbona);

una volta avviato il nuovo ordinamento, in base al decreto del Presidente della Repubblica n. 212 del 2005, art. 14, il precedente ordinamento (basato su percorsi formativi "atipici" di durata dai cinque ai dieci anni e tutt'ora vigente in base a regi decreti del 1918 e 1930) verrà abrogato;

come da tradizione quasi secolare il vigente ordinamento prevede la possibilità per gli studenti che frequentano scuole di musica civiche (non pareggiate), scuole di musica o studiano in privato di accedere agli esami intermedi del corso di studio (esami denominati "licenze" e "compimenti") e alla prova finale di diploma, anche senza essere iscritti ad un conservatorio o Imp. Dal 2011, una volta abrogato il vecchio ordinamento, tale possibilità potrà quindi essere garantita solo agli studenti già iscritti ad un conservatorio o Imp che decideranno di concludere gli studi nell'ordinamento con cui hanno inziato;

alle centinaia di studenti che stanno concludendo privatamente il loro ciclo di studi (in maggioranza di durata decennale), sarà quindi negato l'accesso alla prova conclusiva finale in conservatorio, in quanto il titolo cui farebbero richiesta non corrisponderà più ad un percorso di studi esistente; contemporaneamente, per lo stesso motivo, non sarà concesso loro di potersi iscrivere in un conservatorio per concludere i loro studi;

ad oggi non è ancora stata fornita alcuna informazione ufficiale circa il destino del corso di studi previsto per quegli studenti non iscritti ad un conservatorio (anche per via dei limitati posti a disposizione o per motivi di lontananza dalla sede abitativa) che stanno seguendo un percorso formativo parallelo a quello del conservatorio con l'aspettativa di poter vedere riconosciuto attraverso un esame in conservatorio (come prevede la normativa vigente) la valutazione delle loro abilità e competenze intermedie,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di risolvere il problema esposto in premessa;

se non ritenga opportuno intervenire in tempi brevi al fine di informare conservatori e Istituti musicali pareggiati su come comportarsi con gli studenti privatisti che chiederanno, una volta avviato il nuovo ordinamento, di poter sostenere esami negli istituti statali di alta formazione artistica, musicale e coreutica.

(3-01207)

MOLINARI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'articolo 16 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 disciplina con la tabella A, parte III, comma 120 le prestazioni rese ai clienti alloggiati nelle aziende alberghiere, disponendo l'applicazione dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) ridotta al 10 per cento;

l'aliquota IVA ridotta al 10 per cento si applica anche per tutte le prestazioni rese nelle strutture ricettive definite dall'articolo 6 della legge 17 maggio 1983, n. 217, comprendendo così anche le prestazioni rese da strutture ricettive di alberghi, motel, villaggi-albergo, residenze turistico-alberghiere, campeggi, villaggi turistici, alloggi agro-turistici, affittacamere, case e appartamenti per vacanze, case per ferie, ostelli per la gioventù, rifugi alpini;

sono invece soggette all'IVA con aliquota ordinaria le prestazioni rese degli alberghi con finalità diverse da quelle dell'alloggio, come ad esempio la messa a disposizione di sale per convegni, per mostre, per esposizioni, per sfilate di moda, eccetera (si veda la risoluzione ministeriale n. 9 del 14 febbraio 1980);

l'importante evoluzione intervenuta in questi anni a livello alberghiero ha ormai comportato il riconoscimento del centro benessere e fitness come servizio essenziale per la qualità dell'offerta del settore e le prestazioni rese agli ospiti delle strutture ricettive nei centri benessere e fitness sono, a tutti gli effetti, assimilabili agli altri servizi offerti dall'alloggio, come - ad esempio - l'utilizzo della sala bar, della sala televisione, del posto auto;

in questa ottica, a tali prestazioni dovrebbe essere applicata l'IVA nella misura ridotta al 10 per cento;

l'interpretazione offerta in proposito dall'Agenzia delle entrate sembra essere diversa, in ragione della assenza dei centri benessere-fitness dalla citata tabella "A",

si chiede di sapere quale sia l'aliquota alla quale devono essere assoggettati i servizi erogati dai centri benessere e fitness a favore degli ospiti delle strutture ricettive definite dall'articolo 6 della legge 17 maggio 1983, n. 217 e gestiti direttamente dalle strutture stesse con proprio personale.

(3-01208)

D'ALI' - Ai Ministri della salute e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la riforma del sistema sanitario della Regione Siciliana disciplina la composizione dei collegi sindacali delle nuove aziende sanitarie nella Regione prevedendo che essi siano nominati dal Ministero della salute e dagli assessorati alla sanità ed al bilancio della Regione Siciliana, ai fini di un puntuale controllo di legittimità e contabile sugli atti deliberativi e sui bilanci delle stesse aziende;

con delibera del 12 novembre 2009 l'avvocato Biagio Bosco è stato designato dal Ministero della Salute quale componente del collegio sindacale dell'Azienda sanitaria provinciale di Trapani;

considerato che:

con riferimento alla suddetta designazione e nonostante il tempo trascorso dall'istituzione dell'Azienda sanitaria provinciale di Trapani, il 1° settembre 2009, ad oggi non risulta ancora insediato il collegio sindacale della stessa azienda per la mancata osservanza delle necessarie procedure di formazione e nomina dei restanti componenti del detto collegio sindacale da parte della Regione Siciliana;

il mancato insediamento del collegio sindacale costituisce un'anomalia assai grave, poiché la suddetta Azienda sanitaria provinciale di Trapani si trova ad operare da oltre sei mesi senza organo di controllo, in prossimità peraltro dei termini di approvazione del bilancio consuntivo dell'esercizio 2009, che non potrà essere approvato senza la relazione del collegio sindacale;

dal 1° settembre 2009 non vengono eseguite le necessarie verifiche di cassa trimestrali da parte dello stesso Collegio, poiché non ancora insediato;

ritenuto che:

l'attuale situazione di paralisi del Collegio sindacale e la mancanza di qualsivoglia controllo della gestione aziendale determinata dalla colpevole mancata designazione di alcuni dei suoi componenti può configurare palesi vizi di legittimità delle decisioni assunte e da assumersi con determinazioni dirigenziali così svincolate da ogni forma di controllo previsto dalle norme;

la paralisi amministrativa dell'Ente farebbe ricadere sull'Azienda sanitaria provinciale di Trapani non augurate conseguenze di mancata funzionalità con grave pregiudizio per i cittadini tutti interessati al regolare svolgimento delle azioni legate al servizio sanitario,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei motivi per cui le Autorità preposte non abbiano provveduto all'insediamento del collegio sindacale dell'Azienda sanitaria provinciale di Trapani;

se tale gravissima anomalia funzionale riguardi anche altre aziende del servizio sanitario della Regione Siciliana;

se le determinazioni dirigenziali assunte nel periodo di prolungata assenza del collegio sindacale possano considerarsi esenti da vizi di legittimità;

se, al fine di rimediare a questa situazione di evidente e pregiudiziale inerzia della Regione Siciliana, i Ministri in indirizzo non ritengano utilizzare il potere sostitutivo e disporre l'immediata nomina dei componenti ancora non designati e l'immediato insediamento dei collegi sindacali ancora non attivi nelle aziende sanitarie della Regione Siciliana, assicurando così alle stesse l'indispensabile presenza operativa dell'organo di controllo.

(3-01210)

BENEDETTI VALENTINI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

in occasione della recente visita conoscitiva svolta al carcere di Capanne di Perugia dal Presidente della 2ª Commissione permanente (Giustizia) del Senato, unitamente all'interrogante, sono risultate confermate e circostanziate, fra le altre, tre criticità importanti che rischiano di compromettere l'alto livello di efficienza e funzionalità della moderna struttura, assicurato ancora dalla direzione e dal personale preposto e pur oggettivamente constatato:

a) parti importanti della struttura, per quanto realizzata in tempi recenti, risultano danneggiate dal sensibile terremoto che nei mesi scorsi ha funestato la zona che si estende da alcuni territori della media valle del Tevere, soprattutto Marsciano, a parti del territorio di Perugia, sicché si è dovuto ricorrere ad armature di emergenza e dichiarazioni di inagibilità di ampi locali, con la conseguenza che questi risultano sottratti alle molteplici attività ritenute invece essenziali ad una corretta gestione e alle molte attività realizzabili dalla popolazione detenuta;

b) l'insufficienza quantitativa del personale di Polizia penitenziaria, già evidente e più volte lamentata, è diventata una vera emergenza con l'invio al carcere di cospicui flussi di detenuti provenienti da altre strutture detentive, di cui è risultato necessario lo sfollamento, tanto da spingere la direzione e le organizzazioni di categoria ad invocare, in attesa di una reale copertura dell'organico, almeno la destinazione a Perugia di un rinforzo di urgenza di qualche decina di unità;

c) il già realizzato centro clinico, tale da aver comportato rilevanti investimenti, è nella maggior parte inattivo, sia perché si è innestato un contenzioso tra stazione appaltante e impresa esecutrice che ha bloccato l'ultimazione, sia perché l'Azienda sanitaria locale perugina, dopo il trasferimento alla Regione e alle Aziende sanitarie locali dei compiti della sanità carceraria, non mostra intenzione di voler assumere effettivamente e concretamente la gestione del servizio ed il relativo onere; laddove il centro clinico potrebbe rappresentare un vanto di funzionalità per tutta l'Amministrazione, una risorsa straordinaria al servizio di tutti e quattro gli istituti detentivi dell'Umbria se non addirittura di altri extraregionali, una leva preziosa di risparmio di denaro pubblico, mezzi e personale, e invece langue nell'inattività, cui si accompagnano tristi segni di degrado del tutto ingiustificabili a fronte delle spese di impianto dedicatevi,

l'interrogante chiede di sapere:

quale sia la stima dei danni cagionati alle strutture del carcere di Capanne dai recenti terremoti, quali misure siano state adottate per fronteggiarli e in che tempi si conti di poter attuare gli interventi tecnicamente necessari a recuperare la piena agibilità dei locali compromessi;

se il Governo ritenga di poter essere in condizioni, pur nel noto e innegabile quadro di grande difficoltà nazionale accumulatosi negli anni a carico del sistema carcerario, di destinare in tempi ravvicinati almeno qualche decina di unità di Polizia penitenziaria in più al carcere di Capanne, allo scopo di fronteggiare intanto gli aspetti più eclatanti di un'emergenza che si è determinata anche per l'arrivo di molti detenuti in esito allo sfollamento di altri istituti insostenibilmente congestionati;

quali interventi siano stati adottati dal Governo e dai competenti dipartimenti e soprattutto quali si intenda adottare per ottenere che, senza ulteriori ritardi, la Regione Umbria e l'Azienda sanitaria locale di competenza assumano la gestione del centro clinico realizzato all'interno del carcere perugino, affinché siano completati prontamente i lavori, siano riparate le manifestazioni di degrado, sia garantita insomma la piena funzionalità di un centro tanto strategico, vuoi per il potenziamento qualitativo dell'intero complesso detentivo di Capanne, vuoi per il prezioso servizio che il centro stesso può mettere a disposizione dell'intera rete penitenziaria dell'Umbria e di altri territori.

(3-01211)

DELLA SETA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

il decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, ha previsto una serie di norme volte a semplificare i controlli amministrativi a carico delle imprese soggette a certificazione ambientale o di qualità. In particolare l'articolo 30 ha disposto che, per le certificazioni ambientali o di qualità rilasciate da soggetti certificatori accreditati, i controlli periodici degli enti certificatori sostituiscono quelli degli organi amministrativi, ai quali spettano solo poteri di verifica della certificazione;

il comma 2 del suddetto articolo ha, poi, chiarito che questa disposizione "è espressione di un principio generale di sussidiarietà orizzontale ed attiene ai livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione", precisando che resta ferma la potestà delle Regioni e degli enti locali, nell'ambito delle rispettive competenze, di garantire livelli ulteriori di tutela;

il comma 3, infine, ha previsto che con regolamento, da emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge, sono individuati le tipologie dei controlli e gli ambiti nei quali trova applicazione la disposizione, con l'obiettivo di evitare duplicazioni e sovrapposizioni di controlli, nonché le modalità necessarie per la compiuta attuazione della disposizione medesima;

la Corte costituzionale, con sentenza n. 322 del 2009 del 4 dicembre 2009, ha confermato la legittimità del principio recato dall'art. 30, secondo il quale, appunto, per le certificazioni ambientali (Emas o Ecolabel) o di qualità rilasciate da soggetti certificatori accreditati, i controlli periodici degli enti certificatori sostituiscono quelli degli organi amministrativi;

a due anni dall'entrata in vigore del decreto-legge n. 112 del 2008, e a tre mesi dalla citata sentenza della Corte costituzionale, ancora non è stato emanato il regolamento di cui al comma 3 dell'articolo 30,

si chiede di conoscere:

quali siano i motivi che hanno impedito, fino ad oggi, di emanare il regolamento che individua le tipologie dei controlli e gli ambiti di applicazione delle certificazioni ambientali;

se tali impedimenti siano stati superati e in quali tempi verrà emanato il previsto regolamento.

(3-01212)