Allegato B
Testo integrale dell'intervento della senatrice Incostante nella discussione generale del disegno di legge n. 1996
Il codice di procedura penale prevede la fattispecie del legittimo impedimento in favore dell'imputato per ottenere il rinvio di un udienza. La decisione sulla sussistenza della gravità e della specificità dell'impedimento spetta poi al giudice: una previsione iuris et de iure impedirebbe infatti qualsiasi verifica della sussistenza dell'impedimento a comparire e renderebbe operante la sospensione anche nei casi in cui l'impedimento non sussistesse, con ciò non costituendo più una norma a tutela della difesa ma un illegittimo privilegio. Il giudice, al contrario, deve valutare opportunamente - anche nell'interesse dell'imputato - la fattispecie, a dimostrazione che nell'ordinamento viene sempre tenuta a mente la necessità di operare un bilanciamento tra i diversi diritti che vengono in rilievo: in questo caso il diritto dell'imputato alla difesa e quello alla celebrazione del processo, ambedue da tutelati e garantire.
Dunque, il legittimo impedimento esiste già nel nostro ordinamento e l'imputato se ne può giovare a condizione che esso sia grave, imprevisto, imprevedibile ed attuale, così come numerose sentenze della cassazione hanno sottolineato con chiarezza (si vedano, in particolare ed ex multis le decisioni del 1992 e 1993).
Questo provvedimento legislativo che noi andiamo ad esaminare e che in modo arbitrario ed ambiguo tenta di configurare se stesso e di denominarsi come legittimo impedimento, contrasta con i principi fondamentali dell'ordinamento penale e con i principi costituzionali. Esso, peraltro, contiene in sé l'esplicito riconoscimento della sua natura intrinsecamente incostituzionale: dopo la cosiddetta finanza creativa attribuibile un tempo al ministro Tremonti, siamo passati alla legislazione creativa, sempre più avulsa dai principi fondamentali dell'ordinamento e che arriva addirittura a proporre l'approvazione di norme ponte incostituzionali che diano la stura a successive leggi costituzionali. Si tratta del primo caso nella storia della legislazione che si possono riscontrare all'interno di un unico testo normativo la data della sua entrata in vigore, la data della sua scadenza, la sua dichiarata insufficienza e - dulcis in fundo - la dichiarazione della sua incostituzionalità. Come tutti sanno, la norma si applica infatti ai processi in corso, non può durare più di 18 mesi e deve essere poi sostituita da una legge costituzionale. Siamo al prêt à porter del diritto: confezionare qualcosa che serve subito e annunciare di preparare un'altra che servirà successivamente; magari però, se i reati del premier saranno prescritti, potrebbe non esservene più bisogno.
Si usa il diritto, si distorce il bilanciamento tra i diritti costituzionalmente riconosciuti e i principi su cui si fonda lo Stato democratico per risolvere problemi specifici e personali del Presidente del Consiglio, non per affrontare i problemi della gran parte degli italiani. Le istituzioni, sospinte da questa maggioranza, operano in contrasto con un principio fondamentale della nostra Costituzione, che è il principio di eguaglianza previsto dall'articolo 3 della Costituzione, rispetto alla giurisdizione. Un principio supremo dell'ordinamento che la maggior parte della dottrina considera inderogabile perfino da una legge costituzionale, una violazione che il collega Ceccanti ha giustamente definito "incondizionata, unilaterale e integrale".
Questa legge, derogatoria rispetto al principio processuale comune, non si pone a tutela dell'imputato nel rispetto della giusta difesa nella celebrazione del processo, ma diventa arbitrio dell'imputato, di un imputato o di pochissimi, sulla funzione giurisdizionale stessa. Questa maggioranza non ha remore nel trascinare il Parlamento e le istituzioni in una bagarre per la sopraffazione del potere politico sull'esercizio della funzione giurisdizionale. La nostra Costituzione democratica disegna un equilibrio di pesi e contrappesi tra i poteri e le istituzioni, tale per cui nessun potere prevalga in modo assoluto e discriminante nei confronti dell'altro. Già nella sentenza sul caso Previti fu statuito che l'esercizio della funzione giurisdizionale non può prevaricare la funzione politico-istituzionale e che quella politica non possa prevalere sull'esercizio della funzione giurisdizionale. Inoltre, il bilanciamento tra due valori non può essere effettuato una volta e per tutte dal legislatore facendone prevalere uno piuttosto che un altro, ma vi dovrà provvedere di volta in volta il magistrato competente. Non è una richiesta peculiare per l'Italia, ma una necessità in tutti gli ordinamenti contemporanei, come ricorda ad esempio, l'orientamento della Corte suprema americana nel caso Clinton vs Paula Jones.
Certo, si sarebbe quindi potuto prendere in considerazione il bilanciamento di due funzioni e di due diritti, quello giurisdizionale e quello relativo alla responsabilità del Governo, con una legge ordinaria sul legittimo impedimento - un approccio richiamato anche dalla sentenza n. 262 del 2009 della Corte costituzionale; ma certo bisognava fare una legge rivolta alla generalità dei cittadini e non solo riferita al Presidente del Consiglio e ai ministri, e forse non era utile allo scopo. La strada della saggezza è stata tuttavia abbandonata per quella - più breve ma dalle conseguenze nefaste per tutti i cittadini - dell' arroganza, ricorrendo dunque non ad una legge avente natura di astrattezza e generalità, ma ad un provvedimento che deve contribuire a risolvere le specifiche problematiche processuali del Premier.
Il primo comma dell'articolo 1 del provvedimento normativo che stiamo esaminando sancisce una presunzione assoluta di legittimo impedimento con riferimento non già a talune specifiche situazioni, bensì con rinvio a disposizioni (aventi natura regolamentare e legislativa) relative alle attribuzioni del Presidente del Consiglio e dei ministri, anche se queste attribuzioni singolarmente analizzate non implicano affatto la sussistenza di un impedimento a comparire davanti al magistrato. Con questa legge quasi si prefigura, dunque, una impossibilità a comparire legata intrinsecamente alle funzioni da svolgere nell'esercizio del Governo e in quelle "coessenziali" allo stesso. Se a questo si aggiunge che la certificazione dell'impedimento viene adottata dalla Presidenza del Consiglio possiamo quasi dedurne che la funzione di Governo, il suo sereno svolgimento e le funzioni connesse rendano di fatto inapplicabile il principio di eguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione, senza che si sia proceduto ad introdurre questa deroga - perché di deroga si tratta - direttamente in Costituzione, tramite il procedimento di revisione esplici-tamente previsto dall'articolo 138. Nella sentenza sul cosiddetto lodo Alfano, infatti, si statuisce che le prerogative (insindacabilità, norme discriminatorie in genere, condizioni di improcedibilità, eccetera) di cui godono i titolari di organi costituzionali sono sistematicamente regolate da norme di rango costituzionale e possono dunque essere eventualmente riviste e modulate solo facendo ricorso alle procedure aggravate di cui all'articolo 138.
È da tempo ormai che alcune personalità di elevata responsabilità istituzionale, parte dei rappresentanti politici, anche nello svolgimento delle loro funzioni pubbliche sembrano trasmettere un messaggio di fastidio per le regole. Troppo spesso vengono considerati orpelli alcune garanzie del diritto o rubricato come un ostacolo da rimuovere tutto ciò che si frappone all'esercizio del potere, anche se costituisce una tutela legittima - e necessaria - per gli interessi generali. Si confonde così la denuncia (certamente legittima) della farraginosità e talvolta la non efficacia di alcune norme -che certamente andrebbero riviste - con la richiesta (questa illegittima) di un potere sottratto ad ogni controllo: un messaggio devastante che rischia di passare nel Paese travolgendo le regole comuni e premiando la furbizia e la sopraffazione. Una classe dirigente che non considera la sua responsabilità di indirizzo e di guida rispetto ad una comunità che è chiamata a governare rinuncia alla sua funzione, è destinata ad essere travolta dalla sua insensata azione, che ormai tanti italiani dopo la stagione delle illusioni cominciano a riconoscere. Questa legge rappresenta uno di questi gravi passaggi, di questi strappi al delicato tessuto costituzionale del nostro Paese, che gli italiani non staranno sempre ad osservare e a subire. A loro spetterà il giudizio su questa, ennesima, scellerata operazione.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Caliendo, Caselli, Castelli, Ciampi, Ciarrapico, Contini, Davico, Dell'Utri, Giovanardi, Mantica, Mantovani, Messina, Palma, Pera, Ramponi, Viceconte e Viespoli.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Bianchi, Coronella, Mazzuconi e Negri, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.
Gruppi parlamentari, composizione
Il senatore Fantetti entra a far parte del Gruppo Misto.
Regolamento del Senato, proposte di modificazione
In data 5 marzo 2010 è stata presentata la seguente proposta di modificazione del Regolamento d'iniziativa dei senatori:
Saro e Sarro. - "Modifiche agli articoli 19, 135, 135-bis, e 135-ter del Regolamento del Senato" (Doc. II, n. 23).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatore Ceccanti Stefano
Introduzione dei collegi uninominali e delle primarie per l'elezione dei Consiglieri regionali, nonché delle primarie per i Presidenti delle Giunte regionali (2059)
(presentato in data 05/3/2010);
senatori Giaretta Paolo, Stradiotto Marco, Bubbico Filippo, Fioroni Anna Rita, Sangalli Gian Carlo
Misure per incrementare l'efficienza degli impianti termici negli edifici (2060)
(presentato in data 08/3/2010).
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica Italiana ed il Governo dello Stato del Qatar per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire l'evasione fiscale, con Protocollo Aggiuntivo, fatta a Roma il 15 ottobre 2002 e del Protocollo di rettifica del testo in lingua italiana della Convenzione e del suo Protocollo Aggiuntivo, fatto a Doha il 19 marzo 2007 (2024)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale)
(assegnato in data 08/03/2010).
Governo, composizione
Il Presidente del Consiglio dei ministri ha inviato la seguente lettera:
"Roma, 4 marzo 2010
Onorevole Presidente,
informo la S.V. che il Presidente della Repubblica, con propri decreti in data odierna, adottati su mia proposta, sentito il Consiglio dei Ministri, ha nominato Sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il sen. Andrea Augello, l'on. Laura Ravetto e la dott.ssa Daniela Santanchè e all'Istruzione, all'università e alla ricerca il sen. Guido Viceconte.
f.to Silvio Berlusconi".
Governo, trasmissione di atti per il parere
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 4 marzo 2010, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 2, comma 250, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 - lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri relativo all'utilizzo delle disponibilità del Fondo di cui all'articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33 (n. 195).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 8 marzo 2010 - alla 5a Commissione permanente che esprimerà il parere entro il 7 aprile 2010.
Governo, trasmissione di atti
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 18 febbraio 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 25 febbraio 1999, n. 66, le relazioni d'inchiesta relative:
ad incidente aereo occorso in località Casoli di Terenzo (PR) il 21 giugno 2008 (Atto n. 339);
ad incidenti aerei occorsi in località Termon (TN) il 12 maggio 2009, in località Carona (BG) il 22 aprile 2007 ed in località Sestola (MO) il 13 agosto 2009 (Atto n. 340);
ad incidenti aerei occorsi in località Palermo Boccadifalco il 10 giugno 2006, in località Saint Cristophe (AO) il 5 aprile 2008, in località Verona Boscomantico il 20 gennaio 2005, in località Passo Prè de Lame - Rezzoaglio (GE) l'11 luglio 2004 ed in località Bagheria (PA) il 21 luglio 2007 (Atto n. 341).
I predetti documenti sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente.
Con lettera in data 26 febbraio 2010, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente la revoca dello scioglimento del consiglio comunale di Bologna (BO).
Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, trasmissione di atti
Il Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, con lettera in data 19 febbraio 2010, ha inviato il testo di una segnalazione al Governo - ai sensi dell'articolo 1, comma 6, lettera c), della legge 31 luglio 1997, n. 249, sulle competenze regolamentari in materia di servizi postali.
Il predetto documento è stato trasmesso, per opportuna conoscenza, alla 8a e alla 14a Commissione permanente (Atto n. 342).
Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità
La Commissione europea, in data 8 marzo 2010, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 2007/2004 del Consiglio che istituisce un'Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea (Frontex) (COM 2010 61 definitivo).
Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è stato deferito alla 3ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 22 aprile 2010.
La 14ª Commissione permanente potrà formulare osservazioni e proposte alla Commissione di merito entro il 15 aprile 2010.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
I senatori Pertoldi, Lumia, Sangalli e Paolo Rossi hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-02805 dei senatore Giaretta ed altri.
Interrogazioni
VITA, MARCUCCI, FRANCO Vittoria - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per i beni e le attività culturali, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
nel corso degli ultimi anni, si è venuta ad affermare nell'ambito dei vari Governi Berlusconi una chiara politica di decentramento ed esternalizzazione di funzioni e compiti svolti, spesso con elevati livelli di qualità, dall'amministrazione pubblica in favore di società per azioni controllate direttamente dal Ministero dell'economia e delle finanze o da altri Ministeri;
tali società, ormai diffuse in tutti i principali ambiti operativi della pubblica amministrazione, nascono per abbreviare i tempi di attuazione delle iniziative adottate dall'Esecutivo, per rendere immediatamente operativi gli interventi nei settori di competenza e per valorizzare e rendere maggiormente efficienti taluni asset pubblici, ma come spesso si riscontra nelle relazioni della Corte dei conti raramente dimostrano la capacità di assolvere al ruolo essenziale prefigurato dal legislatore;
allo stato attuale, la diffusione e l'importanza che vanno assumendo tali società prefigura la creazione nell'ambito settore pubblico di un duplice livello amministrativo: il primo legato all'amministrazione ministeriale, alla quale sono lasciati prevalentemente funzioni di ordinaria amministrazione, l'altro legato alle società controllate dai Ministeri, che nello svolgimento dei propri compiti sfuggono sistematicamente ai controlli di altri livelli istituzionali ed in primis del Parlamento e della Corte dei conti;
solo nel corso degli ultimi due mesi, il Governo ha costituito la società Difesa SpA, con il compito di valorizzare ed utilizzare beni della Difesa e da ultimo aveva proposto nel testo originario del decreto-legge n. 195 del 2009, poi convertito, con modificazioni, dalla legge n. 26 del 2010, la costituzione della Protezione civile SpA, (norma successivamente espunta a seguito delle indagini della magistratura che hanno coinvolto e travolto i vertici del Dipartimento della protezione civile);
considerato che:
nel settore di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali, il Governo ha costituito sin dal 2004 la società Arcus SpA, Società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo, sul cui operato la Corte dei conti ha espresso più volte le proprie perplessità;
la Arcus SpA, opera sulla base di programmi di indirizzo che sono oggetto dei decreti annuali adottati dal Ministro per i beni le attività culturali e con il compito dichiarato di sostenere in modo innovativo progetti importanti e ambiziosi concernenti il mondo dei beni e delle attività culturali;
per lo svolgimento delle proprie attività e per il suo funzionamento, la Arcus SpA si avvale di consistenti stanziamenti di risorse pubbliche;
la Arcus SpA è chiamata a sostenere, come si evince anche dal sito Internet della società, in sostituzione dei dipartimenti del Ministero per i beni e le attività culturali, "iniziative di particolare rilievo in ambito culturale, ad aiutarne il completamento progettuale, ad intervenire negli aspetti organizzativi e tecnici, a partecipare, ove opportuno o necessario, al finanziamento del progetto, a monitorarne l'evoluzione e a contribuire ad una conclusione felice dell'iniziativa";
numerosi referti della sezione controlli enti della Corte dei conti hanno più volte evidenziato come la Arcus SpA, a distanza ormai di sei anni dalla nascita e di cinque dall'avvio dell'operatività, debba ancora dimostrare la capacità di assolvere al ruolo essenziale prefigurato dal legislatore;
secondo la Corte dei Conti, la Arcus SpA si è trasformata nel corso del tempo in "un mero strumento di promozione di iniziative decise discrezionalmente in sede ministeriale, in gran parte integrative e sostitutive di quelle proprie delle amministrazioni statali - tra l'altro frequentemente già concluse, principalmente nel settore dello spettacolo - ma in assenza delle garanzie procedimentali per le stesse preordinate";
sempre in relazione alla Arcus SpA, la Corte dei conti rileva come rimanga un obiettivo "non ancora realizzato, quello della istituzione di un compiuto sistema di misurazione delle prestazioni rese e, soprattutto, dell'impatto degli interventi - in termini di aggregazione di risorse e progetti sul territorio e di ricadute, dirette ed indirette, sociali ed economiche - che dimostri l'effettivo valore aggiunto prodotto dalla Società e quindi le ragioni della sua stessa esistenza e della persistente validità dell'azione istituzionale svolta."
lo stesso Ministro per i beni e le attività culturali, sen. Bondi, durante l'audizione nella 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) del Senato del giugno 2008, ha espresso l'idea di fondo di restituire alla Arcus SpA la sua missione originaria e primaria, coerente con le indicazioni strategiche del dicastero da egli presieduto ed evitandole interventi a pioggia scollegati da un disegno unitario;
rilevato che:
la Arcus SpA, nel periodo 2004-2009, ha finanziato circa 300 interventi, gran parte dei quali, ad avviso degli interroganti, di discutibile significatività, per una spesa complessiva di circa 250 milioni di euro;
lo scorso mese di febbraio, il consiglio di amministrazione (Cda) della Arcus SpA ha approvato il piano triennale di interventi per il periodo 2010-2012, per mezzo del quale verranno finanziati 208 interventi per un ammontare complessivo di spesa pari a 200 milioni di euro, di cui 119 milioni di euro per il corrente anno, 43 milioni di euro per il 2011 e 37,5 milioni di euro per il 2012;
gran parte dei 208 interventi finanziano iniziative che secondo gli interroganti non rivestono particolare rilievo in ambito culturale e le modalità di suddivisione delle risorse stanziate non sembrano basarsi su criteri ispirati a principi di imparzialità e trasparenza;
solo per fare alcuni esempi, fra gli interventi finanziati dalla Arcus SpA si segnalano i 3 milioni di euro per il Santuario della Madonna di Pompei, 500.000 euro in tre anni per le Clarisse di Santa Rosa, 1,5 milioni di euro per la Fondazione Aquileia, 1,8 milioni di euro per l'Università di Padova e 500.000 euro per la Fondazione Pianura Bresciana promotrice del convegno sulle cinque razze autoctone dei suini, che nel loro insieme non appaiono affatto iniziative di particolare rilievo in ambito culturale coerenti con le dichiarazioni rilasciate dal Ministro Bondi in occasione della richiamata audizione in Senato o comunque rientranti in "progetti importanti e ambiziosi concernenti il mondo dei beni e delle attività culturali";
nessuno degli atti adottati dalla società Arcus SpA, pur finanziati con risorse pubbliche, è stato finora portato alla conoscenza delle competenti Commissioni Parlamentari;
le spese di funzionamento della Arcus SpA, con un Cda composto di 7 persone e con soli 10 dipendenti, sono pari a 2 milioni di euro per il solo anno 2010, ai quali si aggiungono 16.000 euro mensili per l'affitto della sede societaria,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Governo sui fatti riportati in premessa ed in particolare sulle posizioni espresse a più riprese dalla Corte dei Conti sulla società Arcus SpA che appaiono configurare possibili responsabilità contabili a carico degli amministratori e dei dirigenti del Ministero per i beni e le attività culturali coinvolti nella elaborazione e nell'approvazione dei piani di intervento;
se non ritenga opportuno, in linea con quanto già avvenuto per la Protezione civile SpA, adottare apposite iniziative per abolire la società Arcus SpA e ricondurre le funzioni da essa svolte nell'ambito dei dipartimenti del Ministero per i beni e le attività culturali, riducendo per tale via sprechi di risorse ed oneri aggiuntivi a carico del bilancio pubblico, nonché le conseguenti distorsioni di natura amministrativa;
se intenda rendere noti al Parlamento i criteri adottati dalla Arcus SpA per la selezione degli interventi ai quali sono stati attribuiti finanziamenti nel periodo 2004-2009, nonché i criteri con i quali sono stati individuati gli interventi inseriti nel Piano triennale 2010-2012;
se intenda portare a conoscenza del Parlamento e dei cittadini, anche mediante adeguata pubblicità sul sito internet della società, le spese di funzionamento sostenute dalla Arcus SpA suddivise per ciascun membro del Cda e degli altri organi societari e le spese sostenute nel corso degli ultimi anni per incarichi di consulenza;
se intenda rendere noto l'effettivo valore aggiunto prodotto dalla Società nel settore delle attività culturali che giustifichi la sottrazione delle competenze al Ministero e le ragioni dell'esistenza e della persistente validità dell'azione istituzionale svolta dalla società Arcus SpA;
se corrisponda al vero che le società Arcus SpA, su indicazione del direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero, dott. Mario Resca, si appresti ad affidare a soggetti privati, in assenza di procedure di evidenza pubblica, la gestione di servizi aggiuntivi all'interno di musei statali, aree archeologiche e di particolare pregio architettonico.
(3-01205)
STIFFONI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
il Ministro dell'istruzione dell'università e della ricerca attraverso i decreti ministeriali n. 90 e n. 124 del 2009 ha creato le condizioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica n. 212 del 2005, art. 10, comma 1, affinché i singoli conservatori di musica possano inviare al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca le proprie autonome proposte di regolamento didattico e gli schemi curricolari per la messa in ordinamento dei trienni (diplomi accademici di I livello), corsi di studio che dall'emanazione della legge di riforma del settore n. 508 del 1999 si sono realizzati su tutto il territorio nazionale solo in via sperimentale;
in base alle disposizioni date ai conservatori e agli Istituti musicali pareggiati (Imp) (cfr. nota del direttore generale per l'alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam), dottor Giorgio Bruno Civello, prot. 1261 del 5 marzo 2010), il Ministero si è impegnato a valutare e approvare in tempi rapidi tali documenti al fine di autorizzare l'ordinamento nei conservatori e Imp a partire dall'anno accademico 2010/11 (che inizierà il 1? novembre 2010), dando finalmente conclusione all'iter della riforma a dieci anni dal suo inizio, nei limiti massimi previsti anche dalla normativa europea (processi di Bologna e Lisbona);
una volta avviato il nuovo ordinamento, in base al decreto del Presidente della Repubblica n. 212 del 2005, art. 14, il precedente ordinamento (basato su percorsi formativi "atipici" di durata dai cinque ai dieci anni e tutt'ora vigente in base a regi decreti del 1918 e 1930) verrà abrogato;
come da tradizione quasi secolare il vigente ordinamento prevede la possibilità per gli studenti che frequentano scuole di musica civiche (non pareggiate), scuole di musica o studiano in privato di accedere agli esami intermedi del corso di studio (esami denominati "licenze" e "compimenti") e alla prova finale di diploma, anche senza essere iscritti ad un conservatorio o Imp. Dal 2011, una volta abrogato il vecchio ordinamento, tale possibilità potrà quindi essere garantita solo agli studenti già iscritti ad un conservatorio o Imp che decideranno di concludere gli studi nell'ordinamento con cui hanno inziato;
alle centinaia di studenti che stanno concludendo privatamente il loro ciclo di studi (in maggioranza di durata decennale), sarà quindi negato l'accesso alla prova conclusiva finale in conservatorio, in quanto il titolo cui farebbero richiesta non corrisponderà più ad un percorso di studi esistente; contemporaneamente, per lo stesso motivo, non sarà concesso loro di potersi iscrivere in un conservatorio per concludere i loro studi;
ad oggi non è ancora stata fornita alcuna informazione ufficiale circa il destino del corso di studi previsto per quegli studenti non iscritti ad un conservatorio (anche per via dei limitati posti a disposizione o per motivi di lontananza dalla sede abitativa) che stanno seguendo un percorso formativo parallelo a quello del conservatorio con l'aspettativa di poter vedere riconosciuto attraverso un esame in conservatorio (come prevede la normativa vigente) la valutazione delle loro abilità e competenze intermedie,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di risolvere il problema esposto in premessa;
se non ritenga opportuno intervenire in tempi brevi al fine di informare conservatori e Istituti musicali pareggiati su come comportarsi con gli studenti privatisti che chiederanno, una volta avviato il nuovo ordinamento, di poter sostenere esami negli istituti statali di alta formazione artistica, musicale e coreutica.
(3-01207)
MOLINARI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
l'articolo 16 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 disciplina con la tabella A, parte III, comma 120 le prestazioni rese ai clienti alloggiati nelle aziende alberghiere, disponendo l'applicazione dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) ridotta al 10 per cento;
l'aliquota IVA ridotta al 10 per cento si applica anche per tutte le prestazioni rese nelle strutture ricettive definite dall'articolo 6 della legge 17 maggio 1983, n. 217, comprendendo così anche le prestazioni rese da strutture ricettive di alberghi, motel, villaggi-albergo, residenze turistico-alberghiere, campeggi, villaggi turistici, alloggi agro-turistici, affittacamere, case e appartamenti per vacanze, case per ferie, ostelli per la gioventù, rifugi alpini;
sono invece soggette all'IVA con aliquota ordinaria le prestazioni rese degli alberghi con finalità diverse da quelle dell'alloggio, come ad esempio la messa a disposizione di sale per convegni, per mostre, per esposizioni, per sfilate di moda, eccetera (si veda la risoluzione ministeriale n. 9 del 14 febbraio 1980);
l'importante evoluzione intervenuta in questi anni a livello alberghiero ha ormai comportato il riconoscimento del centro benessere e fitness come servizio essenziale per la qualità dell'offerta del settore e le prestazioni rese agli ospiti delle strutture ricettive nei centri benessere e fitness sono, a tutti gli effetti, assimilabili agli altri servizi offerti dall'alloggio, come - ad esempio - l'utilizzo della sala bar, della sala televisione, del posto auto;
in questa ottica, a tali prestazioni dovrebbe essere applicata l'IVA nella misura ridotta al 10 per cento;
l'interpretazione offerta in proposito dall'Agenzia delle entrate sembra essere diversa, in ragione della assenza dei centri benessere-fitness dalla citata tabella "A",
si chiede di sapere quale sia l'aliquota alla quale devono essere assoggettati i servizi erogati dai centri benessere e fitness a favore degli ospiti delle strutture ricettive definite dall'articolo 6 della legge 17 maggio 1983, n. 217 e gestiti direttamente dalle strutture stesse con proprio personale.
(3-01208)
D'ALI' - Ai Ministri della salute e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la riforma del sistema sanitario della Regione Siciliana disciplina la composizione dei collegi sindacali delle nuove aziende sanitarie nella Regione prevedendo che essi siano nominati dal Ministero della salute e dagli assessorati alla sanità ed al bilancio della Regione Siciliana, ai fini di un puntuale controllo di legittimità e contabile sugli atti deliberativi e sui bilanci delle stesse aziende;
con delibera del 12 novembre 2009 l'avvocato Biagio Bosco è stato designato dal Ministero della Salute quale componente del collegio sindacale dell'Azienda sanitaria provinciale di Trapani;
considerato che:
con riferimento alla suddetta designazione e nonostante il tempo trascorso dall'istituzione dell'Azienda sanitaria provinciale di Trapani, il 1° settembre 2009, ad oggi non risulta ancora insediato il collegio sindacale della stessa azienda per la mancata osservanza delle necessarie procedure di formazione e nomina dei restanti componenti del detto collegio sindacale da parte della Regione Siciliana;
il mancato insediamento del collegio sindacale costituisce un'anomalia assai grave, poiché la suddetta Azienda sanitaria provinciale di Trapani si trova ad operare da oltre sei mesi senza organo di controllo, in prossimità peraltro dei termini di approvazione del bilancio consuntivo dell'esercizio 2009, che non potrà essere approvato senza la relazione del collegio sindacale;
dal 1° settembre 2009 non vengono eseguite le necessarie verifiche di cassa trimestrali da parte dello stesso Collegio, poiché non ancora insediato;
ritenuto che:
l'attuale situazione di paralisi del Collegio sindacale e la mancanza di qualsivoglia controllo della gestione aziendale determinata dalla colpevole mancata designazione di alcuni dei suoi componenti può configurare palesi vizi di legittimità delle decisioni assunte e da assumersi con determinazioni dirigenziali così svincolate da ogni forma di controllo previsto dalle norme;
la paralisi amministrativa dell'Ente farebbe ricadere sull'Azienda sanitaria provinciale di Trapani non augurate conseguenze di mancata funzionalità con grave pregiudizio per i cittadini tutti interessati al regolare svolgimento delle azioni legate al servizio sanitario,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei motivi per cui le Autorità preposte non abbiano provveduto all'insediamento del collegio sindacale dell'Azienda sanitaria provinciale di Trapani;
se tale gravissima anomalia funzionale riguardi anche altre aziende del servizio sanitario della Regione Siciliana;
se le determinazioni dirigenziali assunte nel periodo di prolungata assenza del collegio sindacale possano considerarsi esenti da vizi di legittimità;
se, al fine di rimediare a questa situazione di evidente e pregiudiziale inerzia della Regione Siciliana, i Ministri in indirizzo non ritengano utilizzare il potere sostitutivo e disporre l'immediata nomina dei componenti ancora non designati e l'immediato insediamento dei collegi sindacali ancora non attivi nelle aziende sanitarie della Regione Siciliana, assicurando così alle stesse l'indispensabile presenza operativa dell'organo di controllo.
(3-01210)
BENEDETTI VALENTINI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
in occasione della recente visita conoscitiva svolta al carcere di Capanne di Perugia dal Presidente della 2ª Commissione permanente (Giustizia) del Senato, unitamente all'interrogante, sono risultate confermate e circostanziate, fra le altre, tre criticità importanti che rischiano di compromettere l'alto livello di efficienza e funzionalità della moderna struttura, assicurato ancora dalla direzione e dal personale preposto e pur oggettivamente constatato:
a) parti importanti della struttura, per quanto realizzata in tempi recenti, risultano danneggiate dal sensibile terremoto che nei mesi scorsi ha funestato la zona che si estende da alcuni territori della media valle del Tevere, soprattutto Marsciano, a parti del territorio di Perugia, sicché si è dovuto ricorrere ad armature di emergenza e dichiarazioni di inagibilità di ampi locali, con la conseguenza che questi risultano sottratti alle molteplici attività ritenute invece essenziali ad una corretta gestione e alle molte attività realizzabili dalla popolazione detenuta;
b) l'insufficienza quantitativa del personale di Polizia penitenziaria, già evidente e più volte lamentata, è diventata una vera emergenza con l'invio al carcere di cospicui flussi di detenuti provenienti da altre strutture detentive, di cui è risultato necessario lo sfollamento, tanto da spingere la direzione e le organizzazioni di categoria ad invocare, in attesa di una reale copertura dell'organico, almeno la destinazione a Perugia di un rinforzo di urgenza di qualche decina di unità;
c) il già realizzato centro clinico, tale da aver comportato rilevanti investimenti, è nella maggior parte inattivo, sia perché si è innestato un contenzioso tra stazione appaltante e impresa esecutrice che ha bloccato l'ultimazione, sia perché l'Azienda sanitaria locale perugina, dopo il trasferimento alla Regione e alle Aziende sanitarie locali dei compiti della sanità carceraria, non mostra intenzione di voler assumere effettivamente e concretamente la gestione del servizio ed il relativo onere; laddove il centro clinico potrebbe rappresentare un vanto di funzionalità per tutta l'Amministrazione, una risorsa straordinaria al servizio di tutti e quattro gli istituti detentivi dell'Umbria se non addirittura di altri extraregionali, una leva preziosa di risparmio di denaro pubblico, mezzi e personale, e invece langue nell'inattività, cui si accompagnano tristi segni di degrado del tutto ingiustificabili a fronte delle spese di impianto dedicatevi,
l'interrogante chiede di sapere:
quale sia la stima dei danni cagionati alle strutture del carcere di Capanne dai recenti terremoti, quali misure siano state adottate per fronteggiarli e in che tempi si conti di poter attuare gli interventi tecnicamente necessari a recuperare la piena agibilità dei locali compromessi;
se il Governo ritenga di poter essere in condizioni, pur nel noto e innegabile quadro di grande difficoltà nazionale accumulatosi negli anni a carico del sistema carcerario, di destinare in tempi ravvicinati almeno qualche decina di unità di Polizia penitenziaria in più al carcere di Capanne, allo scopo di fronteggiare intanto gli aspetti più eclatanti di un'emergenza che si è determinata anche per l'arrivo di molti detenuti in esito allo sfollamento di altri istituti insostenibilmente congestionati;
quali interventi siano stati adottati dal Governo e dai competenti dipartimenti e soprattutto quali si intenda adottare per ottenere che, senza ulteriori ritardi, la Regione Umbria e l'Azienda sanitaria locale di competenza assumano la gestione del centro clinico realizzato all'interno del carcere perugino, affinché siano completati prontamente i lavori, siano riparate le manifestazioni di degrado, sia garantita insomma la piena funzionalità di un centro tanto strategico, vuoi per il potenziamento qualitativo dell'intero complesso detentivo di Capanne, vuoi per il prezioso servizio che il centro stesso può mettere a disposizione dell'intera rete penitenziaria dell'Umbria e di altri territori.
(3-01211)
DELLA SETA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
il decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, ha previsto una serie di norme volte a semplificare i controlli amministrativi a carico delle imprese soggette a certificazione ambientale o di qualità. In particolare l'articolo 30 ha disposto che, per le certificazioni ambientali o di qualità rilasciate da soggetti certificatori accreditati, i controlli periodici degli enti certificatori sostituiscono quelli degli organi amministrativi, ai quali spettano solo poteri di verifica della certificazione;
il comma 2 del suddetto articolo ha, poi, chiarito che questa disposizione "è espressione di un principio generale di sussidiarietà orizzontale ed attiene ai livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione", precisando che resta ferma la potestà delle Regioni e degli enti locali, nell'ambito delle rispettive competenze, di garantire livelli ulteriori di tutela;
il comma 3, infine, ha previsto che con regolamento, da emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge, sono individuati le tipologie dei controlli e gli ambiti nei quali trova applicazione la disposizione, con l'obiettivo di evitare duplicazioni e sovrapposizioni di controlli, nonché le modalità necessarie per la compiuta attuazione della disposizione medesima;
la Corte costituzionale, con sentenza n. 322 del 2009 del 4 dicembre 2009, ha confermato la legittimità del principio recato dall'art. 30, secondo il quale, appunto, per le certificazioni ambientali (Emas o Ecolabel) o di qualità rilasciate da soggetti certificatori accreditati, i controlli periodici degli enti certificatori sostituiscono quelli degli organi amministrativi;
a due anni dall'entrata in vigore del decreto-legge n. 112 del 2008, e a tre mesi dalla citata sentenza della Corte costituzionale, ancora non è stato emanato il regolamento di cui al comma 3 dell'articolo 30,
si chiede di conoscere:
quali siano i motivi che hanno impedito, fino ad oggi, di emanare il regolamento che individua le tipologie dei controlli e gli ambiti di applicazione delle certificazioni ambientali;
se tali impedimenti siano stati superati e in quali tempi verrà emanato il previsto regolamento.
(3-01212)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
D'ALI' - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico e degli affari esteri - Premesso che:
da tempo una nave-laboratorio, denominata "Atlantic Explorer", della Compagnia multinazionale Shell, è stata rilevata a navigare in acque prossime al Sud-ovest delle Isole Egadi, nel Canale di Sicilia;
la suddetta nave-laboratorio effettua, per conto della Compagnia Shell, attività di esplorazione dei fondali con l'obiettivo di rilevare, intorno ad un'area di 4.300 chilometri quadrati contigua all'Arcipelago delle Egadi e all'Isola di Pantelleria, l'eventuale presenza di giacimenti petroliferi;
considerato che:
l'attività di esplorazione finalizzata alla scoperta di giacimenti petroliferi e di idrocarburi comporta per sua natura operazioni invasive dei fondali e degli ambienti marini;
la suddetta area di mare ricomprende, nella zona esplorativa individuata dalla compagnia Shell e dalla nave-laboratorio ivi operante, superfici marine ad altissima concentrazione naturalistica e vi è compresa l'Area marina protetta delle Isole Egadi, la più grande del Mediterraneo, nonché una zona di cautela marina particolare quale quella dell'Isola di Pantelleria;
aree marine, per la loro bellezza naturalistica e paesaggistica, nonché per la presenza al proprio interno di fauna e flora marina di assoluto pregio e rarità, non possono essere oggetto di attività invasive antropiche come quelle descritte in premessa e, al contrario, debbono godere di prerogative di tutela e conservazione al fine di preservarne le caratteristiche naturali, estensibili per quanto più ampiamente possibile ai tratti di mare circostante;
le attività di esplorazione dei fondali potrebbero dare seguito a tentativi di perforazione per l'attivazione di pozzi estrattivi sperimentali;
il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha avviato le pratiche per l'istituzione, prevista dalla legge, di due parchi nazionali ricompresi nell'area sopra interessata e precisamente il Parco nazionale di Pantelleria e il Parco nazionale delle Isole Egadi e del litorale trapanese, il cui pregio è chiaramente legato anche all'integrità dei mari circostanti;
i fondali di quella vasta area di mare si sono nel recente passato rivelati anche uno straordinario giacimento di reperti di archeologia subacquea tra i più importanti al mondo (vedi per tutti il Satiro di Mazara del Vallo), oltre ad ospitare le più pregiate colonie di coralli marini;
infine, le popolazioni dell'Isola di Pantelleria, delle Isole Egadi e dell'intera Sicilia occidentale hanno nel passato da sempre proposto fiera opposizione ad ogni tentativo di insediamento di attività estrattive nei loro mari e di impianti di lavorazione di idrocarburi lungo le loro coste, scegliendo invece e più opportunamente la via della conservazione e valorizzazione delle caratteristiche naturali e storiche del loro mare e dei loro territori, il che ha consentito di avviare una proficua stagione di turismo compatibile che oggi ne rappresenta la voce di maggior sostegno economico con ulteriori notevolissime prospettive;
ogni altra attività legata a prospettive di estrazione di idrocarburi in mare e a terra, ancorché meramente esplorativa, intaccherebbe l'integrità dei siti, marini e terrestri, e l'immagine ad alto valore naturalistico che sempre più si va imponendo all'attenzione del turismo internazionale,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle proprie specifiche competenze, siano effettivamente a conoscenza delle attività descritte in premessa;
quando, in quale forma e da quale specifica Autorità eventualmente sia stata rilasciata un'autorizzazione per l'espletamento di tale attività di esplorazione invasiva degli ambienti marini, da tutelare in quanto contigui all'area marina protetta dell'Arcipelago delle Isole Egadi e dell'Isola di Pantelleria e contenenti uno degli ambienti di vita più ricchi del Mediterraneo;
se intendano disporre l'immediata sospensione di quelle attività che stanno suscitando vivissima preoccupazione presso le Comunità locali e, ove le autorizzazioni promanino da Stati esteri, ne vogliano con immediatezza verificare l'esatta compatibilità con gli accordi internazionali sulla disciplina di attività con riferimento alle piattaforme continentali;
se il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare confermi la volontà di far sì che qualsiasi tipo di autorizzazione in merito ad attività di esplorazione dei fondali marini di contiguità, di prossimità e di possibile pregiudizio dell'ecosistema di riferimento delle isole di Pantelleria e delle isole Egadi venga immediatamente revocata.
(3-01206)
GASPARRI, COMPAGNA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
il regista Jafar Panahi, aperto sostenitore di Moussavi nella campagna presidenziale, è stato arrestato insieme alla moglie e alla figlia dalla polizia iraniana;
il Governo di Teheran, in aperta violazione dei principi dei diritti dell'uomo, sta promuovendo sempre più delle campagne repressive nei confronti dei suoi oppositori;
le condanne a morte decise dall'Iran, non ultima quella di Mohhamad Amid Valian, colpevole di aver partecipato a manifestazioni nei mesi scorsi, confermano la politica violenta e intransigente della dirigenza iraniana,
si chiede di sapere se il Governo non ritenga di sollevare la questione del rispetto dei diritti umani da parte dell'Iran sia in ambito comunitario che nella sede dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, al fine di porre fine ad un sistema di terrore che lede i principi della democrazia e delle libertà individuali.
(3-01209)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
VITA, MARCUCCI, FRANCO Vittoria - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che,
la ALES - Arte Lavoro e Servizi SpA è una società mista costituita nel 1998 per volontà e iniziativa del Ministero per i beni e le attività culturali (MIBAC), unitamente a Italia lavoro SpA, con il duplice obiettivo della realizzazione di un inedito multi service, destinato al settore dell'arte e della cultura, e della creazione di attività occupazionali;
la costituzione della società era stata autorizzata con l'articolo 20 della legge n. 196 del 1997 (cosiddetto «Pacchetto Treu »), che all'uopo aveva stanziato 50 miliardi di lire, di cui 1,5 per la capitalizzazione;
la missione di Ales SpA era quella di assorbire una parte dei circa 1800 lavoratori addetti ai lavori socialmente utili da anni assegnati al Mibac, in cambio di contratti di servizio quinquennali, da stipulare, ai sensi dell'articolo 10 del decreto legislativo n. 468 del 1997, con i singoli centri di spesa del Ministero (Istituti periferici, ma anche amministrazione centrale), nei termini previsti da una Convenzione fra Ministero ed Ales SpA, sottoscritta il 5 ottobre 1999 e rinnovata il 24 marzo 2003;
a tutt'oggi Ales fornisce servizi al Mibac e ai suoi organi periferici, quali soprintendenze, archivi e biblioteche, operando secondo il principio dell'in house providing;
considerato che:
in seguito alle ultime inchieste giornalistiche - riportate su "La Repubblica" a firma di Statera del 27 febbraio e di Lopapa del 28 febbraio, su "L'Espresso" a firma di Turano del 4 marzo - si evincono nuove funzioni attribuite all'Ales SpA rispetto alla funzione iniziale di perseguire l'obiettivo della progressiva stabilizzazione occupazionale dei lavoratori socialmente utili: dal nuovo Statuto si legge che la società, «a titolo indicativo e non esaustivo», svolge per il Ministero «la gestione di musei, aree archeologiche e monumentali, biblioteche, archivi, la guardiania, le visite guidate, la biglietteria, il bookshop, la gestione dei centri di ristoro, la gestione del marchio e dei diritti d´immagine, il supporto tecnico-operativo per le attività di prestiti. L´esercizio di attività di pubblicità e promozione in tutte le sue forme, anche attraverso l'organizzazione di uffici stampa e piani di comunicazione, di mostre, convegni, fiere promozionali, spettacoli e, in generale, di eventi culturali; l'attività di editoria in generale e in particolare la pubblicazione, produzione e coedizione di libri»;
considerato, inoltre, che:
il 4 marzo 2010, il Ministro in indirizzo scrive una lettera sul quotidiano "La Repubblica" nella quale dichiara che da quando è stata creata la direzione generale per la valorizzazione del Patrimonio, "Ales è ricaduta sotto l'egida del responsabile di questa direzione, Mario Resca, il quale ha proposto di potenziarla nella convinzione di utilizzare al meglio risorse interne al Ministero." Infatti nel regolamento del Ministero nell'ambito della direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale stabilisce che: "Il Servizio supporta il Direttore generale nella attività inerenti l'esercizio dei diritti dell'azionista, secondo gli indirizzi impartiti dal Ministro, sulla società Ales SpA;
rilevato che il Fondo unico per lo spettacolo è stato depauperato, le fondazioni lirico-sinfoniche si trovano in serie difficoltà finanziarie, centinaia di prestigiose associazioni culturali vengono private del necessario sostegno economico, soprintendenze e biblioteche nazionali hanno gravissimi problemi di organico e sussistono difficoltà persino nel pagamento delle utenze,
si chiede di sapere:
quali siano gli attuali oneri sostenuti dal bilancio pubblico per la società Ales SpA e quelli previsti in relazione alle nuove funzioni che si intendono attribuire alla medesima e se gli eventuali maggiori oneri verranno posti a carico di un dicastero già fortemente penalizzato dai tagli di bilancio;
se il Ministro in indirizzo intenda rendere noti al Parlamento i motivi che hanno indotto il Ministro e il Direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero per i beni e le attività culturali dottor Mario Resca a non utilizzare le risorse interne, bensì ad ampliare le competenze di una società che di fatto viene a sostituirsi al personale del Ministero stesso.
(4-02818)
BARBOLINI, GIARETTA, PERDUCA, DI NARDO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
nella XV legislatura furono presentati dai diversi schieramenti politici tre disegni di legge recanti una garanzia sovrana dello Stato a favore delle imprese creditrici della Libia. Tali disegni di legge furono calendarizzati e posti all'esame della 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato, ma non approvati a causa della chiusura anticipata della legislatura;
nella presente legislatura, i predetti disegni di legge sono stati ripresentati in Senato con lo stesso testo, risultante dall'articolato elaborato nella precedente legislatura. Tali disegni di legge sono stati assegnati per l'esame alla 6a Commissione permanente del Senato che da oltre un anno attende l'individuazione della copertura finanziaria, puramente cautelativa, pari a 650 milioni di euro previsti e ripartiti nelle prossime sette annualità finanziarie;
considerato che:
in sede di ratifica del "Trattato di amicizia con la Libia", in Senato furono approvati all'unanimità e con parere favorevole del Governo tre ordini del giorno che impegnavano l'Esecutivo a favorire l'approvazione dei suddetti disegni di legge e a trovare la relativa copertura finanziaria;
con la sottoscrizione del Trattato si è inteso porre fine, tra le altre cose, allo storico contenzioso tra Italia e Libia, senza tuttavia individuare - in tale sede - gli strumenti e le risorse per dare sufficienti garanzie ed esplicite risposte alle legittime aspettative delle imprese italiane creditrici della Libia;
se da una parte è comprensibile la strategia dell'amicizia nei confronti del Governo libico in ragione di taluni significativi mutamenti di rotta in politica internazionale e, segnatamente in tema di lotta all'immigrazione clandestina, e alla chiusura del contenzioso riguardante i danni di guerra e del periodo coloniale, con la firma del Trattato di amicizia del 30 agosto 2008, dall'altra non si comprendono le motivazioni che impediscono al Governo italiano di tutelare i crediti vantati dalle imprese italiane a fronte del rifiuto, o comunque alla reticenza, dello Stato Libico di provvedere a tale fine;
tale lacuna rappresenta un fattore di ingiustificata penalizzazione nei confronti di imprese che hanno proficuamente operato per lo sviluppo del lavoro italiano, secondo lo spirito e la lettera dell'articolo 35 della Carta costituzionale, non riuscendo ancora, dopo un annoso contenzioso, a vedersi riconosciuti i diritti acquisiti,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni sul comportamento dello Stato libico che non intende riconoscere alle imprese italiane quanto loro dovuto, in considerazione del fatto che tale situazione è ricompressa nel "Trattato di amicizia" sottoscritto dallo Stato italiano e da quello libico;
quali siano i motivi per i quali non viene data copertura ai disegni di legge orientati al riconoscimento di una garanzia sovrana dello Stato a favore delle imprese creditrici della Libia, tuttora all'esame della 6a Commissione permanente del Senato, neanche in quota ridotta a 250 milioni di euro riguardanti i reali crediti accertati dal rapporto UBAE del 18 febbraio 2003.
(4-02819)
MORRI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che la strada statale 73-bis di Bocca Trabaria alla progressiva kilometrica 14 + 300 in territorio umbro risulta completamente chiusa alla circolazione a causa di movimento franoso dai primi giorni di gennaio 2010;
considerato che:
l'arteria rappresenta per i Comuni marchigiani della Valle del Metauro l'unico collegamento con l'Umbria e la Toscana e, in particolare, per i cittadini dei Comuni di Borgo Pace Mercatello sul Metauro e S. Angelo in Vado il disagio è ulteriormente aggravato dal fatto che per recarsi a lavoro o a scuola sono costretti a percorsi alternativi che comportano un allungamento di circa 80 chilometri;
il disagio che persiste da più di due mesi sta arrecando gravi ripercussioni sotto ogni punto vista e in particolare all'economia del territorio;
i primi giorni successivi al movimento franoso si era provveduto a organizzare un senso unico alternato successivamente rimosso e tale rimozione ha comportato la completa chiusura dei collegamenti;
è inspiegabile che un pubblico servizio sia interrotto da giorni senza che i cittadini ne siano adeguatamente informati;
i Comuni marchigiani della Valle del Metauro hanno presentato un esposto alla Procura per interruzione di pubblico servizio ma né il Ministero, né l'ANAS hanno finora dimostrato la volontà di accelerare l'intervento,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda far valere il ruolo di indirizzo e vigilanza del Ministero stesso verso l'ANAS in modo tale che venga approntato un immediato intervento (se risulterà possibile dopo le verifiche ministeriali) che consenta una circolazione alternata e che i lavori necessari vengano iniziati e terminati il prima possibile.
(4-02820)
GIAMBRONE - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dell'interno e della giustizia - Premesso che:
il Consorzio per l'area di sviluppo industriale (ASI) di Ragusa è un ente di diritto pubblico non economico avente lo scopo di promuovere l'insediamento di piccole e medie imprese nel comprensorio consortile, la cui delimitazione coincide con i confini amministrativi della provincia di Ragusa;
in base alla legge regionale 20 giugno 1997, n. 19, possono essere nominati membri di organi di enti pubblici regionali solo coloro che hanno maturato un'esperienza almeno quinquennale "scientifica ovvero di tipo professionale o dirigenziale o di presidente o di amministratore delegato maturata in enti o aziende pubbliche o private di dimensione economica e strutturale assimilabile a quella dell'ente interessato dallo svolgimento dell'incarico; oppure qualifica di magistrato ordinario, amministrativo o contabile in quiescenza o di docente universitario di ruolo anche in quiescenza" (comma 1, lett. b)) o coloro che hanno ricoperto per almeno quattro anni la carica di "deputato europeo, di parlamentare nazionale, di deputato regionale, di presidente di provincia regionale, di sindaco di comune con popolazione superiore a 15.000 abitanti" (comma 2);
considerato che:
risulta all'interrogante che (a causa di una cattiva prassi già da tempo consolidatasi) buona parte dei 56 componenti del Consiglio generale del Consorzio ASI di Ragusa, nominati dagli enti locali e dalle associazioni di categoria, siano privi dei requisiti richiesti dalla legge regionale 20 giugno 1997, n. 19;
secondo notizie di stampa di cui ha preso visione l'interrogante tra questi 56 componenti, parecchi sarebbero appartenenti a varie forze di polizia e tra questi almeno tre (rappresentanti di Comuni facenti parte del consorzio) sarebbero appartenenti al corpo della Guardia di finanza e sarebbero stati nominati membri del Consiglio generale del consorzio, pur non possedendo i requisiti prescritti dalla normativa illustrata in premessa, al prevedibile fine di poter far loro ottenere il trasferimento d'ufficio;
simili pratiche incidono in maniera grave ed indebita sulla già delicata situazione di forte squilibrio per quanto riguarda la distribuzione del personale delle varie forze di Polizia sul territorio nazionale con la conseguenza che, mentre in alcune regioni si riscontrano carenze negli organici, altre presenterebbero addirittura personale in soprannumero,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e, in caso affermativo, quali iniziative intendano assumere in proposito;
quanti siano gli appartenenti ai vari corpi di Polizia che abbiano ottenuto il trasferimento a causa di conferimento di incarico pubblico.
(4-02821)
FERRANTE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
l'Italia è un Paese storicamente molto coinvolto dal traffico e dallo smaltimento illegale di rifiuti, anche pericolosi, come hanno dimostrato dal 1994 ad oggi le varie edizioni dell'annuale Rapporto Ecomafia di Legambiente;
per contrastare con efficacia questo fenomeno, sarebbe necessario e non più differibile l'inserimento dei reati ambientali nel codice penale, come peraltro previsto dalla direttiva europea sulla tutela penale dell'ambiente che l'Italia dovrà recepire entro il 2010, un rafforzamento delle strutture inquirenti che si occupano del business illegale dei rifiuti, la possibilità di continuare ad utilizzare le intercettazioni ambientali e telefoniche minacciata a giudizio dell'interrogante pesantemente dal disegno di legge in discussione in Parlamento in questa legislatura;
è molto utile una nuova modalità per garantire una maggiore tracciabilità dei rifiuti dal luogo di produzione a quello di recupero e/o smaltimento;
dal 14 febbraio 2010 è in vigore il nuovo Sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti (Sistri). L'avvio di questo sistema più moderno ed efficace sostituirà gradualmente le tradizionali scritture ambientali (registro di carico e scarico, formulario e Modello unico di dichiarazione ambientale), che non si sono rivelati adeguati alla bisogna, attraverso dispositivi elettronici Usb ed una black box (scatola nera) da installare sui mezzi di trasporto da parte di officine autorizzate dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
con il sistema sopra delineato cambiano le modalità di adempiere agli obblighi di emissione dei formulari identificativi e di movimentazione del registro di carico e scarico, mentre il Mud, che con riferimento alla produzione e gestione dei rifiuti costituisce un riepilogo con finalità statistiche delle tipologie e delle quantità di rifiuti prodotte o gestite, verrà in prospettiva superato, in quanto queste informazioni verranno puntualmente raccolte ed archiviate dal nuovo sistema telematico;
le Associazioni imprenditoriali, le Camere di commercio e le sezioni regionali dell'Albo nazionale gestori ambientali, a seguito dell'iscrizione delle singole unità locali delle imprese e degli enti tenuti ad utilizzare il sistema, provvederanno a consegnare i dispositivi elettronici: chiavette Usb e dispositivi di localizzazione satellitare dei mezzi di trasporto;
è necessario valutare se, nella sua concreta applicazione, questo nuovo sistema, come affermato più volte dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, rappresenterà davvero un valido supporto alla lotta alla criminalità;
sembra però che le criticità siano ancora molte e resta il fatto che chi vuole continuare a smaltire illegalmente i rifiuti potrà continuare a farlo perché ovviamente non si iscriverà al Sistri, oppure si iscriverà ma non attiverà il sistema, oppure sulla scheda stampata scriverà qualcosa e nella chiavetta Usb vi sarà registrato altro, senza possibilità di immediato riscontro su strada in difetto di un personal computer da parte degli organi di controllo;
sul sito Internet del Sistri si legge poi che, in caso di gravi difficoltà applicative del sistema, un pronto intervento è garantito entro 72 ore, ma si tratta di un intervallo di tempo troppo lungo per chi è sul campo e sta caricando o scaricando rifiuti; l'assistenza, dunque, di fatto non è garantita in tempo reale e anche questo potrebbe facilitare eventuali comportamenti illegali;
mancano infine le regole tecniche per la concreta applicazione del sistema che, stante la sua complessità, non possono essere omesse; esiste solo la guida per la iscrizione, ma questa non è sufficiente per la concreta applicazione del Sistri soprattutto da parte delle piccole imprese,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non intenda urgentemente riferire in Parlamento sulle criticità che il sistema Sistri sta già dimostrando ancor prima di entrare a regime, e che rischia di non migliorare la trasparenza sul flusso dei rifiuti e di non essere utile come dovrebbe alla lotta al traffico illecito di rifiuti;
per quali motivi il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non si affretti ad adottare un manuale operativo o una Circolare che chiarisca come le imprese debbano usare il Sistri, a fronte della molteplice casistica che si registra nella realtà quotidiana e della confusione nella quale oggi le imprese (piccole e grandi) versano per utilizzare il sistema;
se, visti i tempi strettissimi con cui si prevede l'operatività del nuovo sistema, non intenda attivare un piano straordinario di formazione per gli addetti del settore sulle nuove procedure che permetta alle imprese di gestire correttamente i nuovi obblighi e garantire la reale utilità del sistema Sistri per combattere le ecomafie dei rifiuti;
per quale ragione il decreto ministeriale 17 dicembre 2009, pur essendo regola tecnica, non sia stato notificato alla Commissione europea prima della sua adozione, nonostante tale omissione rischi di rendere (per giurisprudenza comunitaria) la disciplina disapplicabile da parte del giudice nazionale;
per quale motivo il citato decreto ministeriale non sia stato sottoposto al parere preventivo del Consiglio di Stato ai sensi della legge n. 400 del 1988;
perché non sia stato adottato il decreto ricognitivo di cui all'articolo 14-bis della legge n. 102 del 2009 per chiarire univocamente quale sia il quadro normativo oggi vigente.
(4-02822)
DELLA SETA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
la "Israeli Apartheid Week", giunta alla sesta edizione, è una settimana internazionale di mobilitazione nelle università contro lo Stato d'Israele, presentato dai promotori come l'artefice di un sistema di segregazione razziale a danno della popolazione arabo-palestinese. L'evento è stato lanciato in Canada nel 2005 e nel 2010 ha raccolto 45 adesioni, soprattutto nei Paesi anglosassoni: si tiene in 10 università canadesi, 8 statunitensi, 5 britanniche, 5 sudafricane. L'Italia, con 3 adesioni, è alla pari con l'Olanda. Nessuna adesione in Spagna, Francia e Germania;
sono Pisa, Roma "La Sapienza" e Bologna le tre università italiane nelle quali si svolgono iniziative legate alla "Israeli Apartheid Week". Quest'anno l'evento, terminato domenica 7 marzo 2010, aveva per tema "Boicottaggio, disinvestimento, sanzioni": l'idea è di promuovere contro Israele misure punitive come quelle che colpirono a suo tempo il Sudafrica;
tali misure punitive, secondo gli organizzatori dell'evento, non dovrebbero riguardare solo i rapporti economici, ma estendersi anche al campo culturale e accademico;
l'equiparazione tra lo Stato d'Israele e il Sudafrica dell'apartheid va ben al di là della contestazione anche radicale nei confronti delle politiche dei Governi israeliani: mette in discussione il diritto stesso all'esistenza dello Stato d'Israele, fornendo supporto e alimento alla diffusione di sentimenti non solo anti-israeliani ma anche inevitabilmente anti-ebraici. Peraltro, va sottolineato che la "Israeli Apartheid Week", promossa da forze e persone vicine all'integralismo islamico, rimuove del tutto la circostanza - essa sì indiscutibile perché oggettiva - che Israele è l'unico Stato mediorientale dove sono garantite a tutti i cittadini libertà politiche, civili e religiose;
è del tutto legittimo che singole persone e singoli gruppi politici condividano e sostengano le iniziative e le finalità della "Israeli Apartheid Week". È invece inaccettabile che esse vengano avallate da istituzioni culturali pubbliche come le università di Roma, Bologna e Pisa, che hanno messo a disposizione dell'evento i loro spazi: diverse aule e addirittura, nel caso dell'università di Pisa, l'atrio della Facoltà di lettere dove è stata ospitata una mostra della "Settimana";
in particolare, è del tutto ingiustificabile che delle università pubbliche, pagate con i soldi degli italiani, offrano spazio e legittimità ad un'iniziativa che punta, tra l'altro, a boicottare ogni rapporto di scambio e di dialogo con gli atenei israeliani, e che con ogni evidenza rappresenta l'opposto dei valori di apertura culturale e libero confronto che le istituzioni universitarie pubbliche dovrebbero presidiare,
si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo fosse a conoscenza di quest'iniziativa e se non ritenga impropria la partecipazione di tre importanti atenei pubblici italiani alle iniziative legate alla "Israeli Apartheid Week".
(4-02823)
FERRANTE, DELLA SETA, BUBBICO, CHITI, DE LUCA, MAZZUCONI, MOLINARI, RANUCCI, SANGALLI, TOMASELLI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
mentre il Governo italiano sceglie di ritornare dopo 20 anni all'energia nucleare, i grandi Paesi industrializzati, anche quelli che il nucleare non l'hanno mai abbandonato, incentrano le proprie politiche di innovazione energetica sul risparmio, sulle fonti rinnovabili, sulla ricerca, vedendo in tali opzioni le strade maestre per fronteggiare i problemi ambientali legati ai cambiamenti climatici e per rendere le proprie economie più moderne e competitive;
il Parlamento prima ha approvato, con il voto contrario del Partito democratico (Pd), il complesso di norme che consentono il ritorno al nucleare in Italia (la cosiddetta "legge sviluppo"), e successivamente, di nuovo con l'orientamento contrario del Pd, ha dato parere favorevole sullo schema di decreto legislativo, frutto di una delega contenuta nella citata legge sviluppo, che fissa i criteri per la localizzazione dei nuovi impianti nucleari e del deposito nazionale per lo smaltimento delle scorie radioattive;
solo dopo tre settimane dall'approvazione definitiva da parte del Consiglio dei ministri, avvenuta peraltro senza avere acquisito il parere della Conferenza Stato-Regioni, il suddetto decreto legislativo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale;
secondo notizie riportate da vari quotidiani, e in particolare da "Quotidiano Energia", ad impedire finora la pubblicazione sarebbero state alcune divergenze o incomprensioni tra il Ministero della giustizia e quello dello sviluppo economico. Firmato dal Presidente della Repubblica il 15 febbraio 2010, ultimo giorno utile per esercitare la delega, - come si legge nel richiamato articolo - il provvedimento è stato infatti immediatamente trasmesso dal Quirinale al Ministero della giustizia per il vaglio finale del testo che precede il visto del Guardasigilli e quindi la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. "Vaglio da cui sarebbero emersi alcuni errori materiali e incongruenze. Di qui il rinvio del decreto al Ministro dello sviluppo economico per le correzioni"; il testo corretto sarebbe poi stato ritrasmesso al Ministero della giustizia pubblicato infine sulla Gazzetta Ufficiale,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga che questa vicenda confermi quello che agli interroganti pare un alto grado di improvvisazione e approssimazione nell'ambito del programma nucleare varato dal Governo;
se la tardiva pubblicazione del suddetto decreto legislativo sulla Gazzetta Ufficialerispetto all'approvazione dello stesso da parte del Consiglio dei ministri, vada interpretata come un ripensamento sui contenuti e le procedure del programma di ritorno al nucleare.
(4-02824)
BUTTI - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:
generalmente i documenti ufficiali delle pubbliche amministrazioni vengono stampati in più copie;
l'interrogante si riferisce in particolare ai documenti ufficiali, quali resoconti o verbali, risultanti dalle sedute dei Consigli comunali, o da riunioni più o meno ufficiali di amministrazioni pubbliche, a tutti i livelli;
questi documenti di centinaia e centinaia di pagine, pubblicati in numerose copie, per un totale di migliaia di pagine, vengono stampati tutti rigorosamente su un solo lato, con un evidente e inspiegabile spreco di carta;
l'attività del Ministro in indirizzo è precipuamente diretta a razionalizzare ed ottimizzare gli strumenti utilizzati dalla pubblica amministrazione,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga utile proporre alle pubbliche amministrazioni centrali e locali, attraverso appositi strumenti amministrativi, la stampa dei documenti di sedute ufficiali solo nelle copie strettamente necessarie a garantire la pubblicità degli stessi, prevedendo inoltre l'imposizione della modalità di stampa "fronte-retro".
(4-02825)
SERAFINI Anna Maria, AMATI, ANTEZZA, BASSOLI, DONAGGIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
la legge n. 285 del 1997, recante "Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza", ha istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Fondo nazionale per l'infanzia e l'adolescenza finalizzato alla realizzazione di interventi a livello nazionale, regionale e locale per favorire la promozione dei diritti, la qualità della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dell'infanzia e dell'adolescenza, privilegiando l'ambiente ad esse più confacente ovvero la famiglia naturale, adottiva o affidataria, in attuazione dei principi della Convenzione sui diritti del fanciullo resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176, e degli articoli 1 e 5 della legge 5 febbraio 1992, n. 104;
la legge n. 285 del 1997 ha aperto un nuovo approccio nelle politiche socio-educative in Italia, superando la tradizionale ottica assistenzialistica e riparatoria nei confronti dei minori. Essa ha creato le condizioni operative per promuovere i diritti e le opportunità dei bambini e degli adolescenti, attuando concretamente i principi della Convenzione ONU per l'infanzia, ratificati in Italia con la legge n. 176 del 1991;
dal 1° gennaio 2010, 32 centri socio-educativi, finanziati dal Comune di Palermo con i fondi della legge n. 285 del 1997, sono stati privati del sostegno economico in attesa dell'espletamento del nuovo bando e, dopo anni di presenza e di impegno sul territorio, rischiano di chiudere;
si tratta di oltre 3.000 ragazzi e oltre 300 operatori sociali, animatori, educatori, psicologi impegnati nei centri che in questi mesi sono stati abbandonati al loro destino dal Comune di Palermo;
sono state chiuse le convenzioni in attesa che venisse completata la nuova assegnazione dei servizi, lasciando alla responsabilità degli enti e degli operatori l'accoglienza dei bambini e dei ragazzi;
ad oggi non si sa nulla sui tempi previsti dalla competente commissione consiliare per completare il lavoro di valutazione dei progetti;
secondo quanto dichiarato dagli operatori, la commissione non si riunisce da settimane,
si chiede di sapere:
se sia corretta e condivisibile la procedura messa in atto dal Comune di Palermo che ha sospeso i servizi per l'infanzia e l'adolescenza in attesa delle nuove procedure, invece di prorogare tali sevizi fino all'espletamento delle nuove gare;
se il Governo intenda, nell'ambito delle proprie competenze, ed in particolare in applicazione delle disposizioni della legge n. 285 del 1997 relative all'attività di monitoraggio, verificare presso l'amministrazione comunale di Palermo i motivi di un tale ritardo che sta determinando conseguenze estremamente negative sui destinatari dei servizi per l'infanzia e l'adolescenza.
(4-02826)
GRAMAZIO - Ai Ministri per i rapporti con le Regioni, dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
nel comune di Rocca Priora (Roma), è in fase di realizzazione in via degli Olmi un piccolo parco urbano;
i lavori procedono a ritmo sostenuto, anche durante i giorni festivi ed in condizioni meteorologiche avverse;
l'Assessorato regionale all'ambiente ha ideato, progettato e finanziato, con oltre 300.000 euro, il piccolo parco urbano e, probabilmente, ne ha curato anche l'appalto;
considerato che:
tanto impegno sembrerebbe far pensare alla volontà di terminare e quindi inaugurare l'opera in piena campagna elettorale;
non è assolutamente chiaro se l'area su cui è in fase di realizzazione il piccolo parco urbano sia ancora di proprietà dei padri Pallottini o se, come risulterebbe da voci diffuse a Rocca Priora, sia stata acquistata (peraltro non è dato sapere da parte di chi), per una somma di circa 3.000.000 euro, con un finanziamento da parte dell'Assessorato regionale all'ambiente, ripartito su più esercizi di bilancio;
le previste autorizzazioni si limiterebbero ad un'ordinanza del Sindaco per la rimozione del muro di cinta già esistente (che, tra l'altro, sembrerebbe essere solidissimo) per ventilato pericolo di crollo,
l'interrogante chiede di sapere dai Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, se e quali azioni intendano compiere nei confronti della Regione Lazio per individuare inequivocabilmente la proprietà dell'area su cui sta sorgendo il piccolo parco urbano a Rocca Priora, se detta area sia stata acquistata e da chi, se sia effettivamente stato erogato a tal fine un finanziamento per oltre 3.000.000 euro dall'Assessorato regionale all'ambiente, e se vi siano tutte le regolari autorizzazioni per lo svolgimento dei lavori.
(4-02827)
GIARETTA - Al Ministro della difesa - Premesso che:
sino al 1998, era operativa sul Monte Venda (presso i Colli Euganei, in provincia di Padova) una base denominata 1.ROC (Regional Operations Centre) inserita nel sistema Nadge (Nato Air Defence Ground Environment);
sino alla sua dismissione, nel bunker lavoravano oltre 500 militari effettivi, divisi in 3 turni (oltre agli avieri di leva), in condizioni ambientali critiche più volte denunciate dalle rappresentanze militari che, a più riprese, richiesero dei controlli della qualità dell'aria, in considerazione del fatto che oltre all'esposizione all'amianto derivante dalla presenza di coperture in eternit è risultata una esposizione elevata al radon, gas ionizzante radioattivo naturale, presente in abbondanza nella zona dei Colli Euganei, che, secondo le valutazioni di rischi della Commissione internazionale per la protezione radiologica e dell'ARPA, sarebbe responsabile di diverse patologie tumorali ai polmoni (l'Organizzazione mondiale della sanità ha inserito il radon nell'elenco delle 75 sostanze ritenute cancerogene per l'uomo);
dopo la dismissione e la chiusura della base, si sono verificati diversi decessi tra il personale impiegato nei bunker del Venda, tanto che sono state aperte due inchieste da parte della magistratura, una da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Padova ed una da parte della Procura militare presso il Tribunale militare di Padova;
i casi presi in considerazione sino ad oggi dalla magistratura sono 62, tra decessi e malattie terminali, e per 31 decessi le cartelle cliniche acquisite dagli inquirenti non lascerebbero spazio a dubbi circa l'origine delle patologie tumorali;
le rilevazioni effettuate sul sito dapprima dall'ARPAV di Padova nel marzo 2007 e successivamente dal CISAM - Centro interforze studi applicazioni militari nell'aprile 2008 hanno evidenziato allarmanti superamenti dei limiti di legge, fino a raggiungere addirittura il superamento di 24 volte il limite consentito (12.000 bequerel per metro cubo);
il Ministro pro tempore della difesa, rispondendo in data 15 febbraio 2006, e quindi non ancora in possesso dei dati delle rilevazioni sopra richiamate, ad un'interrogazione formulata nel corso della XIV Legislatura (interrogazione 4-16746 presentata dall'on. Piero Ruzzante) assicurava comunque l'intenzione di seguire la questione con grande attenzione e scrupolosità,
si chiede di sapere:
quale iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo per riconoscere il danno biologico subito da militari in servizio ed in congedo operanti presso la base 1.ROC sul Monte Venda, in relazione all'ormai accertato rapporto tra elevata esposizione al radon e rischi di malattie tumorali;
quali iniziative intenda assumere per assicurare un costante monitoraggio sanitario per il personale di cui sopra, in servizio ed in congedo, al fine di tutelare in ogni possibile modo la salute di chi, al servizio dello Stato, è stato esposto ad un grave rischio sanitario.
(4-02828)
GRAMAZIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
il comma 1, lettera e), dell'art. 10-sexies del decreto-legge 13 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25 (pubblicata nel Supplemento ordinario n. 39 alla Gazzetta Ufficiale n. 48 del 27 febbraio 2010), ha soppresso le provvidenze relative all'editoria di cui all'art. 11 della legge n. 67 del 1987, all'art. 8 della legge n. 250 del 1990 e all'art. 23 della legge n. 223 del 1990, che venivano annualmente riconosciute dalla Presidenza del Consiglio dei ministri a favore delle imprese radiofoniche e televisive locali;
tali provvidenze hanno contribuito, negli anni, all'affermazione del ruolo dell'emittenza locale nell'informazione sul territorio e allo sviluppo dell'occupazione nel comparto;
è stata anche possibile la stipula, nell'ottobre 2000, tra l'associazione di categoria delle emittenti locali Aeranti-Corallo e la Federazione nazionale della stampa italiana, sindacato dei giornalisti, del contratto collettivo nazionale di lavoro, rinnovato da ultimo nel gennaio 2010, con il quale vengono disciplinati i rapporti di lavoro giornalistico nelle imprese radiofoniche e televisive locali;
il Governo, in sede di discussione nell'Aula del Senato del disegno di legge n. 1955-B, ha accolto l'ordine del giorno G10-sexies.100 che impegna il Governo, tra l'altro, "a prevedere, anche al fine di garantire il pluralismo dell'informazione, l'inclusione delle imprese di radiodiffusione sonora e televisiva di carattere locale fra i soggetti beneficiari dei contributi all'editoria per l'annualità 2009 e per le annualità successive";
sussiste infine anche un ritardo nell'emanazione dei decreti di riconoscimento delle provvidenze relative all'editoria per quanto riguarda gli anni 2007 e 2008,
l'interrogante chiede di sapere come il Governo intenda operare al fine di dare attuazione al citato ordine del giorno G10-sexies.100, e come intenda operare riguardo all'emanazione dei decreti di riconoscimento delle provvidenze per l'editoria per le imprese radiofoniche e televisive locali, relative agli anni 2007 e 2008.
(4-02829)
GIARETTA - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
in data 17 novembre 2009 l'interrogante si è già rivolto al Ministro in indirizzo segnalando la grave situazione riguardante i beni paesaggistici della provincia di Treviso in conseguenza della autorizzazione concessa dal Comune di Valdobbiadene (Treviso) per la realizzazione in località Pianezze da parte della ditta Klasse Uno srl di un'antenna per radiocomunicazioni di enormi dimensioni (circa 60 metri) in una zona di altissimo pregio paesaggistico;
in data 23 ottobre 2008 la competente Soprintendenza intimava l'inibizione e la sospensione dei lavori in considerazione del fatto che "tale struttura per la sua configurazione e l'impatto visivo che genera nel contesto inevitabilmente risulta incompatibile con il luogo ove è collocata e con il suo intorno" e che in data 3 giugno 2009 la Procura della Repubblica di Treviso ha sequestrato il cantiere per mancata ottemperanza alle disposizioni di sospensione lavori della Soprintendenza;
il Consiglio comunale di Valdobbiadene aveva individuato un sito idoneo in cui concentrare i vari radioripetitori con un minore impatto ambientale bonificando inoltre l'area da presenze abusive di altri impianti e l'attuale amministrazione; contravvenendo tale deliberazione, ha invece concesso l'autorizzazione sopra richiamata, provocando l'intervento delle autorità di tutela;
la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici delle Province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso ha in data 16 dicembre 2009 formulato la proposta di notevole interesse pubblico dell'area interessata, ai sensi degli art. 138, comma 3, e 141 del decreto legislativo 42 del 2004 (recante "Codice dei beni culturali e del paesaggio");
l'interrogante rinnova la richiesta di conoscere, con sollecitudine, quale sia la valutazione del Ministro in indirizzo rispetto ai fatti sopra riportati e quali iniziative intenda assumere per tutelare il paesaggio unico di Valdobbiadene, gravemente compromesso dalla realizzazione dell'antenna in oggetto.
(4-02830)
CARLONI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
il quotidiano "Il Mattino" nell'edizione di domenica 7 marzo 2010 reca notizia di un rapporto riservato inviato dal direttore dott. Cosimo Giordano al capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria dott. Franco Ionta relativamente alla situazione del carcere di Poggioreale in Napoli. Nell'articolo, a firma Giuseppe Crimaldi, si documenta una situazione di grave sovraffollamento e di assenza delle minime norme di sicurezza;
il dossier in questione, riferito all'11 febbraio 2010, documenta le seguenti situazioni: data una pianta organica di 690 agenti di Polizia penitenziaria (su 946 previste) sono detenute oltre 2.600 persone (a fronte di una capienza massima tollerata di 1.743), tra cui 633 detenuti per associazione camorristica, 606 detenuti tossicodipendenti, 264 stranieri, 38 sieropositivi;
a conferma di quanto più volte denunciato dalle associazioni di volontari e dai sindacati della Polizia penitenziaria aumentano i dati di sofferenza psichica e gli atti di autolesionismo che passano dai 52 del 2008 ai 96 del 2009 (incluso un suicidio);
lo stato in cui versano le strutture di sicurezza è particolarmente grave. La caserma per gli agenti di Polizia penitenziaria versa in tali condizioni di precarietà da rendere impossibile il pernottamento del personale in servizio. Inoltre, "Poggioreale è al momento sprovvisto di impiantistica di sicurezza in quanto per caratteristica edilizia è dotato di una cinta muraria di circa 1.500 metri con garitte e camminamento perimetrale. Data la vetustà (…)". Sono inoltre inesistenti le strutture minime di socializzazione a cominciare dalla palestra . Poche le classi di scuola elementare (solo 9 per 90 persone) e di scuola media (4 per 40 persone). Il centro clinico è da ristrutturare;
considerato che:
con i fondi attualmente disponibili si è riusciti nel 2009 a ristrutturare parzialmente il padiglione Livorno e parte del padiglione Salerno;
grazie ad un finanziamento della Regione Campania di 120.000 euro è prevista la realizzazione di un campo di calcetto (Poggioreale è l'unico carcere in Europa privo di un campo sportivo). La Regione Campania ha deliberato un ulteriore stanziamento di 600.000 euro per la ristrutturazione dei laboratori di falegnameria, tipografia e officina,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda:
confermare i dati e le notizie del rapporto citato, riferiti dal quotidiano "Il Mattino";
dare attuazione agli indirizzi anche di carattere normativo (relativi alla riforma del sistema carcerario) recentemente assunti con l'approvazione delle mozioni sulla situazione carceraria dal Senato (esaminate nelle sedute n. 335 e n. 336 del 16 e del 17 febbraio 2010);
attuare celermente il "piano carceri" annunciato dal Governo, prevedendo la chiusura di quelle strutture che non siano adeguabili a moderni criteri architettonici rispettosi della dignità umana;
convocare rapidamente un tavolo tecnico con le istituzioni locali per la necessaria integrazione delle politiche urbanistiche, di sicurezza, prevenzione e sviluppo delle misure alternative alla detenzione.
(4-02831)
GRAMAZIO - Ai Ministri della salute, per i rapporti con le Regioni e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il quotidiano "Libero", domenica 7 marzo 2010, in un articolo a firma Giovanni Tagliapietra e Chiara Galea, dal titolo "Ospedale dei Castelli, Guzzanti svela il bluff", riporta la seguente dichiarazione del professor Elio Guzzanti, Commissario ad acta del Governo per la sanità del Lazio, che afferma: "Cari signori, il progetto esecutivo dell'ospedale dei Castelli potrà essere preso, eventualmente, in considerazione soltanto in seguito all'approvazione della rete ospedaliera; fino a quel momento non potrà essere concesso il nulla osta per l'avvio dei lavori";
nonostante questa diffida, il vice presidente della Giunta regionale del Lazio, Esterino Montino (esponente del Partito democratico e, in precedenza, de L'Ulivo), ha posto per la settima volta la prima pietra dell'ospedale dei Castelli, così come ha affermato il Consigliere regionale del Lazio Tommaso Luzzi;
è ampiamente riportato in una serie di interrogazioni in Consiglio regionale e in Parlamento come il costo dell'opera superi di 110 milioni di euro l'originale preventivo di spesa e che tale opera sia priva di tutte le necessarie autorizzazioni regionali;
inoltre, tale esborso comporterebbe un ulteriore pesante aggravio sulla spesa sanitaria, mentre si continuano ad effettuare tagli indiscriminati di posti letto pubblici ed accreditati,
l'interrogante chiede di sapere dai Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, se e quali azioni intendano compiere nei confronti della Regione Lazio per impedire la richiamata iniziativa che, a giudizio dell'interrogante, costituisce un ennesimo abuso.
(4-02832)
ZANOLETTI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
una sentenza del Consiglio di Stato autorizza anche in Italia la coltivazione di mais geneticamente modificato (ogm);
oltre ai dubbi riguardanti eventuali rischi per la salute, la decisione rischia di danneggiare seriamente il nostro impareggiabile patrimonio agroalimentare che ci distingue nel mondo;
considerato che:
in un Paese come l'Italia, è la tipicità del prodotto, e non la produzione standardizzata, a costituire il carattere distintivo della differenziazione;
l'assenza dei piani di coesistenza dovrebbe impedire qualsiasi passo in tal senso;
atteso che:
il fine è quello di tutelare le coltivazioni biologiche, le produzioni tipiche di qualità e l'insieme della biodiversità;
la contaminazione alle produzioni tipiche e biologiche è stata più volte accertata laddove si è dato avvio alla coesistenza tra coltivazioni ogm e coltivazioni tradizionali;
rilevato che:
il Consiglio di Stato francese, nell'agosto del 2009, ha annullato il decreto che avrebbe dovuto trasferire anche nel diritto francese la direttiva europea sugli ogm, perché i cittadini d'oltralpe non sarebbero stati sufficientemente informati sugli studi in materia di effetti sulla salute;
a quanto risulta all'interrogante, il 72 per cento degli italiani è contraria agli ogm e ritiene dannoso introdurre coltivazioni ogm in Italia, a tutela invece del pregio, della qualità e dell'eccellenza della nostra produzione agroalimentare,
si chiede di sapere:
se non si ritenga opportuno sospendere di fatto la sperimentazione in campo aperto e l'avvio delle coltivazioni di organismi geneticamente modificati su tutto il territorio nazionale, fino a quando le Regioni non abbiano adottato i "Piani di coesistenza";
se non si ritenga necessario predisporre delle disposizioni e direttive di massima, affinché le Regioni, si adoperino alla individuazione - nel territorio di competenza - di aree omogenee, fissando regole ed ordinamenti rigorosi che obblighino gli enti locali all'adozione del piano di coesistenza e dando vita all'istituzione di un fondo destinato al ripristino delle condizioni agronomiche preesistenti agli eventi dannosi, cagionati dall'inosservanza o mancanza del Piano stesso;
quali urgenti iniziative si intendano sollecitamente adottare - stante l'assenza dei piani di coesistenza - al fine di tutelare le coltivazioni biologiche, le produzioni tipiche di qualità e l'insieme della biodiversità.
(4-02833)
ZANOLETTI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
l'efficienza, la funzionalità e il potenziamento della linee ferroviarie in Calabria sono tre prerogative importanti e indispensabili per questa regione, i cui percorsi in treno necessitano di moderne soluzioni di trasporto e di maggiore velocizzazione per appianare le diversità territoriali-economiche tra Settentrione e Mezzogiorno;
la mobilità ferroviaria nel Meridione, e in Calabria in particolare, è una questione antica ed ancora irrisolta;
le scelte perseguite da parte del Gruppo Trenitalia in questa regione hanno prodotto servizi di trasporto ferroviario molto scadenti sul piano della qualità ed inadeguati su quello della velocità;
le condizioni in cui si viaggia, nonostante l'impegno e le sollecitazioni, da parte del Ministro in indirizzo, risultano ancora precarie e soluzioni urgenti andrebbero prese in considerazione;
la decisione di sopprimere, a partire dal 1° marzo 2010, alcuni treni che collegano la Calabria al Nord del Paese, porterà una reale involuzione per l'economia turistica, in cui la mobilità è il valore fondamentale e le distanze sono un grande problema;
ritenuto che:
il turismo culturale è una grande opportunità per lo sviluppo della Calabria;
appare indispensabile trovare efficaci ed immediate soluzioni affinché la Regione non resti fuori dai flussi turistici;
rilevato che in Calabria occorre al più presto porre mano ad una ristrutturazione del piano ferroviario sia per le linee locali che per quelle a lungo percorso, onde evitare che i tragitti si effettuino prevalentemente su gomma,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga utile emanare opportune indicazioni onde favorire l'azione di monitoraggio dello stato dei servizi ferroviari;
se non ritenga necessario intervenire affinché i viaggiatori non siano costretti a subire servizi di trasporto ferroviario insufficienti e scadenti sul piano della qualità;
se non ritenga, infine, utile agire con atti di competenza affinché siano ripristinati i treni che collegano la Calabria al Nord del Paese.
(4-02834)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
2a Commissione permanente (Giustizia):
3-01211, del senatore Benedetti Valentini, sul carcere di Capanne (Perugia);
6a Commissione permanente (Finanze e tesoro):
3-01208, del senatore Molinari, sull'aliquota IVA versata dai centri benessere e fitness;
7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacoli e sport):
3-01207, del senatore Stiffoni, sul nuovo ordinamento dei conservatori e degli istituti musicali pareggiati (Imp);
13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali):
3-01212, del senatore Della Seta, sui controlli certificati che, a certi livelli, sostituiscono quelli di organi amministrativi.
Interrogazioni, ritiro
È stata ritirata l'interrogazione 4-02083, del senatore D'Ubaldo.