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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 346 del 04/03/2010


RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CHITI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,01).

Si dia lettura del processo verbale.

BAIO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sul 5° anniversario dell'uccisione di Nicola Calipari

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di passare all'informativa del Governo, essendo questa l'unica seduta di oggi dell'Assemblea del Senato, sento il dovere di ricordare, interpretando - credo - il sentimento di tutti, Nicola Calipari nel quinto anniversario della sua uccisione in Iraq nel corso dell'operazione che portò alla liberazione della giornalista Giuliana Sgrena.

Calipari è stato un servitore dello Stato, impegnato con dedizione e serietà per il suo Paese, in aree e con compiti difficili. La memoria del suo sacrificio non deve essere smarrita. Deve, anzi, rappresentare un momento di unità, di condivisione nel nostro Paese, oltre le legittime differenze che esistono fra gli schieramenti politici.

Informativa del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Bertolaso sul dissesto idrogeologico nonché sull'inquinamento del fiume Lambro e del bacino del Po e conseguente discussione (ore 16,04)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Bertolaso sul dissesto idrogeologico nonché sull'inquinamento del fiume Lambro e del bacino del Po».

Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, ciascun Gruppo avrà a disposizione cinque minuti.

Si fa presente che è in corso la diretta televisiva della RAI che si protrarrà per un'ora. Anche per questo occorre rigore nella durata degli interventi.

Ha facoltà di parlare il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, dottor Bertolaso.

BERTOLASO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, con il suo permesso vorrei esordire commentando molto rapidamente - perché credo si tratti di un argomento importante e di comune interesse - la sentenza della Corte di giustizia europea che questa mattina è stata emanata nei confronti del nostro Paese per la nota vicenda dell'emergenza rifiuti in Campania. È una sentenza che condanna l'Italia, ma che riguarda - lo ricordo al Senato - una situazione antecedente a quella che ho dovuto rilevare alla fine di maggio 2008, quando assunsi l'incarico di Sottosegretario per l'emergenza rifiuti.

Tale procedimento d'infrazione venne infatti avviato dalla Commissione europea alla fine di giugno 2007 e, dopo una serie di diffide, di incontri e di chiarimenti, il 1° febbraio 2008 la Commissione chiese al Governo italiano gli ultimi elementi e le ultime giustificazioni, in altri termini il cosiddetto invito a dedurre. Il 1° marzo, non soddisfatta di quanto comunicato dal Governo italiano, la Commissione trasmise alla Corte di giustizia europea gli atti del procedimento che, purtroppo, questa mattina ha visto il nostro Paese condannato per quella vicenda. Si tratta, comunque, di un episodio che riguarda il passato.

È noto che alla luce di questo procedimento sono stati congelati 500 milioni di euro dei fondi comunitari dei diversi anni che noi contiamo, però, di poter sbloccare nel corso dei prossimi mesi grazie alla dimostrazione che tutto quello per il quale l'Italia è stata condannata questa mattina è stato risolto nel corso della gestione del Sottosegretario all'emergenza rifiuti in Campania. Quindi, una notizia negativa ma anche una prospettiva positiva per quanto riguarda i fondi comunitari europei per la gestione della spazzatura nella Regione Campania per gli anni a venire.

Ciò premesso, vorrei fornire alcune informazioni e delucidazioni riguardo alle due situazioni di crisi che abbiamo affrontato nel nostro Paese nello scorso mese di febbraio. La prima riguarda i fenomeni di dissesto idrogeologico che hanno colpito numerose Province della Calabria e in particolare in Sicilia la Provincia di Messina.

Sottolineo come considerazione di carattere generale un dato estremamente importante che è stato fatto conoscere proprio questa mattina dal competente Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del CNR di Bologna, che ha confermato quanto già sapevamo: gli inverni 2009 e 2010 sono stati tra i più piovosi degli ultimi due secoli. Dal 1980, anno in cui abbiamo potuto sviluppare nel nostro Paese migliori tecniche anche dal punto di vista meteorologico, il 2009 e il 2010 sono stati gli anni più piovosi in assoluto degli ultimi trent'anni. Questo su scala nazionale, ma anche con particolare riguardo alla scala della Calabria e della Sicilia.

È noto che il nostro Paese praticamente dall'ottobre 2008 è soggetto ad una serie di dissesti idrogeologici che non hanno risparmiato nessuna sua Regione. Intendiamo come base di partenza di questa situazione estremamente critica che si protrae, di fatto, da quasi 18 mesi, la tragedia di Capoterra in Provincia di Cagliari dell'ottobre di due anni fa, in cui persero la vita cinque persone e vi fu una forte alluvione che causò numerosi danni. Da quel momento ogni Regione italiana è stata, di fatto, interessata da questi fenomeni. Ricordo la vicenda del fiume Tevere nel dicembre di due anni fa, con i problemi a Castel Sant'Angelo e a Ponte Sant'Angelo, e poi tutte le altre Regioni che via via, soprattutto nel periodo invernale, ma anche in quello primaverile e autunnale, hanno conosciuto diverse situazioni di criticità, culminate nella tragedia di Giampilieri e della città di Messina del 1° ottobre dell'anno scorso e continuate con tutta una serie di altre drammatiche vicissitudini, le ultime delle quali riconducibili agli episodi che hanno riguardato, il 14 febbraio, il Comune di San Fratello, in Provincia di Messina, dove un vastissimo movimento franoso ha di fatto costretto all'evacuazione di diversi quartieri di quel Paese.

Simili eventi drammatici sono accaduti il giorno successivo in Calabria in numerose Province, in particolare nel Comune di Maierato in Provincia di Vibo Valentia, dove un fenomeno geologico rarissimo ha provocato di fatto la liquefazione di quel territorio argilloso, fortunatamente non interessando in modo particolare il centro abitato, ma comunque costringendo a dar corso, anche in quel caso, all'evacuazione, in un primo momento, di tutta la popolazione. Nei giorni successivi, la situazione ha permesso ai cittadini di rientrare nel centro storico ma non in altre parti di quel paese.

Fra Calabria e Sicilia, nel corso di diversi giorni del mese di febbraio e fino al 1° marzo, ci sono state diverse situazioni critiche. Il 1° marzo, purtroppo, si è registrata un'altra imponente frana a Caronia, sempre in Provincia di Messina, che ha interessato una frazione di Caronia, dove sono state evacuate 120 persone, oltre ad alcune strutture industriali e una scuola pubblica. Il complessivo numero di persone che sono state evacuate nel corso di tutti questi fenomeni ha superato, nel momento più critico, le 4.000 unità. Nella relazione che consegnerò sono elencate tutte le varie situazioni di criticità in Sicilia e in Calabria, Provincia per Provincia e Comune per Comune, con gli interventi che le varie strutture della Protezione civile, le prefetture, i Comuni e le Province hanno realizzato sin dai primi momenti. Infatti nel corso di tutte queste vicende, soprattutto dei fenomeni meteorologici in Provincia di Messina e nelle Province calabresi, è sempre stato emanato in tempo utile sia l'allerta meteorologico sia i bollettini di vigilanza idrogeologica per rischio di fenomeni franosi idrogeologici.

La gestione di queste situazioni è stata ovviamente piuttosto articolata e complessa, però - come ho detto - alla luce degli allertamenti, sia i sistemi regionali delle due Regioni sia tutte le altre componenti del sistema, Vigili del fuoco, Forze armate, Forze dell'ordine, Croce Rossa e organizzazioni di volontariato, hanno cercato di gestire la situazione e di alleviare il più possibile i disagi delle diverse migliaia di sfollati che sono stati accolti. Per quanto riguarda Maierato, la maggior parte degli sfollati è stata trasferita presso la scuola di polizia presente nel Comune di Vibo Valentia, mentre altre persone si sono organizzate presso parenti o in case in affitto. A San Fratello abbiamo utilizzato gli alberghi della costa e molti altri cittadini sfollati si sono organizzati presso parenti ed amici.

Delle situazioni che stiamo monitorando in questo momento, quella di San Fratello è la più critica, perché stiamo parlando di numerosi milioni di metri cubi di terra che si stanno spostando verso valle dove, inevitabilmente, una volta perimetrata bene la situazione e compresa l'evoluzione della frana, saremo costretti ad immaginare la delocalizzazione di alcune famiglie, se non di interi quartieri del Comune di San Fratello, dove mi sono recato, come sapete, il 18 febbraio, insieme al presidente della Regione e alle autorità locali, proprio per incontrare la cittadinanza e rassicurarla sui provvedimenti che stavamo adottando e che abbiamo adottato. Infatti abbiamo adottato, sia per quella di San Fratello che per tutte le altre frane e dissesti di cui dirò brevemente, un'attività di monitoraggio capillare, continua e precisa, utilizzando tutte le tecnologie che sono oggi a nostra disposizione, dalle rilevazioni satellitari ai sistemi dell'interferometria radar a tutte le altre modalità, compresa l'osservazione visiva, che rappresenta un'altra componente ineludibile di questa attività di monitoraggio che stiamo portando avanti.

Sia in Sicilia, nella Provincia di Messina, che in Calabria, non ci siamo però limitati a verificare, controllare e monitorare le situazioni di San Fratello e di Maierato. Per quello che riguarda la Sicilia, oltre che a Caronia e Tortorici (altro Comune della Provincia di Messina soggetto a numerosi dissesti idrogeologici), nel corso del mio sopralluogo, insieme al presidente Lombardo, mi sono recato anche a Giampilieri, per prendere visione dello stato dell'arte delle attività di messa in sicurezza, di ripristino del territorio e di rientro degli abitanti, là dove possono, nelle proprie abitazioni.

In Calabria, nei giorni successivi, ho effettuato diversi sopralluoghi, in particolare il 23 ed il 24 febbraio, a partire dalla Provincia di Cosenza, per controllare le varie situazioni di viabilità. Infatti, la viabilità comunale, provinciale, regionale e anche statale è stata forse quella che ha sofferto maggiormente le conseguenze di questi fenomeni di dissesto idrogeologico, che hanno, se non isolato alcuni Comuni, di fatto reso particolarmente gravosa la comunicazione, reso difficoltoso per molti ragazzi raggiungere le scuole, ostacolato il commercio e tutte le varie attività che garantiscono l'economia di quei territori. Questo riguarda appunto tutte le Province della Calabria e la Provincia di Messina, per gli eventi del periodo che ho indicato.

Ho effettuato sopralluoghi in moltissimi Comuni, che sono tutti indicati nel documento che lascerò agli atti. Ho incontrato le comunità e le autorità locali, abbiamo svolto sopralluoghi in Provincia di Cosenza e di Catanzaro, abbiamo esaminato le tre frane che insistono in modo particolare nel Comune del capoluogo di Catanzaro. Ho parlato con i comitati degli abitanti interessati da questi fenomeni di dissesto ed ho sorvolato una serie di altri Comuni con l'elicottero, dove per ragioni di tempo non mi sono potuto trattenere.

In entrambi i casi, sia in Provincia di Messina che in Calabria, ho sempre concluso i miei sopralluoghi con una serie di riunioni tecniche, alle quali hanno partecipato decine di sindaci, tutti i prefetti interessati, tutti i presidenti delle Province interessate, i presidenti delle due Regioni e le varie componenti del sistema nazionale della Protezione civile.

Abbiamo ragionato sulle opere necessarie per garantire un piano straordinario di messa in sicurezza di questi territori. Il Ministero dell'ambiente sta lavorando con le autorità locali e con il nostro Dipartimento per definire il piano di azione strategico, al fine di utilizzare il miliardo di euro che è stato stanziato con la legge finanziaria, iniziando proprio dagli interventi nelle due Regioni di cui sto parlando, che sono sicuramente - se non le uniche - quelle che hanno bisogno di maggiore assistenza e di un intervento più diretto e puntuale.

Per fronteggiare queste situazioni, il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza nella prima riunione utile che c'è stata dopo la situazione emergenziale. Questo ha consentito al Dipartimento di predisporre, immediatamente dopo la dichiarazione dello stato di emergenza, che è stata fatta lo scorso 19 febbraio, le ordinanze, che sono state trasmesse alle due Regioni per ricevere l'intesa di rito.

Abbiamo stanziato 15 milioni di euro per la Calabria per i primi interventi urgenti, per consentire il ripristino nelle situazioni più critiche o comunque per ripagare i sindaci che hanno realizzato gli interventi di somma urgenza, sin dalle prime ore dei momenti di crisi, e 15 milioni di euro per le analoghe situazioni che hanno interessato la Sicilia.

Abbiamo messo in piedi una cabina di regia - insieme alla Regione Calabria, da un lato, e alla Regione Sicilia, dall'altro - per seguire, monitorare e definire un cronoprogramma per gli interventi, non solo per le operazioni di ripristino nelle situazioni emergenziali, ma soprattutto per pianificare e programmare gli interventi di messa in sicurezza, partendo dalla ridefinizione delle cosiddette aree di rischio.

Si dice sempre - lo dico anch'io - che numerosi Comuni della Sicilia, della Calabria e di tutto il nostro Paese sono soggetti ad alto rischio idrogeologico. Tuttavia, dobbiamo essere in grado di perimetrare, nell'ambito dei territori comunali, le reali situazioni di rischio, in modo da garantire interventi mirati e puntuali sulle situazioni di maggior pericolo, che richiedono un intervento più immediato, per evitare che si ripetano quei fenomeni che in questi ultimi anni abbiamo purtroppo dovuto registrare, non solo in Sicilia ed in Calabria, ma un po' in tutte le zone del nostro Paese.

Questo per quello che riguarda la parte dell'emergenza idrogeologica di Calabria e Sicilia. Nella documentazione che consegnerò alla Presidenza - ripeto - sono contenuti tutti i dati tecnici, scientifici, meteorologici e di rilevamento, come il numero degli sfollati, delle forze in campo e tutti i dati riferibili alla dimensione dell'intervento che il Dipartimento e le realtà locali insieme hanno assicurato per fronteggiare questo fenomeno.

Con riferimento all'emergenza dell'inquinamento del fiume Lambro e del fiume Po la vicenda è nota: ha origine nelle prime ore del 23 febbraio scorso presso la ditta «Lombarda Petroli» per la fuoriuscita - direi certamente di natura dolosa - di un quantitativo pari a circa 2.300 tonnellate di idrocarburi di vario genere. L'autorità giudiziaria sta lavorando e ha attivato tutte le operazioni necessarie per capire quale sia stata la ragione di questo comportamento e chi ne sia il colpevole.

Per i primi due giorni dell'emergenza, la gestione è stata di competenza delle autorità locali, sebbene il Dipartimento fosse stato informato sin dalle prime ore del 23 febbraio. Al Dipartimento nazionale non è stata chiesta una presenza immediata sul territorio. Le realtà regionali, in primis la Lombardia, successivamente l'Emilia-Romagna e poi il Veneto, hanno sempre chiesto solo la consulenza del Dipartimento, in modo particolare per quanto riguarda l'attivazione delle organizzazioni di volontariato che avrebbero concorso alle attività di gestione e di controllo della massa oleosa che da Monza si è andata progressivamente delocalizzando lungo l'asta del Lambro ed è poi finita nel fiume Po. Abbiamo quindi seguito in modo puntuale le richieste, le indicazioni e le informazioni che abbiamo ricevuto dagli enti locali, intervenendo immediatamente per porre in essere tutte quelle iniziative ed attività che ci venivano richieste dagli enti locali.

Solamente in data 25 febbraio il Dipartimento è stato attivato, sulla base di una richiesta specifica del presidente della Provincia di Piacenza e del sindaco di Piacenza. Mi trovavo in questa sede quando ho ricevuto la richiesta e, dopo essere stato autorizzato dal Senato, lo stesso giorno, nel pomeriggio, mi sono recato a Piacenza dove abbiamo tenuto una prima riunione di coordinamento con tutte le autorità locali. Erano presenti il presidente della Regione Emilia-Romagna, gli assessori della Regione Lombardia e del Veneto e tutti i prefetti delle diverse prefetture, sia quelle interessate all'emergenza Lambro, sia le prefetture e le Province che sono interessate all'asta del Po dal punto di confluenza del Lambro fino alla foce del fiume Po.

Abbiamo ragionato insieme all'Autorità di bacino e all'AIPO (Agenzia interregionale per il Po) che, come sapete, è una struttura di competenza delle Regioni interessate dal bacino del fiume Po che si interfaccia con l'Autorità di bacino del Po, che è invece espressione diretta del Ministero dell'ambiente. Per espressa richiesta del presidente della Regione Emilia-Romagna e del presidente della Conferenza dei presidenti delle Regioni, il Dipartimento, alla conclusione di quella riunione, ha assunto il ruolo di cabina di regia per la gestione della problematica. Il presidente Errani si è sentito con i presidenti della Lombardia e del Veneto e, una volta ottenuto anche il loro assenso, abbiamo potuto procedere alla disposizione di quanto previsto dell'articolo 3, comma 1, del decreto-legge del 4 novembre 2002, n. 245, convertito nella legge del 27 dicembre 2002, n. 286, ove si prevede che, quando la situazione lo richieda, con l'accordo delle Regioni o della Regione interessata, il Presidente del Consiglio può firmare immediatamente un decreto che di fatto mobilita tutta la Protezione civile nazionale, ancor prima che vi sia la formale dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Consiglio dei ministri.

Alla luce di questo provvedimento, abbiamo potuto attivare tutte le misure necessarie, che si sono concentrate sulla realizzazione di una barriera, già esistente per fortuna, alla diga dell'ENEL di Isola Serafini, 35-40 chilometri a valle della città di Piacenza, che ha svolto il compito principale nel trattenere la massa oleosa che stava scendendo lungo l'asta del Po. Lì è stato costituito il centro operativo principale, mentre dalla prefettura di Piacenza coordinavamo le attività che riguardavano anche i collegamenti con tutte le strutture che, a vario titolo, hanno una competenza sul fiume Po.

Per aprire una piccola parentesi, questo è il problema specifico del Po, che dovrà essere affrontato e risolto una volta per tutte. Vi sono troppi enti, troppe amministrazioni, troppe realtà con competenze separate e specifiche lungo l'asta del fiume. Non siamo neanche riusciti a contarli tutti, ma si tratta di alcune decine di realtà amministrative, soprattutto locali, che hanno un ruolo in questa problematica. Forse è questa la ragione per la quale sono stato chiamato a Piacenza e per la quale il presidente della Regione Emilia-Romagna ha chiesto che vi fosse un unico coordinatore in grado di fronteggiare la situazione che forse stava rischiando di sfuggire di mano. Non è sfuggita di mano.

Abbiamo potuto, come dicevo, lavorare su Isola Serafini. Abbiamo potuto coinvolgere le tre Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, che hanno cominciato a collaborare tra loro, a diffondere e a condividere tutte le analisi dell'acqua che venivano fatte ai diversi livelli del Lambro e del Po per monitorare il livello di inquinamento dei due fiumi e controllare anche le falde acquifere per verificare eventuali problemi per l'acqua potabile. A titolo cautelativo, comunque, all'inizio era stato adottato un provvedimento che proibiva l'uso irriguo delle acque del Po e del Lambro e consigliava di porre moltissima cautela nell'eventuale utilizzo di acqua potabile: questo poteva creare problemi soprattutto per la città di Ferrara, che per l'acqua ad uso domestico si approvvigiona esclusivamente dal Po, e per alcuni Comuni della Provincia di Rovigo.

Abbiamo quindi dovuto mettere in piedi un sistema di monitoraggio e di controllo sulla qualità dell'acqua e sulla presenza degli idrocarburi ai diversi livelli del fiume, parallelo alla predisposizione di tutti gli interventi di contrasto di questa massa oleosa che, come ho detto, è stata fermata soprattutto a Isola Serafini dove abbiamo fatto arrivare un po' da tutta Italia gli oil skimmer, sorte di idrovore che non pescano acqua, ma olio, che hanno svolto il loro principale lavoro proprio a Isola Serafini e lì dove avevamo individuato delle chiazze d'olio che si erano andate a localizzare in punti morti della corrente dei due fiumi.

Sono poi state posizionate a diversi livelli, nelle varie Province che il fiume Po attraversa, una serie di panne antinquinamento, alcune delle quali hanno funzionato, altre, a causa della portata del fiume, dopo poche ore sono state rotte dalla corrente. Il Dipartimento e le tre realtà regionali hanno predisposto l'utilizzo di una serie di natanti adatti al recupero di sostanze oleose, sia a monte di Isola Serafini sia, soprattutto, a valle, a protezione del delta del Po, che ovviamente rappresentava per tutti noi un punto strategico ed essenziale per ragioni abbastanza evidenti.

Il combinato disposto dei controlli sulle analisi delle acque da parte delle ARPA, delle varie panne che abbiamo posto come barriera lungo i 300 chilometri di fiume interessati da questa situazione, dei natanti (Pellicano e altri) che abbiamo posizionato dalla foce del Lambro fino al delta del fiume, dei rilevamenti che abbiamo fatto in continuo (aerofotogrammetrie, sorvoli con gli elicotteri delle Forze dell'ordine, delle Forze armate e dei Vigili del fuoco) per evidenziare macchie oleose che fossero sfuggite ai controlli, ai filtri e alle attività che avevamo messo insieme, ha consentito di non dover mai registrare livelli di presenza di idrocarburi nelle acque del Lambro e del Po superiori ai livelli soglia consentiti per l'utilizzazione dell'acqua ad uso potabile.

Questo credo sia stato il dato fondamentale da un punto di vista scientifico. Come è noto, mi sono trattenuto lungo l'asta del Po nei giorni successivi facendo sopralluoghi non solo a Piacenza ma anche nella Provincia di Rovigo e a Ferrara, con riunioni anche a Milano, coordinando il lavoro delle diverse prefetture e Province che, nell'ambito del loro settore di competenza geografico, nel frattempo portavano avanti tutte le attività di coordinamento, di verifica e di controllo.

Tutto questo ha consentito di governare nel modo migliore una situazione che poteva creare seri problemi per quanto riguarda soprattutto la gestione del delta del fiume. Ho incontrato varie categorie, come i pescatori e gli allevatori; abbiamo lavorato in grande sinergia con le associazioni ambientaliste che hanno partecipato alla cabina di regia per le due zone che sono area di tutela ambientale nell'ambito del corso del fiume; abbiamo posizionato per sicurezza, fuori dalla foce del Po, due navi della Marina militare, due pattugliatori in grado di fronteggiare quello che poteva essere un possibile inquinamento del mare; abbiamo anche gestito - credo, bene - la situazione dal punto di vista della informazione e della comunicazione, perché esisteva il rischio reale che qualcuno volesse strumentalizzare questo fenomeno per creare problemi alle Regioni rivierasche - penso in particolare al Veneto ed all'Emilia-Romagna - rispetto alla prossima stagione balneare oppure alla vendita di prodotti provenienti dall'acquacoltura, dalla pesca e dall'allevamento a livello della foce e del delta del Po.

La situazione è completamente rientrata. È già partita la fase di gestione e bonifica di tutto il territorio; come sapete, lunedì scorso il Consiglio dei ministri ha adottato lo stato di emergenza per questa situazione. Insieme al Ministero dell'ambiente, all'Autorità di bacino, all'Agenzia interregionale per il fiume Po, alle tre Regioni interessate stiamo adesso definendo l'ordinanza, finalizzata, da un lato, a pagare le spese che sono state fronteggiate nel corso della prima emergenza e, dall'altro, a portare avanti questa grande importante opera di bonifica dei due fiumi Lambro e Po, che ovviamente deve essere realizzata in tempi estremamente rapidi, come credo che senz'altro faremo. Il Ministro dell'ambiente ha già garantito mezzo milione di euro all'Autorità di bacino per i primi interventi urgenti di bonifica. Credo che nell'arco di questa settimana, al più tardi nella prossima, avremo un'ordinanza che definirà il lavoro che deve essere apportato anche con la figura del commissario, che avrà il compito di realizzare, in sinergia con le tre Regioni, tutto il lavoro di bonifica.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

È iscritto a parlare il senatore D'Alì. Ne ha facoltà.

D'ALI' (PdL). Signor Presidente, innanzitutto intendo, a nome del Gruppo del Popolo della Libertà, associarmi ai sentimenti che ella ha espresso, in apertura di seduta, nel commemorare la scomparsa del nostro eroe Calipari.

Brevissime considerazioni, ringraziando anzitutto il Sottosegretario per la puntuale relazione, sull'inquinamento del fiume Lambro.

Ritengo che ancora una volta il Dipartimento della protezione civile abbia svolto un ruolo fondamentale nella sua attività di coordinamento delle strutture presenti sul territorio e del quale bisogna dare atto anche al Sottosegretario per la sua tempestività. Va inoltre reso un plauso all'intero sistema degli enti locali che, in collaborazione con istituzioni pubbliche e private, ha responsabilmente anteposto l'esigenza della tutela ambientale a qualsiasi altro interesse manifestando così un elevato senso di responsabilità e la consapevolezza del superiore valore del bene ambiente e salute degli abitanti dell'intero bacino del Po che ha rischiato di essere gravemente compromesso.

Alla luce di quanto accaduto e di quanto riferito dal Sottosegretario e nella prospettiva di prevenire futuri analoghi accadimenti è da prevedersi un aggiornamento della normativa sia in termini di semplificazione delle competenze, sia con riferimento alla cosiddetta direttiva Seveso. In Commissione ambiente esamineremo con la massima sollecitudine l'opportunità di una modifica della disciplina dell'autocertificazione che contempli la verifica, successiva e puntuale da parte delle competenti autorità amministrative, dei suoi contenuti e la loro effettiva rispondenza alle consistenze di fatto e ai requisiti di legge.

Sul dissesto idrogeologico in Sicilia e in Calabria, signor Presidente, nei giorni 1° e 2 marzo scorsi, una delegazione della Commissione ambiente del Senato ha svolto un sopralluogo sui luoghi principalmente interessati dai recenti eventi franosi verificatisi in Provincia di Messina, in Sicilia, e nelle Province di Vibo Valentia e di Catanzaro, in Calabria, nel mese di febbraio e ha avuto modo di constatare la gravità dei danni e la criticità delle complessive situazioni idrogeologiche siciliana e calabrese, caratterizzate da una diffusa fragilità e pericolosità dei territori.

In Sicilia, gli eventi franosi hanno interessato in prevalenza paesi e insediamenti abitativi, con un ampio coinvolgimento dei centri abitati, imponendo l'immediato spostamento obbligato di un cospicuo numero di residenti (basti pensare che nel solo abitato di San Fratello sono stati evacuati 1.252 cittadini, su un totale di circa 4.000 residenti) così costretti all'abbandono improvviso e traumatico delle proprie abitazioni e dei luoghi del loro vivere sociale, con gravi disagi e pesanti ricadute, anche in termini psicologici e di tenuta del contesto sociale, che non potranno che aggravarsi nell'eventuale prolungarsi dei tempi dell'emergenza.

In Calabria, sono stati invece constatati, prevalentemente, gravissimi danni alle strutture pubbliche, principalmente quelle della viabilità, tali da compromettere l'accesso ad interi paesi e da costringere le popolazioni locali a servirsi, ove esistenti, di percorsi lunghi ed estenuanti per recarsi in località che prima potevano essere raggiunte in pochi minuti.

In entrambi i casi sono state ravvisate situazioni di estrema urgenza che richiedono interventi immediati di protezione civile anche sulle infrastrutture essenziali, come nel caso eclatante dello storico ponte di Gimigliano, che richiede interventi urgenti dal punto di vista ingegneristico per far fronte al cedimento strutturale già palesemente in atto.

L'avvio di interventi di somma urgenza dovrà essere necessariamente seguito da una approfondita riflessione sulla normativa relativa ai piani per l'assetto idrogeologico ed al loro rispetto. Quanto alle emergenze, condividiamo in pieno la relazione svolta dal sottosegretario Bertolaso.

Sotto il profilo del reperimento delle risorse finanziarie, sono chiaramente indispensabili immediati stanziamenti straordinari statali e regionali, non essendo minimamente pensabile che possano provvedervi gli enti locali con le proprie risorse, così come gli stanziamenti disposti dal CIPE, per far fronte al dissesto idrogeologico in termini di azioni per la prevenzione, e già non sufficienti, ove impegnati per le urgenze, vanno ricostituiti e messi a fattor comune con le risorse che Regioni ed enti locali possono reperire, attingendo a disponibilità proprie, all'ambito dei fondi europei, ai fondi FAS.

Oltre all'intervento finanziario e strutturale è però richiesto un intervento normativo del quale il Parlamento dovrà farsi carico definendo un sistema di norme quadro finalizzato alla prevenzione del rischio idrogeologico e sismico e alla definizione delle condizioni complessive di sicurezza abitativa, anche con l'obiettivo di giungere finalmente alla praticabilità dei fondi assicurativi in materia di rischio edilizio nel suo complesso.

È inoltre necessario far sì che, nel quadro dell'interesse nazionale alla sicurezza... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. La invito a concludere il periodo, senatore D'Alì, e poi, se vuole può consegnare il testo del suo intervento.

D'ALI' (PdL). ...le Regioni dispongano che i Comuni, gli agglomerati industriali e tutti gli enti preposti alla pianificazione territoriale provvedano ad una rivisitazione dei piani regolatori già adottati approfondendo gli aspetti connessi alla sussistenza delle condizioni di sicurezza poiché, infatti, molte delle situazioni di criticità riscontrate sui luoghi interessati dagli eventi franosi sono avvenute in zone edificate sulla base di regolari licenze edilizie.

Chiedo di poter allegare agli atti la parte conclusiva del mio intervento, signor Presidente.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso, senatore D'Alì.

È iscritta a parlare la senatrice Mazzuconi. Ne ha facoltà.

MAZZUCONI (PD). Signor Presidente, ci si potrebbe chiedere cosa hanno in comune il dissesto idrogeologico e l'inquinamento del bacino del Po a seguito di quanto è accaduto in località Villasanta per quanto riguarda il Lambro.

Queste due questioni hanno in comune un aspetto: siamo sempre di fronte all'emergenza. Sono molto contenta che siamo qui ad avere risposte sulle emergenze, ma il problema è un altro: la mancata previsione e i mancati interventi di prevenzione sia in materia di dissesto idrogeologico sia in materia di emergenze ambientali. Questo è il nocciolo della questione. E ancora una volta devo rilevare che manca sempre un convitato a questi dibattiti che facciamo in Commissione ambiente e in Aula: manca sempre il Ministro competente, che deve prevedere il verificarsi di queste situazioni. Manca sempre il Ministro, che deve dirci qual è l'ordinarietà degli interventi affinché le emergenze, nei limiti del possibile, non si verifichino. Questo è il nocciolo politico della questione.

Come ha detto anche il presidente D'Alì poc'anzi, la visita della Commissione ambiente in Sicilia e in Calabria ha evidenziato un aspetto: molte delle questioni erano già note agli organi preposti. Per quanto riguarda il comprensorio dei Nebrodi e in generale la Provincia di Messina, già da tempo le notizie che riguardavano la situazione franosa e il grave rischio che interessava interi Comuni erano contenute nel piano che la Regione Sicilia aveva predisposto allo scopo, e questo piano non era stato redatto il giorno prima ma esisteva già da anni. Come evidenziato nella documentazione consegnata alla Commissione, ci sono ad esempio Comuni, come quello di Raccuja (ma è solo un esempio fra i tanti), che già nel piano straordinario per l'assetto idrogeologico della Regione Sicilia erano considerati ad elevato rischio di franamento. Ne ho citato solo uno, ovviamente non cito i Comuni più noti e non cito i molti che pure sono contenuti negli elenchi consegnati alla Commissione. Quindi, perché questo è accaduto? Perché accade sempre?

Vogliamo parlare della Regione Calabria? Lascerò agli atti l'elenco di tutto ciò che è accaduto in Calabria e mi limito semplicemente a citare un dato: un milione di euro, come ci diceva il Sottosegretario, per far fronte alle emergenze. La sola Provincia di Catanzaro - sono dati ufficiali - ha avuto qualcosa come 48 milioni di euro di danni. Di fronte a questo dato c'è allora da chiedersi: potevamo prevedere? Certo che potevamo. Dice un semplice ingegnere, funzionario della Provincia di Catanzaro, che ciò che è avvenuto con riferimento alla viabilità provinciale - e mi riferisco solo ad un aspetto - è dovuto al mancato intervento sulle opere danneggiate dai precedenti fenomeni alluvionali, cioè quelli dell'anno precedente; ciò produce ad ogni precipitazione un aggravamento del dissesto, con conseguente aumento della spesa necessaria, che in alcuni casi è di tipo esponenziale.

Il non tener conto di ciò che scriviamo nei sacri testi o nelle sacre carte che chiediamo a Regioni, Province e Comuni produce allora un aumento esponenziale della spesa (e questo potrebbe ancora essere tollerato), ma soprattutto produce disagio nelle popolazioni. Nella sola Provincia di Catanzaro erano interrotte, alla fine di febbraio, 14 strade provinciali (non 14 strade intercomunali).

Mi chiedo allora: cosa facciamo per prevedere che ciò non avvenga? Un'attenta e oculata opera di prevenzione quando la facciamo? Aumentano i finanziamenti per il sottosegretario Bertolaso, ma quanto era previsto per il Ministero dell'ambiente al fine di fronteggiare il dissesto idrogeologico? Lo abbiamo detto in sede di finanziaria: gli stanziamenti sono stati drasticamente ridotti. Prendiamo allora da una parte (la prevenzione) per mettere dall'altra (l'emergenza). Sono ben contenta che si faccia fronte all'emergenza, ma perché si verifica l'emergenza?

Stessa questione... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. La prego di concludere la frase, senatrice Mazzuconi, e poi, se vuole, di consegnare il testo del suo intervento.

MAZZUCONI (PD). Concludo brevemente, signor Presidente.

La stessa questione riguarda l'emergenza che noi abbiamo avuto con riferimento al Lambro e al Po: tale emergenza non sarà isolata nella misura in cui il Ministero dell'ambiente non ci ha ancora detto che cosa vuol fare dei siti industriali destinati a bonifica e di interesse nazionale. Ci sono infatti altri siti che sono controllati esattamente come la Lombarda Petroli. Ne cito uno a 30 chilometri di distanza: il polo chimico di Pioltello-Rodano, che è sito di interesse nazionale, è in questo momento quasi abbandonato a se stesso. Anche in questo caso, c'è il problema del monitoraggio delle acque di falda e del rischio dell'inquinamento della falda dei Comuni a sud di Milano.

Cosa ci dice il Ministro dell'ambiente rispetto a queste cose? Ci sono degli eventi che possono essere previsti. Non mi auguro il dolo anche in relazione a quella situazione, ma che cosa facciamo quando gli strumenti normali non sono stati sufficienti? Ebbene, venga il Ministro a dirci che cosa vuol fare per l'ordinarietà, altrimenti il sottosegretario Bertolaso avrà sempre più lavoro da fare perché questo sarà il Paese delle emergenze e non il Paese in cui si può lavorare serenamente. Dico questo non perché noi vogliamo lavorare serenamente, ma perché è giusto che le popolazioni che risiedono in un territorio vivano in sicurezza e in serenità. (Applausi dal Gruppo PD).

Chiedo, signor Presidente, di allegare il testo del mio intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Rivolgo un saluto e gli auguri per l'attività di studio agli studenti del Collegio arcivescovile «Celestino Endrici» di Trento e del Liceo scientifico «Maria Luigia» di Parma, presenti in tribuna. (Applausi).

Ripresa della discussione sull'informativa del sottosegretario di Stato
alla Presidenza del Consiglio dei ministri Bertolaso sul dissesto idrogeologico
nonché sull'inquinamento del fiume Lambro e del bacino del Po
(ore 16,46)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mura. Ne ha facoltà.

MURA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, senatori, gentile sottosegretario Bertolaso, sul Po non si scherza! La Lega Nord non può accettare proclami, così come tutto quel popolo che vive nella splendida valle del Po, la nostra Padania, non si accontenta di semplici parole di rassicurazione. Il grande fiume Po, l'antico Eridano, per noi è sacro. Per il popolo del Nord il Po rappresenta l'anima del territorio, è il confine ideale, il cuore della nostra terra.

Il riversamento di 2.300 tonnellate di petrolio nelle acque del fiume Lambro, evento che ha messo a serio rischio anche le acque del fiume Po, rappresenta per noi un disastro ecologico senza precedenti, un vero e proprio attentato alla salute del nostro fiume, all'integrità del nostro territorio.

Ringrazio lei, sottosegretario Bertolaso, e il Governo per l'impegno che ha mostrato in questi giorni per arginare la tragedia che si stava prospettando, ma pretendiamo anche che venga fatto il massimo sforzo per contenere gli idrocarburi all'interno del bacino della diga di Isola Serafini, in modo da ridurre al minimo i danni per il resto del fiume Po.

Mi congratulo per gli interventi della Protezione civile: infatti, in tempi sufficientemente rapidi sono state montate le barriere a Lambrinia, alla foce del Lambro, nel Comune di Chignolo Po, che si trova in provincia di Pavia, la mia terra d'origine; ma la pellicola di idrocarburi resta lì, a soffocare acque e pesci. E la situazione, con la pioggia di questi giorni, rischia di peggiorare: il livello più alto e le correnti più forti hanno sicuramente complicato le operazioni.

Chiediamo che siano avviate immediatamente le indispensabili opere di bonifica e dobbiamo mettere in campo immediatamente tutti gli strumenti per evitare che si possano verificare in futuro episodi analoghi. Dobbiamo quindi creare subito una mappa aggiornata di tutte le possibili fonti di rischio lungo il Po e i suoi affluenti, una mappa di tutte quelle che sono possibili «bombe ad orologeria».

Sappiamo tutti che il Po è il più grande fiume del Paese per lunghezza e portata e che costituisce, insieme ai suoi numerosi affluenti, l'unico e vero sistema fluviale della penisola. L'ecosistema del Grande Fiume è fondamentale per tutta l'Italia settentrionale e la sua acqua viene adoperata per uso civile, industriale e agricolo, mentre la sua potenza viene sfruttata anche per produrre energia.

Intanto però, per esempio, il sindaco di Chignolo Po, l'amico Antonio Bonati, in mancanza al momento di indicazioni regionali, ha dovuto emettere un'ordinanza che vieta la pesca e l'utilizzo delle acque del fiume Lambro e di tutte le sue derivazioni.

La parte del fiume Lambro interessata dallo sversamento è quella settentrionale e il disastro ambientale ha messo in evidenza una situazione di delicato equilibrio. Ricordo, infatti, che il Lambro è il recettore degli scarichi di tutta Milano, che solo da poco tempo ha completato la sua rete di depurazione con tre impianti, e attraversa inoltre la parte più urbanizzata e industrializzata della Lombardia, in particolare Monza e tutta la Brianza. Ricordiamo anche che questo episodio ha ridotto al 25 per cento la funzionalità della depurazione biologica del depuratore di Monza, che ora lavora a regime ridotto e che richiederà diverse settimane per essere ripristinato.

Il Lambro, fino ad oggi, è stato lasciato alla semplice rigenerazione naturale, limitando solamente e parzialmente gli sversamenti inquinanti; sembrerebbe che ci sia la volontà da più parti di non sollevare un argomento particolarmente spinoso rispetto all'attenzione per altri corsi d'acqua e torrenti (e non veri e propri fiumi come il Lambro), che diventano oggetto di progetti di riqualificazione ambientale e culturale. Unico audace esempio in direzione contraria è stata la manifestazione «Le 5 giornate del Lambro» voluta e organizzata qualche anno fa, guarda caso proprio dalla Lega Nord, per mantenere alta l'attenzione sulla qualità ambientale di questo importante affluente del Po anche in periodi non di emergenza.

Ora, è vero, l'emergenza sembra rientrata: il danno causato è sicuramente enorme, ma avrebbe potuto avere conseguenze ancora più gravi se non si fosse intervenuti subito. Il vero problema è che il tipo di gasolio riversato nelle acque del Lambro non resta solo in superficie, ma si deposita in profondità. Ecco quindi perché è assolutamente fondamentale un lungo intervento per bonificare il Lambro, il Po e i loro argini.

Ed ecco perché noi non accettiamo proclami su quanto è stato fatto o dovrà ancora essere fatto per rimediare al danno causato da questo episodio. Noi non vogliamo assolutamente che passi in secondo piano un aspetto fondamentale: il Po è il cuore di un territorio dove vivono milioni di persone; per questo, oltre alla salvaguardia naturalistica dell'ecosistema Po, va salvaguardata anche tutta quella ricchezza che questo magnifico corso d'acqua rappresenta per le persone che vi abitano. La sua acqua, come dicevo prima, viene usata per l'agricoltura, per l'industria e per diversi allevamenti ittici; per tutti questi motivi, va assolutamente tutelato il delicato equilibrio del suo ecosistema. Noi vogliamo chiarezza, vogliamo che vengano valutati nel dettaglio tutti i potenziali fattori di rischio.

Le condizioni dell'acqua che arriva al Po sono migliorate in questi anni grazie al gran lavoro fatto, ma questo non ci basta. Lega Nord da anni lavora spalla a spalla con i sindaci e gli amministratori locali per mettere in atto politiche che tutelino e salvaguardino il nostro territorio.

PRESIDENTE. Senatore Mura, la prego di concludere il suo intervento.

MURA (LNP). Poi, basta un delinquente per creare una delle tragedie più grandi, una gravissima ferita per il popolo padano.

Per concludere, vorrei ricordare con orgoglio quella prima grande festa del popolo del Nord lungo le rive del Po, con il viaggio in battello del nostro segretario, Umberto Bossi. Era il 15 settembre del 1996. Ricordo quel giorno, a Venezia, al termine della prima grande manifestazione della Lega Nord lungo il fiume, con la cerimonia dell'ampolla che rappresenta da quel momento e rappresenterà per sempre il senso di unitarietà di tutto il Nord, legato indissolubilmente al suo Grande Fiume. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pistorio. Ne ha facoltà.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, sottosegretario Bertolaso, la ringrazio per la relazione che ha voluto sottoporci relativamente agli eventi franosi che hanno coinvolto le Regioni meridionali, in modo particolare la Sicilia e la Provincia di Messina. So del suo impegno, della sua presenza fisica, della solidarietà umana, del calore che ha saputo portare a quelle comunità; tuttavia, accanto a tutto ciò, credo che il Dipartimento della protezione civile debba produrre un'attività più incisiva rispetto alle consistenti risorse finanziarie - di questo voglio parlare - che debbono essere impiegate in quel territorio.

Lei ha ricordato di essere andato insieme al presidente della Regione, Lombardo, a Giampilieri qualche mese dopo i drammatici eventi che hanno colpito quella comunità. Credo che il presidente della Regione le abbia consegnato la nota che ha trasmesso al Presidente del Consiglio dei ministri, con la quale chiede sollecitamente il sostegno del Governo anche presso la Commissione europea per l'accesso ai fondi che sono disponibili per le grandi criticità ambientali (come quella di Giampilieri); inoltre, le avrà sicuramente sollecitato un intervento ben più consistente del Governo per quanto riguarda quell'emergenza, che ha già fatto molto soffrire quella comunità.

Ad oggi, le risorse impegnate sono davvero inadeguate. Peraltro, abbiamo il timore che lo stesso possa accadere anche sull'altro versante, quello tirrenico (l'area dei Nebrodi), che è in una condizione di gravissima crisi ambientale. Come ha ben evidenziato la senatrice Mazzuconi, questi fenomeni franosi sono stati oggetto per tempo di un'analisi dei dipartimenti regionali del territorio e dell'ambiente, i quali però non dispongono in modo autonomo delle risorse necessarie per avviare l'attività di prevenzione. In realtà, vi era una linea di finanziamento del programma attuativo regionale (PAR), che prevedeva - ad esempio - la riforestazione come uno degli interventi più importanti per la prevenzione e la messa in sicurezza di quei versanti; ciò, però, è stato oggetto di un'annosa polemica con il Governo perché qualcuno - stimolato anche da informazioni siciliane regionali - sosteneva che la riforestazione non fosse una spesa strategica, ma una spesa di tipo sociale volta a garantire una qualche attività al bracciantato siciliano e agli operatori forestali.

Era una scelta strategica di intervento preventivo, per così dire, su quei versanti dove si verificano eventi alluvionali ormai non più imprevedibili, visto che si sono ripetuti e che, malgrado questa consistenza eccezionale non fosse statisticamente consolidata, ormai si tratta di condizioni con le quali fare i conti; e proprio in quei versanti, dove ha pesato anche una certa disattenzione dal punto di vista delle colture agricole, visto che sono state abbandonate, la riforestazione è uno degli interventi più importanti.

Ma prima di arrivare alla riforestazione e agli interventi di prevenzione, abbiamo la necessità di fronteggiare immediatamente le emergenze. Dalle schede che mi sono state trasmesse, già soltanto gli interventi classificati convenzionalmente come di priorità zero, cioè quelli realizzati immediatamente, constano di 70 milioni di euro, già spesi dalle amministrazioni locali; quelli invece di priorità uno, immediatamente successiva, ma ancora di piena emergenza, ammontano a 160 milioni di euro: abbiamo quindi un obbligo di spesa immediata sul piano emergenziale che arriva a 233 milioni di euro, dai quali stiamo tenendo fuori gli interventi per Caronia e San Fratello, perché non ancora quantificati.

Pongo queste questioni perché, accanto alla sua ampia ricostruzione sulle presenze e sull'attenzione, signor Sottosegretario chiedo di avere per questo territorio la medesima attenzione che il Governo centrale ha riservato ad altri territori sul piano dell'impiego delle risorse: non bastano quelle regionali, ma occorre che il Dipartimento, in uno con il Ministero dell'ambiente, che appare impegnato in modo più appassionato su altri versanti, dislochi le risorse necessarie su questo territorio, che sta soffrendo un'emergenza drammatica.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Nardo. Ne ha facoltà.

DI NARDO (IdV). Signor Presidente, innanzi tutto anche noi dell'Italia dei Valori ci associamo al ricordo dell'assassinio di Calipari.

Signor Sottosegretario, lei prima ha ricordato che ci troviamo in un Paese in cui si stima che ben 5.581 Comuni siano soggetti ad un possibile dissesto idrogeologico, tra i quali 1.700 sono a rischio frana, 1.285 a rischio alluvione e 2.596 a rischio sia di frana che di alluvione. Ci si attenderebbe una riflessione attenta sull'apparato normativo, organizzativo e finanziario di cui lo Stato, le Regioni e gli enti locali dispongono per fronteggiare tali pericoli.

È giusto, quindi, chiedere al sottosegretario Bertolaso qualcosa in più, ma come Capo del Dipartimento della protezione civile, non come Sottosegretario che si occupa di emergenze all'estero: lo ringraziamo per quanto ha fatto, ma oltre a conoscere i mezzi approntati per far fronte alle emergenze in corso e ad ascoltare le passerelle cui abbiamo assistito, riteniamo molto più urgente sapere se il sistema di difesa del suolo è effettivamente funzionante a tutti i livelli ed eventualmente quali misure siano necessarie per metterlo a punto e farlo funzionare meglio.

Il problema interessa il 70 per cento dei Comuni di questo Paese, alcuni dei quali si trovano nella Penisola sorrentina, territorio a vocazione turistica dove si susseguono eventi franosi: vogliamo sapere come stanno le cose, perché questi eventi possono avere pesanti ripercussioni economiche su aziende alberghiere, commerciali, artigiane e agricole.

Voglio ricordare al sottosegretario Bertolaso che nella XIII legislatura - precisamente nel 1998, a seguito di una lunga indagine conoscitiva bicamerale, i cui lavori sono raccolti in volumi editi dalla tipografia del Senato - erano stati indicati chiaramente i punti su cui intervenire sotto il profilo legislativo, strumentale e organizzativo. Indicazioni che furono fatte proprie in una mozione approvata nelle due Aule del Parlamento e ancora oggi costituiscono - non a detta mia, ma degli esperti - un elemento imprescindibile di orientamento. Noi chiediamo al Governo di rileggere queste motivazioni in chiave attuale e di farle proprie perché sono frutto oltre tutto anche di un parere condiviso sia dalla maggioranza che dall'opposizione.

Purtroppo l'inadeguatezza delle risorse economiche fa sì che solo una minima parte degli interventi di messa in sicurezza venga effettivamente attuata per via dei costi. Rispetto all'emergenza, i benefici della prevenzione sono incomparabili.

I fondi deliberati a novembre dal CIPE per il piano straordinario di difesa del suolo vogliamo sapere con quale meccanismo potranno essere spesi in mancanza di criteri precisi sulle priorità e in presenza di una crescente confusione legislativa fra poteri regionali, nuovi commissari e precedenti direzioni ministeriali, per non parlare poi del ruolo indefinito riservato alle autorità di bacino o di distretto. Quei fondi, come sappiamo, costituiscono almeno parzialmente una specie di partita di giro, di soldi sottratti ad altri capitoli del bilancio dello Stato e che comunque dovranno essere reintegrati. Noi dell'Italia dei Valori avevamo presentato in finanziaria un pacchetto di emendamenti per dare un miliardo di euro effettivamente "nuovi" ed aggiuntivi alla difesa del suolo, dopo che il Governo aveva cancellato con la finanziaria il finanziamento allo specifico capitolo in bilancio.

La scorsa settimana l'Aula del Senato ha approvato un nostro ordine del giorno in cui si chiede al Governo di assicurare con somma urgenza, in coordinamento con le Regioni e gli enti locali, l'adozione di un piano strategico nazionale per la messa in sicurezza del territorio e la riduzione del rischio idrogeologico e sismico, con priorità per le zone a rischio, nonché di monitorare l'avanzamento delle opere di messa in sicurezza e di informare periodicamente il Parlamento sull'utilizzo delle risorse per la difesa del suolo e il contrasto al dissesto idrogeologico, valutando l'opportunità di aumentare i fondi disponibili a tali finalità.

Ci si augura che il Governo dia seguito a questo impegno con interventi sistematici e finanziamenti certi e stabili. Quello che serve, in sostanza, è la valutazione degli effetti conseguenti all'esecuzione dei piani, il finanziamento e il controllo degli interventi. (Applausi del senatore Lannutti. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-IS-Aut). Signor Presidente, signor Sottosegretario, confessiamo di avere un certo imbarazzo nell'ascoltare ormai da un anno a questa parte l'ennesimo bollettino di guerra. Apprezziamo il suo sforzo, ma di questo si tratta. Proprio perché lei afferma sempre di essere un tecnico indipendente anche nel Governo, che dice le cose come stanno, su questo terreno allora vogliamo assecondarla e cercare, dal nostro punto di vista, di dire allo stesso modo le cose come stanno.

Si tratta di un bollettino di guerra che riguarda la Calabria, a partire dall'ultimo evento di Maierato, ma dovremmo ricordare anche i morti di Crotone e di Soverato; un bollettino di guerra che riguarda Giampilieri e Scaletta, sia nel 2007 che nel 2009; che riguarda i Comuni di Brolo, San Fratello e, oggi, Caronia; un bollettino che ha riguardato Cagliari e che ha prodotto - ad esempio - nel 2007 la situazione di dissesto finanziario in circa venti Comuni della zona tirrenica della Provincia di Messina, tutti impegnati sul fronte delle alluvioni a sovraesporsi finanziariamente senza poi avere alcun tipo di garanzia di copertura da parte né dello Stato né della Regione.

Dico ciò senza polemica, perché alla fine il circuito è questo ed è perverso. È un circuito nell'ambito del quale - se le stime di Coldiretti sono fondate - nel messinese - ad esempio - l'84 per cento dei Comuni è a rischio di dissesto idrogeologico.

Se questi sono i dati, non possiamo non essere spinti a fare alcune considerazioni sconfortanti, presidente D'Alì, anche - ad esempio - su Giampilieri. Segnalo, signor Sottosegretario, che la mappatura del rischio fatta sulla carta per Giampilieri è stata posta in essere - noi l'abbiamo sollevato e lo risolleviamo alla sua attenzione - con approssimazione. Ha più il sapore dello scarico di una responsabilità che di un intervento preventivo e strutturale.

Allo stesso modo segnaliamo che circa il 50 per cento del centro abitato di Giampilieri, nonostante si trovi in una condizione di pericolo che lei conosce molto bene per essere stato lì (e di questo le siamo grati), non è interessato da alcun progetto di messa in sicurezza.

Il collega Pistorio ha detto che il problema è rappresentato anche dalle risorse. Credo che su questo tema dovremo interrogarci. Infatti, come abbiamo avuto modo di sottolineare in tempi non sospetti, anche attirandoci l'accusa immeritata di strumentalizzazione, le risorse per la prima emergenza non erano e non sono sufficienti, figuriamoci quelle per il ritorno ad una situazione di normalità e di messa in sicurezza del territorio. Poiché sono certo della sua onestà intellettuale, dico che sappiamo che questo è un processo lento ed inesorabile. Caronia è in progress, così come tutto il territorio della Sicilia e della Calabria, oltre a tantissimi territori della Toscana e di altre zone, come testimoniano i dati.

Ora, rispetto a ciò, consentitemi di fare alcune constatazioni di carattere politico che non possono riguardare, ovviamente, la sua competenza, dottor Bertolaso, perché lei dovrebbe limitare la sua azione al primo intervento. Diversamente, consumeremmo un rito stucchevole che, alla fine - credo - non farebbe bene a nessuno e non sarebbe neanche onesto nei confronti degli italiani.

La verità è che quando ci sono delle emergenze si stabiliscono delle priorità. Il concetto di emergenza è connesso al concetto di priorità e in un periodo di esiguità di risorse queste ultime vanno orientate secondo criteri oggettivi di priorità che sono funzionali a superare bene e in tempo le emergenze. Questo manca; manca un disegno strategico del Governo sulle politiche ambientali perché mancano le risorse e mancano anche con riferimento al fiume Lambro e al Po. Mi permetto di segnalare che qui ci sono da accertare responsabilità precise, ad esempio, sul declassamento del famoso distributore di carburante e della cisterna. Un declassamento che sembra possa essere anche funzionale ad operazioni speculative di tipo edilizio, rispetto alle quali non vi è tanto un problema di conflitto di competenza, colleghi della Lega, ma piuttosto quello di individuare una politica ambientale di prevenzione e di tutela del territorio, che manca e che è fatta solo di annunci e di spot giornalistici che non hanno alcuna ricaduta effettiva sul territorio.

A me dispiace che i colleghi della Lega non possano più giocare con il rito dell'ampolla nel Po, ma il dato reale della vicenda è che assistiamo ad un bollettino di guerra che testimonia il fallimento delle politiche ambientali di questo Governo. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-IS-Aut e PD).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Bertolaso.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza una mozione, interpellanze e interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di martedì 9 marzo 2010

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi martedì 9 marzo, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 11 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 17,08).