l'articolo de "Il Fatto Quotidiano" del 28 febbraio 2010 ricostruisce la scalata del fondatore di Fastweb Silvio Scaglia, attualmente alle prese con un grande scandalo ed un'inchiesta giudiziaria per frode fiscale e riciclaggio, e Francesco Micheli, finanziere noto per scalata Bi-Invest a MiTo, quando tra il 1999 e il 2000 si lanciano nel business della banda larga con il Comune di Milano;
nel 1999 a Milano c'è già un'azienda che senza tanti clamori mediatici ha cominciato a cablare la città. Si chiama Citytel, è una società pubblica, interamente controllata da Aem;
nello stesso anno Silvio Scaglia e Francesco Micheli fondano la società e.Biscom e grazie ai buoni rapporti con gli uomini al vertice del Comune di Milano, con la promessa di diventare "partner tecnologico" del Comune, cablando così, tutta la città conquistano il sindaco Gabriele Albertini, il suo capo di gabinetto, Aldo Scarselli, il city manager, Stefano Parisi, e persuadono il presidente di Aem, Giuliano Zuccoli, stringendo, inoltre, rapporti speciali con un assessore, Sergio Scalpelli;
la Aem, società elettrica sotto il controllo del sindaco Gabriele Albertini, aveva messo a disposizione della e.Biscom i cavidotti sotto le strade della città, necessari a "tirare" la fibra ottica e portare nelle case dei cittadini all'avanguardia l'Internet veloce, allora agli albori;
come si legge nell'articolo, «la "stangata" prende la forma di un complesso accordo tra i e.Biscom e il Comune di Milano. Si formano due società miste: la prima è Metroweb, trasformazione di Citytel, che dovrà posare i cavi; la seconda si chiamerà Fastweb e venderà i servizi sulla rete. Scaglia e Micheli sono minoranza in Metroweb (67 per cento Aem, 33 per cento e.Biscom), ma maggioranza in Fastweb (60 per cento e.Biscom, 40 per cento Aem). (...) Scarselli diventa presidente di Metroweb, Zuccoli di Fastweb, Scaglia amministratore delegato di entrambe. L'investimento di Scaglia e Micheli è, tutto sommato, modesto: versano 17 miliardi di lire in Metroweb (per il 33 per cento) e 18 in Fastweb (per il 60). Totale: poco più di 35 miliardi. (...) Intanto e.Biscom, che in pancia di significativo ha solo le partecipazioni in Metroweb e Fastweb, cresce fino a valere (...) ben 12.000 miliardi. "Il colpo del secolo", scrive Massimo Mucchetti. Anche perché nella primavera del 2000 i due la quotano in Borsa. Non quotano Fastweb (la società mista), ma la loro creatura e.Biscom»;
con la vendita delle azioni a 160 euro l'una e due milioni e mezzo di richieste, con sorteggio per determinare i 114.000 assegnatari, «Scaglia e Micheli hanno le liquidità da investire nel business che hanno promesso: rete a fibra ottica, per telefonia, tv e Internet ad alta velocità, direttamente a casa»;
si legge ancora nell'articolo «Negli stessi anni la spagnola Telefonica fa un accordo con Acea, la società del Comune di Roma omologa di Aem. Ma paga ben di più, una settantina di miliardi, per una quota di minoranza (il 49 per cento) della joint venture per la gestione della rete»;
conseguentemente, a Milano, all'interno del Consiglio comunale c'è chi lamenta che non ci sia stata la congrua valutazione sul know how e la presenza di Aem;
sempre nello stesso articolo si afferma che successivamente «Nel 2003, Fastweb viene acquistata tutta da e.Biscom, Metroweb tutta da Aem. I debiti al pubblico, i soldi al privato. Non solo: a pagare lo scambio è di fatto Aem, che sgancia 37 milioni di euro a Scaglia e Micheli per avere Metroweb e poi versa loro altri 240 milioni, sottoscrivendo un prestito obbligazionario convertibile in azioni e.Biscom»; a quel punto Scaglia e Micheli prendono i 277 milioni incassati «e li girano a Aem per impadronirsi di Fastweb, che poi fondano con e.Biscom. Negli anni seguenti, anche Metroweb, che nuota nei debiti, viene venduta: nel 2006, dal nuovo sindaco, Letizia Moratti. Sottoprezzo, a una strana società lussemburghese, la Stirling, che poi si scoprirà molto vicina agli uomini Fastweb»;
ancora, «Fastweb intanto cresce e guadagna. Oggi ha una rete in fibra ottica di nuova generazione che supera i 27.000 chilometri e nel 2008 ha dichiarato ricavi per 1.708 milioni di euro»; nel 2007 la Swisscom acquisiva ancora, «Fastweb e Scaglia faceva cassa, vendendo a 47 euro azioni che oggi ne valgono 13»;
considerato che:
sempre nel citato articolo si apprende che il caldeggiato progetto innovativo Scaglia-Micheli, sbarcato in borsa nel pieno della bolla "new economy", ha finito per arricchire tutti i protagonisti (Parisi dopo un passaggio in Confindustria nel 2004 diventa amministratore delegato e direttore generale di Fastweb e l'assessore Scalpelli nel 2001 diventa direttore delle relazioni esterne di Fastweb) tranne l'Aem, rientrata miseramente in possesso dell'infrastruttura quando il progetto della fibra venne soppiantato dalla più semplice e meno costosa Adsl;
l'interrogante ritiene che la Consob non abbia fatto tutto quanto è di sua competenza per assicurare ai risparmiatori tutte le informazioni necessarie, per effettuare e gestire i loro investimenti in modo consapevole, per controllare l'attendibilità delle informazioni fornite al mercato, per accertare se vi fosse trasparenza e correttezza nei comportamenti delle società quotate in borsa,
si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza dei motivi per cui la Consob, autorità di controllo preposta, non sia intervenuta presso l'azienda richiedendo trasparenza societaria e dei piani industriali, prima del precipitare della situazione.
(4-02817)