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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 346 del 04/03/2010


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

GENTILE, BEVILACQUA, SPEZIALI, VALENTINO, CALIGIURI - Al Ministro della salute - Premesso che:

la Regione Calabria con la delibera del 18 gennaio 2010 ha rimodulato l'assistenza diretta per i cittadini bisognosi di farmaci PHT e di ossigeno liquido;

tale decisione penalizza i cittadini ammalati di patologie gravi, come cardiopatie o diabetopatie, o bisognosi dell'ossigeno liquido: costoro dovranno recarsi negli uffici delle Aziende sanitarie provinciali (Asp) a ritirare permessi vari per poi poter accedere ai presidi;

è chiaro che si tratta di una decisione presa per ripianare il notevole deficit sanitario, ma che penalizza in maniera indiscriminata i cittadini utenti e le farmacie e che stona con una gestione della sanità caratterizzata da Asp, quali quella di Cosenza, che hanno chiuso l'esercizio 2008 con un passivo ordinario e non consolidato di 87 milioni di euro;

gli interroganti non possono fare altro che condividere la serrata delle farmacie perché è altrettanto ovvio che il piano di rientro operato sui debiti avrebbe dovuto basarsi sul taglio degli sprechi e non dei diritti dei cittadini;

nell'Asp di Cosenza persiste una situazione gestionale più volte denunciata, anche tramite atti di sindacato ispettivo, scellerata e clientelare e, ad oggi, Loiero, Presidente della Regione Calabria, fa finta di non vedere;

pare ovvio agli interroganti che gli ammalati non possono pagare le colpe dei disastri di una Giunta che non ha avuto nessun progetto serio di assistenza e di cura per i la gente calabrese,

si chiede di sapere se il Ministro non ritenga opportuno intervenire con urgenza, con atti di propria competenza, per far sì che si possa ristabilire il diritto alla salute di chi ha bisogno quotidianamente di farmaci salvavita che, con la richiamata delibera adottata dalla Regione Calabria, lo vede compromesso dovendo affrontare procedure burocratiche complicate e vessatorie che non fanno altro che mettere a rischio la loro vita.

(4-02809)

ASTORE - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

con comunicato del 12 febbraio 2010, la Federazione delle rappresentanze di base dei Vigili del fuoco riferiva che il Sottosegretario di Stato, sen. Nitto Francesco Palma, aveva incontrato i prefetti ed i dirigenti dei comandi dei Vigili del fuoco del Friuli-Venezia Giulia;

nel comunicato si affermava altresì, sia pure senza ulteriori specificazioni, che il viaggio, effettuato con il velivolo di Stato, era in realtà finalizzato alla campagna elettorale;

sia il dipartimento dei Vigili del fuoco che quello della Pubblica sicurezza hanno la disponibilità di velivoli (aerei o elicotteri);

alla luce di quanto ipotizzato nel comunicato è di indubbio interesse conoscere quale sia l'utilizzo dei veicoli citati da parte dei Sottosegretari di Stato nonché se lo stesso sia disciplinato da apposito regolamento con particolare riguardo alle motivazioni istituzionali che lo rendono possibile,

si chiede di sapere:

se il 12 febbraio 2010 il Sottosegretario di Stato Palma si sia recato in Friuli-Venezia Giulia con velivolo nella disponibilità del Ministero dell'interno e, in caso positivo, quali siano le ragioni istituzionali che hanno consentito detto utilizzo;

se, in considerazione dell'entità dell'eventuale delegazione, l'utilizzo del velivolo risulti economico rispetto al servizio reso dai voli di linea;

se, nel corso della sua permanenza in Friuli o comunque della missione, il Sottosegretario di Stato abbia partecipato ad incontri partitici o politici o elettorali;

se l'utilizzo dei velivoli (aereo o elicottero) nella disponibilità del Ministero sia disciplinato da apposito regolamento, con particolare riguardo alle ragioni istituzionali che lo consentono;

quali siano i voli effettuati nel corso dell'attuale XVI Legislatura dai Sottosegretari di Stato per l'interno con velivoli nella disponibilità del Ministero, precisando le specifiche ragioni istituzionali loro sottese e le relative tratte (di andata e di ritorno).

(4-02810)

NESPOLI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

gli impianti di depurazione dell'ex progetto speciale n. 3 (PS3), Cuma, Acerra, Orta di Atella, Marcianise, Succivo e Villa Literno, di proprietà della Regione Campania e realizzati con fondi della Cassa per il Mezzogiorno all'epoca dell'emergenza colera a Napoli, rappresentano una risorsa strategica sia per la tutela del territorio del litorale Domitio che per la salvaguardia occupazionale;

presso i predetti impianti di depurazione, dal 2002 e sino al 2005, non è stato effettuato alcun genere di intervento strutturale, nonostante ne necessitassero;

la conseguenza diretta consiste nel fatto che la quasi totalità degli impianti, sin dalla data di presa in carica della nuova gestione avvenuta nel novembre 2006, lavorano a regime ridotto ed uno di questi, quello di Foce Regi Lagni di Villa Literno, è stato totalmente inoperante come riscontrabile dalla mancata produzione di fango di risulta, il quale è individuato quale indicatore puntuale della funzionalità degli impianti di depurazione;

dal 2003, l'Associazione temporanea di imprese (ATI) - che aggrega Termomeccanica ecologica SpA con sede a La Spezia, la Cooperativa Costruttori con sede a Argenta (Ferrara) e la società Giustino costruzioni SpA con sede a Napoli - è stata dichiarata vincitrice del project financing, concepito dal Commissariato di Governo della Regione Campania, per la "Concessione per l'adeguamento e la realizzazione del sistema di collettori del PS3, l'adeguamento degli impianti di depurazione di Acerra, Cuma, Foce Regi Lagni di Villa Literno, Foce Regi Lagni di Succivo, Marcianise, Napoli Nord e di Orta di Atella, nonché la realizzazione o adeguamento degli impianti di trattamento dei fanghi";

nonostante la nuova procedura di gara, in alcuni impianti come quello di Foce Regi Lagni di Villa Literno, tutto il processo di digestione dei fanghi è inattivo poiché i digestori, esplosi diversi anni fa, sono totalmente inutilizzati;

su altri impianti come quello di Cuma e di Orta di Atella il processo depurativo è seriamente compromesso dalla quasi totale inattività di manutenzione precedentemente solo programmata e per l'inesistenza di interventi strutturali tesi a ripristinare la piena funzionalità degli impianti;

nel luglio 2003 il Commissario di Governo, nonché Presidente della Regione Campania, ne sottoscriveva la regolare concessione all'ATI, successivamente trasformata in Hydrogest Campania SpA, prevedendo tutta una serie di investimenti e di regolamentazioni tanto per gli interventi da effettuarsi che taluni altri impegni da garantire da parte aziendale ed istituzionale, ivi compreso il monitoraggio delle acque di scarico nelle vicine località balneari;

da tale data, gli adempimenti contrattuali non sono mai stati attuati, e ciò è reso evidente dalla carenza tecnico-funzionale più volte segnalata dalle organizzazioni sindacali e riscontrata anche dalle istituzioni locali e regionali, quali Comuni e Arpac;

tali carenze degli impianti hanno arrecato grave pregiudizio anche alle più elementari norme di salvaguardia psico-fisica dei lavoratori impegnati presso quei cantieri;

nel contempo, l'azienda ha cominciato ad assumere atteggiamenti antisindacali oltre a praticare la diminuzione delle dotazioni organiche presenti presso gli impianti di depurazione oltremodo già penalizzati dal precedente blocco delle assunzioni avvenute con la trascorsa gestione;

la diminuzione di interventi di manutenzione straordinaria (la quale, nel frattempo, è ovviamente divenuta meramente ordinaria) ha provocato la grave riduzione della capacità depurativa degli impianti;

tutto il project financing si basa sulle attività del Commissariato di Governo e sulla capacità aziendale di riscuotere dai Comuni ricadenti nella competenza del PS3 la relativa tariffa per la depurazione;

la predetta tariffa è legata univocamente a quella idrica con la quasi totalità dei Comuni delle province di Caserta e Napoli che hanno avviato un contenzioso con i gestori proprio del servizio idrico poiché non ritengono probanti i contatori idrici certificanti il reale consumo, sì da compromettere la concreta riscossione anche della tariffa depurativa,

si chiede di sapere quali iniziative si intendano adottare al fine di monitorare e controllare la salubrità del territorio, verificare la piena attuazione degli accordi a base del project financing oggetto di gara e garantire il rispetto degli accordi sindacali sottoscritti in passato ed oggi calpestati dal gravissimo evento nel licenziamento di due dipendenti appartenenti alle rappresentanze sindacali unitarie i quali avevano quale unica "colpa" quella di aver denunciato coraggiosamente le disfunzioni e le anomalie presenti da tempo all'interno dell'azienda.

(4-02811)

PISTORIO, BURGARETTA APARO, OLIVA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

la legge costituzionale n. 3 del 2001 ha rivoluzionato la ripartizione delle competenze legislative fra Stato e Regioni individuando tre ipotesi: quella contemplata dall'art. 117, comma secondo, della Costituzione in cui lo Stato ha una competenza legislativa esclusiva su talune materie sulle quali le Regioni non hanno alcuna potestà legislativa, quella contemplata dall'art. 117, comma terzo, in cui le Regioni hanno una potestà legislativa concorrente ma su principi fondamentali determinati da legge statali ed una terza ed ultima ipotesi residuale, contemplata dall'art. 117, comma quarto, in cui confluiscono tutte le materie non espressamente riservate alla legislazione esclusiva dello Stato o alla legislazione concorrente Stato-Regioni, materie nelle quali le Regioni hanno una potestà legislativa esclusiva, nel senso che possono legiferare con l'unico vincolo del rispetto della Costituzione, dell'ordinamento comunitario e degli obblighi internazionali, essendo precluso allo Stato di individuare i principi fondamentali;

lo Statuto della Regione Siciliana, che rappresenta una fonte normativa di rango costituzionale, all'art. 14, comma 1, lettere p) e q), stabilisce che la Regione Siciliana ha potestà legislativa esclusiva in materia di ordinamento degli uffici e degli enti regionali e di stato giuridico ed economico degli impiegati e funzionari della Regione;

secondo i dettami dell'art. 117, comma quarto, della Costituzione, la puntuale previsione normativa da parte di una Regione relativamente ad una materia sulla quale la stessa ha potestà legislativa esclusiva, a maggior ragione se emanata da una Regione a statuto speciale, preclude l'applicazione alla stessa fattispecie di una legge nazionale;

il Consiglio dei ministri del 1° marzo 2010, su proposta del Ministro per gli affari regionali, ha disposto l'impugnativa, con conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale, di nove nomine della Giunta regionale siciliana avvenute il 29 dicembre 2009, con le quali era stato confermato, o conferito ex novo, l'incarico di direttore generale ad altrettante personalità non appartenenti agli organici regionali;

le nomine impugnate, disposte sulla base di una legge regionale che consente l'assunzione di dirigenti generali esterni nel limite del 30 per cento dei posti disponibili, a fronte di un limite del 10 per cento previsto dalla normativa statale, sono state ritenute dal Governo lesive dei principi contenuti negli articoli 3 e 97 della Costituzione;

l'art. 127 della Costituzione, prima della predetta riforma, disciplinava le modalità di controllo da parte del Governo sulle leggi emanate dai Consigli regionali prevedendo altresì l'obbligo di comunicazione di ogni legge approvata al Commissario del Governo, il quale, salvo il caso di opposizione da parte del Governo, doveva vistare la legge entro 30 giorni;

nel novellato testo dell'art. 127 il visto del Commissario, preventivo alla promulgazione ed alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, è stato abolito. Permane soltanto per il Governo la possibilità di sollevare la questione di legittimità costituzionale dinnanzi alla Corte costituzionale entro 60 giorni dalla pubblicazione della legge sulla Gazzetta Ufficiale allorché la legge regionale abbia ecceduto la competenza della Regione;

non altrettanto è stato previsto per le leggi approvate dall'Assemblea regionale siciliana che sono tuttora sottoposte al vaglio, preventivo alla loro pubblicazione, del Commissario dello Stato. Infatti l'art. 28 dello statuto della Regione prevede che il controllo di legittimità dei disegni di legge approvati dall'Assemblea regionale siciliana è esercitato dal Commissario dello Stato che ne segue l'iter parlamentare sino alla avvenuta approvazione definitiva. Lo stesso Commissario dello Stato può proporre ricorso alla Corte costituzionale avverso le leggi che vengono approvate dall'Assemblea nelle materie di competenza legislativa esclusiva della Regione, in caso di violazione di norme costituzionali e statutarie e di principi generali dell'ordinamento giuridico e di leggi nazionali di riforma economico-sociale o nelle materie di competenza legislativa concorrente con quella dello Stato, anche per contrasto con i principi contenuti nelle "leggi quadro" statali;

la legge regionale sulla base del quale il Governo regionale siciliano ha adottato le nove nomine di dirigenti è stata esaminata favorevolmente dal Commissario dello Stato che l'ha ritenuta perfettamente conforme alla Costituzione;

lo statuto regionale siciliano stabilisce all'articolo 21, comma 3, che il Presidente della Regione, con il rango di Ministro partecipa al Consiglio dei ministri, con voto deliberativo nelle materie che interessano la Regione. Più precisamente il decreto legislativo 21 gennaio 2004 , n. 35, recante "Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione siciliana relative alla partecipazione del Presidente della Regione alle riunioni del Consiglio dei Ministri" all'articolo 2 stabilisce che quando il Consiglio dei Ministri deve deliberare provvedimenti di qualsiasi natura che riguardano la sfera di attribuzioni proprie e peculiari della Regione Siciliana, il Presidente del Consiglio dei ministri invita il Presidente della Regione che ha facoltà di partecipare;

il Presidente della Regione Siciliana non è stato invitato alla riunione del Consiglio dei ministri del 1° marzo nel quale è stata disposta l'impugnativa, con conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale, delle nove nomine effettuate dalla Giunta regionale,

si chiede di sapere se, alla luce delle considerazioni svolte, il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga opportuno rinunciare all'impugnativa in oggetto che oltre ad apparire gravemente lesiva della corretta dialettica tra organi istituzionali è palesemente in contrasto con i principi costituzionali.

(4-02812)

CARRARA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

l'articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, recante "Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale", stabilisce i requisiti che organismi come le associazioni, comitati, fondazioni, società cooperative ed altri enti di carattere privato, con o senza personalità giuridica, devono possedere affinché possano essere definite "organizzazioni non lucrative di utilità sociale" (Onlus);

in Italia possono ottenere la qualifica di Onlus associazioni che svolgono attività in uno o più settori citati dal medesimo articolo 10 e che perseguono finalità di solidarietà sociale;

tra queste si trovano anche le associazioni cosiddette "animaliste", ovvero le associazioni che perseguono la protezione degli animali, l'affermazione dei loro diritti, la difesa della biodiversità e dell'ambiente ed altri obbiettivi connessi;

all'interrogante risulta che molte associazioni animaliste, in virtù del riconoscimento della qualità di Onlus, partecipano a tavoli e commissioni che elaborano provvedimenti tesi a normare i comportamenti della società civile e collaborano, in diverse sedi e in diversi modi, con le istituzioni;

considerato che:

la Onlus Lega anti vivisezione (LAV), a proposito della revisione della direttiva 24 novembre 1986 n. 86/609/CEE, "Direttiva del Consiglio concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici", ha pubblicato sul proprio sito Internet l'invito a scrivere ai parlamentari europei affinché, in qualità di rappresentante italiano in Europa, supporti "la volontà dei cittadini italiani ed europei dichiaratisi contrari alla sperimentazione animale e di non cedere ai falsi allarmismi delle potenti industrie coinvolte nei test, industrie che professano una riduzione della ricerca in favore di quella estera, nel caso venga aumentata la protezione degli animali utilizzati a fini scientifici";

sul sito Internet della LAV sono riscontrabili le seguenti affermazioni:

1) "la sperimentazione animale (o vivisezione) si pratica soprattutto per inerzia culturale. Spesso chi utilizza animali lo fa perché gli è stato imposto durante il proprio corso di studi come un male necessario, giustificando l'uso di animali con la sua presunta utilità per la salute umana";

2) "i luoghi comuni sull'utilità e la validità della vivisezione, mirati a screditare la mobilitazione animalista, sono numerosi. Si tratta in realtà di affermazioni che non trovano fondamento scientifico. Ecco le affermazioni più significative e il motivo della loro infondatezza. (...) La sperimentazione animale è necessaria. Deve solo essere regolamentata. No. La sperimentazione animale è una pratica crudele e un errore metodologico. Deve essere abolita";

3) a proposito di pellicce, un capo che possiedono almeno 6 milioni e mezzo di donne italiane e che proviene da un comparto che, tra produttori, commercianti, laboratori e strutture di vendita, dà lavoro a decine di migliaia di italiani, questa associazione animalista scrive: "Non interessa a molti chi sono gli animali allevati e uccisi per rubare loro la pelliccia" e ancora "La LAV Italia ha diffuso l'indagine effettuata dalla Humane Society of the United States (HSUS) sul commercio della pelliccia per svelare l'ennesimo segreto dell'industria della pelliccia e mostrare alle donne italiane la vera origine della pelliccia di persiano, invitandole ad orientare i propri acquisti verso capi di abbigliamento che non comportino la sofferenza di milioni di animali"; sullo stesso argomento su altre pagine si legge: "Abbiamo chiesto la chiusura di 50 allevamenti italiani" e ancora "non acquistare o indossare capi di abbigliamento e accessori derivati da pelle e pelliccia (vestiario, borse, scarpe, cinture, portafogli, cinturini per orologi)"; "non acquistare e non indossare capi in pelle o pellicce, ritagli, accessori o capi con inserti di pelliccia. (...) Chiedi ai rivenditori di abbigliamento di non commercializzare più capi con inserti o accessori di pelliccia";

4) riguardo alla categoria dei cacciatori, per quanto consta all'interrogante circa un milione di cittadini italiani che, ogni anno, versano allo Stato un contributo di oltre 200 euro ciascuno per avere il permesso di esercitare la propria passione, che prestano opera di volontariato per numerose amministrazioni e alimentano un indotto fatto di produttori e distributori di armi, attrezzature, accessori, turismo, eccetera, questa associazione animalista scrive: "è una piccola minoranza composta da circa l'1 per cento della popolazione, forte degli interessi economici ed elettorali che ruotano intorno a questa crudele pratica. (...) Benché il numero dei praticanti sia costantemente in diminuzione, il loro impatto è ancora altissimo"; "la caccia non è solo uccisione ingiustificata di animali, è anche fonte di disturbo e di pericolo per le attività umane"; "Il nostro lavoro è indirizzato inoltre alla demolizione dell'immagine di "amanti della natura" che i cacciatori si sono cuciti addosso";

5) a proposito di animali esotici, che interessano l'attività di almeno 4.000 negozi, quasi tutti a conduzione familiare, di un numero elevatissimo di allevatori e di appassionati, oltre a tutte le attività connesse ai prodotti secondari, questa associazione animalista scrive: "Non acquistare animali esotici né in negozio né da allevatori" e "Non consumare e non comprare alimenti derivati da animali o da animali esotici";

6) sull'allevamento, che in Italia dà lavoro a circa un milione di persone, sono pubblicate le seguenti affermazioni: "La fase propriamente agricola degli allevamenti intensivi ha un peso economico limitato"; "La filiera produttiva del latte è un sistema di sfruttamento perfezionato con l'ausilio delle tecnologie e della genetica"; "Il latte è prodotto di una catena di sofferenza"; "ripensa la tua alimentazione e opta per una scelta vegetariana: salverai la vita direttamente a molti animali ogni anno";

7) il sito non risparmia neppure il circo, lo zoo, e il Palio di Siena, incentivando il lettore a non assistere agli spettacoli;

considerato, inoltre, che:

la società è un insieme di individui che condividono fini e comportamenti e si relazionano congiuntamente per costituire un gruppo o una comunità umana;

a parere dell'interrogante l'operato e gli obiettivi delle associazioni animaliste non possono essere considerati "esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale";

considerato, infine, che:

l'Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 81 del 17 giugno 2005, ha precisato che "l'attività svolta dalle associazioni dei consumatori", che difendono soggetti umani, facenti parte della società, "pur costituendo un'attività socialmente rilevante, non è riconducibile nei settori individuati dall'articolo 10 del decreto legislativo n. 460 del 1997, né la stessa attività sembra preordinata, di norma, ad arrecare benefici ai soggetti svantaggiati di cui al secondo comma, lettere a) e b), del medesimo articolo 10"; ovvero, i consumatori, nella loro globalità, non sono soggetti svantaggiati, ma lo sono solo alcuni di loro. Non possono dunque essere destinatari di attività solidaristica tutti i consumatori, se ben esseri umani facenti parte della società, ma solo alcuni di loro: quelli svantaggiati;

nella medesima risoluzione n. 81 del 17 giugno 2005 l'Agenzia delle entrate ricorda che "il Ministero delle Finanze, con circolare n. 168 del 26 giugno 1998, ha precisato che la valutazione della condizione di svantaggio costituisce un giudizio complessivo inteso ad individuare categorie di soggetti in condizioni di obiettivo disagio, connesso a situazioni psico­fisiche particolarmente invalidanti, a situazioni di devianza, di degrado o grave disagio economico-familiare o di emarginazione sociale";

l'articolo 13 del Trattato di Lisbona (ratificato dall'Italia con la legge n. 130 del 2 agosto 2008) stabilisce che: "Nella formulazione e nell'attuazione delle politiche dell'Unione nei settori dell'agricoltura, della pesca, dei trasporti, del mercato interno, della ricerca e sviluppo tecnologico e dello spazio, l'Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti, rispettando nel contempo le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale";

detto Trattato riconosce perciò agli animali di "sentire", ma non di essere parificati agli esseri umani, visto che sancisce il rispetto delle disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale;

le Onlus, anche quelle animaliste, oltre a godere di un regime fiscale agevolato, sono destinatarie delle somme recuperate con le sanzioni pecuniarie previste dall'applicazione degli articoli 3, 7 e 8 della legge 20 luglio 2004, n. 189, recante "Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate",

l'interrogante chiede di sapere:

se risulti che l'attività di protezione degli animali e affermazione dei loro diritti sia riconducibile alle fattispecie individuate dall'articolo 10, lettere a) e b), del decreto legislativo n. 460 del 1997, e quindi preordinata, di norma, ad arrecare benefici ai soggetti svantaggiati di cui al comma 2 del predetto articolo;

se risulti che gli animali possano essere considerati destinatari di attività solidaristica considerato che i consumatori, nella loro globalità, non lo sono;

se risulti che l'attività delle associazioni animaliste sia in armonia con l'articolo 13 del Trattato di Lisbona.

(4-02813)

FILIPPI Marco, DELLA SETA, BONINO, CHITI, DE LUCA, DONAGGIO, FERRANTE, FISTAROL, MAGISTRELLI, MAZZUCONI, MOLINARI, MORRI, PAPANIA, RANUCCI, SIRCANA, VIMERCATI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

nel comune di Caronia (Messina), il 1° marzo 2010 si è verificato un grosso movimento franoso a monte del centro urbano che ha causato l'immediata chiusura della scuola media del paese e l'evacuazione di numerosi cittadini;

la portata del movimento franoso e le tipologie di danni provocati sono del tutto assimilabili alla frana che ha interessato il vicino comune di San Fratello, il 14 febbraio, dove circa 2.000 cittadini hanno abbandonato le loro case e 1.300 persone sono state costrette a trasferirsi, dopo l'ordinanza di sgombero emessa dal sindaco, e 700 persone hanno preferito spontaneamente allontanarsi dai luoghi della frana;

nell'ottobre 2009, nel comune di Scaletta Zanclea e nella vicina frazione di Giampilieri nel comune di Messina, ed in altre località della provincia messinese, vi erano stati 31 morti, a seguito di frane e smottamenti provocati da una forte alluvione;

la situazione della provincia di Messina si conferma, pertanto, più pericolosa rispetto alla media nazionale: in Italia, il 70 per cento dei comuni è a rischio idrogeologico e, tra questi, 1.700 sono a rischio frana, 1.285 a rischio di alluvione e 2.596 sono a rischio per entrambe le calamità;

il fenomeno del dissesto geologico interessa in modo preoccupante anche la regione Calabria dove il 16 febbraio 2010, nei pressi del comune di Maierato (Vibo Valentia) un intero costone della montagna è franato, mettendo in pericolo numerose abitazioni. Per ovvie ragioni di sicurezza la Prefettura ha deciso lo sgombero totale dell'abitato di Maierato, paese di 2.300 abitanti;

la Sicilia e la Calabria sono regioni molto fragili che si stanno lentamente sbriciolando: paesi, città e infrastrutture di queste regioni, ridotte a brandelli, che si intende unire con un grande, colossale e faraonico ponte;

a seguito di accertamenti della Protezione civile, gran parte dei comuni della Calabria e della provincia di Messina sono a rischio frane, e tale situazione è in gran parte dei casi frutto dell'uso irresponsabile del territorio, dell'eccessiva cementificazione e dell'abusivismo;

rilevato che:

la grave situazione di dissesto idrogeologico del Paese chiama in causa le responsabilità del Governo, che nel corso degli ultimi anni ha fortemente sottovalutato le politiche di salvaguardia dell'ambiente, riducendo progressivamente gli interventi e le risorse per messe a disposizione per la prevenzione del rischio idrogeologico;

in Senato, nel corso dell'esame della manovra finanziaria per il 2010, i senatori del Partito democratico hanno più volte sollevato il problema del dissesto idrogeologico del Paese proponendo una serie di emendamenti mirati al finanziamento e all'avvio di interventi vari per la riduzione del pericolo idrogeologico e sismico in Italia , con priorità nelle aree a più alto rischio ed in particolare nel territorio messinese;

i suddetti emendamenti hanno trovato la contrarietà, a giudizio degli interroganti inopinatamente, del Governo e della maggioranza che, evidentemente, non ha ritenuto opportuno dedicare alla questione il giusto rilievo e rispondere con adeguate soluzioni al problema;

a conferma dell'atteggiamento, ad opinione degli interroganti irresponsabile, del Governo, la manovra di bilancio per l'anno 2010 ha decurtato al Dicastero delle infrastrutture e trasporti consistenti risorse, stimate nell'ordine di circa 3.300 milioni di euro sull'assestato 2009;

al contrario si è preferito insistere, a giudizio degli interroganti con caparbia ostinazione, con l'incremento di ulteriori risorse per il ponte sullo stretto di Messina, fino a raggiungere la ragguardevole cifra di 2.500 milioni di euro, completando così la prevista quota di partecipazione pubblica;

il 4 febbraio 2010, il ministro Matteoli, in sede di svolgimento di interrogazioni a risposta immediata in Senato sulla fattibilità del ponte, formulate anche alla luce degli elementi di forte criticità espressi dalla magistratura contabile nella relazione concernente gli esiti dei finanziamenti per il ponte sullo stretto di Messina, approvata dalla Corte dei conti in data 15 dicembre 2009, non ha spiegato come la realizzazione dell'opera possa avere l'integrale copertura finanziaria, visto che i due terzi dell'importo stimato sono da recuperare con finanza di progetto fino ad un ammontare di oltre 6 miliardi di euro, senza quindi spiegare l'effettiva bancabilità del finanziamento;

a giudizio degli interroganti, tali atteggiamenti sollevano, pertanto, forti responsabilità a carico della politica di gestione del territorio e dell'ambiente del Governo ormai limitata soltanto alla gestione delle emergenze,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda stanziare, entro brevi termini, le risorse necessarie ed immediatamente spendibili per scongiurare, tramite attività di messa in sicurezza dei territori più a rischio, il ripetersi delle recenti tragedie provocate dal dissesto idrogeologico in Sicilia e in Calabria e, più in generale, nel territorio nazionale;

se ritenga opportuno che la costruzione del ponte sullo stretto di Messina possa avere la precedenza sugli interventi di messa in sicurezza del territorio messinese e, più in generale, delle aree a rischio idrogeologico della Sicilia e della Calabria, assorbendo peraltro le già scarse risorse disponibili;

se, anche in ragione dell'approvazione con riserva da parte della Corte dei conti del piano economico-finanziario, non reputi più appropriato congelare l'iniziativa di realizzare il ponte sullo stretto di Messina;

se non ritenga prioritario costruire quelle opere infrastrutturali che si trovano ancora in condizioni particolarmente carenti, come il tratto autostradale Salerno-Reggio Calabria e Palermo-Messina, oltre alle preliminari opere di consolidamento e di ripristino delle condizioni ambientali che hanno determinato e stanno determinando l'imponente dissesto idrogeologico;

quale sia la valutazione del Ministro delle infrastrutture e trasporti in ragione dell'accordo stipulato tra il general contractor ed Eurolink circa la restituzione dell'intero ribasso offerto che trasferirebbe sulla controparte pubblica l'onere del rischio dell'opera;

a quanto ammontino ad oggi le risorse effettivamente stanziate per la realizzazione delle suddette opere infrastrutturali necessarie;

se si intenda rendere noti, in dettaglio, gli impieghi e le destinazioni delle risorse fino ad oggi spese.

(4-02814)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

secondo quanto riportato dal quotidiano "la Repubblica" del 4 marzo 2010, in un articolo firmato da Ettore Livini, intitolato: "Palenzona interviene per salvare Norman 95", con all'occhiello: "Pronta l'offerta di Concilium con Farina, Crt e Cassa Alessandria", il vice presidente Unicredit muove le fondazioni per evitare il crac della società immobiliare;

la cordata di Fabrizio Palenzona interviene per salvare la Norman 95, di cui Palenzona stesso è stato vice-presidente dal 2001 al 2008 in rappresentanza del socio fondazione Cassa Alessandria, per consentire al gruppo di pagare i debiti con le banche;

la Norman 95, società immobiliare guidata da Massimo Cimatti, finita in liquidazione con un debito di 200 milioni di euro, potrebbe finire a Concilium, una newco al cui vertice c'è Alessandro Farina, ma che dovrebbe vedere come soci la Cassa di Alessandria e Orione investimenti, controllata da fondazione Crt di cui Palenzona è plenipotenziario;

il tribunale fallimentare di Milano dovrà dare oggi il verdetto definitivo sul progetto di concordato arrivato da qualche settimana sul tavolo dei giudici;

la Concilium, come confermano Daniela Pedroni Cola e Marika Gasparetto, legali dei dipendenti, avrebbe provveduto il 3 marzo 2010 a pagare gli stipendi arretrati dei 15 lavoratori rimasti in azienda, la condizione posta dal tribunale per evitare il fallimento. Conseguentemente se arriverà il via libera dai giudici la newco, una scatola vuota girata a Farina e soci da Gregorio Gitti, vicino a Cassa Alessandria nell'operazione, provvederà in tempi brevi a presentare il piano per un concordato preventivo;

sotto il cappello della Norman 95, oltre ai debiti, ci sono oggi i progetti di sviluppo di Sansicario, cinque piani a reddito del Wtc a Bruxelles, iniziative immobiliari a Milano, cespiti alberghieri e tre controllate: Sofie (partecipata al 42 per cento da fondazione Cassa Alessandria) specializzata nella valorizzazione di iniziative immobiliari, la Ream, una Sgr che nel capitale, oltre a Norman 95 e Alessandria, ha anche la fondazione Cassa Asti, e Gladstone, la holding cui sono affidati i piani di sviluppo sulla località sciistica piemontese messa in liquidazione da Concilium e Norman 95 per salvare la controllante;

la proposta della cordata Farina-Palenzona dovrà mettere a punto anche un piano di rientro per i creditori della Norman 95, in primis Unicredit, di cui l'onnipresente Palenzona è vice-presidente, esposto per 57 milioni seguito da Intesa San Paolo (45 milioni di euro) ed Ubi banca (23 milioni di euro);

considerato che la cordata di Fabrizio Palenzona prova a salvare l'ex società di Palenzona, per consentirle di pagare, almeno in parte, i debiti contratti con la banca vice-presieduta da Palenzona,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto descritto in premessa;

se Unicredit, Intesa San Paolo ed Ubi banca, esposte con la società del vice presidente di Unicredit Palenzona con 125 milioni di euro, abbiano richiesto le stesse garanzie che in genere vengono richieste per erogare gli affidamenti ai comuni cittadini ed alle piccole e medie imprese che non possono vantare "santi in paradiso";

se le banche suddette, che assieme alle altre del "sistema", dopo aver contribuito ad azionare una delle più gravi crisi economiche del primo dopoguerra, stanno attuando un'odiosa restrizione del credito per le piccole e medie imprese, non abbiano erogato affidamenti incauti ad un loro sodale come il dottor Palenzona, le cui eventuali sofferenze vengono poi messe a carico della clientela, con tassi, costi e condizioni di credito più elevati;

quante siano le posizioni analoghe a quelle descritte da Livini nel sistema bancario e se il Governo, a fronte di un palese conflitto di interesse da parte di banchieri che si erogano allegre elargizioni di fidi per i loro particolari interessi, non intenda intervenire con urgenza, nelle sedi opportune, vietando con apposite norme che le banche possano erogare finanziamenti agli stessi amministratori, manager o sindaci che abbiano rapporti di dipendenza con le stesse, configurando interessi privati in atti d'ufficio e palesi violazioni alle norme di prudente gestione del credito e risparmio al fine di evitare di mettere a repentaglio il sudato risparmio della clientela.

(4-02815)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

secondo il quotidiano "Wall Street Journal" le più grandi banche americane e i più grandi hedge funds, fondi d'investimento ad alto rischio, hanno sferrato un massiccio attacco all'euro, persuasi che da 1,51 dollari, cambio registrato nel dicembre 2009, si raggiungerà la parità con il biglietto verde, a causa del debito della Grecia e di altri Paesi europei come il Portogallo, l'Irlanda e la Spagna;

il "Wall Street Journal" riporta importanti indiscrezioni raccolte durante un esclusivo incontro quando una banca di investimenti ha riunito a Manhattan il Soros Fund managment, la Sac capital advisors e altre star di Wall Street asserendo che il dissesto della Grecia è inevitabile, che l'euro crollerà e che i CDS, o Credit defaults swaps, frutteranno guadagni enormi;

l'euro, che veniva scambiato a 1,51 dollari nel mese di dicembre 2009, è sceso attualmente 1,355 e le recenti crisi dei debiti sovrani europei ne accentuano la caduta;

secondo il quotidiano newyorkese i vertici degli hedge funds avrebbero deciso di concordare una serie di mosse per speculare al ribasso sulla moneta unica, mettendo così ancora più sotto pressione l'Europa alle prese con i rischi di un default greco;

in particolare questi colossi finanziari, svela il "Wall street Journal", stanno accumulando CDS, i titoli assicurativi contro la bancarotta della Grecia, che in un anno sono passati da circa 40 a circa 85 miliardi di dollari, e in minor misura contro la bancarotta dei suoi compagni;

come commenta il "Wall Street Journal" è impossibile calcolare l'effetto di queste scommesse, ma esse hanno aggravato l'assedio dell'euro, e quindi dell'Unione europea, a cui spetta il compito di risolvere la crisi del debito greco per evitare il peggio;

la prova che il quotidiano porta a supporto del suo scoop è il livello record di contratti futures ribassisti sulla moneta unica, che garantiscono un premio in caso la valuta scenda oltre una certa soglia, acquistati a partire dalla settimana successiva al suddetto incontro: circa 60.000 secondo dati Morgan Stanley. Si tratta del livello più alto dal 1999;

l'operazione ha suscitato l'allarme della Banca centrale americana, la Federal reserve, che ha annunciato di avere aperto un'inchiesta sulle banche e sugli hedge funds di Wall street per due motivi: perché negli ultimi anni la banca e gli hedge funds hanno aiutato la Grecia a nascondere il suo debito e perché scommettono sulla sua bancarotta, un potenziale caso di conflitto di interessi;

l'iniziativa del governatore Bernanke è senza precedenti, e l'inchiesta verrà affidata alla SEC, la Commissione di controllo della Borsa;

i CDS, che fanno parte dei derivati, sono strumenti finanziari che dopo la catastrofe del 2008 dovevano essere regolamentati, ma che non lo sono ancora stati;

considerato che:

la tragedia dei mutui subprime e la Lehman Brothers nel crack del 2008 avvenne perché, proprio mentre li finanziavano, le banche e gli hedge funds comprarono i titoli assicurativi contro la loro bancarotta, intascando miliardi di dollari al loro crollo;

i colossi del Sac Capital Advisors e il Soros Fund Management sarebbero in prima fila nello sviluppo di questa azione che rappresenta la massima speculazione monetaria, da quella del 1992 contro la sterlina inglese, che fruttò a George Soros, il mago delle valute, e ai suoi pari oltre un miliardo di dollari;

la previsione della parità tra le valute americana e europea è un'occasione unica per gli investitori per realizzare enormi profitti. Il gioco al ribasso dei trader segnala una tendenza e se tutti gli investitori seguono questa dinamica il rischio diventa alto perché la convergenza speculativa su un'unica valuta può addirittura affossarla a dispetto di fondamentali economici sostanzialmente sani;

l'attacco alla moneta unica europea sembra rientrare in un disegno globale del grande capitalismo americano aggredendo la credibilità dei Paesi deboli,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

quali iniziative urgenti intenda assumere il Governo per di farsi promotore di iniziative presso l'Unione europea al fine di regolamentare seriamente il mercato dei derivati per porre fine alla manipolazione e destabilizzazione dei mercati considerato che ormai le banche si sono trasformate in hedge funds e vivono, a livello di utili, con un'operatività dissennata e parassita secondo cui occorre fare utili, non importa come, dove e a spese di chi.

(4-02816)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'articolo de "Il Fatto Quotidiano" del 28 febbraio 2010 ricostruisce la scalata del fondatore di Fastweb Silvio Scaglia, attualmente alle prese con un grande scandalo ed un'inchiesta giudiziaria per frode fiscale e riciclaggio, e Francesco Micheli, finanziere noto per scalata Bi-Invest a MiTo, quando tra il 1999 e il 2000 si lanciano nel business della banda larga con il Comune di Milano;

nel 1999 a Milano c'è già un'azienda che senza tanti clamori mediatici ha cominciato a cablare la città. Si chiama Citytel, è una società pubblica, interamente controllata da Aem;

nello stesso anno Silvio Scaglia e Francesco Micheli fondano la società e.Biscom e grazie ai buoni rapporti con gli uomini al vertice del Comune di Milano, con la promessa di diventare "partner tecnologico" del Comune, cablando così, tutta la città conquistano il sindaco Gabriele Albertini, il suo capo di gabinetto, Aldo Scarselli, il city manager, Stefano Parisi, e persuadono il presidente di Aem, Giuliano Zuccoli, stringendo, inoltre, rapporti speciali con un assessore, Sergio Scalpelli;

la Aem, società elettrica sotto il controllo del sindaco Gabriele Albertini, aveva messo a disposizione della e.Biscom i cavidotti sotto le strade della città, necessari a "tirare" la fibra ottica e portare nelle case dei cittadini all'avanguardia l'Internet veloce, allora agli albori;

come si legge nell'articolo, «la "stangata" prende la forma di un complesso accordo tra i e.Biscom e il Comune di Milano. Si formano due società miste: la prima è Metroweb, trasformazione di Citytel, che dovrà posare i cavi; la seconda si chiamerà Fastweb e venderà i servizi sulla rete. Scaglia e Micheli sono minoranza in Metroweb (67 per cento Aem, 33 per cento e.Biscom), ma maggioranza in Fastweb (60 per cento e.Biscom, 40 per cento Aem). (...) Scarselli diventa presidente di Metroweb, Zuccoli di Fastweb, Scaglia amministratore delegato di entrambe. L'investimento di Scaglia e Micheli è, tutto sommato, modesto: versano 17 miliardi di lire in Metroweb (per il 33 per cento) e 18 in Fastweb (per il 60). Totale: poco più di 35 miliardi. (...) Intanto e.Biscom, che in pancia di significativo ha solo le partecipazioni in Metroweb e Fastweb, cresce fino a valere (...) ben 12.000 miliardi. "Il colpo del secolo", scrive Massimo Mucchetti. Anche perché nella primavera del 2000 i due la quotano in Borsa. Non quotano Fastweb (la società mista), ma la loro creatura e.Biscom»;

con la vendita delle azioni a 160 euro l'una e due milioni e mezzo di richieste, con sorteggio per determinare i 114.000 assegnatari, «Scaglia e Micheli hanno le liquidità da investire nel business che hanno promesso: rete a fibra ottica, per telefonia, tv e Internet ad alta velocità, direttamente a casa»;

si legge ancora nell'articolo «Negli stessi anni la spagnola Telefonica fa un accordo con Acea, la società del Comune di Roma omologa di Aem. Ma paga ben di più, una settantina di miliardi, per una quota di minoranza (il 49 per cento) della joint venture per la gestione della rete»;

conseguentemente, a Milano, all'interno del Consiglio comunale c'è chi lamenta che non ci sia stata la congrua valutazione sul know how e la presenza di Aem;

sempre nello stesso articolo si afferma che successivamente «Nel 2003, Fastweb viene acquistata tutta da e.Biscom, Metroweb tutta da Aem. I debiti al pubblico, i soldi al privato. Non solo: a pagare lo scambio è di fatto Aem, che sgancia 37 milioni di euro a Scaglia e Micheli per avere Metroweb e poi versa loro altri 240 milioni, sottoscrivendo un prestito obbligazionario convertibile in azioni e.Biscom»; a quel punto Scaglia e Micheli prendono i 277 milioni incassati «e li girano a Aem per impadronirsi di Fastweb, che poi fondano con e.Biscom. Negli anni seguenti, anche Metroweb, che nuota nei debiti, viene venduta: nel 2006, dal nuovo sindaco, Letizia Moratti. Sottoprezzo, a una strana società lussemburghese, la Stirling, che poi si scoprirà molto vicina agli uomini Fastweb»;

ancora, «Fastweb intanto cresce e guadagna. Oggi ha una rete in fibra ottica di nuova generazione che supera i 27.000 chilometri e nel 2008 ha dichiarato ricavi per 1.708 milioni di euro»; nel 2007 la Swisscom acquisiva ancora, «Fastweb e Scaglia faceva cassa, vendendo a 47 euro azioni che oggi ne valgono 13»;

considerato che:

sempre nel citato articolo si apprende che il caldeggiato progetto innovativo Scaglia-Micheli, sbarcato in borsa nel pieno della bolla "new economy", ha finito per arricchire tutti i protagonisti (Parisi dopo un passaggio in Confindustria nel 2004 diventa amministratore delegato e direttore generale di Fastweb e l'assessore Scalpelli nel 2001 diventa direttore delle relazioni esterne di Fastweb) tranne l'Aem, rientrata miseramente in possesso dell'infrastruttura quando il progetto della fibra venne soppiantato dalla più semplice e meno costosa Adsl;

l'interrogante ritiene che la Consob non abbia fatto tutto quanto è di sua competenza per assicurare ai risparmiatori tutte le informazioni necessarie, per effettuare e gestire i loro investimenti in modo consapevole, per controllare l'attendibilità delle informazioni fornite al mercato, per accertare se vi fosse trasparenza e correttezza nei comportamenti delle società quotate in borsa,

si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza dei motivi per cui la Consob, autorità di controllo preposta, non sia intervenuta presso l'azienda richiedendo trasparenza societaria e dei piani industriali, prima del precipitare della situazione.

(4-02817)