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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 345 del 03/03/2010


Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1167-B (ore 19,55)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 49, corrispondente all'articolo 51 del testo approvato dal Senato, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

CASTRO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 49.

VIESPOLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 49.1, presentato dal senatore Roilo e da altri senatori, fino alle parole «il comma 2».

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 49.1 e l'emendamento 49.2.

Metto ai voti l'emendamento 49.3, presentato dalla senatrice Ghedini e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 49.4, presentato dal senatore Passoni e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'articolo 49.

È approvato.

Ricordo che l'articolo 50 è identico all'articolo 52 del testo approvato dal Senato.

Passiamo alla votazione finale.

Onorevoli colleghi, la Presidenza propone che gli interventi in dichiarazione di voto finale, anziché di dieci minuti, siano di 6-7 minuti ciascuno, visto che sono quasi le ore 20 e dobbiamo concludere entro le 20,30, fermo restando che possiamo sforare l'orario prestabilito avendone dato l'assenso i Capigruppo, ma credo sia più giusto attenersi all'orario fissato in precedenza.

Se non si fanno obiezioni, così resta stabilito. (Brusìo).

La condizione però è che ci sia silenzio e che si consenta ai colleghi di intervenire, altrimenti se si è costretti a sospendere la seduta si perde ulteriore tempo e i minuti per ogni intervento poi diventano più di dieci.

PETERLINI (UDC-SVP-IS-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETERLINI (UDC-SVP-IS-Aut). Signor Presidente, il testo del presente disegno di legge ci ha consentito di approdare a soluzioni condivisibili su diversi temi, anche per la disponibilità da parte della maggioranza e del Governo. Altri aspetti rimangono critici. Quella che stiamo affrontando oggi è una battaglia di civiltà - una civiltà che nel dibattito è sembrata quasi sparire - al fine di riconoscere finalmente a tutti quei lavoratori esposti ad attività faticose e usuranti un trattamento migliore e dunque poter accedere alla pensione in maniera anticipata, considerata la peculiarità dei lavori e il rischio per la salute di questi ultimi. Di fatto, ci troviamo di fronte ad un provvedimento che risale ormai al 2007.

Non siamo invece d'accordo sulla complessità del provvedimento, che contiene tematiche che avrebbero potuto essere trattate in altra sede e che è stato trasformato praticamente in una legge omnibus. Le deleghe richieste da parte del Governo rappresentano interventi a macchia di leopardo e sappiamo, che purtroppo dalla prima lettura, che risale a due anni fa, fino ad oggi, le problematiche del nostro Paese a livello di precariato non sono diminuite ma aumentate. L'occupazione è peggiorata gravemente, viviamo un momento di crisi; sarebbe pertanto urgente e necessario che le misure sugli ammortizzatori sociali fossero attuate con urgenza e non con questa dilatazione di termini che purtroppo abbiamo approvato nell'articolato.

Sono state approvate alcune proposte parlamentari che apprezziamo, quali il ripristino della gratuità per i processi sul lavoro e le norme per i Vigili del fuoco. In merito a queste ultime vorrei appellarmi al Governo affinché tenga conto della peculiarità della Provincia di Bolzano, che non dispone dei Vigili del fuoco nazionali, il cui servizio è gestito nell'ambito dell'autonomia regionale, in questo caso delegata alle Province autonome, e non vorrei che questi rimanessero fuori dalle provvidenze previste, che naturalmente esulano dalla nostra competenza.

Il lavoro che è stato svolto nei vari passaggi parlamentari ha migliorato in vari aspetti il disegno di legge, soprattutto per quanto riguarda la Commissione per la vigilanza e il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive. Criticità rimangono all'articolo 4 che reca disposizioni in materia di sanzioni relative all'utilizzo di lavoro irregolare. Qui la situazione è analoga a quella del codice della strada: non si migliora la situazione solo inasprendo le sanzioni. La burocrazia va a danno delle piccole e medie imprese. Noi chiederemo mirati controlli dove è noto che esistono fenomeni di capolarato e lavoro clandestino (abbiamo visto il caso di Rosarno, dove molti sono stati zitti anche per anni). Pertanto, penso che misure chi controllo mirate siano meglio che un peso burocratico e sanzioni su tutte le aziende italiane, piccole e medie, che stanno soffrendo questo momento di crisi.

Sulla questione delle trattative sindacali forse si sarebbe dovuto discutere un po' di più. Sono d'accordo che non si debba abbassare il limite della protezione dei lavoratori, ma devo anche dire che se questo limite venisse garantito da una barra minima di contrattazione nazionale ciò non sarebbe male, anzi potrebbe fare molto bene se a ciò si aggiungesse, non in pejus ma in melius, una contrattazione anche a livello territoriale regionale. Faccio l'esempio, come esperienza di cui si potrebbe fare tesoro, dei nostri contratti collettivi territoriali, che abbiamo usato (l'ex ministro senatore Treu lo sa perché ci ha dato una mano) nell'ambito della previdenza complementare, dove siamo riusciti a costruire un modello veramente di avanguardia e anche di esempio a livello europeo.

Critiche sono state mosse all'articolo 5, da cui emerge una concezione negativa e lesiva della pubblica amministrazione, che risulterebbe incapace di assolvere a determinati obblighi di comunicazione in tempi certi; il ministro Brunetta ha ragione a dire che ci sono mele marce, ma ci sono anche tanti che si impegnano.

Abbiamo ritenuto fortemente discutibile l'articolo 7 recante modifiche alla disciplina sull'orario di lavoro, dal momento che introduce nell'ordinamento un principio potenzialmente pericoloso in materia di rappresentatività sindacale territoriale che, ammettendo ampie deroghe al contratto nazionale, potrebbe favorire la nascita di associazioni di comodo, pregiudizievoli dei diritti dei lavoratori, nonché il proliferare di dumping sociale.

Fortemente critici siamo per ciò che riguarda le tematiche contenute nell'articolo 10 relativo all'istruzione universitaria ad ordinamento speciale. Contestiamo in maniera radicale il metodo e il merito del provvedimento. Non si capisce per quale ragione in un provvedimento che riguarda il lavoro, in particolare i lavori usuranti, improvvisamente si inserisca una norma a riguardo. Le università devono essere messe nelle condizioni di parità, devono poter erogare servizi e sviluppare una ricerca ed una attività didattica degne di questo nome.

Per quanto riguarda l'articolo 20 avremmo gradito una valutazione più attenta, dal momento che la norma introdotta incide sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e pertanto necessita di una più attenta ponderazione.

In merito all'articolo 22, rileviamo l'eccessiva confusione e la disorganicità degli interventi da parte del Governo in materia previdenziale. Si è determinata una grande incertezza per i dipendenti pubblici sull'anzianità, anagrafica e contributiva, e sul loro collocamento a riposo su base volontaria o coatta. Quest'ultimo aspetto è grave in quanto la permanenza a servizio del lavoratore è fatta dipendere dall'incondizionata discrezionalità dell'amministrazione di appartenenza.

Manifestiamo invece apprezzamento per quanto introdotto nell'articolo 27 al fine di armonizzare il sistema di tutela previdenziale e assistenziale applicato al personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e al personale volontario del medesimo Corpo. Avevo già chiesto al sottosegretario Viespoli di fare attenzione a questo aspetto. Lo ripeto: nella regione Trentino-Alto Adige non esiste il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, ma il servizio è gestito a livello regionale con delega alle Province e con i volontari. Per questo spero che i lavoratori non siano esclusi dai provvedimenti previdenziali che esulano dalla nostra competenza.

In merito all' articolo 31, pur rilevando gravi elementi di criticità manifestiamo apprezzamento per quanto di positivo è stato introdotto nel corso dell' esame. Riteniamo che la conciliazione rappresenti un istituto tradizionalmente finalizzato alla deflazione del contenzioso e alla rapida ed efficace soluzione delle controversie e non potevano essere escluse da tale ruolo categorie importanti, come quella dei consulenti del lavoro. Rileviamo ancora un insufficiente sforzo da parte del Governo e della maggioranza a migliorare il testo secondo alcune indicazione che avevamo puntualmente portato avanti.

In merito agli articoli relativi ai tempi per il varo dei decreti delegati sulla riforma degli ammortizzatori sociali, i servizi per l'impiego e gli incentivi all'occupazione avremmo preferito una riduzione dei tempi, perché giudichiamo urgente intervenire su questi temi.

Volevo aggiungere una considerazione relativamente a quello che è stato definito l'abbassamento dell'età minima scolastica. Anche in questo caso, invece di polemizzare, si sarebbe potuto fare tesoro delle esperienze della Provincia di Bolzano (perché se si tratta di un abbassamento secco, nel senso che si comincia a lavorare un anno prima, siamo al di fuori delle misure europee e fuori dal mondo). Avremmo dovuto fare tesoro di quello che abbiamo fatto in provincia di Bolzano. Per questo mi sono rammaricato per la reiezione dell' ordine del giorno G48.100 del senatore Rusconi che conteneva un accenno a quanto sto dicendo. Infatti, se l'educazione professionale, anche combinata con il lavoro, è effettivamente parte dell'educazione, come è stato già riconosciuto dal Governo Prodi per la Provincia di Bolzano attraverso un mio emendamento, allora le cose sono diverse. In pratica, la scuola professionale in Provincia di Bolzano - grazie al Governo e alla riforma Gelmini dove siamo riusciti a presentare in Senato un emendamento in tal senso - può essere coronata con una maturità di Stato. Ciò significa che è una vera educazione professionale che può sostituire la scuola. Altrimenti, ha ragione il senatore Baldassarri che dice che è inutile mandare i ragazzi alle scuole superiori per poi bocciarli due volte, o anche solo una, e poi mandarli alle scuole professionali.

Questo è il punto: questa nuova combinazione di lavoro e scuola, come dice l'ordine del giorno purtroppo respinto, dovrebbe prevedere un adeguato numero di ore di formazione e un adeguato percorso professionale che sia effettivamente qualificante.

Concludendo, il provvedimento in esame appare lontano da quegli obiettivi di risanamento economico, produttivo e sociale che qualsiasi governo riformatore si dovrebbe prefiggere. Il testo proposto non sembra garantire maggiori tutele nei confronti dei soggetti più deboli della società, né appronta strumenti adeguati per lottare contro le disuguaglianze nel mercato del lavoro. Le misure di contrasto al lavoro sommerso suscitano delle perplessità perché non sono esaustive e non risolvono adeguatamente il problema, dal momento che non si può pretendere di arginarlo aumentando con ogni provvedimento le sanzioni amministrative e gli obblighi burocratici per il datore di lavoro.

Alla luce di tali considerazioni, considerati gli aspetti positivi che abbiamo sottolineato, soprattutto il fatto che si tiene finalmente conto dei lavori usuranti, e le criticità che abbiamo evidenziato, il Gruppo UDC, SVP, Io Sud e Autonomie si asterrà dalla votazione. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-IS-Aut).

CARLINO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Signor Presidente, colleghi, ci è stato spiegato più volte che il provvedimento che andremo tra breve a votare costituirebbe un semplice e «liberale» passo indietro dello Stato nella logica di un incontro libero tra le forze del lavoro nell'ambito del mercato.

Il diritto del lavoro, sin dalla sua nascita, si è basato sul riconoscimento che nel rapporto tra lavoratore e datore di lavoro, i due soggetti non possono essere considerati sullo stesso piano perché, oggettivamente, il lavoratore costituisce, rispetto all'impresa, una parte debole e dunque meritevole di maggiore tutela.

Al contrario, come abbiamo già avuto occasione di rilevare più volte, siamo in presenza di un provvedimento il cui quadro normativo risulta totalmente sbilanciato a favore del soggetto già di per se forte, cioè l'azienda. Naturalmente tutto ciò rientra coerentemente all'interno di un disegno complessivo portato avanti dal Governo sui temi del lavoro.

Anche in questo caso, la maggioranza sembra muoversi su due direttrici ben precise: demolizione delle garanzie dei lavoratori e smantellamento del cosiddetto Protocollo sul Welfare del 2007.

L'opera di demolizione delle garanzie già esistenti per i lavoratori è qui, come in altri provvedimenti, attuata attraverso l'inserimento di norme che, pur non intervenendo direttamente sulle garanzie in questione, ne intaccano l'efficacia creando spazi normativi per un loro agevole aggiramento.

Nel novero di queste ultime norme rientrano sicuramente, ad esempio, le previsioni di cui agli articoli 5 e 7 nonché le modifiche al codice di procedura civile contenute nel famigerato articolo 31.

L'articolo 5 riguarda le cosiddette misure contro il lavoro sommerso. Tuttavia, ciò che si comprende, anche da una rapida lettura, è che tra la rubrica e il testo della norma non si riscontra alcuna connessione. Anzitutto, non si comprende perché, visto che l'obiettivo dovrebbe essere contrastare meglio il fenomeno del lavoro sommerso, si ritenga utile stabilire una riduzione delle sanzioni a carico dei datori di lavoro che assumono in maniera irregolare. Assolutamente incomprensibile è la previsione in base alla quale non si applicano le sanzioni collegate alle irregolarità contributive «qualora si evidenzi comunque la volontà di non occultare il rapporto di lavoro». Vorrei sapere se qualcuno, sinceramente, è in grado di spiegare come si dovrebbe applicare nella pratica una simile formulazione. Sempre a proposito di lavoro sommerso, si prevede inoltre la possibilità di posticipare la comunicazione dei dati del lavoratore sia per il settore turistico (già di per se costantemente interessato da abusi) sia addirittura per il settore del pubblico impiego.

Quanto all'articolo 31, esso introduce un vero e proprio arbitrato obbligatorio a pagamento nelle controversie di lavoro. Innovando quanto finora disposto dal codice di procedura civile, si stabilisce che il lodo arbitrale sia impugnabile di fronte alla corte d'appello solo ove ciò sia stato previsto nel mandato per la risoluzione arbitrale della controversia. Questo appare particolarmente grave se letto in combinato disposto con la previsione dell'obbligatorietà dell'arbitrato. Quest'ultimo, infatti, impedisce alle parti (o meglio, al lavoratore) di adire il giudice in primo grado se non è esplicitamente ed espressamente previsto nella clausola compromissoria che il lodo sia impugnabile. Si tratta pertanto di una scelta che va fatta sempre ex ante, al momento della sottoscrizione del contratto di lavoro; soprattutto, manca un obbligo, per chiunque, di comunicare al lavoratore che, se vuole conservare la chance di rivolgersi alla magistratura, deve scriverlo nero su bianco prima.

Veniamo ora alla seconda direttrice dell'azione del provvedimento in esame, cioè alla demolizione delle innovazioni conseguite con il Protocollo sul Welfare. Qui l'orientamento che sembra delinearsi è invece un puro e semplice ritorno a quanto previsto dal testo originario del decreto legislativo n. 276 del 2003. Abbiamo più volte sottolineato la gravità della decisione di reintrodurre lo staff leasing, cancellato con la concorde volontà di tutte le parti sociali nella legislatura precedente. Ora ci troviamo davanti ad una norma sull'apprendistato della cui insensatezza e potenziale dannosità per i giovani e per il loro ingresso nel mondo del lavoro abbiamo già ampiamente parlato. Riteniamo superfluo ritornarvi diffusamente, ma non altrettanto superfluo ribadire la nostra ferma contrarietà ad essa.

Resta poi il nodo fondamentale, anche questo già segnalato all'inizio e sul quale abbiamo cercato con i nostri interventi emendativi di apportare quanto più possibile dei miglioramenti, delle deleghe al Governo in materia di lavori usuranti e di ammortizzatori sociali. Per quel che riguarda i primi, purtroppo restano tutti gli aspetti negativi che abbiamo cercato di segnalare nel corso del dibattito. In particolare, ribadiamo le nostre perplessità circa le modalità previste per il riconoscimento dei trattamenti pensionistici e i meccanismi di priorità per la liquidazione degli stessi. Ancora più grave è invece la decisione della maggioranza di confermare il rinvio di altri due anni dell'esercizio della delega degli ammortizzatori sociali. Tale decisione risulta insensata alla luce dei dati forniti dall'ISTAT, che hanno rilevato come il tasso di disoccupazione sia in continua crescita e a gennaio abbia raggiunto l'8,6 per cento. Sempre nel mese di gennaio, il numero delle persone in cerca di occupazione risulterebbe pari a oltre 2 milioni, in crescita del 20 per cento rispetto a gennaio 2009.

In questo momento, un provvedimento sul lavoro di questa portata avrebbe potuto costituire un'occasione per approvare norme volte a risolvere davvero i problemi del mondo del lavoro. Dobbiamo invece constatare che, nonostante si stiano avverando le più fosche previsioni riguardo alla situazione occupazionale del nostro Paese, il Governo e la maggioranza non sembrano intenzionati a risolvere i problemi veri che milioni di lavoratori stanno vivendo sulla propria pelle. Non vorremmo che a pagare i costi della crisi siano sempre e solo i più deboli, ossia i lavoratori. Per queste ragioni, il voto del Gruppo Italia dei Valori non potrà che essere negativo. (Applausi dal Gruppo IdV).

Signor Presidente, consegno il testo integrale del mio intervento affinché venga allegato al Resoconto della seduta.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

Siccome abbiamo deciso comunemente di stringere i tempi per le dichiarazioni di voto finale, i colleghi possono consegnare la parte dell'intervento che non riescono a svolgere per allegarla al Resoconto della seduta.

VALLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALLI (LNP). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi senatori, i motivi per cui sosteniamo e condividiamo il provvedimento in esame sono stati ampiamente illustrati dal mio Gruppo in sede di prima lettura e dalla collega Maraventano in sede di discussione generale.

Dichiaro dunque il voto favorevole del Gruppo Lega Nord al disegno di legge in esame e consegno il testo del mio intervento. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

*ICHINO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ICHINO (PD). Signor Presidente, il disegno di legge in esame costituisce probabilmente la manifestazione più clamorosa della grave confusione di idee con cui il Governo si accosta al compito difficile e delicato di riformare il nostro diritto del lavoro. Il vero guaio è che il Governo non si limita a non affrontare i veri nodi cruciali della riforma necessaria, ma interviene in modo episodico e disorganico su tutto il resto (il sottosegretario Viespoli lo ha riconosciuto). Non c'è un disegno riformatore chiaro che non sia quello di erodere sistematicamente le protezioni nell'area del lavoro debole, del lavoro di serie B o di serie C, accentuando il dualismo del nostro sistema, il regime di vero e proprio apartheid che separa i lavoratori protetti dai poco o per nulla protetti.

Basta leggere il titolo caotico che è stato dato a questo disegno di legge per avere un'idea della sua disorganicità; quella disorganicità che, con notevole senso dell'umorismo, il relatore Maurizio Castro ha ribattezzato come «stratificazione normativa virtuosa»!

Nell'autunno scorso, quasi contemporaneamente, l'11 e il 12 novembre, sono state rivolte al Governo due sollecitazioni per un ripensamento profondo del modo in cui si è fin qui legiferato, soprattutto ma non soltanto nella materia del lavoro: una dall'Unione europea e una dall'opposizione. L'Unione europea con il Decalogue for Smart Regulation, emanato a Stoccolma, ha invitato tutti i legislatori nazionali alla sobrietà e semplicità nella produzione delle norme legislative, alla cura della loro idoneità ad essere lette e capite da tutti i loro destinatari. L'opposizione, dal canto suo, ha presentato proprio qui in Senato, per la prima volta da sessant'anni, un progetto di nuovo codice del lavoro organico in 70 articoli, con abrogazione di centinaia di leggi che oggi compongono la disordinatissima disciplina di questa materia (mi riferisco ai disegni di legge nn. 1872 e 1873 del 2009).

La maggioranza per un verso si è mostrata totalmente indifferente, impermeabile a questi due segnali; per altro verso è andata avanti a testa bassa con questo disegno di legge-minestrone, di difficilissima lettura anche per gli addetti ai lavori, che costituisce davvero un esempio di scuola della cattiva qualità della legislazione.

Alcune cose, certo, si leggono e capiscono molto bene in questo minestrone. È chiaro a tutti, per esempio, il passo indietro che viene compiuto con il comma 1 dell'articolo 14 rispetto al principio della trasparenza totale che solo un anno fa avevate accettato di inserire nella riforma Brunetta delle amministrazioni pubbliche. Sia ben chiaro, sul comma 2, che si riferisce ai rapporti di lavoro, siamo pienamente d'accordo e abbiamo cooperato alla sua stesura, ma il comma 1 abroga tutta la parte residua della norma e questo costituisce un passo indietro, un regresso secco rispetto a quanto era previsto da quella legge.

È altrettanto chiaro a tutti il modo regressivo in cui avete ritenuto di affrontare il problema della povertà dell'offerta educativa attuale del nostro sistema per i giovani quindicenni che non proseguono gli studi. Invece di adottare misure capaci di allinearci con i Paesi più progrediti d'Europa, avete compiuto la scelta rinunciataria di abbassare di nuovo l'età dell'obbligo scolastico, facendo retrocedere ulteriormente il nostro Paese in una graduatoria europea nella quale già siamo in una posizione per nulla lusinghiera.

È ancora chiaro a tutti l'enorme spazio che si apre a ogni genere di malversazione con la previsione della possibilità di compromettere in arbitri le controversie in materia di pubblico impiego (articolo 31, comma 8), al punto che, nel momento stesso in cui questa norma viene varata, il Governo è costretto ad accogliere un ordine del giorno che lo impegna a emanare disposizioni per limitarne drasticamente l'applicazione.

Quanto all'arbitrato nelle controversie di lavoro del settore privato, anche un bambino capisce che consentire che vengano compromessi in arbitri sul piano individuale i diritti derivanti da norme inderogabili di legge, per di più senza il vincolo che vengano applicate le leggi che disciplinano la materia da parte degli arbitri, equivale a eliminare questa inderogabilità. Basta scegliere l'arbitro disposto a disapplicare la legge.

Vorrei precisare a tal riguardo, collega Castro, che non è vero che l'arbitrato può essere attivato soltanto con il contratto certificato, come lei ci ha detto in quest'Aula. La legge che state approvando prevede l'attivabilità dell'arbitrato in qualsiasi momento della controversia. (Applausi dal Gruppo PD). Non è vero che il certificatore ha la responsabilità di un controllo di merito sulla clausola compromissoria. Il certificatore ha la sola funzione di certificare la volontà negoziale delle parti e, se queste esprimono una volontà conforme a quanto previsto in questa legge, il certificatore non può negare la certificazione. Dunque, che cosa ci viene a dire il relatore a questo proposito?

C'era una cosa importante che andava fatta in materia di arbitrato e che abbiamo invano proposto e riproposto in sede di emendamento: consentire che i contratti collettivi disponessero la soluzione arbitrale delle controversie relative a diritti nascenti esclusivamente dai contratti collettivi stessi. Questo sì che avrebbe segnato una svolta virtuosa, dimezzando il contenzioso giudiziale. Tutte le vertenze in materia di retribuzione o di inquadramento professionale avrebbero potuto essere oggetto della clausola collettiva compromissoria. Oggi, in Italia, il 47 per cento delle controversie riguarda proprio questioni retributive, a cui se ne aggiunge un 18 per cento in materia di inquadramento. Quindi, più della metà delle controversie giudiziali avrebbe potuto essere eliminata e passata alla competenza arbitrale. Ma, incomprensibilmente, avete rifiutato questa che sarebbe stata la vera riforma da fare per promuovere l'arbitrato nel nostro Paese. La cosa curiosa è che questa scelta è incomprensibile anche per voi, dal momento che non avete saputo indicare alcun motivo per il vostro rifiuto, e avete invece deciso di consentire la clausola compromissoria pattuita al livello individuale, della quale già detto.

Norme come questa che state varando non verranno utilizzate dagli imprenditori seri, i quali non cercano scappatoie per aggirare i diritti dei loro dipendenti. Norme come questa allargheranno ancora un poco gli spazi marginali di elusione del diritto del lavoro. E questi spazi consentiranno di lucrare qualche rendita a qualche faccendiere in più. Ripeto che con ciò non mi riferisco né agli enti bilaterali nè alle organizzazioni sindacali, ma a chi organizzerà l'elusione al margine, con gli imprenditori meno seri. Non sono certo queste le riforme di cui il nostro sistema di relazioni industriali ha bisogno.

Ma quello che colpisce nel vostro modo di affrontare i mali che affliggono il nostro diritto del lavoro sono gli esiti paradossalmente opposti a ciò che voi stessi vi proponete di conseguire, che vengono prodotti da quello che il senatore Castro magnifica come il metodo della "stratificazione normativa virtuosa". Faccio due soli esempi.

Incapaci di affrontare seriamente, organicamente, il problema dell'equilibrio tra libertà di impresa e responsabilità sociale dell'impresa, vi siete proposti un intervento di surrettizio depotenziamento del controllo giudiziale sulle scelte imprenditoriali in materia di giustificato motivo di trasferimento, licenziamento, organizzazione aziendale. È surrettizio: perché, altrimenti, non si spiegherebbe il fatto che abbiate preferito nasconderlo sotto una rubrica che dice tutt'altro, come quella che avete dato all'articolo 30 che dice: «Clausole generali e certificazione del contratto di lavoro». Ma avete compiuto questo intervento in modo così maldestro che, nel comma 3 dello stesso articolo 30, siete riusciti a infilare una disposizione che estende oltre ogni limite la discrezionalità del giudice, consentendogli di ergersi a unico interprete nientemeno che dell'«interesse oggettivo dell'organizzazione aziendale». In questo modo avete definitivamente espropriato non solo le imprese, ma anche il sistema stesso delle relazioni industriali, di ogni autonomia, attribuendo ai giudici del lavoro un ruolo che non è attribuito loro su questo terreno in nessun altro Paese occidentale. Voi lo sapete bene, perché non solo le organizzazioni sindacali, ma anche Confindustria ed altre associazioni imprenditoriali hanno protestato per questo e hanno rilevato l'assurdo paradosso di questa norma.

Che cosa rispondete alle proteste dei protagonisti del sistema di relazioni industriali?

Ancora peggiore è il pasticcio che avete fatto a proposito dell'articolo 32 sui contratti a termine, dove volevate sostituire la sanzione della reintegrazione e della conversione del contratto a tempo indeterminato ed invece avete aggiunto la sanzione indennitaria a quella precedente. ( Brusìo).

Colleghi della maggioranza, credetemi, questi 50 articoli che state aggiungendo alle 2.000 pagine del nostro vetusto codice del lavoro non fanno fare al nostro tessuto produttivo alcun passo avanti. Ciò di cui abbiamo bisogno per rendere più organico, credibile e realmente applicabile universalmente il nostro diritto del lavoro per le nuove generazioni, per i nostri figli, che oggi il diritto del lavoro non lo vedono neppure da lontano, non è questo che state facendo.

In attesa che apriate gli occhi noi, ovviamente, non possiamo che votare contro questo ultimo brutto capitolo della stagione delle mancate riforme del nostro mercato del lavoro. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non ho voluto interrompere il senatore Ichino, ma il fatto che vi siano tante persone in piedi nell'emiciclo credo sia un problema per tutti, non solo per la Presidenza.

GIULIANO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIULIANO (PdL). Signor Presidente, il mio intervento sarà brevissimo. Il provvedimento giunge in quarta lettura al Senato. Vi è stato un dibattito molto proficuo sia all'interno delle Commissioni che in Aula. Sono stati trattati temi molto delicati e sono sorte anche polemiche talvolta su presupposti di fatto non veritieri o, addirittura, quando ci si è accaniti in modo particolare sull'arbitrato evocando il problema dell'equità e paragonandolo ad una sorta di arbitrarietà. Evidentemente i due concetti sono assolutamente confliggenti e contrastanti, tanto è vero che in materia di equità sia il senatore Treu che il senatore Ichino sanno benissimo che ci si uniforma alle norme generali del diritto. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

Le chiedo, signor Presidente, l'autorizzazione a consegnare il testo integrale del mio intervento. Colgo l'occasione per ringraziare i colleghi delle Commissioni riunite 1a e 11ª per il grande e proficuo lavoro svolto. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Congratulazioni).

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso, senatore Giuliano.