*ICHINO (PD). Signor Presidente, colleghi, vi chiedo un momento di attenzione perché la questione pregiudiziale che rapidamente illustrerò è di rilevantissima gravità. Essa nasce probabilmente da un equivoco in cui è caduta la Camera nell'introdurre nel testo della legge, tra le norme che si applicano anche in materia di controversie di pubblico impiego, l'articolo 412 del codice di procedura civile. Probabilmente chi ha inserito l'articolo 412 pensava ancora al vecchio articolo 412, che tratta di conciliazione; i lavori della Camera sembrano proprio indicare questo. E lo stesso Presidente della Commissione lavoro del Senato sembrava essere caduto in questo equivoco, del tutto comprensibile, perché il riferimento all'articolo 412 oggi porta nel codice di procedura civile alla materia della conciliazione. Senonché lo stesso articolo 31 del disegno di legge, ora, cambia la numerazione e adesso al 412 sta l'articolo che regola l'arbitrato.
Quindi, se la norma venisse approvata così com'è, potrebbero essere devolute all'arbitro, da qualsiasi responsabile di ufficio con qualsiasi suo dipendente, le controversie - leggo testualmente dall'articolo 63 del testo unico richiamato - che riguardino l'assunzione al lavoro, il conferimento e revoca di incarichi dirigenziali, la responsabilità dirigenziale, l'indennità di fine rapporto, anche quando vengano in questione atti amministrativi presupposti.
In questo caso - dice l'articolo 63 del decreto legislativo n. 165 del 2001 - il giudice disapplica l'atto amministrativo. Quindi, l'arbitro potrà disapplicare l'atto amministrativo. Questo contrasta in modo plateale innanzitutto con l'articolo 97 della Costituzione che stabilisce, tra gli altri, il principio dell'accesso agli uffici pubblici per concorso. Qui l'arbitrato consentirà di eludere ed aggirare la norma sul concorso; ma consentirà l'arbitrato anche su altre cose che sono vistosamente non suscettibili di essere devolute a un arbitro.
A me sembra che la gravità di questo equivoco che si è determinato sull'articolo 412 sia tale, che la legge meriterebbe davvero un ulteriore brevissimo passaggio alla Camera dei deputati, anche solo per correggere questo strafalcione - ripeto - involontario, perché se guardate i lavori della Camera sembra proprio che anche i deputati siano caduti in questo equivoco. Altrimenti, mi sembra evidente la fondatezza della censura di incostituzionalità, che impone di non procedere all'esame del provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD).