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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 345 del 03/03/2010


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

DE TONI, DI NARDO, BELISARIO, CAFORIO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

Grandi Stazioni SpA ha il compito di riqualificare, ristrutturare, valorizzare e gestire i complessi immobiliari delle 13 stazioni più grandi d'Italia, che saranno riconsegnati a Rete ferroviaria italiana (RFI) al termine del mandato quarantennale previsto per il 2040: Milano centrale, Torino porta Nuova, Genova Brignole e Genova piazza Principe, Venezia Mestre e Venezia Santa Lucia, Verona porta Nuova, Bologna centrale, Firenze Santa Maria Novella, Roma Termini, Napoli centrale, Bari centrale e Palermo centrale;

il "Programma Grandi Stazioni" si articola in due tipologie di interventi: adeguamento funzionale per gli edifici di stazione e infrastrutture complementari ad essi;

il 14 marzo 2003, con delibera n. 10/03, il Comitato interministeriale per la programmazione economica ha approvato i progetti definitivi di adeguamento funzionale per gli edifici di stazione, prevedendo il ricorso a fonti di finanziamento autonomamente reperite da Grandi Stazioni, ed i progetti preliminari delle infrastrutture complementari (comprendenti il sistema integrato di video-sorveglianza);

nelle sedute del 22 e 29 marzo 2006, con la delibera n.129 sono stati approvati dal Cipe i progetti definitivi delle infrastrutture complementari agli edifici di stazione;

Grandi Stazioni SpA, così come stabilito dalla delibera Cipe del 2003, sta procedendo nella realizzazione del programma citato per la parte relativa agli adeguamenti funzionali delle stazioni attraverso il ricorso all'uso dei volumi disponibili trasformati in locali commerciali;

gli interventi infrastrutturali complementari, il cui ammontare complessivo è pari a 233 milioni di euro, di cui 210 milioni di euro a carico dello Stato - come previsto dalla legge obiettivo - e 23 milioni di euro a carico di Grandi Stazioni SpA, sono invece quasi tutti bloccati;

risulta che Grandi Stazioni ha in corso un contenzioso con le imprese appaltatrici per circa 300 milioni di euro, e un pre-contenzioso per ulteriori 300 milioni di euro, con conseguenti gravi problemi con gli enti locali interessati, nonché con grave danno per l'utenza e per lo Stato che vede il denaro stanziato vanificarsi;

considerato che:

lo status degli interventi previsti per la stazione di Roma Termini fotografa la procedura utilizzata e conferma lo stato di inadempienza da parte di Grandi Stazioni SpA;

gli interventi finanziati con la delibera Cipe n. 129 del 2006 per la stazione di Roma Termini ammontano a 102.308.964 euro, di cui 5.616.626 euro per l'area di via Marsala - parcheggio interrato (1° livello) e sistemazioni esterne della stazione; 40.952.552 euro per la "Piastra" parcheggi sui binari (con accesso dal sottovia Cappellini); 55.546.513 euro per la "Piastra" servizi ferroviari (ampliamento galleria di testa) e collegamento in quota tra le due "piastre" (parcheggi e servizi); 743.308 euro per altre tipologie di intervento;

il contratto d'appalto tra Grandi Stazioni e le associazioni temporanee di imprese Salini Locatelli srl, Castelli lavori srl, Ircop srl è stato stipulato in data 10 settembre 2008 con importo di circa 82,7 milioni di euro;

dopo la stipula del contratto con l'appaltatore, non si è ancora proceduto alla consegna dei lavori, in attesa di una definitiva condivisione con RFI del piano di cantierizzazione dell'opera, particolarmente complesso in ragione delle interferenze con l'esercizio ferroviario;

sono al momento allo studio una serie di modifiche al progetto originario oggetto della gara, ai fini di un miglioramento della funzionalità e di una riduzione dell'impatto con l'esercizio ferroviario;

relativamente a tali modifiche, occorre tenere presente che le variazioni apportate contengono sostanziali modificazioni rispetto al progetto originariamente approvato dal Cipe, con nuovi costi e nuove spese;

tali variazioni apportate al progetto originario sono rilevanti sotto l'aspetto localizzativo, con il risultato che occorrerà attendere la conclusione di un nuovo iter di approvazione, corredato di tutte le autorizzazioni amministrative necessarie, e la convocazione di una nuova conferenza dei servizi ai sensi degli articoli 166 e 169 del decreto legislativo n. 163 del 2006,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda porre immediatamente fine ad un uso del denaro pubblico così scellerato, la cui spesa, da ultimo, è stata autorizzata dal Cipe quattro anni fa, e che, ad oggi, non risulta ancora impiegato come dovrebbe, essendo i lavori bloccati e alcuni progetti ancora in discussione;

come intenda vigilare sull'operato di Grandi Stazioni, affinché risolva un contenzioso con l'appaltatore che ammonta ad oltre 100 milioni di euro, solamente per la stazione di Roma Termini, senza compromettere i finanziamenti dello Stato - già assegnati - e soprattutto senza influire sulle modalità dei lavori a suo tempo individuate;

quali iniziative di competenza si intendano assumere nei confronti degli amministratori di Grandi Stazioni SpA, responsabili del perpetuarsi di una tale situazione.

(4-02801)

BENEDETTI VALENTINI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

l'Umbria intera - e non soltanto i lavoratori direttamente coinvolti, le organizzazioni sociali, le amministrazioni locali - segue con angoscia le sorti del polo industriale chimico Lyondell-Basell, del quale i vertici della multinazionale proprietaria annunciano l'imminente dismissione, che comporterebbe la disattivazione delle altre aziende (Novamont e Edison) e delle altre società di servizi interne al sito industriale (Scat, Mirachrome, Medei, Collerosso), e principalmente la crisi delle aziende rifornite Meraclon e Treofan, con la perdita di 1.000 posti di lavoro, tra diretti e indiretti strettamente collegati;

la dismissione, che darebbe luogo alla fine del polo chimico ternano, con pesante scadimento dell'intera rete e filiera dell'industria chimica italiana, lascia sconcertati di fronte alle importanti condizioni positive, tecniche e logistiche, del sito ternano, che ne raccomandano la prosecuzione, come dimostrano del resto i rilevanti utili realizzati anche nel 2009, oltre che negli anni precedenti,

si chiede di sapere:

quali iniziative e sedi di confronto con la multinazionale Lyondell-Basell, con le parti sociali, con la Regione Umbria e con gli enti locali il Governo abbia attivato e stia ulteriormente azionando, anche eventualmente con il sollecitato concorso dell'Eni, affinché, ciascuno contribuendo con l'assunzione di responsabilità istituzionalmente attribuita, siano prospettate e concretizzate soluzioni diverse dalla rovinosa chiusura del sito industriale chimico ternano e delle aziende da esso dipendenti;

a quali prospettive - dopo la doverosa solidarietà al territorio e alle maestranze che terranno una manifestazione nazionale a Terni il 5 marzo 2010, senza venature di propaganda politica e con adesione di tutte le sigle sindacali e associazioni cittadine - il Governo ritenga, nella corresponsabilità di tutti i soggetti coinvolti, di poter lavorare in vista di un rilancio del complesso chimico dell'area ternana, nel più ampio sistema della rete italiana, per il quale non sembrano mancare, pur in concomitanza di seri scompensi internazionali, significativi e solidi presupposti tecnici, logistici e commerciali.

(4-02802)

THALER AUSSERHOFER - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194 (cosiddetto decreto "milleproroghe" per l'anno 2010), all'articolo 1, comma 23-quaterdecies, convertito con modificazioni, dalla legge n. 25 del 2010, proroga al 30 aprile 2010 il termine per l'integrazione documentale delle domande presentate dai soggetti interessati al fine della definizione delle procedure di riparto del 5 per mille inerenti agli anni finanziari 2006, 2007 e 2008;

il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 aprile 2009 riguardante le "Disposizioni in materia di 5 per mille per l'anno finanziario 2009", all'articolo 1, comma 3, prevede il termine del 20 aprile 2009 per l'iscrizione nell'elenco dei soggetti interessati al riparto della quota del 5 per mille; il comma 5 prevede il termine del 5 maggio 2009 per la correzione di eventuali errori e il comma 6 prevede il termine del 30 giugno 2009 per la presentazione della persistenza dei requisiti richiesti;

come si può evincere dalle disposizioni normative fin qui esposte, per l'anno 2009 non è prevista alcuna proroga,

si chiede di sapere:

per quale motivo il Governo abbia escluso l'anno 2009 da ogni proroga concessa per gli anni finanziari 2006, 2007 e 2008;

se non intenda intervenire per prorogare i termini per l'integrazione documentale e per la presentazione delle dichiarazioni sostitutive anche per l'anno 2009 in modo da uniformare il trattamento degli anni e la legislazione.

(4-02803)

CARLINO, ROILO - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

in data 11 febbraio 2010 il gruppo McBride, multinazionale con base nel Regno Unito e tra i primi produttori europei di prodotti per la pulizia e l'igiene domestica, ha annunciato ufficialmente la definitiva chiusura, entro giugno 2010, del suo stabilimento di Solaro (Milano), specializzato nella produzione di detergenti e smacchiatori e acquisito circa dieci anni fa;

dei 126 dipendenti, prevalentemente tra i 40 e i 55 anni, solo 27 (tra cui 12 disabili) verranno ricollocati, mentre altri 18 saranno accompagnati al pensionamento attraverso gli ammortizzatori sociali;

nella comunicazione inviata dall'azienda alle rappresentanze sindacali unitarie e ad Assolombarda la chiusura dello stabilimento viene giustificata adducendo varie motivazioni, tra le quali un andamento economico in perdita negli ultimi cinque anni e un trend di volumi e fatturato non in grado di compensare un continuo incremento dei costi;

considerato che:

risulta agli interroganti, secondo quanto affermato anche dalle rappresentanze sindacali, che la chiusura dello stabilimento di Solaro sarebbe dovuta non tanto a difficoltà economiche o alla mancanza di commesse quanto ad una politica che prevedrebbe il disimpegno dallo stabilimento e il trasferimento delle produzioni, in prospettiva di un cambio di destinazione urbanistica dell'area;

già da tempo il gruppo McBride aveva diminuito la produzione e di fatto azzerato gli investimenti presso lo stabilimento di Solaro, trasferendo inoltre gli uffici commerciale, marketing e ricerca e sviluppo presso lo stabilimento di Bagnatica (Bergamo), acquisito nel 2006 e presso il quale dovrebbero essere trasferiti, peraltro con condizioni contrattuali meno favorevoli, i pochi lavoratori da ricollocare;

più volte sollecitato, nei mesi scorsi, da parte delle organizzazioni sindacali a fornire chiarimenti sulle scelte e le prospettive aziendali, il gruppo avrebbe fornito poche ed incomplete risposte;

la zona di Solaro ha già pesantemente subito l'impatto della crisi economica, essendo state chiuse nel 2009 già altre fabbriche (Rhodia, Nylstar, Electrolux Zanussi) con gravissime ripercussioni sociali ed occupazionali,

si chiede di sapere quali azioni concrete il Governo intenda porre in essere al fine di promuovere un tavolo di confronto, con le parti sociali ed i soggetti istituzionali coinvolti ai vari livelli, finalizzato all'individuazione di una soluzione della vertenza McBride e alla salvaguardia dei livelli produttivi ed occupazionali di un'importante zona industriale come quella della Brianza.

(4-02804)

GIARETTA, ADAMO, AMATI, BAIO, BARBOLINI, BASSOLI, BIONDELLI, BOSONE, BUBBICO, CHITI, CHIURAZZI, DEL VECCHIO, DI GIOVAN PAOLO, DONAGGIO, FERRANTE, GARAVAGLIA Mariapia, INCOSTANTE, LEGNINI, MARINO Mauro Maria, MARITATI, PINOTTI, SANNA, SBARBATI, STRADIOTTO, TOMASELLI, VIMERCATI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il decreto-legge n. 223 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2006, all'art. 4 (rubricato "Disposizioni urgenti per la liberalizzazione dell'attività di produzione di pane"), ha previsto l'emanazione, entro 12 mesi dalla sua entrata in vigore, di un decreto di disciplina delle denominazioni di "panificio", "pane fresco" e "pane conservato";

la suddetta disposizione normativa, ad oggi, non è ancora stata attuata con l'emanazione del prescritto regolamento ministeriale;

avviato sin dal 2007, presso il Ministero dello sviluppo economico, un tavolo di lavoro presieduto dal dottor Andrea Bianchi della Direzione generale per la politica industriale e la competitività e aperto a tutte le associazioni di categoria (tra cui la Federazione italiana panificatori), si è pervenuti, a seguito di alcune riunioni, alla predisposizione di un testo di decreto condiviso;

da allora il procedimento si è inspiegabilmente arrestato, essendo stato solo di recente - per effetto delle iniziative della Federazione italiana panificatori, da ultimo anche concretatesi in una petizione popolare d'intesa con l'associazione Città del pane - riavviato il tavolo di concertazione i cui partecipanti, in occasione dell'incontro dell'11 febbraio 2010, hanno ribadito la condivisione sul testo di decreto ministeriale predisposto due anni prima;

considerato che:

il pane fresco artigianale tipico delle diverse realtà territoriali e delle diverse tradizioni è una presenza fondamentale, non solo come alimento, nella vita quotidiana di circa 40 milioni di italiani che entrano ogni giorno nei 25.000 panifici collocati in tutti i quartieri delle città ed in tutti i borghi del territorio rurale e che costituiscono un fitto reticolo di realtà produttive che, oltre a vendere un bene primario, rappresentano un vero e proprio presidio all'identità culturale del territorio;

accanto al pane fresco artigianale nei supermercati oggi è presente anche pane congelato, surgelato, parzialmente cotto congelato e parzialmente cotto surgelato, ottenuto da impasti che possono essere prodotti mesi prima e nelle più svariate parti del mondo;

stante l'attuale assenza di obblighi di informazione, il consumatore ha solo l'illusione di comprare pane fresco, magari perché caldo al momento dell'acquisto, ma in realtà non è in grado di distinguere se si tratta di un prodotto realizzato solo con farina, acqua e sale all'esito di una lievitazione che dura una notte intera, oppure di un pane semplicemente riscaldato realizzato anche con lievitanti ed additivi per resistere ai processi di congelazione, la quale può durare anche due anni;

la richiamata disposizione è stata adottata proprio con l'obiettivo di consentire ai cittadini consumatori di distinguere il pane prodotto secondo un processo di produzione continuo dal pane a durabilità prolungata;

pertanto l'ulteriore ritardo nell'emanazione della disciplina regolamentare normativamente prevista danneggia gravemente i cittadini consumatori oltre al patrimonio agro-alimentare tradizionale e mette a rischio un intero settore del valore di 7 miliardi di euro per 400.000 addetti, con 25.000 piccole imprese che sfornano in media 100 chilogrammi di pane al giorno ciascuna,

si chiede di sapere se e quando il Governo intenda adottare il decreto di cui all'art. 4 del decreto-legge n. 223 del 2006, per difendere la trasparenza nella produzione del pane e per tutelare i consumatori, disciplinando l'indicazione del metodo di produzione e delle modalità di conservazione e consumo, nonché specificando quali forni potranno legittimamente recare, sulla propria insegna, la denominazione di "panificio", per aggiungere elementi di qualificazione ad un'attività produttiva che, altrimenti, rischierebbe di "deprofessionalizzarsi".

(4-02805)

LANNUTTI, D'UBALDO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

dalle dichiarazioni alla stampa di Giovanni Bazoli si apprende che il direttore generale di Mittel, Giovanni Gorno Tempini, sarebbe stato indicato dal Ministro dell'economia e delle finanze quale futuro amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti, in occasione del rinnovo del consiglio di amministrazione in scadenza nel mese di aprile 2010;

lo statuto della Cassa lascia la scelta dell'amministratore delegato al Ministero dell'economia, azionista al 70 per cento, mentre 66 fondazioni bancarie hanno il 30 per cento ed esprimono il presidente;

come si legge sul quotidiano "la Repubblica" del 3 marzo 2010, Gorno Tempini lavorerebbe per Giulio Tremonti, che aveva già apprezzato in passato il lavoro del braccio destro Vittorio Grilli, e punta su di lui per realizzare i 50 miliardi di investimenti previsti dalla "banca del governo";

la funzione della Cassa depositi e prestiti, che amministra oltre 180 miliardi di euro del risparmio postale frutto del sudore di tante piccole "formichine" che operano anche nei paesi sperduti e non serviti dalle banche, è duplice: da un lato con la cosiddetta gestione ordinaria supporta investimenti per opere, impianti, reti destinate a fornire servizi pubblici e si finanzia emettendo obbligazioni, dall'altro con la cosidetta gestione straordinaria finanzia gli investimenti degli enti pubblici, delle Regioni, degli enti locali, Province, eccetera, tramite l'emissione di titoli come i buoni fruttiferi postali, sfruttando la rete di raccolta delle Poste italiane;

il direttore generale di Mittel sarebbe destinato a subentrare all'attuale amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti, Massimo Varazzani, che circa un anno fa, dopo la riforma della Cassa approvata dal Parlamento, venne nominato con la modifica dello statuto con un contratto di durata triennale;

dopo la nomina di Varazzani è stato presentato un piano industriale tendente ad utilizzare fondi della Cassa depositi e prestiti anche per investimenti pubblici con la finalità di far ripartire l'economia;

considerato che:

come si legge nel citato articolo di "la Repubblica" è "un altro tassello del grande tavolo spartitorio" che si compone e la nomina del direttore generale della Mittel appare misteriosa se non viene messa in relazione alla "congiunzione astrale" che entro due mesi farà riscrivere i vertici di Cassa depositi e prestiti, Intesa Sanpaolo, Abi. Solo in un maxi tavolo, e nell'ottica di uno scambio su altri dossier, si giustifica la nomina romana del manager di Bazoli;

Giovanni Bazoli è attualmente presidente del Consiglio di sorveglianza della banca Intesa Sanpaolo e presidente della finanziaria Mittel;

a ricoprire la carica di vicepresidente del gruppo Mittel è Romani Zaleski, finanziere franco-polacco che, come richiamato dall'interrogante nell'atto di sindacato ispettivo 4-00858, nonostante non abbia mai fatto chiarezza sulla ragnatela delle holding partecipate dal suo gruppo in Italia e all'estero, continua ad essere beneficiario di crediti illimitati dai principali istituti bancari quando Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Ubi e Bpm, creditrici della "Carlo Tassara", holding che, facenti capo a Zaleski, dettero il via libera alla ristrutturazione dei debiti della stessa approvando il passaggio ai loro istituti dei crediti concessi precedentemente dai gruppi esteri Bnp Paribas e Royal Bank of Scotland per l'ammontare di 1,6 miliardi, di cui era stato chiesto il rientro,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi ad avviso del Ministro in indirizzo per cui sono sempre i soliti nomi, esponenti degli esclusivi interessi dei maggiori istituti bancari, ad essere candidati in ruoli di vertice anche quando si tratta di condurre un ente pubblico che ha il compito di investire non un risparmio destinato agli investimenti, ma un risparmio anche di ordine previdenziale e produttivo, destinato a finanziare anche le opere pubbliche;

se il Ministro in indirizzo non ritenga che tale risparmio non possa essere messo a repentaglio da gestioni non sempre improntate alla trasparenza come nel richiamato caso Zaleski;

quali siano le ragioni della revoca della nomina di Massimo Varazzani prima della scadenza e quanto sia l'ammontare dei costi di tale revoca;

se sia previsto dallo statuto che le fondazioni bancarie, oltre a nominare il presidente, debbano designare anche l'amministratore delegato e se sia opportuno che tali nomine vengano fatte e annunciate a mezzo stampa e non nelle competenti sedi parlamentari che avrebbero il dovere di conoscere preventivamente le ragioni di ordine politico oltre che economico che porterebbero alla revoca di Varazzani;

se tale revoca annunciata sia in qualche caso giustificata da eventuali inadempienze dell'amministratore delegato Varazzani o sia esclusivamente di ordine politico-clientelare per accontentare i desiderata della fondazioni bancarie ed in particolare del presidente del Consiglio di sorveglianza della banca Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli.

(4-02806)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:

si apprende da notizie di stampa (si veda il settimanale "L'Espresso" del 26 febbraio 2010) che, in data 7 dicembre 2007, Erasmo Lorenzetti avrebbe scritto, con grande anticipo, e sigillato la lettera con i nomi della società che avrebbe vinto l'appalto per l'organizzazione del G8 del 2009 e dei dirigenti dello Stato che avrebbero gestito e controllato le grandi opere, elencati sotto il titolo "Pacchetto Bertolaso e, tra questi, proprio Angelo Balducci, il Presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici arrestato il 10 febbraio 2010;

il generale Lorenzetti, ora ufficiale della riserva, ha lavorato fino al 31 dicembre 2008 come consulente a titolo gratuito della Presidenza del Consiglio dei ministri e, come ultimo incarico, si è occupato del progetto di informatizzazione della pubblica amministrazione in Iraq;

la rivista "L'Espresso" seppe casualmente dell'esistenza della "Busta profetica" nel dicembre 2009 durante la preparazione dell'inchiesta "Protezione civile super spa" pubblicata il 21 dicembre 2009 e dopo numerose insistenze convinse il generale Lorenzetti ad aprire la busta ancora in suo possesso davanti a una telecamera;

la ripresa filmata fu fatta alle ore 18.50 di mercoledì 16 dicembre 2009. Quel giorno il generale raccontò al giornalista di avere consegnato la seconda busta al Capo ripartizione del Ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione attraverso la sua Capo segreteria;

nell'inchiesta di dicembre 2009 "L'Espresso" rivelò la vicenda della busta, ma decise di non pubblicare per il momento il filmato per tutelare l'identità dell'autore che aveva chiesto la protezione e l'applicazione del segreto professionale;

dopo le smentite di Renzo Turatto, Capo dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l'innovazione, e il comunicato di Vittorio Pezzuto, portavoce del ministro Brunetta, intitolato "La replica di Gatti fa sbellicare dalle risate", il generale Lorenzetti ha autorizzato "L'Espresso" a rivelare il suo nome;

secondo quanto racconta oggi il generale Lorenzetti la busta sigillata che aveva consegnato al Ministero gli è stata restituita "due settimane or sono", quindi dopo la pubblicazione dell'inchiesta di dicembre 2009;

in particolare Lorenzetti ha intuito chi avrebbe vinto e diretto gli appalti per il G8 perché, rivela, che a partire dal vertice di Genova molti grandi eventi, per la parte congressuale, sono stati appannaggio del gruppo Triumph di Maria Criscuolo;

alle domande de "L'Espresso" il generale precisa che dopo il vertice di Genova vi fu un'inchiesta da parte della Guardia di finanza nel corso della quale egli fu interrogato. Le domande vertevano su chi avesse "preso" la ditta Triumph, ma in quel caso Lorenzetti non fu in grado di dare lumi. Ribadisce, però, che i nomi di chi avrebbe diretto i lavori erano prevedibili sulla base di considerazioni logiche visto che sin dalla fine del Giubileo (nel 2000) apparivano quasi sempre gli stessi;

considerato che, come riportato da "il Fatto Quotidiano" il 26 febbraio 2010, il gruppo Triumph fattura 20 milioni di euro ogni anno grazie anche all'organizzazione di tutti gli eventi governativi e la Triumph gira poi parte dei servizi di catering alla Rlj di Stefano Ottaviani, genero di Gianni Letta. Triumph e Ottaviani, come scrive "L'Espresso", hanno ricevuto un milione di euro a testa per il G8 de L'Aquila. Anche nel precedente G8 di Genova, nel 2001, tutti sapevano che avrebbe vinto Maria Criscuolo e infatti Triumph ottenne l'appalto per l'ospitalità delle delegazioni senza l'espletamento di una gara d'appalto,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei motivi che possano giustificare l'acquisizione da parte del gruppo Triumph dell'organizzazione di ogni evento governativo, anche in qualità di general contractor;

se non ritenga che, al di là dell'eccezionalità che indubbiamente caratterizza un grande evento quale il G8, l'indizione e l'effettuazione di regolari gare tra diversi soggetti proponenti potrebbe garantire una più ampia selezione delle offerte con conseguente possibile risparmio di spesa.

(4-02807)

PORETTI, PERDUCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute - Premesso che:

le norme legislative di istituzione e organizzazione del Servizio sanitario nazionale prevedono che il Governo, su proposta del Ministro della salute, predisponga e adotti il Piano sanitario nazionale che costituisce il documento di riferimento per tutto il sistema sanitario del Paese, per tutti gli operatori sanitari in materia di organizzazione sanitaria e strumento di tutela della salute per i cittadini;

ciò è previsto in particolare all'art. 1, commi 9-11, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, così come integrato e aggiornato dalle successive leggi in materia;

la situazione relativa all'approvazione dei Piani sanitari nazionali negli ultimi 12 anni è così riassumibile (fonte: Ministero della salute): il Piano sanitario nazionale (PSN) riferito al triennio 1998-2000 è stato pubblicato nel 1998; il PSN riferito agli anni 2001-2003 è stato pubblicato nel 2001; il PSN riferito agli anni 2003-2005 è stato pubblicato nel 2003; il PSN riferito agli anni 2006-2008 è stato pubblicato nel 2006;

secondo l'art. 1, comma 9, il Piano sanitario nazionale 2009-2011 sarebbe dovuto essere predisposto entro il mese di novembre 2008 ed entrare in vigore per il 2009;

ad oggi non risulta predisposto ed adottato alcun Piano sanitario nazionale per il triennio 2009-2011;

l'intero sistema sanitario del Paese è privo di questo importantissimo riferimento di politica sanitaria e di salute,

si chiede di sapere:

quali siano i gravissimi impedimenti per i quali il Ministro in indirizzo, il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Governo nel suo complesso consentono che permanga in questa grave situazione di "illegalità" determinata dall'assenza del Piano sanitario nazionale;

per quali motivi il Ministro non abbia sentito il dovere di dare comunicazione al Parlamento di come intende risolvere, dopo averla determinata, questa gravissima situazione che porta danno all'intero sistema sanitario nazionale ed indebolisce fortemente ogni possibile politica di tutela della salute dei cittadini.

(4-02808)