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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 317 del 20/01/2010


PERDUCA (PD). Signor Ministro, durante la sua Relazione ha parlato di una giustizia in crisi: ebbene, credo che si possa andare anche oltre la crisi, visto e considerato che, ad esempio per quanto riguarda le carceri, proprio lei ha parlato di un vero e proprio Piano emergenziale, finalmente presentato in Consiglio dei ministri.

Si tratta di una giustizia al collasso, e non lo dicono i radicali, che da trent'anni denunciano tutta una serie di aspetti relativi sia alla violazione dei diritti umani sia alla mancata amministrazione della giustizia, ma la Corte europea dei diritti umani, ieri più volte citata, magari in maniera strumentale, da quello che è stato definito un mantra: e lo dice in particolare in merito alla durata dei processi e al modo in cui vengono trattati i detenuti nelle nostre carceri.

Sulla prima, avete tentato di rispondere con la legge del cosiddetto processo breve, che nelle prossime settimane vedremo quanto non sarà sufficiente ad affrontare il problema; sulla seconda, lei ci ha detto che ci sono oggi in carcere oltre 65.000 ospiti, sorvolando però sul dato fondamentale che il 40 per cento di questi, se da una parte non è di cittadinanza italiana, dall'altra è in attesa di una sentenza definitiva: sono quindi persone che potrebbero anche non dover essere all'interno delle nostre carceri. Ha tralasciato poi il fatto che una stragrande maggioranza di coloro che sono in attesa di una sentenza definitiva alla fine del processo viene riconosciuta innocente. Questa è una sistematica violazione dei diritti umani, sanzionata quotidianamente della Corte europea di Strasburgo, che quindi fa diventare l'Italia non più un delinquente abituale, ma un vero e proprio delinquente professionale.

Signor Ministro, nella parte conclusiva delle sue proposte - che credo e spero di aver ben interpretato, anche se ha usato termini diversi - lei ci ha detto che il Governo ha finalmente deciso di mettere sul tavolo del dibattito politico la separazione, spero delle carriere e non delle funzioni, tra magistratura requirente e giudicante, nonché il tema della responsabilità civile dei magistrati. Anche tale questione non è stata da lei enucleata perfettamente in questi termini: ha fatto però un giro di parole che questo lascia intendere, e spero che poi possa chiarire questo punto.

Ci ha detto ancora, signor Ministro, che il Governo ha deciso di mettere mano finalmente alla riforma del CSM, forse magari in maniera non approfondita relativamente al sistema elettorale, lasciando però fuori - a meno che io non mi sia distratto durante il suo intervento - uno dei problemi fondamentali, quello cioè dell'obbligatorietà dell'azione penale che, secondo noi, in questo contesto di giustizia italiana al collasso, e non in crisi, è il problema dei problemi, che deve essere affrontato quanto prima. Il 29 gennaio dello scorso anno, alla Camera dei deputati è stata votata una risoluzione molto articolata, presentata dai miei colleghi radicali, che parlava anche di questo. Qui in Senato, invece, non siamo riusciti a portare a termine il processo per la preparazione di un documento al riguardo. Lei domani riferirà dinnanzi alla Camera dei deputati, e so che i miei colleghi chiederanno al Governo di tener fede agli impegni assunti ben un anno fa.

Per un liberale è molto più grave che ci sia un innocente in carcere, piuttosto che un delinquente a piede libero, ma questo - ahimé - oggi in Italia accade. Signor Ministro, lei ha detto che l'indulto adottato durante la scorsa legislatura è stato un pannicello caldo: forse ha ragione. Ci vorrebbe una vera e propria amnistia, che riporti il gioco alla lettera "A" e che dia avvio ad una serie di riforme che ci conducano alla lettera "Z": un'amnistia che sicuramente aiuterà i magistrati oggi oberati dal lavoro e che magari includerà anche il Presidente del Consiglio dei ministri. Ma, lo ripeto, è molto meglio non avere un innocente in carcere, piuttosto che avere a piede libero qualcuno che si è macchiato di vari reati. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.