MARITATI (PD). Signora Presidente, parlerò alcuni minuti in più, perché il collega Chiurazzi mi ha ceduto una parte del tempo a sua disposizione.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
MARITATI (PD). Signor Ministro, sono fortemente deluso della sua Relazione, che per me dovrebbe essere molto importante, e non solo formalmente, in quanto atto solenne. È un atto importante perché il Ministro relaziona sullo stato della giustizia. Quest'Aula, così come si presenta oggi, dimostra che la crisi della giustizia si estende anche a questo momento prelegislativo.
Provo a spiegare il motivo della mia delusione, pur non volendo fare un discorso di critica aprioristica. Lei sa che nei suoi confronti ho sempre avuto un atteggiamento, così come lei l'ha avuto verso di noi dal punto di vista formale (anche se nel mio caso anche dal punto di vista sostanziale), di rispetto e anche di apprezzamento per ciò che lei disse di voler fare. Signor Ministro, le chiedo di prestarmi un minimo di attenzione anche in considerazione del fatto che in questa sede sto cercando di fare una cronistoria e di rispondere con la sostanza alle vostre richieste di collaborazione.
Abbiamo avuto due incontri importantissimi con lei, prima nel suo studio ministeriale con il suo staff e poi a Montecitorio. In quella circostanza l'opposizione, con il ministro ombra Tenaglia, il sottoscritto ed altri colleghi, tra cui il senatore Casson, le offrì grande disponibilità, non formale, non a parole. Le offrì il lavoro che era stato realizzato in due anni di Governo Prodi. Il lavoro riguardava l'informatizzazione del sistema integrato giudiziario informatizzato, non la digitalizzazione di questa o quella parte dell'attività giudiziaria. Le ho messo nelle mani una preziosa sintesi, con degli allegati fantastici realizzati dal top degli esperti di cui disponeva il Ministero, di tutto il sistema. Lei invece oggi ci ha parlato, con molta - anzi troppa - enfasi, solo delle notifiche, solo delle comunicazioni, tessere importantissime di un sistema che resta non attuato. Non ci ha detto nulla di che cosa è successo in merito al sistema dei registri web che lasciammo quasi integralmente realizzato. Non ci ha detto nulla delle banche dati, in parte realizzate e in parte da realizzare, interne al sistema. Che cosa è accaduto delle relazioni e dei collegamenti con le banche dati esterne? Le faccio un piccolo esempio: anagrafe tributaria, banche dati delle polizie, banche dati del sistema bancario.
Lei sa che il nostro sistema prevedeva tutto questo e che, se attuato, bruceremmo i tempi delle indagini? Un pubblico ministero, collegandosi con quel tipo di banca dati, ottiene risultati di importanti e complicatissime indagini bancarie in pochi ore, e non in mesi e talvolta in anni. Questo è tutto nel sistema integrato giudiziario informatizzato che lei avrebbe potuto e dovuto - secondo noi - realizzare in questi due anni. Non è accaduto nulla, o lei non ci informa di questo.
Sarei ben felice di sentire da lei che è stato realizzato il cosiddetto SIGI. Io aspetto. Signor Ministro, è uno dei punti della nostra collaborazione anche in sede di discussione e di confronto con la sciagurata legge che oggi è stata varata. Se fossero stati accolti i nostri emendamenti, questo provvedimento avrebbe assunto la dignità di legge e avrebbe avuto un senso, ossia puntare alla riduzione dei processi.
Lei ci ha ricordato con molta lealtà che il problema essenziale continua ad essere rappresentato dai tempi del processo. Bene, signor Ministro, con i provvedimenti che ci ha sinteticamente elencato non si abbassano i tempi del processo. Perché nulla è stato fatto in questo settore? Non mi dilungo perché non ho tempo a disposizione, ma potrei citare - per esempio - il sistema già vigente a Napoli che abbiamo introdotto, un sistema meraviglioso che consente il trasferimento delle denunzie della polizia giudiziaria, delle informative già strutturate. Gli addetti ai lavori sanno che cosa ciò significa: quando arriva una informativa voluminosissima già strutturata, viene immediatamente inserita in tutte le procure.
Che fine ha fatto il sistema dei fascicoli del pubblico ministero che la procura di Lecce, grazie ai finanziamenti della Regione Puglia, ha attuato da tempo e che andava esteso? Che fine ha fatto l'estensione a tutti i tribunali d'Italia del processo telematico civile relativo al decreto ingiuntivo, operativo a Milano da tre anni? Tutto questo si poteva fare. Perché non sono state realizzate le 26 sale server che consentirebbero l'avvio completo di questo sistema?
E ancora (vado per flash e mi scuso di questo; avrei bisogno di ben altro tempo, ma forse ci sarebbe una maggiore condivisione in questo momento fra l'opposizione e la maggioranza: un momento costruttivo che ci è stato impedito dalla rigidità dei tempi): lei ci ha detto di essere intervenuto in merito al contratto del personale. Ma lo sa che non si possono celebrare i processi perché manca il personale? Sono indispensabili 2.800 cancellieri per far sì che la macchina giudiziaria non collassi. Perché non realizzate l'ufficio per il processo? È pronto e sarebbe uno di quegli strumenti che renderebbe possibile l'espletamento della giustizia in tempi molto più rapidi.
In merito alla geografia giudiziaria, Ministro, da due anni vi abbiamo chiesto insieme, maggioranza e minoranza, di spazzare via le centinaia di sedi inutili ‑ mi rivolgo agli amici della Lega, così attaccati alla funzionalità dei servizi essenziali ‑ per poter finalmente vincere le resistenze localistiche.
Lei ha parlato del momento internazionale. Le ricordo che, prima di lasciare il palazzo in via Arenula, avevamo preparato circa dieci accordi internazionali, bozze pronte per la firma. Quegli accordi con Paesi chiave, che non abbiamo ancora ratificato, prevedono la formazione di squadre comuni di polizia giudiziaria alla pari di quelle europee; prevedono anche la regolamentazione del ritorno in patria dei detenuti e una serie di attività che agevolerebbero il contrasto al crimine a livello internazionale e alleggerirebbero il peso nelle carceri.
Ministro, lei pensa veramente che si possa risolvere questo gravissimo e delicato problema aumentando il numero dei poliziotti? Devo dire che, sensibilmente, lei ha citato un articolo della Costituzione. Bene, signor Ministro, la Costituzione si attua, non ci cita soltanto. Non potrà mai attuare quell'articolo se aumenterà il numero dei poliziotti e lascerà quel numero infimo ed irrilevante di educatori, di assistenti sociali. L'articolo 27 va attuato complessivamente. Come facciamo a smaltire un numero di detenuti che è crescente non soltanto per via dell'immigrazione, ma soprattutto a causa delle leggi criminogene? Continuiamo a lamentarci del numero crescente di detenuti, ma continuiamo a varare norme che incriminano attività che potrebbero non essere incriminate e potrebbero essere regolate in maniera differente.
L'ultima annotazione che le devo fare riguarda le intercettazioni. Questo è un momento delicatissimo. Abbiamo presentato un disegno di legge, e non capisco perché non ci sia convergenza. La nostra proposta armonizza il momento delle esigenze ineludibili del pubblico ministero di svolgere attività dirette a tutelare gli interessi della collettività con la privacy e con il diritto-dovere di cronaca dei giornalisti. Questo disegno di legge è pronto: se c'è collaborazione, ci siamo. Sempre per quanto riguarda le intercettazioni, lei sa, perché in quelle circostanze che ho citato glielo ho segnalato ripetutamente, che esiste un sistema che è stato valutato a livello tecnico e scientifico da tre luminari a livello nazionale, che dissero che era un ottimo sistema. Esso consentirebbe innanzitutto al magistrato di disporre e attuare le intercettazioni con la decrittazione solo nelle sue mani; così si spazzerebbero via tutti gli intermediari. In secondo luogo, consentirebbe un prezzo fisso per 10 anni, di oltre la metà dei 500 milioni di euro che lei sta pagando per conto dello Stato italiano per un anno, prescindendo dal numero crescente delle intercettazioni. Non formulo accuse, ma ho un timore, signor Ministro: che tale sistema non goda dell'interesse dell'attuale Governo perché se adottaste questo criterio esso farebbe cadere una delle più forti motivazioni con cui attaccate le intercettazioni. Voi dite: troppe intercettazioni, troppa spesa, è impossibile. Con questo sistema invece la spesa si bloccherebbe e si potrebbe riconoscere quella facoltà-dovere del pubblico ministero... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Senatore Maritati, le concedo trenta secondi ancora per concludere.
MARITATI (PD). L'intercettazione non è qualcosa di superfluo, ma é una condicio sine qua non per tutte le indagini complesse, delicate e pericolose, nell'interesse della collettività.
Quindi, signor Ministro, la invito a trovare un po' di tempo. Si faccia portare quelle carte. Le analizzi. I suoi collaboratori le devono dare questi risultati perché sono pronti al Ministero. Noi li abbiamo prodotti nello stesso Ministero, siamo della stessa Nazione e siamo uomini politici come voi, cioè abbiamo amministrato, governato e prodotto. In un Paese normale, dovreste prendere il risultato di questa attività, semmai valorizzarla ed arricchirla, ma comunque attuarla. Tutto questo fino ad oggi in due anni non si è mai verificato. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bugnano. Ne ha facoltà.