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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 317 del 20/01/2010


Dichiaro aperta la discussione sulla Relazione del Ministro della giustizia.

È iscritta a parlare la senatrice Della Monica. Ne ha facoltà.

DELLA MONICA (PD). Signora Presidente, signor Ministro, il Gruppo del PD presenterà una proposta di risoluzione per esprimere la propria insoddisfazione sulle comunicazioni che lei ha presentato poiché non dimostrano una visione strategica per risolvere i problemi della giustizia e della sicurezza dei cittadini.

Non vi è dubbio che numerose siano le innovazioni apportate o messe in campo in materia di giustizia e sicurezza ma, oltre a non riflettere un progetto organico, non tutte sono davvero utili al bene comune e soprattutto rispettose di regole che, per anni, sono state considerate patrimonio irrinunciabile del Paese e riflettono i valori della nostra Costituzione. Tanto più che è sconfortante pensare che ai guasti potrà porre rimedio solo la Corte costituzionale, dopo, con le sue sentenze. Quella Corte il cui operato non viene politicamente accettato, ma criticato con pericolo per la democrazia nel Paese.

Colpisce, poi, signor Ministro, che lei non abbia fatto alcun riferimento al contributo fornito dall'opposizione per la stesura di norme di contrasto alla criminalità organizzata, norme spesso estrapolate da testi o emendamenti predisposti da parlamentari del PD. Analogamente, nessun riconoscimento al contributo del PD alla legislazione di contrasto alla violenza alle donne, di fatto recepita dai nostri disegni di legge.

Signor Ministro, il Governo di cui lei fa parte, nonostante da anni ne proclami la necessità, non ha ancora presentato un progetto organico di interventi. Il Governo continua, invece, ad insistere in logiche estemporanee ed emergenziali, caratterizzate in campo penale da un diritto securitario e da norme ad personam, così alimentando un contesto di permanente conflittualità, che tocca tempi e contenuti delle riforme a danno dei cittadini.

In questo modo continuano a maturare le inefficienze del sistema e a manifestarsi aspri contrasti fra politica e magistratura. Tutto ciò malgrado l'inefficienza della giustizia, testimoniata dall'impressionante numero dei procedimenti pendenti, influisca sul sistema economico e produttivo del Paese e richieda pertanto una linea strategica ben definita.

Il protrarsi di una simile situazione di inerzia riformatrice (come tale definita dagli avvocati dell'Unione camere penali) non può essere ulteriormente tollerata né può essere consentito ricorrere, in luogo delle necessarie riforme, a provvedimenti «scorciatoia» quale il disegno di legge sul processo breve, oggi approvato dalla maggioranza al Senato. (Applausi dal Gruppo PD).

Signora Presidente, le chiedo di poter allegare il testo integrale del mio intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, signor Ministro, onorevole Sottosegretario, colleghi, oggi, proprio nel giorno in cui in quest'Aula è stato approvato il processo breve, il signor Ministro della giustizia è venuto a rappresentarci un quadro dello stato della giustizia italiana fatto di 5.625.057 procedimenti civili pendenti, di 3.270.979 procedimenti penali pendenti, di un sistema carcerario con 65.000 detenuti, di cui 24.152 stranieri, ed altri dati, quali la consistenza numerica dei magistrati (9.080) e dei giudici onorari (3.513).

La sua Relazione, signor Ministro, per noi non è soddisfacente, perché vi era un modo per disinflazionare questa giustizia lunga e costosa; lo dico rivolgendomi soprattutto ai cittadini ed ai risparmiatori. Ho stampato e ho qui con me un lungo elenco fatto di 20 anni di crac finanziari e industriali in Italia, a partire dal 1984, che inizia con Europrogramme, Previdenza, IFI, Fidimpresa, fino ad arrivare ai nostri giorni, ossia agli ultimi scandali finanziari e industriali, Bipop Carire, Opengate, Cirio, Parmalat, Lehman Brothers. Come ho già avuto modo di ricordare, l'attuale maggioranza ha approvato provvedimenti come la cosiddetta legge Cirielli che con le prescrizioni brevi ha ucciso alcuni processi. Voglio ricordare che la Cirielli è stata approvata il 29 novembre 2005 quando erano radicati alcuni processi - due filoni in particolare, a Brescia e Milano - e che alla fine i reati più gravi, come l'aggiotaggio e la bancarotta, sono andati in prescrizione, cioè i banchieri che avevano frodato la buona fede degli azionisti e dei risparmiatori sono stati assolti.

Voglio sottolineare - lo ripeto - che c'era un modo per disinflazionare la giustizia, ed era l'azione di classe, ma avete svuotato di contenuto anche la class action fino a farla diventare una farce action. A tal riguardo, voglio ricordare che ci sono persone che vorrebbero far ricorso a questo strumento giudiziario che è in vigore dal 1° gennaio...

Signor Ministro, se prestasse un minimo di attenzione gliene sarei grato. Sto parlando di azione di classe, di un milione di risparmiatori truffati da coloro che sono stati ribattezzati «bankster» - metà banchieri e metà gangster, con prevalenza dei secondi - che oggi brindano perché questi processi non avranno mai luogo e con la legge che è stata approvata oggi avranno sempre maggiori possibilità di brindare perché, come è accaduto con la Bipop Carire, i processi verranno estinti. Voglio ricordare che l'azione di classe ha stabilito come competenti alcuni tribunali: quello di Torino per la Valle d'Aosta, quello di Venezia per il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia, eccetera; quindi, nuovi tribunali. Lei, signor Ministro, è in grado di dirmi se questi tribunali sono pronti ad istruire le richieste di giustizia da parte dei cittadini o se ancora non lo sono?

Lei viene oggi a rappresentarci una situazione di stato della giustizia con più luci che ombre, e noi, che invece vediamo molte più ombre, abbiamo il dovere di rappresentarlo, perché non è con lo scontro frontale con i magistrati, ma con il dialogo che si cerca di risolvere la questione dei cittadini, di coloro che non hanno diritti, di coloro ai quali i diritti vengono cancellati ogni giorno. È per questa ragione, signor Ministro, che dobbiamo esprimere un'insoddisfazione rispetto alla sua Relazione, con riferimento a questi processi che potevano essere istruiti.

Voglio ricordare anche i 450.000 risparmiatori che sono stati frodati e ai quali le banche hanno appioppato i bond argentini. Signora Presidente, mi avvio a concludere, anche in considerazione del fatto che la Presidenza è sempre molto fiscale quando parlano i senatori del Gruppo Italia dei Valori, ribadendo che per questi 450.000 risparmiatori il Governo non fa nulla, neanche a livello internazionale, per risolvere quella controversia che fa riferimento a ben 14 miliardi di euro. Le ricordo, a tal proposito, l'anatocismo, ossia gli interessi sugli interessi. Come pensate di tutelare il cittadino, nel momento in cui avete previsto un'azione di classe in base alla quale i diritti possono essere azionabili solo dal 16 agosto 2009, quando la lesione dei diritti risale al 1954? Ritengo che anche quell'azione di classe abbia profili di incostituzionalità, così come la legge approvata quest'oggi sul processo breve.

Signor Ministro, al di là delle asperità che vi possono essere, auspichiamo che sia interesse comune difendere i diritti dei cittadini, dei consumatori, dei risparmiatori, non solo con riferimento ad un processo breve ed equo, ma anche giusto. (Applausi dal Gruppo IdV e della senatrice Della Monica).

PRESIDENTE. Senatore Lannutti, le ricordo che questa Presidenza, come del resto hanno sempre fatto anche le altre, ha sempre tollerato e abbondato nei tempi.

È iscritto a parlare il senatore Maritati. Ne ha facoltà.

MARITATI (PD). Signora Presidente, parlerò alcuni minuti in più, perché il collega Chiurazzi mi ha ceduto una parte del tempo a sua disposizione.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

MARITATI (PD). Signor Ministro, sono fortemente deluso della sua Relazione, che per me dovrebbe essere molto importante, e non solo formalmente, in quanto atto solenne. È un atto importante perché il Ministro relaziona sullo stato della giustizia. Quest'Aula, così come si presenta oggi, dimostra che la crisi della giustizia si estende anche a questo momento prelegislativo.

Provo a spiegare il motivo della mia delusione, pur non volendo fare un discorso di critica aprioristica. Lei sa che nei suoi confronti ho sempre avuto un atteggiamento, così come lei l'ha avuto verso di noi dal punto di vista formale (anche se nel mio caso anche dal punto di vista sostanziale), di rispetto e anche di apprezzamento per ciò che lei disse di voler fare. Signor Ministro, le chiedo di prestarmi un minimo di attenzione anche in considerazione del fatto che in questa sede sto cercando di fare una cronistoria e di rispondere con la sostanza alle vostre richieste di collaborazione.

Abbiamo avuto due incontri importantissimi con lei, prima nel suo studio ministeriale con il suo staff e poi a Montecitorio. In quella circostanza l'opposizione, con il ministro ombra Tenaglia, il sottoscritto ed altri colleghi, tra cui il senatore Casson, le offrì grande disponibilità, non formale, non a parole. Le offrì il lavoro che era stato realizzato in due anni di Governo Prodi. Il lavoro riguardava l'informatizzazione del sistema integrato giudiziario informatizzato, non la digitalizzazione di questa o quella parte dell'attività giudiziaria. Le ho messo nelle mani una preziosa sintesi, con degli allegati fantastici realizzati dal top degli esperti di cui disponeva il Ministero, di tutto il sistema. Lei invece oggi ci ha parlato, con molta - anzi troppa - enfasi, solo delle notifiche, solo delle comunicazioni, tessere importantissime di un sistema che resta non attuato. Non ci ha detto nulla di che cosa è successo in merito al sistema dei registri web che lasciammo quasi integralmente realizzato. Non ci ha detto nulla delle banche dati, in parte realizzate e in parte da realizzare, interne al sistema. Che cosa è accaduto delle relazioni e dei collegamenti con le banche dati esterne? Le faccio un piccolo esempio: anagrafe tributaria, banche dati delle polizie, banche dati del sistema bancario.

Lei sa che il nostro sistema prevedeva tutto questo e che, se attuato, bruceremmo i tempi delle indagini? Un pubblico ministero, collegandosi con quel tipo di banca dati, ottiene risultati di importanti e complicatissime indagini bancarie in pochi ore, e non in mesi e talvolta in anni. Questo è tutto nel sistema integrato giudiziario informatizzato che lei avrebbe potuto e dovuto - secondo noi - realizzare in questi due anni. Non è accaduto nulla, o lei non ci informa di questo.

Sarei ben felice di sentire da lei che è stato realizzato il cosiddetto SIGI. Io aspetto. Signor Ministro, è uno dei punti della nostra collaborazione anche in sede di discussione e di confronto con la sciagurata legge che oggi è stata varata. Se fossero stati accolti i nostri emendamenti, questo provvedimento avrebbe assunto la dignità di legge e avrebbe avuto un senso, ossia puntare alla riduzione dei processi.

Lei ci ha ricordato con molta lealtà che il problema essenziale continua ad essere rappresentato dai tempi del processo. Bene, signor Ministro, con i provvedimenti che ci ha sinteticamente elencato non si abbassano i tempi del processo. Perché nulla è stato fatto in questo settore? Non mi dilungo perché non ho tempo a disposizione, ma potrei citare - per esempio - il sistema già vigente a Napoli che abbiamo introdotto, un sistema meraviglioso che consente il trasferimento delle denunzie della polizia giudiziaria, delle informative già strutturate. Gli addetti ai lavori sanno che cosa ciò significa: quando arriva una informativa voluminosissima già strutturata, viene immediatamente inserita in tutte le procure.

Che fine ha fatto il sistema dei fascicoli del pubblico ministero che la procura di Lecce, grazie ai finanziamenti della Regione Puglia, ha attuato da tempo e che andava esteso? Che fine ha fatto l'estensione a tutti i tribunali d'Italia del processo telematico civile relativo al decreto ingiuntivo, operativo a Milano da tre anni? Tutto questo si poteva fare. Perché non sono state realizzate le 26 sale server che consentirebbero l'avvio completo di questo sistema?

E ancora (vado per flash e mi scuso di questo; avrei bisogno di ben altro tempo, ma forse ci sarebbe una maggiore condivisione in questo momento fra l'opposizione e la maggioranza: un momento costruttivo che ci è stato impedito dalla rigidità dei tempi): lei ci ha detto di essere intervenuto in merito al contratto del personale. Ma lo sa che non si possono celebrare i processi perché manca il personale? Sono indispensabili 2.800 cancellieri per far sì che la macchina giudiziaria non collassi. Perché non realizzate l'ufficio per il processo? È pronto e sarebbe uno di quegli strumenti che renderebbe possibile l'espletamento della giustizia in tempi molto più rapidi.

In merito alla geografia giudiziaria, Ministro, da due anni vi abbiamo chiesto insieme, maggioranza e minoranza, di spazzare via le centinaia di sedi inutili ‑ mi rivolgo agli amici della Lega, così attaccati alla funzionalità dei servizi essenziali ‑ per poter finalmente vincere le resistenze localistiche.

Lei ha parlato del momento internazionale. Le ricordo che, prima di lasciare il palazzo in via Arenula, avevamo preparato circa dieci accordi internazionali, bozze pronte per la firma. Quegli accordi con Paesi chiave, che non abbiamo ancora ratificato, prevedono la formazione di squadre comuni di polizia giudiziaria alla pari di quelle europee; prevedono anche la regolamentazione del ritorno in patria dei detenuti e una serie di attività che agevolerebbero il contrasto al crimine a livello internazionale e alleggerirebbero il peso nelle carceri.

Ministro, lei pensa veramente che si possa risolvere questo gravissimo e delicato problema aumentando il numero dei poliziotti? Devo dire che, sensibilmente, lei ha citato un articolo della Costituzione. Bene, signor Ministro, la Costituzione si attua, non ci cita soltanto. Non potrà mai attuare quell'articolo se aumenterà il numero dei poliziotti e lascerà quel numero infimo ed irrilevante di educatori, di assistenti sociali. L'articolo 27 va attuato complessivamente. Come facciamo a smaltire un numero di detenuti che è crescente non soltanto per via dell'immigrazione, ma soprattutto a causa delle leggi criminogene? Continuiamo a lamentarci del numero crescente di detenuti, ma continuiamo a varare norme che incriminano attività che potrebbero non essere incriminate e potrebbero essere regolate in maniera differente.

L'ultima annotazione che le devo fare riguarda le intercettazioni. Questo è un momento delicatissimo. Abbiamo presentato un disegno di legge, e non capisco perché non ci sia convergenza. La nostra proposta armonizza il momento delle esigenze ineludibili del pubblico ministero di svolgere attività dirette a tutelare gli interessi della collettività con la privacy e con il diritto-dovere di cronaca dei giornalisti. Questo disegno di legge è pronto: se c'è collaborazione, ci siamo. Sempre per quanto riguarda le intercettazioni, lei sa, perché in quelle circostanze che ho citato glielo ho segnalato ripetutamente, che esiste un sistema che è stato valutato a livello tecnico e scientifico da tre luminari a livello nazionale, che dissero che era un ottimo sistema. Esso consentirebbe innanzitutto al magistrato di disporre e attuare le intercettazioni con la decrittazione solo nelle sue mani; così si spazzerebbero via tutti gli intermediari. In secondo luogo, consentirebbe un prezzo fisso per 10 anni, di oltre la metà dei 500 milioni di euro che lei sta pagando per conto dello Stato italiano per un anno, prescindendo dal numero crescente delle intercettazioni. Non formulo accuse, ma ho un timore, signor Ministro: che tale sistema non goda dell'interesse dell'attuale Governo perché se adottaste questo criterio esso farebbe cadere una delle più forti motivazioni con cui attaccate le intercettazioni. Voi dite: troppe intercettazioni, troppa spesa, è impossibile. Con questo sistema invece la spesa si bloccherebbe e si potrebbe riconoscere quella facoltà-dovere del pubblico ministero... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Senatore Maritati, le concedo trenta secondi ancora per concludere.

MARITATI (PD). L'intercettazione non è qualcosa di superfluo, ma é una condicio sine qua non per tutte le indagini complesse, delicate e pericolose, nell'interesse della collettività.

Quindi, signor Ministro, la invito a trovare un po' di tempo. Si faccia portare quelle carte. Le analizzi. I suoi collaboratori le devono dare questi risultati perché sono pronti al Ministero. Noi li abbiamo prodotti nello stesso Ministero, siamo della stessa Nazione e siamo uomini politici come voi, cioè abbiamo amministrato, governato e prodotto. In un Paese normale, dovreste prendere il risultato di questa attività, semmai valorizzarla ed arricchirla, ma comunque attuarla. Tutto questo fino ad oggi in due anni non si è mai verificato. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bugnano. Ne ha facoltà.

BUGNANO (IdV). Signor Ministro, mi permetta di dirle che da quando c'è il Governo Berlusconi si fa un'enorme confusione quando si parla di riforma della giustizia. Confusione tra quello che è il piano dell'efficienza dei tempi e della qualità della giustizia e quello del riequilibrio dei poteri volto al ridimensionamento della giurisdizione. L'ambiguità su cui gioca questo Esecutivo è di sovrapporre i due piani senza avere in realtà il coraggio di avanzare serie proposte di riforma. Se si vuole davvero modernizzare la giustizia - e credo che su questo punto siamo tutti d'accordo - occorrono sicuramente una riorganizzazione degli uffici giudiziari, un passaggio effettivo al processo telematico, una semplificazione dei riti, una deflazione delle domande di giustizia, assunzioni, qualificazione del personale e, soprattutto - mi sia consentito, signor Ministro - delle risorse.

Cambiare la giustizia si può, riformarla si può, senza però intaccare i principi del nostro ordinamento costituzionale. Invece, per risolvere i problemi della giustizia secondo - mi sia consentito - il pensiero unico di questo Governo, il pensiero Berlusconi, occorre provvedere - ce lo ha ricordato ancora lei oggi in Aula - ad esempio, alla separazione delle carriere e a una profonda riforma del Consiglio superiore della magistratura. Ebbene, signor Ministro, credo che siano altri gli strumenti per riformare il nostro sistema giudiziario.

Desidero poi appuntare il mio intervento sul tema delle sedi disagiate e sui provvedimenti che questa maggioranza ha adottato per risolvere tale problema. Anche se l'ha già ricordato lei nel suo intervento, signor Ministro, voglio ricordare un altro aspetto, del quale però ritengo di dover dare una lettura diversa: questo Governo e questa maggioranza in pochi mesi hanno adottato diversi provvedimenti sul tema, tra l'altro dimostrando così di assumerne come al solito di parziali e non organici, visto che prima vengono varati, poi corretti e in seguito nuovamente emendati (e ovviamente mi riferisco anche agli emendamenti presentati ieri alla Commissione giustizia della Camera da parte del Governo). Tutto questo perché? Si era pensato di risolvere il problema del riempimento delle sedi disagiate attraverso incentivi economici e di carriera. Come sappiamo, il provvedimento è stato praticamente fallimentare e poi con il decreto-legge del dicembre 2009 - assolutamente irragionevole e, anche in questo caso, non inserito in un piano più complessivo, in grado di far fronte veramente alle esigenze di funzionalità ed efficienza degli ufficiali giudiziari - si è pensato bene di prevedere un meccanismo di trasferimento d'ufficio, oltre tutto temporaneo, per modo di dire, perché dura fino al 2014, data fra l'altro nella quale non si capisce perché la situazione degli organici degli uffici requirenti nelle sedi disagiate dovrebbe essere diversa da quella disastrosa in cui versa oggi. La limitazione temporale indicata nel decreto non risulta razionale né in coerenza e in linea con i principi di buona amministrazione, soprattutto perché non vi è la garanzia dell'effettivo e buon funzionamento del meccanismo previsto. Come ho detto prima, il Governo si è accorto che forse questo provvedimento non avrebbe funzionato, per cui - in seguito alle ovvie proteste dell'Associazione magistrati - vi si è nuovamente posto riparo attraverso una serie di emendamenti, che risalgono all'altro giorno.

Signor Ministro, mi permetta di dirle che, non ritenendo che questa sia la strada giusta per procedere seriamente ad una riforma della giustizia, desidero concludere il mio intervento dicendole che il cappello della sua Relazione, in cui ci ha fornito i dati e indicato le buone intenzioni sue e di questo Governo, è analogo a quello della sua Relazione del 2009. Possiamo dunque dire che in questi due anni di Governo Berlusconi per la riforma della giustizia non si è fatto assolutamente niente; anzi, mi correggo, signor Ministro: il Governo Berlusconi si è impegnato in questi due anni a riformare gli strumenti della giustizia che servivano al Premier. Anziché scrivere il processo breve, forse avreste potuto fare in termini brevi la riforma della giustizia. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perduca. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Ministro, durante la sua Relazione ha parlato di una giustizia in crisi: ebbene, credo che si possa andare anche oltre la crisi, visto e considerato che, ad esempio per quanto riguarda le carceri, proprio lei ha parlato di un vero e proprio Piano emergenziale, finalmente presentato in Consiglio dei ministri.

Si tratta di una giustizia al collasso, e non lo dicono i radicali, che da trent'anni denunciano tutta una serie di aspetti relativi sia alla violazione dei diritti umani sia alla mancata amministrazione della giustizia, ma la Corte europea dei diritti umani, ieri più volte citata, magari in maniera strumentale, da quello che è stato definito un mantra: e lo dice in particolare in merito alla durata dei processi e al modo in cui vengono trattati i detenuti nelle nostre carceri.

Sulla prima, avete tentato di rispondere con la legge del cosiddetto processo breve, che nelle prossime settimane vedremo quanto non sarà sufficiente ad affrontare il problema; sulla seconda, lei ci ha detto che ci sono oggi in carcere oltre 65.000 ospiti, sorvolando però sul dato fondamentale che il 40 per cento di questi, se da una parte non è di cittadinanza italiana, dall'altra è in attesa di una sentenza definitiva: sono quindi persone che potrebbero anche non dover essere all'interno delle nostre carceri. Ha tralasciato poi il fatto che una stragrande maggioranza di coloro che sono in attesa di una sentenza definitiva alla fine del processo viene riconosciuta innocente. Questa è una sistematica violazione dei diritti umani, sanzionata quotidianamente della Corte europea di Strasburgo, che quindi fa diventare l'Italia non più un delinquente abituale, ma un vero e proprio delinquente professionale.

Signor Ministro, nella parte conclusiva delle sue proposte - che credo e spero di aver ben interpretato, anche se ha usato termini diversi - lei ci ha detto che il Governo ha finalmente deciso di mettere sul tavolo del dibattito politico la separazione, spero delle carriere e non delle funzioni, tra magistratura requirente e giudicante, nonché il tema della responsabilità civile dei magistrati. Anche tale questione non è stata da lei enucleata perfettamente in questi termini: ha fatto però un giro di parole che questo lascia intendere, e spero che poi possa chiarire questo punto.

Ci ha detto ancora, signor Ministro, che il Governo ha deciso di mettere mano finalmente alla riforma del CSM, forse magari in maniera non approfondita relativamente al sistema elettorale, lasciando però fuori - a meno che io non mi sia distratto durante il suo intervento - uno dei problemi fondamentali, quello cioè dell'obbligatorietà dell'azione penale che, secondo noi, in questo contesto di giustizia italiana al collasso, e non in crisi, è il problema dei problemi, che deve essere affrontato quanto prima. Il 29 gennaio dello scorso anno, alla Camera dei deputati è stata votata una risoluzione molto articolata, presentata dai miei colleghi radicali, che parlava anche di questo. Qui in Senato, invece, non siamo riusciti a portare a termine il processo per la preparazione di un documento al riguardo. Lei domani riferirà dinnanzi alla Camera dei deputati, e so che i miei colleghi chiederanno al Governo di tener fede agli impegni assunti ben un anno fa.

Per un liberale è molto più grave che ci sia un innocente in carcere, piuttosto che un delinquente a piede libero, ma questo - ahimé - oggi in Italia accade. Signor Ministro, lei ha detto che l'indulto adottato durante la scorsa legislatura è stato un pannicello caldo: forse ha ragione. Ci vorrebbe una vera e propria amnistia, che riporti il gioco alla lettera "A" e che dia avvio ad una serie di riforme che ci conducano alla lettera "Z": un'amnistia che sicuramente aiuterà i magistrati oggi oberati dal lavoro e che magari includerà anche il Presidente del Consiglio dei ministri. Ma, lo ripeto, è molto meglio non avere un innocente in carcere, piuttosto che avere a piede libero qualcuno che si è macchiato di vari reati. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signora Presidente, devo cominciare rilevando lo sconcerto di una parte di noi per il fatto che ci troviamo a discutere di una Relazione sull'amministrazione della giustizia nel giorno stesso in cui abbiamo cominciato a demolirla con il processo breve-processo morto. Il signor Ministro è venuto qui a narrarci il suo passato brillante e le sue intenzioni ancora più brillanti. In realtà, Ministro, la sua contabilità non tiene conto di tante cose che qui posso soltanto rammentare in modo rapsodico.

Analizzando la questione giustizia, si poteva per esempio cominciare dal retaggio del passato, vale a dire fondamentalmente la demolizione del processo penale, che sta tutta nella responsabilità delle precedenti Assemblee parlamentari. Tale demolizione trova il suo cardine nella lunghezza dei processi e - mi soffermo solo su un profilo - nell'impunità per la falsa testimonianza: non esiste un altro posto al mondo dove sia più facile che in Italia rendere falsa testimonianza nei processi e sfangarla con la massima tranquillità, inquinando in questo senso alla radice il processo penale.

Di fronte a questi fatti, che interessano l'intera collettività, il Governo del presidente del Consiglio Berlusconi si è preoccupato ovviamente di prendere provvedimenti che si occupano quasi esclusivamente dei suoi difficili rapporti con la giustizia. Difficili rapporti che hanno ogni tanto degli antidoti isolati. Uno ad esempio, brillantissimo, è la cena inusitata tra il Presidente del Consiglio, lei stesso, signor Ministro, ed altri con due giudici costituzionali, grosso modo per discutere - lo si poteva arguire senza neanche troppa malignità - della successiva sentenza della Corte costituzionale.

Invece no. Abbiamo il legittimo impedimento, che serve ad inseguire la prescrizione. Abbiamo il processo breve, che è processo morto, per far fuori il processo Mills, in cui - lo ricordo - Mills è stato condannato per corruzione per essere stato corrotto da Berlusconi. Questa è una cosa che non è cancellabile: è lì. Voi volete stabilire una norma che impedisce a Berlusconi di essere riconosciuto come il corruttore di una persona che è già stata condannata per essere stata corrotta da lui. Infine abbiamo, signor Ministro, il lodo che porta il suo nome (giustamente, visto che le sta così caro); esso servirà in futuro - parlo del lodo Alfano costituzionalizzato - essenzialmente a violare l'articolo 3 della Costituzione (relativo all'uguaglianza dei cittadini) con una legge di rango costituzionale. Il fatto che sarà una legge di rango costituzionale non eliminerà la violazione dell'articolo 3 della Costituzione. Tutte le garanzie per gli imputati, tutte le garanzie per l'imputato e nessuna giustizia per le parti lese: questo è uno dei cardini della vostra politica sulla giustizia. Di tutto ci si deve occupare, meno che della giustizia, dell'interesse e dei diritti negati delle parti lese.

Il provvedimento sulle intercettazioni è una perla della vostra pratica sulla giustizia. Esso tronca le indagini, esattamente come il processo breve lo fa diventare un processo morto. Lavorare di bulino sulla limitazione delle intercettazioni significa sottrarre uno strumento fondamentale agli investigatori, alla polizia e alle istituzioni che vogliono e che debbono portare avanti la lotta contro la criminalità organizzata, contro la mafia e contro i delitti. Sono state ingigantite le spese e si dice che le intercettazioni devono essere ridotte. La domanda è semplice: è forse meglio non sapere? È meglio non sapere che i mafiosi parlano con i politici? E meglio non sapere che esiste una rete di affarismo ininterrotto tra la politica e la criminalità organizzata? Meglio ignorare? Forse sì, forse è meglio ignorare per la nostra pace mentale, per la nostra pace dei sensi, per la nostra tranquillità. Noi dobbiamo ignorare, meglio non sapere.

E questo meglio non sapere si trova anche nei confronti di un aspetto che mi permetto di introdurre qui, anche se so che è leggermente border line, perché ovviamente non può essere fatto risalire alle sue responsabilità, signor Ministro. La parola giustizia viene talvolta correlata con l'aggettivo "sociale". C'è la giustizia, ma ci deve essere anche la giustizia sociale. La giustizia dell'articolo 3 è giustizia di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, ma anche giustizia delle opportunità e delle possibilità. Io ho sott'occhio alcuni esempi che devono preoccupare tutti noi ed anche lei, signor Ministro, alla pari di tutti noi (non è una cosa che rimprovero specificamente a lei). Vi sono dei casi veramente significativi e sorprendenti di ordinanze delle amministrazioni locali. A Lecco: panchine vietate per impedirvi di dormire; vietato chiedere l'elemosina in piazze e parcheggi. A Drezzo (Como): vietato il burqa in pubblico. A Morazzone e Tradate (Varese): aiuti economici solo per i neonati italiani. Ad Alassio (Savona): vietato trasportare merci in buste e sacchi di plastica. E le signore che escono dai supermercati con cosa devono portare via le merci? Ma, si sa, serve per evitare quei mucchi di roba dentro i sacchi di plastica. A Gerenzano (Varese): i cittadini sono invitati a non vendere o affittare casa agli stranieri. Per non sembrare partigiano, parlo anche della Toscana. Nella civilissima Lucca: vietato aprire "kebaberie" e ristoranti etnici in centro. A Prato, che è pieno zeppo di cinesi: vietato aprire "kebaberie", che non credo vendano il cibo prediletto dai cinesi, ma da altri gruppi etnici e culturali.

E poi, alla fine, abbiamo la riforma costituzionale della giustizia. Che cos'è? È la separazione dei pubblici ministeri dai giudici ed è la separazione dei pubblici ministeri anche dalle indagini. Circola infatti la voce che uno degli elementi fondamentali del vostro ragionamento sarebbe che le indagini devono essere affidate agli ufficiali di polizia e che il pubblico ministero deve essere come appartato, separato, messo da una parte; PM separati dalle indagini di polizia.

Infine, perla tra le perle, la spoliticizzazione del Consiglio superiore della magistratura è operata con l'introduzione di un numero superiore di politici all'interno del CSM. D'accordo che esiste l'autonomia del politico e che si può pensare che il politico possa essere dotato di un punto di vista superiore, ma arrivare a ritenere di spoliticizzare il Consiglio superiore della magistratura riempiendolo di politici è davvero un capolavoro di retorica. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Galperti. Ne ha facoltà.

GALPERTI (PD). Signora Presidente, signor Ministro, credo che stasera abbiamo sentito una Relazione sostanzialmente identica a quella dell'anno scorso. Ciò non è necessariamente un aspetto negativo, anzi può essere anche la prova di una certa coerenza; tuttavia, da un altro punto di vista, è la rivelazione che altrettanto sostanzialmente i problemi elencati l'anno scorso sono rimasti, dal punto di vista della loro soluzione, sul tavolo: non vi è stato un passo in avanti rispetto all'enunciazione delle questioni che abbiamo sentito un anno fa. Ci troviamo quindi di fronte allo stesso elenco di problemi dell'anno scorso, senza avere la possibilità di dire (come si sosteneva in un una propaganda politica): fatto.

È difficile mettere la linea rossa sull'elenco del 2009 rispetto alla Relazione del 2010, lo dice il Ministro stesso quando sostiene che le cause civili pendenti sono addirittura aumentate e che le cause pendenti penali sono sostanzialmente identiche (ci avviciniamo ai 6 milioni e, rispettivamente, siamo intorno ai 3,5 milioni). Si cita, come ha fatto il Ministro, il rapporto Doing Business della Banca mondiale, dicendo che nelle classifiche siamo restati nelle posizioni in cui ci trovavamo un anno fa: infatti è vero che il recupero crediti da una disputa commerciale nel nostro Paese comporta 1.210 giorni, in Francia 331, in Germania 394; per una procedura di sfratto in Italia occorrono 630 giorni, in Canada 43; un contenzioso per assegni a vuoto in Italia si risolve in 645 giorni, in Olanda in 39. Questi sono i problemi, ma noi siamo forse spettatori? Possiamo limitarci a descriverli e a ripeterli annualmente nella loro drammaticità?

Vi sono poi due aspetti positivi su cui concordo e di cui credo si debba dare atto. Mi riferisco alla riforma del processo civile, su cui non siamo stati disattenti né indifferenti, come può sostenere il presidente Berselli; ritengo infatti che, pur all'interno di un provvedimento omnibus, abbiamo dato un contributo e una condivisione. Allo stesso modo, se ho ben capito, il fondo per la giustizia dà quegli importi e comincia a funzionare, e anche nell'ambito dell'impegno, di cui credo il Ministro ci abbia dato atto, rispetto al capitolo della lotta alla criminalità reputo sia stato riconosciuto l'apporto dell'opposizione.

A mio avviso questi punti positivi vanno sottolineati, ma sul resto osserviamo una mancanza di risposte, se non una genericità. Mi riferisco ad esempio al tema delle carceri. Un anno fa è stata annunciata la nomina del capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria quale commissario straordinario per risolvere l'emergenza carceri. Durante l'anno, in estate e in autunno, si è parlato addirittura di modello Abruzzo, ma a distanza di un anno non solo non ci sono le carceri, ma neanche il piano carceri. Bisognerebbe quindi dire che forse l'urgenza era quella di differire, ma se i tempi sono questi credo che nel 2011 non avremo dato risposta alle situazioni che il Ministro stesso riconosceva essere drammatiche. Allo stesso modo, la discussione della riforma delle professioni forensi è stata rinviata, anche se l'esame è stato concluso dalla Commissione; sulle best practices, come sul sistema di controllo della produttività e della spesa, citati nella Relazione dell'anno scorso, non abbiamo riscontri, pur sapendo che rappresentano passi nella giusta direzione. Lo stesso discorso vale per le sedi disagiate: dopo un anno il problema è ancora aperto ed i cittadini restano attoniti nel vedere come tale questione, con un conflitto all'interno dello Stato, non ha ancora (anche se oggi abbiamo sentito che forse vi saranno alcune novità) trovato soluzione.

Vi è poi la questione della riorganizzazione dei distretti giudiziari ed altro ancora, ma l'aspetto che più mi ha colpito, e sul quale credo che dobbiamo essere particolarmente critici, è che il Ministro, riconoscendo che i problemi della giustizia - ed io questo punto lo condivido - si risolvono dentro un sistema virtuoso di uomini, mezzi, sedi, poiché ogni parte deve concorrere ad arrivare a una soluzione, cita il disegno di legge n. 1440, presentato dal Governo nel marzo 2008. A tal proposito, vorrei però ricordare che, dopo un'accurata relazione del senatore Longo, la discussione generale non è più iniziata.

L'anno scorso il Ministro ha testualmente dichiarato: «Questo Governo, dunque, procederà alle riforme ordinamentali e processuali che sono necessarie per restituire dignità e credibilità al sistema Giustizia, non certo in ordine sparso ma con un preciso disegno strategico. Per tali ragioni siamo portatori di un approccio globale al tema giustizia (...). Non vi è un singolo problema che, risolto da solo, possa far beneficiare il sistema Giustizia nel suo insieme».

Sul disegno di legge n. 1440 ci apprestavamo a un confronto positivo e serrato, perché esso andava in una direzione diversa dall'esito del processo breve; in tale provvedimento ci si muoveva verso un'estensione delle garanzie con la concessione di ulteriori termini per la preparazione della difesa, nuove regole sulle prove, istituzione di un tribunale collegiale addizionale per la revisione giudiziaria e la custodia cautelare, nuove regole per l'astensione e la ricusazione dei giudici. Ebbene, di quella proposta di riforma del processo penale, sulla quale ci apprestavamo a confrontarci, si sono perse le tracce. Abbiamo invece visto arrivare improvvisamente tre articoli, e quelli sì hanno riformato il processo penale; quelli erano la vera urgenza non menzionata nella Relazione dell'anno scorso: non vi era il processo breve o la prescrizione del processo, sulla quale credo invece che una discussione sull'istituto debba, come abbiamo cercato di fare, essere affrontata fuori dall'emergenza e da visuali volte al passato, con grande serietà e con spirito costruttivo.

Restiamo stupiti che le questioni annunciate un anno fa, che erano anche alla base di un lavoro di Commissione pronto a partire, siano state azzerate ed accantonate, con un'accelerazione su temi sui quali non vi era stata possibilità di un confronto. Se questo è il metodo sul merito, credo che sarà molto difficile parlare di riforme costituzionali o istituzionali condivise. Se non si riesce a ragionare insieme su questioni per certi versi persino neutre, penso che sarà molto più complicato e difficile ragionare su riforme di sistema costituzionale ed istituzionale. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bianchi. Ne ha facoltà.

BIANCHI (UDC-SVP-Aut). Signor Ministro, ho ascoltato con grande attenzione e senza pregiudizi la sua Relazione, ma, vede, questa mattina è stato approvato un provvedimento in quest'Aula che non solo non tutelerà i cittadini italiani, ma determinerà un vero e proprio collasso dell'intero sistema giudiziario.

Non c'è dubbio, il problema che colpisce prima di tutto è quello dell'eccessiva lunghezza e farraginosità delle procedure giudiziarie. Si tratta di una questione riconosciuta da tutti gli attori del processo, sia magistrati che avvocati, e da tutti gli osservatori esterni (mondo politico, economisti, sociologi, mondo dell'informazione).

Altrettanto certo è che il rimedio a tale situazione patologica non possa non essere strutturale. Occorre ridefinire dalle fondamenta l'organizzazione e la gestione dei sistemi giudiziari italiani, ed occorre farlo in maniera non episodica, ma proficua e stabile.

Non ci si può muovere sempre sulle emergenze. Non basta prevedere per legge che un processo non possa durare più di un certo termine ma occorre, altresì, fornire gli strumenti giuridici, economici e pratici perché quei termini (o comunque termini ragionevoli) siano rispettati.

In particolare, occorre rivedere completamente le procedure e i riti, tanto quelli civili quanto quelli penali, e occorre farlo, finalmente, in maniera sistematica e non per interventi approssimativi ed episodici. Occorre poi farlo con metodo democratico, non formulando dall'alto ipotesi gradite, ma coinvolgendo nell'analisi critica la magistratura, l'avvocatura, le cancellerie, l'università ed il mondo accademico. Solo in questa maniera, con la predisposizione di progetti di riforma tecnicamente condivisi, si potrà avviare una proficua discussione politica, che porti a riforme concrete discusse e parimenti condivise.

A tal proposito, ci chiediamo come la maggioranza intenda affrontare il tema delle riforme costituzionali. Ci auguriamo che lo faccia in maniera condivisa e non in modo autosufficiente.

Siamo d'accordo su quanto esposto dal Ministro in merito a procedure più snelle, a termini certi e brevi e al rispetto di un nucleo centrale (minimo e sufficiente) di garanzie per tutte le parti dei processi; efficienza organizzativa, con processi interamente digitalizzati, riduzione del materiale cartaceo, generalizzazione dei sistemi e delle procedure informatiche; riforma urgente del sistema delle notificazioni (enorme falla del sistema giudiziario, che lo stesso Ministro ha ricordato); efficace revisione delle circoscrizioni giudiziarie senza cedimenti campanilistici e con fissazione di limiti minimi, al di sotto dei quali non si potrà mai scendere nella creazione o nel mantenimento di tribunali o procure.

Anche l'ordinamento giudiziario merita miglioramenti: certamente il dialogo sul tema della riduzione degli organici delle procure, e più in generale delle cosiddette sedi disagiate, deve essere approfondito, ma non possiamo pensare di usarlo come grimaldello per aprire il sistema di garanzia dell'inamovibilità del magistrato. Ripensare le regole introdotte nel 2006 dalla cosiddetta riforma Mastella, ritornando al sistema di assegnazione a sedi disagiate di procura di magistrati di prima nomina, secondo il meccanismo razionale e ragionevole da noi proposto, è ormai necessario; così come rivedere il quadro dei vantaggi economici e di carriera per i magistrati che prestano servizio in quelle sedi disagiate.

Allo stesso tempo, appare utile ripensare in generale alle regole di valutazione dei magistrati, ipotizzando di introdurre sistemi di premialità per la produttività e la laboriosità, insieme al rafforzamento di strumenti di verifica, senza indulgere alla facile demagogia.

Queste sono questioni concrete e non secondarie rispetto al tema, sul quale occorre fornire la massima disponibilità alla discussione, della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

Nella materia penale è imprescindibile una seria depenalizzazione, perché i tribunali si occupino seriamente delle questioni serie, e non sprechino risorse, tempi ed energie in indagini e processi per reati bagatellari. In questo caso la riforma auspicata è complessiva e di sistema, perché una seria depenalizzazione non può prescindere dalla relativa «copertura amministrativa»: in altre parole, è necessario che il sistema amministrativo complessivo sia tale da fornire comunque una risposta (con controlli e sanzioni amministrative, appunto) alle esigenze sottese alle regole oggetto di depenalizzazione.

Il sistema giustizia ha allora bisogno di risorse finanziarie, importanti e costanti, per la modernizzazione delle strutture e delle procedure, per le esigenze di depenalizzazione, per l'aggiornamento e la formazione del personale. Di queste spese si vorrebbe sentire più spesso parlare, e non solo di spese per le intercettazioni. Il Ministro ha riferito sul Fondo unico, ma ha trascurato di precisare che il Fondo unico non compensa quanto è stato tagliato in materia di giustizia in questi anni.

Anche la materia del contrasto alle mafie merita un'immutata attenzione: abbiamo appreso con interesse della spinta propositiva del Ministro dell'interno e del Ministro della giustizia alla creazione di un testo unico della normativa antimafia. Occorrono anche in questo caso attenzione e coesione istituzionale, perché l'argomento sia trattato con delicatezza e le scelte legislative siano condivise, nell'ottica di un rafforzamento degli strumenti normativi di contrasto, già rilevanti ed efficienti, come confermato dall'interesse di diversi ordinamenti giuridici stranieri alla nostra legislazione.

Occorre che il Governo si dedichi, inoltre, con efficacia alle politiche carcerarie: non possiamo assistere ogni giorno al bollettino dei suicidi e dei tentati suicidi in carcere senza che la questione del sovraffollamento e della vivibilità degli istituti penitenziari sia affrontata seriamente e non con proclami. Si devono, allora, organizzare subito progetti operativi e stanziamenti concreti che possano ovviare in tempi brevi a tale questione. Dichiarare lo stato di emergenza e conseguentemente nominare un commissario straordinario che provveda alla realizzazione di nuove strutture carcerarie è condivisibile, ma non è sufficiente. A nostro avviso sarebbe necessario affrontare il problema, come peraltro abbiamo già detto, ricorrendo alla depenalizzazione dei reati di minore allarme sociale.

Infine, nessuna amnesia governativa può riguardare il processo amministrativo, che al momento sfugge alle competenze del Ministro della giustizia. Occorre verificare se si possa parlare di tempi ragionevoli della giustizia senza che ciò riguardi anche i processi amministrativi, in cui i tempi si stanno dilatando anche più delle infinite procedure civili. È forse arrivato il momento di ripensare all'unità, anche amministrativa, della giurisdizione e riformare non solo i codici di procedura amministrativa, ma anche il sistema complessivo di questa giustizia, che appare pronta per una riforma organica. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Chiurazzi. Ne ha facoltà.

CHIURAZZI (PD). Signor Presidente, signor Ministro, nel breve tempo che mi è assegnato vorrei affrontare il profilo del governo generale del settore della giustizia, la sua cosiddetta gestione strategica, che è reclamata. Un governo del settore che, nella consapevolezza di tutti noi, è difficile e complesso perché porta dietro di sé anche disattenzioni che si sono accumulate nel tempo: pigrizie di carattere legislativo e dimenticanze di carattere amministrativo che i Governi che abbiamo alle spalle hanno manifestato verso il settore.

Ma vi è un aspetto della complessità del sistema che riconosciamo essere fonte di preoccupazione e che in questo tempo iniziale di legislatura noi non abbiamo mancato di segnalare. Dentro un quadro complesso vi sono state e permangono iniziative legislative del Governo e anche del legislatore che per molti aspetti potremmo definire delle incursioni nel governo del settore che ne accrescono le difficoltà, e soprattutto ne accrescono i tratti di imprevedibilità e quindi di inaffidabilità che, invece, il sistema deve contrastare.

Le porto, signor Ministro, per l'attenzione che potrà dedicarvi, due esempi. Il primo riguarda le misure sulla sicurezza. Sappiamo che tali misure sono partite, almeno nelle intenzioni del Governo, da esigenze più specificamente legate all'ordine pubblico, ma esse hanno finito per produrre effetti che sono dinanzi agli occhi di tutti noi: è cresciuta la popolazione carceraria, le condizioni di chi vive in carcere sono disumane e via via gli indicatori della vivibilità nelle carceri collocano il nostro in una posizione arretrata rispetto ai Paesi occidentali.

Cito questo esempio, signor Ministro, per dire che un'azione svolta senza prevederne gli effetti sul sistema giudiziario non solo determina l'affollamento delle carceri, ma tra poco richiederà anche l'immissione di altre normative tese alla depenalizzazione o alla riduzione delle pene in una forma naturalmente diversa da quelle comminate dai tribunali. Insomma, in questo caso abbiamo la conferma che introdurre azioni che rispondono a scelte propagandistiche, di immagine, finisce per accrescere il disordine e per creare una disarmonia nel delicato equilibrio del sistema.

Per quanto riguarda il processo breve, l'ultimo dei provvedimenti che l'Aula ha votato stamattina, se me lo consente, signor Ministro, un provvedimento di così vasta portata, capace di determinare effetti così estesi nel settore, avrebbe avuto bisogno di una armonizzazione più complessiva sia con le norme in vigore, sia con il suo disegno di riforma. Anche in questo caso oserei dire che si è trattato di una incursione: è stato preso un pezzo del più vasto problema della giustizia e lo si è trattato con la modalità che conosciamo, soprattutto introducendo delle norme i cui effetti non siamo in grado di valutare, o meglio, ne possiamo valutare solo alcuni. In primo luogo, nell'equazione generale, non abbiamo accelerato i processi, li abbiamo solo soppressi e quindi, a mio avviso, tra poco registreremo, insieme ai cittadini, la diminuzione della certezza della pena e dell'affidabilità del sistema giustizia nel nostro Paese. Inoltre, in un settore come quello della giustizia, che esige più risorse umane e finanziarie, l'istituto della equa riparazione, che troverà una più frequente applicazione per la irragionevole durata del processo, reclamerà nuove risorse che dovranno essere prelevate dagli esigui fondi della giustizia.

Allora, signor Ministro, non consenta, come non dovremmo consentire più tutti noi che siamo delegati in vario modo ad occuparci del sistema, che avvengano queste forme di incursione. C'è bisogno di una visione strategica e c'è bisogno soprattutto di una gestione responsabile del settore, che noi auspichiamo e che per molti aspetti, purtroppo, non registriamo nella sua Relazione. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mugnai. Ne ha facoltà.

MUGNAI (PdL). Signor Ministro, non vorrei che sentendo quanto mi accingo a dire rimanesse stupito, tenuto conto di quanto finora ha ascoltato in quest'Aula. Ma voglio rassicurarla: la maggior parte di coloro che siedono nel Senato della Repubblica condivide quanto ha detto, ed è accanto a lei.

Ascoltando le sue parole si è percepito nettamente il senso del cambiamento, il passaggio, finalmente anche nel delicato comparto della giustizia, dalla cultura della gestione eterna dei problemi alla cultura del fare. Abbiamo sentito una diagnosi impietosa e, al tempo stesso, scevra da ipocrisie, ma abbiamo sentito anche, per la prima volta, una prescrizione terapeutica che non si tradurrà nell'ennesima grida manzoniana, ma che già ha prodotto risultati e proprio per questo è particolarmente credibile. Ha prodotto risultati in situazioni assolutamente emergenziali, e bene ha fatto, forse con un moto anche di commozione e di orgoglio, a ricordare quanto è stato fatto nella disastrata contrada dell'Aquila per quella città e per tutti gli abruzzesi. Bene ha fatto a ricordare che il delicato comparto della giustizia, per vedere finalmente risolta una crisi ormai quasi irreversibile, deve necessariamente tener conto, una volta per tutte, anche e non solo delle risorse finanziarie (che sappiamo essere, peraltro, non troppo dissimili da quelle di altri grandi Paesi europei), ma soprattutto delle risorse umane, e di come congiuntamente risorse umane e finanziarie devono essere impiegate. Quindi, ben venga una cultura manageriale per chi deve dirigere gli uffici, cosicché finalmente questi uffici, che oggi funzionano a macchia di leopardo, con una disomogeneità di funzionamento assolutamente incomprensibile, si allineino.

Bene ha fatto il Governo a intervenire in modo concreto per quanto riguarda le sedi disagiate, con incentivi da un lato, ma anche con provvedimenti, se vogliamo, emergenziali e transitori, ma che in qualche modo quel fattore umano dovevano necessariamente responsabilizzare.

E debbo darle atto, signor Ministro, a lei come titolare del Dicastero e al Governo che questa maggioranza sostiene, al di là di quello che spesso risuona in questa Aula, forse in modo più scomposto ed offensivo di quanto in realtà il dibattito meriterebbe, di aver saputo trovare un ragionevole mix tra iniziativa governativa e parlamentare anche in una serie di provvedimenti in parte già approvati e in parte in corso di approvazione, con un iter parlamentare così rapido da non avere precedenti nella storia parlamentare di questo Paese.

Abbiamo già riformato il processo civile. Noi, che spesso veniamo accusati di essere una maggioranza oscurantista, in tempi rapidissimi abbiamo approvato quella legge sullo stalking le cui cifre applicative ella ci ha già fornito. Noi, che in qualche modo saremmo chissà come collusi con chissà chi, abbiamo promosso la più straordinaria attività legislativa in tema di contrasto alla criminalità organizzata, e i frutti si sono visti in termini concreti. Abbiamo avuto a cuore, noi, gli insensibili, più di ogni altro i problemi della sicurezza dei più deboli in questo Paese perché nel pacchetto sicurezza non solo è stata ribadita la sovranità dello Stato, ma parimenti ci si è preoccupati proprio di tutelare efficacemente e concretamente i più deboli. E se è vero che il valore di un Governo e di una maggioranza si misurano sulle loro iniziative legislative, ebbene, credo che nessuno questo possa negarlo o contestarlo.

Il Fondo giustizia, tanto irriso, ha cominciato a produrre i propri risultati concreti e oggi se, grazie anche ad un'intelligente valutazione di carattere emergenziale della situazione carceraria, un Piano carceri finalmente si avvierà, ciò si deve anche a quel Fondo giustizia che oggi ha cominciato a produrre centinaia di milioni di euro per questo comparto. Questo è un altro fatto e, ancora, un altro passaggio della cultura del fare.

Mi lasci dire, signor Ministro, in questi pochi minuti che ho a disposizione, che se c'è un passaggio della sua Relazione che più di ogni altro ha convinto chi le parla e ha convinto la maggioranza che siede su questi banchi è stato il richiamo forte alla definitiva attuazione dei principi costituzionali dell'articolo 111 della Costituzione in tema di giusto processo. Il primo passo lo abbiamo fatto in quest'Aula per quanto riguarda la ragionevole durata del giusto processo. Ma bene ella ha fatto a ricordare che il giusto processo si può avere soltanto laddove si abbia un giudice terzo e due parti che si confrontano su un piano di assoluta parità processuale, cosa che in questo Paese ancora è ben lungi dall'essersi realizzata, ed anzi quelle che potevano essere le premesse del codice di rito del 1989 sappiamo bene quanto sono state svilite e sappiamo bene quanta responsabilità abbia anche in questo una parte - forse minoritaria dal punto di vista numerico, ma particolarmente attiva - della stessa magistratura.

In questi giorni, in previsione della sua presenza in quest'Aula, durante il dibattito sulla ragionevole durata del processo ci siamo sentiti dire che sarebbe venuto qui a fare il gioco delle tre carte. Dopo aver ascoltato la sua Relazione io le dico: continui a farlo quel gioco, perché nel gioco che lei fa la carta vincente la scopre sempre il popolo italiano. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Poretti. Ne ha facoltà.

PORETTI (PD). Signora Presidente, stiamo parlando della Relazione annuale del Ministro della giustizia: credo che di annualità, di ritualità, nella situazione in cui ci troviamo, davvero non ci sia nulla.

Qualche numero lei l'ha fatto e ci tengo a sottolinearlo: 65.774 detenuti ammassati in celle che possono contenerne 43.220, di cui 40.915 italiani e 24.152 stranieri; 800-1.000 nuovi ingressi al mese; 6.261 agenti in meno di quelli previsti in pianta organica; 402 educatori in meno rispetto alla pianta organica; un solo psicologo, per poche ore lavorative a settimana, ogni 187 detenuti; il 50 per cento dei detenuti in attesa di giudizio (e il 30 per cento di loro sarà riconosciuto innocente); la metà degli imputati che fa ingresso in carcere vi rimane per non più di 10 giorni e il 35 per cento esce dopo 48 ore. Ben 72 sono i detenuti che si sono suicidati nel 2009, 6 dall'inizio del 2010. Nel nostro Paese il suicidio tra i detenuti ha una frequenza 20 volte maggiore rispetto a quella generale della cittadinanza italiana. Il 27 per cento dei detenuti è tossicodipendente, il 38 per cento è in condizioni di salute mediocri, il 37 per cento scadenti, il 4 per cento gravi. Il 15 per cento dei detenuti soffre di depressione e di altri disturbi psichiatrici. Solo un detenuto su quattro ha la possibilità di lavorare e solo uno su 10 può partecipare a corsi professionali. Tutti gli altri sono costretti a passare nell'ozio, in celle sovraffollate, dalle 18 alle 22 ore al giorno. Sono 70 i bambini sotto i tre anni carcerati con le loro madri.

Il Piano carceri, fosse anche approvato oggi, domani partisse e domani l'altro diventasse realtà, non ci aiuterebbe a risolvere questa situazione.

Il totale dei processi pendenti è noto: sono quasi 11 milioni i processi pendenti. Tra la data del delitto e quella della sentenza la durata media è di 35 mesi per il primo grado del processo e di 65 mesi per il grado di appello. Le prescrizioni negli ultimi 10 anni sono più di 2 milioni, pari a 200.000 ogni anno.

Credo che solo un provvedimento dovrebbe avere l'onore del dibattito di queste Aule parlamentari e solo un impegno del Governo e del Parlamento potrebbe davvero farci uscire da questa situazione di ingiustizia, di violazione dello Stato di diritto: si chiama amnistia. (Applausi della senatrice Biondelli).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Belisario. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signora Presidente, signor Ministro della giustizia, colleghe e colleghi, dobbiamo cominciare a credere nelle fortunate congiunzioni astrali perché, evidentemente, non può essere casuale che ella, Ministro, venga oggi in questa stessa Aula del Senato in cui, in sua assenza, la maggioranza a sostegno del Governo cui lei appartiene ha approvato una delle più brutte leggi della storia repubblicana: il cosiddetto ammazza-processi, un provvedimento che, stando alla concorde lettura delle fonti di informazione e alle dichiarazioni di tutti gli interessati, è stato fortemente sostenuto dal Governo, da lei stesso e dagli avvocati del Presidente del Consiglio e che, per i suoi molteplici profili di irragionevolezza e palese incostituzionalità, si configura tale da infliggere al sistema giustizia nel suo insieme e a quello giurisdizionale in particolare un colpo catastrofico se venisse approvato anche alla Camera.

Non lo dice l'opposizione, non lo dice quel pericoloso soggetto eversore che è l'Italia dei Valori, ma lo gridano a voce alta il Consiglio superiore della magistratura, il Consiglio nazionale forense, le Camere penali, l'Associazione nazionale magistrati. Lo dicono sommessamente molti parlamentari della stessa maggioranza.

Eppure, Ministro, l'efficienza del sistema giudiziario e l'accelerazione dei processi (non la loro morte), la rapidità dell'accertamento dei reati e la conseguente certezza delle sentenze e dell'espiazione della pena dovrebbero costituire la principale occupazione e preoccupazione del Ministro della giustizia e del Governo nella sua collegialità. Si assiste invece a scelte che, dal punto di vista delle politiche finanziare, delle dotazioni infrastrutturali, del mancato potenziamento delle risorse umane e dello squilibrato quadro normativo, non vanno in quella direzione.

Per questo, Ministro, ci vuole un bel coraggio e - se mi permette - una bella faccia tosta ad aver scelto proprio la giornata odierna e proprio il Senato per propinarci il regno del bengodi: una giustizia pronta e tempestiva, nuova e moderna che, con un colpo di bacchetta magica, nel corso del 2010 ella riuscirà a rimettere in sesto. Ce lo auguriamo per gli italiani! (Applausi dal Gruppo IdV). Ce lo vogliamo augurare per gli italiani, perché la riforma della giustizia sta a cuore a lei, a noi e a ogni cittadino che vuole vedere riconosciuto un diritto, ma che vuole anche poter aver le sentenze in tempi brevi. Invece, con un colpo di cipria lì, un lifting là e una maschera carnascialesca qua si cerca, se non di nascondere, di dipingere a tinte rosee una situazione drammatica che il Governo a cui lei appartiene, anche in questo scorcio di legislatura, ha contribuito sistematicamente ad aggravare.

Ministro, una delle questioni cruciali per il nostro Paese è rappresentata dalla risposta che il sistema giustizia è in grado di offrire al fenomeno della corruzione che, oltre a determinare sacche di diffusa illegalità, costituisce una zavorra per lo sviluppo e il progresso economico e sociale, oltre che una scorciatoia verso fenomeni di vera e propria immoralità e di disincentivazione degli investimenti stranieri. Su questo concordiamo con lei, ma il dover pagare mazzette - altro che ulteriori balle - è il vero motivo del disinteresse dei capitali stranieri in Italia e nel Mezzogiorno in particolare.

È evidente che una risposta a tale problema non investe solo il piano giudiziario. Occorre, infatti, ricordare che il Consiglio d'Europa ha più volte sottolineato criticamente come proprio la prescrizione dei reati incida pesantemente sui processi per corruzione, su quelli di criminalità, invocando riforme che consentano di addivenire alle sentenze di merito, quelle sentenze a cui non si arriva mai. Le riforme che ci vengono invece proposte dal centrodestra con il suo autorevole avallo, sovrapponendo la prescrizione dei processi a quella sostanziale del reato, rendono più difficile, a giudizio dell'avvocatura associata e della magistratura, l'impegno dell'Italia nella lotta alla criminalità, e alla corruzione in particolare, reato per il quale la prescrizione breve ha purtroppo dispiegato i suoi effetti. Finora il Gruppo di Stati contro la corruzione ha inviato all'Italia ben 22 raccomandazioni per evitare la morte dei processi: proprio quello che questa mattina voi invece avete votato.

Noi vogliamo pronunce, pronunce vere. Ecco perché abbiamo presentato fin dal maggio del 2008, pochi giorni dopo l'insediamento di questa legislatura, 25 disegni di legge che vanno verso una riforma complessiva della giustizia. Altro che dire sempre no! Abbiamo cercato di riorganizzare, di offrire soluzioni, ma nelle Commissioni questi disegni di legge sono nel cassetto. Perché? Perché bisogna discutere del lodo Alfano, lodo che sciaguratamente porta il suo nome e che sappiamo che fine ha fatto. Sappiamo quale sarà la fine che farà la legge che abbiamo approvato questa mattina.

Però il Parlamento è mobilitato per risolvere, signor Ministro, sempre ed esclusivamente i problemi del suo Presidente del Consiglio, il Presidente del partito dell'amore (Applausi dal Gruppo IdV) che oggi ha dichiarato che non va a farsi giudicare perché i suoi avvocati hanno detto che andrebbe davanti al plotone d'esecuzione. Le solite invettive contro l'opposizione e contro la magistratura! (Applausi dal Gruppo IdV). È intollerabile che il Presidente del Consiglio, che rappresenta gli italiani non si faccia giudicare. Altro che partito dell'amore! È il partito dell'invettiva, è il partito di chi scappa davanti alla giustizia!

Siamo disponibili, sappiamo che ci sono dei problemi e li vogliamo risolvere: l'informatizzazione, la riduzione dei formalismi che ritardano e spesso fanno caducare i procedimenti, la preparazione tecnica del personale, maggiori risorse nelle infrastrutture. Vogliamo intervenire al riguardo e, come farà il senatore Li Gotti nella sua dichiarazione di voto, ricorderemo all'Aula su quali contenuti vogliamo le riforme. Ecco, io non l'ho sentita, però ho ritrovato nella sua Relazione il riferimento alle norme sulle intercettazioni telefoniche, che lei auspica vengano approvate al più presto: certo, così i processi non abbiamo bisogno neppure di farli morire perché nemmeno nasceranno.

Potremmo scrivere l'epitaffio della giustizia e mettere una croce su tutte le richieste e i diritti dei cittadini italiani. Invece abbiamo la speranza che, come San Paolo sulla via di Damasco, anche i peccatori più incalliti cambino orientamento e si seggano a ragionare su quello che serve al Paese e non su quello che serve alla vostra maggioranza e al Presidente del Consiglio. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.

DIVINA (LNP). Signora Presidente, signor Ministro, ero in parte preoccupato per la salute del collega per la veemenza con cui ha pronunciato il suo intervento, anche se è bello vedere un po' di impeto nei discorsi in Aula. Altri fanno addormentare, e forse questo è anche peggio.

Devo dire che il ministro Alfano ha una grande fortuna. Innanzitutto è giovane, probabilmente il più giovane Ministro della giustizia che abbia avuto questa Repubblica. In ogni caso, egli sarà quello che lascerà il segno più indelebile del suo passaggio al Ministero della giustizia. Questo per due ragioni: la prima è che è bravo, la seconda è che è anche fortunato perché ha alle spalle la maggioranza più coesa e più forte che ci sia mai stata in un Parlamento della Repubblica. Questo semplicemente perché - non me ne voglia l'ex ministro Castelli, che ha fatto tutto quello che poteva in un periodo molto difficile - in questo momento la semplificazione del quadro politico e il fatto che la maggioranza sia composta da due soli partiti, con una sintonia tra i due leader - Bossi e Berlusconi - mai vista prima, rappresentano le condizioni ottimali per lavorare e portare a casa tutte le riforme e tutte le innovazioni di cui il Paese ha bisogno. È chiaro che questo dà molto fastidio.

Signor Ministro, lei è inoltre fortunato per un'altra cosa: perché viene a portare la sua Relazione sullo stato della giustizia poche ore dopo l'approvazione in quest'Aula di un importantissimo provvedimento in materia. Abbiamo approvato finalmente la riforma sui processi brevi. Dibattuta, sì. Interessante, sì. Strumentale, parecchio. È chiaro che ci sono due visioni per guardare ogni cosa e, anche in questo caso, ci sono stati due modi di guardare tale provvedimento: il nostro, che considerava un'opportunità per tutto il Paese e per tutti i cittadini il vedersi riconoscere una giustizia celere e giusta; un altro, che va capziosamente a vedere cui prodest, a chi giova. A questo punto, il provvedimento va bene se non produce effetti nei confronti di una persona, ma non va più bene se produce qualche effetto (e sappiamo chi è la persona al centro di ogni disputa politica).

I nostri maestri dottrinari, signor Ministro, dai quali abbiamo praticamente attinto tutti nella nostra formazione, ci hanno sempre ripetuto che una giustizia non tempestiva non può nemmeno dirsi giustizia. E infatti, se ci viene riconosciuto un diritto dopo vent'anni di diatribe giudiziarie, possiamo dire che di fatto non ci è stato riconosciuto affatto, ma anzi ci è stato negato per metà della nostra vita. Da domani, però, questo non accadrà più, confidando che la Camera segua le orme dell'Aula del Senato.

Sicuramente non arriveremo a commentare tutto quanto ha elencato il Ministro tra le cose fatte e gli impegni che il Governo e il suo Ministero hanno assunto; indubbiamente, però, dire quanto si intende fare in modo esplicito e chiaro è una buona cosa, tanto per la maggioranza del Paese quanto per le opposizioni, che sapranno su quali temi si dovranno confrontare.

Un elemento segna lo spartiacque: lei, signor Ministro, ha annunciato un piano straordinario per lo stato di emergenza delle carceri italiane. Potremmo dire che le carceri italiane hanno praticamente vissuto sempre e sistematicamente in uno stato di emergenza. Non c'è dubbio che, se avessimo controllato in modo più attento i flussi migratori, non saremmo arrivati a questa situazione, anche perché, senza voler difendere nessuno, chi ha impedito di realizzare leggi attente proprio a questo aspetto avrebbe anche potuto immaginare che una persona che arriva in Italia senza lavoro e in modo illegale, non combinando pranzo, cena e colazione, è costretta a delinquere soltanto per vivere: è un assioma che non avrebbe richiesto neanche molta fatica per essere dimostrato.

La sinistra su questo punto nella scorsa legislatura ha preso un impegno. Che scelta ha fatto? L'indulto, criticatissimo da noi, giustificato da loro: abbiamo mandato più di 20.000 persone a scorrazzare e a delinquere nuovamente nel Paese. Non si sono nemmeno accorti che i bambini, che sono lo specchio di questo Paese, oggi hanno ribattezzato quel vecchio gioco che si chiamava nascondino in «sinistra libera tutti», perché chiaramente hanno capito - o dai genitori o leggendo quel poco che hanno potuto leggere - cosa stava accadendo nelle Aule del Parlamento.

Il Ministro ha annunciato un intervento estremamente razionale: un piano di edilizia penitenziaria, con 47 nuovi padiglioni e 22.000 nuovi posti da realizzare. Si tratta di misure estremamente concrete e, se devo dire la mia, umane ed efficaci, soprattutto con riferimento alla possibilità di scontare gli ultimi 12 mesi di detenzione agli arresti domiciliari. Si tratta sempre di detenzione e di una misura punitiva, che però considero un po' più umana, benché vada comunque nel senso del controllo dell'efficienza dello scontare la pena e dell'efficacia della stessa. Riteniamo che lei, signor Ministro, sappia bene cosa fare. Sicuramente affronterà la situazione: servirà intervenire sullo stato delle cose e delle normative e probabilmente serviranno procedure rapide per l'acquisizione delle aree e procedure semplificate per lo svolgimento delle gare. A nostro modo di vedere è importante fare in fretta, anche se qualcuno potrà dire che andiamo incontro a qualche rischio: è vero, magari le procedure semplificate comportano qualche rischio, ma è meglio qualche rischio potenziale ed eventuale piuttosto che ripercorrere quanto ha realizzato la sinistra, lasciando sistematicamente liberi i detenuti (o meglio, i delinquenti) per rimetterli a spasso per il Paese.

Signor Ministro, lei verrà criticato per questa azione, ma guardi che, se anche avesse percorso la stessa linea della sinistra (cioè se anziché un piano straordinario per le carceri avesse proposto un nuovo indulto), le critiche sarebbero arrivate identiche. Sarebbe stato comunque un no, in quanto anche di quell'indulto - chissà - quella persona innominabile avrebbe potuto beneficiare. Pertanto l'indulto non sarebbe stato buono o negativo, ma era negativo per il fatto che andava a toccare il presidente del Consiglio Berlusconi.

La stagione delle riforme è iniziata nel corso del 2009 con i decreti adottati in materia di sicurezza: abbiamo già avviato le prime riforme della giustizia e del processo, prevedendo giusti inasprimenti e niente sconti o patteggiamenti per i reati di grave pericolo sociale; sostegno a tutte le vittime (ai minori, ai più deboli) di abusi violenti e gratuito patrocinio per le stesse. Signor Ministro, si è avviata dunque una grande stagione di riforme e gli italiani, va detto, apprezzano questo Governo: lo hanno dimostrato e continuano a manifestare la loro fiducia. Le vostre intenzioni corrispondono pienamente alla volontà degli italiani. Quello che lei ha proposto, Ministro, è quanto vuole il Paese: giudici capaci ed efficienti, con la previsione pertanto di una formazione costante del personale giudiziario, soprattutto per chi va a dirigere gli uffici giudiziari, dai quali dipende poi la funzionalità e l'efficienza di un tribunale.

Nessun tipo di abuso sulle intercettazioni e vigilanza sui costi. Non si può dire che la spesa è 4 o 25, perché é come passare da 1 a 6: è un rapporto da razionalizzare. Per quanto riguarda l'informatizzazione, tutti gli italiani seguiranno il suo progetto di digitalizzazione: dove è possibile va tutto informatizzato e, con la riduzione del cartaceo al minimo, il risparmio sarà doppio.

Quanto al contrasto alla mafia, da tanto tempo gli italiani aspettavano, e quanti arresti eccellenti abbiamo visto in questi ultimi tempi! Per questo dobbiamo sicuramente fare un plauso anche al ministro dell'interno Maroni. Vorrei ricordare poi gli interventi realizzati in materia di confisca dei beni, anche per equivalente, svincolandola dalla pericolosità del soggetto, affidando i beni alla Polizia, affinché questo possa costituire anche un deterrente ed assumere una funzione di tipo preventivo.

Richiamo qui, ancora, la mediazione sulla conciliazione, che garantirà una speditezza dei processi: non so chi l'ha inventata, ma tanto di cappello! In particolare, per quanto riguarda le spese di vittoria, nel caso in cui si rifiuti la cifra riconosciuta congrua dal giudice a posteriori, pur vincendo la causa, si verrà puniti per non aver accettato prima l'offerta che sarebbe arrivata in fase di conciliazione.

Quanto poi alla vicenda dell'Aquila, Ministro, lei ha detto che si è trattato di un momento significativo: il tribunale della città è stato ripristinato in tempi estremamente contenuti. Vorrei dirle però di più: il caso dell'Aquila ha messo in luce che questo è forse il Governo più efficiente che il Paese abbia mai avuto. Esso ha affrontato un'emergenza in modo impeccabile, tempestivo e risolutivo: non si era mai vista una cosa del genere.

Signor Ministro, lei ha annunciato l'intenzione di provvedere al trasferimento dei detenuti che possano scontare la pena - parliamo di detenuti stranieri - anche nei Paesi d'origine, con la possibilità di utilizzare anche dei fondi europei. Questo avrebbe meritato un applauso che prima - e me ne scuso a posteriori a nome di tutto il Gruppo della Lega Nord - non c'è stato e che facciamo invece ora. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

Non vedo il collega Maritati, ma è stato interessante il suo intervento. Il senatore Maritati ha detto che forse si poteva fare di più: forse è così, ma sicuramente si può sempre fare qualcosa di più. In particolare, si è fatto riferimento alla necessità di spazzare via le sedi inutili. Come Lega Nord rappresentiamo territori molto fragili, per lo più montani, nei quali mantenere i servizi periferici basilari serve anche ad evitare un nuovo inurbamento, che vorrebbe dire anche uno spopolamento delle periferie montane. Non siamo però contrari tout court ad una razionalizzazione delle sedi, ma invito chi insiste sulla necessità di eliminare le sedi inutili a fare un elenco di queste sedi. Se fossi in lei, signor Ministro, io provocherei la sinistra: fornisca questo elenco di sedi inutili e dopo si inizi a ragionare. Se infatti partisse da lei questa azione di razionalizzazione, signor Ministro, vedrebbe un'esasperata difesa di quelle sedi che queste persone oggi dicono proprio di volere chiudere e di voler spazzare via.

Concludo con l'affermazione che ha fatto il nostro collega capogruppo Bricolo. Abbiamo un periodo favorevole: per tre anni non avremo l'incubo di elezioni; e noi sappiamo come le elezioni condizionino il dibattito in quest'Aula. Non ci saranno esasperazioni di toni e, probabilmente, le contrapposizioni strumentali saranno ridotte al minimo, mentre oggi invece esplodono. Non ci saranno, signor Ministro, spazi per divagazioni; dovremo confrontarci sulle idee, sulle scelte, sulle cose da fare e sulle riforme da fare. Signor Ministro, a noi non resta che dirle «coraggio!», perché andiamo verso una buona stagione per far questo. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Carofiglio. Ne ha facoltà.

CAROFIGLIO (PD). Signora Presidente, abbiamo ascoltato la Relazione del ministro Alfano, ricca di aggettivazioni enfatiche in molti punti. Ho constatato, in particolare, l'uso ripetuto della parola "straordinario" nella sua accezione positiva, riferita alla sua personale attività di governo, signor Ministro, e all'attività della compagine di cui lei fa parte. I toni declamatori e trionfalistici della sua Relazione appartengono allo stile della comunicazione politica, sul quale naturalmente possiamo avere le nostre opinioni, ma che non è l'oggetto specifico della riflessione che dobbiamo svolgere.

La questione, purtroppo, è che certamente ci troviamo in una situazione straordinaria e di fronte ad un'azione straordinaria della compagine governativa di cui lei fa parte, della maggioranza cui lei fa riferimento e del suo stesso Dicastero. La direzione, però, e il senso della straordinarietà non sono - temo - nel senso e nella prospettiva da lei indicate. C'è un lancio dell'ANSA di oggi pomeriggio, in cui non le minoranze di magistrati politicizzati (cui fate riferimento senza mai specificare a chi effettivamente intendiate alludere), ma il Comitato intermagistrature (cioè la magistratura ordinaria, la magistratura contabile e la magistratura amministrativa) afferma che con il disegno di legge sul processo breve verranno posti nel nulla centinaia di migliaia di processi, con un costo sociale ed un danno erariale altissimi. È la questione del denaro, di cui lei bene ha fatto a parlare riferendosi alle intercettazioni, signor Ministro, e su cui fra poco tornerò. Sono destinati all'immediata estinzione - lo sapevamo tutti, ma giova ripeterlo - i reati contestati nei processi per i crac Cirio e Parmalat, per le scalate alle banche Antonveneta e BNL, per la corruzione nella vicenda ENI Power, per le morti bianche alla ThyssenKrupp, per le morti di amianto. Io credo che, metaforicamente e idealmente, dovreste - lei, signor Ministro, e tutti quanti voi che avete approvato questo disegno di legge in prima lettura al Senato - essere disponibili a guardare negli occhi i parenti delle vittime della ThyssenKrupp, i parenti delle vittime dell'amianto, le persone gettate sul lastrico dai crac Cirio e Parmalat. Questo sarebbe il minimo necessario per sostenere con dignità questo punto di vista.

Signor Ministro, fra le altre cose lei ha fatto riferimento, nel suo intervento, alla materia delle intercettazioni, rivendicando al suo Dicastero una riduzione delle spese per le intercettazioni a seguito di una bonifica contabile, della quale naturalmente ci compiacciamo. Io presumo che lei sappia come funziona il meccanismo delle tariffe in base al quale noi tutti paghiamo le intercettazioni: funziona essendo collegato alle tariffe che attualmente sono ordinarie da parte dei gestori di telefonia che sono concessionari di servizio pubblico. Sono certo che lei lo sa, ma lo ricordo a tutti quanti: negli altri Paesi, al momento del rilascio della concessione, vengono definite tariffe speciali per le intercettazioni (quindi per lo Stato), operazione che di per sé sola consentirebbe abbattimenti di spese ben più significativi di quelli da lei rivendicati. Così come abbattimenti di spese ben più significativi di quelli da lei rivendicati avrebbe consentito o consentirebbe, se lo si volesse, l'adozione del meccanismo di cui ci ha parlato il senatore Maritati.

So di avere poco tempo, quindi davvero desidero attirare l'attenzione sua e della maggioranza, rappresentata sinteticamente (così come la minoranza) in quest'Aula in questo momento.

Abbiamo un disegno di legge sulle intercettazioni, che avete approvato alla Camera, cui si fa riferimento per alludere a un nuovo sistema di garanzie, oltre che a un meccanismo di riduzione della spesa. Vorrei raccontare in termini molto sintetici una delle possibili conseguenze dell'approvazione, ove dovesse verificarsi anche qui, di quel disegno di legge in quei termini, un esempio tra i tanti per dare l'idea della schizofrenia normativa cui stiamo assistendo. Mi riferisco ad un'indagine in materia di stupefacenti, di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti: due trafficanti legittimamente intercettati dalla polizia giudiziaria, nel corso di una conversazione alludono a un reato di sequestro di persona, stupro e omicidio di un bambino che non ha nessun collegamento probatorio e nessuna forma di connessione con l'attività di traffico di stupefacenti per cui si indaga. In base a elementari criteri di ragionevolezza, nell'attuale sistema quella intercettazione, in cui viene confessato un reato di eccezionale gravità, sarebbe utilizzabile; invece nel sistema delineato dalla sua maggioranza, dal suo Governo e da lei, signor Ministro, quella conversazione sarebbe completamente inutilizzabile.

Vi prego di ricordare questo esempio e i molti altri che sono in grado di fare io, come tanti altri che hanno nozione di ciò di cui si sta parlando, perché saremmo di fronte al fatto che quella conversazione e soprattutto quell'orribile delitto resterebbe impunito con un perfetto marameo - se mi permettete l'espressione un po' irrispettosa - alla giustizia, al bisogno di giustizia dei cittadini, indipendentemente dal loro colore.

Mi avvio a concludere, signora Presidente e signor Ministro, perché io amo stare nei tempi che mi vengono assegnati. Il suo intervento contiene anche cose esatte e che possiamo condividere (poche), ma nel momento in cui registravo alcuni degli aspetti su cui possiamo essere d'accordo, che per lo più sono il recupero di prodotti legislativi della precedente legislatura, mi viene in mente una famosa e bellissima metafora. Sa, signor Ministro, qual è l'orologio che segna l'ora più esatta di tutti, l'orologio di maggior precisione e il più funzionante per indicare l'ora perfettamente esatta? È l'orologio fermo due volte al giorno, e purtroppo temo che la vostra azione di Governo corrisponda a quella di un orologio fermo. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vizzini. Ne ha facoltà.

VIZZINI (PdL). Signora Presidente, colleghi senatori, onorevole Ministro, io desidero invece complimentarmi con lei per una Relazione che illustra il lavoro svolto e prepara il futuro.

Avendo pochi minuti tratterò due argomenti, il primo dei quali concerne la parte del lavoro svolto con l'intelligenza di aver razionalmente capito che per aggredire la criminalità organizzata in questo Paese bisognava finalmente prendere atto, anche dal punto di vista legislativo, del cambio di volto delle mafie. Già da anni infatti, dal sistema del terrorismo mafioso delle stragi degli anni Novanta (su cui dico, tuttavia, che ogni ora che bisognerà spendere per chiudere il buco nero nella storia della Repubblica rappresentato da quelle stragi sarà ben spesa da tutti i magistrati che lo fanno, a condizione che lo facciano per darci verità e giustizia), la mafia si è spostata su un altro filone, quello degli affari. Mi riferisco a quella criminalità organizzata che non attacca lo Stato, ma si insinua come un tumore al suo interno.

Quella mafia aveva bisogno di una legislazione nuova, che qui è stata posta in essere, sotto il suo impulso, con la collaborazione di un Parlamento che in questo caso, rompendo le pregiudiziali, è riuscito a dare un contributo complessivamente positivo nel settore dei sequestri e delle confische dei patrimoni, con il carcere duro inasprito al punto da provocare reazioni terribili, con il potere di accesso dei prefetti nei cantieri, con la nuova norma sullo scioglimento dei Comuni che prevede anche la possibilità di perseguire i dirigenti e non soltanto il ceto politico; con l'inizio di una nuova legislazione sul riciclaggio, che è la nuova fronte frontiera di questa norma. Onorevoli senatori, gli esperti ci insegnano oggi che una massa di denaro può essere lavata (come si dice in gergo) 80 volte in 24 ore senza lasciare traccia di sé e questa è la nuova frontiera della lotta per la legalità in questa e nelle altre democrazie occidentali.

C'è dunque la possibilità, partendo da questo punto, di svolgere un ulteriore lavoro, ma ciò che si è realizzato in tale settore non è poca cosa. Io non sono fra quelli che rivendicano alla politica in senso lato i successi delle forze dell'ordine, ma certamente quando un numero incredibile di latitanti è stato assicurato alle patrie galere e si mettono i mafiosi al loro posto (nei penitenziari, con il carcere duro del 41-bis così come l'abbiamo disciplinato), abbiamo scritto una regola di fondo: ossia che tutti i mafiosi di questo Paese, anche se latitanti, debbono sapere che prima o poi finiranno poveri e in galera, dove debbono condurre la loro esistenza per il danno che hanno fatto alla società e ai giovani. Questo lavoro è stato compiuto dal Parlamento con l'impulso del ministro Alfano, al quale va pubblicamente il nostro ringraziamento; ho fatto riferimento a questa parte specifica della sua azione, perché altri temi sono stati già trattati da altri colleghi.

Lei, Ministro, ha parlato anche del futuro, dando le linee guida dei temi da affrontare anche per il profilo delle riforme che riguardano la nostra Costituzione in materia di giustizia. Voglio dirle, Ministro, che il Parlamento è qui per cercare di aiutare tale percorso aprendo un dialogo con tutti i soggetti istituzionalmente interessati. Stiamo infatti per avviare un ciclo di audizioni in cui potremo confrontarci con le alte cariche della magistratura, con le associazioni dei magistrati, con il CSM. Ciò a condizione che tale approccio avvenga senza il complesso del tiranno, senza che quello che chiamate consenso quando prendete i voti, diventi deriva plebiscitaria quando i voti li prende Berlusconi, il quale non sta al suo posto se non perché da quindici anni è il cittadino più votato da milioni di italiani, e si assume responsabilità di governo che gli vengono assegnate dal popolo con libere e segrete elezioni. Chiamatelo come volete, ma io non conosco altro modo di vivere la democrazia se non rivolgendosi al popolo; né mi convince la teoria degli intellettuali che parlano di «popolo bue» quando non vince la sinistra, perché non mi è mai piaciuta questa interpretazione dei fatti.

Possiamo aprire un dialogo a una condizione: che ci siano soggetti che vogliano interloquire fra di loro per cambiare il sistema e fare le riforme istituzionali, sapendo che tutti, non soltanto i magistrati ma anche la politica, debbono essere indipendenti nella possibilità di svolgere il loro compito, per ristabilire un rapporto tra le istituzioni che rappresenta l'equilibrio politico-istituzionale su cui vive la nostra democrazia.

Dal momento che sulla suddetta strada lei, Ministro, ha avviato non solo un confronto, ma un'apertura per ragionare sulla giustizia del futuro, la ringraziamo per essere venuto in questa Assemblea, come lo scorso anno, con un bagaglio di cose fatte e con il progetto delle cose da fare. Siamo pronti a darle la piena disponibilità per accompagnarla nel difficile ma esaltante compito di riformare la giustizia italiana. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Comunico all'Assemblea che sono state presentate le seguenti proposte di risoluzione: n. 1, dal senatore D'Alia e da altri senatori; n. 2, dal senatore Gasparri e da altri senatori; n. 3, dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori; n. 4, dal senatore Li Gotti e da altri senatori; n. 5, dal senatore Pistorio e da altri senatori.

Ha facoltà di intervenire in replica il Ministro della giustizia, al quale chiedo anche di esprimere il proprio parere sulle proposte di risoluzione presentate.

ALFANO, ministro della giustizia. Signora Presidente, vorrei iniziare la mia replica riconoscendo a questo dibattito un tono prevalentemente costruttivo, una volontà di realizzare quelle riforme della giustizia che sono alla base della speranza di cambiamento del sistema giustizia in Italia. Quasi tutti gli interventi sono stati tendenti comunque a porre in essere proposte e suggerimenti. Ho letto con attenzione tutte le proposte di risoluzione e sono consapevole del fatto che talune, anche per esigenze di tempo, sono state concepite prima del mio intervento. È solo così che riesco a spiegare il fatto che in alcune proposte di risoluzione delle opposizioni siano reiteratamente ribaditi alcuni concetti che, udite le mie dichiarazioni, potevano essere non contemplati nel testo.

Esprimo parere contrario sulla proposta di risoluzione del Partito Democratico, così come su quella dell'Italia dei Valori e su quella dell'UDC.

Esprimo invece parere favorevole sulla proposta di risoluzione presentata dal senatore Pistorio e altri, adottando un criterio di prevalenza: al terzo punto di tale proposta, infatti, non condivido l'idea di assumere un impegno per la revisione delle circoscrizioni, perché non ho intenzione di procedere a tale revisione, né di avviare una revisione delle circoscrizioni in questa fase. Dunque, dal punto di vista della solennità dell'impegno parlamentare non mi sento, con grande serietà, di assumere questo impegno, anche perché ritengo che lo sforzo che stiamo facendo potrebbe sì avere un compimento in una razionalizzazione geografica e territoriale delle circoscrizioni, ma che non è questa la leva da cui partire. Questa è la mia opinione. Fra l'altro, girando l'Italia, ho visto numerosi esempi di giustizia esercitata con efficienza in uffici giudiziari minori e ho visto giustizia esercitata con minore efficienza in uffici giudiziari maggiori: è una questione che va ponderata bene. Secondo il CSM sarebbero ben 88 gli uffici da chiudere; io non condivido questa posizione, ma ci sarà tempo e modo per discuterne. Tornando alla proposta di risoluzione del senatore Pistorio ed altri, ribadisco il mio parere favorevole secondo un criterio di prevalenza, non condividendo, specificatamente e solamente, il punto 3.

Do parere favorevole alla proposta di risoluzione presentata dai colleghi del PdL e della Lega Nord, a firma del presidente Gasparri, del presidente Bricolo e di altri.

Vorrei argomentare queste mie considerazioni sulle proposte di risoluzione, sviluppando una breve riflessione di sintesi sul dibattito svoltosi.

Ho ascoltato con attenzione tutti gli interventi e devo dire, specificatamente ai colleghi dell'opposizione, taluni dei quali assenti in questo momento, che, avendo anch'io fatto in varie stagioni parlamentari della mia vita, sia nell'Assemblea regionale sia alla Camera dei deputati, il deputato di opposizione, ritengo di poter dire, con consapevolezza, che l'opposizione è tanto più credibile nell'affermare le cose che il Governo non ha fatto quando ha il coraggio e l'onestà di riconoscere le cose che il Governo ha fatto.

Mi riferisco a talune nostre iniziative che sono abbastanza certificate agli atti, ad esempio alla diffusione nel nostro Paese, in questi dodici mesi, dei modelli di autoanalisi e di miglioramento (le cosiddette best practices) negli uffici giudiziari.

Mi riferisco altresì all'intervento del senatore Carofiglio in materia di intercettazioni, che spiegava come tutte le intercettazioni si possano fare gratis, ma che ha omesso di ricordare a quest'Aula, che pure ha approvato la finanziaria poche settimane fa, che questo Governo, con forza e con coraggio, ha reso per legge obbligatoriamente gratuita l'attribuzione dei tabulati, con un risparmio di spesa di 18 milioni di euro. (Applausi dal Gruppo PdL). Il collega avrebbe potuto, a sua volta, ricordare gratis l'approvazione di tale misura: sarebbe stato un riconoscimento nei confronti di un'azione di buona gestione della cosa pubblica, approvata peraltro da quest'Aula poche settimane fa e che non si è avuto, non la generosità, ma quanto meno l'onestà, di ricordare. Ciò avrebbe reso più credibile l'intero discorso.

In materia di intervento sulle sedi sgradite ai magistrati avrei gradito, a maggior ragione in connessione con un dibattito che alla Camera ha portato ad un voto all'unanimità, il riconoscimento che, a fronte della preesistenza di un problema, c'è stato un decreto del Governo convertito dal Parlamento; mi riferisco a quello precedente, quello degli incentivi sulle sedi disagiate, che è stato accolto da oltre 50 magistrati, risolvendo così il problema in taluni uffici giudiziari del Sud; mi riferisco soprattutto a talune procure di frontiera: penso a Palmi, che grazie a quel decreto ha avuto risolto il problema.

Oppure si può ricordare, in materia di digitalizzazione e informatizzazione, l'esempio eccellente del tribunale di Milano, che ha dato avvio al decreto ingiuntivo telematico, trattando in poche settimane materie economicamente complesse e di grande rilievo economico, che venivano trattate in periodi dell'ordine di anni. Questo processo telematico che si sta sviluppando in altre Corti d'appello del nostro Paese è già una realtà.

O si può riconoscere, magari andando a rileggere le dichiarazioni scettiche, se non diffidenti, effettuate al momento della sua approvazione in quest'Aula, che il Fondo unico giustizia oggi ha al proprio interno quasi 1.600 milioni di euro e dire una volta tanto (non fa male a nessuno, non c'è bisogno di andare dal confessore) che su questa linea il Governo ha indovinato la scelta. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). Talvolta si può anche dire senza incorrere in reprimende; credo che questo migliorerebbe il dibattito e renderebbe anche più concretamente fattiva la collaborazione, che parte dal riconoscimento di talune cose fatte.

Oppure, in ambito amministrativo, si può ricordare che dopo dieci anni è stato firmato un contratto collettivo nazionale integrativo del personale dirigenziale del Ministero della giustizia, o che si è celebrato un G8 Giustizia, che ha concluso affermando che la piattaforma italiana di contrasto alle mafie è quella accolta come base dalle grandi potenze del mondo come linea di contrasto alle mafie. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). O riconoscere che nella riforma del processo civile vi erano istituti mutuati da taluni ordinamenti, a cominciare da quello francese dell'astreinte, che consentono al giudice di dire: «Caro cittadino, questa è la tua condanna e, se sei inadempiente, questa è la tua penale, che decorre giorno per giorno». Questa legge ha dato maggiori certezze e i nostri giudici l'hanno già applicata.

O si può riconoscere ancora che per stalking, diventato reato grazie ad una legge da noi proposta e approvata, sono state arrestate 942 persone; o ancora che le misure di prevenzione antimafia hanno prodotto effetti, perché già applicate. E qual è il miglior canone di valutazione di una legge approvata dal Parlamento se non quello del suo immediato utilizzo da parte dei magistrati? Quando una legge non c'è e poi viene approvata e i magistrati la utilizzano subito vuol dire che se ne sentiva la mancanza. Gli esempi che ho fatto sono di leggi approvate in questi ultimi 12 mesi di cui evidentemente si sentiva la mancanza e che i magistrati italiani hanno già utilizzato.

Come non ricordare, poi, che alcuni mesi fa, quando lanciai a livello europeo il tema di un'Europa che non può chiudere gli occhi rispetto al sovraffollamento nelle carceri dei Paesi dell'Unione derivante dalla presenza di detenuti stranieri, mi fu rimproverato, con tono solenne, che l'Europa non aveva competenze in materia? Io, senza solennità alcuna, obiettai che non stavamo parlando in materia europea di tavole evangeliche, e quindi vi era la possibilità di innovare le competenze europee facendo una battaglia politica. Ho incontrato la delegazione italiana neoeletta al Parlamento europeo (dunque con i deputati dell'opposizione italiana), che insieme ha convenuto la presentazione di una risoluzione al Parlamento europeo; quella risoluzione, dovuta ad una battaglia puramente politica del Governo italiano, sostenuta dall'intera delegazione senza badare ai partiti, ha avuto successo ed è stata inserita in una risoluzione del Parlamento europeo e nel Programma di Stoccolma. Questi sono risultati, non è filosofia. Questi sono risultati ottenuti grazie ad un'azione amministrativa di governo, ad un'azione legislativa in Parlamento e ad un'azione politica in Europa. Questi sono risultati!

Ancora. Come si fa a dire, senatore Maritati, che una serie di cose voi le avevate pensate e noi dovevamo farle? Esattamente nel mese di gennaio abbiamo raggiunto suppergiù i tempi di durata del vostro Governo, del Governo Prodi, e siccome ci è stato detto anche in altre circostanze che, a volte, noi avremmo mutuato vostre proposte, sentendovi parlare mi sono convinto (volendo concedere tutto il possibile e riprendendo aggettivazioni e avverbi anche censurati) che il Governo Prodi, in materia di giustizia, sia stato uno straordinario Governo delle buone intenzioni. È stato necessario che arrivassimo noi per far sì che ci fosse un Governo delle buone leggi, della buona amministrazione e delle buone prassi. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). Infatti non si può eccepire, a fronte di quanto abbiamo fatto in un arco temporale esattamente analogo a quello della durata del Governo Prodi, che noi abbiamo realizzato quello che voi non siete riusciti a fare, perché per farlo avete avuto lo stesso tempo a nostra disposizione fino ad oggi, con la differenza che voi non avete fatto nulla e noi sì. Questo è quanto ritengo doveroso dire. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

In riferimento alla prospettiva, noi abbiamo una diagnosi abbastanza condivisa sui mali della giustizia e una terapia sufficientemente non condivisa in materia di soluzione dei problemi: se il parere sulla terapia fosse unanime, voteremmo tutti allo stesso modo e non ci sarebbero distinzioni tra di noi.

Comincio dalle carceri, visto che si tratta di un tema più volte sollecitato. Noi abbiamo alle spalle 62 anni di storia repubblicana e in totale 30 provvedimenti di amnistia e indulto: abbiamo cioè realizzato 30 provvedimenti di amnistia e indulto in 61 anni e mezzo di storia repubblicana.

Il bivio che il Governo si è trovato davanti era questo: fare un'altra amnistia, liberando 15.000-20.000 detenuti e poi nel 2012 o 2013 ritrovarsi con lo stesso problema, oppure portare avanti una politica più articolata e complessa in materia di carceri. Noi abbiamo scelto questa seconda strada - lo dico alla collega senatrice Poretti - accogliendo proposte provenienti dalla Camera, dal PD, dai radicali in primo luogo e anche dalle nostre forze di maggioranza; proposte che hanno un notevole impatto e sono immediatamente operative sul sistema carcerario. Mi riferisco, in primo luogo, a quella che consente ai detenuti a basso tasso di pericolosità, ai quali resta da scontare l'ultimo anno di pena, di trascorrere quest'ultimo periodo ai domiciliari piuttosto che in carcere; questa indicazione era contenuta nelle proposte delle opposizioni. Abbiamo anche previsto - e l'ho ribadito nella mia Relazione, ma voi non l'avete ricordato - l'istituto della messa alla prova per i soggetti imputati con pene inferiori a tre anni. Si tratta di due istituti che si accompagnano all'edilizia carceraria e hanno entrambi una fortissima potenzialità deflattiva, l'uno nei confronti del sistema carcerario e l'altro, la messa alla prova, non solo e non tanto nei confronti del sistema carcerario, ma dell'intero sistema del processo penale italiano.

Contemporaneamente a questo, abbiamo deciso che se vogliamo risolvere il problema senza mandare a casa detenuti che poi, dopo un anno o poco più, tornano in carcere dobbiamo agire a livello europeo per far sì che lo straniero che ha già fatto pagare due costi al nostro Paese (e cioè il costo di un giusto processo e il costo di sicurezza) si faccia pagare almeno il terzo costo (quello del vitto e dell'alloggio) dal proprio Paese d'origine, andando a scontare la pena a casa propria. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). Su questo punto stiamo mandando avanti alcuni trattati internazionali e abbiamo chiesto all'Europa di farsi carico di tale importante questione.

Per quanto riguarda l'edilizia, bisogna essere molto chiari e molto concreti con i numeri. Noi abbiamo realizzato, in questi 20 mesi di Governo dal 2008 ad oggi, 1.600 nuovi posti nelle nostre carceri. Nel decennio tra il 1998 e il 2008, erano stati costruiti e aperti esattamente altri 1.600 posti. In poco meno di 20 mesi ne abbiamo realizzati quanti ne erano stati realizzati nei precedenti 120 mesi. E tuttavia, con un trend di crescita costante pari a 700 unità al mese, anche se nei prossimi 20 mesi ne realizzassimo altri 1.600 non avremmo risolto il problema. Allora, abbiamo deciso di affrontare di petto la questione e di offrire, per la prima volta, al nostro Paese la possibilità di risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri senza ricorrere all'amnistia e all'indulto, ma ampliando il numero dei posti, e di farlo con procedure straordinarie, anche perché è impossibile immaginare la funzione rieducativa della pena e la dignità della persona in una cella sovraffollata. Quindi, l'edilizia carceraria è parte del percorso di restituzione piena della dignità ai nostri detenuti.

Ed ancora, sulla materia dell'arretrato civile i numeri che ho esposto dicono con evidente chiarezza una grande verità: noi possiamo fare in modo che vi sia maggiore efficienza nel nostro sistema e far sì che l'anno prossimo, o fra due anni, quel tre per cento di saldo di incremento tra i processi affluiti al sistema civile e l'output, cioè quanto il sistema del processo civile ne riesce a tirar fuori, si riduca allo zero per cento; quindi 5 milioni ne potrebbero entrare e 5 milioni ne potrebbero uscire. Ciò premesso, abbiamo sempre 5 milioni di arretrato alle spalle: il vero zaino di piombo che impedirà al sistema della giustizia civile di correre anche in presenza delle migliori riforme, della più efficace informatizzazione e della più efficace digitalizzazione, in quanto un sistema che ha prodotto un accumulo negli ultimi 30 anni di 5 milioni di processi non li può smaltire, se non con modalità straordinarie. Ed è a modalità straordinarie che pensa il Governo, secondo un binario parallelo, che da un lato mette in campo la riforma del processo civile e l'efficienza del sistema attraverso una migliore organizzazione degli uffici ed una più efficace informatizzazione e digitalizzazione. Per altro verso, se noi non accompagniamo tutto questo con un piano straordinario di smaltimento dell'arretrato civile, qualsiasi sforzo per la prospettiva sarà negletto dalla presenza dei 5 milioni di cause pendenti. Questa è la nostra diagnosi sul sistema del processo civile.

Ed ancora, sulla scia dei meccanismi di organizzazione. Non esiste nessuna organizzazione complessa - e tale è il sistema giustizia - che possa considerare una variabile marginale, laterale e trascurabile la variabile umana. Noi abbiamo la necessità di porre al vertice degli uffici giudiziari non tanto e non solo raffinati giuristi, quanto abili, bravi, efficaci organizzatori di uomini e mezzi, perché non è possibile che a parità di leggi vi siano tribunali che vanno bene ed altri che vanno male. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). E non è il destino che condanna taluni tribunali ad andare male rispetto ad altri che vanno bene: è la capacità degli uomini di governare processi complessi ed organizzazioni complesse come quelle di un ufficio giudiziario. Questa è la variabile sulla quale si intende lavorare e, senza voler essere sacrileghi nei confronti dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura, ci vuole un di più di meritocrazia, un di più di efficienza, un di più di gestione manageriale degli uffici, che in questi anni non abbiamo scorto se non in talune rispettabilissime eccezioni. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

Infine, e mi avvio a concludere, questo 2010 secondo noi è l'anno decisivo per la riforma costituzionale in materia di giustizia. La riforma costituzionale in materia di giustizia occupa il dibattito di addetti ai lavori e dell'opinione pubblica da oltre un ventennio, ben prima dello scoppio di Tangentopoli. Questa nostra maggioranza si trova per la seconda volta a governare il nostro Paese con una prospettiva di legislatura intera, e questa nostra maggioranza, avendo innanzi a sé la prospettiva di una legislatura completa, non si farà sfuggire l'occasione di porre mano alla riforma costituzionale in materia di giustizia secondo le linee direttrici che ho trattato poc'anzi.

In conclusione, penso che la riforma della giustizia sia una grande sfida e allo stesso tempo un grande crinale che separerà la voglia di cambiamento dallo status quo. Noi in quest'Aula siamo qui a ribadire che ci schieriamo con forza dalla parte del cambiamento, nella consapevolezza che se c'è un modo per non migliorare la giustizia è quello di lasciare tutto com'è, quello di non porre mano alla Costituzione, all'organizzazione e a buone ed efficaci leggi. Il cambiamento non si fa con le parole, ma con le leggi, anche costituzionali, e noi, a breve, le proporremo al Parlamento. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e del senatore Pistorio. Congratulazioni).