PARDI (IdV). Signor Ministro, la sua esposizione non ci convince neanche un po'. Lei era partito con il piede sbagliato quando ha preso di petto la situazione creatasi a Rosarno con una frase veramente infelice: c'è stata troppa tolleranza verso l'immigrazione.
MARONI, ministro dell'interno. Quella clandestina!
PARDI (IdV). Lei ed il suo Governo non vi siete resi conto che c'era stata troppa tolleranza nei confronti di una situazione sociale ed economica complicata, difficile, in cui noi vediamo inseriti - nelle forme che era facile aspettarsi - quelli che, tanti anni fa, Frantz Fanon aveva chiamato i "dannati della terra". Noi li conoscevamo dalla lettura dei libri e ne avevamo una visione lontana: erano gruppi umani sconosciuti. Oggi li vediamo all'opera, ridotti a manodopera a basso e bassissimo costo, ai limiti della gratuità, in condizioni di vita inenarrabili, soggetti alle peggiori e avvilenti discriminazioni.
È vero, si può anche pensare che, di fronte ad una provocazione insensata, i gruppi degli immigrati di Rosarno si siano dati ad una furia distruttiva che ha tolto loro la ragione di mano; ma il fatto che loro si siano tolti la ragione di mano non implica che tale ragione sia passata nelle mani di una società, di un'economia, di una comunità che ha invece chiuso colpevolmente gli occhi di fronte a fatti che non voleva vedere. Non voglio insistere sul lato umano della questione, ne hanno già parlato autori di rilievo, negli ultimi giorni. Don Tonio Dell'Olio ha scritto una postfazione profetica, un anno fa, ad un libro intitolato: «Gli africani salveranno Rosarno». Gad Lerner e Barbara Spinelli hanno scritto articoli pieni di umanità, di comprensione e di autocritica.
L'argomento è difficile e spinoso e, nei cinque minuti che ho a disposizione, non posso contestare la contabilità consolatoria e apologetica che lei ci ha ammannito nel suo discorso. Sono costretto ad andare per le brevi, per cui l'aspetto fondamentale da rilevare in quella situazione, dopo avere considerato anche la furia distruttiva, è che la manodopera degli immigrati non solo era regolare - come lei stesso ha riconosciuto - nella massima parte dei casi, ma era inserita in un processo lavorativo in cui essi venivano privati sistematicamente delle basse paghe che guadagnavano, con giornate lavorative praticamente illimitate, che andavano dalle 14, alle 16 e alle 18 ore, senza la possibilità di reintegrare le proprie energie, con un minimo di agio, per essere pronti alla giornata lavorativa successiva.
È stato testimoniato che su quelle paghe bassissime la criminalità organizzata riscuoteva il pizzo per il trasporto e l'uso dei mezzi di lavoro. È stato testimoniato che la comunità locale, che oggi si difende dalle accuse di razzismo, è stata zitta di fronte ad anni e a mesi di martellamento, di esclusione e di apartheid.
Dobbiamo sapere che questo problema non sarà risolto dalle vostre misure tecniche, che pure, entro certi limiti, possono essere necessarie. Dobbiamo sapere che questo problema è immanente, presente e incancellabile. In un'economia dove le forze giovani del lavoro rifiutano in maniera fisiologica l'impiego in posti di lavoro e in occasioni di lavoro predeterminate, è evidente che i dannati della terra arriveranno a cicli continui, ripetuti, e non ci saranno leggi che potranno impedire questi arrivi. Dobbiamo sapere che questo problema deve essere affrontato con una logica che perlomeno garantisca l'esercizio dei diritti di vita e di lavoro a chi viene impiegato in queste condizioni, che sono sulla soglia della schiavitù. Non siamo noi a dirlo; c'è un'inchiesta della DIA sul lavoro agricolo nella piana di Gioia Tauro, iniziata l'anno scorso e culminata con l'arresto di tre imprenditori, accusati di estorsione e riduzione in schiavitù.
L'elemento fondamentale che questa Aula, il Parlamento e le Assemblee elettive devono ricavare da questa cognizione è che non c'è soluzione a questo problema tramite le procedure dell'ordine pubblico, ma soltanto attraverso la comprensione profonda di un processo sociale di vastissime proporzioni e, soprattutto, attraverso la garanzia dei diritti costituzionali, che noi così gelosamente - e voi meno gelosamente - vogliamo conservare e che devono essere attribuiti soprattutto a chi viene a lavorare in queste condizioni infami.
Perciò, la posizione del Gruppo dell'Italia dei Valori è fortemente negativa nei confronti della sua relazione, signor Ministro. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bruno. Ne ha facoltà.