PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno.
È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, signor Ministro dell'interno, noi abbiamo preso atto, e prendiamo tuttora atto, di ciò che è stato fatto dopo i tragici e drammatici avvenimenti di Rosarno e, ovviamente, ci associamo alle parole di soddisfazione per le operazioni che, non solo in questa circostanza, le forze dell'ordine e la magistratura hanno condotto in Calabria e in tutte le zone dove opera la criminalità organizzata.
Tuttavia, signor Ministro, con grande serenità e pacatezza, noi abbiamo il dovere di dirle che, nonostante lei abbia letto con grande diligenza il compitino che le hanno scritto, la domanda più importante alla quale doveva rispondere e rendere conto al Parlamento è rimasta senza una risposta. La domanda, molto semplice, è la seguente. Come è stato possibile ignorare per tanto tempo la presenza di centinaia di immigrati, costretti in condizioni disumane e spremuti dal lavoro nero per una manciata di euro? (Applausi della senatrice Garavaglia Mariapia). È grave, signor Ministro; e lei ha fatto delle dichiarazioni incaute e superficiali. Cito il prefetto Domenico Bagnato, commissario straordinario del Comune di Rosarno (che dal 2008 è sciolto per infiltrazioni mafiose ed è dunque retto da un prefetto, cioè da un funzionario del suo Ministero e, quindi, è retto anche da lei), il quale ha dichiarato testualmente: «La situazione era a conoscenza di tutti e a tutti i livelli. Più volte l'abbiamo segnalata e ci siamo impegnati per ottenere i finanziamenti dal Viminale, ad esempio con l'obiettivo di demolire l'ex fabbrica Rognetta e realizzare un centro di aggregazione dignitoso».
Il prefetto continua, in questa sua dichiarazione riportata da un'agenzia Adnkronos dell'11 gennaio, nel dire che vi è una segnalazione completa su questa situazione, e non da ora; come ha detto il prefetto Bagnato conversando con i giornalisti, la colpa è di tutti. Ora, io capisco che questo prefetto, come il prefetto di Venezia, sia destinato ad altra carriera e ad altra sede, però, signor Ministro, anche il presidente Obama, al quale, con tutto il rispetto, lei non somiglia, ha riconosciuto i limiti delle misure di prevenzione in un Paese così grande e complesso come gli Stati Uniti. Pertanto, da lei ci saremmo aspettati di capire come sia stato possibile che, contemporaneamente e sistematicamente (poiché questa è seconda la rivolta di Rosarno: la prima - se non ricordo male - risale all'ottobre del 2008), siano state violate e disattese tutte le norme della legge Bossi-Fini e dei vari pacchetti sicurezza che voi avete approvato in questo Parlamento; come sia stato possibile, signor Ministro, che non sia stata mai accertata una sola responsabilità di un datore di lavoro o di un imprenditore, piccolo o grande che fosse, che faceva lavorare in nero queste persone; come sia stato possibile che non sia stata operata, secondo la vostra legge, la confisca di un immobile dato in affitto agli immigrati clandestini; come sia stato possibile non perseguire nessuno per il reato di immigrazione clandestina. Parlo di norme che sono state volute da voi, e che sono norme manifesto proprio perché voi non le avete applicate, determinando così, con la negligenza verificatasi in questa circostanza, gli episodi di Rosarno e la conclusione più paradossale...
Mi rivolgo a lei, signor Ministro, anche se capisco che al momento lei sia impegnato in altre questioni.
MARONI, ministro dell'interno. La sto ascoltando, senatore D'Alia.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Ministro, la conclusione paradossale di questa vicenda è che, come ha riferito lei oggi in questa informativa, la maggior parte degli immigrati presenti a Rosarno erano in possesso di un regolare permesso di soggiorno. Eppure, essi non sono stati messi nelle condizioni, avendone il diritto riconosciuto dalle nostre leggi, di poter lavorare. E in questi casi, che cosa dovevano fare? Restare lì in balia delle bande armate sul territorio, farsi sparare con i fucili a pallini o farsi investire dalle auto? Questo è il trasferimento volontario? Questa al mio paese si chiama deportazione. (Commenti del ministro Maroni).
Non so se lo Stato c'era, se era assente, oppure c'era ma si è girato da un'altra parte. So solo che l'episodio di Rosarno non fa onore a questo Paese, a tutti noi, non alla maggioranza o all'opposizione, e che rispetto a questo da lei e dal suo Governo ci saremmo aspettati di più e di meglio. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut, IdV e PD. Congratulazioni. Commenti dai banchi della maggioranza).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Ministro, la sua esposizione non ci convince neanche un po'. Lei era partito con il piede sbagliato quando ha preso di petto la situazione creatasi a Rosarno con una frase veramente infelice: c'è stata troppa tolleranza verso l'immigrazione.
MARONI, ministro dell'interno. Quella clandestina!
PARDI (IdV). Lei ed il suo Governo non vi siete resi conto che c'era stata troppa tolleranza nei confronti di una situazione sociale ed economica complicata, difficile, in cui noi vediamo inseriti - nelle forme che era facile aspettarsi - quelli che, tanti anni fa, Frantz Fanon aveva chiamato i "dannati della terra". Noi li conoscevamo dalla lettura dei libri e ne avevamo una visione lontana: erano gruppi umani sconosciuti. Oggi li vediamo all'opera, ridotti a manodopera a basso e bassissimo costo, ai limiti della gratuità, in condizioni di vita inenarrabili, soggetti alle peggiori e avvilenti discriminazioni.
È vero, si può anche pensare che, di fronte ad una provocazione insensata, i gruppi degli immigrati di Rosarno si siano dati ad una furia distruttiva che ha tolto loro la ragione di mano; ma il fatto che loro si siano tolti la ragione di mano non implica che tale ragione sia passata nelle mani di una società, di un'economia, di una comunità che ha invece chiuso colpevolmente gli occhi di fronte a fatti che non voleva vedere. Non voglio insistere sul lato umano della questione, ne hanno già parlato autori di rilievo, negli ultimi giorni. Don Tonio Dell'Olio ha scritto una postfazione profetica, un anno fa, ad un libro intitolato: «Gli africani salveranno Rosarno». Gad Lerner e Barbara Spinelli hanno scritto articoli pieni di umanità, di comprensione e di autocritica.
L'argomento è difficile e spinoso e, nei cinque minuti che ho a disposizione, non posso contestare la contabilità consolatoria e apologetica che lei ci ha ammannito nel suo discorso. Sono costretto ad andare per le brevi, per cui l'aspetto fondamentale da rilevare in quella situazione, dopo avere considerato anche la furia distruttiva, è che la manodopera degli immigrati non solo era regolare - come lei stesso ha riconosciuto - nella massima parte dei casi, ma era inserita in un processo lavorativo in cui essi venivano privati sistematicamente delle basse paghe che guadagnavano, con giornate lavorative praticamente illimitate, che andavano dalle 14, alle 16 e alle 18 ore, senza la possibilità di reintegrare le proprie energie, con un minimo di agio, per essere pronti alla giornata lavorativa successiva.
È stato testimoniato che su quelle paghe bassissime la criminalità organizzata riscuoteva il pizzo per il trasporto e l'uso dei mezzi di lavoro. È stato testimoniato che la comunità locale, che oggi si difende dalle accuse di razzismo, è stata zitta di fronte ad anni e a mesi di martellamento, di esclusione e di apartheid.
Dobbiamo sapere che questo problema non sarà risolto dalle vostre misure tecniche, che pure, entro certi limiti, possono essere necessarie. Dobbiamo sapere che questo problema è immanente, presente e incancellabile. In un'economia dove le forze giovani del lavoro rifiutano in maniera fisiologica l'impiego in posti di lavoro e in occasioni di lavoro predeterminate, è evidente che i dannati della terra arriveranno a cicli continui, ripetuti, e non ci saranno leggi che potranno impedire questi arrivi. Dobbiamo sapere che questo problema deve essere affrontato con una logica che perlomeno garantisca l'esercizio dei diritti di vita e di lavoro a chi viene impiegato in queste condizioni, che sono sulla soglia della schiavitù. Non siamo noi a dirlo; c'è un'inchiesta della DIA sul lavoro agricolo nella piana di Gioia Tauro, iniziata l'anno scorso e culminata con l'arresto di tre imprenditori, accusati di estorsione e riduzione in schiavitù.
L'elemento fondamentale che questa Aula, il Parlamento e le Assemblee elettive devono ricavare da questa cognizione è che non c'è soluzione a questo problema tramite le procedure dell'ordine pubblico, ma soltanto attraverso la comprensione profonda di un processo sociale di vastissime proporzioni e, soprattutto, attraverso la garanzia dei diritti costituzionali, che noi così gelosamente - e voi meno gelosamente - vogliamo conservare e che devono essere attribuiti soprattutto a chi viene a lavorare in queste condizioni infami.
Perciò, la posizione del Gruppo dell'Italia dei Valori è fortemente negativa nei confronti della sua relazione, signor Ministro. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bruno. Ne ha facoltà.
BRUNO (Misto-ApI). Signor Presidente, onorevoli senatori, dall'intervento che il Ministro ha svolto oggi in Senato sono evidenti alcuni aspetti di quello che ormai è diventato il caso Rosarno.
Intanto è evidente che quanto accaduto si carica di significati che vanno ben oltre la piana di Gioia Tauro.
Sia chiaro, viviamo in un pezzo d'Europa e in periodo storico in cui riteniamo non sia possibile non avere regole chiare, efficaci ed applicabili per regolamentare i flussi degli immigrati. Conosciamo l'ineludibilità di una convivenza originata dalla natura stessa dell'economia di mercato, dalla qualità della vita occidentale, dalla longevità conquistata dalla scienza, dalle stesse questioni demografiche. Ed è proprio per questo che sappiamo essere indispensabile aprire un confronto sulla necessità di un'identità da non rinnegare, ma da valorizzare come terreno per costruire una vera integrazione solidale.
Tuttavia, i fuochi accesi nella notte nella Piana hanno finito per illuminare un aspetto tra i più crudeli di quelli che riguardano l'immigrazione, che va oltre la distinzione tra immigrazione regolare e clandestina e supera persino gli inqualificabili episodi di violenza registrati. Si tratta dell'ipocrisia complessiva di uno Stato che non vede, non sente e non parla; si tratta del comportamento che, applicato ad altri soggetti, non avremmo remore a definire omertoso e mafioso. Quante "la Rognetta" ci stanno in Italia e nel Sud Italia? Chi doveva sapere ed intervenire in quel pezzo del nostro Paese? Le istituzioni locali, le prefetture, le forze dell'ordine, i datori di lavoro, i sindacati? Ma i Comuni dove insistono i maggiori insediamenti di immigrati non sono Gioia Tauro, Rosarno, San Ferdinando, quelli cioè commissariati? E non è altresì commissariata l'Azienda sanitaria locale? Di grazia, signor Ministro, possiamo sapere di quante orecchie e di quanti occhi ha bisogno per accorgersi di certe situazioni prima che esplodano? È possibile chiedere conto, non solo a lei ma anche a lei, delle pratiche di prevenzione?
In questa situazione lei è stato come minimo imprevidente e poco accorto e non basta l'elenco delle opere del PON, e non la giustifica il fatto che la situazione di Rosarno si trascina così da oltre un decennio. Semmai tutto ciò dimostra che con lei nulla è cambiato e che la situazione è semmai fortemente peggiorata, perché lei non ha voluto ascoltare e perché non si è previsto che la crisi al Nord e il susseguente licenziamento dei più deboli, gli immigrati, avrebbe costretto questi ultimi, anche quelli regolarmente residenti in Italia, a spostarsi alla ricerca di altri lavori, magari stagionali, arrivando in massa a Rosarno per impegnarsi in quei lavori che, proprio per le caratteristiche di periodicità, rendono più complicato costruire le condizioni dell'integrazione e della convivenza.
Di certo credo che ormai sia evidente a tutti che il sistema di accoglienza, integrazione e controllo in Italia è estremamente debole. Ed è proprio nella somma di questa fragilità e della debolezza del tessuto sociale di alcune comunità che attecchisce più facilmente la criminalità organizzata, sia interna agli immigrati che endogena al territorio. Non è un caso che significativi esponenti della magistratura e delle forze dell'ordine segnalino l'ipotesi di una regia accorta e diabolica della 'ndrangheta sui fatti di Rosarno.
Di certo c'è che la crescita anomala di queste comunità di immigrati, legati all'arricchimento disonesto di quanti sfruttano la miseria e la povertà di altri esseri umani, finisce per marcare, checché lei ne pensi, una pesante assenza dello Stato. Uno Stato non è tale solo quando difende le sue frontiere, ma anche quando è in grado di garantire il controllo del suo territorio. Nella piana di Gioia Tauro da tempo non è così. Per carità, non c'è alcuna giustificazione per quanti decidono di farsi giustizia da sé!
PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Bruno.
BRUNO (Misto-ApI). Signor Ministro, concludo il mio intervento dicendo che per affrontare la vicenda nelle sue radici culturali e sociali c'è bisogno di più risorse, di più presenza, di maggiori controlli e maggiori investimenti anche nel Sud e in zone come quelle di Rosarno. C'è qualcuno che sostiene che le vicende di Rosarno siano legate anche a quelle della bomba al tribunale di Reggio Calabria. C'è stato chi, come me e come tanti altri, ha fatto le ultime due campagne elettorali combattendo la mafia e gridando: "No ai voti della 'ndrangheta". Altri sono stati più tiepidi. Forse c'è un'unica strategia che accomuna la bomba al tribunale di Reggio Calabria alle questioni di Rosarno. Forse presso i Ministeri dell'interno e della giustizia di questo Governo si erano create altre aspettative, magari unilaterali, ma forse queste aspettative non trovano più risposta.
Noi saremo al suo fianco per quanto riguarda la repressione della criminalità organizzata, ma non siamo d'accordo con lei per quanto riguarda la prevenzione del fenomeno della criminalità organizzata. Anche per questo, ci consenta di riservare maggiore fiducia alla prossima visita che il Presidente della Repubblica effettuerà in Calabria su questi argomenti. (Applausi dai Gruppi Misto ApI, PD e IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bricolo. Ne ha facoltà.
BRICOLO (LNP). Signor Presidente, ringrazio il ministro Maroni per la puntuale informativa resa oggi qui in Senato. Voglio innanzitutto fare i complimenti, anche a nome di tutti senatori del Gruppo Lega Nord, a lei e alle forze dell'ordine per il comportamento che è stato tenuto a Rosarno. (Applausi dal Gruppo LNP). Una situazione drammatica, con momenti di scontro anche molto accesi, che sono stati gestiti al meglio, con intelligenza, con la dovuta prudenza, ma anche con la necessaria fermezza.
In questi giorni si è scritto molto sui giornali in merito a questi fatti, anche a sproposito, soprattutto quando si è parlato di razzismo. Non credo che i cittadini di Rosarno siano razzisti e non credo neanche che il nostro sia un Paese razzista e xenofobo, come in molti vorrebbero far credere, soprattutto tanti colleghi del centrosinistra. Credo invece che, quando si tollerano forme di sfruttamento e degrado come quelle viste a Rosarno, allora sì che diventa inevitabile la reazione popolare. È evidente a tutti che le istituzioni locali preposte al controllo del territorio non hanno fatto il proprio dovere. E dico locali riferendomi soprattutto all'intervento fatto dal senatore D'Alia, che forse è l'unico a non aver capito che è stato dal territorio che i controlli non sono venuti.
Dov'erano gli amministratori provinciali o quelli regionali, guarda caso tutti di centrosinistra? (Applausi dal Gruppo LNP). Dov'erano gli stessi patronati sindacali o gli stessi magistrati, sempre pronti a farsi intervistare dai giornalisti o a partecipare ai dibattiti televisivi? Diciamo chiaramente che chi ha tollerato tutto questo ha permesso che si arrivasse a tanto.
Abbiamo visto scene raccapriccianti, inaccettabili per un Paese civile. Allora, basta con l'ipocrisia: a Rosarno tutti sapevano, tutti vedevano, ma nessuno è intervenuto, come se si fosse in un Far West, in una terra di nessuno. Le leggi sull'immigrazione e sul lavoro esistono, ma non sono state applicate; bastava farlo ed oggi non saremmo qui, in quest'Aula, a commentare le scene di guerriglia urbana che abbiamo visto sui telegiornali. (Applausi dal Gruppo LNP). La sinistra, invece di fare il mea culpa e di assumersi le proprie responsabilità, ha accusato il Governo e la Lega per le leggi sull'immigrazione e sulla sicurezza che hanno portato avanti.
Cari colleghi, caro onorevole Bersani (visto che anche lui oggi è intervenuto sull'argomento), non sono sbagliate le nostre leggi, ma si sbaglia quando queste non vengono applicate, come Rosarno insegna. Al Nord, in Padania, i nostri sindaci e i nostri amministratori non avrebbero mai tollerato situazioni come queste! (Applausi dal Gruppo LNP e della senatrice Rizzotti). Dove c'è la Lega, le leggi dello Stato vengono fatte rispettare a tutti; anche nelle nostre terre vengono a lavorare stagionali extracomunitari per la raccolta della frutta, dell'uva e delle mele, ai quali vengono dati un lavoro ed un alloggio dignitoso. Questo è il nostro modello di integrazione ed è l'unico modello che funziona!
Cari colleghi, sempre in questi giorni è stato affermato che serve più carità. È giusto, ma più carità non significa non far rispettare le leggi o tollerare l'illegalità. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Musso). La vera carità, per quanto ci riguarda, vuol dire contrastare il lavoro nero, abolire le condizioni di sfruttamento, combattere duramente l'immigrazione clandestina favorendo quella regolare. Questa è la svolta. Chi rispetta le leggi non ha nulla da temere, sia esso un extracomunitario che un cittadino di questo Paese; chi non le rispetta deve essere perseguito senza se e senza ma.
Le proposte del centrosinistra sull'immigrazione sono un fallimento assicurato: fanno entrare tutti, bloccano l'espulsione dei clandestini facendoli così vivere nell'illegalità, nel degrado, sotto i ponti e nelle baracche. Per di più, questo è anche l'unico modo per creare scontri sociali, come quelli visti a Rosarno, dove alla fine a rimetterci davvero sono i cittadini onesti che pagano le tasse, vanno a lavorare e chiedono semplicemente il rispetto della legalità.
Dunque, ministro Maroni, vada avanti su questa strada: nessun buonismo con chi vive di criminalità; lotta alle mafie e a chi sfrutta in modo disumano i clandestini e il lavoro degli stranieri sul nostro territorio e alle associazioni mafiose che si sono specializzate su questi settori.
PRESIDENTE. Senatore Bricolo, la prego di concludere il suo intervento.
BRICOLO (LNP). Concludo, signor Presidente, facendo un accenno, una risposta dovuta al ministro egiziano che ha accusato il nostro Paese di razzismo. Noi non accettiamo lezioni da nessuno, tanto meno dal rappresentante di un Governo di un Paese in cui, in spregio alla nostra religione, vengono uccisi i cristiani semplicemente perché professano la loro fede. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL). Vorrei aggiungere che nel nostro Paese noi non discriminiamo nessuno, ma non è il benvenuto chi viene a casa nostra e non rispetta le nostre leggi, la nostra storia e le nostre tradizioni. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Finocchiaro. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione la relazione del ministro Maroni e poc'anzi anche l'intervento del presidente Bricolo. Senatore Bricolo, mettiamoci d'accordo; quanto accaduto in questi giorni a Rosarno è avvenuto nella vigenza delle vostre leggi: se non sono state rispettate, mi permetto di ricordare che governate voi! (Applausi dal Gruppo PD).
Il ministro Maroni ha correttamente sottolineato che gran parte degli immigrati che sono rimasti coinvolti nei fatti di Rosarno sono immigrati che hanno un regolare permesso di soggiorno. Mi vorrei quindi permettere di spostare un po' il punto di vista dal quale guardare questa vicenda. Mi pare di dover concludere - sulla base di riscontri oggettivi, non di una mozione dei sentimenti - che il problema è questo: non è illegale la presenza degli immigrati sul territorio di Rosarno (almeno di buona parte di quegli immigrati); quello che è illegale è il loro sfruttamento. (Applausi dal Gruppo PD). Se è questo il punto, io credo, ministro Maroni, che noi dobbiamo anche avere l'umiltà - lo dico ponendo come soggetto non la maggioranza o l'opposizione, ma le classi dirigenti politiche di questo Paese - di guardare la questione cercando di andare a fondo e di capire come stanno realmente le cose. Gli slogan in queste occasioni funzionano poco e non hanno un grande effetto risolutivo.
Ci troviamo in una situazione nella quale circa 1.300-1.400 immigrati, in parte regolari (quindi, dotati di un regolare permesso di soggiorno), in parte non regolari, si trovano su un pezzo del territorio del nostro Mezzogiorno, perché lì, in questo momento, in questa stagione, si raccolgono gli agrumi. Si tratta quindi di persone che hanno l'animo, la volontà e l'intenzione di stare lì per lavorare. Essi vengono sottoposti ad uno sfruttamento drammatico sotto il profilo della paga e dei diritti: parliamo di compensi che si aggirano sui 3 euro l'ora, ai quali si deve comunque sottrarre il pizzo che gli immigrati sono costretti a versare non solo a chi organizza il trasporto, ma anche a chi organizza il servizio di caporalato per fornire questa manodopera agli imprenditori. A commettere questo atto di sfruttamento - non parlo adesso della criminalità, né organizzata né semplice, che ovviamente interagisce in questa vicenda e di cui si occuperà la magistratura, come ha detto correttamente il ministro Maroni - sono italianissimi imprenditori agricoli. Diciamolo!
Lo voglio dire con particolare forza, ministro Maroni, perché io credo che se non ci attestiamo sulla frontiera rigorosissima della legalità per quanto riguarda gli italiani e per quanto riguarda gli immigrati, ma senza fare nessuno sconto a coloro i quali sulla vita e sulla dignità umana accumulano reddito e ricchezza (Applausi dal Gruppo PD), noi non andremo mai al fondo della questione. Lì purtroppo la Bossi-Fini non ci sovviene; ma ci sovviene ovviamente una quantità di strumenti che sono nella disposizione sia del ministro Sacconi (che opportunamente oggi ha rilasciato una dichiarazione) sia - me lo si lasci dire - del ministro Zaia. Siamo infatti di fronte ad un enorme sfruttamento del lavoro nero, che - guardate un po' - cessa nel momento cui ci si rende conto che non coltivare e lasciare il frutto sull'albero è più conveniente, perché si ricevono i sussidi europei: a quel punto, questa massa che preme chiedendo lavoro va allontanata. Vedrà la magistratura, ma io temo che stia accadendo quello che succedeva in Sicilia con i "campieri", quando le masse dei braccianti agricoli venivano respinte nel momento in cui chiedevano lavoro e pane. (Applausi dal Gruppo PD). Stiamo attenti, quindi: è una situazione molto complessa e delicata.
Mentre accade questo, noi assistiamo ad un altro paradosso: decine di migliaia di persone sono coinvolte in un giro di truffe in agricoltura. In Calabria, secondo l'ISTAT, circa 14.000 persone ricevono una pensione da bracciante agricolo perché assumono di aver lavorato un certo numero di giorni e lo attestano falsamente. (Commenti del senatore Monti).
Vuoi mandare via i calabresi dalla loro terra? È un poco complicato. (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.
Senatrice Finocchiaro, la invito a rivolgersi alla Presidenza e a concludere, per favore.
FINOCCHIARO (PD). Dico questo, ministro Maroni, perché è giusto invocare il massimo del rigore, e non creda il presidente Bricolo che copriamo con la parola carità - che io peraltro non ho mai adoperato - atteggiamenti e comportamenti criminali, come danneggiamenti, intimidazioni, minacce, lesioni e tutto quello che può accadere. È però anche vero che ci troviamo di fronte ad una realtà così complessa e così difficile che il Governo non può dire: "ho fatto tutto quello che dovevo fare". Non è vero. Semplicemente, non è vero!
PRESIDENTE. Senatrice Finocchiaro, la invito a concludere.
FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, ho quasi finito.
Vorrei a questo punto invitare l'Aula a riflettere su una necessità. Lo dico con il garbo che è necessario, signor Presidente. Ne abbiamo già discusso in sede di Conferenza dei Capigruppo: sarebbe grandemente utile che discutessimo in Aula della relazione del presidente Pisanu sull'immigrazione, per saperne di più, per capire di più ... (Applausi dal Gruppo PD) ... perché se non capiamo è inutile continuare.
Un'ultima cosa. Ovviamente siamo molto compiaciuti dei numerosi arresti, ministro Maroni. Ne siamo felici. Poiché però, come lei ha giustamente ricordato, queste sono ordinanze di custodia cautelare, quindi siamo già ben avanti nel procedimento; è un processo cominciato molto tempo fa e per queste indagini ringraziamo quei magistrati e quelle forze dell'ordine che pure in un contesto molto difficile, talvolta ostile, continuano a fare il loro mestiere. (Applausi dai Gruppi PD, IdV, UDC-SVP-Aut. Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, il Gruppo del Popolo della Libertà intende esprimere sostegno ed apprezzamento all'azione del Governo anche in questi giorni molto difficili. È una vicenda che si inscrive nella storia molto lunga e complessa dell'immigrazione in questo Paese. Dicevo, sostegno al Governo, ma anche qualche biasimo ad enti locali e ad una Regione che non hanno svolto fino in fondo il ruolo di governo del territorio. Come è stato ricordato dal ministro Maroni, una serie di interventi di carattere sociale devono essere svolti soprattutto dal sistema delle autonomie, e anche dalla Regione. Il presidente Loiero si è vantato che il regista Wenders ha fatto non so quale documentario. Si occupi del suo territorio piuttosto che delle recensioni dei film di Wenders, che forse - non lo so - ha finanziato lui. (Applausi dal Gruppo PdL).
Come centrodestra, in questi anni abbiamo fatto delle leggi. La Bossi-Fini, prima ricordata, fu accompagnata da una regolarizzazione - che non vuol dire sanatoria, cioè chi sta qui in questo momento ha titolo a rimanere - di 700.000 stranieri. Ha riguardato chi lavorava, chi poteva essere messo in regola, persone per le quali si pagavano stipendi regolari, contributi, versamenti per la sanità e la pensione. Fu quindi un'operazione di alto impatto sociale.
Qualche mese fa, lo voglio ricordare, proprio per venire incontro a quelle esigenze di assistenza, soprattutto domestica, oltre 300.000 stranieri hanno potuto fruire di procedure di regolarizzazione, che sono ancora in atto, a dimostrazione che questo Governo ed il centrodestra vogliono una politica di integrazione e di regolarizzazione e non di sfruttamento. Credo non ci sia nulla di solidale nel chiudere gli occhi proprio di fronte allo sfruttamento nel lavoro nero e nella illegalità che ancora una volta a Rosarno è emersa. Ben venga quindi la tolleranza zero contro il lavoro nero, ben vengano i voucher, le politiche di flessibilità che, nella giusta tutela dei diritti di quei lavoratori, vengono applicate. Voglio ricordare che la sinistra si è sempre opposta a quelle leggi, come la legge Biagi ed altri provvedimenti, anche di questo Governo...
FINOCCHIARO (PD). Ma che dici!
GASPARRI (PdL). ... che hanno introdotto elementi di flessibilità che possono servire anche per il lavoro stagionale, anche per il lavoro di chi viene dall'estero e che forse non resterà tutta la vita in Italia.
Noi, con quelle leggi, abbiamo creato degli strumenti che, anche nel caso del lavoro agricolo e dei lavori stagionali, offrono delle regole che tutelano nella legalità le prestazioni di lavoro, come è stato prima ricordato dal ministro Maroni.
Dopodiché la vicenda di Rosarno va inquadrata in un contesto più generale. Qualche giorno fa, l'editorialista Angelo Panebianco ha parlato sul «Corriere della Sera» del reato di immigrazione clandestina (reato che noi abbiamo introdotto e che riteniamo un compendio delle politiche di ingresso regolamentato), di quote programmate per chi viene per lavorare, di allontanamento dei clandestini e respingimenti: politiche che sono state attuate e che hanno forse contenuto quei fenomeni di sfruttamento ed emarginazione che non sono accoglienza.
Ebbene, Panebianco, contestando le posizioni di alcuni magistrati che, come sapete, hanno chiesto alla Corte costituzionale di dichiarare incostituzionale il reato di immigrazione clandestina, dice che se questa sentenza dovesse mai giungere, e ci auguriamo di no, la Corte stabilirebbe solennemente che ciò che abbiamo sempre creduto uno Stato non è tale, che la Repubblica italiana è un'entità non statuale. Si chiede Panebianco: che cosa è il reato di clandestinità? Nient'altro che la rivendicazione da parte di uno Stato del suo diritto sovrano al pieno controllo del territorio, dei suoi confini e della sua prerogativa a decidere chi può risiedere legalmente all'interno di essi e chi no.
Noi la pensiamo come Panebianco, e le nostre leggi servono a stabilire chi può risiedere legalmente in Italia, senza sfruttamenti e senza quei ghetti orrendi che a Rosarno e altrove sono sorti grazie ad una politica di falsa tolleranza e di un buonismo demagogico che lo stesso Panebianco, in questo articolo di qualche giorno fa, ha stroncato e criticato facendo riferimento alle anime belle che, in nome di un presunto umanitarismo, hanno creato le premesse per queste situazioni di degrado.
Ben venga, quindi, la politica di ordine e di legalità, e credo che, se ci sono ambienti criminali italiani, della 'ndrangheta o di altre organizzazioni, che sfruttano questi fenomeni e li alimentano, la nostra determinazione di stroncarli sia fortissima. Oltre venti tra i trenta principali latitanti sono stati arrestati negli ultimi 18 mesi, miliardi e miliardi di euro sono stati confiscati alle organizzazioni criminali. Notizie come quelle di oggi si susseguono con un ritmo importante. (Applausi dal Gruppo PdL).
Noi respingiamo ogni tentazione xenofoba, ed è proprio il degrado ereditato dal passato e le situazioni come quella di Rosarno che possono fare esplodere tensioni e scontri che non vogliamo tollerare. La politica delle quote - se il mercato del lavoro consentirà di attuarla (sono anni difficili per le economie del mondo occidentale) - e la politica del lavoro nella legalità è stata e sarà la nostra politica, come lo sarà la politica del contrasto alla clandestinità, la politica che ha voluto introdurre il reato di immigrazione clandestina e la politica dei respingimenti che prima è stata ricordata. Considerate infatti che è molto più seria una politica di fermezza rispetto all'ipocrisia di chi permette gli ingressi e poi solo di fronte a fatti eclatanti come questi scopre il degrado dei ghetti di Rosarno.
In conclusione, rivolgiamo un invito al ministro Maroni e al ministro Sacconi, per quanto di sua competenza, a prevenire situazioni come queste e ad andare, come è stato annunciato e come è già stato fatto, in Campania e altrove, nelle zone più degradate, per fare in modo che il lavoro per chi arriva dall'estero sia svolto nel rispetto delle norme, delle prassi, delle regole, a tutela per primi di quegli stranieri che noi vogliamo qui in Italia se sono inseriti secondo le regole, e per stroncare clandestinità e illegalità, le cui prime vittime sono coloro che finiscono poi nelle mani del caporalato. Più realismo, cari colleghi, più fermezza: è ciò che noi abbiamo praticato anche in nome di principi umanitari che vogliono che la solidarietà, se deve essere vera, debba essere erogata nelle modalità che la legge prevede. Vada avanti il Governo affinché l'ordine e la legge prevalgano in ogni angolo d'Italia. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e del senatore Burgaretta Aparo).
PRESIDENTE. Dichiaro così concluso il dibattito sull'informativa resa dal ministro dell'interno, onorevole Maroni, che ringrazio per la disponibilità.