LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, sei mesi fa, a partire cioè dal giugno dello scorso anno, abbiamo iniziato in Commissione giustizia l'esame della riforma, sia pur parziale, del codice di procedura penale, discutendo il disegno di legge presentato dal Governo, nonché i disegni di legge che sulla stessa materia erano stati presentati dall'Italia dei Valori e dagli altri Gruppi.
Nel disegno di legge presentato dal Governo nel giugno del 2009 non c'era la minima traccia del nuovo istituto che si vuole ora introdurre; non solo, ma finanche oggi, in Commissione giustizia, in Ufficio di Presidenza, si è deciso di andare avanti nell'esame dei disegni di legge aventi quel contenuto e non quello di cui stiamo invece discutendo oggi.
Il Governo dunque propone al Parlamento una propria visione della procedura penale e vuole che si vada avanti nell'esame delle sue proposte, che non ha abbandonato; la maggioranza, da parte sua, risponde con un disegno di legge totalmente antagonista a quello del Governo, che dovrebbe difendere le proprie idee. Accade allora che, se da un lato il Governo vuole che si discuta il proprio disegno di legge, dall'altro è però favorevole al disegno di legge della maggioranza, che è antagonista rispetto al proprio. È un atteggiamento veramente schizofrenico. Facciamo una cosa, ma ne stiamo facendo un'altra, e chi sostiene la cosa a me contraria è sostenuto proprio da me che dovrei ostacolarlo.
Nonostante ciò che il ministro Alfano continua amabilmente a ripetere, ossia che l'Europa ci chiede questa norma, noi stiamo facendo qualcosa che l'Europa non conosce. Il diritto comparato non offre spazio all'istituto che oggi si vuole introdurre. Il nostro sistema processuale è organizzato e modulato da sempre sull'estinzione del reato. Oggi si introduce l'istituto dell'estinzione del processo, un istituto di natura processuale che non si armonizza con il sistema, perché il nostro codice non contiene rimedi a questo tipo di intervento o accorgimenti su questo tipo di intervento.
Ha ragione il collega Valentino a dire che partiamo tutti dalla convinzione comune che il processo in Italia duri troppo. Si intervenga, allora, sulla macchina del processo per farlo durare di meno, sui tempi morti del processo, sui grumi processuali, individuati e conosciuti. Noi sappiamo quali sono, tanto è vero che le proposte di riforma vanno in quella direzione. Invece, improvvisamente si decide, con legge e con una norma secca, che i processi dureranno di meno. Non è così. Con legge si prevede che i processi moriranno se supereranno il termine.
È come se, come è stato detto in più occasioni anche in Commissione giustizia, il Ministro della salute volesse abbattere la lista di attesa di un paziente che si vuole sottoporre a una TAC stabilendo che, trascorsi tre mesi dall'iscrizione nella lista di attesa e non avendo ottenuto la prestazione, il paziente decade dal diritto a ricevere la prescrizione, abbattendo così le liste di attesa. Questa non è una risposta ma è esclusivamente un inganno.
Ma voi riuscite a immaginare che, dopo le fatiche di un processo, mentre sta entrando in camera di consiglio, il giudice si fermi sull'uscio, torni indietro e dica: «Fermi tutti, mi sono accorto che in questo momento il tempo è scaduto»? (Applausi dal Gruppo IDV). Quindi, mentre sta per decidere, il giudice comunica alla parte offesa, alla parte civile e all'imputato (probabilmente, ne sarà più felice l'imputato e meno felice la parte civile) che il tempo è scaduto e che egli non può emettere la sentenza.
PRESIDENTE. Anche il suo tempo sta per scadere! (Ilarità. Applausi dal Gruppo PdL).
LI GOTTI (IdV). Questo è il principio generale contenuto nell'articolo 2, che viene aggravato all'articolo 5, nel momento in cui, violando l'articolo 11 delle preleggi e un principio antichissimo, quello del tempus regit actum, si introduce in materia processuale una norma retroattiva. Ciò è contro tutti i principi del nostro Stato di diritto e del mondo occidentale! È una norma retroattiva che va ad attingere su quei comportamenti modulati quando non esisteva tale disciplina. Questo è l'assurdo di incostituzionalità di ciò che si viene a proporre: si penalizzano comportamenti che si sono modulati in assenza della normativa che oggi si vuole introdurre e si fa morire quel processo per fatti non che si devono compiere, ma che si sono in precedenza compiuti.
Questa norma è palesemente incostituzionale e caratterizza questo provvedimento, che è offensivo e rappresenta una delle fasi della morte della giustizia. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Mascitelli per illustrare la questione pregiudiziale QP3. Ne ha facoltà.