Comunico che sono state presentate questioni pregiudiziali e sospensive.
Ha chiesto di intervenire il senatore Belisario per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, François-Marie Arouet, meglio conosciuto come Voltaire, ritiene che il sentimento di giustizia sia talmente avvertito nell'uomo da sembrare indipendente da singole leggi, da convincimenti politici o religiosi. A tale principio, evidentemente violando un sentimento naturale, la maggioranza intende rispondere infrangendolo, per porre rimedio ai problemi giudiziari del Presidente del Consiglio. È con rammarico che constatiamo come il disegno di legge in questione intervenga in modo devastante sul processo al fine di estinguerlo, piuttosto che di velocizzarlo, in palese violazione dell'articolo 111 della Costituzione. (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, chi non è interessato può lasciare l'emiciclo. Il senatore Belisario sta intervenendo ed ha diritto di farlo in un'Aula silenziosa.
BELISARIO (IdV). Procedere ad un'attività emendativa tradizionale ci è sembrato uno strumento inadeguato, perché l'Italia dei Valori ritiene che il testo approvato dalla Commissione giustizia sia del tutto inemendabile. Non si può mettere il belletto a un provvedimento legislativo nato con metastasi inguaribili. Per questo motivo, abbiamo inteso sottolineare i profili di palese incostituzionalità, decisamente insormontabili, e lo abbiamo voluto fare in modo corale assegnando a ciascuno dei componenti del Gruppo di testimoniare la totale contrarietà dell'Italia dei Valori a un provvedimento che se non è ad personam - su questo si potrebbe persino concordare con il Premier - è decisamente ad libertatem... suam, naturalmente!
In presenza di tale disegno di legge, che evidentemente è la risposta a chi ha in animo di abboccare all'esca lanciata dal partito dell'amore in materia di riforme, l'Italia dei Valori, noto soggetto politico pericoloso ed eversore perché richiede il rispetto della Costituzione, si è posta il problema di come esercitare l'attività legislativa. Ancora una volta, a dispetto di chi con le invettive cerca di svilire il nostro impegno parlamentare, possiamo dire di aver visto giusto. Il testo era inemendabile, al punto che il relatore, per migliorarlo ed attenuarne i profili di incostituzionalità, lo ha profondamente peggiorato, estendendo l'applicazione del cosiddetto ammazzaprocessi a tutti i reati e - udite udite! - riducendo i tempi del giudizio per responsabilità contabile, con evidente danno per l'erario, ha introdotto un nuovo cattivo rimedio. (Brusìo).
Presidente, è un po' difficile proseguire.
PRESIDENTE. Ho già richiamato l'Aula. Colleghi, sospenderò i lavori dell'Aula se si continua con questo andazzo. (Applausi dai Gruppi IdV e PD). Senatore Caligiuri, per favore!
GARRAFFA (PD). È un provvedimento ad personam, che c'entrano loro? Non riguarda loro!
PRESIDENTE. Colleghi, potete prendere posto oppure lasciare l'Aula?
BELISARIO (IdV). Al fine di garantire una ragionevole durata del processo, sarebbero invece fondamentali lo snellimento e la semplificazione delle procedure - oltre che congrue dotazioni di personale e di mezzi per gli uffici giudiziari - e non già l'introduzione di un istituto sconosciuto agli altri ordinamenti qual è quello dell'estinzione del processo per la scadenza dei termini. Per la prima volta si prescrive il processo e non il reato.
Sarebbe stato inoltre opportuno prevedere un calendario delle udienze.
PRESIDENTE. Senatore Belisario, come Capogruppo lei si è autoassegnato cinque minuti; le chiedo di indicare alla Presidenza come regolarsi.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, invitandola a tener conto anche delle interruzioni, mi avvio a concludere il mio intervento.
Non si può poi non tener conto di quello che patiranno le persone offese dal reato e le parti civili.
Insomma, riteniamo che spesso si lascia in pace chi appicca l'incendio - come diceva qualcuno - e si castiga invece chi ha dato l'allarme: purtroppo questa frase, specie per quello di cui stiamo parlando, appare assolutamente attuale. Se continueremo così, la tavola dei valori costituenti diverrà cenere: chi leva grida avverso la mercificazione della giustizia verrà castigato e chi ha appiccato l'incendio diverrà una vittima.
L'Italia dei Valori non vuole partecipare alla distruzione del sistema giustizia perché ci sta a cuore la vita e la giustizia dei nostri concittadini ai quali vogliamo rispondere. Per questo riteniamo che tale disegno di legge sia innanzitutto incongruo, ma soprattutto, preliminarmente, assolutamente incostituzionale. (Applausi dal Gruppo IdV e delle senatrici Biondelli e Donaggio).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Li Gotti per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, sei mesi fa, a partire cioè dal giugno dello scorso anno, abbiamo iniziato in Commissione giustizia l'esame della riforma, sia pur parziale, del codice di procedura penale, discutendo il disegno di legge presentato dal Governo, nonché i disegni di legge che sulla stessa materia erano stati presentati dall'Italia dei Valori e dagli altri Gruppi.
Nel disegno di legge presentato dal Governo nel giugno del 2009 non c'era la minima traccia del nuovo istituto che si vuole ora introdurre; non solo, ma finanche oggi, in Commissione giustizia, in Ufficio di Presidenza, si è deciso di andare avanti nell'esame dei disegni di legge aventi quel contenuto e non quello di cui stiamo invece discutendo oggi.
Il Governo dunque propone al Parlamento una propria visione della procedura penale e vuole che si vada avanti nell'esame delle sue proposte, che non ha abbandonato; la maggioranza, da parte sua, risponde con un disegno di legge totalmente antagonista a quello del Governo, che dovrebbe difendere le proprie idee. Accade allora che, se da un lato il Governo vuole che si discuta il proprio disegno di legge, dall'altro è però favorevole al disegno di legge della maggioranza, che è antagonista rispetto al proprio. È un atteggiamento veramente schizofrenico. Facciamo una cosa, ma ne stiamo facendo un'altra, e chi sostiene la cosa a me contraria è sostenuto proprio da me che dovrei ostacolarlo.
Nonostante ciò che il ministro Alfano continua amabilmente a ripetere, ossia che l'Europa ci chiede questa norma, noi stiamo facendo qualcosa che l'Europa non conosce. Il diritto comparato non offre spazio all'istituto che oggi si vuole introdurre. Il nostro sistema processuale è organizzato e modulato da sempre sull'estinzione del reato. Oggi si introduce l'istituto dell'estinzione del processo, un istituto di natura processuale che non si armonizza con il sistema, perché il nostro codice non contiene rimedi a questo tipo di intervento o accorgimenti su questo tipo di intervento.
Ha ragione il collega Valentino a dire che partiamo tutti dalla convinzione comune che il processo in Italia duri troppo. Si intervenga, allora, sulla macchina del processo per farlo durare di meno, sui tempi morti del processo, sui grumi processuali, individuati e conosciuti. Noi sappiamo quali sono, tanto è vero che le proposte di riforma vanno in quella direzione. Invece, improvvisamente si decide, con legge e con una norma secca, che i processi dureranno di meno. Non è così. Con legge si prevede che i processi moriranno se supereranno il termine.
È come se, come è stato detto in più occasioni anche in Commissione giustizia, il Ministro della salute volesse abbattere la lista di attesa di un paziente che si vuole sottoporre a una TAC stabilendo che, trascorsi tre mesi dall'iscrizione nella lista di attesa e non avendo ottenuto la prestazione, il paziente decade dal diritto a ricevere la prescrizione, abbattendo così le liste di attesa. Questa non è una risposta ma è esclusivamente un inganno.
Ma voi riuscite a immaginare che, dopo le fatiche di un processo, mentre sta entrando in camera di consiglio, il giudice si fermi sull'uscio, torni indietro e dica: «Fermi tutti, mi sono accorto che in questo momento il tempo è scaduto»? (Applausi dal Gruppo IDV). Quindi, mentre sta per decidere, il giudice comunica alla parte offesa, alla parte civile e all'imputato (probabilmente, ne sarà più felice l'imputato e meno felice la parte civile) che il tempo è scaduto e che egli non può emettere la sentenza.
PRESIDENTE. Anche il suo tempo sta per scadere! (Ilarità. Applausi dal Gruppo PdL).
LI GOTTI (IdV). Questo è il principio generale contenuto nell'articolo 2, che viene aggravato all'articolo 5, nel momento in cui, violando l'articolo 11 delle preleggi e un principio antichissimo, quello del tempus regit actum, si introduce in materia processuale una norma retroattiva. Ciò è contro tutti i principi del nostro Stato di diritto e del mondo occidentale! È una norma retroattiva che va ad attingere su quei comportamenti modulati quando non esisteva tale disciplina. Questo è l'assurdo di incostituzionalità di ciò che si viene a proporre: si penalizzano comportamenti che si sono modulati in assenza della normativa che oggi si vuole introdurre e si fa morire quel processo per fatti non che si devono compiere, ma che si sono in precedenza compiuti.
Questa norma è palesemente incostituzionale e caratterizza questo provvedimento, che è offensivo e rappresenta una delle fasi della morte della giustizia. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Mascitelli per illustrare la questione pregiudiziale QP3. Ne ha facoltà.
MASCITELLI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, indipendentemente da ogni altra valutazione, il disegno di legge in questione, in spregio al disposto costituzionale del quarto comma dell'articolo 81 della Carta costituzionale, omette di prevedere una copertura finanziaria per fronteggiare i nuovi impegni di spesa che la nuova legge indubbiamente introduce.
È evidente che, passando da una normativa, qual è quella vigente, che stabilisce una valutazione piuttosto flessibile dei tempi ritenuti non ragionevoli, ad una normativa che invece introduce criteri rigidi per determinare l'irragionevolezza dei termini, si amplierà notevolmente la platea dei beneficiari dei rimborsi per la riparazione dei danni subiti.
È sufficiente riflettere che, per stessa ammissione del Ministero della giustizia, le stime operate dal Governo sul numero di processi interessati dalla disposizione in esame non comprendono l'ambito civile e quello amministrativo e nell'ambito penale non hanno una proiezione dinamica, che cioè tenga conto del meccanismo a regime, limitandosi, per così dire, ad una stima istantanea sottodimensionata.
D'altronde, la questione più che mai attuale dei costi della legge Pinto attualmente in vigore è stata sollevata di recente dal primo presidente della Corte di cassazione, in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario 2009. Egli ha ricordato che l'incremento di tali costi continua ad essere esponenziale e allarmante: alla fine del 2006, erano 41 milioni; in due anni, sono aumentati a 81 milioni. In più vi sono altri 36,6 milioni dovuti ma non pagati. Questa parte è già oggetto di procedure di pignoramento nei confronti del Ministero della giustizia, che non ha potuto onorare l'ulteriore debito derivante dai provvedimenti di condanna delle varie corti d'appello. Stiamo parlando, ripeto, di pignoramenti a danno del Ministero della giustizia. Ciò nonostante, il Governo finge che non vi sia alcun onere e si nasconde dietro l'aleatorietà dei fattori che sono alla base del meccanismo di riconoscimento dell'equa riparazione.
Come se non bastasse, con il disegno di legge si riduce esponenzialmente l'attrattività dei procedimenti speciali, quali l'applicazione della pena su richiesta delle parti o il rito abbreviato, introdotti per attuare una deflazione del carico di lavoro pendente sui tribunali, causando quindi, al contrario, un ulteriore maggiore onere a carico dello Stato.
La stessa Avvocatura associata, che è stata audita nella seduta n. 102 del 2009 della 2a Commissione, ha lamentato gli effetti inflazionistici di questo disegno di legge sulla giustizia civile, il che è suscettibile di determinare inevitabilmente nuovi e maggiori oneri per l'amministrazione della giustizia.
Questi rilievi, signor Presidente, sono stati solo marginalmente rilevati dalla Commissione bilancio nel suo parere del 9 dicembre scorso. Il richiamo ad una generica e non meglio identificata clausola di salvaguardia o di monitoraggio non è in linea con quanto stabilito dalla nuova legge di riforma di contabilità dello Stato, la quale al comma 12 dell'articolo 17, relativo alla copertura finanziaria, specifica che la clausola di salvaguardia deve essere effettiva e automatica e deve indicare le misure di riduzione delle spese o di aumenti di entrata nel caso si verificano o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni indicate dalle leggi al fine della copertura finanziaria.
Con il provvedimento in esame, signor Presidente, non si rispetta quindi neppure la legge vigente, introdotta di recente, e si viola la norma riferita alla specifica clausola di salvaguardia, da redigere secondo i criteri di cui al comma 12 dell'articolo 17.
Per queste ragioni, il disegno di legge avrebbe dovuto quantomeno prevedere risorse aggiuntive per un settore nel quale, al contrario (la Commissione bilancio ne ha preso atto in sede di legge finanziaria), sono stati registrati tagli di risorse negli ultimi anni.
Per questi motivi, poniamo in maniera ferma la questione pregiudiziale di costituzionalità sul disegno di legge in esame.
FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, avevo sottolineato poc'anzi come delicato fosse il passaggio politico che ci stiamo trovando ad affrontare con la discussione di questo provvedimento. Avevo anche sottolineato che la maggiore difficoltà derivava dalla concomitanza di numerosi provvedimenti, tutti univocamente orientati: dal legittimo impedimento alla costituzionalizzazione del lodo Alfano, alla riforma della giustizia preannunciata e a questo processo breve che muta caratteri e forme. È proprio un mutante, questo provvedimento!
Apprendiamo ora da un'agenzia di stampa che domani, come se non bastasse, il Consiglio dei ministri si appresta ad esaminare un decreto-legge ad hoc "sospendi processi".
Ebbene, signor Presidente, lei non vuole convocare la Conferenza dei Capigruppo e non ritiene di dover dare all'opposizione ulteriore spazio e modo per poter prendere in esame il contenuto. Questo fatto nuovo motiva me, nella mia responsabilità di Presidente del maggior Gruppo di opposizione, a convocare immediatamente l'assemblea del mio Gruppo. E in ragione di questo, le chiedo di sospendere la seduta. (Applausi dai Gruppi PD e IdV ).
PRESIDENTE. Senatrice Finocchiaro, non è un'agenzia che può far cambiare l'opinione di questa Presidenza. (Commenti dal Gruppo PD). La Presidenza ha assicurato che durante il corso dei lavori di questo provvedimento convocherà una Conferenza dei Capigruppo. Non è - ripeto - un'agenzia che può indurre questa Presidenza a cambiare idea (Applausi dal Gruppo PdL), tra l'altro per un provvedimento che ancora non esiste. (Commenti del senatore Zanda. Alcuni senatori del Gruppo PD battono ritmicamente le mani sui banchi).
BARBOLINI (PD). E il Governo cosa dice?
PRESIDENTE. Il Governo è presente, c'è qui il sottosegretario Palma. (Vivaci commenti dei senatori Finocchiaro e Zanda).
Senatore Zanda, allo stato attuale stiamo parlando del nulla; stiamo parlando, per ora, di dichiarazioni e di indiscrezioni che non entrano in quest'Aula. Non cambio idea per questo motivo, non sono fatti che possono incidere sull'andamento dei lavori di questo provvedimento. Si tratta - ripeto - di indiscrezioni di agenzie di stampa. Domani vedremo, ma sono provvedimenti ancora da venire, se verranno. Non mi lascio condizionare - né io né qualunque Presidente si può far condizionare - da agenzie di stampa che non attengono a questo provvedimento. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). Io ho garantito all'opposizione che convocherò la Conferenza dei Capigruppo per rimodulare i tempi e su questa posizione non cambio idea. Mi pare di avere già adempiuto ai miei compiti di garanzia.
ZANDA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, io non le chiedo di cambiare opinione, ma di difendere la dignità del Parlamento. Questo è il suo compito. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Senatore Zanda, non abbiamo ancora alcun provvedimento. (Commenti del senatore Zanda). Questo è un dibattito politico che non attiene all'andamento dei lavori parlamentari. Questo Parlamento, allo stato attuale, non è stato offeso da nessuno.
ZANDA (PD). Signor Presidente, lei mi ha dato la parola: mi lasci parlare, per cortesia.
Come ha molto chiaramente illustrato la senatrice Finocchiaro, stiamo trattando una materia di delicatezza estrema. Giunge la notizia che il Governo starebbe per emanare un provvedimento d'urgenza per sospendere i processi.
Il Governo è in Aula e lei è in grado di interpellare il Presidente del Consiglio come vuole. Le chiedo di far smentire immediatamente questa notizia ovvero di consentire al maggior Gruppo di opposizione di riunirsi per valutare politicamente questo fatto gravissimo.
PRESIDENTE. Senatore Zanda, domani avrà luogo una riunione del Consiglio dei ministri per cui si potrà valutare la veridicità o no di questa notizia. Questo è un dibattito politico. (Commenti del senatore D'Alia). Senatore D'Alia, mi sembra che si stia parlando del nulla, parliamo piuttosto di attività parlamentare (Commenti del senatore Zanda); qui si approvano leggi nel rispetto dei diritti della maggioranza, dell'opposizione, del Governo, di tutti. Parliamo di questo.
ZANDA (PD). Signor Presidente, lei ha un dovere nei confronti dell'opposizione; lei ha dei doveri nei confronti dell'opposizione.
PRESIDENTE. Senatore Zanda, la ringrazio.
Ha chiesto di intervenire la senatrice Bugnano per illustrare la questione pregiudiziale QP4. (Vivaci commenti dai Gruppi PD e IdV. Alcuni senatori del Gruppo PD battono ritmicamente le mani sui banchi).
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, mi permetto di reiterare la richiesta di convocazione della Conferenza dei Capigruppo, anche perché il preannunziato decreto-legge incide anche sul provvedimento in esame. Sarebbe pertanto utile ed opportuno un coordinamento e un'organizzazione dei lavori parlamentari, al di là delle opinioni che ciascuno di noi può avere su questi provvedimenti. Se fosse possibile sospendere la seduta e convocare la Conferenza dei Capigruppo...
PRESIDENTE. Senatore D'Alia, la Presidenza si è già pronunciata sull'argomento. È la terza volta che si richiede...
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). È la seconda volta.
PRESIDENTE. Mi correggo, senatore D'Alia, è la seconda volta.
Ho già assunto un impegno in tal senso e lo manterrò. Convocherò la Conferenza dei Capigruppo nel prosieguo dei lavori e prima di passare alla votazione degli emendamenti. Mi sembra di essermi già espresso in tal senso e non credo che eventi da venire, comunicati tramite agenzia stampa, possano indurre a modificare decisioni assunte dalla Presidenza sul disegno di legge in esame. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
Non mi lascio trascinare dalla polemica politica. È mio dovere mantenere la barra al centro sull'andamento dei lavori, nel rispetto dei diritti dell'opposizione, che ha reclamato più tempi alla luce degli emendamenti presentati ieri, tant'è vero che due ore fa mi sono espresso dicendo che a questa Presidenza non sfugge la circostanza che ieri sera sono stati presentati emendamenti forti ed innovativi. Lo ripeto, a questa Presidenza non sfuggono questo argomento e questa circostanza, per cui, alla luce di tale evento, la Presidenza si riservava, così come si riserva e si impegna, a convocare domani una Conferenza dei Capigruppo.
Adesso invito i colleghi a consentire agli esponenti dell'opposizione che hanno presentato questioni pregiudiziali di poterle serenamente illustrare. Domani è un altro giorno; domani ci riuniremo e convocheremo la Conferenza dei Capigruppo.
BELISARIO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, già avevamo espresso all'inizio dei nostri lavori odierni alcune perplessità e lo avevamo fatto con grande garbo e puntualità. Mentre si discute è evidente che ciò che lei definisce il nulla non è il nulla e allora con grande pacatezza le ribadisco la richiesta di una convocazione della Conferenza dei Capigruppo, ma non per...
PRESIDENTE. Su che cosa, senatore Belisario? La Presidenza ha assunto una determinazione sulla quale non intende ritornare, perché convinta del fatto che la Conferenza dei Capigruppo vada convocata per rimodulare i tempi di spettanza dell'opposizione per esaminare nuove proposte. (Commenti del senatore Belisario). Noi interveniamo su questo processo legislativo. La polemica politica la si faccia nelle trasmissioni televisive, la si faccia altrove, non in quest'Aula.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, abbiamo provato a mantenere un livello di confronto il meno acceso possibile e vogliamo continuare a mantenerlo.
PRESIDENTE. Ve ne do atto.
BELISARIO (IdV). Mi pare però che in questa maniera ne vengano meno le condizioni. (Alcuni senatori del Gruppo PD battono ritmicamente le mani sui banchi).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, questo atteggiamento non vi fa certamente onore. Vi prego di mantenere la vostra storica compostezza, della quale ho sempre fatto cenno nei miei interventi.
Senatrice Bugnano, ritiene di dover illustrare la questione pregiudiziale QP4?
BUGNANO (IdV). Sì, signor Presidente, ma non posso intervenire in queste condizioni. (Il senatore Della Seta batte ritmicamente le mani sul banco).
PRESIDENTE. Non cambio idea: la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari sarà convocata nella giornata di domani.
Senatore Della Seta, la richiamo all'ordine. (Il senatore Della Seta continua a battere ritmicamente le mani sul banco. Vivaci proteste dal Gruppo PD).
Senatore Della Seta, la richiamo per la seconda volta. (Alcuni senatori dei Gruppi PD e IdV battono ritmicamente le mani sui banchi). Perché dovete creare un incidente d'Aula? (Commenti del senatore Bianco). Colleghi, non costringetemi a fare delle espulsioni, perché ciò è contrario al mio carattere.
BIANCO (PD). Faccia pure un'espulsione! (Vivaci proteste dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per cinque minuti. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
(La seduta, sospesa alle ore 19,56, è ripresa alle ore 20,03).
La seduta è ripresa.
GASPARRI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signor Presidente, visto che lei ha più volte detto - e noi siamo d'accordo con lei - che è ovvia ed è possibile una diversa definizione dei tempi, anche in ragione dei nuovi argomenti introdotti con gli emendamenti, che peraltro accolgono molte delle osservazioni emerse dal dibattito, la proposta del nostro Gruppo è di sospendere adesso i lavori dell'Aula e di convocare domani mattina la Conferenza dei Capigruppo, prima dell'inizio della seduta, al fine di valutare una diversa modulazione dei tempi.
PRESIDENTE. Allora, apprezzate le circostanze, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
La Conferenza dei Capigruppo è convocata domani mattina alle ore 9.