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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 309 del 12/01/2010


TOMASSINI, THALER AUSSERHOFER, BIANCONI, DI GIACOMO, SACCOMANNO, CALABRO', GHIGO, RIZZOTTI, MASSIDDA - Il Senato,

premesso che:

la celiachia è un'intolleranza permanente al glutine, sostanza proteica presente in avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale, spelta e triticale;

l'incidenza di questa intolleranza in Italia è stimata in un soggetto ogni 100/150 persone. I celiaci potenzialmente sarebbero quindi 400.000, ma ne sono stati diagnosticati intorno agli 85.000. Ogni anno vengono effettuate 5.000 nuove diagnosi ed ogni anno nascono 2.800 nuovi celiaci, con un incremento annuo di circa il 10 per cento;

la dieta senza glutine, condotta con rigore, è l'unica terapia che garantisce al celiaco un perfetto stato di salute. La persona affetta da celiachia deve dunque escludere alcuni degli alimenti più comuni, quali pane, pasta, biscotti e pizza, ma anche eliminare le più piccole tracce di farina da ogni piatto. Questo implica un forte impegno di educazione alimentare. Infatti l'assunzione di glutine, anche in piccole dosi, può causare danni;

nel 2005 è stata approvata la legge n. 123, recante "Norme per la protezione dei soggetti malati di celiachia", che contiene una pluralità di disposizioni dirette a migliorare le modalità di cura dei cittadini celiaci, a favorire la diagnosi precoce e la prevenzione delle complicanze della malattia celiaca, ad agevolare l'inserimento dei celiaci nelle attività scolastiche, sportive e lavorative attraverso un accesso equo e sicuro ai servizi di ristorazione collettiva, a migliorare l'educazione sanitaria della popolazione sulla malattia celiaca, a favorire l'educazione sanitaria del cittadino celiaco e della sua famiglia, a provvedere alla preparazione e all'aggiornamento professionali del personale sanitario;

con la legge n. 123 del 2005 la celiachia è stata riconosciuta malattia sociale, importantissimo traguardo, e il diritto al pasto senza glutine nelle strutture pubbliche;

nonostante i risultati ottenuti in questi ultimi anni, restano aperti ancora punti critici importanti principalmente connessi ad una non completa e capillare applicazione della legge, come la diagnosi spesso errata della celiachia a causa dell'ancora scarsa conoscenza della patologia nella classe medica di base. La formazione e l'aggiornamento dei medici (art. 2 della legge n. 123 del 2005) così come la competenza sulle procedure di corretta diagnosi (art. 3) restano dunque un punto nevralgico della legge;

all'interno della propria casa è ormai facile seguire in modo rigoroso abitudini che escludano il glutine dalla propria alimentazione. Le difficoltà reali per chi soffre di celiachia sono rappresentate ancora dalle occasioni di convivialità fuori casa, che costituiscono mediamente il 30 per cento del totale dei pasti giornalieri, rappresentando quindi un importante condizionamento delle relazioni sociali;

anche nella ristorazione senza glutine la garanzia del celiaco risiede nella corretta formazione degli operatori, attività cui devono intendersi anche rivolti i fondi di cui all'articolo 4 della legge n. 123 del 2005, finora interpretati solo come copertura dei maggiori costi degli alimenti senza glutine. È importante che nella ristorazione sia prestata massima attenzione anche alle procedure di lavorazione e alle possibili contaminazioni derivanti dalle fasi di preparazione e somministrazione dei cibi;

ad oggi resta interamente a carico dell'iniziativa privata (industria e associazionismo), oltre alla sensibilizzazione, formazione ed aggiornamento dei locali, anche il monitoraggio dei requisiti indispensabili ad offrire un pasto senza glutine;

obiettivi importanti come l'educazione sanitaria degli operatori e il monitoraggio delle misure di sicurezza non possono essere staccati dalla necessità di costituire un sistema di controllo HACCP, valido per gli operatori privati che propongono il servizio di ristorazione senza glutine, che descriva in modo chiaro le misure per evitare la contaminazione con glutine, dall'approvvigionamento e stoccaggio delle materie prime fino alla lavorazione e conservazione del prodotto finito,

impegna il Governo:

a mettere in atto la necessaria piena applicazione dei principi sanciti dalla legge n. 123 del 2005, per giungere all'obiettivo della crescita delle diagnosi, corrette e precoci;

a definire le misure necessarie ad assicurare la formazione, l'aggiornamento, il monitoraggio e il controllo degli operatori della ristorazione commerciale (ristoranti, pizzerie, alberghi, bar, eccetera) che intendono offrire ai celiaci un servizio di ristorazione senza glutine sicuro e di qualità.

(1-00228)