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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 301 del 15/12/2009


Informativa del Ministro dell'interno sull'aggressione subita dal Presidente del Consiglio dei ministri a Milano e conseguente discussione (ore 19)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro dell'interno sull'aggressione subita dal Presidente del Consiglio dei ministri a Milano».

Dopo l'intervento del ministro Maroni, potranno intervenire i rappresentanti dei Gruppi per cinque minuti ciascuno.

Prima di dare la parola al ministro Maroni, vorrei rassegnare all'Aula alcune mie brevi riflessioni.

Non posso non far mie le parole pronunziate dal Capo dello Stato sull'aggressione subita nel pomeriggio di domenica scorsa dal Presidente del Consiglio, al quale rinnovo ogni augurio di pronta guarigione. Non solo, quindi, «la più ferma condanna del grave e inconsulto gesto di aggressione nei confronti del Presidente del Consiglio», ma anche «il più netto, rinnovato appello perché ogni contrasto politico e istituzionale sia ricondotto entro limiti di responsabile autocontrollo e di civile confronto, prevenendo e stroncando ogni impulso e spirale di violenza».

Ho già avuto modo di esprimere personalmente al Presidente del Consiglio, unendomi a quanto detto dal Capo dello Stato, la mia sincera solidarietà. Ma sono certo di interpretare l'animo di tutto il Senato nel rivolgere un appello accorato a tutte le forze politiche e sociali affinché, concordemente, si interrompa questa spirale di violenza ed aggressività verbale nei confronti degli avversari che, come la storia insegna, può con facilità trasformarsi in aggressività e violenza fisica.

Il nostro Paese ha già conosciuto stagioni di odio che tanto dolore hanno portato ai nostri concittadini e tante divisioni laceranti tra le forze politiche e nel corpo sociale.

Facciamo tutti uno sforzo concorde per evitare che nuovamente i fantasmi della violenza civile - con incoscienza da qualcuno evocati - tornino ad aggirarsi nella vita quotidiana del nostro Paese. Gli avversari politici siano tali, in un confronto magari anche aspro e duro, ma non divengano mai nemici da abbattere e distruggere con la violenza.

E l'unica via per spezzare questo rincorrersi ed accelerarsi di incomunicabilità, di accuse, di violenze verbali (e ormai purtroppo non soltanto verbali) è quella di fermarsi, discutere e confrontarsi su quel terreno delle riforme del sistema politico ed istituzionale che poche settimane fa ha visto maggioranza e opposizione parlare finalmente, qui in Senato, un linguaggio comune. (Applausi).

Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, onorevole Maroni.

MARONI, ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli senatori, desidero innanzitutto rinnovare anche qui, nella sede più solenne, lo sdegno mio personale e di tutto il Governo per la gravissima aggressione di cui il Presidente del Consiglio è rimasto vittima nella serata di domenica a Milano. A lui va la mia incondizionata solidarietà e vicinanza, con l'augurio che possa al più presto tornare a svolgere la sua preziosa attività alla guida del Governo.

L'eccezionale gravità dell'accaduto richiede una puntuale ricostruzione dei fatti.

Nel pomeriggio di domenica scorsa, in occasione dell'apertura della campagna di tesseramento, il Popolo della Libertà ha organizzato una manifestazione in piazza Duomo a Milano, in un'area che, soprattutto in vista delle prossime festività natalizie, è particolarmente frequentata.

L'iniziativa si è svolta in una zona retrostante il Duomo e contigua a corso Vittorio Emanuele, dove era stato allestito il palco per gli oratori, e prevedeva la presenza di numerose autorità, tra cui il sindaco di Milano Letizia Moratti, il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, numerosi Ministri e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Alla manifestazione hanno partecipato oltre 10.000 persone; essa è iniziata intorno alle ore 17,15 e il Presidente del Consiglio è arrivato sul posto intorno alle ore 17,40.

Fin dall'inizio le forze di polizia impiegate nel servizio di ordine pubblico hanno rilevato la presenza in piazza di un centinaio di persone che contestavano la manifestazione e il Governo.

I contestatori sono stati subito fronteggiati dai reparti di polizia schierati sul posto, che li hanno fatti arretrare sino in piazza Duomo, angolo via Santa Radegonda. L'intervento dei reparti scongiurava ogni contatto tra i contestatori e i manifestanti, evitando ulteriori scontri e più gravi turbative allo svolgimento della manifestazione.

Un altro gruppo di quattro o cinque persone, anch'esse contestatori, si è posizionato sotto il palco all'esterno delle transenne, innalzando bandiere del Popolo della Libertà: all'arrivo del Presidente del Consiglio, dopo aver abbandonato le bandiere, il gruppo ha tentato di srotolare a favore delle telecamere uno striscione con una scritta ingiuriosa nei confronti del Presidente del Consiglio.

Anche tale tentativo veniva scongiurato dal pronto intervento degli operatori di polizia presenti, che riuscivano ad evitare che la provocazione potesse degenerare in episodi più gravi.

Il Presidente del Consiglio, dopo aver chiamato sul palco i Ministri presenti, il sindaco di Milano e il presidente della Regione Lombardia, chiudeva la manifestazione e, intorno alle ore 18,35, raggiungeva l'area immediatamente retrostante il palco, ove erano state disposte ad attenderlo le autovetture del dispositivo di sicurezza.

A questo punto il Presidente, prima di ripartire, ha deciso di fermarsi per rispondere alle domande di alcuni giornalisti e per salutare i numerosi cittadini posizionati dietro le transenne predisposte per recintare la zona retrostante il palco.

È proprio in questa occasione che, alle spalle dei giornalisti e delle persone che salutavano il Presidente, confusa tra la folla, una persona - successivamente identificata come Massimo Tartaglia, di 42 anni, residente a Cesano Boscone - con un'azione improvvisa lanciava contro il presidente Berlusconi un oggetto in alabastro riproducente il Duomo di Milano, da lui comprato in precedenza in un chiosco della piazza.

Il presidente Berlusconi veniva colpito al volto, tra la bocca e il naso, riportando gravi ferite e un vistoso sanguinamento. Portato immediatamente presso l'ospedale San Raffaele per le necessarie medicazioni, è stato successivamente ricoverato con una prognosi di 25 giorni per ferite lacero-contuse al labbro superiore e distacco della porzione più distale della spina nasale ed osso mascellare di sinistra.

L'aggressore è stato immediatamente bloccato da un operatore del servizio di sicurezza e dal personale del locale commissariato di polizia e sottratto al tentativo di aggressione di altre persone presenti sul posto. Accompagnato in questura, subito dopo il fermo, è stato interrogato dal pubblico ministero Armando Spataro, che ne ha disposto l'arresto per il reato di lesioni volontarie aggravate dalla qualità di pubblico ufficiale della parte offesa e dalla premeditazione. Il Tartaglia - come da lui stesso dichiarato in sede di interrogatorio - si trovava in prossimità del luogo della manifestazione già dalle ore 11 del 13 dicembre, proprio in preparazione del suo folle gesto. In particolare, la premeditazione risulta provata anche dalla circostanza che l'aggressore è stato trovato in possesso di una bomboletta spray al peperoncino e di altri oggetti contundenti, astrattamente idonei a ledere le persone, tra cui un crocifisso in materiale resinoso.

Il Tartaglia ha dichiarato di non appartenere a gruppi politici organizzati né di frequentare centri sociali, ma di aver agito da solo, spinto dalla rabbia che da tempo covava dentro di sé nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri.

Dai primi accertamenti è risultato che l'aggressore - celibe, incensurato e destinatario unicamente di un provvedimento di revoca della patente di guida per sopravvenuta mancanza dei requisiti - è da molti anni in cura per problemi psichici di tipo paranoico e ha problemi di lavoro, nonché grosse difficoltà relazionali con i genitori.

Al momento sono ancora in corso le indagini da parte della polizia giudiziaria e il Tartaglia è stato condotto presso il carcere di San Vittore.

La gravità dell'episodio mi ha indotto a incontrare personalmente nella mattinata di ieri, presso la prefettura di Milano, i rappresentanti delle forze dell'ordine.

Ho voluto subito effettuare un'accurata ricostruzione dei fatti per verificare se il sistema di gestione dell'ordine pubblico durante la manifestazione fosse stato predisposto ed attuato secondo le regole che devono essere rispettate in casi del genere. La mia convinzione è che ciò sia avvenuto e che nessun rilievo possa essere mosso ai responsabili milanesi dell'ordine pubblico. I dispositivi attuati hanno anzi consentito di sventare, come ho prima ricordato, un tentativo di violenta contestazione al Presidente del Consiglio proprio sotto il palco.

Ricordo che, in occasione di ogni visita o impegno pubblico del Presidente del Consiglio, vengono preventivamente effettuati sopralluoghi da parte di personale della questura in stretta collaborazione con personale dell'AISI (l'Agenzia per la sicurezza interna), a cui compete direttamente la responsabilità della sicurezza e della protezione istituzionale del Presidente del Consiglio dei ministri. Vengono altresì disposti minuziosi servizi di bonifica preventiva sui percorsi e sui luoghi interessati, nonché specifici servizi di osservazione e riservata vigilanza da parte del personale della Digos. I luoghi che saranno visitati dal Presidente del Consiglio vengono, già dalla giornata precedente, debitamente sorvegliati mediante l'istituzione di servizi di vigilanza fissa. Vengono inoltre allertati tutti i servizi di vigilanza in corso ed attivate tutte le fonti informative al fine di individuare preventivamente, anche mediante il monitoraggio della rete Internet, eventuali iniziative di contestazione e protesta, al fine di predisporre le opportune contromisure. Inoltre, la sicurezza personale curata dal personale dell'AISI è sempre supportata, a largo raggio, anche da personale della questura che opera in abiti civili a loro stretto contatto.

Il compito delle forze dell'ordine in situazioni come quella attuale è di particolare delicatezza e complessità: coniugare in ogni momento la doverosa garanzia della libertà di manifestazione del pensiero di chiunque con l'altrettanto doverosa esigenza di tutelare la sicurezza e l'incolumità dei rappresentanti delle istituzioni del Paese, al pari di tutti i cittadini.

È proprio la ricerca di questo delicato punto di equilibrio che contraddistingue l'impegno delle forze dell'ordine in circostanze come quelle vissute domenica pomeriggio in piazza del Duomo a Milano.

Ma l'asprezza dei toni che la dialettica politica ha recentemente assunto e, più in particolare, la progressiva, crescente campagna contro la persona del Presidente del Consiglio dei ministri, che in molti casi travalica le regole del legittimo confronto democratico, finisce per innescare spesso una pericolosa spirale emulativa.

Dopo la gravissima aggressione di domenica è ripresa la proliferazione su alcuni social network come «Facebook» di gruppi che inneggiano all'aggressione del Premier e che, come è già accaduto nel recente passato, incitano alla violenza nei confronti di Berlusconi.

L'autorità giudiziaria è già stata attivata al riguardo, ma stiamo valutando ogni possibile iniziativa legislativa per contrastare la diffusione di messaggi che integrano la fattispecie di veri e propri reati, quali l'istigazione a delinquere e l'apologia di reato.

Finora i tentativi in sede parlamentare di introdurre nel nostro ordinamento norme efficaci in tal senso hanno dovuto segnare il passo rispetto alle difficoltà di individuare interventi mirati a colpire solo i messaggi violenti, senza coinvolgere la generalità degli utenti dei social network che utilizzano l'opportunità delle moderne tecnologie della rete per fini assolutamente leciti.

Ricorderete che proprio il Senato ha recentemente discusso e approvato una norma, poi cancellata dalla Camera, che introduceva la possibilità per il Ministro dell'interno di intervenire in questi casi. Stiamo studiando una norma che, come credo sia giusto, non dà questa competenza al Ministro dell'interno. Credo sia giusto così: deve essere la magistratura a valutare se vengono commessi dei reati sul web e ad intervenire. Vogliamo dare - ed è questo il senso della norma che sto studiando - un potere effettivo alla magistratura, che credo sia l'organo più competente in materia, per decidere non semplicemente se ci sono dei messaggi violenti, ma se ci sono dei messaggi che integrano dei veri e propri reati per interromperne la commissione.

Sto pertanto valutando soluzioni normative - che intendo sottoporre alla discussione del prossimo Consiglio dei ministri - che siano appunto compatibili con queste esigenze, grazie anche all'esperienza operativa maturata dal servizio della Polizia postale e delle comunicazioni, già proficuamente attivo nel monitoraggio della rete per l'individuazione dei siti e delle pagine web che inneggiano alla violenza.

È proprio grazie ai proficui contatti tra il servizio della Polizia postale e delle comunicazioni e la società statunitense proprietaria di «Facebook» che è stato possibile intervenire nello scorso mese di ottobre per rimuovere i messaggi che, anche in quell'occasione, istigavano alla violenza contro il Presidente del Consiglio.

Sono infine in corso approfondimenti di livello tecnico per verificare, anche qui, la possibilità di iniziative legislative per contrastare più efficacemente gli episodi di violenza in occasione di manifestazioni pubbliche, in un quadro di compatibilità con l'ordinamento vigente, sulla falsariga di quanto già avviene per combattere la violenza negli stadi.

Il Governo nella sua collegialità e il Ministro dell'interno, quale autorità nazionale di pubblica sicurezza, si sentono attivamente impegnati a garantire la sicurezza di tutti i cittadini e di tutti i rappresentanti istituzionali, a partire dalle più alte cariche dello Stato, nell'interesse del regolare svolgimento della vita democratica del Paese e in particolare della imminente campagna elettorale per le prossime elezioni regionali e amministrative.

È auspicabile, al riguardo, che gli stessi temi della sicurezza delle più alte cariche istituzionali e dei cittadini non rappresentino un ulteriore motivo di dannosa e strumentale polemica politica.

È proprio per questo che occorre raccogliere l'invito del Presidente della Repubblica e quello fatto pochi minuti fa dal Presidente del Senato affinché, pur nella diversità delle varie posizioni politiche, si fermi la pericolosa esasperazione della polemica politica e si torni al più presto ad un normale, civile confronto tra le diverse parti politiche e le diverse istituzioni. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno.

È iscritto a parlare il senatore Pistorio. Ne ha facoltà.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, vorrei esprimere, a nome del Gruppo Misto, in tutte le sue componenti, i sentimenti di piena solidarietà e di vicinanza, umana e politica, al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per la gravissima aggressione di cui è stato vittima domenica sera in piazza del Duomo a Milano. Un'aggressione che palesa drammaticamente il clima di tensione che da mesi sta contagiando il Paese come un virus al quale bisogna porre rimedio prima che degeneri e raggiunga livelli che possano mettere a rischio la civile convivenza nel nostro Paese.

Ringrazio anche il Ministro dell'interno per l'informativa resa in quest'Aula e per aver sottolineato la capacità delle forze dell'ordine di garantire la sicurezza dei cittadini nel pieno rispetto dei principi fondamentali di uno Stato democratico. Tuttavia, il volto insanguinato del Presidente del Consiglio è segno, comunque, di una violenza che mai deve appartenere alla democrazia.

In questo clima, che non esitiamo a definire di vera e propria istigazione all'odio, avvertiamo l'esigenza di una responsabile riflessione della politica che deve riguardare tutti, indistintamente. Anche perché in Italia, si sa, la solidarietà non regge all'usura delle ventiquattr'ore. E non vorrei che, nei prossimi giorni che verranno, si ritornasse a quello scontro politico che ha costituito l'humus nel quale è maturato il vile attacco contro il Capo del Governo. Dobbiamo tutti abbassare i toni: lo dico ai colleghi dell'opposizione e ai colleghi della maggioranza, perché c'è un'aria troppo avvelenata, dove la mancanza di serenità è del tutto evidente.

In questi mesi c'è stata un'escalation, fin troppo emotiva, che ormai pervade ogni ambito della politica, ogni comunità, dalle piccole amministrazioni alle grandi Regioni, dove la polemica politica ormai è vittima di questa tensione che vede arbitrariamente la divisione tra buoni e cattivi e la denigrazione degli avversari-nemici senza avere alcun riguardo per il valore reale di ogni singola persona, della comunità e dei cittadini, ridotti a meri spettatori di così riprovevoli comportamenti. Tutto ciò deve cessare immediatamente.

Dovremmo raccogliere tutti l'invito che viene dalle parole del Capo dello Stato, quando dice che «viviamo un'esasperazione pericolosa della polemica politica che bisogna fermare» per ritornare «a un normale e civile confronto tra le forze politiche e le istituzioni. Non ha senso che gli uni accusino gli altri per il clima che si è creato». Anche per questo, penso che il gesto del segretario del maggiore partito dell'opposizione, di recarsi in visita all'ospedale San Raffaele dall'onorevole Berlusconi, sia stato un segnale importante dal quale bisogna ripartire. Si tratta di un gesto che vale più di mille parole e che respinge con i fatti le farneticazioni di quanti vorrebbero continuare a masticare odio e rancore perché è l'unico modo che conoscono di concepire l'opposizione politica a un Governo e al suo leader.

Chiunque ha il diritto di esprimere le proprie idee, anche con forza, senza che questo significhi essere demiurghi di ambiguità dalle quali possono nascere oscure violenze. Vorrei anche dire che la cifra di quanto avvenuto domenica a Milano risiede proprio nella deriva che vede la politica divisa in fazioni contrapposte, una sorta di eterna guerra tra il bene e il male, dove il confronto, la dialettica e persino la legittima contrapposizione politica sono spesso sostituite da risentimenti e da una cruda quanto gratuita violenza verbale alimentata da determinate e ben individuabili testate giornalistiche.

Facciamo tesoro dunque di questa brutta pagina della democrazia italiana per riflettere tutti insieme sulla pericolosa deriva che ha preso la dialettica politica nel nostro Paese. Si torni ad affrontare con serietà i temi e i problemi che attanagliano la vita quotidiana degli italiani. Si abbandonino il livore e il preconcetto ostile per trovare, invece, un comune più alto senso del nostro dovere parlamentare. Dimostriamo con i fatti che le condanne, le espressioni di solidarietà, le giuste affermazioni negative dell'accaduto sono trasformate in atti concreti a salvaguardia di un bene superiore, qual è - appunto - la democrazia.

Con questo, nel ribadire gli auguri al presidente Berlusconi per una pronta guarigione e un immediato ritorno alla guida del Paese, auspichiamo che il senso di responsabilità prevalga sulla strumentalizzazione fine a se stessa, da qualsiasi parte essa provenga, e che si inverino nei fatti le parole, da tutti condivise, del Capo dello Stato. (Applausi dai Gruppi Misto-MPA-AS e UDC-SVP-Aut).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Ministro dell'interno, vogliamo anzitutto esprimere la nostra ferma condanna, senza se e senza ma, di un atto vile, proprio di un delinquente. Riteniamo che la condanna debba essere netta, chiara e senza alcuna problematicità politica o sociale, perché la violenza non è mai accettabile, meno che mai quando la si camuffa dietro atti politici o presunti tali. Credo che, di fronte a questi atti di violenza (che comunque resta sempre violenza comune, anche quando impropriamente definita violenza politica degli estremismi di destra e di sinistra), l'Italia debba trovare l'unitarietà di tutte le forze politiche del Parlamento nella condanna nei confronti di un atto che poteva compromettere la vita del Presidente del Consiglio.

Altri sentimenti che ci sentiamo di esprimere con molta sincerità sono una solidarietà piena al Presidente del Consiglio e una vicinanza umana all'onorevole Silvio Berlusconi, a cui auguriamo una pronta guarigione.

Tante parole sono state spese su questa brutta e drammatica vicenda che, attraverso il grave attentato al presidente Berlusconi, ha anche arrecato un danno gravissimo all'immagine internazionale del nostro Paese, proprio per l'evidenza mediatica dei fatti.

Troppe parole, a volte inutili, sono state purtroppo pronunciate anche in Parlamento, anche alla Camera dei deputati questa mattina, e sui giornali. Le responsabilità, l'odio, i mandanti morali: un dibattito stucchevole e preoccupante, tutto teso ad aggirare la questione principale che con molta saggezza e con grande semplicità il Presidente della Repubblica ha evidenziato e che lei ha ripreso nel suo intervento introduttivo. Cioè l'esigenza di isolare i violenti, i falchi, quelli che nei vari schieramenti, a destra e a sinistra, lucrano sullo scontro e non sul confronto politico, che affidano il proprio futuro e le proprie fortune politiche e giornalistiche (mi riferisco anche ad autorevoli giornali della destra italiana) alla necessità di alzare sempre e comunque il tono del dibattito usando ad arte un linguaggio violento, provocatorio, che serve solo ad alimentare lo stato d'animo delle proprie tifoserie.

Ecco, quello che noi dobbiamo fare oggi, il segnale che dobbiamo dare tutti insieme è proprio quello di isolare le tifoserie, i falchi, coloro i quali lucrano dalla incompatibilità e dall'assenza di dialogo le proprie fortune e il proprio futuro politico.

La terza considerazione, signor Presidente, riguarda la questione della sicurezza del Premier. Noi abbiamo ascoltato le parole del Ministro dell'interno e non potevano che rassicurarci dal punto di vista della funzionalità generale della sicurezza che riguarda il Premier come, ovviamente, tutte le alte cariche dello Stato. Però ci sono due problemi che devono essere affrontati.

Il primo è che la sicurezza del Presidente del Consiglio è un bene indisponibile. Proprio questa mattina il COPASIR, esaminando la vicenda, ha sottolineato la pericolosità dell'episodio in considerazione di possibili gesti di emulazione e quindi la circostanza che il Presidente del Consiglio, per sua scelta, ritenga di dover sempre e comunque incontrare le folle non è più possibile. Non è più possibile che questo avvenga e, poiché - ripeto - la sicurezza di un'alta carica dello Stato è un bene indisponibile, che prescinde dalla persona che in quel determinato momento svolge la funzione istituzionale, è necessario che cambino anche le regole che presiedono alle attività che il nostro Presidente del Consiglio svolge. Lo dico in uno spirito di collaborazione, poiché ritengo sia importante eliminare ogni forma di rischio, piccolo o grande che sia, che possa gravare o ruotare attorno alle attività istituzionali del presidente Berlusconi.

Da ultimo, signor Presidente, il Ministro dell'interno ha fatto alcune considerazioni sui siti in Internet. Sono il meno indicato a parlarne e voglio evitare qui polemiche su questa materia. Tuttavia, voglio dire al Ministro dell'interno che credo che, ad oggi, qualunque provvedimento, a maggior ragione se riguarda un potenziamento degli strumenti di cui la magistratura già dispone, sia inutile perché il tema è molto più complesso. Credo che l'idea di introdurre in questo momento strumenti che possano, in qualche modo, apparire come una forma di censura (lo dice uno che ha proposto provvedimenti che sono stati bocciati dalla maggioranza qualche mese fa, lo ricordo come fatto storico non come elemento di polemica) rappresenterebbe un boomerang, un modo per alimentare il sentimento, purtroppo diffuso ma che va stigmatizzato e combattuto, di intolleranza nei confronti delle istituzioni e delle autorità che si diffonde anche attraverso l'uso di Internet.

Riteniamo pertanto non sia questo il momento opportuno per parlare e proporre misure di questo genere. Riteniamo sia, invece, più opportuno potenziare gli strumenti di cui già dispongono la Polizia di Stato e la Polizia postale, che sono già noti e rodati e che, ad esempio, nella lotta alla pedopornografia - come lei sa - sono in vigore in maniera efficace dal 2006.

In questo contesto, signor Presidente, ci associamo alle sue parole e a quelle del Capo dello Stato, convinti però che la necessità di un confronto sereno debba partire da fatti, gesti e atti concreti. Noi per primi in questi anni, in questa legislatura, ne abbiamo fatti tanti e continueremo a farli perché riteniamo che oggi l'elemento più importante sia il confronto: il confronto scevro da ogni forma di violenza, anche verbale, che può dare la sensazione e l'illusione di una percentuale di consenso in più a questa o a quella forza politica, ma che alla fine produce quei risultati che tutti noi contestiamo e che siamo costretti oggi a condannare. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut, PD e IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Li Gotti. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, ci siamo riconosciuti nelle parole con cui lei ha aperto la discussione su questo punto dell'ordine del giorno. Se io fossi il pubblico ministero di quel processo, contesterei all'indagato e arrestato l'articolo 61, comma 1, del codice penale, ossia di aver agito per motivi abietti. I suoi, infatti, erano motivi abietti, totalmente e radicalmente estranei alla democrazia e alla politica, perché non esiste e non esisterà mai politica che possa giustificare un atto criminale. Sono motivi abietti perché è abietta quella politica.

L'errore più grave che noi potremmo commettere sarebbe quello di ascrivere l'accaduto a possibili mandanti morali, sia pure sotto forma di individuazione, se non di indicazione nominativa, perché così facendo faremmo rientrare nella politica ciò che mai, per nessuna ragione, può appartenere alla politica.

Vi siete chiesti perché i cittadini, tuttora, in un sondaggio in corso, esprimono un giudizio secondo cui, dopo il grave episodio di violenza, il clima della politica nel nostro Paese è peggiorato? Il sondaggio si esprime in questi termini nella misura dell'85 per cento del campione. Questo risultato non è forse addebitabile alla politica, ossia alla sua incapacità di sottrarsi ai tentativi speculativi? Noi dobbiamo con forza e unità dire a tutti che la violenza non è uno strumento della democrazia e dire ai cittadini che la politica è fatta anche di contraddizioni dure, anche di espressioni forti, ma una cosa è la politica, una cosa è la violenza. (Applausi dai Gruppi IdV e PD e del senatore Peterlini).

Peraltro, anche il modo di fare opposizione è inversamente proporzionale alle proposte e ai fatti del Governo e della maggioranza. Ci confrontiamo e scontriamo su temi obiettivamente forti, importanti per il nostro Paese e per i cittadini.

Noi dell'Italia dei Valori non ci faremo condizionare dalle speculazioni e, nel rispetto della democrazia, continueremo senza esitazione a svolgere il ruolo di opposizione decisa alle proposte o ai fatti che dovessimo giudicare dannosi per il Paese e di opposizione costruttiva attraverso le nostre proposte in Parlamento e le attività nelle sedi proprie della democrazia. Non accetteremo mai che qualcuno ci dica come si fa l'opposizione. Così come riteniamo che nessuno possa dire che, ad esempio, il Presidente della Camera abbia armato la mano del folle avendo dichiarato che il presidente Berlusconi si comporta da monarca assoluto, insofferente ad alcune regole del nostro sistema democratico. Non lo pensiamo e faremmo un torto alla democrazia se qualcuno lo pensasse o lo dicesse. Dobbiamo dimostrare maturità democratica.

Noi esprimiamo, come Italia dei Valori, il nostro augurio di pronta guarigione al presidente Silvio Berlusconi. Vogliamo poi esprimere l'ulteriore augurio che quest'Aula solenne trovi un momento di sintesi superiore, perché tutti insieme, convinti e decisi, si possa dire sì alla democrazia, sì alla politica, no alla violenza! (Applausi dai Gruppi IdV, PD, UDC-SVP-Aut e dei senatori Valentino, Delogu, Digilio e Spadoni Urbani).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bodega. Ne ha facoltà.

BODEGA (LNP). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli senatori, in queste ore una carovana di carta e un carosello di immagini hanno raccontato la drammatica aggressione al Presidente del Consiglio, al quale vanno tutta la nostra solidarietà, la nostra stima e il nostro affetto. Sono sentimenti che la Lega Nord nutre senza ipocrisia, con in lealtà ed entusiasmo.

Voglio provare a pescare nell'universo di parole spese in questi giorni tre concetti che mi paiono fondamentali. Il primo si riferisce alle dichiarazioni del ministro dell'interno Maroni, allorquando egli ha affermato che Silvio Berlusconi poteva essere ucciso. Se è vero che l'aggressore è una mente fragile, egli poteva, in condizioni diverse, usare un'arma invece di una riproduzione del duomo di Milano in miniatura. Certo, è stato un gesto isolato, ma confortato dal coro d'invettive e di proteste provenienti da un gruppo numeroso presente in piazza.

Da qui origina la considerazione che l'agguato si sia consumato in un clima fortemente conflittuale e, soprattutto, in una temperie alla quale il termine odio non è estraneo.

In secondo luogo, pur condividendo l'invito ad abbassare i toni, rispetto alla violenza verbale non mi sento di sottoscrivere un principio di equidistanza tra centrodestra e centrosinistra. Se si vogliono evitare ipocrisie, almeno oggi, affermiamo con chiarezza che nessuno mai, come il nostro Presidente del Consiglio, è stato fatto oggetto di attacchi concentrici che non possono non far lievitare il germe della violenza.

Anche il concetto del nemico è lievitato e, a tal riguardo, porto solo un esempio. Siamo tutti d'accordo - mi auguro - sul fatto che, nella società italiana, nulla vi sia di più odioso della mafia. In troppi, però, non si sono risparmiati nel definire mafioso Silvio Berlusconi. Ebbene, in virtù della proprietà transitiva, chi è mafioso può essere odiato, ed è proprio questo lo schema che, anche oggi, ho letto sui tradizionali giornali dei cecchini del Premier.

Il terzo punto riguarda le preoccupazione che si ricreino terribili climi già conosciuti nel nostro Paese. I messaggi su «Facebook» che sono stati ricordati, inneggianti all'eroe Tartaglia, sono un segnale gravissimo, perché indicano che l'odio è in atto e che ogni parola spesa male può essere benzina per i più esagitati ed irresponsabili. Questo episodio non deve essere isolato dal contesto sociale, né tanto meno sottovalutato. C'è chi ha decretato il crepuscolo di Berlusconi e chi ha provveduto a mettere in atto una sorta di giustizia sommaria.

Il Parlamento deve tornare a dare l'esempio, ridando alle parole il loro significato e alle contrapposizioni il loro peso. Soprattutto, in una fase nella quale parte del Paese è in sofferenza, sappiamo che quelle condizioni sociali possono essere strumentalizzate dai meno avveduti, da coloro che confondono l'antagonismo con l'odio e che non esiterebbero a ricorrere a qualsiasi mezzo pur di sopraffare, se non sopprimere, l'avversario.

Concludo, signor Presidente, dicendo che occorre dunque stare all'erta, frequentare ciascuno di noi la categoria della responsabilità, sapendo che il clima può essere surriscaldato anche in previsione delle prossime consultazioni elettorali.

Auguri di cuore al presidente Berlusconi e al nostro Paese, che ne ha tanto bisogno. (Applausi dai Gruppi LNP, PdL e dei senatori Pistorio, Peterlini, Leddi e Carloni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Finocchiaro. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro dell'interno, voglio formulare al presidente Berlusconi, a nome del mio Gruppo naturalmente, e a nome mio personale, non solo la nostra solidarietà ma anche gli auguri di un ristabilimento pronto e di una possibilità di riacquistare una serenità che in questi giorni, come ci è sembrato di capire, è stata perduta, non solo in ragione delle ferite e quindi del danno fisico che ha riportato, ma anche di un'inquietudine psicologica in ordine ad un sentimento molto profondo di ingiustizia, che ha manifestato con ripetute affermazioni circa il clima di odio che nei suoi confronti si è sviluppato, secondo l'apprezzamento del Presidente.

Non ho da qualificare altrimenti che come gesto criminale l'attacco rivolto nei confronti del presidente Berlusconi e il mio intervento, colleghi, piuttosto che guardare soltanto alle reazioni che si sono susseguite in questi giorni, di cui i colleghi ci hanno parlato e di cui stamattina si è parlato alla Camera e che in questi giorni hanno affollato le pagine dei giornali e le immagini delle riprese televisive, vuole descrivere quello che penso essere un momento un po' complicato, difficile e comunque delicato della vita della Repubblica.

Penso che noi tutti, e mi riferisco ovviamente anche ai colleghi della maggioranza, siamo nel dibattito di questi giorni come dirigenti politici, e come dirigenti politici adulti e, ci auguriamo reciprocamente, anche come dirigenti politici responsabili. Ciascuno di noi sa bene, molto più di quanto non lo possa sapere il cittadino che accende la TV o che legge i giornali, quale possa essere la conseguenza anche immediata di ogni nostro gesto e di ogni nostra parola. Siamo degli esperti del simbolo e anche della comunicazione, come dicono gli esperti di linguaggio subliminale. Per questo credo, e penso così di leggere e rappresentare l'interesse e la volontà del mio Gruppo e del mio partito, che può talvolta anche essere necessario - e qui e ora secondo me è necessario - prescindere dalle voci che si alzano, come accaduto stamattina alla Camera, e trovare in sé la misura del momento e del proprio comportamento.

La nostra misura, signor Presidente, colleghi, ministro Maroni, è quella adeguata alla seconda forza politica del Paese, al più grande partito di opposizione di un'Italia che certo ha le sue difficoltà ma che è una delle più importanti democrazie europee. Non staremo quindi alla tentazione di una discussione che ancora oggi rischia di ad avvitarsi nella spirale dell'aggressività e della reciproca delegittimazione tra maggioranza e opposizione. Noi rappresentiamo più di 12 milioni di italiani e ci facciamo carico, perché ci tocca, di questi cittadini ma anche di tutti coloro i quali non ci hanno votato ma che pretendono di vivere in un Paese in cui lo scontro politico, duro e intransigente quando occorre, non degeneri mai in tensioni che tocchino la saldezza delle istituzioni e che facciano sentire qualcuno di questi cittadini in balia di eventi imprevedibili e rischiosi. Noi siamo una grande forza tranquilla.

Ovviamente, neanche per un attimo rinunceremo alle nostre idee e alle nostre proposte, ma abbiamo le spalle abbastanza grandi per respingere il rischio di ogni provocazione. Faremo il nostro lavoro senza cedimenti e rappresentando ogni giorno - ci auguriamo - la possibilità di discutere rendendoci utili al Paese. Lo dico pensando alla mozione sulle riforme che abbiamo discusso in quest'Aula la settimana scorsa, su nostra iniziativa, e lo dico pensando anche al modo con cui si è ritenuto, invece, di andare all'approvazione della finanziaria alla Camera, perché pensiamo che questo sia il nostro atteggiamento e la misura dello stesso, e il nostro auspicio è che, anche con queste dichiarazioni di voto, in questo senso possa esserci un segnale coerente da parte della maggioranza.

Infine, ministro Maroni - ho ascoltato con attenzione il suo intervento - siamo ancora convinti che per recuperare la misura di questa nuova relazione politica tra le diverse forze non ci sia la necessità di nessuna legge nuova o eccezionale. Lei ha mostrato anche stasera in un passaggio, che pure era complesso, di sapere, come ciascuno di noi, quanto fragile sia la libertà di manifestazione del pensiero e quanto sia denso di rischi ogni intervento legislativo che incida o possa incidere su di essa.

Stiamo attenti a non cercare altrove quello che invece sta nella nostra capacità di trovare la misura virtuosa di esercitare il massimo della conflittualità politica nel massimo rispetto delle regole democratiche. Nessuno di noi ha una scorciatoia; a ciascuno di noi tocca fare un pezzo e nessuno di noi può pensare di non avere niente da correggere, niente da ripensare, niente da riflettere. (Applausi dai Gruppi PD, IdV, UDC-SVP-Aut e dei senatori Valentino, Delogu, Germontani, De Feo e Gallo).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà.

*QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, colleghi senatori, signor Ministro, signori del Governo, stasera intervengo in vece del nostro Capogruppo, il presidente Maurizio Gasparri, al quale un grave lutto ha impedito di essere presente e per il quale gli rinnovo la vicinanza mia e di tutti i senatori del Popolo della Libertà (Applausi).

Innanzi tutto esprimo al presidente Berlusconi l'affetto, semplicemente l'affetto del Gruppo del Popolo della Libertà.

Vorrei poi, con ferma pacatezza, chiamare le cose con il loro nome. Signor Ministro, lei ci ha confermato che i fatti di cui parliamo oggi in quest'Aula non possono essere derubricati ad un seppur grave incidente di percorso, dovuto alla miscela tra una mente instabile e un generalizzato clima di odio di cui tutti saremmo corresponsabili e che dovremmo tutti impegnarci a superare.

Signor Ministro, è in atto da mesi un'operazione concentrica di criminalizzazione ai danni del Presidente del Consiglio, con attori e comprimari. Con la stessa franchezza dobbiamo rilevare che vi è stato uno spartiacque in questa prima parte della legislatura. Un momento che ha segnato un'involuzione nella vita del Paese e a seguito del quale la campagna d'odio contro Berlusconi e l'azione combinata di forze para-eversive ha compiuto un evidente salto di qualità. È una constatazione, non un giudizio di valore.

Mi riferisco alla sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il «lodo Alfano». Una decisione che, a scanso di equivoci, rispettiamo fino in fondo, ma in merito alla quale non possiamo fare a meno di ribadire il nostro giudizio negativo, sul piano tecnico e sul piano politico. Perché in un solo colpo essa ha spazzato via un seppur imperfetto tentativo di ripristinare l'equilibrio fra giustizia e politica pensato dai Padri costituenti e infrantosi nel 1993.

Ha inoltre eluso il principio di leale collaborazione fra le istituzioni, contraddicendo un pronunciamento precedente e traendo in inganno il legislatore (circostanza sulla quale i tanti colleghi dell'opposizione, che più di chi parla dicono di tenere alla centralità del Parlamento, farebbero forse bene a riflettere). (Applausi dal Gruppo PdL). Soprattutto, nei fatti e al di là delle intenzioni, ha dato forza a quanti intendono mettere in discussione la legittimità del potere democratico consacrato dalla volontà del popolo.

Signor Presidente, negli ultimi mesi è stata infranta la diga del confronto civile. È stato possibile che il Premier, il Presidente del Consiglio di questo Paese, fosse additato come corresponsabile delle stragi di mafia; che fosse chiamato in causa in mondovisione da un sedicente pentito, del quale per carità di patria evitiamo in questa sede di ripetere il curriculum; un sedicente pentito ammesso in un pubblico dibattimento senza uno straccio di prova ma dopo un lungo accreditamento preventivo a mezzo stampa. È stato possibile che la storia politica scritta negli ultimi 15 anni dalla maggioranza degli italiani fosse riletta come una sorta di "romanzo criminale", nei tribunali e sulla televisione di Stato, nelle piazze e sui giornali.

Colleghi, per noi questo è il momento di mettere da parte le ipocrisie: noi ascoltiamo l'appello del presidente Napolitano e faremo la nostra parte, fino in fondo. Ma questo non esonera nessuno di noi da un'analisi obiettiva del passato recente; e non autorizza nessuno a mettere tutti sullo stesso piano (Applausi dal Gruppo PdL). Perché da parte di questa maggioranza campagne d'odio contra personam non se ne sono mai viste, e mai saremmo rimasti alleati di chi se ne fosse reso responsabile. Insomma, ben venga un richiamo comune, purché nessuno pensi di potersi mondare la coscienza con un generico «chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato».

Proprio la capacità di graduare le responsabilità ci porta in queste ore a cogliere significative differenze all'interno dell'opposizione.

Senatore Li Gotti, abbiamo colto anche gli accenti del suo discorso, e non la prenda come una provocazione ma come una constatazione: è sembrato quasi un intervento in dissenso rispetto alle dichiarazioni rilasciate dal leader del suo partito. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). Prendiamo atto che i Comitati di liberazione nazionale sono finiti ancora prima di nascere; soprattutto, apprezziamo il gesto compiuto dall'onorevole Bersani, il più semplice e per questo il più sincero. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). Allora rilanciamo ai nostri avversari la sfida delle riforme che in questa stessa Aula ci ha visto compiere un passo significativo. Diciamo loro: rendiamo l'Italia una democrazia compiuta, circostanza che presuppone legittimazione reciproca e la messa al bando di qualsiasi tentazione di conquistare il potere attraverso scorciatoie giudiziarie. Facciamo in modo, signor Presidente, che la residua speranza che tutto ciò sia possibile non resti sepolta in piazza Duomo a Milano, sotto una coltre di odio e di menzogna. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno, che ringrazio per la disponibilità manifestata.