Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (413 KB)

Versione standard



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 301 del 15/12/2009


LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, signor Vice Ministro, colleghi, la questione centrale, che riguarda anche questa riforma della normativa di contabilità e finanza pubblica proposta dal presidente Azzollini, è rappresentata proprio dal debito pubblico che risulta dalla somma dei deficit annuali: quest'anno la differenza tra circa 800 miliardi di spese e circa 725 miliardi di entrate. Questa discussione si svolge proprio all'indomani della diffusione dei dati ISTAT sul debito pubblico, che è cresciuto ad un ritmo di 13,8 miliardi di euro al mese, arrivando, come tutti sanno, a circa 1.801,6 miliardi di euro.

La questione è proprio questa: se non si interrompe il trend negativo del debito, rischiamo di assistere ad un incremento dello stesso di 142 miliardi di euro nei prossimi 12 mesi (quindi qualcosa come 14 miliardi di euro al mese), con la conseguenza che si potrebbe assestare ad ottobre 2010 alla cifra di 1.943,784 miliardi di euro, con un gravame pari a 32.936 euro per ogni cittadino, neonati compresi o, se si preferisce, di 92.561 euro per ogni nucleo familiare.

Queste sono le cifre, questi sono i dati e su questo bisogna dibattere. Magari approfondiremo questi temi anche nei prossimi giorni, quando arriverà in quest'Aula la finanziaria su cui - tanto per cambiare! - il Governo ha posto la 27a fiducia. Queste, lo ripeto, sono le questioni da affrontare. Innanzitutto, bisogna cercare di ridurre il debito e di realizzare risparmi su quelle spese che potrebbero essere comprimibili, perché poi la riforma della contabilità e della finanza deve avere la finalità di poter incidere anche sui rapporti tra Parlamento e Governo. A tal proposito, voglio ricordare - mi correggerà eventualmente il collega Mascitelli - che il Gruppo dell'Italia dei Valori si è astenuto dal votare questa riforma in prima lettura qui al Senato; il provvedimento è passato poi alla Camera, dove sono state accolte alcune nostre proposte e dove abbiamo votato a favore. Inoltre, bisogna cercare di concorrere alla definizione del ruolo delle Assemblee legislative nel sistema politico-istituzionale, per impedire che il Parlamento - a prescindere dai Governi e dalle maggioranze di tutti i colori - possa diventare mero esecutore di decisioni assunte dall'Esecutivo, spesso senza alcun coinvolgimento nella delicata gestione della finanza pubblica.

La necessità di una riforma della legge n. 468 del 1978 nasce dall'espansione del ruolo delle autonomie territoriali, dalla riforma del Titolo V della Costituzione, dai vincoli imposti dall'Unione europea (il Patto di stabilità e di crescita e il conseguenziale Patto di stabilità interno), ma anche dalla riforma federalista con il relativo patto di convergenza quale strumento per realizzare l'obiettivo, per l'appunto, della convergenza dei costi e dei fabbisogni standard dei vari livelli di governo, nonché degli obiettivi di servizio ai livelli essenziali delle prestazioni e delle funzioni fondamentali.

Con l'approvazione di questa riforma si delega il Governo ad adottare, entro due anni dall'entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per il completamento della riforma della struttura del bilancio dello Stato, con particolare riguardo alla riorganizzazione dei programmi di spesa e delle missioni.

Fra i principi e i criteri direttivi cui dovranno conformarsi i decreti, ricordo: revisione delle missioni in relazione alle funzioni principali e agli obiettivi perseguiti con la spesa pubblica; revisione del numero e della struttura dei programmi in modo da assicurare un'univoca corrispondenza fra programma, risorse e strutture assegnate a ciascun Ministero e l'affidamento di ciascun programma di spesa ad un unico centro di responsabilità amministrativa; revisione degli stanziamenti iscritti in ciascun programma e della relativa legislazione in coerenza con gli obiettivi da perseguire; adozione per la spesa, anche a fini gestionali e di rendicontazione, delle azioni quali componenti del programma e unità elementari del bilancio dello Stato; previsione che le nuove autorizzazioni legislative di spesa debbano essere formulate in termini di finanziamento di uno specifico programma di spesa; introduzione della programmazione triennale delle risorse e degli obiettivi delle amministrazioni dello Stato, nonché individuazione di metodologie comuni al fine di definire indicatori di performance semplici, misurabili e riferibili ai programmi di bilancio; introduzione di criteri e modalità per la fissazione di limiti per le spese rimodulabili del bilancio dello Stato. Tali limiti devono essere individuati in via di massima con la Decisione di finanza pubblica e successivamente devono essere adottati con la legge di bilancio, coerentemente con la programmazione triennale delle risorse.

Ancora, vanno ricordati: l'adozione, coerentemente con i limiti di spesa stabiliti, di accordi triennali tra il Ministro dell'economia e delle finanze e gli altri Ministri, in cui sono concordati gli obiettivi triennali e i tempi di conseguimento degli stessi; il riordino delle norme; l'accorpamento dei fondi di riserva e speciali; l'affiancamento al sistema di contabilità finanziaria, a scopo conoscitivo e in via sperimentale, di un sistema di contabilità economico-patrimoniale avente la funzione di verificare i risultati conseguiti da parte delle amministrazioni, al fine di elaborare di conseguenza uno stato patrimoniale, un conto economico ed una nota integrativa, così come avviene per tutti i bilanci; la revisione del conto riassuntivo del Tesoro; la progressiva eliminazione, entro due anni, delle contabilità speciali o dei conti correnti di tesoreria; la previsione della possibilità di identificare contributi speciali, ed altro ancora, ma non vado oltre.

Il Gruppo dell'Italia dei Valori dà un giudizio complessivamente positivo, pur se tra luci ed ombre. Mi si permetta al riguardo di fare una piccola polemica relativamente al Presidente dell'ISTAT, che viene nominato secondo criteri individuati da un'apposita Commissione. Voglio ricordare infatti, per la cronaca, che al Presidente dell'ISTAT, in un momento in cui si tagliano gli stipendi, sono stati deliberati aumenti di stipendio del 330 per cento, con emolumenti passati da 93.000 a 300.000 euro: prende più il Presidente dell'ISTAT che il Presidente della Federal Reserve: la mia è una piccola polemica.

Esprimiamo quindi un giudizio abbastanza positivo; naturalmente non ci nascondiamo dietro un dito, perché questa riforma della legge di contabilità dello Stato, dopo l'entrata in vigore della legge costituzionale n. 3 del 2001 e della legge n. 42 del 2009, di attuazione dell'articolo 119 della Costituzione in materia di federalismo fiscale, dovrebbe porsi l'obiettivo di delineare un riordino complessivo nella prospettiva della realizzazione di una contabilità della Repubblica, così come delineata dall'articolo 117 della Carta costituzionale. Questa disposizione, infatti, mentre assegna alla competenza legislativa esclusiva dello Stato il coordinamento informativo, statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale, attribuisce alla competenza legislativa concorrente di Stato e Regioni l'armonizzazione dei bilanci pubblici e il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Anche gli schemi dei decreti legislativi dovranno essere oggetto di intesa, da sancire in sede di Conferenza unificata.

Signora Presidente, in considerazione del fatto che il tempo a mia disposizione è ormai scaduto e prima di farmi scampanellare da lei, che è sempre molto attenta con il Gruppo Italia dei Valori, concludo rilevando che tutto sommato la riforma Azzollini può essere condivisa dal nostro Gruppo. (Applausi dai Gruppi IdV e PdL).