MORANDO (PD). Particolarmente grave appare la decisione assunta dalla Camera dei deputati di sopprimere le norme, approvate dal Senato in prima lettura, con cui si istituivano una struttura tecnica unificata tra Camera e Senato per la raccolta e l'analisi di dati sulla finanza pubblica ed una Commissione parlamentare bicamerale per la trasparenza e l'informazione nel campo della finanza pubblica. Tali strutture sarebbero state estremamente importanti per consentire al Parlamento di disporre di dati autorevoli ed obiettivi in materia di finanza pubblica e di conoscere le metodologie di definizione degli andamenti tendenziali a legislazione vigente; tutto ciò attualmente è di pertinenza esclusiva della Ragioneria dello Stato, un organo alle dipendenze dell'Esecutivo. Si verrà così ad accentuare l'attuale asimmetria di conoscenze tra potere legislativo ed esecutivo, per il semplice prevalere di interessi e posizioni conservatrici all'interno dell'amministrazione pubblica; la gravità di tale scelta emergerà con ancor più forza quando verranno attuate le deleghe federalismo fiscale ed il Parlamento non avrà informazioni sufficienti per poter giudicare, ad esempio, le decisioni assunte in materia di definizione dei fabbisogni standard e dei costi standard. Se la maggioranza ritiene di accettare queste soppressioni, il Partito Democratico non potrà confermare il voto favorevole espresso sul provvedimento in prima lettura. Ugualmente non condivisibile appaiono le soppressioni, all'articolo 8, della norma che modificava il patto di stabilità interno, fissando condizioni più elastiche per le spese in conto capitale, nonché, all'articolo 10, dell'obbligo di esplicitare nella decisione di finanza pubblica (che sostituisce il DPEF) gli obiettivi programmatici non solo in termini di saldo, ma distintamente in termini di entrate e di spese, articolate per parte corrente, in conto capitale e spese primarie. Esprime un giudizio negativo, infine, sulla decisione di riammettere la copertura di oneri correnti con entrate ricorrenti (pratica esplicitamente esclusa dal testo approvato dal Senato) e di consentire di coprire la legge finanziaria ricorrendo anche al miglioramento del risparmio pubblico, che invece deve essere utilizzato per ridurre il volume globale del debito. L'insieme di queste novità si configura come un cedimento del Governo rispetto alla linea di rigore finanziario a parole enunciata. (Applausi dai Gruppi PD e IdV e dei senatori Baldassarri, Giai e Saro).