STIFFONI, MAZZATORTA, VALLARDI - Ai Ministri dell'interno e del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
per ottenere il ricongiungimento familiare lo straniero deve dimostrare la disponibilità di un alloggio adeguato;
l'articolo 29, comma 3, del decreto legislativo n. 286 del 1998 Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero prevedeva, sino all'entrata in vigore della legge 15 luglio 2009 n. 94, che la disponibilità dello straniero ai fini del ricongiungimento doveva riguardare un "alloggio che rientri nei parametri minimi previsti dalla legge regionale per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica", ovvero, che sia fornito dei requisiti di idoneità igienico-sanitaria accertati dall'Azienda sanitaria locale competente per territorio;
la nuova formulazione dell' articolo 29, comma 3, a seguito della modifica normativa suindicata, stabilisce che i requisiti ai fini dell'esercizio del diritto al ricongiungimento familiare dello straniero siano due ossia: la conformità igienico-sanitaria dell'alloggio e l'idoneità abitativa dello stesso;
la nuova formulazione dell'articolo 29, comma 3, stabilisce che tali requisiti debbano essere "accertati dai competenti uffici comunali", ossia che debbano essere i Comuni, e non altre autorità, a rilasciare la certificazione relativa al requisito della conformità igienico-sanitaria dell'alloggio ed al requisito dell'idoneità abitativa;
considerato che:
i Comuni provvedono a rilasciare tale certificazione avvalendosi, per quanto riguarda la conformità igienico sanitaria dell'alloggio, del supporto tecnico dell'azienda sanitaria locale e, per quanto attiene all'idoneità abitativa, avvalendosi dei parametri minimi previsti dalle leggi regionali in materia di edilizia residenziale pubblica;
la circolare del Ministero dell'Interno del 18 novembre 2009, firmata dal Prefetto Angelo Malandrino - Direttore centrale per le politiche per l'immigrazione e dell'asilo - partendo dall'esigenza di "individuare parametri di idoneità abitativa uniformi su tutto il territorio nazionale", sostiene che i Comuni possano fare riferimento per l'idoneità abitativa ad un decreto del luglio 1975 del Ministero della Sanità,
si chiede di sapere:
se il Ministro dell'interno intenda il riferimento al decreto-ministeriale del 5 luglio 1975, contenuto nella circolare citata, come mero riferimento esemplificativo e, quindi, non obbligatorio per i Comuni tenuti alla certificazione ai sensi dell'articolo 29, comma 3, del citato Testo Unico immigrazione, anche alla luce del fatto che i parametri del 1975 sono riferiti ad una generale situazione abitativa ben diversa da quella di oggi;
in ultimo se, ai fini della verifica dell'idoneità abitativa, i Comuni possano, conseguentemente, continuare ad utilizzare i parametri minimi fissati dalle leggi regionali.
(4-02405)
POLI BORTONE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
Trenitalia ha stabilito, che il 13 dicembre 2009 entrerà in vigore il nuovo orario, con conseguente rimodulazione delle tratte ferroviarie;
l'introduzione del nuovo orario comporterà anche il taglio, a giudizio dell'interrogante, ingiustificato di alcune tratte che normalmente venivano effettuate dai treni a lunga percorrenza come il Lecce - Torino;
a quanto risulta all'interrogante, rispetto ad una palese diminuzione dei vettori Centro- Sud si assisterà ad un considerevole aumento dei treni da e verso le regioni settentrionali;
ad opinione dell'interrogante, la natura monopolistica di Trenitalia ha evidenziato, nel corso degli anni, un sostanziale disinteresse dell'azienda nei confronti dei territori del Sud, favorendo, al contrario, il Nord del Paese;
per la Puglia, come si evince dal progetto per l'alta velocità in Italia, saranno totalmente escluse dalla rete ferroviaria le città di Lecce, Brindisi e Taranto;
i tagli hanno fortemente penalizzato il Salento, un territorio prettamente turistico che necessita maggiormente di mezzi di trasporto veloci, costanti ed efficienti,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non reputi giusto intervenire, attraverso azioni di competenza, al fine di sanare questa discrepanza di trattamento tra Nord e Sud;
se sia oltremodo necessario, fare chiarezza sulle effettive intenzioni di Trenitalia in materia di alta velocità e di treni a lunga percorrenza per quel che riguarda il Salento;
se il Ministro in indirizzo non reputi opportuno promuovere azioni volte a prevedere, anche tramite l'istituzione bonus ad hoc, la riduzione del costo dei biglietti, pari ad almeno il 50 per cento del prezzo, per i treni a lunga percorrenza che hanno come base di partenza e/o arrivo una città della Puglia in ragione del disagio e degli alti costi subiti dai passeggeri.
(4-02406)
BELISARIO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
risulta all'interrogante che Poste italiane SpA sarebbe intenzionata a chiudere l'ufficio postale di Caprarico, nel comune di Tursi (Matera), provocando in tal modo gravi disagi alla popolazione ivi residente e forti penalizzazioni sotto il profilo economico ed organizzativo alle tante attività produttive e professionali presenti sul territorio;
a quanto consta all'interrogante, la motivazione del provvedimento che Poste italiane sarebbe intenzionata ad assumere è l'inadempienza dell' ente comunale al pagamento del dovuto alle Poste italiane;
tale decisione sta suscitando numerose polemiche e proteste da parte dei cittadini ivi residenti fortemente preoccupati dei gravi disagi che deriverebbero dalla chiusura del suddetto ufficio, da sempre importante punto di riferimento non solo per la frazione, ma per l'intero territorio circostante;
l'eventuale chiusura di tale ufficio costringerebbe, inoltre, numerosi cittadini, per lo più persone anziane, a recarsi per ogni incombenza presso altri uffici limitrofi, a distanze non facilmente raggiungibili;
considerato che:
a giudizio dell'interrogante, le scelte strategiche ed organizzative adottate da Poste italiane, pur se dettate da criteri di economicità e di efficienza, non possono non tener conto dell'esigenza di garantire a tutti i cittadini l'accesso ai servizi pubblici e di non penalizzare lo sviluppo economico del Paese;
gli uffici postali sono da sempre un presidio importante per i servizi sul territorio del quale imprenditori, pensionati, comuni cittadini necessitano per lo svolgimento delle proprie attività, per riscuotere le pensioni, per espletare gli abituali pagamenti;
soprattutto per i piccoli centri, l'ufficio postale, a parte il lavoro svolto, è e resta un riferimento indispensabile al servizio della comunità;
valutato inoltre che:
l'obiettivo del contratto di programma di Poste italiane, ad avviso dell'interrogante, deve essere quello di migliorare l'efficienza dal punto di vista del conto economico del servizio postale senza tuttavia intaccare la rete soprattutto nei centri più piccoli, anche in vista della conferma della data da parte dell'Unione europea della liberalizzazione dei servizi postali per il 2009;
Poste italiane, nonostante gli utili, continua a tagliare e chiudere uffici postali: negli ultimi dieci anni sono stati chiusi 1500 uffici postali con il conseguente taglio di oltre 6000 posti di lavoro a tempo pieno,
si chiede si sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa, soprattutto in riferimento alla paventata chiusura dell'ufficio postale di Caprarico, e quali siano le sue valutazioni in merito;
se, in particolare, non ritenga opportuno - nell'ambito delle proprie competenze - intervenire con la massima sollecitudine presso la suddetta azienda, affinché essa rivaluti il provvedimento di chiusura dell'ufficio citato, in considerazione dell'importanza che tale ufficio ha assunto per i cittadini e per le tante attività economiche presenti nel territorio e per impedire che Poste italiane privi il territorio di quelle strutture che sono parte indispensabile dei servizi al cittadino.
(4-02407)
LANNUTTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
si apprende da notizie di stampa che sono stati sottratti documenti audio custoditi presso gli archivi della Procura di Milano, relativi alle intercettazioni telefoniche di un'inchiesta ancora riservata che coinvolgerebbe anche il Presidente del Consiglio dei ministri;
sul registro degli indagati, con l'accusa di rivelazione e utilizzazione del segreto d'ufficio, sono finiti un manager della società di intercettazioni Research control system (Rcs) e un dipendente. Sarebbe stato quest'ultimo, secondo quanto emerso dalle indagini, a mettere mano all'hard disk in cui sono custoditi i file più delicati, in pratica intercettazioni telefoniche che avrebbero dovuto restare coperte dal segreto istruttorio;
un caso analogo di sottrazione di materiale coperto da segreto istruttorio accadeva nel 2006, quando il quotidiano "Il Giornale" pubblicava una conversazione tratta da un'intercettazione telefonica riguardante la vicenda Unipol;
considerato che:
Rcs SpA, con sede a Milano, opera intercettazioni per conto delle Procure italiane dal lontano 1995. La società è stata acquisita recentemente da una fiduciaria che "scherma" i reali azionisti dell'azienda, per cui se ne conoscono gli amministratori che la guidano ma non il proprietario;
in particolare il 100 per cento delle azioni Rcs sono in mano alla Sofir, la società fiduciaria e di revisione con sede a Bologna: una società sconosciuta nello scenario della finanza italiana, il cui capitale è in mano per i1 51, 33 a Giuseppe Chieffo, già presidente del collegio sindacale di Detto Factor, una controllata del gruppo Delta, finita al centro di un'inchiesta della Procura di Forlì in quanto il suo capitale era risultato essere in mano alla Cassa di risparmio di San Marino in violazione alle autorizzazioni a operare concesse da Banca d'Italia;
ogni Procura incarica le società d'intercettazione che desidera senza appalti o gare pubbliche, ma semplicemente per chiamata diretta. La maggiore concentrazione di queste società si trova nel Nord Italia e sono tutte società per azioni;
come riportato dalla stampa il Ministro della giustizia starebbe lavorando ad un progetto secretato che prevedrebbe, in base a un principio di razionalizzazione, la distribuzione da parte del Governo dell'intero mercato delle intercettazioni solo ad alcune società, facendo venir meno qualsiasi concorrenza,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
se il Ministro in indirizzo non ritenga che incarichi investigativi di tale delicatezza non possano essere commissionati a società di cui non è possibile conoscere i nomi degli azionisti, come nel caso di Rcs SpA;
quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di garantire ogni forma di sicurezza alle indagini delle Procure, secondo l'annunciato principio di razionalizzazione che non deve, però, diventare strumento di penalizzazione per le piccole società e per quelle che intendano restare indipendenti, a vantaggio di altre indicate dal Governo stesso;
se non ritenga, infine, necessario prevedere una pubblica gara per la scelta delle società investigative di cui si devono avvalere le Procure, al fine di garantire imparzialità e serietà nello svolgimento di incarichi strettamente riservati.
(4-02408)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
si apprende da notizie di stampa che dopo mesi di studio e intense trattative Enel e Unicredit stanno mettendo a punto un business da circa 500 milioni di euro;
si tratterebbe di un'operazione di factoring con la quale la compagnia elettrica guidata dall'amministratore delegato Fulvio Conti si appresta a cedere a Unicredit di Alessandro Profumo buona parte dei crediti vantati verso la pubblica amministrazione e i privati;
a quanto risulta all'interrogante, l'operazione riserva vantaggi sia per i due contraenti sia per la clientela esposta finanziariamente verso Enel. Quest'ultima, infatti, cede a Unicredit Factoring le sue fatture scontate di circa il 3 per cento, acquisendo una data certa di pagamento dei circa 500 milioni complessivi che non dovrebbe andare oltre i due anni, senza contare i vantaggi dovuti all'abbattimento degli oneri gestionali legati agli incassi dei crediti; mentre la banca notifica ai debitori la cessione dei crediti e sigla accordi di pagamento con possibilità di concedere ulteriori dilazioni a tassi agevolati;
la chiusura dell'accordo, curato da Pgb group di Piergiorgio Bassi, è prevista entro dicembre 2009,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero quanto esposto in premessa;
se risultino i motivi per cui Enel, azienda partecipata dallo Stato, ceda a Unicredit a trattativa privata i suoi crediti;
se il Governo non ritenga che il business sopra descritto possa configurarsi, se non come una regalia, come un vantaggioso privilegio per Unicredit.
(4-02409)
LANNUTTI, BARBOLINI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
in data 1° e 2 dicembre 2009 si è riunito Ecofin, il Consiglio Economia e Finanza composto dai Ministri dell'economia e delle finanze dei 27 Stati membri dell'Unione europea, per decidere sui nuovi assetti dell'Autorità di vigilanza europea sui mercati internazionali;
i lavori del Consiglio, seguiti da tutti i Ministri europei, sono terminati intorno alle ore 17 di mercoledì 2 dicembre;
risulta all'interrogante che il Ministro in indirizzo abbia partecipato solo ai lavori della prima giornata, mentre il Direttore generale del tesoro, Vittorio Grilli, avrebbe partecipato solo alla seconda giornata, lasciando i lavori per il rientro in Italia prima della fine del decisivo incontro del Consiglio a Bruxelles;
considerato che i Ministri dell'economia e delle finanze degli Stati membri hanno trovato un accordo sulle tre nuove autorità di sorveglianza finanziaria europee, che entreranno in azione dalla fine del 2010, dopo che la proposta sarà stata approvata in sede intergovernativa dal Consiglio europeo e dal Parlamento europeo. Si tratta dell'Autorità bancaria europea, dell'Autorità per i titoli e i mercati e dell'Autorità europea sulle assicurazioni e sulle pensioni, che saranno affiancate dal board europeo sul rischio sistemico, collegato alla Banca centrale europea,
si chiede di sapere:
quali siano i motivi per cui in un contesto così importante, anche per gli interessi dell'Italia e dei risparmiatori, quale Ecofin, non siano state difese fino all'ultimo le posizioni sulle nuove regole a livello globale per l'economia e la finanza, a differenza degli altri partner europei che hanno curato, direttamente e fino al termine dei lavori, dossier scottanti, come quello che ha portato all'accordo siglato mercoledì 2 dicembre 2009;
se non si ritenga che sarebbe stato auspicabile un diverso comportamento anche in considerazione del fatto che è l'Italia a detenere la Presidenza del G8.
(4-02410)
COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'economia e delle finanze e per i rapporti con le Regioni - Premesso che:
un tempo quando l'Italia era povera la nostra rete ferroviaria brillava per eccellenza ed i collegamenti tra il Nord ed il Sud venivano chiamati fiumi d'Italia;
al giorno d'oggi, con l'Italia tra i sette Paesi più industrializzati, i collegamenti ferroviari tra il Nord ed il Sud sono rimasti fermi a 50 anni fa o addirittura peggiorati;
mentre si continua ad investire ed a reclamizzare l'alta velocità per collegamenti tra il Centro ed il Nord dell'Italia, a giudizio dell'interrogante, è ormai evidente come l'intero Sud sia stato dimenticato ed escluso da ogni progetto di sviluppo;
è di questi giorni la notizia di un'imminente soppressione della tratta Lecce Torino;
a quanto risulta agli interroganti la notizia ha gettato nello sconforto la popolazione risultando incomprensibile la logica di certe decisioni;
da almeno un decennio si sente parlare di alta velocità con la creazione della linea Napoli-Bari-Lecce e ad oggi nulla è stato fatto;
il Meridione necessita immediatamente, per un effettivo rilancio economico, di una rete di collegamenti moderna ed efficiente che eviti l'attuale isolamento dal resto del Paese,
l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza attraverso azioni di competenza volti a rivedere le decisioni assunte circa la soppressione della tratta Lecce-Torino e al tempo stesso dare attuazione ai progetti "Alta Velocità" che riguardano il Sud d'Italia con adeguati investimenti al fine di gettare le basi per un effettivo e concreto rilancio del Meridione.
(4-02411)
PORETTI, PERDUCA - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
l'associazione ANISN, degli insegnanti di scienze naturali, sostiene che il piano di riordino della scuola secondaria, come individuabile dagli Atti del governo n. 132, n. 133 e n. 134 attualmente sottoposti a parere del Parlamento, metterebbe in pericolo il futuro dell'educazione scientifica nel Paese e dello sviluppo ad essa collegato: la drastica diminuzione delle ore di insegnamento delle scienze sperimentali nel loro complesso e, nello specifico, delle scienze naturali (biologia e scienze della terra), inoltre, la distribuzione delle ore di scienze naturali in alcuni indirizzi liceali, la quale non tiene conto dell'età alla quale si adempie all'obbligo scolastico, può avere delle conseguenze negative sia sulla formazione scientifica di base degli studenti italiani, che già oggi, come evidenziato dai risultati delle prove OCSE PISA, risulta debole in confronto a quella dei giovani di altri Paesi industrializzati, sia sulle vocazioni per il prosieguo degli studi in campo scientifico. Inoltre, l'impostazione data al riordino della scuola secondaria non sarebbe in accordo con le indicazioni provenienti dall'Unione europea e dall'OCSE in merito all'educazione delle materie scientifiche;
considerato che:
una diminuzione delle ore di scienze negli insegnamenti impartiti agli studenti nella fascia d'età dell'obbligo scolastico, porterebbe a vanificare gli sforzi intrapresi con il Progetto Lauree Scientifiche, nel quale sono state investite risorse al fine di promuovere un maggior interesse dei giovani verso la prosecuzione degli studi in campo scientifico. Esistono, infatti, studi che indicano quanto l'interesse dei giovani verso le scienze dipenda da come e quanto queste vengono trattate a scuola entro i 15 anni di età;
un'alfabetizzazione scientifica di base, fatta sia di conoscenze che di abilità, deve consentire a tutti di saper interpretare e spiegare i fenomeni naturali e fruire in modo corretto e consapevole delle moderne conquiste della scienza e della tecnologia. Se si considera, da una parte, la diminuzione delle ore di scienze e, dall'altra, che l'obbligo scolastico si assolve a 16 anni, questi obiettivi non potrebbero essere garantiti alla grande maggioranza degli studenti italiani escludendo, nella pratica, le scienze dalle discipline fondamentali per la formazione del cittadino;
la diminuzione delle ore dedicate agli insegnamenti scientifici e la loro frammentazione tra docenti appartenenti a classi di concorso diverse porterebbe alla mancata costituzione di cattedre stabili in molti istituti scolastici, con i conseguenti disagi in termini di organizzazione scolastica, di perdita di continuità didattica e di minore impegno dei singoli insegnanti all'interno delle scuole dove non manterrebbero la titolarità;
soltanto la presenza dello stesso docente per un numero considerevole di ore alla settimana ed un approccio didattico basato su problemi autentici consentirebbero la reale integrazione delle scienze sperimentali e l'applicazione delle metodologie didattiche più attuali, suggerite dagli organismi internazionali che si occupano di insegnamento e apprendimento scientifico;
una diminuzione delle ore di scienze non consentirebbe di impostare l'attività didattica secondo le modalità consigliate dalle più recenti acquisizioni della ricerca nell'ambito dell'educazione scientifica. Infatti, lo svolgere attività in laboratorio e l'impostare le lezioni in modo da far "fare scienze" agli studenti, piuttosto che semplicemente raccontarle, richiede maggior tempo a disposizione per poter sperimentare, osservare, ipotizzare, verificare e considerare l'errore, discutere e argomentare, e, in definitiva, svolgere tutte quelle attività che sono proprie del processo scientifico, le quali sono indispensabili per permettere agli studenti di acquisire quelle competenze di più alto livello raccomandate dagli stessi organismi internazionali e il concetto stesso della "natura della scienza";
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo intendano riconsiderare il progetto di riordino dell'insegnamento secondario tenendo in considerazione le osservazioni sopra elencate;
se intendano accogliere le osservazioni e le indicazioni dell'OCSE e della Comunità europea al fine di promuovere efficacemente e adeguatamente l'istruzione e l'educazione scientifica tra gli alunni dei corsi dell'obbligo scolastico;
quali provvedimenti i Ministri intendano assumere per promuovere, come indicato dall'OCSE e dalla Comunità europea, lo studio e l'approfondimento delle materie scientifiche, fattore di insostituibile importanza per l'implementazione dell'innovazione e della competitività nello sviluppo, anche economico, del Paese.
(4-02412)
CARLINO, BELISARIO, LANNUTTI, PEDICA, BUGNANO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) è stato istituito dall'articolo 28 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge n. 133 del 2008, in base al quale (comma 2): "L'ISPRA svolge le funzioni, con le inerenti risorse finanziarie strumentali e di personale, dell'agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici [APAT] di cui all'articolo 38 del decreto legislativo n. 300 del 30 luglio 1999 e successive modificazioni, dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica di cui alla legge 11 febbraio 1992, n. 157 e successive modificazioni, e dell'Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare [ICRAM] di cui all'articolo 1-bis del decreto-legge 4 dicembre 1993, n. 496, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 gennaio 1994, n. 61, i quali, a decorrere dalla data di insediamento dei commissari di cui al comma 5 del presente articolo, sono soppressi";
l'istituzione dell'ISPRA, con l'accorpamento dei tre enti vigilati dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare avrebbe dovuto essere finalizzata a razionalizzare il settore con un'unica struttura, dotata di specifiche competenze tecnico-scientifiche in grado di supportare in modo puntuale ed armonico la realizzazione delle politiche ambientali;
con il decreto ministeriale 23 luglio 2008, n. 214, il Ministro in indirizzo ha nominato Commissario dell'ISPRA il prefetto Vincenzo Grimaldi, oltre a due subcommissari;
tra i compiti assegnati al personale dell'Istituto vi sono, tra gli altri, i progetti relativi al Mose di Venezia, la bonifica di siti inquinati, il ripascimento di spiagge colpite dall'erosione, la pesca sostenibile e l'acquacoltura, ma anche la stesura dell'annuale rapporto rifiuti, la tenuta del registro delle emissioni in atmosfera, gli interventi e lo studio sulle emergenze idrogeologiche e la redazione dell'annuario dei dati ambientali;
i ricercatori, i tecnici e il personale amministrativo dei diversi settori dell'ISPRA rappresentano un patrimonio intellettuale e professionale di fondamentale valore per l'Istituto, documentato da centinaia di pubblicazioni scientifiche e di rapporti tecnici e dal fondamentale supporto istituzionale fornito alle amministrazioni centrali e agli enti territoriali oltre allo sviluppo di collaborazioni con istituzioni comunitarie ed internazionali, nell'ambito dello studio, della salvaguardia dell'ambiente e della biodiversità, nella definizione delle politiche per contrastare i cambiamenti climatici, e in molti altri settori;
al momento della sua istituzione nel 2008, l'ISPRA contava 678 lavoratori precari di cui 325 con contratto a tempo determinato e 353 con contratti di collaborazione coordinata e continuativa e assegni di ricerca, suddivisi tra i vari enti di provenienza;
nel mese di gennaio 2009, 50 lavoratori sono stati lasciati senza lavoro e con le scadenze contrattuali del 30 giugno 2009 ben 200 contratti di collaborazione di lavoratori precari non sono stati riconfermati;
il 31 dicembre 2009 arriveranno a scadenza altri 250 contratti e dunque, se non saranno rinnovati, si arriverà ad un taglio di oltre il 40 per cento del personale dell'Istituto, la quasi totalità dei lavoratori giovani dell'ente prevalentemente impegnati in attività di ricerca sul mare, con la conseguenza, tra l'altro, di vedere praticamente azzerate tali attività di ricerca;
ciò ha determinato la dura protesta dei precari dell'ISPRA, tuttora in corso, svolgimento i quali il 24 novembre 2009 hanno occupato il tetto della sede di Roma in via Casalotti, annunciando di esser disposti ad andare avanti ad oltranza con la loro iniziativa di protesta, fino a quando non avranno una risposta dal Ministro e dalla struttura commissariale che gestisce l'Istituto;
la riunione tra le parti della vertenza e i rappresentanti degli enti territoriali interessati (cosiddetto "tavolo sulle emergenze occupazionali") convocata in data 30 novembre 2009 dall'Assessore al lavoro, pari opportunità e politiche giovanili della Regione Lazio è stata disertata dai rappresentanti della struttura commissariale dell'ISPRA;
considerato che la struttura commissariale: a) ha presentato un Piano triennale (2009-2011) che non riporta il fabbisogno di assunzioni a tempo indeterminato e determinato per il 2010 e 2011; b) a differenza di quanto accaduto in altri enti di ricerca, ha dichiarato illegittima la prassi adottata di mantenere l'identità progettuale del personale precario ad elevata professionalità e con anzianità pluriennale previa verifica della copertura economica su programmi di ricerca; c) ha, in modo univoco, estromesso dal processo di stabilizzazione numerosi precari dell'ex APAT e dell'ex ICRAM aprendo di fatto la strada a numerosi contenziosi giuridici da parte del personale precario escluso,
si chiede di sapere:
quali azioni concrete il Governo intenda porre in essere al fine di: a) evitare che il progetto ISPRA si trasformi in un mero processo di accorpamento degli Istituti preesistenti impedendo di fatto la prosecuzione delle attività di ricerca in campo ambientale; b) garantire la continuità delle attività dell'ISPRA e consentire all'ente di continuare a far fronte agli adempimenti istituzionali in assenza del personale con contratto flessibile che era stato finora preposto allo svolgimento di tali attività;
quali strumenti tecnico-legislativi intenda adottare il Ministro in indirizzo volti al mantenimento in servizio dei ricercatori e tecnici non strutturati dell'Istituto, al fine di non dissipare le loro competenze e gli ingenti investimenti pubblici fatti per la loro formazione e rendere così efficiente l'ISPRA;
quale sia la politica di indirizzo istituzionale e il progetto di riorganizzazione delle strutture.
(4-02413)
FERRANTE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
nella scuola italiana passata attraverso la riforma del Ministro Moratti, "Darwin addio". Questo è quello che si leggeva sui quotidiani nazionali già nel 2004;
è noto che la battaglia contro l'evoluzionismo è una delle bandiere della destra americana e sarebbe molto pericoloso che divenisse argomento politico anche del centro destra italiano, in un momento peraltro in cui sembra che la stessa chiesa l'abbia accantonata;
si apprende invece che la questione è di nuovo ritornata fortemente alla ribalta, non all'estero ma in Italia. Il 10 dicembre 2009 si è svolto a Norcia, organizzato dalla biblioteca comunale, sotto l'egida del Comune, il convegno dal titolo: "L'evoluzione biologica:esperimenti e teorie a confronto";
sono stati invitati come relatori: Ernesto Di Mauro (professore ordinario di genetica molecolare all'Università "La Sapienza" di Roma), Olga Reckard (professore ordinario di antropologia umana all'università Tor Vergata di Roma); Giovanni Destro Bisol (ricercatore di biologia animale e dell'uomo università "La Sapienza" Roma), Fabio Tosini (primo ricercatore Istituto superiore di sanità) e Piero A. Battaglia (già dirigente di ricerca Istituto Superiore di sanità);
sembra che la preside incaricata annualmente dell'Istituto di istruzione superiore "Roberto Battaglia" di Norcia, di cui fanno parte le sessioni geometri, liceo classico, "IGEA" normale e "IGEA" turistico, abbia impedito, senza dare motivazioni, la partecipazione degli allievi;
tale decisone è stata presa senza interpellare i genitori degli studenti né gli studenti stessi che, in base all'inalienabilità e irrinunciabilità delle proprie libertà personali, avrebbero potuto scegliere di partecipare o non partecipare;
si deve evidenziare che il convegno, in accordo con il titolo, presentava aspetti nuovi e critici dell'evoluzione, in disaccordo con il Darwinismo classico, in altre parole non era culturalmente a "senso unico",
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga utile e indifferibile aprire un'indagine per capire quali siano stati i reali motivi che hanno indotto la preside a vietare, con un atto d'imperio, la partecipazione ad un convegno di sicura ed elevata valenza culturale e scientifica;
se sia a conoscenza, e nel caso, che cosa intenda fare, di situazioni analoghe a quella descritta.
(4-02414)
SARRO - Ai Ministri dell'interno, della giustizia e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
il Comune di Piedimonte Matese (Caserta), è dotato di Piano di fabbricazione (Pdf) approvato con D.P.G.R.C. n. 1 del 07 gennaio 1978 che, nell'operare la zonizzazione ai fini edificatori del territorio comunale, distingue, nello specifico, la zona D-industriale dalla zona D1-commerciale;
nel territorio comunale esiste un opificio industriale, dismesso (ex Manifatture del Matese), ricadente, per l'appunto, in zona D-industriale del Pdf;
negli ultimi tempi, tale compendio immobiliare è stato acquisito da un gruppo imprenditoriale della zona, per localizzarvi un centro commerciale, iniziativa contrastata dai commercianti locali e dalle associazioni di categoria regionali e provinciali;
gli interessi speculativi si sono manifestati, per la prima volta, allorquando il legale rappresentante della società SE.RI srl, in data 15 marzo 2005, presentava la dichiarazione di inizio attività (DIA) per la riconversione della destinazione d'uso dei fabbricati produttivi dismessi dell'ex cotonificio del Matese, al fine di realizzare un centro commerciale, con annessi cinema multisala, attività di ristorazione, baby-parking, palestra, centro benessere, eccetera;
l'amministrazione comunale dell'epoca, con nota prot.n.1317/U.U. del 12 aprile 2005 a firma del responsabile dell'Ufficio urbanistica, si esprimeva negativamente in merito alla variazione di destinazione d'uso, in quanto l'area era vincolata all'originaria destinazione d'uso (industriale) dal vigente Pdf, risultando, peraltro, impossibile procedere al richiesto mutamento di destinazione attraverso una procedura semplificata;
avverso tale provvedimento, la Se.Ri., con ricorso R.G. n. 3783/05, adiva il TAR Campania - Napoli, la cui IV Sezione con ordinanza n. 3056/05 del 26 ottobre 2005, confermata dal Consiglio di Stato, V Sez., con ordinanza n. 846 del 17 febbraio 2006, respingeva l'istanza cautelare;
cionostante, la Se.Ri, in data 10 novembre 2006, presentava al Comune una nuova DIA per la realizzazione delle medesime opere già oggetto della DIA del 15 marzo 2005, esitata negativamente dall'amministrazione;
incredibilmente, con provvedimento n. 10029/918/U.U. del 25 maggio 2007, il nuovo Dirigente del Settore territorio ed ambiente, nominato appena 11 giorni prima dal Commissario prefettizio (decreto n. 9069 del 14 maggio 2007), autorizzava la società ad eseguire le opere di cui alla DIA del 10 novembre 2006, nonostante la permanenza delle ragioni ostative che avevano determinato l'adozione del diniego opposto dal Comune nel 2005, la cui legittimità è stata confermata sia dal TAR Campania che dal Consiglio di Stato;
il dirigente del Settore territorio ed ambiente si è affrettato ad adottare il provvedimento autorizzatorio prima che il TAR si pronunciasse definitivamente sul ricorso R.G. 3783/05, il quale avrebbe dovuto essere trattato all'udienza pubblica già fissata per il giorno 2 luglio 2007, determinando di fatto l'improcedibilità dell'impugnativa;
avverso il nuovo titolo edilizio rilasciato in favore della Se.Ri, alcuni commercianti di Piedimonte Matese hanno proposto ricorso (R.G. 1502/2008) al TAR Campania-Napoli, allo stato in attesa di essere definito;
in considerazione delle evidenti anomalie del procedimento e della palese illegittimità del mutamento di destinazione assentito in favore della Se.Ri. anche la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere si interessava alla vicenda e poneva sotto sequestro il complesso industriale (proc. n. 6887/08 R.G.NR. - n. 5802/08 R.G. G.I.P.);
di recente, la Regione Campania, con decreto n. 317 del 24 giugno 2009, pubblicato nel Bollettino Ufficiale Regione Campania (BURC) n. 45 del 13 luglio 2009, del dirigente dell'A.G.C. 12 Sviluppo Economico, compulsata dalla società Gestcom 1 Srl, ha nominato il dottor Fortunato Polizio quale commissario ad acta per l'esercizio dei poteri sostitutivi di cui all'art. 41 della legge regionale n. 1 del 2000, affidandogli, in particolare, il compito di sostituirsi agli organi del Comune di Piedimonte Matese per la redazione dello Strumento di intervento per l'apparato distributivo (SIAD);
il commissariamento del Comune di Piedimonte Matese per l'approvazione del SIAD appare poco comprensibile ove si consideri che, così come attestato dal dirigente dell'A.G.C. 12 Sviluppo Economico della Regione Campania, con nota prot. n.2009.1051485 del 3 dicembre 2009, Piedimonte Matese è l'unico Comune, nei 10 anni di vigenza della legge regionale n. 1 del 2000, ad essere stato commissariato, nonostante l'inadempienza riguardi la maggior parte dei Comuni della regione;
ulteriori anomalie connotano il procedimento che ha condotto alla nomina del Commissario ad acta, non essendo stato posto il Consiglio Comunale nella condizione di evitare la sostituzione e non promanando la nomina dalla Giunta regionale, organo competente ai sensi dell'art. 49 legge regionale n. 1 del 2000;
- inoltre la decisione del commissariamento è maturata in conseguenza della diffida inoltrata alla Regione dalla società Gestcom 1, "intenzionata ad ampliare la propria attività di commercio al dettaglio utilizzando un immobile in zona D) del comune di Piedimonte Matese (CE)";
- l'immobile cui si riferisce l'istanza della società Gestcom 1 è lo stesso sequestrato dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (proc. n. 6887/08 R.G.NR. - n. 5802/08 R.G. G.I.P.), in ragione dell'illegittimo mutamento di destinazione d'uso - assentito dal Comune alla Se.Ri. Srl (da industriale a commerciale) - in zona D-industriale del vigente Pdf;
in base alla normativa di settore (decreto legislativo n. 114 del 1998 e legge regionale n. 1 del 2000) l'amministrazione è tenuta ad attivare un procedimento ordinario di variante urbanistica, quando l'applicazione dei criteri e degli indirizzi indicati nella legge regionale comporti la realizzazione di nuovi volumi e/o il cambio delle destinazioni d'uso delle aree e/o degli edifici interessati;
nella specie, il SIAD è stato concretamente approvato, con delibera commissariale n. 1 del 27 ottobre 2009 ed ammesso al visto di conformità regionale, ex art. 13 della legge regionale n. 1 del 2000, con decreto dirigenziale n. 644 del 11 novembre 2009, pubblicato nel BURC n. 70 del 23 novembre 2009;
il SIAD approvato dal Commissario ad acta consente la localizzazione di grandi e medie strutture di vendita, per l'esorbitante superficie di circa 40.000 metri quadrati, in zona D-industriale del Pdf (così come nelle intenzioni della Se.Ri Srl e della Gestcom 1 Srl), benché lo strumento urbanistico preveda una diversa zona vocata al commercio, classificata appunto D-commerciale;
nell'operare tale scelta pianificatoria, che per dimensioni e localizzazione stravolge gli assetti urbanistici definiti dal Pdf vigente, il Commissario regionale non ha ritenuto necessaria l'approvazione di una variante urbanistica;
al fine di giustificare l'omessa attivazione del procedimento di variante urbanistica, il Commissario ad acta ha richiamato, impropriamente, la delibera del Giudice regionale n. 4474 dell'11 ottobre 2002 e la circolare 15 novembre 1999, n. 530971 (con la quale il Ministero delle attività produttive ha fatto proprie le conclusioni raggiunte dalla Conferenza unificata Stato-Regioni con delibera del 21 ottobre 1999), delle quali, per la verità, viene arbitrariamente fornita una lettura parziale che ne altera la reale portata;
la Regione e il Ministero delle attività produttive, invero, si esprimono nel senso di consentire, senza necessità di attivare la variante urbanistica, la localizzazione di iniziative commerciali in zone già classificate genericamente come produttive dallo strumento urbanistico, ovvero nel caso in cui non siano assolutamente previste zone territoriali destinate al commercio: ma questo non è il caso del Comune di Piedimonte Matese, dove lo strumento urbanistico codifica terminologicamente la funzione commerciale e, soprattutto, la distingue espressamente dal quella industriale;
infatti, il vigente Pdf, non consente l'insediamento di attività commerciali in zona D-Industriale, prevedendo che lo sviluppo dell'edilizia commerciale avvenga in una specifica zona territoriale omogenea denominata D1-commerciale, individuata tra via Casino del Duca e via Canneto, e disponendo che in essa si operi con l'utilizzo di specifici criteri edificatori, diversi da quelli previsti per la zona D-Industriale;
ne deriva, pertanto, che eventuali mutamenti di destinazione da industriale a commerciale in zona D1 del Pdf non sono consenti, se non previa approvazione di apposita variante urbanistica;
nella specie, quindi, la scelta del Commissario ad acta di localizzare grandi e medie strutture di vendita in zona D-industriale del Pdf in assenza della procedura di variante urbanistica viola la normativa di settore, con conseguente ingiusto vantaggio di quanti intendono realizzare un centro commerciale all'interno dello stabilimento "Ex Manifatture del Matese",
si chiede di conoscere quali provvedimenti di rispettiva competenza si intendano adottare per ripristinare la legalità violata.
(4-02415)
MENARDI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
la SITAF SpA, società concessionaria del traforo autostradale del Frejus con una lettera inviata alla clientela ha annunciato un aumento delle tariffe del 5,55 per cento a partire dal 1° gennaio 2010;
l'aumento calcolato sulla combinazione di due elementi: 1) 2,05 per cento corrispondente alla media dell'inflaziona italiana (2,52 per cento) e francese (1,58 per cento) sul periodo di 18 mesi, dal 1° marzo 2008 al 31 agosto 2009; 2) 3,50 per cento corrispondente all'applicazione della dichiarazione congiunta dei Ministri dei trasporti italiano e francese, relativa al finanziamento della galleria di sicurezza del traforo del Frejus;
che tale aumento inizialmente previsto per il 1° luglio 2009, è stato rinviato al 1° gennaio 2010 perché si è voluto tener conto della difficile congiuntura economica internazionale;
non ci sono ancora segnali evidenti di ripresa economica per il 2010 che lascino prevedere un'uscita dalla recessione mondiale in atto. La ripresa infatti potrà avviarsi solo quando si saranno stabilizzati i mercati finanziari tutt'ora turbolenti e in affanno rispetto ad una situazione debitoria dei sistemi Paesi che è tutt'altro che normalizzata.
l'economia reale italiana ha registrato timidi segnali di ripresa della produzione industriale soprattutto riferita all'anno 2010, tuttavia secondo Confindustria, le aspettative a tre mesi delle imprese manifatturiere dicono che la riduzione della manodopera continuerà anche se più lentamente,
si chiede di sapere se il Ministro, alla luce delle osservazioni sopra esposte, non ritenga opportuno attivarsi attraverso azioni di competenza al fine di posticipare di almeno altri sei mesi l'introduzione di questi aumenti tariffari, nell'attesa di una più solida ripresa economica.
(4-02416)
GRAMAZIO - Ai Ministri del lavoro, della salute e delle politiche sociali e per i rapporti con le Regioni - Premesso che l'interrogante ritiene utile richiamare i contenuti dell'interrogazione urgente presentata dal Consigliere regionale del Lazio Tommaso Luzzi;
considerato che:
la casa di cura Colle Cesarano a Villa Adriana, in provincia di Roma, è una struttura neuropsichiatrica monospecialistica accreditata per 200 posti letto, gestita dalla società Geress srl;
a quanto risulta all'interrogante, chiunque vi entri ha la percezione di essere in un girone dell'inferno dantesco e di come i soldi pubblici vengano gestiti in modo inadeguato: si specula sulla qualità dell'assistenza, sulla sicurezza dei degenti e dei dipendenti;
appare singolare apprendere che i numerosi controlli da parte della ASL di competenza non abbiano sortito effetto alcuno;
dall'inizio del 2009 i decessi nella casa di cura Colle Cesarano sono stati circa dieci di cui alcuni palesemente sospetti e per i quali, a quanto risulta all'interrogante, si è omesso di contattare il pronto soccorso. I signori Fiorella D'Antoni, Alvaro Sdogati, Luigi Caracci, Maria Laganà, tutti ricoverati presso i reparti B1 e B2 dove il direttore sanitario facente funzione svolge anche il ruolo di primario di reparto, contrariamente a quanto disposto dalla legge n. 64 del 1987 per le case di cura con più di 150 ospiti;
un altro decesso sospetto è quello del signor Furio Franceschi del reparto A2/2 morto per soffocamento in data 29 novembre 2009 ma refertato nella cartella clinica come arresto del miocardio;
il signor Vito Bava (reparto B1) è stato trovato morto nell'estate 2009, in stato avanzato di decomposizione, ad oltre un chilometro di distanza dalla casa di cura;
quest'ultimo decesso è stato reso pubblico dalla stampa locale, così come pubbliche sono state le denunce di carenze legate alla vigilanza ed all'assistenza dei degenti, senza peraltro che gli enti di controllo siano intervenuti;
l'igiene e la sanificazione dei reparti è affidata ad una cooperativa per poche ore lavorative, costringendo quindi i pazienti ed il personale a vivere e lavorare in reparti inadeguati, con servizi igienici indecorosi i cui miasmi nauseabondi si accompagnano spesso alla presenza di ratti, blatte ed altri insetti striscianti che non di rado vengono rinvenuti anche nelle pietanze;
la mensa serve un vitto scarso che per l'assenza del dietologo, a giudizio dell'interrogante, non è adeguato alle esigenze degli ospiti, non garantendo il rispetto delle diverse patologie sofferte, né diete adeguate a pazienti diabetici, obesi, neuropatici, affetti da sindromi metaboliche, iponutriti, eccetera. L'acqua distribuita è quella dei rubinetti che attingono a pozzi dove non sempre si rilevano parametri di potabilità. Le lenzuola, così come le divise degli operatori, hanno tempi di ricambio sempre più lunghi, trascurando ogni buona regola di igiene anche minima. La lavanderia interna, appaltata alla Gieffe Servizi Srl che fa capo agli stessi amministratori della casa di cura, sembra all'interrogante che serva meglio le altre strutture per cui opera, ovvero tutte le cliniche riconducibili agli stessi amministratori. A quanto risulta all'interrogante, allo stesso prezzo di due lavaggi settimanali per gli indumenti degli ospiti, oggi si eroga un solo lavaggio. Stessa cosa accade per le coperte, i guanciali e gli asciugamani. Così come i materassi che non vengono cambiati con la frequenza necessaria;
è stato chiuso il centro di riabilitazione costringendo i riabilitatori a fare attività anche nei refettori, con conseguente scadimento delle condizioni igieniche per la consumazione dei pasti. Nell'ultima riorganizzazione strutturale si è preferito allargare la lavanderia, che si trova all'interno della struttura, a discapito del bar situato a notevole distanza, dove non esiste né vigilanza né assistenza nonostante, spesso, i degenti vengano colpiti da malore o da crisi improvvise che possono degenerare in violenti alterchi e colluttazioni con tristi epiloghi;
il riscaldamento viene acceso per un numero di ore assolutamente insufficiente, mai di notte, con temperature ben al di sotto dei 18 gradi. L'illuminazione interna ed esterna non sempre è funzionante, la scala interna del reparto B1/B2 ne è priva e nel periodo invernale gli ospiti sono costretti a pericolose traversate o ad un forzato rientro prima dell'imbrunire;
l'erogazione dell'acqua calda è un altro punto critico, i mancati interventi hanno costretto più volte gli operatori a lavare i degenti con acqua fredda oppure, in pieno inverno, a non lavarli come risulta nei giornali di reparto. Non ci sono condizionatori d'aria e aspiratori nonostante buona parte dei pazienti abbia un costante, acuto bisogno di fumare, costringendo i pazienti con tipologie diverse ed operatori a subire i danni derivanti dal fumo passivo;
nonostante le puntuali segnalazioni sui giornali di reparto, mancano per giorni farmaci specifici, psichiatrici e non, gli apparecchi per la misurazione della glicemia e per l'elettrocardiogramma sono male o non funzionanti e servono più reparti, da circa un anno e mezzo manca la farmacista che non è stata sostituita;
durante tutta l'estate 2009 il personale della casa di cura è stato costretto a svolgere mansioni diverse dalle figure professionali ricoperte (a giudizio dell'interrogante, arbitrariamente la direzione sanitaria ha promosso, senza titolo, 20 operatori tecnico-sanitari a mansioni spettanti ad operatori socio-sanitari), ed in alcuni casi i turni con personale mancante sono stati lasciati scoperti;
i carichi di lavoro degli infermieri sono tali da non permettere di agire secondo responsabilità e priorità assistenziale. Un infermiere, con 43 pazienti in reparto, è costretto ad eseguire prelievi ematici, esami delle urine, controlli glicemici, rilevazione della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca, della frequenza respiratoria, medicazioni, punture intramuscolari come da schema clinico, assistenza al medico internista nei giorni stabiliti, aggiornamento delle cartelle infermieristiche, esecuzione di elettrocardiogrammi, rifacimento di letti, sporzionamento e distribuzione dei pasti ed ausilio al paziente non autosufficiente, bagni e presa in carico dell'igiene generale del paziente, barba e capelli, unghie, cambio vestiario, cambio di pannoloni, nonché supporto psicologico ai pazienti in crisi acuta e secondo valutazione successiva richiesta d'intervento del medico di guardia, tutto questo coadiuvato da un solo operatore socio-sanitario facente funzione e privo di titolo;
l'assistente sociale svolge tale servizio anche se priva di titolo ed iscrizione all'albo come previsto dalla legge n. 84 del 1993. Considerate le lamentele dei pazienti e
dei loro familiari l'interrogante sospetta che la scelta dell'assistente sociale, peraltro parente di un consigliere comunale di Tivoli, assunta dalla proprietà, non rispetti le esigenze degli ospiti;
dal 3 novembre 2009 pur di continuare a percepire le cospicue rette, i signori Walter Molinari e Carlos Alberto Murillas (ospiti della casa alloggio "Il colle", chiusa per problemi ancora da appurare) sono stati spostati nella struttura di neuropsichiatria, danneggiandone l'equilibrio psicologico e creando non pochi problemi agli infermieri di turno circa le modalità ed il tipo di assistenza da riservare ai due neo-ospiti, sistemati in una stanza che agli atti risulta chiusa, ed ovviamente privi di cartelle cliniche ed infermieristiche nonché di terapie da somministrare; la camera mortuaria non è a norma, il giardino della struttura non è curato né pulito, manca un servizio di vigilanza e gli ospiti spesso vengono trovati a vagare anche a ridosso dell'autostrada, e, come nel caso Bova, con esiti tragici;
l'esecuzione di lavori, che si prolungano ormai da due anni, espone costantemente i pazienti a rumori che ne disturbano l'equilibrio psico-fisico,
si chiede di sapere:
se ai Ministri indirizzo risulti che quanto sopra riportato corrisponda a verità e se ritengano opportuno e giusto il modo in cui viene gestita la citata casa di cura;
in caso affermativo, se siano a conoscenza delle iniziative che intende prendere la Regione Lazio a tutela dei pazienti, degli operatori e dei familiari che subiscono quotidianamente disagi.
(4-02417)
GRAMAZIO - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
il signor Cesare Bellagamba è deceduto presso l'ospedale di Albano Laziale (Roma) dopo aver trascorso due giorni su una barella, non essendo stato trovato alcun letto libero e avendo egli dichiarato alla moglie il giorno stesso del ricovero: "Qui mi fanno morire". Nonostante lo scetticismo di qualcuno, la Asl si trova al centro di diverse inchieste giudiziarie. A giudizio dell'interrogante, è ora che il Governo e il Ministro in indirizzo intervengano sulla Regione Lazio affinché la malasanità che si ripete nel territorio della Asl Rm/H, e che ha portato al decesso di un cittadino di 61 anni, Cesare Bellagamba, per mancanza di posti letto, possa essere definitivamente risolta;
il direttore di quella azienda sanitaria ha detto: "È stato fatto tutto il possibile per curare il paziente, ma il paziente è deceduto";
ad avviso dell'interrogante, non è stato fatto nulla affinché il signor Cesare Bellagamba, non trovandosi alcun posto letto nel territorio della Asl Rm/H, si potesse trasportare urgentemente nella città di Roma, dove esistono Dipartimenti emergenza e accettazione (Dea) di I e II livello; è pertanto necessario che siano accertate eventuali responsabilità e siano impartite le conseguenti sanzioni,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quali iniziative abbia inteso prendere la Regione Lazio in difesa dei cittadini che ricadono nel territorio della Asl Rm/H e che possono essere ricoverati in strutture ospedaliere in quella Asl.
(4-02418)
PETERLINI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
l'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica n. 58 del 6 gennaio 1978, recante norme di attuazione dello statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige in materia di previdenza e assicurazioni sociali, prevede che nella provincia di Bolzano, alle associazioni sindacali costituite esclusivamente tra lavoratori dipendenti appartenenti alle minoranze linguistiche tedesca e ladina, aderenti alla confederazione maggiormente rappresentativa fra quelle dei lavoratori stessi, sono estesi, in ordine alla costituzione di rappresentanze sindacali aziendali e comunque in ordine all'esercizio di tutte le attività sindacali comprese quelle di patronato e di assistenza sociale di cui alla legge 29 luglio 1947, n. 804, e successive modificazioni, i diritti riconosciuti da norme di legge alle Associazioni aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale;
in base a tale norma di attuazione il sindacato più rappresentativo del gruppo linguistico tedesco è l'Unione sindacati autonomi altoatesini (ASGB), riconosciuto dal Consiglio Provinciale e dunque equiparato, a tutti gli effetti e con il diritto e dovere di firmare i contratti collettivi nazionali, ai sindacati federali nazionali;
nonostante le varie sollecitazioni da parte dell'ASGB, fino ad ora il sindacato non è stato invitato a firmare il nuovo contratto collettivo nazionale del lavoro (CCNL) delle ferrovie statali con le parti sindacali;
all'interrogante che ha chiesto chiarimenti al responsabile dei rapporti sindacali del gruppo Ferrovie dello Stato SpA, dottor Stefano Savino, è stato risposto che "il CCNL delle Attività Ferroviarie del 16 aprile 2003 è stato sottoscritto da Agens/Confindustria e dalle segreterie nazionali delle organizzazioni sindacali Filt/Cgil, Fit/Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporti, Sma (ora Fast) e Orsa Ferrovie (per quest'ultima con atto separato in data 14 luglio 2004), che sono le uniche associazioni, quindi, sia di parte datoriale che di parte sindacale, titolari del CCNL. Per questo motivo, ASGB potrebbe rivolgere la richiesta di sottoscrizione del CCNL solo a queste associazioni e non al Gruppo Ferrovie dello Stato SpA, che non ne ha la titolarità. Analogamente, i chiarimenti in merito al sistema dei diritti e delle tutele garantite dal CCNL sono di esclusiva competenza delle associazioni datoriali e sindacali stipulanti il CCNL. In ogni caso si fa rilevare che, nonostante l'ASGB non sia firmataria del CCNL, tenendo conto di quanto disposto nella legge n. 236 del 1993 sui diritti e le prerogative delle associazioni sindacali nella provincia di Bolzano costituite tra lavoratori appartenenti alle minoranze linguistiche tedesca e ladina, il Gruppo Ferrovie dello Stato SpA continua a garantire all'ASGB il diritto alla riscossione dei contributi sindacali, mentre tutte le altre organizzazioni sindacali non stipulanti il CCNL delle attività ferroviarie non beneficiano di tale prerogativa sindacale;
a giudizio dell'interrogante la risposta fa pensare al solito "cane che si morde la coda". E' un circolo vizioso che mette in evidenza come il sindacato ASGB, nonostante la legge ne preveda l'equiparazione ai sindacati federali nazionali, non possa sottoscrivere il CCNL,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda attivarsi, attraverso azioni di competenza, perché l'ASGB possa sottoscrivere il nuovo contratto delle ferrovie statali con le parti sindacali al fine di veder riconosciuti ai rappresentanti sindacali dell'ASGB i diritti loro spettanti.
(4-02419)
GALIOTO - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
si apprende da notizie giornalistiche che il giorno 27 novembre 2009 una ragazza rom di 24 anni, dopo aver suonato inutilmente, lei e il marito, per più di mezz'ora alla porta del reparto maternità dell'ospedale Barone di Canicatti (Agrigento), ha dato alla luce una bimba, di nome Danisa, sulla sedia di un corridoio dell'ospedale;
solo a parto avvenuto una donna è intervenuta per tagliare il cordone ombelicale;
dopo il parto alla piccola Danisa non è stata diagnosticata alcuna anomalia del suo stato di salute;
il giorno 2 dicembre 2009, in seguito a un evidente malessere della bambina, i genitori hanno deciso di riportarla all'Ospedale di Canicattì dove è stata visitata dai sanitari i quali, capito che la situazione era grave, ne hanno disposto il trasferimento all'ospedale dei bambini "Di Cristina" di Palermo;
a seguito di una setticemia ombelicale, la sera del 3 dicembre 2009, la piccola Danisa è deceduta a causa di uno shock settico;
sono stati iscritti nel registro degli indagati della procura di Agrigento, undici sanitari dell'ospedale di Canicattì;
questo caso di mala sanità si aggiunge ad un altro, avvenuto nel messinese, recentemente e avente come risultato il decesso di un altro bambino rom,
si chiede di conoscere:
se corrisponda al vero che "l'onfalite con flemmone della parete addominale" sia stata contratta dalla bambina a seguito delle precarie condizioni igieniche del parto;
se i medici del reparto maternità dell'ospedale Barone di Canicattì abbiano eseguito diligentemente le procedure relative a casi come questi, sia per quanto riguarda l'accettazione della partoriente, sia per quanto riguarda il decorso post partum;
quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di chiarire i fatti di questo incredibile episodio;
se il Ministero ritenga opportuno intervenire con maggior attenzione e determinazione sui fatti che stanno accadendo in Sicilia alla luce di episodi che riguardano la salute di povere famiglie straniere e in particolare di bambini.
(4-02420)
CECCANTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
la legge 8 luglio 1998, n. 230, "Nuove norme in materia di obiezione di coscienza", all'art. 8, comma 2, lettera e), assegna all'Ufficio nazionale per il servizio civile (UNSC) presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il compito di "predisporre, d'intesa con il dipartimento per il coordinamento della protezione civile, forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta";
l'UNSC ha costituito un comitato "di carattere tecnico e ad elevata specializzazione" con l'intento di coinvolgere soggetti pubblici e privati per garantire l'apporto di specifiche competenze professionali;
il primo "Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta" è stato costituito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 18 febbraio 2004 successivamente integrato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 aprile 2004 ed ha operato fino al termine della XIV Legislatura;
nel corso della XV Legislatura, il Ministro della solidarietà sociale (al quale erano nel frattempo state assegnate le competenze in materia di servizio civile nazionale) ha confermato, con decreto in data 27 dicembre 2007, il Comitato che ha operato fino al 31 dicembre 2008;
detto Comitato era composto da 16 membri, 6 dei quali rappresentavano le amministrazioni centrali maggiormente coinvolte (i Ministeri degli affari esteri, della difesa, dell'interno, ed il Dipartimento della protezione civile), le Regioni e Province autonome e l'ANCI, mentre i restanti erano stati individuati in quanto rappresentanti di enti di servizio civile ed esperti in materia di difesa civile non armata e nonviolenta, tra cui docenti universitari e responsabili di associazioni pacifiste;
in un'intervista rilasciata nel settembre 2009 al mensile di Pax Christi "Mosaico di pace" l'ex direttore generale dell'UNSC, Diego Cipriani, ha affermato: "lo stesso Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta che era stato ricostituito presso l'Ufficio nazionale per il servizio civile, e nel quale sedevano rappresentanti delle istituzioni e della società civile impegnata sul fronte della nonviolenza, è scaduto a dicembre 2008 e non è stato confermato. E di certo non per ristrettezza di bilancio";
nel rapporto sulla manovra finanziaria per il 2010 realizzato dalla campagna "Sbilanciamoci!" e presentato a Roma il 1° dicembre si legge (a pag. 55): "Occorre altresì riconoscere che l'Ufficio nazionale non ha mai fatto molto per caratterizzare il servizio civile nazionale come difesa della Patria. Anche il Comitato per la Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta che ha terminato il suo secondo mandato il 31 dicembre 2008, dopo quasi un anno non è ancora stato rinominato";
nel "Documento relativo alla programmazione finanziaria per l'anno 2009" sottoposto nella primavera 2009 dall'UNSC al parere della Consulta nazionale del servizio civile e della Conferenza Stato-Regioni, si prevede, alla voce n. 63 (ricerca e sperimentazione di nuove forme di difesa civile non armata e nonviolenta), una dotazione finanziaria di 100.000 euro "per le iniziative di ricerca che il Comitato di difesa civile vorrà proporre al Capo dell'Ufficio. Detto comitato, allo stato, è in via di ricostituzione";
secondo quanto riportato dal sito ufficiale del Tavolo ecclesiale sul servizio civile (www.esseciblog), il 30 settembre 2009, intervenendo a Roma al convegno della Conferenza nazionale enti servizio civile "Il futuro del servizio civile. Il servizio civile del futuro", il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega al servizio civile, on. Giovanardi, "ha annunciato l'imminente rilancio del Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta, le cui nomine sono rimaste ferme dallo scorso dicembre",
si chiede di sapere perché non sia stato ricostituito il Comitato e come sia stata spesa la somma di 100.000 euro prevista dalla programmazione economica 2009 per l'Unsc per la ricerca e sperimentazione di nuove forme di difesa civile non armata e nonviolenta.
(4-02421)
MARINO Ignazio - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
la Sclerosi laterale amiotrofica (SLA) è una delle patologie gravi, a prognosi infausta, che richiede appropriati provvedimenti assistenziali finalizzati ad alleviare la sofferenza dei soggetti che ne sono affetti;
si è nella necessità di adeguare strategie e strumenti di intervento per migliorare il servizio di assistenza ai malati di SLA;
i ritardi registratisi proprio sul terreno della risposta da parte delle istituzioni competenti alla domanda di adeguata assistenza ha generato proteste forti come quella dello sciopero della fame di alcuni malati di SLA residenti in Sardegna;
considerato che:
non tranquillizzano certamente le parole contraddittorie che il Governo ha pronunciato in varie sedi circa lo stato di revisione della strumentazione giuridica indispensabile ad un'adeguata politica di assistenza alle persone affette da SLA, quali la definizione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (LEA) e il nuovo nomenclatore degli ausili e delle protesi;
per quanto concerne i LEA, definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001 ed entrati in vigore il 23 febbraio 2002, si è di fronte ad un iter infinito la cui conclusione è stata fortemente e formalmente invocata dal Presidente della Conferenza delle Regioni perché organica al Patto per la salute tra Stato e Regioni medesime, stipulato il 23 ottobre 2009;
considerato altresì che è ancora in vigore un nomenclatore degli ausili e delle protesi invariato da dieci anni sebbene lo stesso regolamento recante norme per l'assistenza protesica, di cui al decreto ministeriale n. 332 del 1999, reciti chiaramente, all'articolo 11, che "il nomenclatore è aggiornato periodicamente, con riferimento al periodo di validità del Piano sanitario nazionale e, comunque, con cadenza massima triennale, con la contestuale revisione della nomenclatura dei dispositivi erogabili";
considerato, infine, che proprio ai fini di un'adeguata strategia sanitaria riveste molta importanza dotare i pazienti di "comunicatori", cioè di macchine che permettano di comunicare a quei soggetti che presentano compromissione di voce,
si chiede di sapere:
quale impulso il Governo intenda dare perché pervenga a conclusione l'annoso iter per la definizione dei nuovi LEA;
se sia in corso, ed eventualmente in quali termini si stia svolgendo, un'attività di revisione e di aggiornamento del nomenclatore degli ausili e delle protesi;
se siano stati utilizzati i fondi stanziati nel 2007 e nel 2008 vincolati all'acquisto di comunicatori vocali e con quali risultati.
(4-02422)
POLI BORTONE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
il depuratore "Ciccio Prete", gestito dalla società EMES srl, sorge all'ingresso della città di Lecce, sulla strada statale Lecce-San Cataldo, in una zona a ridosso del mare;
nel depuratore in questione, confluiscono le acque reflue dell'intera zone industriali di Lecce e Surbo le quali, tramite condotte, dopo la depurazione, convergono verso il mare;
l'8 maggio 2009 il depuratore leccese era stato posto sotto sequestro dai Carabinieri del nucleo operativo ecologico ambientale di Lecce, per accertare il rispetto di tutti gli obblighi previsti dalla legge e la sua conformità, concedendo la possibilità di uso al Consorzio per l'area di sviluppo industriale (ASI);
i carabinieri, a seguito di una serie di indagini preliminari hanno accertato che il depuratore non solo sarebbe sprovvisto di idonee autorizzazioni allo scarico, ma supererebbe i parametri di legge in relazione alla presenza di materie inquinanti, immettendo in mare reflui industriali ed urbani non depurati;
il 2 dicembre 2009 in prossimità dell'idrovora di "Ciccio Prete" i militari hanno accertato che era in atto un'importante fuoriuscita di acque reflue che dalla condotta di scarico del depuratore si stavano riversando in mare;
l'Agenzia regionale per la protezione dell'Ambiente (ARPA) competente ha predisposto una serie di prelievi a campione per comprendere quale natura avessero le sostanze che formavano questa chiazza uscita dal condotto di scarico;
la marina di San Cataldo è tra le più belle di tutta la costa del Salento, ricordando che il Salento stesso è zona prettamente turistica e che il turismo stesso rappresenta il suo sostentamento;
questo fatto rilevante e altamente inquinante comprometterebbe la qualità del mare ed un grave danno a tutta la zona turistica,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno un intervento urgente, nei confronti del consorzio ASI, per verificare l'effettivo rispetto di tutti gli obblighi previsti dalla legge in materia di gestione delle acque reflue al fine di scongiurare il ripetersi di nuove fuoriuscite.
(4-02423)
BEVILACQUA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca -
(4-02424)
(Già 3-00693)