Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (413 KB)

Versione standard



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 301 del 15/12/2009


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

301a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

MARTEDÌ 15 DICEMBRE 2009

_________________

Presidenza della vice presidente BONINO,

indi del presidente SCHIFANI

e del vice presidente NANIA

_________________

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; UDC, SVP e Autonomie: UDC-SVP-Aut; Misto: Misto; Misto-Alleanza per l'Italia: Misto-ApI; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS.

_________________

RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza della vice presidente BONINO

La seduta inizia alle ore 17,01.

Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del 10 dicembre.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 17,02 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Avverte che alle ore 19 si svolgeranno le comunicazioni del Ministro dell'interno sull'aggressione subita dal Presidente del Consiglio dei ministri a Milano.

Discussione del disegno di legge:

(1397-B) AZZOLLINI ed altri. - Legge di contabilità e finanza pubblica (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati)

PRESIDENTE. Ricorda che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale.

AZZOLLINI, relatore. Il disegno di legge in esame non ha perso l'ispirazione di fondo ricevuta durante l'esame in prima lettura in Senato, pur essendo stato modificato in numerosi punti dalla Camera dei deputati. È stata modificata in alcune parti la delega prevista all'articolo 2 in materia di armonizzazione dei bilanci pubblici, rinviando alla legge n. 42 del 2009 sul federalismo fiscale per la parte relativa ai criteri e principi di armonizzazione delle Regioni e degli enti locali. È stata soppressa la Commissione parlamentare per la trasparenza e l'informazione nel campo della finanza pubblica, riconducendo il processo di verifica e controllo dei dati contabili e di quelli previsionali nell'ambito delle Commissioni bilancio di Camera e Senato. È stato deciso che sia la nuova legge di stabilità ad occuparsi a livello normativo del patto di stabilità interno, riconducendo in tale ambito di competenza la decisione sui saldi, sul debito e sulla pressione fiscale complessiva. È stata sostanzialmente ripristinata, nella nuova legge di stabilità, l'articolazione tabellare attualmente utilizzata nella legge finanziaria, con l'indicazione separata delle tabelle C, E ed F, quest'ultima integrata dei contenuti della precedente tabella D. È stato spostato il termine di presentazione dei disegni di legge collegati al mese di febbraio dell'esercizio successivo ed è stata concentrata in essi tutta la componente normativa della politica di bilancio, costituita dalle norme di sviluppo e da quelle di carattere ordinamentale e organizzatorio. La Camera ha inoltre risolto in modo trachant il problema del passaggio dei bilanci pubblici ad una contabilità di tipo civilistico-patrimoniale, sia pure nell'ambito di una implementazione che durerà qualche tempo. Alcune altre modifiche apportate dalla Camera necessiterebbero di un maggiore chiarimento, come ad esempio la reintroduzione della copertura degli oneri correnti della legge di stabilità mediante il ricorso al miglioramento del risparmio pubblico (con conseguente venir meno della facoltatività della presentazione da parte del Governo del disegno di legge di assestamento) ed ha riproposto un assetto ordinamentale che nel tempo ha evidenziato il suo carattere formale; dovrà pertanto essere rafforzato l'impegno per una verifica dei criteri di costruzione dei tendenziali, onde evitare il rischio di una loro conformazione in vista del reperimento dei mezzi aggiuntivi di copertura. Occorrerà ritornare anche sul divieto di introdurre norme localistiche e microsettoriali nella legge di stabilità, che appare incongruo. Tra i temi sollevati nel dibattito in Commissione, vi è l'auspicio che le norme sul patto di stabilità interno non vengano modificate ogni anno nella legge di stabilità, nonché la preoccupazione, che appare peraltro infondata, che con il comma 4 dell'articolo 17 si sia voluto introdurre in via surrettizia l'obbligo di copertura sui tre saldi. Ulteriori perplessità emerse riguardano la previsione della possibilità di usare a copertura entrate non ricorrenti, i vincoli posti al contenuto della legge di stabilità, le maggiori cautele poste al passaggio ad un sistema di cassa, la necessità di rendere più evidente l'obiettivo della pressione fiscale e l'esigenza di avere una maggiore documentazione da parte del Governo in materia di lotta all'evasione. Per il complesso delle considerazioni formulate, appare auspicabile una approvazione senza ulteriori modifiche del testo in esame, nella consapevolezza che l'impegno riformatore del Parlamento in materia non si concluderà con la l'approvazione del disegno di legge n. 1379. Se in futuro il Senato e tutto l'impianto istituzionale del Paese, a seguito di modifiche della Costituzione, dovessero essere strutturati sulla base di un assetto federale, è del tutto ovvio che la decisione-quadro sulla suddivisione preliminare della manovra dovrà essere assunta in una sede espressione di tutti i livelli politici ed istituzionali della pubblica amministrazione, costituita appunto dal Senato federale. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale.

MORANDO (PD). Particolarmente grave appare la decisione assunta dalla Camera dei deputati di sopprimere le norme, approvate dal Senato in prima lettura, con cui si istituivano una struttura tecnica unificata tra Camera e Senato per la raccolta e l'analisi di dati sulla finanza pubblica ed una Commissione parlamentare bicamerale per la trasparenza e l'informazione nel campo della finanza pubblica. Tali strutture sarebbero state estremamente importanti per consentire al Parlamento di disporre di dati autorevoli ed obiettivi in materia di finanza pubblica e di conoscere le metodologie di definizione degli andamenti tendenziali a legislazione vigente; tutto ciò attualmente è di pertinenza esclusiva della Ragioneria dello Stato, un organo alle dipendenze dell'Esecutivo. Si verrà così ad accentuare l'attuale asimmetria di conoscenze tra potere legislativo ed esecutivo, per il semplice prevalere di interessi e posizioni conservatrici all'interno dell'amministrazione pubblica; la gravità di tale scelta emergerà con ancor più forza quando verranno attuate le deleghe federalismo fiscale ed il Parlamento non avrà informazioni sufficienti per poter giudicare, ad esempio, le decisioni assunte in materia di definizione dei fabbisogni standard e dei costi standard. Se la maggioranza ritiene di accettare queste soppressioni, il Partito Democratico non potrà confermare il voto favorevole espresso sul provvedimento in prima lettura. Ugualmente non condivisibile appaiono le soppressioni, all'articolo 8, della norma che modificava il patto di stabilità interno, fissando condizioni più elastiche per le spese in conto capitale, nonché, all'articolo 10, dell'obbligo di esplicitare nella decisione di finanza pubblica (che sostituisce il DPEF) gli obiettivi programmatici non solo in termini di saldo, ma distintamente in termini di entrate e di spese, articolate per parte corrente, in conto capitale e spese primarie. Esprime un giudizio negativo, infine, sulla decisione di riammettere la copertura di oneri correnti con entrate ricorrenti (pratica esplicitamente esclusa dal testo approvato dal Senato) e di consentire di coprire la legge finanziaria ricorrendo anche al miglioramento del risparmio pubblico, che invece deve essere utilizzato per ridurre il volume globale del debito. L'insieme di queste novità si configura come un cedimento del Governo rispetto alla linea di rigore finanziario a parole enunciata. (Applausi dai Gruppi PD e IdV e dei senatori Baldassarri, Giai e Saro).

LANNUTTI (IdV). La necessità di una riforma della contabilità e della finanza pubblica deriva dall'espansione del ruolo delle autonomie territoriali, dai vincoli imposti dall'Unione europea e dalla riforma in senso federale della fiscalità e deve tendere ad un riequilibrio tra i poteri costituzionali, coinvolgendo concretamente il Parlamento nella delicata gestione della finanza pubblica e non relegandolo al ruolo di mero ratificatore delle scelte dell'Esecutivo. Essa non può inoltre prescindere dalla necessità di ridurre il debito pubblico, che continua a crescere ad un ritmo elevato e preoccupante. Il testo in esame, su cui l'Italia dei Valori si è astenuta nella prima lettura al Senato, giunge migliorato dopo il passaggio alla Camera dei deputati e va dunque giudicato positivamente, poiché, pur tra luci ed ombre, risponde alle principali esigenze riformatrici. Esso costituisce un passo in avanti, che deve comunque essere considerato prodromico ad una complessivo riordino della materia, teso a realizzare una contabilità della Repubblica che armonizzi i bilanci pubblici dei vari livelli istituzionali, in coerenza con la riforma del Titolo V della Costituzione. (Applausi dai Gruppi IdV e PdL).

SPADONI URBANI (PdL). Il disegno di legge di riforma della contabilità pubblica si inserisce virtuosamente in un ampio percorso riformatore segnato dall'attuazione del federalismo fiscale e dalle innovazioni in materia di pubblica amministrazione e autonomie locali. Esso consentirà di rendere più immediato ed efficace il controllo delle scelte finanziarie dei vari livelli di governo, sia da parte dei parlamentari che dei cittadini, rendendo dunque gli amministratori realmente responsabili delle proprie decisioni. Lo Stato e gli enti locali, inoltre, saranno sempre di più chiamati a cooperare all'interno del nuovo sistema di governance, in uno spirito unitario e di leale collaborazione. Il testo, così come modificato dalla Camera dei deputati, non tradiscE i suoi originari principi ispiratori e non sono quindi condivisibili le perplessità espresse in proposito dai parlamentari del Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

GIARETTA (PD). Le modifiche approvate dalla Camera dei deputati hanno causato un netto peggioramento del testo votato dal Senato, che aveva il fine di garantire maggiore chiarezza alle decisioni di bilancio, aumentandone così le possibilità di controllo democratico, e di riequilibrare la dialettica istituzionale in favore del Parlamento, relegato oggi a mero soggetto esecutore della volontà del Governo dall'utilizzo eccessivo della decretazione d'urgenza e del voto di fiducia sulle manovre di bilancio. In particolare va criticata la soppressione della norma istitutiva della Commissione parlamentare per la trasparenza e l'informazione nel campo della finanza pubblica (riconducendo così il processo di verifica e controllo nell'ambito delle Commissioni bilancio), della struttura unica di supporto tecnico finalizzata a rendere più efficace il controllo parlamentare e della norma che consentiva un collegamento automatico delle Camere alle banche dati per il monitoraggio della finanza pubblica. Auspica infine che la mancanza di coraggio riformatore del testo, che pure introduce norme condivisibili, possa essere almeno in parte colmata nella fase attuativa dell'approvazione dei decreti delegati. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi. Congratulazioni).

MASCITELLI (IdV). Consapevole della necessità di riformare le regole di finanza e contabilità pubblica, l'Italia dei Valori ha criticato, in prima lettura, il mancato raccordo con il riassetto federale dello Stato: tale valutazione ha trovato riscontro presso la Camera dei deputati che ha modificato le norme ritenute viziate da un'impostazione eccessivamente centralista. Negli ultimi anni si è affermata la prassi delle manovre finanziarie approvate con decreto-legge o con voto di fiducia su maxiemendamenti presentati dall'Esecutivo: tale pratica ha peggiorato la qualità della legislazione e ha squilibrato il rapporto tra Parlamento e Governo a favore di quest'ultimo. Occorre dunque attribuire al Parlamento un ruolo più incisivo sia in fase di controllo sia in fase di definizione degli obiettivi programmatici: le modifiche apportate dalla Camera agli articoli 7 e 10 vanno in questa direzione. Altri interventi emendativi hanno consentito di affrontare meglio l'armonizzazione dei sistemi contabili dei diversi livelli di governo, prevedendo procedure di concertazione sul patto di convergenza, anche se non è prevista l'intesa sul patto di stabilità. La mancanza di strumenti di analisi della quantità e della qualità della spesa storica ha favorito l'illusione di risolvere i problemi strutturali della finanza pubblica attraverso il metodo dei tagli lineari: appaiono dunque importanti le modifiche che concorrono al miglioramento del monitoraggio dei conti pubblici attraverso l'istituzionalizzazione della cosiddetta spending review. Esistono tuttavia margini di miglioramento del testo in esame: per sanare il deficit di conoscenza e di trasparenza che avvolge l'azione del Governo, l'Italia dei Valori ha presentato un ordine del giorno che impegna l'Esecutivo a riferire alle Camere sui risultati conseguiti in tema di lotta all'evasione fiscale e a trasmettere una relazione annuale sull'andamento reale delle entrate tributarie, con specifico riguardo alla pressione fiscale complessiva. Considerato l'elevato numero di disposizioni di delega, il successo della riforma di finanza pubblica dipenderà dal contenuto dei decreti delegati: il Gruppo vigilerà sull'attività normativa del Governo affinché sia data attuazione ai principi di trasparenza e funzionalità della decisione di bilancio. (Applausi dal Gruppo IdV).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluta una rappresentanza di studenti dell'istituto tecnico commerciale "Carlo Levi" di Grassano, in provincia di Matera, presente in tribuna (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1397-B

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Le regole di governo dell'economia stanno mutando rapidamente e alla decisione di finanza pubblica sembra competere l'individuazione di un giusto equilibrio tra rigore e crescita, più che una scelta tra i due obiettivi. L'abitudine a ragionare in termini di saldi dovrà, quindi, essere superata a vantaggio di una visione incentrata sugli andamenti tendenziali e sugli indicatori di uso efficace ed efficiente delle risorse. In un'economia fortemente interdipendente la crescita del debito pubblico e del prodotto interno lordo appaiono sempre più determinate da variabili esogene: anche alla luce del federalismo fiscale, il compito del Parlamento non deve essere quello di programmare le entrate e di gestire le uscite, bensì quello di tenere sotto controllo l'indebitamento e di controllare la spesa, razionalizzando la gestione delle risorse e contrastando l'evasione fiscale. La legge di stabilità costituisce da questo punto di vista uno strumento più agile e snello e la mancata istituzione di un Servizio del bilancio unificato dei due rami del Parlamento dipende dal progetto di superare il bicameralismo perfetto, differenziando le funzioni delle due Camere. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Congratulazioni).

LEGNINI (PD). Il disegno di legge in esame è frutto di un lungo e approfondito lavoro che si è avvalso del contributo qualificato della opposizione. La scelta di riformare la sessione di bilancio è dunque positiva anche se non è condivisibile la convinzione che tale intervento garantisca di per sé un maggior rigore finanziario e una migliore qualità della produzione normativa. Eccessivamente enfatizzata per il benefico effetto sui saldi di finanza pubblica è pure la netta distinzione tra legge di stabilità e provvedimenti collegati: la separazione delle norme per lo sviluppo rischia infatti di privare il Parlamento di una visione unitaria della politica economica. La riforma migliora sicuramente le procedure, ma il rafforzamento del potere decisionale del Governo non è controbilanciato da un adeguato potenziamento della funzione parlamentare di controllo: alcune modifiche intervenute presso la Camera, quali la soppressione della Commissione per la trasparenza e l'informazione nel campo della finanza pubblica e la mancata istituzione di un Servizio del bilancio unificato, non riequilibrano l'accresciuto potere dell'Esecutivo nella traduzione in norme concrete delle indicazioni programmatiche della Decisione di finanza pubblica con un adeguato incremento dei poteri di controllo, di verifica e di proposta del Parlamento. La rinuncia a garantire al Parlamento una fonte informativa indipendente, alternativa alla Ragioneria generale dello Stato, ha notevoli implicazione politiche: basti pensare, con riferimento all'ultima manovra finanziaria, all'impossibilità di stimare autonomamente gli effetti finanziari conseguenti alla possibile introduzione della cedolare secca sui canoni di locazione degli immobili o la congruenza finanziaria della contromanovra proposta dal senatore Baldassarri e di verificare quindi la praticabilità di manovre alternative. Allo stesso modo, il Parlamento non è in grado di valutare i costi del disegno di legge sul processo breve, che il Governo sostiene essere nulli, né i decreti di attuazione del federalismo fiscale. (Applausi dal Gruppo PD).

Presidenza del presidente SCHIFANI

PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione del disegno di legge n. 1397-B ad altra seduta.

Informativa del Ministro dell'interno sull'aggressione subita dal Presidente del Consiglio dei ministri a Milano e conseguente discussione

PRESIDENTE. Come affermato dal Capo dello Stato, l'aggressione subita dal Presidente del Consiglio dei ministri nella serata di domenica va condannata in modo fermo ed è altresì necessario che ogni forma di contrasto politico ed istituzionale sia riportata entro i limiti del confronto civile, interrompendo così la formazione di spirali di violenza che da verbale rischia di trasformarsi in fisica. Per evitare il ritorno di fenomeni dolorosi che in passato il Paese ha già conosciuto, occorre quindi che tutte le forze politiche e sociali si impegnino per abbassare i toni del confronto con gli avversari e concentrino il dibattito sul terreno delle riforme del sistema politico e istituzionale del Paese. (Applausi).

MARONI, ministro dell'interno. Dalla ricostruzione puntuale dei fatti che domenica 13 dicembre hanno condotto al gravissimo atto di violenza ai danni del Presidente del Consiglio, a margine della manifestazione indetta in piazza Duomo a Milano dal Popolo della libertà, si evince che nessun rilievo può essere mosso circa la gestione dell'ordine pubblico in quei frangenti. Tutte le misure preventive previste per gli impegni pubblici del Presidente del Consiglio sono state infatti applicate e gli uomini delle Forze dell'ordine addetti alla tutela della sua persona hanno adempiuto anche in tale occasione al difficile compito di contemperare l'esigenza di assicurare la libertà di manifestazione del pensiero di tutti i cittadini con quella di garantire la sicurezza dei rappresentanti delle istituzioni. Tuttavia, l'asprezza dei toni che lo scontro politico ha recentemente assunto e la campagna contro la persona del presidente Berlusconi, crescente e spesso travalicante le regole del legittimo confronto democratico, rischiano di innescare pericolosi meccanismi di emulazione, tanto che su alcuni social network si stanno sviluppando numerosi gruppi che incitano alla violenza contro il Presidente del Consiglio. Per queste ragioni, oltre a verificare la possibilità di attuare ulteriori misure per contrastare gli episodi di violenza in occasione di manifestazioni pubbliche, si sta valutando l'opportunità di un'iniziativa legislativa che consenta alla magistratura di contrastare la diffusione di messaggi che possono essere associati a reati quali l'istigazione a delinquere e l'apologia di reato, senza coinvolgere la generalità degli utenti di tali social network. E' auspicabile che, in occasione della campagna elettorale per le prossime elezioni regionali, per la cui sicurezza il Ministero dell'interno è attivamente impegnato, i temi oggi in discussione non diventino ulteriori motivi di una strumentalizzazione a fini politici che si è già dimostrata dannosa. E' necessario contrastare l'esasperazione della polemica politica e tornare al più presto ad un civile confronto tra le parti politiche e le diverse istituzioni. (Applausi).

PISTORIO (Misto-MPA-AS). A nome del Gruppo Misto esprime solidarietà umana e politica al Presidente del Consiglio per l'aggressione subita: tale episodio testimonia del clima di tensione che attraversa il Paese e che va fermato prima di una ulteriore degenerazione. Il confronto politico è ormai privo di serenità e la veemenza che lo caratterizza è riscontrabile in ogni ambito, anche a livello delle amministrazioni locali e regionali; per questo bisogna raccogliere l'invito del Capo dello Stato, abbassare i toni del confronto e ritornare ad una dialettica politica ed istituzionale più pacata in cui l'avversario non diventi nemico: in questo senso, la visita del segretario del Partito Democratico al Presidente del Consiglio rappresenta un importante segnale per ripartire. È dunque auspicabile che il senso di responsabilità prevalga alla convenienze politica e che si torni ad affrontare i veri problemi del Paese. (Applausi dai Gruppi Misto-MPA-AS e UDC-SVP-Aut).

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). L'aggressione ai danni del Presidente del Consiglio, a cui esprime la piena solidarietà del Gruppo UDC-SVP-Autonomie, va fermamente condannata, nella repulsione di ogni atto di violenza, tanto più quando coperto da motivazioni politiche. Tale episodio, oltre ad aver rappresentato un significativo danno all'immagine del Paese, ha dimostrato l'esigenza di isolare, all'interno dei vari schieramenti politici, ma anche nel mondo giornalistico sia di destra che di sinistra, coloro che pensano di trarre profitto da una estremizzazione dello scontro politico. Sulle misure di sicurezza adottate a protezione del Presidente del consiglio, è necessario prendere atto che proprio il rischio di atti di emulazione paventato dal Ministro dell'interno impone di evitare per il futuro il contatto diretto. Inoltre, appare al momento inopportuna un'iniziativa volta a potenziare gli strumenti di controllo della rete Internet, perché introdurre quelle che possono apparire forme di censura può alimentare il sentimento di intolleranza verso le istituzioni e il mondo politico; è invece necessario potenziare gli strumenti di cui già dispongono le Forze dell'ordine, facendo tesoro dell'esperienza della Polizia postale sul terreno della lotta in rete alla pedopornografia. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut, PD e IdV).

LI GOTTI (IdV). Esprimendo condivisione per le parole pronunciate dal Presidente, rileva che i motivi alla base dell'aggressione ai danni del presidente Berlusconi sono abietti, totalmente estranei alla democrazia e alla politica, perché quest'ultima non può giustificare alcuna forma di violenza. In questo senso, sarebbe un errore tentare di individuare nella politica dei mandanti morali dell'accaduto. In democrazia la politica è fatta anche di contrasti forti, di divergenze radicali, tanto più accentuate quanto è grande il rilievo delle questioni affrontate, ma la violenza è estranea alla democrazia. L'Italia dei Valori esprime auguri di pronta guarigione al presidente Berlusconi, ma non intende farsi condizionare dalle speculazioni e, nel rispetto della democrazia, continuerà ad esercitare, con decisione e nelle sedi proprie, il ruolo di opposizione costruttiva alle proposte che giudica dannose per il Paese. (Applausi dai Gruppi IdV, PD, UDC-SVP-Aut e dei senatori Valentino, Delogu, Digilio e Spadoni Urbani).

BODEGA (LNP). Nell'esprimere solidarietà, stima ed affetto nei confronti del Presidente del Consiglio, rileva che la grave aaggressione di cui è stato fatto oggetto, che poteva avere conseguenze ben peggiori, non può essere sottovalutata né isolata dal contesto in cui ha avuto luogo, caratterizzato da un clima fortemente conflittuale, che ha visto Berlusconi vittima di attacchi concentrici mossi da più parti, nei quali si è arrivati a definirlo un mafioso o, come è avvenuto su alcuni social network, ad inneggiare alla violenza nei suoi confronti. È senz'altro condivisibile l'invito ad abbassare i toni e a recuperare il senso della misura nel confronto politico, ma non possono essere ignorate, nel valutare quanto accaduto, le diverse responsabilità di coloro che hanno contribuito a creare un clima di ostilità nei confronti del Presidente del consiglio. (Applausi dai Gruppi LNP, PdL e dei senatori Pistorio, Peterlini, Leddi e Carloni).

FINOCCHIARO (PD). A nome del Partito Democratico, esprime solidarietà al Presidente del Consiglio e gli augura di ristabilirsi presto e di riacquistare la serenità perduta a causa dell'attacco criminale di cui è stato vittima. In un momento complicato, difficile e delicato della vita della Repubblica, è necessario che tutti i dirigenti politici adulti e responsabili trovino la misura del loro comportamento e lascino cadere ogni provocazione. Il Partito Democratico, in quanto seconda forza politica del Paese e prima forza di opposizione, non intende avvitarsi nella spirale dell'aggressività e della delegittimazione reciproca, ma continuerà fare il proprio lavoro senza cedimenti, nella consapevolezza che i cittadini non vogliono che lo scontro politico degeneri in tensioni che mettano a repentaglio la saldezza delle istituzioni e la loro stessa sicurezza. Per ristabilire un clima politico più disteso e misurato non appare tuttavia necessario fare ricorso a misure normative eccezionali, come è parso essere intenzione del Ministro dell'interno; troppo fragile è la libertà di espressione del pensiero e troppo denso di rischi ogni intervento che incida su di essa. Non sono possibili scorciatoie; ognuno deve fare la sua parte, senza pensare di non avere nulla da correggere o su cui riflettere. (Applausi dai Gruppi PD, IdV, UDC-SVP-Aut e dei senatori Valentino, Delogu, Germontani, De Feo e Gallo).

QUAGLIARIELLO (PdL). Esprime l'affetto del Gruppo Il Popolo della Libertà nei confronti del presidente Berlusconi, vittima di un attacco che è il frutto di un'operazione concentrica di criminalizzazione ai suoi danni, che si è accentuata dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il lodo Alfano. Tale sentenza, comunque meritevole di rispetto, è apparsa sbagliata dal punto di vista tecnico e politico, perché ha spazzato via un tentativo di ripristinare l'equilibrio fra giustizia e politica infrantosi nel 1993, ha eluso il principio di leale collaborazione fra le istituzioni, contraddicendo un pronunciamento precedente, e ha dato forza a quanti intendono mettere in discussione la legittimità del potere democratico. Negli ultimi tempi si è arrivati a dare credito alle dichiarazioni di un sedicente pentito dalla assai dubbia credibilità che ha accusato il Presidente del Consiglio di corresponsabilità nelle stragi di mafia. Se da un lato è condivisibile l'invito del Presidente della Repubblica a moderare i toni, dall'altro non è possibile mettere tutte le forze politiche sullo stesso piano, dal momento che il centrodestra non ha mai condotto campagne d'odio contro gli avversari politici. Appare comunque apprezzabile l'atteggiamento responsabile assunto da una parte dell'opposizione nelle ultime ore, in particolar modo dal segretario del PD Bersani; lo stesso intervento del senatore Li Gotti è sembrato lontano dai toni utilizzati dal leader del suo partito Di Pietro. È auspicabile che le forze di maggioranza e di opposizione proseguano sulla strada delle riforme, al fine di rendere l'Italia una democrazia compiuta, basata sulla legittimazione reciproca e sulla messa al bando di ogni tentazione di conquistare il potere tramite scorciatoie giudiziarie. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Congratulazioni).

Per la risposta scritta ad interrogazioni

BAIO (PD). Sollecita la risposta del Ministro del lavoro all'interrogazione 4-02333, relativa ad una procedura di licenziamento collettivo nei confronti di 66 lavoratori della sede italiana di Gerno di Lesmo (Milano) della Yamaha Motors Italia. (Applausi dei senatori Biondelli e De Sena).

Presidenza del vice presidente NANIA

GRAMAZIO (PdL). Sollecita la risposta del Governo all'interrogazione 4-02186, relativa ad alcune scritte inneggianti alla violenza contro il Presidente del Consiglio comparse nei mesi scorsi sui muri di Roma, auspicando che la DIGOS si interessi del caso. (Applausi dei senatori Ciarrapico e Sarro).

PRESIDENTE. La Presidenza solleciterà la risposta del Governo ad entrambe le interrogazioni.

Sulla crisi dello stabilimento FIAT di Pomigliano d'Arco

ARMATO (PD). Chiede che il Governo si impegni per favorire una soluzione positiva della vertenza che riguarda lo stabilimento FIAT di Pomigliano d'Arco, la cui situazione dal punto di vista occupazionale è diventata ormai insostenibile. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. La Presidenza solleciterà il Governo in tal senso.

Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute del 16 dicembre.

La seduta termina alle ore 20.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente BONINO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 17,01).

Si dia lettura del processo verbale.

MALAN, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 10 dicembre.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 17,02).

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come già comunicato per le vie brevi ai Gruppi nella giornata di ieri, avverto che oggi, alle ore 19, il Ministro dell'interno renderà un'informativa al Senato sull'aggressione subita dal Presidente del Consiglio dei ministri a Milano. Successivamente, i rappresentanti dei Gruppi potranno intervenire per cinque minuti ciascuno.

Discussione del disegno di legge:

(1397-B) AZZOLLINI ed altri. - Legge di contabilità e finanza pubblica (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (ore 17,03)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1397-B, approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.

Ricordo che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale.

La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.

AZZOLLINI, relatore. Signora Presidente, il disegno di legge in esame, dopo il passaggio alla Camera dei deputati, pur essendo stato modificato in numerosi punti, non ha perso l'ispirazione di fondo ricevuta durante l'esame effettuato dal Senato in prima lettura.

Giova dare conto comunque, di seguito, delle principali novità introdotte dalla Camera dei deputati, tralasciando, per brevità, tutte le numerose modifiche di semplice chiarimento o coordinamento interno.

È stata modificata in alcune parti la delega prevista all'articolo 2, in materia di armonizzazione dei bilanci pubblici, ivi prevedendosi una serie di modifiche ai contenuti tecnici e procedurali concernenti l'avvio della riforma del sistema contabile secondo i canoni dell'uniformazione per tutti i comparti e settori della pubblica amministrazione. La scelta di fondo operata dalla Camera è stata quella di rinviare alla legge 5 maggio 2009, n. 42, (la legge sul federalismo fiscale), per la parte relativa ai criteri e principi di armonizzazione delle Regioni e degli enti locali, lasciando il resto al presente testo.

Va ricordato peraltro che nel corso del dibattito è stato osservato che il testo del Senato sul punto aveva espresso in qualche modo una posizione centralistica. Probabilmente, chi ha manifestato un tale orientamento non ha tenuto in debita considerazione il fatto che quel testo già prevedeva l'intesa della Conferenza Stato-Regioni sugli schemi dei decreti legislativi della riforma in materia di armonizzazione dei bilanci. Inoltre, sempre il testo approvato in prima lettura conteneva diverse previsioni in tema di condivisione delle decisioni di finanza pubblica tra i vari livelli istituzionali per quanto riguarda il coinvolgimento delle autonomie nel processo deliberativo di cui alla legge di stabilità. Un'attenta lettura della normativa pertanto avrebbe portato ad esprimere una valutazione diversa sul punto del coinvolgimento delle autonomie.

Sul tema degli strumenti informativi a supporto della decisione parlamentare è da segnalare che un'altra modifica è stata la soppressione della Commissione parlamentare per la trasparenza e l'informazione nel campo della finanza pubblica, per ricondurre il processo di verifica e controllo nell'ambito della sede delle Commissioni bilancio, che dovrebbero agire su questo versante di comune accordo. Sotto questo aspetto il dibattito in Commissione è stato particolarmente concentrato su quale modulo organizzativo sia più adatto per una riflessione non episodica anzitutto sui criteri usati per l'elaborazione delle previsioni del Governo. Alla maggioranza è sembrato che la soluzione della Camera non escluda un esame di tali aspetti, rimesso all'interno delle due Commissioni bilancio, eventualmente in sede congiunta.

Sempre sotto il profilo del collegamento con la legge sul federalismo, è stato deciso dalla Camera che, a livello normativo, è la nuova legge di stabilità ad occuparsi del patto di stabilità interno, mentre del patto di convergenza si può occupare anche un apposito provvedimento collegato, oltre che naturalmente la stessa legge di stabilità. Va sottolineato con forza il dato istituzionale di fondo di tale assetto, per l'estrema rilevanza delle materie ivi richiamate.

Va espresso dunque compiacimento per il fatto che attraverso un'opportuna modifica della richiamata legge n. 42 del 2009 sul federalismo fiscale sia stata ricondotta all'ambito di competenza della legge di stabilità la complessiva decisione sui saldi, sul debito e sulla pressione fiscale complessiva, con tutte le garanzie e le tutele previste in ordine alla collaborazione delle Regioni e delle autonomie alla definizione di tali obiettivi complessivi, secondo un quadro già pensato in prima lettura ma che poi non ha trovato sufficiente esplicitazione normativa. Sulle implicazioni di una tale decisione mi soffermerò alla fine della presente relazione.

Per quanto concerne poi i contenuti della manovra di cui all'articolo 11 (nuova legge di stabilità), va segnalato il sostanziale ripristino dell'articolazione tabellare in essere, che infatti, dalla iniziale previsione di integrazione e semplificazione, ritorna alla indicazione separata delle tabelle C, E ed F, quest'ultima integrata dei contenuti della precedente tabella D. Si è stabilito poi che il disegno di legge di stabilità debba contenere, a fini conoscitivi, un prospetto riepilogativo degli effetti triennali della manovra sui saldi di finanza pubblica.

È stato altresì previsto dalla Camera che nei tre esercizi finanziari successivi alla approvazione del disegno di legge, i Ministri competenti presentino al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione dei relativi programmi di spesa e sul loro grado di avanzamento, prevedendo altresì che il Ministro dell'economia e delle finanze possa disporre il mantenimento di residui per spese in conto capitale anche in deroga ai termini previsti dalla normativa di contabilità.

Un'altra questione che va sottolineata è la sistemazione che la Camera ha operato per quanto riguarda il contenuto e la tempistica dei provvedimenti collegati. Già l'attuale legge 5 agosto 1978, n. 468, ribadita dal testo approvato dal Senato del presente disegno di legge, staccava, anche sotto il profilo del termine della presentazione dei relativi atti parlamentari, la figura del «collegato» dalla sessione di bilancio: la Camera ha ulteriormente accentuato questo distacco spostando il termine di presentazione dei «collegati» al mese di febbraio dell'esercizio successivo e prevedendo che la funzione normativa di sviluppo, non più tipica della nuova legge di stabilità, venga appunto convogliata nel provvedimento collegato ad hoc.

Ne risulta pertanto un disegno complessivo - che è bene sia chiaro nei suoi aspetti istituzionali di fondo - secondo cui al netto dell'eventuale manovra di sviluppo contenuta negli stanziamenti di bilancio e nella legge di stabilità per la parte relativa alle tabelle, tutta la componente normativa della politica di bilancio (norme sia di sviluppo che di carattere ordinamentale e organizzatorio) viene istituzionalmente concentrata ora nella figura del provvedimento collegato, di cui rimane il richiamo necessario nel nuovo DPEF, ossia nella Decisione di finanza pubblica.

Con altra modifica si è provveduto alla separata indicazione, con la creazione di un apposito articolo della delega, per il passaggio al criterio della cassa inizialmente contenuta in una lettera dell'articolo 43.

Nella materia dei criteri di configurazione dei bilanci pubblici si ricorderà che nel corso della prima lettura sono stati approfonditi i complessi e in parte irrisolti problemi connessi alla estendibilità o meno a tali bilanci della contabilità di tipo civilistico-patrimoniale: l'esito di tale problematicità era stata l'accentuazione nel testo del carattere sperimentale del passaggio a tale tipo di contabilità. La Camera ha risolto in modo tranchant il problema, sia pure nell'ambito di una implementazione che durerà qualche tempo, trattandosi di deleghe.

In definitiva, ribadendo quanto affermato in premessa, va dunque osservato che il testo in esame, sia pure corredato di ulteriori numerose precisazioni, conserva l'ispirazione di fondo che già lo caratterizzava all'atto dell'approvazione avvenuta in prima lettura. Come avvenuto in occasione dell'approvazione della legge sul federalismo fiscale, anche in quel caso avvenuta in prima lettura da parte del Senato, è possibile peraltro dare un giudizio più che positivo sulla convergenza anche dell'altro ramo del Parlamento sulle scelte fondamentali inerenti la configurazione nuova che andrà a caratterizzare gli strumenti di governo della finanza pubblica in Italia.

Restano comunque alcuni aspetti che necessiterebbero di un chiarimento. Tra questi si segnala, anzitutto, la previsione contenuta nell'articolo 19-bis del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, appena convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, della trasmissione da parte di Regioni e Province autonome alla Commissione tecnica paritetica per l'attuazione del federalismo dei dati contabili risultanti dai rendiconti secondo lo schema contabile allegato al decreto stesso, materia, questa, espunta dal presente testo. Va da sé che la sede dove la questione dovrebbe trovare la propria regolamentazione è appunto la legge che ci apprestiamo a varare. In merito il Governo ha fatto presente in Commissione che la soluzione legislativa assunta non altera comunque la costruzione e la logica complessiva del disegno di legge in esame.

Un altro dei problemi è la reintroduzione della copertura degli oneri correnti della legge finanziaria mediante il ricorso al miglioramento del risparmio pubblico, il che ha comportato il venir meno di un'altra innovazione fissata dal testo del Senato, ossia la facoltatività della presentazione da parte del Governo del disegno di legge di assestamento. Si tratta di un complesso di questioni su cui il Senato aveva riflettuto molto in prima lettura, propendendo per una linea più moderna che lasciasse complessivamente il Governo libero di impostare la politica di bilancio, spostando dunque il limite giuridico ai saldi complessivi. Con la soluzione pervenutaci rimane l'obbligo di copertura della legge di stabilità, nonostante esso sia da tempo scaduto ad un livello abbastanza formale proprio per l'assenza di meccanismi che consentano un esame penetrante della congruità delle poste del bilancio a legislazione vigente, il che costituisce però la premessa per la effettività di un obbligo di copertura costruito in tal modo.

Il compito che abbiamo davanti non è semplice, pertanto, e la questione non sembra trovare al momento una soluzione soddisfacente, riproponendosi così un assetto ordinamentale che si è dimostrato nel tempo abbastanza privo di sostanza. Tra l'altro, la formulazione della Camera circa il riferimento al carattere positivo del risparmio pubblico, da garantire comunque, dovrebbe essere inteso nel senso che, nell'ipotesi che il saldo corrente dell'assestamento abbia un segno negativo mentre quello del bilancio di previsione presenti un carattere positivo, il margine utilizzabile a copertura dovrebbe estendersi fino all'azzeramento del margine, con esclusione quindi della possibilità di utilizzare la parte negativa. Di questo ci sono stati esempi nel passato e quindi ci è parso opportuno inserire questa precisazione nella relazione.

Su tale complesso di problemi, sempre nel dibattito in Commissione, il Governo ha fatto presente che la soluzione della Camera può rappresentare un utile strumento per evitare o ridimensionare gli eventuali effetti di ricomposizione della spesa dal conto capitale a parte corrente derivanti da emendamenti approvati dal Parlamento, potenzialmente possibili con il testo approvato dal Senato in prima lettura. In merito poi alla interpretazione fornita sui limiti di utilizzo del risparmio pubblico, il Governo ha convenuto sulla interpretazione che esso sia utilizzabile fino all'azzeramento del margine, con esclusione quindi della parte negativa, nel caso in cui il miglioramento sia riferito al passaggio da un valore negativo (indicato nell'assestamento) ad uno positivo (nel bilancio di previsione).

In definitiva, appare chiaro sul punto che deve essere rafforzato l'impegno in tutte le sedi per una verifica dei criteri di costruzione dei tendenziali, in maniera che si eviti il rischio di una loro conformazione anche in vista del reperimento dei mezzi aggiuntivi di copertura. Altra questione su cui probabilmente occorrerà ritornare è il fatto che per la legge di stabilità sia stato previsto un divieto di norme localistiche e microsettoriali, il che appare abbastanza incongruo se si considera che il provvedimento ha perso la propria componente normativa di sviluppo, con il risultato dunque che al momento non sarebbe possibile prevedere un contenimento ovvero una variazione di aliquote settoriale o localistica. Sul punto, nel dibattito in Commissione, il Governo ha ritenuto che la problematica non sussista, posto che la disposizione (articolo 11, comma 3) non parla genericamente di norme, ma di interventi. In questo senso, la limitazione riguarderebbe esclusivamente le misure di carattere espansivo. Anche in questo caso mi è parso opportuno reintrodurre questa problematica all'interno della relazione, proprio perché nel dibattito parlamentare questi concetti siano assolutamente chiariti.

Un chiarimento va fatto poi per quanto riguarda la lettera c) del comma 2 dell'articolo 40, che, nel prevedere come criterio di delega la revisione degli stanziamenti iscritti in ciascun programma e della relativa legislazione in coerenza con gli obiettivi da perseguire, va ovviamente interpretata nel senso che si tratta solo di organizzare, se si modifica il contenuto dei programmi, il relativo gruppo di leggi che insistono sul medesimo programma. Va dunque esclusa qualsiasi ipotesi che attraverso la delega in questione si possa in via amministrativa modificare la legislazione di merito. Anche su questo punto il Governo ha concordato sulla considerazione che la revisione degli stanziamenti iscritti in ciascun programma e della relativa legislazione vada interpretata nel senso di una riorganizzazione del contenuto dei programmi, escludendo qualunque ipotesi che preveda modifiche della legislazione con atti di carattere amministrativo.

In linea generale, il dibattito in Commissione è stato particolarmente ricco e approfondito. Per alcuni aspetti se ne è fatto già cenno. Vale la pena qui riprendere brevemente altri temi tra i più rilevanti.

Per quanto riguarda i rilievi mossi in relazione all'articolo 8, in tema di patto di stabilità interno, è stato anzitutto fatto presente che le critiche alle modifiche della Camera devono essere intese come un auspicio perché le norme in materia non vengano ridiscusse e ridisegnate ogni anno nella legge di stabilità: questo è lo spirito delle modifiche della Camera.

Per quanto riguarda l'argomento secondo cui all'articolo 17, comma 4, sarebbe stato introdotto in via surrettizia l'obbligo di copertura sui tre saldi, si ricorda che comunque ciò è limitato ai casi in cui è prevista la relazione tecnica, il che più o meno corrisponde a quanto già avviene. Non c'è stata dunque nessuna surrettizia introduzione dell'obbligo generalizzato di prevedere la copertura sui tre saldi: vorrei che questo fosse ben chiaro, perché sul punto il dibattito in Commissione è stato particolarmente vivace. Si tratta peraltro di una questione che attiene alle modalità di svolgimento dell'iniziativa legislativa di ciascun parlamentare e quindi della massima rilevanza politica ed istituzionale. Ciò introduce all'altro argomento circa la soppressione dell'obbligo della relazione tecnica per quanto riguarda il relatore: poiché la questione rimane rimessa ai Regolamenti parlamentari sarà in questa sede che eventualmente si provvederà al riguardo.

Sempre per quanto riguarda l'articolo 17, in ordine alla soppressione delle parole «o non ricorrenti» dalla lettera c), ossia la impossibilità di usare a copertura entrate non ricorrenti, anche qui l'auspicio, in sintesi, è che i vincoli crescenti sull'indebitamento netto producano in sostanza, nei fatti, un obbligo di copertura aderente allo spirito della norma del Senato.

Per quanto riguarda il quesito posto, a proposito del contenuto della legge di stabilità, circa il divieto di introdurre norme a carattere ordinamentale o organizzatorio, fatto salvo quanto previsto in tema di patto di stabilità interno e in tema di patto di convergenza, sembrerebbe potersi concludere nel senso che sono ammissibili norme di carattere ordinamentale od organizzatorio quando esse siano connesse al patto di stabilità interno o al patto di convergenza e, quindi, servano a regolare entrambe le materie, a prescindere dall'effetto sui saldi. Si tratta di un'interpretazione che melius re perpensa nasce dal fatto che con apposita norma si è voluto caratterizzare il «collegato» come la sede per prevedere questo tipo di norme, a prescindere dal segno dell'intervento. Vorrà dire che, se ci saranno effetti positivi, essi, in quanto non spesi, verranno acquisiti ai saldi. Rimane dunque la linea del non appesantimento della legge di stabilità.

Per quanto riguarda poi la possibilità, in riferimento all'articolo 21, comma 2, che il coordinamento con il secondo livello COFOG (Classification of the functions of government) possa riportare ad una riduzione dei programmi, in questa sede non si può che esprimere un auspicio che nell'attuazione della norma ciò non avvenga. Eventualmente sull'argomento si potrà discutere un ordine del giorno. Infine, per quanto riguarda l'articolo 40, relativo alla cassa, in effetti la nuova versione della norma implica maggiori cautele rispetto ad un passaggio effettivo rispetto ad un sistema di cassa: trattandosi comunque di una delega, anche in questo caso l'invito al Governo è di pervenire ad una proposta con i decreti delegati che sciolga i vari dubbi interpretativi che la norma comporta.

A tal riguardo, mi sia permesso aggiungere la particolare cautela che il Governo dovrà porre nel dare attuazione al numero 2), della lettera b), del comma 2 dell'articolo 40, a proposito del quale si deve evitare, come riusciva a fare la versione approvata dal Senato, la proliferazione dei centri di responsabilità amministrativa per assicurarne la corrispondenza con ciascun programma di spesa: in caso contrario, la normativa rischierebbe di comportare oneri, pericolo che il testo del Senato - ribadisco - voleva evitare.

Per quanto riguarda poi le due criticità relative alla necessità di rendere più marcato l'obiettivo della pressione fiscale e ad un'esigenza di avere una maggiore documentazione da parte del Governo nella materia della lotta all'evasione, ricordo che, per quanto concerne il primo punto, la questione è stata a lungo dibattuta anche in prima lettura e l'orientamento, almeno della larga maggioranza che ha votato il testo sia al Senato che alla Camera, è stato di evitare di far assumere a tale obiettivo una valenza più stringente. La questione è complessa, ma le perplessità si possono riassumere nel fatto che la pressione fiscale dipende in larga parte da eventi sui quali la decisione politica può non avere rilievo decisivo, come l'andamento del ciclo, in primis, e la stessa distribuzione delle attività economiche e del tessuto produttivo.

Per quanto riguarda il secondo punto, ossia l'esigenza di una relazione più dettagliata sulla lotta all'evasione, il testo sia al Senato che alla Camera è stato robustamente corroborato di indicazioni che il Governo deve fornire per quanto riguarda le agevolazioni fiscali varate con i relativi effetti. Questo non esclude che il tutto possa essere migliorato con relazioni che si possono richiedere di volta in volta, a seconda delle esigenze e degli andamenti. Anche in questo caso la questione potrà essere oggetto di un ordine del giorno.

Il complesso delle considerazioni formulate mi porta ad auspicare, in definitiva, un'approvazione senza ulteriori modifiche del testo al nostro esame. Evidente è la circostanza secondo cui l'impegno riformatore del Parlamento in questa materia non si conclude in questa sede. Il complessivo testo all'esame prevede infatti un'articolata sequenza procedimentale di attuazione, sulla quale il Parlamento sarà chiamato nei prossimi mesi, a rinnovare il proprio impegno e la propria costante attenzione.

Prima di concludere, vorrei far presente un punto di particolare rilievo.

Il recente dibattito in Senato sulle mozioni in materia costituzionale mi induce ad una riflessione, che poi avrà un seguito nel confronto con le forze politiche e con il Governo quando si dovesse pervenire all'esame dei testi di riforma della Costituzione. Alludo al fatto che il testo in esame sottolinea con forza in vari punti un'articolazione della manovra (e ancor prima dei quadri tendenziali e programmatici) che metta in rilievo la suddivisione degli obiettivi per sottosettori istituzionali (Stato, Regioni, enti locali, eccetera). Ciò è dovuto non solo ad esigenze oggettive, come dimostra la analoga configurazione da tempo dei vari Programmi di stabilità quali vengono inviati a Bruxelles, ma anche al fatto che, se in futuro il Senato dovesse essere strutturato sulla base di un assetto federale e l'impianto istituzionale effettivo del Paese sarà veramente improntato a tale ultimo principio, come tutti auspichiamo, è del tutto ovvio che la decisione-quadro sulla suddivisione preliminare della manovra (ed anche di quelle espansive in riferimento ai provvedimenti collegati) non potrà che essere assunta in una sede, appunto, il Senato federale, espressione di tutti i sottosettori, ossia di tutti i livelli politici ed istituzionali che vanno a comporre l'aggregato pubblica amministrazione. Spetterà poi al complesso esecutivo-legislativo di ogni sottosettore, compreso quello a livello statale, decidere come regolare la quota di saldo complessivo spettante al livello di appartenenza, dopo che è stata assunta la decisione-quadro nel suo complesso.

Era questo il disegno della legge di riforma del 2005 (poi non confermato dal referendum) sulla base delle indicazioni emerse da parte di tutte le componenti del centro-destra ed è questo il disegno riformatore più logico e coerente che dovrà essere ripreso quando si ridiscuterà di riforme costituzionali. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Morando. Ne ha facoltà.

MORANDO (PD). Signora Presidente, negli Stati Uniti d'America da settimane infuria una violenta polemica tra repubblicani e democratici (ma anche dentro ognuno di questi due partiti) sulla riforma sanitaria.

I sostenitori della riforma e quanti la avversano organizzano manifestazioni, petizioni, capillari mobilitazioni di piazza in ogni città e villaggio degli Stati Uniti. Entrambi gli schieramenti fanno ricorso all'intervento pubblico dei migliori economisti ed esperti; sui giornali e nelle televisioni scrivono e parlano premi Nobel e credibili aspiranti al premio Nobel.

È uno scontro duro senza esclusione di colpi, ma nessuno dei combattenti contesta le analisi del Congressional Budget Office circa i costi della riforma prevista, il suo impatto sui conti pubblici nell'immediato e nei prossimi dieci anni. Con le sue analisi il CBO ha vistosamente corretto quelle di Peter Orszag, l'uomo dei numeri del presidente Obama, che aveva presentato stime diverse sull'impatto finanziario della riforma. I numeri, dunque, sono quelli del CBO. Sulla loro interpretazione, sui giudizi da trarne è aperto il conflitto politico: non sull'attendibilità dei numeri.

Ecco ciò che ci manca, signor Vice Ministro, signori colleghi: il Servizio del bilancio del Parlamento italiano nel quale fondere le ottime energie, risorse culturali, scientifiche e tecniche già oggi presenti nei due Servizi del bilancio di Camera e Senato, da considerare la base da cui partire per un grande rafforzamento, capace di colmare - questo è il punto cruciale della discussione che noi stiamo facendo - l'insopportabile divario di conoscenza, informazione e capacità di analisi tecnica che oggi separa il Parlamento dal Governo. Si tratta di un divario, una asimmetria informativa che - lo dico a quanti tra noi e nel sistema delle autonomie regionali e locali pensano che questi siano problemi per iniziati, sostanzialmente trascurabili per chi si occupa di politica - diventeranno nei prossimi mesi ed anni letteralmente insostenibili quando si dovrà passare all'attuazione della legge n. 42 del 2009 sul federalismo fiscale.

Allora tutti scopriranno che il Governo, o meglio una struttura del Governo interna al Ministero dell'economia - la Ragioneria generale dello Stato - detiene il monopolio dell'informazione. A quel punto i dati - ecco il danno che deriverà dal problema che sto affrontando e dalle soluzioni che la Camera ha improvvidamente adottato su questo punto - ripeto, i dati, non le scelte politiche, diventeranno oggetto di scontro politico e tutto diventerà più difficile per l'attuazione della legge sul federalismo fiscale in primo luogo.

Ecco perché qui al Senato, insieme - maggioranza, opposizione e Governo - avevamo scelto di aggredire il problema in radice: struttura unica di supporto tecnico del Parlamento (articolo 7 del testo approvato dal Senato); accesso diretto, automatico e garantito, di questa struttura a tutte le banche dati rilevanti per il monitoraggio della finanza pubblica; Commissione bicamerale vocata ad occuparsi non, come recita l'attuale testo della legge modificato alla Camera, del controllo degli andamenti di finanza pubblica, perché di questo ovviamente si occupano le Commissioni bilancio permanenti e non c'è bisogno di fare nessuna Commissione bicamerale, ma di sovrintendere a tutto il processo di iniezione di trasparenza nel sistema, a partire - questo è il nodo cruciale - dalla conoscenza delle metodologie usate per la costruzione degli andamenti tendenziali di finanza pubblica a legislazione vigente con «evidenziazione delle basi conoscitive necessarie per la loro verifica», come recitava il testo di legge approvato dal Senato e come purtroppo non recita più la legge uscita dalla Camera.

Questo infatti è il nodo da sciogliere: se noi vogliamo davvero concentrare l'attenzione non sugli interventi ai margini, come facciamo da anni ormai, sulle variazioni minimali della spesa pubblica e delle politiche di prelievo che la finanziano, ma sull'intera spesa pubblica, sui risultati conseguiti attraverso quella spesa, noi Parlamento dobbiamo prima di tutto capire attraverso quali metodologie - proprio così - si costruisce il documento base di tutta la decisione di bilancio che, com'è noto, è il bilancio tendenziale a legislazione vigente. Se noi non conosciamo le metodologie attraverso le quali si costruisce questo documento tutto il resto della decisione di bilancio lo conduciamo al buio. Questa è la verità.

Prima ancora dobbiamo conoscere le metodologie attraverso le quali viene costruito il quadro tendenziale a legislazione vigente del Documento di programmazione economico-finanziaria che è la base per costruire il bilancio a legislazione vigente; quel DPEF che domani, sulla base di questa legge, si chiamerà Decisione di finanza pubblica.

Per questo la decisione della Camera, assunta all'unanimità, non di emendare ma di abrogare, eliminare sia la struttura tecnica sia la Commissione bicamerale per la trasparenza, sottoponendo poi il collegamento del Parlamento alle banche dati del Governo ad improbabili apposite intese da fare successivamente, e che naturalmente non si faranno mai, è una decisione assai grave, tale da giustificare da sola un mutamento del nostro giudizio su questa legge. Se la maggioranza e il Governo non accetteranno di modificare il testo su questo punto noi non potremo confermare il voto favorevole che abbiamo dato in prima lettura.

Perché la Camera ha preso una decisione così negativa? La mia personale opinione è che cercheremmo invano la risposta nell'esame dell'orientamento e delle posizioni dei Gruppi politici. No: ad imporsi sono state le posizioni conservatrici dell'unico grande, qualificato apparato burocratico che possiede oggi le conoscenze, le informazioni e le competenze tecnico-scientifiche necessarie per ergersi a dominus dell'intero campo: la Ragioneria generale dello Stato. Una struttura che ha potuto contare, a questo fine, sulle resistenze conservatrici delle burocrazie parlamentari, in specie quelle della Camera dei deputati. Perché, colleghi, dovremmo piegare la testa di fronte a questo conservatorismo, che non è né di destra né di sinistra, ma è conservatorismo e basta?

Tra qualche tempo, signora Presidente, comincerà a lavorare la Commissione bicamerale per l'esame dei decreti legislativi delegati sul federalismo fiscale. Cosa farà questa Commissione quando bisognerà decidere del problema tecnico politico del calcolo dei fabbisogni standard e dei costi standard, compiendo così scelte destinate ad incidere profondamente nella carne viva del Paese? La Commissione chiederà improbabili, estemporanei e magari anche costosi aiuti a questo o quel dipartimento universitario, che per la prima volta affronterà il tema, oppure, come io temo, prenderà per buoni i dati forniti dal Governo, senza che quest'ultimo abbia l'obbligo di chiarire (torno al tema) quali siano le metodologie di raccolta e elaborazione di quei dati?

La fiducia politica per il Governo pro tempore in carica non ha nulla a che fare con questo caso. Qui è in gioco, nella forma di Governo parlamentare - esattamente come lo sarebbe se adottassimo la forma di Governo presidenziale - l'autonomia tecnico-scientifica e di conoscenza dell'organo di controllo rispetto al controllato, cioè del Parlamento rispetto al Governo. Per questo motivo insisto, rivolgendomi ai colleghi della maggioranza e al Governo, affinché, anche solo su questo punto, il Senato modifichi la legge rimandandola alla Camera. A fare la differenza non saranno i due mesi in più necessari per l'approvazione definitiva, ma la capacità della nuova legge di contabilità di corrispondere alle esigenze che nascono dalla fase attraversata dal Paese.

Ciò è tanto più vero, colleghi della Lega Nord e del PdL, se prendiamo sul serio, come ha fatto adesso il relatore con un atteggiamento che io ho apprezzato, l'ipotesi di riforma del Parlamento che tutti diciamo di condividere: una sola Camera politica e il Senato federale. Chiedo al presidente Azzollini, relatore del provvedimento in esame, se un Parlamento così riformato, Camera politica e Senato federale, possa essere privo di una sede tecnica autorevolissima e unitaria di analisi sui dati di finanza pubblica. È accettabile, colleghi della Lega, che in uno Stato federale il Governo centrale possieda in questo campo un monopolio indiscusso e indiscutibile?

Su altri rilevantissimi aspetti delle modifiche introdotte dalla Camera interverrò in sede di illustrazione degli emendamenti. In questa sede voglio solo richiamare due aspetti che io considero molto rilevanti. Il primo è la soppressione - non la modificazione, ma la soppressione - dei due commi dell'articolo 8, con i quali il disegno di legge del Senato disponeva nuove regole in tema di Patto di stabilità interno (Patto di stabilità interno, collega Garavaglia).

L'altro aspetto è la soppressione (anche in questo caso non si tratta di una modificazione) della lettera g) del comma 1 dell'articolo 10 del testo approvato del Senato. Tale lettera disponeva l'obbligo di esplicitare, nel Documento di programmazione economica e finanziaria che diventerà Decisione di finanza pubblica, sia pure ancora solo a fini conoscitivi, gli obiettivi programmatici (e non quelli tendenziali a legislazione vigente), non solo in termini di saldo, ma separatamente per entrate e spese, articolate per la parte corrente, per la parte capitale e per la spesa primaria. Sul primo punto, il testo approvato dal Senato, accogliendo un emendamento del gruppo del Partito Democratico, era rivolto (lo dico rifacendomi alla famosa frase del presidente Prodi, allora presidente della Commissione europea) a rendere meno stupido il Patto di stabilità interno.

Per la spesa in conto capitale, infatti, quel testo introduceva la possibilità che i Comuni potessero, alla dimensione regionale e fermo restando l'obiettivo da conseguire, fissato nel Patto di stabilità interno e incorporato per gli obiettivi quantitativi e numerici nella legge di stabilità di ogni anno, scambiarsi reciprocamente i diritti di indebitamento. Era una regola che, in ogni Regione, avrebbe favorito, ogni anno, il raggiungimento del top delle scelte d'investimento degli enti locali, senza compromettere minimamente il rispetto del Patto di stabilità nazionale. Si poteva modificare, si poteva trovare una regola diversa, migliore di questa. La scelta di abrogare adottata dalla maggioranza della Camera la trovo invece inutilmente penalizzante e, se mi è consentito, un po' stupida; il fatto poi che sia stata presa con il consenso del mondo delle autonomie locali ci dice solo che anche in quel caso forse ci sono rapporti di potere da mettere radicalmente in discussione.

Sul secondo punto il problema fondamentale dei Paesi ad elevatissimo livello di debito pubblico (nel novero dei quali purtroppo rientriamo, com'è noto) è quello di dare profondità temporale alle decisioni di finanza pubblica, perché con la gestione anno per anno non si riesce mai ad affrontare strutturalmente il problema del rientro dal debito pubblico, così da dotarsi di una credibile strategia di medio-lungo periodo, l'unica che può avere successo in contesti caratterizzati da elevatissimo livello del volume globale del debito. Per fare questo è indispensabile interrompere la spirale che considera la spesa (sembra di tornare ai primi anni Settanta ed al dibattito sindacale) una variabile indipendente e la pressione fiscale la variabile ancella, che deve inseguire la prima (ve lo ricordate il salario variabile indipendente?). La definizione degli obiettivi in termini di solo saldo è figlia di questa cattiva pratica, per la ragione ovvia che l'obiettivo di saldo si può raggiungere sia riducendo la spesa sia, naturalmente, aumentando le entrate; la strada che seguiamo sistematicamente, considerando la spesa una variabile indipendente, è quella dell'aumento delle entrate: la pressione fiscale che insegue e si adegua all'aumento della spesa fuori controllo.

Di qui la scelta che avevamo fatto al Senato di un'indicazione distinta degli obiettivi di spesa primaria e di pressione fiscale, in maniera tale che distintamente si potessero compiere scelte politiche in rapporto ai due obiettivi programmatici. Certo, era solo a fini conoscitivi, l'obiettivo impegnativo rimaneva quello del saldo, ma quei fini conoscitivi sono la premessa per poter poi impostare anche obiettivi politicamente più impegnativi. Poco male, dirà qualcuno, in fondo tutto ciò era previsto solo a fini conoscitivi; non sono d'accordo e, se guardo a questa scelta alla luce di quella operata della Camera sull'articolo 17 (ex articolo 18 del testo del Senato) per consentire la copertura - attenzione colleghi - con entrate non ricorrenti di oneri correnti (perché il testo del Senato è stato modificato alla Camera per consentire che oneri correnti siano coperti da entrate non ricorrenti), posso constatare che, guarda caso, quest'anno c'è proprio un chiaro esempio di tale scelta, perché le entrate da scudo fiscale sono entrate non ricorrenti. Il testo del Senato invece questa soluzione la vietava.

Il testo della Camera elimina le paroline "non ricorrenti", con il risultato che si possono coprire oneri correnti con entrate non ricorrenti. E se poi guardo a questa norma di cui mi sto occupando alla luce delle modifiche apportate all'articolo 11, comma 6, per consentire di usare il miglioramento del risparmio pubblico - ne ha parlato il relatore - a copertura di nuovi oneri recati dalla legge finanziaria, che diventerà legge di stabilità, posso constatare che anche questa possibilità il testo del Senato non l'aveva prevista, non perché si era dimenticato di prevederla, ma perché non voleva prevederla, poiché voleva vietare il ricorso al miglioramento del risparmio pubblico per coprire la legge finanziaria.

Signora Presidente, in un Paese che ha un volume globale del debito come il nostro, se c'è un miglioramento del risparmio pubblico cosa bisogna farne? Coprire nuovi oneri che nel frattempo si determinano con nuova spesa, oppure usare quel miglioramento del risparmio pubblico per far fronte al volume globale del debito troppo grande? Non c'è bisogno di essere tecnici del settore per capirlo. Peccato però che questa risposta, nella sua banalità, fosse rispettata dal testo approvato dal Senato e non lo sia più, invece, nel testo oggi al nostro esame.

Allora, se guardo tutto questo, mi chiedo se questo insieme di scelte non nasconda un pericoloso cedimento lassista del Governo, coperto poi nel dibattito pubblico dalla retorica sul rigore finanziario che impedirebbe di fare scelte impegnative per affrontare la recessione. (Applausi dai Gruppi PD, IDV e dei senatori Baldassarri, Giai e Saro).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, signor Vice Ministro, colleghi, la questione centrale, che riguarda anche questa riforma della normativa di contabilità e finanza pubblica proposta dal presidente Azzollini, è rappresentata proprio dal debito pubblico che risulta dalla somma dei deficit annuali: quest'anno la differenza tra circa 800 miliardi di spese e circa 725 miliardi di entrate. Questa discussione si svolge proprio all'indomani della diffusione dei dati ISTAT sul debito pubblico, che è cresciuto ad un ritmo di 13,8 miliardi di euro al mese, arrivando, come tutti sanno, a circa 1.801,6 miliardi di euro.

La questione è proprio questa: se non si interrompe il trend negativo del debito, rischiamo di assistere ad un incremento dello stesso di 142 miliardi di euro nei prossimi 12 mesi (quindi qualcosa come 14 miliardi di euro al mese), con la conseguenza che si potrebbe assestare ad ottobre 2010 alla cifra di 1.943,784 miliardi di euro, con un gravame pari a 32.936 euro per ogni cittadino, neonati compresi o, se si preferisce, di 92.561 euro per ogni nucleo familiare.

Queste sono le cifre, questi sono i dati e su questo bisogna dibattere. Magari approfondiremo questi temi anche nei prossimi giorni, quando arriverà in quest'Aula la finanziaria su cui - tanto per cambiare! - il Governo ha posto la 27a fiducia. Queste, lo ripeto, sono le questioni da affrontare. Innanzitutto, bisogna cercare di ridurre il debito e di realizzare risparmi su quelle spese che potrebbero essere comprimibili, perché poi la riforma della contabilità e della finanza deve avere la finalità di poter incidere anche sui rapporti tra Parlamento e Governo. A tal proposito, voglio ricordare - mi correggerà eventualmente il collega Mascitelli - che il Gruppo dell'Italia dei Valori si è astenuto dal votare questa riforma in prima lettura qui al Senato; il provvedimento è passato poi alla Camera, dove sono state accolte alcune nostre proposte e dove abbiamo votato a favore. Inoltre, bisogna cercare di concorrere alla definizione del ruolo delle Assemblee legislative nel sistema politico-istituzionale, per impedire che il Parlamento - a prescindere dai Governi e dalle maggioranze di tutti i colori - possa diventare mero esecutore di decisioni assunte dall'Esecutivo, spesso senza alcun coinvolgimento nella delicata gestione della finanza pubblica.

La necessità di una riforma della legge n. 468 del 1978 nasce dall'espansione del ruolo delle autonomie territoriali, dalla riforma del Titolo V della Costituzione, dai vincoli imposti dall'Unione europea (il Patto di stabilità e di crescita e il conseguenziale Patto di stabilità interno), ma anche dalla riforma federalista con il relativo patto di convergenza quale strumento per realizzare l'obiettivo, per l'appunto, della convergenza dei costi e dei fabbisogni standard dei vari livelli di governo, nonché degli obiettivi di servizio ai livelli essenziali delle prestazioni e delle funzioni fondamentali.

Con l'approvazione di questa riforma si delega il Governo ad adottare, entro due anni dall'entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per il completamento della riforma della struttura del bilancio dello Stato, con particolare riguardo alla riorganizzazione dei programmi di spesa e delle missioni.

Fra i principi e i criteri direttivi cui dovranno conformarsi i decreti, ricordo: revisione delle missioni in relazione alle funzioni principali e agli obiettivi perseguiti con la spesa pubblica; revisione del numero e della struttura dei programmi in modo da assicurare un'univoca corrispondenza fra programma, risorse e strutture assegnate a ciascun Ministero e l'affidamento di ciascun programma di spesa ad un unico centro di responsabilità amministrativa; revisione degli stanziamenti iscritti in ciascun programma e della relativa legislazione in coerenza con gli obiettivi da perseguire; adozione per la spesa, anche a fini gestionali e di rendicontazione, delle azioni quali componenti del programma e unità elementari del bilancio dello Stato; previsione che le nuove autorizzazioni legislative di spesa debbano essere formulate in termini di finanziamento di uno specifico programma di spesa; introduzione della programmazione triennale delle risorse e degli obiettivi delle amministrazioni dello Stato, nonché individuazione di metodologie comuni al fine di definire indicatori di performance semplici, misurabili e riferibili ai programmi di bilancio; introduzione di criteri e modalità per la fissazione di limiti per le spese rimodulabili del bilancio dello Stato. Tali limiti devono essere individuati in via di massima con la Decisione di finanza pubblica e successivamente devono essere adottati con la legge di bilancio, coerentemente con la programmazione triennale delle risorse.

Ancora, vanno ricordati: l'adozione, coerentemente con i limiti di spesa stabiliti, di accordi triennali tra il Ministro dell'economia e delle finanze e gli altri Ministri, in cui sono concordati gli obiettivi triennali e i tempi di conseguimento degli stessi; il riordino delle norme; l'accorpamento dei fondi di riserva e speciali; l'affiancamento al sistema di contabilità finanziaria, a scopo conoscitivo e in via sperimentale, di un sistema di contabilità economico-patrimoniale avente la funzione di verificare i risultati conseguiti da parte delle amministrazioni, al fine di elaborare di conseguenza uno stato patrimoniale, un conto economico ed una nota integrativa, così come avviene per tutti i bilanci; la revisione del conto riassuntivo del Tesoro; la progressiva eliminazione, entro due anni, delle contabilità speciali o dei conti correnti di tesoreria; la previsione della possibilità di identificare contributi speciali, ed altro ancora, ma non vado oltre.

Il Gruppo dell'Italia dei Valori dà un giudizio complessivamente positivo, pur se tra luci ed ombre. Mi si permetta al riguardo di fare una piccola polemica relativamente al Presidente dell'ISTAT, che viene nominato secondo criteri individuati da un'apposita Commissione. Voglio ricordare infatti, per la cronaca, che al Presidente dell'ISTAT, in un momento in cui si tagliano gli stipendi, sono stati deliberati aumenti di stipendio del 330 per cento, con emolumenti passati da 93.000 a 300.000 euro: prende più il Presidente dell'ISTAT che il Presidente della Federal Reserve: la mia è una piccola polemica.

Esprimiamo quindi un giudizio abbastanza positivo; naturalmente non ci nascondiamo dietro un dito, perché questa riforma della legge di contabilità dello Stato, dopo l'entrata in vigore della legge costituzionale n. 3 del 2001 e della legge n. 42 del 2009, di attuazione dell'articolo 119 della Costituzione in materia di federalismo fiscale, dovrebbe porsi l'obiettivo di delineare un riordino complessivo nella prospettiva della realizzazione di una contabilità della Repubblica, così come delineata dall'articolo 117 della Carta costituzionale. Questa disposizione, infatti, mentre assegna alla competenza legislativa esclusiva dello Stato il coordinamento informativo, statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale, attribuisce alla competenza legislativa concorrente di Stato e Regioni l'armonizzazione dei bilanci pubblici e il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Anche gli schemi dei decreti legislativi dovranno essere oggetto di intesa, da sancire in sede di Conferenza unificata.

Signora Presidente, in considerazione del fatto che il tempo a mia disposizione è ormai scaduto e prima di farmi scampanellare da lei, che è sempre molto attenta con il Gruppo Italia dei Valori, concludo rilevando che tutto sommato la riforma Azzollini può essere condivisa dal nostro Gruppo. (Applausi dai Gruppi IdV e PdL).

PRESIDENTE. Senatore Lannutti, le assicuro che la Presidenza cerca di essere attenta erga omnes.

È iscritta a parlare la senatrice Spadoni Urbani. Ne ha facoltà.

SPADONI URBANI (PdL). Signora Presidente, sono felice delle affermazioni testé fatte dal rappresentante del Gruppo Italia dei Valori, che condivide lo spirito con cui abbiamo promosso la riforma del sistema di contabilità e finanza pubblica.

Colleghi senatori, vice ministro Vegas, a distanza di circa otto anni dalla definizione della riforma del Titolo V della Costituzione, dopo l'approvazione nel maggio 2009 della legge delega sul federalismo fiscale, con questo disegno di legge di riforma della contabilità pubblica ci si pone l'obiettivo di armonizzare i sistemi di finanza pubblica alla luce della recente riforma dell'amministrazione statale, in attesa dell'approvazione in sede parlamentare del cosiddetto codice delle autonomie varato a novembre dal Governo. Non è un momento neutrale nel complesso disegno governativo teso alla valorizzazione della funzione dello Stato quale motore per lo sviluppo dell'Italia; l'impianto riformatore del quale sto parlando costituisce in sostanza il retroterra culturale al quale fa riferimento l'odierna legge di riforma. Il passaggio in Aula delle norme oggi in discussione non ha fatto perdere, come è stato rilevato nella relazione, l'ispirazione di fondo dell'esame del provvedimento in Senato in prima lettura. Per questo motivo non mi sono chiari alcuni interventi di altri Gruppi, mentre ben si comprendono quelli dell'Italia dei Valori.

Quali sono dunque i valori ai quali si ispirano le norme che stiamo esaminando? Innanzitutto, quelli della leggibilità di ogni scelta, che deve essere fatta all'interno di obiettivi progettuali chiari e nell'ambito di un'armonizzazione complessiva dell'azione amministrativa, che non può procedere più al di fuori di un disegno unitario tra i vari livelli pubblici. Da qui discende la scelta politica di coinvolgere le amministrazioni locali nel Patto di stabilità: che Dio ce la mandi buona! Così il Governo potrà mettere in campo elementi premianti per chi meglio compie il proprio lavoro. Nel sistema di governance che si va prospettando sarà soprattutto necessaria la leale collaborazione tra i livelli di Governo, in modo da consentire il passaggio da una situazione di condizionamento reciproco a quella di uno stretto coordinamento tra centro e periferia, con il superamento dello schema che ha spesso combinato le norme rigide imposte dall'alto con la mancanza di trasparenza e i vincoli di bilancio non rigidi per il sistema delle autonomie. Ciò implica la modifica delle regole con cui sono costruiti i bilanci, la comprensione esatta del soggetto su cui ricadono gli oneri ed una omogeneizzazione dei criteri generali della finanza pubblica,che è una misura eccellente.

Il nuovo assetto dei rapporti tra centro e periferia che la riforma costituzionale ha delineato e l'ulteriore input che si attende dal combinato della delega sull'articolo 119 della Costituzione con il nuovo codice delle autonomie consentiranno miglioramenti di efficienza nel settore pubblico e maggiore comprensione da parte dei cittadini dei meriti e delle responsabilità (e questo finalmente, perché era atteso da tanto tempo che i cittadini potessero essi stessi controllare le gestioni delle diverse amministrazioni).

La stessa cosa accadrà anche ai membri del Parlamento: finalmente, saremo in grado di leggere più agevolmente i conti pubblici e comprendere la portata delle scelte che l'amministrazione ad ogni livello farà. Siamo a buon punto nel lavoro di riforma in senso sempre più liberale, cioè attento alla modernità dell'uomo e della nostra macchina statale. Tuttavia, condivido l'opinione del relatore, secondo cui l'impegno del Parlamento in questa materia non si conclude in questa sede: c'è ancora da lavorare e la riforma in senso federale dello Stato richiede infatti ulteriori miglioramenti della materia finanziaria e contabile. Penso tuttavia che il vero salto riformatore ci sarà quando i soggetti deputati a realizzare questo rinnovamento avranno assorbito realmente la nuova cultura che si sta inoculando nella burocrazia.

Il principio di dover rendere conto ai cittadini utenti, agli elettori ed alle proprie comunità locali è di per sé un'innovazione rivoluzionaria rispetto ai pagamenti a piè di lista cui nella prima Repubblica eravamo un po' tutti abituati (fino ai nostri giorni, in cui ancora si paga a piè di lista). Lo Stato da operetta che è stata l'Italia della seconda metà del secolo scorso, rispondente al motto «tanto paga Pantalone», deve veder sparire questo genere di locuzioni dal lessico comune e, prima ancora, dalla mentalità degli amministratori ad ogni livello. A quest'ottica espressa nelle norme in esame va il mio voto favorevole e convinto. Vi ringrazio per l'attenzione. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giaretta. Ne ha facoltà.

GIARETTA (PD). Signora Presidente, signor Vice Ministro, colleghi, quando abbiamo iniziato a discutere di questo argomento, vi erano con chiarezza due questioni di fronte a noi: la prima era riuscire a migliorare la trasparenza delle decisioni di bilancio, come componente essenziale di un processo democratico; anzi, come ben sappiamo, questo è il punto più delicato della democrazia: quanti soldi si prendono, dove e come si prendono e per fare che cosa; si tratta della base della nascita della democrazia parlamentare. Ciò in un contesto in cui torna certamente la centralità delle politiche di bilancio di fronte alla crisi globale che ha attraversato il nostro pianeta e che ci lascia un'eredità di interventi di carattere strutturale che vengono richiesti alla funzione pubblica.

Per altro verso, vi era anche la consapevolezza che il bilancio dello Stato è parte di una più complessiva gestione dell'area pubblica: da un lato, è maggiormente vincolato rispetto al passato, per l'inserimento in un processo più ampio di equilibrio finanziario a livello europeo; dall'altro, è anche limitato dal crescere di una soggettività del sistema delle Regioni e delle amministrazioni. In senso proprio, si tratta anche di un bilancio dello Stato che assume una certa marginalità rispetto al più ampio recinto del conto consolidato della pubblica amministrazione, che diventa una grandezza molto più significativa anche nell'ambito delle politiche fiscali a livello europeo.

La seconda questione consisteva nel regolamentare meglio il rapporto tra la funzione di governo e quella parlamentare, che ha subito una gravissima alterazione nel corso del tempo, modificando quel equilibrio bilanciato che era sotteso dall'articolo 81 della Costituzione. Ricordo ancora una volta che tra il 1995 e il 2002 per un solo anno si vide un voto di fiducia sul collegato alla legge finanziaria, mentre nel periodo tra il 2003 e il 2009 l'approvazione degli strumenti di bilancio è sempre avvenuta con il voto di fiducia posto sul maxiemendamento del Governo.

Queste erano le consapevolezze che ci stavano di fronte. Mi permetterei di dire che si è trattato di consapevolezza a parole nelle dichiarazioni, nelle interviste e nelle promesse anche di fronte all'opinione pubblica. Nella conduzione pratica, però, degli atti di governo non si è visto in nessun modo una convergenza: in attesa di attuare quelle linee di riforma condivise, si sarebbe ben potuto realizzare nei comportamenti concreti del Governo un'anticipazione di quella impostazione.

In questi due anni non siamo andati in quella direzione, al contrario; ho letto in questi giorni uno studio interessante che ha presentato il Servizio del bilancio del Senato in cui si dimostra che il 90 per cento degli oneri finanziari sono legati a conversioni di decreti-legge: per la stragrande maggioranza, gli interventi avvengono per attuazione di decreti-legge del Governo, per la maggior parte approvati con voto di fiducia. Solo lo 0,01 per cento degli oneri sono derivanti da iniziative parlamentari.

In queste due cifre c'è la gravità dell'alterazione di questo rapporto, confermata del resto anche dalla finanziaria di quest'anno, su cui abbiamo sentito tante declamazioni sul superamento della stagione delle finanziarie vecchio stile; invece siamo fermi ad un maxiemendamento con qualche centinaio di commi, e ricordo, per misurare ancora una volta la forte separazione tra realtà e fatti, che la maggior parte dei proventi dello scudo fiscale va a finire in un fondo indifferenziato e globale presso la Presidenza del Consiglio, che rappresenta la negazione della trasparenza del bilancio e la negazione di quei principi che faticosamente si è cercato di scrivere in questo disegno di legge.

Adesso ci troviamo di fronte ad un testo che ritorna dalla Camera con modifiche profonde, anche su parti decisive che erano state oggetto al Senato di un'azione convergente di maggioranza e opposizione. Penso che questo sia un esempio negativo del bicameralismo. Non mancano casi positivi, in cui il bicameralismo perfetto consente di correggere errori, ma questo mi sembra un esempio di come la doppia lettura possa comportare peggioramenti.

Il giudizio sintetico che mi sentirei di esprimere è che, rispetto al testo licenziato dal Senato, le cose aggiunte vanno sostanzialmente bene: colmano in parte alcune lacune che l'opposizione, ma anche esponenti della maggioranza avevano evidenziato nel corso dell'esame al Senato. Sono le cose tolte, però, che vanno veramente male e che segnano, a mio avviso, un ripiegamento di notevole gravità rispetto all'ambizione di introdurre una coraggiosa riforma delle procedure. Questo è il punto fondamentale.

Non nego che con l'approvazione di queste norme si faranno dei passi in avanti: vi saranno una procedura più ordinata e trasparente, un miglioramento della base informativa nelle procedure della sessione bilancio, la revisione della struttura di bilancio - con una più stretta corrispondenza tra programmi, risorse e strutture - che era stata uno dei motivi della scarsa efficacia della precedente riforma. Tuttavia, il problema non era operare una sorta di buona manutenzione delle norme o di razionalizzazione in un testo unico delle norme di contabilità di Stato, bensì quello di introdurre una forte e decisiva innovazione che fosse adeguata alla stagione che ci attende.

Il senatore Morando ha già parlato della triade di innovazioni che avevamo previsto: la Commissione per la trasparenza dei conti pubblici (che è altra cosa rispetto all'attività normale delle Commissioni bilancio di Camera e Senato), il collegamento automatico alle banche dati, per dare certezza della parità delle posizioni e, soprattutto, il Servizio unificato del bilancio. Tutto questo avrebbe significato il recupero di un rapporto virtuoso tra la funzione del Governo, nella sua autorevolezza, e la funzione del controllo parlamentare.

A ciò aggiungo una considerazione di dettaglio, rispetto alla gravità degli aspetti sopra enunciati, ma che attiene alla chiarezza e alla trasparenza dei conti: l'avere eliminato l'obbligatorietà della relazione tecnica sugli emendamenti del relatore, quando sappiamo che buona parte delle proposte del Governo nella prassi parlamentare passano attraverso il cosiddetto emendamento del relatore, significa sacrificare un altro contributo fondamentale alla chiarezza.

Come si può pensare di affrontare i passaggi così impegnativi che ci attendono (come il federalismo e il Senato federale) se non siamo in grado di mettere in discussione una modesta burocrazia parlamentare, l'altrettanto modesta ambizione delle due Commissioni di non vedere in nessun modo toccate le loro autonomie e la loro difficoltà di lavorare insieme? Come possiamo pensare di avere la forza politica di affrontare questi cambiamenti, che sarebbero così necessari?

Restano poi irrisolte nel passaggio alla Camera due debolezze che non avevamo risolto in Senato. In primo luogo, vi è la necessità di passare seriamente da una contabilità dello Stato a una contabilità della Repubblica, associando in modo determinante nel processo di bilancio il sistema dalle autonomie locali. Questo è un problema che resta purtroppo irrisolto. Vi è poi il tema di un eccesso di centralizzazione del Tesoro in ogni decisione. Abbiamo visto dall'esperienza passata che per incidere sul serio nei meccanismi di spesa occorre anche una maggiore soggettività dei Ministeri di spesa, individuando le responsabilità nelle decisioni di spesa in direzione dell'efficienza e dell'efficacia. Ancora una volta, il lavoro della Commissione tecnica per la finanza pubblica - ahimè interrotto per responsabilità di questo Governo - aveva consentito di appurare come nel merito di decisioni non esterne (cioè assunte dal Ministro dell'economia e delle finanze), ma frutto della capacità di altra amministrazione all'interno dei singoli Ministeri, si sarebbero potuti introdurre regimi più virtuosi di controllo della spesa pubblica.

In conclusione, quando ormai trent'anni fa il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta introdusse il cosiddetto divorzio tra Banca d'Italia e Tesoro, attraverso cui la Banca d'Italia veniva liberata dal vincolo di acquistare attraverso l'emissione di moneta titoli di Stato non assorbiti dal mercato, fece una grande riforma che ha salvato il Paese: lo possiamo affermare con il senno di poi. Anche in quella occasione, da una consultazione degli atti relativi a quelle decisioni, emerge quante resistenze ci furono a causa degli interessi toccati, degli apparati burocratici e della difficoltà di aprire una fase totalmente nuova. Ci fu il coraggio della politica, ci fu la capacità di rompere le incrostazioni guardando al futuro. Dispiace che in questa occasione, se c'è stata certamente un'azione di miglioramento, non ci sia stato però tutto il coraggio necessario.

Mi auguro che la fase sperimentale che comunque ci attende consenta, come dicevano gli antichi, di poter dire: «crescit eundo»; che nel percorso di attuazione, quando si toccheranno di nuovo i nodi irrisolti, quando si faranno i decreti attuativi, quando si dovranno affrontare le riforme costituzionali, si trovi quel coraggio che in questa occasione, ahimè, è mancato. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mascitelli. Ne ha facoltà.

MASCITELLI (IdV). Signora Presidente, signor Vice Ministro, il Gruppo dell'Italia dei Valori ha piena consapevolezza che la riforma delle regole che governano la redazione e la presentazione dei conti pubblici, tra l'altro già più volte affrontate in passato a cadenza quasi decennale, è oggi diventata, al di là del dibattito politico che alterna tra i due rami del Parlamento momenti di enfasi e di criticità, una necessità non più rinviabile se viene però realmente affrontata nella nuova cornice, che è quella degli obblighi e dei vincoli dell'Unione europea e, più in prospettiva, del federalismo fiscale.

Il nostro voto di astensione in prima lettura aveva proprio il senso di riportare un po' di realismo in una eccessiva enfasi che stava riguardando un testo che, pur introducendo alcune novità che tentavano di dare una soluzione all'ipertrofia legislativa della legge finanziaria, appariva a nostro giudizio, come è stato ricordato dal relatore Azzollini, ancora generico, a contenuto prevalentemente centralista, sbilanciato a favore dell'Esecutivo e senza un efficace coordinamento con la recente legge di delega sul riassetto in senso federale dello Stato; tant'è che il lavoro importante sviluppato nell'altro ramo del Parlamento, con il contributo di numerose proposte emendative dell'opposizione, del Partito Democratico e dell'Italia dei Valori, ha portato ad una significativa riscrittura del testo.

Il punto, allora, dal quale vogliamo ripartire nella discussione di oggi ha rappresentato e rappresenta un aspetto centrale di tutta la nostra iniziativa e ha trovato poi, a sottolineare anche che non vi era alcuna faziosità da parte nostra, una positiva rispondenza nelle scelte della maggioranza ed è il punto che a nostro giudizio riguarda il cuore dei problemi: in sostanza, il rapporto tra il Governo e il Parlamento. Anche dopo l'esperienza di questi ultimi anni, siamo convinti che se nelle procedure finanziarie e nelle regole contabili non si pone rimedio allo squilibrio strutturale che da un lato tuteli un'adeguata responsabilità del Governo e dall'altro fornisca al Parlamento validi strumenti di controllo, di indirizzo e ratifica, la finanza pubblica e la contabilità diventano incomprensibili con effetti negativi sia sull'azione legislativa, sia su quella di Governo.

È necessario invertire una prassi che di fatto si è imposta, come ha ricordato il senatore Giaretta, nell'approvazione delle ultime cinque leggi finanziarie votate dal 2003 ad oggi e che sicuramente vedremo riproporre anche in questa sessione di bilancio: prassi che vede accresciuto, con un arbitrio autarchico, il ruolo del Governo a discapito di quello delle Camere, mediante il ricorso da parte dell'Esecutivo a strumenti che noi consideriamo improponibili, quali manovre per decreto-legge e, prima ancora, finanziarie approvate con voto di fiducia su maxiemendamenti dell'Esecutivo, che all'assalto alla diligenza hanno sostituito improvvisazione, labilità legislativa e una sindrome da onnipotenza.

Per noi dell'Italia dei Valori c'è quindi l'esigenza di riequilibrare un processo decisionale chiaramente distorto, attribuendo al Parlamento un ruolo più incisivo sia in fase di rendicontazione e controllo (funzioni, queste, finora del tutto trascurate), sia in fase di concorso alla definizione degli obiettivi programmatici. Le modifiche apportate agli articoli 7 e 10 hanno fatto un passo in avanti - un piccolo passo in avanti - in questa direzione: il testo approvato dalla Camera precisa, infatti, che la decisione di finanza pubblica viene presentata alle Camere sotto forma di schema per le conseguenti deliberazioni parlamentari. La ratio, pertanto, è che la Decisione di finanza pubblica diventi tale dopo il voto del Parlamento, ottenendo quindi un cambiamento significativo che consente di distinguere i diversi piani delle decisioni e di associarle poi a una complessiva visione del Governo.

Un altro punto dolente che noi avevamo sottolineato è stato il raccordo tra il disegno di legge contabile e il provvedimento sul federalismo fiscale, dal momento che i due provvedimenti si sovrapponevano ed erano privi di un effettivo coordinamento. Noi avevamo chiesto che i provvedimenti contabili si adattassero alle novità invalse, con un occhio alle esigenze di impronta federalista e con l'altro a quelle di far collaborare tutte le amministrazioni all'obiettivo dell'unità economica della Repubblica, eliminando quindi qualsiasi rischio di strabismo legislativo.

La questione di un'armonizzazione tra i sistemi contabili delle varie amministrazioni, non solo formale, ma sostanziale, è certamente per noi una premessa primaria di qualsiasi buona gestione di bilancio e dell'efficacia dell'azione amministrativa. Nel nuovo testo, l'articolo 2, comma 6, inserisce pertanto principi nell'ambito della delega per l'attuazione del federalismo; l'articolo 10, comma 2, lettera f), stabilisce che venga riportato il contenuto del Patto di convergenza e del Patto di stabilità nella decisione di finanza pubblica; l'articolo 11, comma 3, lettera b), apporta una specifica di non interferenza su tributi, addizionali e compartecipazioni delle Regioni.

Signor Vice Ministro, anche in questo caso si tratta di un passo in avanti - un piccolo passo in avanti - rispetto al testo approvato dal Senato, perché, in buona sostanza, il Governo nazionale e i governi di Regioni ed enti locali dovranno avviare per tempo la concertazione sul Patto di convergenza affinché lo schema di questo possa essere pronto nel momento in cui il Governo dovrà avviare una seconda fase di concertazione sul Patto di stabilità. Ad ogni modo, per noi resta aperta una contraddizione, in quanto nel testo della legge di contabilità non si prevede l'intesa in materia di Patto di stabilità, come previsto invece nella legge 5 maggio 2009, n. 42.

Signora Presidente, in passato si partiva spesso da una debolezza strutturale: l'enorme ampliamento delle dimensioni e dei contenuti normativi della legge finanziaria si è spesso manifestato anche attraverso la prassi di affiancare uno o più decreti-legge collegati, che hanno reso ancora più complessi e confusi i procedimenti parlamentari, sia di indirizzo che di controllo. Allo stesso modo, nel corso degli anni - lo ha ricordato anche il senatore Morando - è stata pressoché impossibile un'analisi approfondita della quantità e della qualità della spesa storica e dei problemi strutturali che generano gli squilibri di finanza pubblica, cadendo nell'illusione di poter mettere un freno alla spesa con strumenti di intervento e di contenimento automatico e trasversale attraverso i cosiddetti tagli lineari, non selettivi, delle dotazioni di bilancio.

Una migliore conoscenza e trasparenza sono d'altra parte il contrappeso necessario per assicurare al Parlamento, a fronte della maggiore flessibilità gestionale del Governo, un esercizio più efficace dei poteri di indirizzo e controllo. Un aspetto per noi rilevante della riforma è pertanto il rafforzamento di tutti i processi che concorrono al miglioramento del monitoraggio, del controllo e della valutazione dei conti pubblici.

Certo, si deve fare ancora di più. Non a caso, il nuovo comma 4 dell'articolo 11 prevede che al disegno di legge di stabilità venga allegato un prospetto riepilogativo degli effetti triennali sui saldi di finanza pubblica derivanti dalla manovra. In questo senso, la banca dati prevista dall'articolo 14, alimentata da tutte le amministrazioni pubbliche, rappresenta sicuramente un passo in avanti nella direzione del maggior coinvolgimento delle autonomie, così come la riscrittura dell'articolo 40 sull'analisi e sulla valutazione della spesa, per rendere efficace il processo di programmazione ed efficiente l'allocazione delle risorse, istituzionalizza la prassi della cosiddetta Spending Review.

A questo punto si attivano tre processi di valutazione: il primo legato ai risultati della spesa in base alla legge di contabilità, il secondo agli obiettivi di servizio in base alla legge n. 42 del 2009 e l'ultimo riferito alle amministrazioni in base alla legge n. 15 del 2009, che rischierebbero però - lo dico al rappresentante del Governo - di restare teoria e astrazione se non venissero messe in atto tutte le garanzie affinché questi processi interagiscano tra di loro e si sviluppino in modo integrato.

Restano comunque alcuni margini di possibile miglioramento e questioni aperte che richiedono da parte nostra una vigile attenzione.

In primo luogo, è necessaria una maggiore trasparenza e un più attento monitoraggio delle finanze pubbliche. Noi dell'Italia dei Valori, signor Vice Ministro, abbiamo presentato un emendamento e un ordine del giorno che hanno l'obiettivo di dare garanzia di certezza rispetto alle attività intraprese dal Governo e i risultati conseguiti nella lotta all'evasione fiscale, nonché sull'efficacia delle misure adottate per contrastare la diffusione e il crescente fenomeno dell'evasione fiscale.

Nell'ordine del giorno è inoltre rafforzata la previsione che il Ministro dell'economia trasmetta ogni anno al Parlamento una relazione sull'andamento reale delle entrate tributarie e contributive, con specifico riguardo alla pressione fiscale complessiva dell'anno in corso e agli eventuali spostamenti della stessa rispetto agli andamenti programmatici.

Non a caso, il procuratore generale della Corte dei conti nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato relativo al 2008 ha ribadito che esistono degli annosi problemi tuttora irrisolti della lotta all'evasione che riguardano l'indebolimento dell'apparato sanzionatorio, l'indebolimento giuridico degli studi di settore e il deficit di conoscenza e trasparenza che caratterizzano l'approccio all'evasione. Sono dichiarazioni della Corte dei conti, quindi non strumentali, faziose o appartenenti ad una visione di parte.

La stessa Corte dei conti poi, nella sua relazione depositata a gennaio, ha evidenziato, signor Vice Ministro, forti perplessità sulle iniziative intraprese dal Governo in materia di semplificazione e lotta all'evasione, in conseguenza delle quali si sono registrati importanti mancati introiti per il bilancio dello Stato.

Per noi resta del tutto insufficiente, quindi, la relazione presentata al Parlamento dal ministro Tremonti che, in attuazione della legge n. 296 del 2006, ha provveduto a presentare con ritardo alle Camere una relazione che era semplicemente una sommatoria di dati forniti dalla Guardia di finanza e dall'Agenzia delle entrate.

L'altra questione aperta è rappresentata dal fatto che un ruolo centrale nella riforma della contabilità pubblica è affidato alla legislazione delegata mediante la previsione, signor Vice Ministro, di quattro diverse disposizioni di delega conferite dal Governo: entro un anno, decreti legislativi per l'armonizzazione dei sistemi contabili; sempre entro un anno, decreti legislativi per il potenziamento dell'attività di analisi; entro due anni, decreti legislativi per il completamento della riforma della struttura di bilancio; entro tre anni, poi, il passaggio alla redazione del bilancio di sola cassa. È evidente a tutti che la valutazione finale della portata e delle novità contenute in questa riforma e il successo reale della loro attuazione dipenderà molto dall'attuazione di queste importanti deleghe conferite al Governo.

Il nostro impegno potrà esplicarsi con un atteggiamento positivo e propositivo, purché si vada nella direzione di una maggiore trasparenza e funzionalità di quella che noi vogliamo definire una riforma che punta a una moderna democrazia di bilancio. (Applausi dal Gruppo IdV).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea una rappresentanza di studenti dell'Istituto tecnico commerciale «Carlo Levi» di Grassano, in provincia di Matera. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1397-B (ore 18,29)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Garavaglia Massimo. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signora Presidente, mi riallaccio a quanto diceva proprio adesso il collega Mascitelli: buona parte dell'impatto di questa importante riforma dipenderà da come essa verrà applicata e quindi, appunto, dai successivi decreti applicativi. In questa fase, quindi, tralasciando una discussione su alcuni punti specifici peraltro già ampiamente affrontati dal presidente Azzollini, dal collega Morando e da altri, mi limiterò ad alcune considerazioni su quanto potrebbe accadere nei prossimi mesi in seguito all'applicazione di una così importante riforma, anche e soprattutto alla luce dell'accelerazione che la crisi sta imponendo a tutto il sistema di finanza pubblica non solo italiano ma anche degli altri Paesi.

Faccio un esempio: è notizia di oggi che l'indice di povertà elaborato dell'agenzia di rating Moody's riporta un dato abbastanza particolare, cioè che l'Italia è il Paese meno povero al mondo dopo la Repubblica Ceca e la Germania. Di fronte ad una simile affermazione si può rimanere basiti perché, ascoltando le argomentazioni generali, sorge spontanea una perplessità. Eppure è una considerazione non di poco conto perché questo indice viene calcolato sommando il tasso di deficit pubblico e il tasso di disoccupazione.

Le regole, dunque, stanno cambiando, e molto velocemente, anche. Alcuni modelli di ragionamento, quindi, anche storicamente stratificati, devono adattarsi ad uno scenario cambiato molto velocemente. Per dirla in una battuta, ormai non è più tanto una questione di scelta fra crescita e rigore - se ne è parlato tanto nel corso della discussione della legge finanziaria sia questo che lo scorso anno - quanto piuttosto, sempre sintetizzando in una formula, di trovare il giusto equilibrio nel rigore, applicandolo quanto basta per massimizzare la crescita, cosa che non è oggettivamente semplice, anche se è facile sintetizzarla in una battuta.

A questo proposito, noi siamo stati abituati a ragionare sui saldi. Allora: il deficit (entrate meno uscite) di quest'anno è di 80 miliardi. Il dato in sé non dice nulla perché è il frutto dell'operazione entrate meno uscite (che dà meno 80). Figuriamoci quale sarà allora il valore indicativo di questo dato rapportato al PIL. Mi spiego meglio: il PIL è solo in via molto mediata oggetto delle scelte del Parlamento e del Governo. La stessa differenza, il deficit entrate meno uscite, dipende in larghissima parte da fenomeni esogeni, quindi figuriamoci cosa accade se si rapporta tale deficit al PIL. Abbiamo un indicatore, meno 5 per cento, e ci chiediamo quali possibilità abbiano il Parlamento ed il Governo di modificare questo deficit. È una possibilità molto relativa, anche in termini temporali. È chiaro quindi che dobbiamo ragionare diversamente e cambiare la nostra ottica.

Questa legge ci aiuta a cambiare ottica anche perché nessuno di noi è pagato in percentuale rispetto al PIL. Lo stipendio si percepisce in valore assoluto e chiunque ragiona in valore assoluto, non in percentuale rispetto al PIL e magari in termini differenziati (poi non si riesce mai a capire il filo del discorso fino in fondo). Dovremmo ragionare in maniera più concreta su questi temi: a quanto ammontano le spese totali, a quanto ammonta l'incremento totale e quanto di tale incremento è discrezionale (cioè qual è la possibilità di agire), come vengono spese le risorse e quali sono gli indicatori di efficienza ed efficacia nell'uso di queste risorse.

A nostro avviso, quindi, deve cambiare drasticamente sia il valore conoscitivo della legge di bilancio sia l'analisi che le Commissioni competenti e tutto il Parlamento possono e devono fare di queste stesse leggi, nel momento in cui il problema si sposta non tanto sulla speranza che ci sia una crescita da rincorrere, eventualmente con un aumento di imposte (se non basta la crescita per finanziare un aumento di spesa), quanto nel rendere la spesa compatibile con la possibilità di crescita senza ulteriore indebitamento.

Si tratta, dunque, di accentuare un'azione di controllo di gestione che, se vogliamo, è già oggi nelle piene competenze delle Commissioni bilancio di Camera e Senato. Mi rivolgo al presidente Azzollini, ricordandogli che la 5a Commissione si chiama appunto Commissione programmazione economica e bilancio: già oggi, nelle competenze delle Commissioni bilancio, sia della Camera che del Senato, vi è un'azione che non è solo quella di analisi della finanziaria e di analisi della copertura, ma anche di analisi di come vengono spesi questi 80 miliardi di euro. Tenendo conto che più della metà di questa cifra è in capo ai Ministeri centrali, a maggior ragione è competenza delle Commissioni economiche, sia della Camera che del Senato, operare un profondo controllo di gestione, di verifica e anche, avendo a disposizione degli indicatori extracontabili, di creazione di indicatori che consentano di capire come vengono spesi i denari dei contribuenti.

La nostra opinione è che l'ottica debba necessariamente cambiare, perché le variabili esogene sono talmente numerose da farci perdere tempo quando ragioniamo della finanziaria. A conti fatti, la finanziaria di quest'anno ammonta a 80 miliardi di euro, pari all'1 per cento delle uscite totali. Questi 80 miliardi di euro provengono per metà da un'operazione di bilancio e per metà dallo scudo fiscale, che è un'azione una tantum. Quindi, a maggior ragione, noi dobbiamo riflettere su come vengono spesi questi soldi e su quali siano i margini di riduzione della spesa totale.

La nostra ultima considerazione riguarda il legame di questa riforma con la fondamentale riforma del federalismo fiscale. Più di una volta, il Gruppo della Lega Nord ha segnalato all'Aula come sia assolutamente impensabile continuare, come se nulla fosse, ad incrementare la spesa pubblica, sperando che il buon Dio faccia aumentare le entrate con un non meglio specificato effetto di aumento della domanda mondiale.

Ora, è evidente a tutti che noi non possiamo più permetterci questo livello di spesa, come è evidente a tutti che dobbiamo razionalizzare la spesa e cercare di combattere l'evasione fiscale. Quest'operazione si può realizzare, e si deve realizzare, attraverso riforme drastiche e non con piccoli aggiustamenti alla finanziaria. Noi stiamo già mettendo in campo tali riforme, la più importante delle quali è proprio il federalismo fiscale.

In quest'ottica, a nostro avviso, è assolutamente evidente che si arriverà a una specializzazione delle competenze delle Commissioni bilancio di Camera e Senato, in base alla quale la Camera si occuperà di determinate materie e il Senato di altre. Quindi, se i due rami del Parlamento avranno funzioni differenti (con una Camera che si occupa di più di politica economica di carattere generale mentre l'altra si occupa di più della ripartizione e della perequazione di queste politiche fra i livelli territoriali), è evidente che, implicitamente e necessariamente, si produrrà una specializzazione e una differenziazione delle competenze delle funzioni delle due Commissioni bilancio e anche dei due Servizi studi.

Nei prossimi mesi il nostro lavoro, non di poco conto, sarà di cercare di orientare questa modifica nel modo migliore possibile. Non è un'impresa facile ma dobbiamo renderci conto che ormai il treno delle riforme è partito e che un treno in corsa non si ferma, a meno che qualcuno nutra la malsana idea che finora si è scherzato e che tutto possa tornare com'era precedentemente.

Signora Presidente, concludo esprimendo un ringraziamento ai colleghi che molto hanno lavorato su questa importante riforma e con l'auspicio che si arrivi a un compimento pieno, con i decreti attuativi, affinché tale riforma diventi davvero lo strumento agile e snello per consentire al Parlamento di ragionare più sul controllo della spesa piuttosto che su una programmazione di entrate che saranno sempre più aleatorie in futuro. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Legnini. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). Signora Presidente, signor Vice Ministro, onorevoli colleghi, l'impianto di questa riforma è il frutto di un dibattito risalente negli anni, ed è il frutto di apporti tecnici e politici di grande qualità: una discussione all'altezza del compito che il Parlamento si è dato nell'esprimere una ferma volontà di riforma della legge di contabilità e degli strumenti di bilancio.

Mi associo al ringraziamento del collega Garavaglia ai colleghi, al relatore, al collega Morando ed a molti altri che hanno dato un apporto importante nel definire la qualità di questo testo legislativo: un testo, appunto, frutto di una cooperazione vera tra maggioranza ed opposizione, che ha portato, almeno in prima lettura, ad una sua scrittura condivisa.

Ciò mi porta ad una prima considerazione di carattere generale: quando si vogliono fare riforme utili al Paese e stabili, perché frutto di un vero confronto e di una vera condivisione, il nostro partito di certo non si sottrae a tale compito. Lo abbiamo qui ribadito anche la settimana scorsa nel dibattito sulle riforme costituzionali possibili.

La seconda considerazione che volevo fare riguarda l'enfasi che si è voluta dare nel corso di questi mesi, riecheggiata anche nella discussione di questa importante riforma, all'organizzazione della scansione temporale della sessione di bilancio ed ai contenuti degli strumenti di bilancio, in particolare per quanto riguarda la vecchia legge finanziaria, oggi legge di stabilità: un dibattito iniziato in concreto in questa legislatura con la discussione del decreto-legge n. 112 del 2008, che recava norme in parte recepite da tale provvedimento. È un assetto condivisibile quello che colloca temporalmente la Decisione di finanza pubblica, il vecchio DPEF, al 15 settembre (quindi in un tempo che consente di registrare meglio gli andamenti dell'economia e della finanza pubblica ed il contenuto della legge di stabilità e della legge di bilancio), nonché dei collegati entro il 15 febbraio: si tratta di uno sforzo serio, un'indicazione chiara del completamento della riforma del bilancio che fu avviata già nel 2007 con uno strumento improprio, comunque riduttivo, quello regolamentare. Sono tutti aspetti che noi abbiamo sottolineato come positivi e che confermiamo essere tali.

Come riecheggiato però anche in questa discussione oggi, si può attribuire a questo migliore assetto della sessione di bilancio ed a questo migliore contenuto degli strumenti di bilancio la virtù salvifica dei conti pubblici oppure della qualità dei testi normativi, come abbiamo sentito in questi mesi nei termini che abbiamo ascoltato in questi mesi? A me sembra di no, non è lo strumento o la regola in sé che ci garantiscono il conseguimento di tale risultato. Io certo non sono nostalgico - nessuno di noi credo lo sia - delle vecchie leggi finanziarie, ma l'esperienza di quest'anno, a partire dal decreto n. 112 del 2008, ci dimostra che così non è; ce lo dimostra la legge finanziaria così com'è venuta a configurarsi alla Camera in questi giorni, per contenuto, ampiezza e per superamento anche di quei limiti che erano stati indicati con il citato decreto n. 112, ma soprattutto ce lo dimostra la qualità della produzione legislativa di questi mesi e dell'ultimo anno, da cui si può constatare che il famoso "assalto alla diligenza" non è vero che non sia avvenuto: è avvenuto a rate; se andiamo a vedere i cinque o sei provvedimenti più importanti di questo periodo possiamo constatare come essi contengano micromisure ed interventi impropri e, se facciamo la sommatoria di quegli interventi, non siamo molto lontani dalle vecchie leggi finanziarie che abbiamo visto negli anni.

Così come credo sia stata eccessivamente enfatizzata - ho avuto modo di sottolinearlo durante la prima lettura - la necessità di eliminare dalla legge di stabilità, dalla vecchia legge finanziaria, le norme finalizzate allo sviluppo, eccessivamente demonizzate, a mio modo di vedere. La realtà è che aver compresso fortemente la possibilità di inserire nella futura legge di stabilità le norme per lo sviluppo ci fa correre il rischio che possa venir meno una visione unitaria delle politiche di sviluppo e della politica economica, che prima in qualche modo veniva garantita. Infatti, pur con i difetti e all'interno della caoticità in cui si formavano i testi delle vecchie leggi finanziarie, anche nel contraddittorio tra Governo e Parlamento si garantiva comunque un minimo di visione unitaria. Il rischio che si possa invece disperdere, almeno per il Parlamento, una visione unitaria della politica economica è tanto più elevato, se si tiene conto del fatto che non si è voluto attribuire, come noi avevamo proposto, un carattere cogente ai tempi di approvazione dei collegati alla legge finanziaria che contenessero eventualmente la parte dello sviluppo della manovra economica.

Le regole quindi sono importanti (e credo che, in questo caso, si arrivi comunque ad un netto miglioramento della normativa contabilistica vigente), ma ciò che è ancora più importante è il costume politico e la Costituzione materiale, nonché la concezione dei rapporti tra Governo e Parlamento, soprattutto in questa delicata fase storica, nella quale l'Esecutivo, in generale, tende, com'è noto, a spostare verso di sé il potere di iniziativa e di decisione, cosa che avverrà anche per effetto delle norme contenute in questo provvedimento, oltre che per effetto di quelle autolimitazioni che il Parlamento ha deciso di darsi e alle quali poco fa ho fatto riferimento. Prima vi era la possibilità per il Parlamento di incidere in misura maggiore nel rapporto con il Governo e di modificare, se del caso, l'impostazione di politica economica che il Governo andava a proporre. Oggi lo si può fare all'interno dei limiti posti dall'indirizzo e dalla programmazione contenuti nella Decisione di finanza pubblica, ma il potere di tradurre in norme le indicazioni programmatiche inserite in questo provvedimento viene tendenzialmente spostato verso il Governo.

Il Parlamento, allora, come esce da questa riforma? Questa è la riflessione che vorrei proporre, per ricollegarmi poi anche alle importanti questioni che sono state evidenziate dai colleghi Morando e Giaretta. In particolare, mi chiedo se il Parlamento veda crescere il suo ruolo di controllo e di proposta.

Il collega Mascitelli poco fa ha richiamato la modifica che è stata apportata alla Camera, in base alla quale si prevede ora espressamente che la Decisione di finanza pubblica debba essere quella risultante dall'approvazione dei due rami del Parlamento. Ricordo al senatore Mascitelli che noi proponemmo qui, in prima lettura, un emendamento finalizzato a chiarire questo aspetto, che cioè la Decisione di finanza pubblica doveva essere sottoposta all'approvazione delle due Camere: quell'emendamento qui in Senato fu rigettato perché si disse - probabilmente lo disse il Governo, mi pare di ricordare il vice ministro Vegas, nonché il relatore, senatore Azzollini - che era scontato, che era una norma ultronea. Mi permetto dunque di precisare che, in realtà, quell'innovazione non aggiunge nulla a ciò che sarebbe stato se il testo fosse rimasto quello licenziato dal Governo.

Tornando alla questione che prima ho posto, come esce il Parlamento da questa vicenda? A mio modo di vedere, a seguito della riforma, così come si è venuta a configurare dopo la lettura della Camera, il Parlamento non esce bene nel rapporto con il Governo.

È stato detto con dovizia di particolari e con argomenti pregevoli, che non voglio in alcun modo riprendere nel merito, che la soppressione della struttura unica di supporto tecnico a disposizione del Parlamento e della Commissione parlamentare per la trasparenza dei conti pubblici costituisce una grave ed inaccettabile mutilazione dei poteri effettivi del Parlamento. Il nostro consenso si basava su un assetto di questo tipo: da un lato, l'accrescimento non solo di un potere propositivo del Governo ma anche di un potere decisionale, dall'altro, una maggiore possibilità per il Parlamento di dire la propria, nei modi e nelle forme consentite dalla nuova legge di contabilità, essendo munito di questi strumenti di controllo molto incisivi e forti, evenienza non più attuabile con il testo pervenutoci dalla Camera.

Voglio essere più chiaro, signora Presidente: chi detiene storicamente e ancora oggi il potere vero di determinare o meno decisioni di finanza pubblica, a volte importanti, o decisioni che comunque impattano sulla finanza pubblica? C'è una sola fonte informativa, a disposizione del Governo e del Parlamento; a volte infatti, secondo l'esperienza che abbiamo potuto vivere in questi anni, anche il Governo può trovarsi in difficoltà. Sto parlando di una fonte che non è confutabile, o confutabile con argomenti logici, con deduzioni che facciamo molte volte in Commissione bilancio; una fonte che non è tecnicamente e scientificamente confutabile perché gli strumenti di cui disponiamo sono troppo limitati, eccessivamente contenuti.

Vogliamo citare qualche esempio di attualità? Noi da qualche anno, con un dibattito molto avanzato discutiamo della famosa introduzione della cedolare secca sui canoni di locazione; da anni, e quest'anno più degli altri, abbiamo registrato la condivisione unanime del Parlamento su questa misura, che è necessaria, è utile al Paese e nel medio e lungo periodo sarà utile anche alla finanza pubblica. Ebbene, da anni la Ragioneria generale dello Stato dice che non si può fare, perché costa troppo, perché non è vero che gli effetti virtuosi si vedranno dal primo o dal secondo anno, forse dal terzo. Il Parlamento è pertanto impedito dall'assumere una decisione così importante, destinata ad avere riflessi sul mercato immobiliare, sul bene casa, sulle famiglie in quanto la Ragioneria si rifiuta di spiegare il perché è vero o meno che il primo anno costa qualcosa, il secondo - lo abbiamo detto più volte in quest'Aula - forse non costa più e il terzo si potrebbe verificare un effetto virtuoso. Il Parlamento non è posto nelle condizioni di assumere una decisione consapevole e di munirsi a sua volta di uno strumento informativo che gli consenta di assumere una decisione consapevole.

Stando ancora più all'attualità, relativamente al disegno di legge sul processo breve abbiamo avviato un dibattito approfondito la settimana scorsa in Commissione bilancio. Ebbene, guardando la parte buona di quel provvedimento, di cui parleremo (spero di no, ma se saremo costretti a parlarne lo faremo), ovvero far durare i processi poco, ottenere finalmente la ragionevole durata del processo, la maggioranza, con l'assenso del Governo, sostiene che far durare i processi non più sei anni o dieci ma due anni non costa niente. È possibile una cosa del genere? Abbiamo chiesto al Governo di fornire una Relazione tecnica: com'è possibile che uno dei più grandi problemi italiani, quello che riguarda la giustizia e la durata dei processi, che nessun Governo finora, ahinoi, è riuscito a scalfire significativamente, ad un certo punto, per effetto di una norma che limita la durata di ciascun grado di giudizio a due anni, diventa risolvibile senza spendere un euro in più? Chi ci dà la possibilità di controllare se quella affermazione, quella posizione del Governo è fondata o meno? Noi siamo convinti che sia totalmente infondata e però non abbiamo gli strumenti per dimostrare ciò che ad una persona qualunque sembra normale, logico, e cioè che si vuole far durare i processi poco, se si vuole ottenere un processo rapido occorre investire di più, in mezzi, personale, organizzazione: occorrono le risorse. Eppure, il Governo e la maggioranza hanno provato a convincerci che così non è. Quindi, noi di quali strumenti disponiamo?

Eppure, lei, presidente Baldassarri, ci ha intrattenuto (e noi abbiamo prestato attenzione alle sue proposte) sul fatto che sarebbe possibile con la legge finanziaria tagliare la spesa corrente dello Stato di 37 miliardi di euro (o 40, non ricordo), e ha configurato la cosiddetta - per stare alla vulgata giornalistica - contromanovra. Era, per così dire, una manovra alternativa.

Noi eravamo e siamo convinti che tagliare 37 miliardi di euro non è possibile, ma può darsi che avesse ragione il presidente Baldassarri, cioè che all'interno del bilancio dello Stato si possano reperire risorse da destinare o orientare diversamente da quanto avviene oggi, senza smantellare misure, provvedimenti, azioni essenziali per un importo enorme: 37 miliardi di euro. Ma chi ci dà o ci ha dato la possibilità di riscontrare se ha ragione il presidente Baldassarri o hanno ragione quanti di noi ritengono che fare operazioni in quei termini quantitativi (non mi riferisco all'aspetto qualitativo), a occhio e croce non sia possibile? Non disponiamo di strumenti per farlo.

Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 18,57)

(Segue LEGNINI). Ecco quindi che il tema che è stato posto dal collega Morando è di primaria importanza. Non è un aspetto marginale del dibattito in corso in quest'Aula. È in gioco il potere del Parlamento di essere informato sulle grandezze finanziarie, sull'impatto finanziario derivante dalle misure adottate, sugli andamenti di finanza pubblica, di disporre cioè di un'autonoma, autorevole fonte informativa, propria, sulla base della quale poter svolgere il lavoro che ci compete e in questo senso alimentare il contraddittorio ed il confronto con il Governo.

Il risultato, dunque, se la riforma verrà approvata così com'è, rappresenta certamente un miglioramento sotto molteplici aspetti, ma è un peggioramento sotto l'aspetto decisivo del rapporto tra il Parlamento ed il Governo. Questo è un problema politico di primo ordine, a mio avviso. Ecco perché insistiamo: insistiamo perché è ragionevole che si reintroducano quelle norme, perché le avete condivise e votate in prima lettura.

Qualcuno ha poi detto - credo anche il presidente Azzollini - che alla Camera anche all'interno del Partito Democratico si è votato in questo senso. I deputati del Partito Democratico possono pure sbagliare, non c'è nulla di male; così come possiamo sbagliare noi. Non si può sostenere come argomento che siccome alla Camera dei deputati hanno votato all'unanimità, dobbiamo approvare per forza il testo così com'è. C'è tutto il tempo di apportare le modifiche, anche perché siamo alla vigilia di appuntamenti importanti, signor Presidente.

Quando si è discusso del federalismo fiscale, con la stessa impostazione che abbiamo seguito con questa riforma e dunque con la cooperazione, l'apporto dell'opposizione, un'impostazione tutto sommato condivisa, il ministro Tremonti venne qui in Aula e ci disse di non essere nelle condizioni di fornire i dati prognostici - che avevamo insistentemente chiesto - sulle modificazioni che si sarebbero apportate sulle grandezze finanziarie per effetto dell'attuazione di quei principi, non ancora norme di dettaglio, che poi sarebbero stati oggetto di specifici decreti delegati.

Cosa accadrà quando ci verranno trasmessi non uno, ma molti provvedimenti? Sulla base di che cosa ragioneremo con riferimento all'impatto sui territori, sulle Regioni, sui Comuni, sulle Province, sulla fiscalità generale? Sulla base di che cosa? Sulla base di dati che verranno partoriti non sappiamo dove o da chi, dati non riscontrabili?

Insomma, gli argomenti sono molteplici per ritenere che se vogliamo fare per davvero una riforma condivisa, seria, che serva al Paese, e vogliamo farla, possiamo apportare qui i cambiamenti necessari a cui ci siamo riferiti e che sono oggetto dei nostri emendamenti, dei quali discuteremo. Se lo faremo, avremo fatto una cosa importante per il Paese; altrimenti, avremo fatto una mezza riforma che, a mio modo di vedere, avrà necessità di ulteriori interventi e, comunque, non sarà quella di cui il Paese aveva ed ha bisogno. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Data l'ora, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Informativa del Ministro dell'interno sull'aggressione subita dal Presidente del Consiglio dei ministri a Milano e conseguente discussione (ore 19)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro dell'interno sull'aggressione subita dal Presidente del Consiglio dei ministri a Milano».

Dopo l'intervento del ministro Maroni, potranno intervenire i rappresentanti dei Gruppi per cinque minuti ciascuno.

Prima di dare la parola al ministro Maroni, vorrei rassegnare all'Aula alcune mie brevi riflessioni.

Non posso non far mie le parole pronunziate dal Capo dello Stato sull'aggressione subita nel pomeriggio di domenica scorsa dal Presidente del Consiglio, al quale rinnovo ogni augurio di pronta guarigione. Non solo, quindi, «la più ferma condanna del grave e inconsulto gesto di aggressione nei confronti del Presidente del Consiglio», ma anche «il più netto, rinnovato appello perché ogni contrasto politico e istituzionale sia ricondotto entro limiti di responsabile autocontrollo e di civile confronto, prevenendo e stroncando ogni impulso e spirale di violenza».

Ho già avuto modo di esprimere personalmente al Presidente del Consiglio, unendomi a quanto detto dal Capo dello Stato, la mia sincera solidarietà. Ma sono certo di interpretare l'animo di tutto il Senato nel rivolgere un appello accorato a tutte le forze politiche e sociali affinché, concordemente, si interrompa questa spirale di violenza ed aggressività verbale nei confronti degli avversari che, come la storia insegna, può con facilità trasformarsi in aggressività e violenza fisica.

Il nostro Paese ha già conosciuto stagioni di odio che tanto dolore hanno portato ai nostri concittadini e tante divisioni laceranti tra le forze politiche e nel corpo sociale.

Facciamo tutti uno sforzo concorde per evitare che nuovamente i fantasmi della violenza civile - con incoscienza da qualcuno evocati - tornino ad aggirarsi nella vita quotidiana del nostro Paese. Gli avversari politici siano tali, in un confronto magari anche aspro e duro, ma non divengano mai nemici da abbattere e distruggere con la violenza.

E l'unica via per spezzare questo rincorrersi ed accelerarsi di incomunicabilità, di accuse, di violenze verbali (e ormai purtroppo non soltanto verbali) è quella di fermarsi, discutere e confrontarsi su quel terreno delle riforme del sistema politico ed istituzionale che poche settimane fa ha visto maggioranza e opposizione parlare finalmente, qui in Senato, un linguaggio comune. (Applausi).

Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, onorevole Maroni.

MARONI, ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli senatori, desidero innanzitutto rinnovare anche qui, nella sede più solenne, lo sdegno mio personale e di tutto il Governo per la gravissima aggressione di cui il Presidente del Consiglio è rimasto vittima nella serata di domenica a Milano. A lui va la mia incondizionata solidarietà e vicinanza, con l'augurio che possa al più presto tornare a svolgere la sua preziosa attività alla guida del Governo.

L'eccezionale gravità dell'accaduto richiede una puntuale ricostruzione dei fatti.

Nel pomeriggio di domenica scorsa, in occasione dell'apertura della campagna di tesseramento, il Popolo della Libertà ha organizzato una manifestazione in piazza Duomo a Milano, in un'area che, soprattutto in vista delle prossime festività natalizie, è particolarmente frequentata.

L'iniziativa si è svolta in una zona retrostante il Duomo e contigua a corso Vittorio Emanuele, dove era stato allestito il palco per gli oratori, e prevedeva la presenza di numerose autorità, tra cui il sindaco di Milano Letizia Moratti, il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, numerosi Ministri e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Alla manifestazione hanno partecipato oltre 10.000 persone; essa è iniziata intorno alle ore 17,15 e il Presidente del Consiglio è arrivato sul posto intorno alle ore 17,40.

Fin dall'inizio le forze di polizia impiegate nel servizio di ordine pubblico hanno rilevato la presenza in piazza di un centinaio di persone che contestavano la manifestazione e il Governo.

I contestatori sono stati subito fronteggiati dai reparti di polizia schierati sul posto, che li hanno fatti arretrare sino in piazza Duomo, angolo via Santa Radegonda. L'intervento dei reparti scongiurava ogni contatto tra i contestatori e i manifestanti, evitando ulteriori scontri e più gravi turbative allo svolgimento della manifestazione.

Un altro gruppo di quattro o cinque persone, anch'esse contestatori, si è posizionato sotto il palco all'esterno delle transenne, innalzando bandiere del Popolo della Libertà: all'arrivo del Presidente del Consiglio, dopo aver abbandonato le bandiere, il gruppo ha tentato di srotolare a favore delle telecamere uno striscione con una scritta ingiuriosa nei confronti del Presidente del Consiglio.

Anche tale tentativo veniva scongiurato dal pronto intervento degli operatori di polizia presenti, che riuscivano ad evitare che la provocazione potesse degenerare in episodi più gravi.

Il Presidente del Consiglio, dopo aver chiamato sul palco i Ministri presenti, il sindaco di Milano e il presidente della Regione Lombardia, chiudeva la manifestazione e, intorno alle ore 18,35, raggiungeva l'area immediatamente retrostante il palco, ove erano state disposte ad attenderlo le autovetture del dispositivo di sicurezza.

A questo punto il Presidente, prima di ripartire, ha deciso di fermarsi per rispondere alle domande di alcuni giornalisti e per salutare i numerosi cittadini posizionati dietro le transenne predisposte per recintare la zona retrostante il palco.

È proprio in questa occasione che, alle spalle dei giornalisti e delle persone che salutavano il Presidente, confusa tra la folla, una persona - successivamente identificata come Massimo Tartaglia, di 42 anni, residente a Cesano Boscone - con un'azione improvvisa lanciava contro il presidente Berlusconi un oggetto in alabastro riproducente il Duomo di Milano, da lui comprato in precedenza in un chiosco della piazza.

Il presidente Berlusconi veniva colpito al volto, tra la bocca e il naso, riportando gravi ferite e un vistoso sanguinamento. Portato immediatamente presso l'ospedale San Raffaele per le necessarie medicazioni, è stato successivamente ricoverato con una prognosi di 25 giorni per ferite lacero-contuse al labbro superiore e distacco della porzione più distale della spina nasale ed osso mascellare di sinistra.

L'aggressore è stato immediatamente bloccato da un operatore del servizio di sicurezza e dal personale del locale commissariato di polizia e sottratto al tentativo di aggressione di altre persone presenti sul posto. Accompagnato in questura, subito dopo il fermo, è stato interrogato dal pubblico ministero Armando Spataro, che ne ha disposto l'arresto per il reato di lesioni volontarie aggravate dalla qualità di pubblico ufficiale della parte offesa e dalla premeditazione. Il Tartaglia - come da lui stesso dichiarato in sede di interrogatorio - si trovava in prossimità del luogo della manifestazione già dalle ore 11 del 13 dicembre, proprio in preparazione del suo folle gesto. In particolare, la premeditazione risulta provata anche dalla circostanza che l'aggressore è stato trovato in possesso di una bomboletta spray al peperoncino e di altri oggetti contundenti, astrattamente idonei a ledere le persone, tra cui un crocifisso in materiale resinoso.

Il Tartaglia ha dichiarato di non appartenere a gruppi politici organizzati né di frequentare centri sociali, ma di aver agito da solo, spinto dalla rabbia che da tempo covava dentro di sé nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri.

Dai primi accertamenti è risultato che l'aggressore - celibe, incensurato e destinatario unicamente di un provvedimento di revoca della patente di guida per sopravvenuta mancanza dei requisiti - è da molti anni in cura per problemi psichici di tipo paranoico e ha problemi di lavoro, nonché grosse difficoltà relazionali con i genitori.

Al momento sono ancora in corso le indagini da parte della polizia giudiziaria e il Tartaglia è stato condotto presso il carcere di San Vittore.

La gravità dell'episodio mi ha indotto a incontrare personalmente nella mattinata di ieri, presso la prefettura di Milano, i rappresentanti delle forze dell'ordine.

Ho voluto subito effettuare un'accurata ricostruzione dei fatti per verificare se il sistema di gestione dell'ordine pubblico durante la manifestazione fosse stato predisposto ed attuato secondo le regole che devono essere rispettate in casi del genere. La mia convinzione è che ciò sia avvenuto e che nessun rilievo possa essere mosso ai responsabili milanesi dell'ordine pubblico. I dispositivi attuati hanno anzi consentito di sventare, come ho prima ricordato, un tentativo di violenta contestazione al Presidente del Consiglio proprio sotto il palco.

Ricordo che, in occasione di ogni visita o impegno pubblico del Presidente del Consiglio, vengono preventivamente effettuati sopralluoghi da parte di personale della questura in stretta collaborazione con personale dell'AISI (l'Agenzia per la sicurezza interna), a cui compete direttamente la responsabilità della sicurezza e della protezione istituzionale del Presidente del Consiglio dei ministri. Vengono altresì disposti minuziosi servizi di bonifica preventiva sui percorsi e sui luoghi interessati, nonché specifici servizi di osservazione e riservata vigilanza da parte del personale della Digos. I luoghi che saranno visitati dal Presidente del Consiglio vengono, già dalla giornata precedente, debitamente sorvegliati mediante l'istituzione di servizi di vigilanza fissa. Vengono inoltre allertati tutti i servizi di vigilanza in corso ed attivate tutte le fonti informative al fine di individuare preventivamente, anche mediante il monitoraggio della rete Internet, eventuali iniziative di contestazione e protesta, al fine di predisporre le opportune contromisure. Inoltre, la sicurezza personale curata dal personale dell'AISI è sempre supportata, a largo raggio, anche da personale della questura che opera in abiti civili a loro stretto contatto.

Il compito delle forze dell'ordine in situazioni come quella attuale è di particolare delicatezza e complessità: coniugare in ogni momento la doverosa garanzia della libertà di manifestazione del pensiero di chiunque con l'altrettanto doverosa esigenza di tutelare la sicurezza e l'incolumità dei rappresentanti delle istituzioni del Paese, al pari di tutti i cittadini.

È proprio la ricerca di questo delicato punto di equilibrio che contraddistingue l'impegno delle forze dell'ordine in circostanze come quelle vissute domenica pomeriggio in piazza del Duomo a Milano.

Ma l'asprezza dei toni che la dialettica politica ha recentemente assunto e, più in particolare, la progressiva, crescente campagna contro la persona del Presidente del Consiglio dei ministri, che in molti casi travalica le regole del legittimo confronto democratico, finisce per innescare spesso una pericolosa spirale emulativa.

Dopo la gravissima aggressione di domenica è ripresa la proliferazione su alcuni social network come «Facebook» di gruppi che inneggiano all'aggressione del Premier e che, come è già accaduto nel recente passato, incitano alla violenza nei confronti di Berlusconi.

L'autorità giudiziaria è già stata attivata al riguardo, ma stiamo valutando ogni possibile iniziativa legislativa per contrastare la diffusione di messaggi che integrano la fattispecie di veri e propri reati, quali l'istigazione a delinquere e l'apologia di reato.

Finora i tentativi in sede parlamentare di introdurre nel nostro ordinamento norme efficaci in tal senso hanno dovuto segnare il passo rispetto alle difficoltà di individuare interventi mirati a colpire solo i messaggi violenti, senza coinvolgere la generalità degli utenti dei social network che utilizzano l'opportunità delle moderne tecnologie della rete per fini assolutamente leciti.

Ricorderete che proprio il Senato ha recentemente discusso e approvato una norma, poi cancellata dalla Camera, che introduceva la possibilità per il Ministro dell'interno di intervenire in questi casi. Stiamo studiando una norma che, come credo sia giusto, non dà questa competenza al Ministro dell'interno. Credo sia giusto così: deve essere la magistratura a valutare se vengono commessi dei reati sul web e ad intervenire. Vogliamo dare - ed è questo il senso della norma che sto studiando - un potere effettivo alla magistratura, che credo sia l'organo più competente in materia, per decidere non semplicemente se ci sono dei messaggi violenti, ma se ci sono dei messaggi che integrano dei veri e propri reati per interromperne la commissione.

Sto pertanto valutando soluzioni normative - che intendo sottoporre alla discussione del prossimo Consiglio dei ministri - che siano appunto compatibili con queste esigenze, grazie anche all'esperienza operativa maturata dal servizio della Polizia postale e delle comunicazioni, già proficuamente attivo nel monitoraggio della rete per l'individuazione dei siti e delle pagine web che inneggiano alla violenza.

È proprio grazie ai proficui contatti tra il servizio della Polizia postale e delle comunicazioni e la società statunitense proprietaria di «Facebook» che è stato possibile intervenire nello scorso mese di ottobre per rimuovere i messaggi che, anche in quell'occasione, istigavano alla violenza contro il Presidente del Consiglio.

Sono infine in corso approfondimenti di livello tecnico per verificare, anche qui, la possibilità di iniziative legislative per contrastare più efficacemente gli episodi di violenza in occasione di manifestazioni pubbliche, in un quadro di compatibilità con l'ordinamento vigente, sulla falsariga di quanto già avviene per combattere la violenza negli stadi.

Il Governo nella sua collegialità e il Ministro dell'interno, quale autorità nazionale di pubblica sicurezza, si sentono attivamente impegnati a garantire la sicurezza di tutti i cittadini e di tutti i rappresentanti istituzionali, a partire dalle più alte cariche dello Stato, nell'interesse del regolare svolgimento della vita democratica del Paese e in particolare della imminente campagna elettorale per le prossime elezioni regionali e amministrative.

È auspicabile, al riguardo, che gli stessi temi della sicurezza delle più alte cariche istituzionali e dei cittadini non rappresentino un ulteriore motivo di dannosa e strumentale polemica politica.

È proprio per questo che occorre raccogliere l'invito del Presidente della Repubblica e quello fatto pochi minuti fa dal Presidente del Senato affinché, pur nella diversità delle varie posizioni politiche, si fermi la pericolosa esasperazione della polemica politica e si torni al più presto ad un normale, civile confronto tra le diverse parti politiche e le diverse istituzioni. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno.

È iscritto a parlare il senatore Pistorio. Ne ha facoltà.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, vorrei esprimere, a nome del Gruppo Misto, in tutte le sue componenti, i sentimenti di piena solidarietà e di vicinanza, umana e politica, al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per la gravissima aggressione di cui è stato vittima domenica sera in piazza del Duomo a Milano. Un'aggressione che palesa drammaticamente il clima di tensione che da mesi sta contagiando il Paese come un virus al quale bisogna porre rimedio prima che degeneri e raggiunga livelli che possano mettere a rischio la civile convivenza nel nostro Paese.

Ringrazio anche il Ministro dell'interno per l'informativa resa in quest'Aula e per aver sottolineato la capacità delle forze dell'ordine di garantire la sicurezza dei cittadini nel pieno rispetto dei principi fondamentali di uno Stato democratico. Tuttavia, il volto insanguinato del Presidente del Consiglio è segno, comunque, di una violenza che mai deve appartenere alla democrazia.

In questo clima, che non esitiamo a definire di vera e propria istigazione all'odio, avvertiamo l'esigenza di una responsabile riflessione della politica che deve riguardare tutti, indistintamente. Anche perché in Italia, si sa, la solidarietà non regge all'usura delle ventiquattr'ore. E non vorrei che, nei prossimi giorni che verranno, si ritornasse a quello scontro politico che ha costituito l'humus nel quale è maturato il vile attacco contro il Capo del Governo. Dobbiamo tutti abbassare i toni: lo dico ai colleghi dell'opposizione e ai colleghi della maggioranza, perché c'è un'aria troppo avvelenata, dove la mancanza di serenità è del tutto evidente.

In questi mesi c'è stata un'escalation, fin troppo emotiva, che ormai pervade ogni ambito della politica, ogni comunità, dalle piccole amministrazioni alle grandi Regioni, dove la polemica politica ormai è vittima di questa tensione che vede arbitrariamente la divisione tra buoni e cattivi e la denigrazione degli avversari-nemici senza avere alcun riguardo per il valore reale di ogni singola persona, della comunità e dei cittadini, ridotti a meri spettatori di così riprovevoli comportamenti. Tutto ciò deve cessare immediatamente.

Dovremmo raccogliere tutti l'invito che viene dalle parole del Capo dello Stato, quando dice che «viviamo un'esasperazione pericolosa della polemica politica che bisogna fermare» per ritornare «a un normale e civile confronto tra le forze politiche e le istituzioni. Non ha senso che gli uni accusino gli altri per il clima che si è creato». Anche per questo, penso che il gesto del segretario del maggiore partito dell'opposizione, di recarsi in visita all'ospedale San Raffaele dall'onorevole Berlusconi, sia stato un segnale importante dal quale bisogna ripartire. Si tratta di un gesto che vale più di mille parole e che respinge con i fatti le farneticazioni di quanti vorrebbero continuare a masticare odio e rancore perché è l'unico modo che conoscono di concepire l'opposizione politica a un Governo e al suo leader.

Chiunque ha il diritto di esprimere le proprie idee, anche con forza, senza che questo significhi essere demiurghi di ambiguità dalle quali possono nascere oscure violenze. Vorrei anche dire che la cifra di quanto avvenuto domenica a Milano risiede proprio nella deriva che vede la politica divisa in fazioni contrapposte, una sorta di eterna guerra tra il bene e il male, dove il confronto, la dialettica e persino la legittima contrapposizione politica sono spesso sostituite da risentimenti e da una cruda quanto gratuita violenza verbale alimentata da determinate e ben individuabili testate giornalistiche.

Facciamo tesoro dunque di questa brutta pagina della democrazia italiana per riflettere tutti insieme sulla pericolosa deriva che ha preso la dialettica politica nel nostro Paese. Si torni ad affrontare con serietà i temi e i problemi che attanagliano la vita quotidiana degli italiani. Si abbandonino il livore e il preconcetto ostile per trovare, invece, un comune più alto senso del nostro dovere parlamentare. Dimostriamo con i fatti che le condanne, le espressioni di solidarietà, le giuste affermazioni negative dell'accaduto sono trasformate in atti concreti a salvaguardia di un bene superiore, qual è - appunto - la democrazia.

Con questo, nel ribadire gli auguri al presidente Berlusconi per una pronta guarigione e un immediato ritorno alla guida del Paese, auspichiamo che il senso di responsabilità prevalga sulla strumentalizzazione fine a se stessa, da qualsiasi parte essa provenga, e che si inverino nei fatti le parole, da tutti condivise, del Capo dello Stato. (Applausi dai Gruppi Misto-MPA-AS e UDC-SVP-Aut).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Ministro dell'interno, vogliamo anzitutto esprimere la nostra ferma condanna, senza se e senza ma, di un atto vile, proprio di un delinquente. Riteniamo che la condanna debba essere netta, chiara e senza alcuna problematicità politica o sociale, perché la violenza non è mai accettabile, meno che mai quando la si camuffa dietro atti politici o presunti tali. Credo che, di fronte a questi atti di violenza (che comunque resta sempre violenza comune, anche quando impropriamente definita violenza politica degli estremismi di destra e di sinistra), l'Italia debba trovare l'unitarietà di tutte le forze politiche del Parlamento nella condanna nei confronti di un atto che poteva compromettere la vita del Presidente del Consiglio.

Altri sentimenti che ci sentiamo di esprimere con molta sincerità sono una solidarietà piena al Presidente del Consiglio e una vicinanza umana all'onorevole Silvio Berlusconi, a cui auguriamo una pronta guarigione.

Tante parole sono state spese su questa brutta e drammatica vicenda che, attraverso il grave attentato al presidente Berlusconi, ha anche arrecato un danno gravissimo all'immagine internazionale del nostro Paese, proprio per l'evidenza mediatica dei fatti.

Troppe parole, a volte inutili, sono state purtroppo pronunciate anche in Parlamento, anche alla Camera dei deputati questa mattina, e sui giornali. Le responsabilità, l'odio, i mandanti morali: un dibattito stucchevole e preoccupante, tutto teso ad aggirare la questione principale che con molta saggezza e con grande semplicità il Presidente della Repubblica ha evidenziato e che lei ha ripreso nel suo intervento introduttivo. Cioè l'esigenza di isolare i violenti, i falchi, quelli che nei vari schieramenti, a destra e a sinistra, lucrano sullo scontro e non sul confronto politico, che affidano il proprio futuro e le proprie fortune politiche e giornalistiche (mi riferisco anche ad autorevoli giornali della destra italiana) alla necessità di alzare sempre e comunque il tono del dibattito usando ad arte un linguaggio violento, provocatorio, che serve solo ad alimentare lo stato d'animo delle proprie tifoserie.

Ecco, quello che noi dobbiamo fare oggi, il segnale che dobbiamo dare tutti insieme è proprio quello di isolare le tifoserie, i falchi, coloro i quali lucrano dalla incompatibilità e dall'assenza di dialogo le proprie fortune e il proprio futuro politico.

La terza considerazione, signor Presidente, riguarda la questione della sicurezza del Premier. Noi abbiamo ascoltato le parole del Ministro dell'interno e non potevano che rassicurarci dal punto di vista della funzionalità generale della sicurezza che riguarda il Premier come, ovviamente, tutte le alte cariche dello Stato. Però ci sono due problemi che devono essere affrontati.

Il primo è che la sicurezza del Presidente del Consiglio è un bene indisponibile. Proprio questa mattina il COPASIR, esaminando la vicenda, ha sottolineato la pericolosità dell'episodio in considerazione di possibili gesti di emulazione e quindi la circostanza che il Presidente del Consiglio, per sua scelta, ritenga di dover sempre e comunque incontrare le folle non è più possibile. Non è più possibile che questo avvenga e, poiché - ripeto - la sicurezza di un'alta carica dello Stato è un bene indisponibile, che prescinde dalla persona che in quel determinato momento svolge la funzione istituzionale, è necessario che cambino anche le regole che presiedono alle attività che il nostro Presidente del Consiglio svolge. Lo dico in uno spirito di collaborazione, poiché ritengo sia importante eliminare ogni forma di rischio, piccolo o grande che sia, che possa gravare o ruotare attorno alle attività istituzionali del presidente Berlusconi.

Da ultimo, signor Presidente, il Ministro dell'interno ha fatto alcune considerazioni sui siti in Internet. Sono il meno indicato a parlarne e voglio evitare qui polemiche su questa materia. Tuttavia, voglio dire al Ministro dell'interno che credo che, ad oggi, qualunque provvedimento, a maggior ragione se riguarda un potenziamento degli strumenti di cui la magistratura già dispone, sia inutile perché il tema è molto più complesso. Credo che l'idea di introdurre in questo momento strumenti che possano, in qualche modo, apparire come una forma di censura (lo dice uno che ha proposto provvedimenti che sono stati bocciati dalla maggioranza qualche mese fa, lo ricordo come fatto storico non come elemento di polemica) rappresenterebbe un boomerang, un modo per alimentare il sentimento, purtroppo diffuso ma che va stigmatizzato e combattuto, di intolleranza nei confronti delle istituzioni e delle autorità che si diffonde anche attraverso l'uso di Internet.

Riteniamo pertanto non sia questo il momento opportuno per parlare e proporre misure di questo genere. Riteniamo sia, invece, più opportuno potenziare gli strumenti di cui già dispongono la Polizia di Stato e la Polizia postale, che sono già noti e rodati e che, ad esempio, nella lotta alla pedopornografia - come lei sa - sono in vigore in maniera efficace dal 2006.

In questo contesto, signor Presidente, ci associamo alle sue parole e a quelle del Capo dello Stato, convinti però che la necessità di un confronto sereno debba partire da fatti, gesti e atti concreti. Noi per primi in questi anni, in questa legislatura, ne abbiamo fatti tanti e continueremo a farli perché riteniamo che oggi l'elemento più importante sia il confronto: il confronto scevro da ogni forma di violenza, anche verbale, che può dare la sensazione e l'illusione di una percentuale di consenso in più a questa o a quella forza politica, ma che alla fine produce quei risultati che tutti noi contestiamo e che siamo costretti oggi a condannare. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut, PD e IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Li Gotti. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, ci siamo riconosciuti nelle parole con cui lei ha aperto la discussione su questo punto dell'ordine del giorno. Se io fossi il pubblico ministero di quel processo, contesterei all'indagato e arrestato l'articolo 61, comma 1, del codice penale, ossia di aver agito per motivi abietti. I suoi, infatti, erano motivi abietti, totalmente e radicalmente estranei alla democrazia e alla politica, perché non esiste e non esisterà mai politica che possa giustificare un atto criminale. Sono motivi abietti perché è abietta quella politica.

L'errore più grave che noi potremmo commettere sarebbe quello di ascrivere l'accaduto a possibili mandanti morali, sia pure sotto forma di individuazione, se non di indicazione nominativa, perché così facendo faremmo rientrare nella politica ciò che mai, per nessuna ragione, può appartenere alla politica.

Vi siete chiesti perché i cittadini, tuttora, in un sondaggio in corso, esprimono un giudizio secondo cui, dopo il grave episodio di violenza, il clima della politica nel nostro Paese è peggiorato? Il sondaggio si esprime in questi termini nella misura dell'85 per cento del campione. Questo risultato non è forse addebitabile alla politica, ossia alla sua incapacità di sottrarsi ai tentativi speculativi? Noi dobbiamo con forza e unità dire a tutti che la violenza non è uno strumento della democrazia e dire ai cittadini che la politica è fatta anche di contraddizioni dure, anche di espressioni forti, ma una cosa è la politica, una cosa è la violenza. (Applausi dai Gruppi IdV e PD e del senatore Peterlini).

Peraltro, anche il modo di fare opposizione è inversamente proporzionale alle proposte e ai fatti del Governo e della maggioranza. Ci confrontiamo e scontriamo su temi obiettivamente forti, importanti per il nostro Paese e per i cittadini.

Noi dell'Italia dei Valori non ci faremo condizionare dalle speculazioni e, nel rispetto della democrazia, continueremo senza esitazione a svolgere il ruolo di opposizione decisa alle proposte o ai fatti che dovessimo giudicare dannosi per il Paese e di opposizione costruttiva attraverso le nostre proposte in Parlamento e le attività nelle sedi proprie della democrazia. Non accetteremo mai che qualcuno ci dica come si fa l'opposizione. Così come riteniamo che nessuno possa dire che, ad esempio, il Presidente della Camera abbia armato la mano del folle avendo dichiarato che il presidente Berlusconi si comporta da monarca assoluto, insofferente ad alcune regole del nostro sistema democratico. Non lo pensiamo e faremmo un torto alla democrazia se qualcuno lo pensasse o lo dicesse. Dobbiamo dimostrare maturità democratica.

Noi esprimiamo, come Italia dei Valori, il nostro augurio di pronta guarigione al presidente Silvio Berlusconi. Vogliamo poi esprimere l'ulteriore augurio che quest'Aula solenne trovi un momento di sintesi superiore, perché tutti insieme, convinti e decisi, si possa dire sì alla democrazia, sì alla politica, no alla violenza! (Applausi dai Gruppi IdV, PD, UDC-SVP-Aut e dei senatori Valentino, Delogu, Digilio e Spadoni Urbani).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bodega. Ne ha facoltà.

BODEGA (LNP). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli senatori, in queste ore una carovana di carta e un carosello di immagini hanno raccontato la drammatica aggressione al Presidente del Consiglio, al quale vanno tutta la nostra solidarietà, la nostra stima e il nostro affetto. Sono sentimenti che la Lega Nord nutre senza ipocrisia, con in lealtà ed entusiasmo.

Voglio provare a pescare nell'universo di parole spese in questi giorni tre concetti che mi paiono fondamentali. Il primo si riferisce alle dichiarazioni del ministro dell'interno Maroni, allorquando egli ha affermato che Silvio Berlusconi poteva essere ucciso. Se è vero che l'aggressore è una mente fragile, egli poteva, in condizioni diverse, usare un'arma invece di una riproduzione del duomo di Milano in miniatura. Certo, è stato un gesto isolato, ma confortato dal coro d'invettive e di proteste provenienti da un gruppo numeroso presente in piazza.

Da qui origina la considerazione che l'agguato si sia consumato in un clima fortemente conflittuale e, soprattutto, in una temperie alla quale il termine odio non è estraneo.

In secondo luogo, pur condividendo l'invito ad abbassare i toni, rispetto alla violenza verbale non mi sento di sottoscrivere un principio di equidistanza tra centrodestra e centrosinistra. Se si vogliono evitare ipocrisie, almeno oggi, affermiamo con chiarezza che nessuno mai, come il nostro Presidente del Consiglio, è stato fatto oggetto di attacchi concentrici che non possono non far lievitare il germe della violenza.

Anche il concetto del nemico è lievitato e, a tal riguardo, porto solo un esempio. Siamo tutti d'accordo - mi auguro - sul fatto che, nella società italiana, nulla vi sia di più odioso della mafia. In troppi, però, non si sono risparmiati nel definire mafioso Silvio Berlusconi. Ebbene, in virtù della proprietà transitiva, chi è mafioso può essere odiato, ed è proprio questo lo schema che, anche oggi, ho letto sui tradizionali giornali dei cecchini del Premier.

Il terzo punto riguarda le preoccupazione che si ricreino terribili climi già conosciuti nel nostro Paese. I messaggi su «Facebook» che sono stati ricordati, inneggianti all'eroe Tartaglia, sono un segnale gravissimo, perché indicano che l'odio è in atto e che ogni parola spesa male può essere benzina per i più esagitati ed irresponsabili. Questo episodio non deve essere isolato dal contesto sociale, né tanto meno sottovalutato. C'è chi ha decretato il crepuscolo di Berlusconi e chi ha provveduto a mettere in atto una sorta di giustizia sommaria.

Il Parlamento deve tornare a dare l'esempio, ridando alle parole il loro significato e alle contrapposizioni il loro peso. Soprattutto, in una fase nella quale parte del Paese è in sofferenza, sappiamo che quelle condizioni sociali possono essere strumentalizzate dai meno avveduti, da coloro che confondono l'antagonismo con l'odio e che non esiterebbero a ricorrere a qualsiasi mezzo pur di sopraffare, se non sopprimere, l'avversario.

Concludo, signor Presidente, dicendo che occorre dunque stare all'erta, frequentare ciascuno di noi la categoria della responsabilità, sapendo che il clima può essere surriscaldato anche in previsione delle prossime consultazioni elettorali.

Auguri di cuore al presidente Berlusconi e al nostro Paese, che ne ha tanto bisogno. (Applausi dai Gruppi LNP, PdL e dei senatori Pistorio, Peterlini, Leddi e Carloni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Finocchiaro. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro dell'interno, voglio formulare al presidente Berlusconi, a nome del mio Gruppo naturalmente, e a nome mio personale, non solo la nostra solidarietà ma anche gli auguri di un ristabilimento pronto e di una possibilità di riacquistare una serenità che in questi giorni, come ci è sembrato di capire, è stata perduta, non solo in ragione delle ferite e quindi del danno fisico che ha riportato, ma anche di un'inquietudine psicologica in ordine ad un sentimento molto profondo di ingiustizia, che ha manifestato con ripetute affermazioni circa il clima di odio che nei suoi confronti si è sviluppato, secondo l'apprezzamento del Presidente.

Non ho da qualificare altrimenti che come gesto criminale l'attacco rivolto nei confronti del presidente Berlusconi e il mio intervento, colleghi, piuttosto che guardare soltanto alle reazioni che si sono susseguite in questi giorni, di cui i colleghi ci hanno parlato e di cui stamattina si è parlato alla Camera e che in questi giorni hanno affollato le pagine dei giornali e le immagini delle riprese televisive, vuole descrivere quello che penso essere un momento un po' complicato, difficile e comunque delicato della vita della Repubblica.

Penso che noi tutti, e mi riferisco ovviamente anche ai colleghi della maggioranza, siamo nel dibattito di questi giorni come dirigenti politici, e come dirigenti politici adulti e, ci auguriamo reciprocamente, anche come dirigenti politici responsabili. Ciascuno di noi sa bene, molto più di quanto non lo possa sapere il cittadino che accende la TV o che legge i giornali, quale possa essere la conseguenza anche immediata di ogni nostro gesto e di ogni nostra parola. Siamo degli esperti del simbolo e anche della comunicazione, come dicono gli esperti di linguaggio subliminale. Per questo credo, e penso così di leggere e rappresentare l'interesse e la volontà del mio Gruppo e del mio partito, che può talvolta anche essere necessario - e qui e ora secondo me è necessario - prescindere dalle voci che si alzano, come accaduto stamattina alla Camera, e trovare in sé la misura del momento e del proprio comportamento.

La nostra misura, signor Presidente, colleghi, ministro Maroni, è quella adeguata alla seconda forza politica del Paese, al più grande partito di opposizione di un'Italia che certo ha le sue difficoltà ma che è una delle più importanti democrazie europee. Non staremo quindi alla tentazione di una discussione che ancora oggi rischia di ad avvitarsi nella spirale dell'aggressività e della reciproca delegittimazione tra maggioranza e opposizione. Noi rappresentiamo più di 12 milioni di italiani e ci facciamo carico, perché ci tocca, di questi cittadini ma anche di tutti coloro i quali non ci hanno votato ma che pretendono di vivere in un Paese in cui lo scontro politico, duro e intransigente quando occorre, non degeneri mai in tensioni che tocchino la saldezza delle istituzioni e che facciano sentire qualcuno di questi cittadini in balia di eventi imprevedibili e rischiosi. Noi siamo una grande forza tranquilla.

Ovviamente, neanche per un attimo rinunceremo alle nostre idee e alle nostre proposte, ma abbiamo le spalle abbastanza grandi per respingere il rischio di ogni provocazione. Faremo il nostro lavoro senza cedimenti e rappresentando ogni giorno - ci auguriamo - la possibilità di discutere rendendoci utili al Paese. Lo dico pensando alla mozione sulle riforme che abbiamo discusso in quest'Aula la settimana scorsa, su nostra iniziativa, e lo dico pensando anche al modo con cui si è ritenuto, invece, di andare all'approvazione della finanziaria alla Camera, perché pensiamo che questo sia il nostro atteggiamento e la misura dello stesso, e il nostro auspicio è che, anche con queste dichiarazioni di voto, in questo senso possa esserci un segnale coerente da parte della maggioranza.

Infine, ministro Maroni - ho ascoltato con attenzione il suo intervento - siamo ancora convinti che per recuperare la misura di questa nuova relazione politica tra le diverse forze non ci sia la necessità di nessuna legge nuova o eccezionale. Lei ha mostrato anche stasera in un passaggio, che pure era complesso, di sapere, come ciascuno di noi, quanto fragile sia la libertà di manifestazione del pensiero e quanto sia denso di rischi ogni intervento legislativo che incida o possa incidere su di essa.

Stiamo attenti a non cercare altrove quello che invece sta nella nostra capacità di trovare la misura virtuosa di esercitare il massimo della conflittualità politica nel massimo rispetto delle regole democratiche. Nessuno di noi ha una scorciatoia; a ciascuno di noi tocca fare un pezzo e nessuno di noi può pensare di non avere niente da correggere, niente da ripensare, niente da riflettere. (Applausi dai Gruppi PD, IdV, UDC-SVP-Aut e dei senatori Valentino, Delogu, Germontani, De Feo e Gallo).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà.

*QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, colleghi senatori, signor Ministro, signori del Governo, stasera intervengo in vece del nostro Capogruppo, il presidente Maurizio Gasparri, al quale un grave lutto ha impedito di essere presente e per il quale gli rinnovo la vicinanza mia e di tutti i senatori del Popolo della Libertà (Applausi).

Innanzi tutto esprimo al presidente Berlusconi l'affetto, semplicemente l'affetto del Gruppo del Popolo della Libertà.

Vorrei poi, con ferma pacatezza, chiamare le cose con il loro nome. Signor Ministro, lei ci ha confermato che i fatti di cui parliamo oggi in quest'Aula non possono essere derubricati ad un seppur grave incidente di percorso, dovuto alla miscela tra una mente instabile e un generalizzato clima di odio di cui tutti saremmo corresponsabili e che dovremmo tutti impegnarci a superare.

Signor Ministro, è in atto da mesi un'operazione concentrica di criminalizzazione ai danni del Presidente del Consiglio, con attori e comprimari. Con la stessa franchezza dobbiamo rilevare che vi è stato uno spartiacque in questa prima parte della legislatura. Un momento che ha segnato un'involuzione nella vita del Paese e a seguito del quale la campagna d'odio contro Berlusconi e l'azione combinata di forze para-eversive ha compiuto un evidente salto di qualità. È una constatazione, non un giudizio di valore.

Mi riferisco alla sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il «lodo Alfano». Una decisione che, a scanso di equivoci, rispettiamo fino in fondo, ma in merito alla quale non possiamo fare a meno di ribadire il nostro giudizio negativo, sul piano tecnico e sul piano politico. Perché in un solo colpo essa ha spazzato via un seppur imperfetto tentativo di ripristinare l'equilibrio fra giustizia e politica pensato dai Padri costituenti e infrantosi nel 1993.

Ha inoltre eluso il principio di leale collaborazione fra le istituzioni, contraddicendo un pronunciamento precedente e traendo in inganno il legislatore (circostanza sulla quale i tanti colleghi dell'opposizione, che più di chi parla dicono di tenere alla centralità del Parlamento, farebbero forse bene a riflettere). (Applausi dal Gruppo PdL). Soprattutto, nei fatti e al di là delle intenzioni, ha dato forza a quanti intendono mettere in discussione la legittimità del potere democratico consacrato dalla volontà del popolo.

Signor Presidente, negli ultimi mesi è stata infranta la diga del confronto civile. È stato possibile che il Premier, il Presidente del Consiglio di questo Paese, fosse additato come corresponsabile delle stragi di mafia; che fosse chiamato in causa in mondovisione da un sedicente pentito, del quale per carità di patria evitiamo in questa sede di ripetere il curriculum; un sedicente pentito ammesso in un pubblico dibattimento senza uno straccio di prova ma dopo un lungo accreditamento preventivo a mezzo stampa. È stato possibile che la storia politica scritta negli ultimi 15 anni dalla maggioranza degli italiani fosse riletta come una sorta di "romanzo criminale", nei tribunali e sulla televisione di Stato, nelle piazze e sui giornali.

Colleghi, per noi questo è il momento di mettere da parte le ipocrisie: noi ascoltiamo l'appello del presidente Napolitano e faremo la nostra parte, fino in fondo. Ma questo non esonera nessuno di noi da un'analisi obiettiva del passato recente; e non autorizza nessuno a mettere tutti sullo stesso piano (Applausi dal Gruppo PdL). Perché da parte di questa maggioranza campagne d'odio contra personam non se ne sono mai viste, e mai saremmo rimasti alleati di chi se ne fosse reso responsabile. Insomma, ben venga un richiamo comune, purché nessuno pensi di potersi mondare la coscienza con un generico «chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato».

Proprio la capacità di graduare le responsabilità ci porta in queste ore a cogliere significative differenze all'interno dell'opposizione.

Senatore Li Gotti, abbiamo colto anche gli accenti del suo discorso, e non la prenda come una provocazione ma come una constatazione: è sembrato quasi un intervento in dissenso rispetto alle dichiarazioni rilasciate dal leader del suo partito. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). Prendiamo atto che i Comitati di liberazione nazionale sono finiti ancora prima di nascere; soprattutto, apprezziamo il gesto compiuto dall'onorevole Bersani, il più semplice e per questo il più sincero. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). Allora rilanciamo ai nostri avversari la sfida delle riforme che in questa stessa Aula ci ha visto compiere un passo significativo. Diciamo loro: rendiamo l'Italia una democrazia compiuta, circostanza che presuppone legittimazione reciproca e la messa al bando di qualsiasi tentazione di conquistare il potere attraverso scorciatoie giudiziarie. Facciamo in modo, signor Presidente, che la residua speranza che tutto ciò sia possibile non resti sepolta in piazza Duomo a Milano, sotto una coltre di odio e di menzogna. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno, che ringrazio per la disponibilità manifestata.

Per la risposta scritta ad interrogazioni

BAIO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BAIO (PD). Signor Presidente, vorrei richiamare l'attenzione dell'Assemblea e chiedere alla Presidenza di sollecitare il ministro del lavoro, onorevole Sacconi, a rispondere all'interrogazione 4-02333 presentata qualche giorno fa riguardo ad un'azienda, la Yamaha.

È un'azienda che tutti conoscono per aver vinto anche quest'anno il mondiale di motociclismo. Purtroppo, però, a causa di una ristrutturazione, e non quindi di una situazione di crisi, intende licenziare i dipendenti dell'azienda che operano nella sede situata nel comune di Lesmo, frazione di Gerno. Chiediamo al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, anche se l'azienda non intende adottare la cassa integrazione per i dipendenti, di interessarsi di questa ristrutturazione e quindi di porre in essere una soluzione di cassa integrazione al fine di valutare la suddetta ipotesi di ristrutturazione.

Presidenza del vice presidente NANIA (ore 19,55)

(Segue BAIO). Credo che, di fronte ad una condizione di ristrutturazione e non di crisi, sia doveroso da parte del Governo intervenire in questo senso. È inusuale, ma non sempre le situazioni inusuali sono situazioni impossibili. Riteniamo che, proprio di fronte ad una situazione di non crisi, sia doveroso che il Governo intervenga in tal senso.

Sono certa che la Presidenza si attiverà nei modi opportuni e ci auguriamo che il Ministro risponda al più presto, possibilmente prima di Natale, perché in occasione di questa festa, che simboleggia la pace per tutti, vorremmo che anche a questi lavoratori di un'azienda molto fiorente fino a pochi mesi fa fosse dato un segnale di speranza. (Applausi dei senatori Biondelli e De Sena).

PRESIDENTE. La Presidenza solleciterà il Governo a fornire una risposta.

GRAMAZIO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRAMAZIO (PdL). Signor Presidente, vorrei richiamare alla sua attenzione l'interrogazione a risposta scritta 4-02186, presentata il 3 novembre di quest'anno. Nell'interrogazione, corredata di foto, vengono riportate due grandi scritte. Nella prima "Ammazza Silvio Berlusconi", nella seconda "Gambizza il premier".

Chiedo che con riferimento a quest'interrogazione, datata 3 novembre 2009, fornita di foto fatte a Roma sul posto in cui sono state rinvenute le scritte murali, sia svolta dalla DIGOS un'inchiesta particolarmente attenta, soprattutto dopo questi gravi fatti.

Mi permetto di chiedere ancora una volta alla Presidenza di sollecitare una risposta del Governo, in tempi rapidi, alla suddetta interrogazione. (Applausi dei senatori Ciarrapico e Sarro).

PRESIDENTE. La Presidenza solleciterà il Governo in tal senso.

Sulla crisi dello stabilimento FIAT di Pomigliano d'Arco

ARMATO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ARMATO (PD). Signor Presidente, voglio ancora una volta, considerata la scadenza ormai molto prossima, portare all'attenzione dell'Aula la questione dello stabilimento FIAT di Pomigliano d'Arco.

Ieri si è svolto un ulteriore incontro in prefettura con tutti i sindaci della provincia di Napoli, che hanno espresso una solidarietà molto ampia per questa realtà produttiva, tra le più importanti del Mezzogiorno, con il vescovo di Nola e con alcuni rappresentanti delle amministrazioni locali, regionali e parlamentari.

Il 22 dicembre prossimo a Roma si svolgerà un incontro con l'azienda, mi auguro anche alla presenza del Governo, dal quale ci si aspetta tanto. La situazione della FIAT è insostenibile. La cassa integrazione dura quasi da 24 mesi e non è stata neanche confermata l'anticipazione della cassa integrazione speciale per il prossimo anno.

Vi è di più. Circa 140 giovani operai altamente specializzati, che avevano un contratto a termine con quello stabilimento, il 31 dicembre prossimo vedranno conclusa la loro esperienza lavorativa. Sono giovani monoreddito altamente professionalizzati. Il dramma sociale si aggiunge dunque alla grave crisi e al dramma dei lavoratori.

Signor Presidente, le chiedo di investire il Governo del problema, chiedendo un gesto di grande responsabilità e che si chiami la FIAT a presentare finalmente un documento di strategia industriale che dia una missione strategica allo stabilimento di Pomigliano d'Arco, che altrimenti non avrà un futuro e quindi - come ho detto prima - una delle più importanti e significative realtà produttive del Mezzogiorno vedrà la chiusura. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. La Presidenza solleciterà il Governo nel senso da lei desiderato, senatrice Armato.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza una mozione, interpellanze e interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 16 dicembre 2009

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 20).

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Caliendo, Castelli, Ciampi, Comincioli, Davico, Divina, Alberto Filippi, Giovanardi, Mantica, Mantovani, Oliva, Palma, Pera, Poli, Serra e Viespoli.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Marcenaro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Amoruso, per attività dell'Unione Interparlamentare.

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

La Presidente del Gruppo Partito Democratico ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:

1a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Procacci;

3a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Zavoli;

7a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Zavoli ed entra a farne parte il senatore Procacci;

11a Commissione permanente: cessa di appartenervi la senatrice Biondelli;

12a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Biondelli.

In data 11 dicembre 2009 il Presidente del Gruppo Il Popolo della Libertà ha comunicato la seguente variazione nella composizione delle Commissioni permanenti:

14a Commissione permanente: cessa di farne parte la senatrice Spadoni Urbani ed entra a farne parte il senatore Castro.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Ministro istruz., univ., ric.

Presidente del Consiglio dei ministri

(Governo Berlusconi-IV)

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 27 novembre 2009, n.170, recante disposizione correttiva del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 134, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2009, n. 167, in materia di concorsi per dirigenti scolastici (1929)

(presentato in data 10/12/2009 );

C.2990 approvato dalla Camera dei Deputati

Onn. Reguzzoni Marco Giovanni ed altri

Disposizioni concernenti la commercializzazione di prodotti tessili (1930)

(presentato in data 11/12/2009 ).

C.2624 approvato dalla Camera dei Deputati (assorbe C.219, C.426, C.477, C.340, C.896, C.1593, C.2760).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Vita Vincenzo Maria, Di Giovan Paolo Roberto, Vimercati Luigi

Misure per favorire la ricezione dei programmi radiotelevisivi mediante l'utilizzo di un unico apparato decodificatore (1931)

(presentato in data 14/12/2009 );

Senatrice Germontani Maria Ida

Ripristino della festività nazionale del 4 novembre (1932)

(presentato in data 14/12/2009 );

Ministro affari esteri

(Governo Berlusconi-IV)

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di stabilizzazione e di associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Bosnia-Erzegovina, dall'altra, con Allegati, Protocolli e Atto finale con dichiarazioni allegate, fatto a Lussemburgo il 16 giugno 2008 (1933)

(presentato in data 15/12/2009 );

Ministro affari esteri

(Governo Berlusconi-IV)

Ratifica ed esecuzione del Protocollo dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo della Repubblica di Malta, per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, fatto a Roma il 13 marzo 2009 (1934)

(presentato in data 15/12/2009 );

DDL Costituzionale

Senatore Pera Marcello

Nuove norme costituzionali sulla magistratura (1935)

(presentato in data 15/12/2009 ).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 27 novembre 2009, n.170, recante disposizione correttiva del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 134, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2009, n. 167, in materia di concorsi per dirigenti scolastici (1929)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio); E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.

C.2990 approvato dalla Camera dei Deputati

(assegnato in data 11/12/2009).

Camera dei deputati, trasmissione di documenti

Il Presidente della Camera dei deputati, con lettere in data 9 dicembre 2009, ha inviato, ai sensi dell'articolo 127, comma 2, del Regolamento della Camera dei deputati:

un documento, approvato dalle Commissioni riunite I (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni) e II (Giustizia) nella seduta del 1° dicembre 2009, concernente la Comunicazione della Commissione europea in relazione ad "Uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia al servizio dei cittadini" (COM(2009)262 definitivo). Il predetto documento è stato trasmesso alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Atto n. 281);

un documento, approvato dalla XI Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato) nella seduta del 3 dicembre 2009, sulla Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce uno strumento europeo di microfinanziamento per l'occupazione e l'integrazione sociale (strumento di microfinanziamento Progress) (COM(2009)333 definitivo). Il predetto documento è stato trasmesso alla 11a Commissione permanente (Atto n. 282).

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 14 dicembre 2009, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246 e dell'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59 - lo schema di decreto legislativo recante: "Riordino della normativa sull'attività agricola" (n. 164).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito - d'intesa con il Presidente della Camera dei deputati - alla Commissione parlamentare per la semplificazione, che esprimerà il parere entro il 14 gennaio 2010. La 9ª Commissione permanente del Senato potrà formulare osservazioni alla Commissione parlamentare per la semplificazione entro il 4 gennaio 2010.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 15 dicembre 2009, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246 e dell'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59 - i seguenti atti:

schema di decreto legislativo recante: " Riordino del codice dell'ordinamento militare" (n. 165);

schema di decreto del Presidente della Repubblica recante: "Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare" (n. 166).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, gli schemi di decreto sono deferiti - d'intesa con il Presidente della Camera dei deputati - alla Commissione parlamentare per la semplificazione, che esprimerà il parere, su ciascuno di essi, entro il 14 gennaio 2010. La 4ª Commissione permanente del Senato potrà formulare osservazioni su entrambi gli atti alla Commissione parlamentare per la semplificazione entro il 4 gennaio 2010.

Governo, trasmissione di documenti

Il Ministro per i rapporti con le Regioni ha inviato, con lettera in data 3 dicembre 2009, il parere espresso dalla Conferenza unificata, ai sensi dell'articolo 1-bis, comma 2, della legge 5 agosto 1978, n. 468, sui disegni di legge recanti disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge finanziaria 2010) (Atto Camera n. 2936) e bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2010 e bilancio pluriennale per il triennio 2010-2012 (Atto Camera n. 2937), sulla Relazione previsionale e programmatica per l'anno 2010 (Doc. XIII, n. 2) e sulla Nota di aggiornamento del Documento di programmazione economico-finanziaria (DPEF) per gli anni 2010-2013 (Doc. LVII, n. 2-bis).

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Atto n. 283).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 4 e 9 dicembre 2009, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria:

dell'Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (ICRAM), per l'eserciziO 2007. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 3a e alla 5a Commissione permanente (Doc. XV, n. 146);

dell'Istituto italiano per l'Africa e l'Oriente (ISIAO), per gli esercizi 2005-2007. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 147).

Alle determinazioni sono allegati i documenti fatti pervenire dagli enti suddetti ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa.

Corte dei conti, trasmissione di documentazione

La Corte dei conti - Collegio di controllo delle spese elettorali - ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, della legge 10 dicembre 1993, n. 515, il referto sui consuntivi delle spese e sui relativi finanziamenti riguardanti le formazioni politiche che hanno sostenuto la campagna per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica del 13-14 aprile 2008.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Atto n. 280).

Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti

Sono pervenuti al Senato i seguenti voti regionali:

del Consiglio regionale della Toscana concernente la vendita dei beni confiscati alla mafia (n. 26);

del Consiglio regionale dell'Umbria concernente "Disposizioni contro la mafia - Beni sequestrati o confiscati - Richiesta di ritiro della proposta di emendamento all'atto Senato 1790 (Legge finanziaria 2010) che prevede l'introduzione della possibilità di vendita dei beni confiscati alle mafie" (n. 27);

del Consiglio regionale della Valle d'Aosta concernente la destinazione dei beni immobili confiscati alle organizzazioni mafiose (n. 28).

I predetti voti sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente.

Parlamento europeo, trasmissione di documenti

Il Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 24 novembre 2009, ha inviato il testo di quattro risoluzioni, approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dall'11 al 12 novembre 2009:

una risoluzione sul progetto di programma di lavoro annuale di Progress per il 2010 e l'elenco delle attività per settore, proposto dalla Commissione (Doc. XII, n. 386). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 11a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla preparazione del vertice UE-Russia in programma il18 novembre 2009 a Stoccolma (Doc. XII, n. 387). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla programmazione congiunta della ricerca per lottare contro le malattie neurodegenerative, in particolare il morbo di Alzheimer (Doc. XII, n. 388). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 12a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla relazione annuale in merito alle attività del Mediatore europeo nel 2008 (Doc. XII, n. 389). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 14a Commissione permanente.

Petizioni, annunzio

Sono state presentate le seguenti petizioni:

il signor Alessandro Rocchi, di Roma, chiede:

una serie di misure concernenti la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina (Petizione n. 932);

disposizioni atte ad assicurare trasparenza e meritocrazia nelle assunzioni, contrastando il diffuso malcostume delle cosiddette "raccomandazioni" (Petizione n. 933);

disposizioni concernenti il gioco numerico Sisal denominato "Vinci per la vita - Win for life" (Petizione n. 934);

che avere rapporti omosessuali con minori, anche consenzienti, costituisca, in ogni caso, reato (Petizione n. 935);

provvedimenti atti a garantire la privacy dei cittadini in materia di vendite telefoniche ed iniziative promozionali (Petizione n. 936);

nuove misure per ridurre il debito pubblico (Petizione n. 937);

modifiche alla normativa elettorale volte ad introdurre un sistema politico basato sul bipartitismo (Petizione n. 938);

nuove norme in materia di rapporti tra magistratura e titolari di cariche pubbliche (Petizione n. 939);

nuove norme in materia di notificazione di atti giudiziari (Petizione n. 940);

interventi a favore dei nuclei familiari a basso e bassissimo reddito (Petizione n. 941);

interventi, anche nelle competenti sedi internazionali, contro la fame e la sete nel mondo (Petizione n. 942);

nuove norme in materia di controlli sui clienti di banche, uffici postali ed istituti di credito (Petizione n. 943);

nuove norme in materia di candidature politiche (Petizione n. 944);

nuove norme in materia di indennità dei parlamentari (Petizione n. 945);

nuove norme in materia di spese condominiali (Petizione n. 946);

interventi in materia di esposizione di segni e simboli religiosi nelle aule scolastiche (Petizione n. 947);

nuove norme in materia di grandi opere pubbliche (Petizione n. 948);

nuove norme in materia di appartenenza a logge massoniche (Petizione n. 949);

iniziative, nelle competenti sedi internazionali, concernenti la situazione politica in Afghanistan (Petizione n. 950);

modifiche della procedura parlamentare in materia di approvazione delle leggi (Petizione n. 951);

interventi in materia di informatori di polizia (Petizione n. 952);

nuove iniziative in materia di raccolta di rifiuti (Petizione n. 953);

norme in materia di supplenza del Presidente del Consiglio dei Ministri (Petizione n. 954);

nuove norme in materia di tecnica legislativa (Petizione n. 955);

l'adozione di iniziative, nelle competenti sedi internazionali, volte a definire nuove norme in materia di personale dell'ONU (Petizione n. 956);

nuove norme in materia di spese processuali a carico della parte soccombente in giudizio (Petizione n. 957);

nuove norme in materia di assegno di invalidità (Petizione n. 958);

nuove norme in materia di insegnamento delle lingue straniere (Petizione n. 959);

un censimento dei beni immobiliari e dei terreni di proprietà pubblica (Petizione n. 960);

nuove norme in materia di pensione e determinazione della quota impignorabile (Petizione n. 961);

interventi contro la disoccupazione (Petizione n. 962);

nuove norme atte a disciplinare le collette e gli aiuti alimentari contro la fame nel mondo (Petizione n. 963);

l'incorporazione dell'INAIL da parte dell'INPS (Petizione n. 964);

modifiche all'articolo 75 della Costituzione in materia di referendum (Petizione n. 965);

che i titolari di funzioni pubbliche siano perseguibili per reati commessi nell'esercizio di tali funzioni fino a dieci anni dopo la scadenza del mandato (Petizione n. 966);

l'adozione di norme volte a scongiurare il verificarsi di atti di violenza nelle carceri (Petizione n. 967);

disposizioni contro l'evasione scolastica (Petizione n. 968);

nuove norme contro l'evasione fiscale (Petizione n. 969);

nuove norme in materia di accordi di estradizione (Petizione n. 970);

nuove norme in materia di pubblici funzionari e uso di sostanze stupefacenti (Petizione n. 971);

l'innalzamento dell'età pensionabile (Petizione n. 972);

nuove norme in materia di pensioni di reversibilità (Petizione n. 973);

nuove norme in materia di trattenuta del quinto su retribuzioni e pensioni (Petizione n. 974);

nuove norme in materia di tassazione IRPEF per i redditi da lavoro saltuario (Petizione n. 975);

nuove norme in materia di appalti pubblici (Petizione n. 976);

nuove norme in materia di diritti di successione (Petizione n. 977);

nuove norme in materia di abusi edilizi (Petizione n. 978);

nuove norme in materia di professione di avvocato, con particolare riguardo a taluni aspetti di etica forense (Petizione n. 979);

nuove norme in materia di composizione del collegio giudicante nel processo civile (Petizione n. 980);

norme per la semplificazione degli adempimenti burocratici richiesti agli invalidi totali e agli ultraottantacinquenni (Petizione n. 981);

disposizioni atte a promuovere e a semplificare la donazione del sangue (Petizione n. 982);

nuove norme in materia di consulenze e partiti politici (Petizione n. 983);

nuove norme in materia di elezione del Premier e del Vice Premier (Petizione n. 984);

nuove norme in materia di impugnazione di sentenze (Petizione n. 985);

disposizioni in materia di galateo istituzionale (Petizione n. 986);

norme in materia di lavoro delle casalinghe (Petizione n. 987);

che il Parlamento si doti di nuovi strumenti di indirizzo e di controllo sul potere esecutivo (Petizione n. 988);

misure per contrastare l'evasione fiscale tramite il rilascio di biglietti «gratta e vinci» al momento dell'emissione degli scontrini fiscali e degli assegni circolari (Petizione n. 989);

il signor Valter Bay, di Torino, espone la comune necessità che sia costituita una nuova regione denominata "Lunezia" (Petizione n. 990);

il signor Paolo Eugenio Vigo, di Voltri (Genova), chiede un provvedimento atto ad aumentare il reddito delle pensioni attraverso meccanismi IRPEF compensativi delle maggiori uscite determinate dall'aumento dell'età anagrafica (Petizione n. 991).

Tali petizioni, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, sono state trasmesse alle Commissioni competenti.

Mozioni, apposizione di nuove firme

I senatori Nessa, De Lillo, Santini, Di Giacomo, Carloni e Valentino hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00221 dei senatori Lauro ed altri.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Della Monica ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00741, della senatrice Mongiello ed altri;

il senatore Sarro ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-02402 del senatore Compagna.

Mozioni, nuovo testo

La mozione 1-00223, dei senatori Finocchiaro ed altri, pubblicata il 10 dicembre 2009, deve intendersi riformulata come segue:

FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, CASSON, GRANAIOLA, MERCATALI, AMATI, ANDRIA, ARMATO, BARBOLINI, BUBBICO, CABRAS, DE LUCA, LEGNINI, FIORONI, GARRAFFA, GASBARRI, GIARETTA, INCOSTANTE, LUSI, PINOTTI, RANUCCI, ROSSI Paolo, SANGALLI, SBARBATI, TOMASELLI. - Il Senato,

premesso che:

gli stabilimenti balneari sono un'importante realtà socio-economica tipica del settore del turismo italiano, che nel corso ormai centenario della loro attività hanno garantito un elevato livello di accoglienza e di servizi a favore dei cittadini e della clientela turistica internazionale;

gli stabilimenti balneari sono diffusi in tutto il territorio costiero del Paese ed in alcune particolari aree, come la Versilia e la costa romagnola e marchigiana, hanno raggiunto livelli di significatività economica paragonabile a quella di veri e propri distretti produttivi manifatturieri. Sono, inoltre, fortemente integrati con l'offerta alberghiera contribuendo significativamente al PIL turistico;

sulla base di recenti dati, nel territorio nazionale sono attualmente operativi circa 28.000 stabilimenti balneari, che in media occupano durante la stagione estiva non meno di 300.000 addetti, ai quali vanno aggiunti gli addetti occupati nell'indotto, ovvero dagli esercizi pubblici e dagli esercizi commerciali che vivono a stretto contatto con gli stabilimenti balneari;

gli stabilimenti balneari, oltre a rappresentare un settore primario della nostra economia, svolgono un'imprescindibile attività a tutela dei turisti garantendo loro le necessarie informazioni quotidiane sulla balneabilità del mare, la sorveglianza delle coste e l'assistenza immediata in caso di emergenza in mare;

non va dimenticato, inoltre, l'imprescindibile ruolo svolto dagli stabilimenti balneari a tutela dell'ambiente naturale costiero ed in particolare nelle operazioni di pulizia e di manutenzione degli arenili;

alla luce di quanto esposto la coduzione di uno stabilimento balneare deve essere considerata una vera e propria attività imprenditoriale complessa, chiamata contemporaneamente a gestire una serie di servizi alla clientela turistica ed in conseguenza ad intrattenere rapporti di natura economica con altre attività commerciali, a garantire un adeguato livello occupazionale e a svolgere servizi di tutela pubblica dei bagnanti e di manutenzione ambientale dei tratti di costa di loro competenza;

proprio per le caratteristiche descritte, gli stabilimenti balneari italiani si distinguono profondamente da quelli del resto dei Paesi mediterranei a maggiore vocazione turistica, come Francia, Spagna e Grecia, dove la diffusione è assai più contenuta e in molti casi sono gestiti direttamente dagli alberghi e a disposizione esclusivamente della loro clientela;

considerato che:

l'attività imprenditoriale di gestione degli stabilimenti balneari nasce con il rilascio di una concessione demaniale marittima, valida per un determinato periodo di tempo e gli investimenti e la continuità operativa dell'attività dipendono essenzialmente dalla durata, dalle condizioni di esercizio, ovvero dai canoni concessori, e dalla possibilità di rinnovo della concessione;

proprio per far fronte alle esigenze di continuità operativa dell'attività di gestione di uno stabilimento balneare, l'articolo 37 del codice della navigazione, di cui al regio decreto n. 327 del 1942, e successive modificazioni, stabilisce che nell'assegnazione della concessione e nella fase di rinnovo della medesima è preferito il richiedente che offra maggiori garanzie di proficua utilizzazione della concessione e si proponga di avvalersi di questa per un uso che risponda ad un più rilevante interesse pubblico;

con riguardo alla durata della concessione, l'articolo 10 della legge n. 88 del 2001 ha previsto un meccanismo di rinnovo automatico delle medesime con cadenza sessennale;

tale combinato disposto, insieme ad altre disposizioni normative che hanno demandato a Regioni e Comuni compiti di regolamentazione tecnica dell'attività, ha consentito nel corso degli ultimi anni un forte sviluppo dell'attività lungo tutta la costa nazionale e garantito la possibilità ai gestori degli stabilimenti balneari di programmare consistenti investimenti finalizzati a migliorare le strutture ricettive degli stabilimenti e ad innalzare il livello dei servizi offerti al cittadino;

constatato che:

in data 2 febbraio 2009, l'Unione europea ha aperto nei confronti dell'Italia la procedura d'infrazione n. 2008/4908 per il mancato adeguamento della normativa nazionale in materia di concessioni demaniali marittime ai contenuti previsti dalla "direttiva servizi", meglio conosciuta come direttiva Bolkenstein (direttiva 123/2006/CE);

la Direzione generale del mercato interno e dei servizi della Commissione europea, in una nota del 4 agosto 2009 inviata dalla rappresentanza permanente presso la CE al Dipartimento delle politiche comunitarie presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha evidenziato che la preferenza accordata dall'articolo 37 del codice della navigazione al concessionario uscente, oltre ad essere contraria all'articolo 43 del Trattato che istituisce la Comunità europea, è nel contempo in contrasto con l'articolo 12 della "direttiva servizi" ed ha invitato le autorità italiane ad adottare tutte le misure necessarie al fine di rendere l'ordinamento italiano pienamente conforme a quello comunitario entro il termine ultimo del 31 dicembre 2009;

per effetto della procedura di infrazione aperta dalla UE, il Governo italiano si sta accingendo ad apportare modifiche alla legge di recepimento della "direttiva servizi" e ad emanare un apposito decreto legislativo i cui contenuti non sono allo stato attuale ancora definiti, tanto da creare evidenti preoccupazioni a tutto il comparto del turismo balneare;

alla luce di quanto menzionato, infatti, nell'ipotesi di pieno adeguamento del nostro ordinamento alle indicazioni della "direttiva servizi" le concessioni demaniali marittime, a decorrere dal prossimo anno, non potranno più essere rinnovate automaticamente, non valendo più il diritto di insistenza, ma anzi dovranno essere oggetto di un bando con procedura di evidenza pubblica alla scadenza temporale di ogni concessione;

la repentina modifica dell'ordinamento nazionale, il cui equilibrio è stato costruito in un lungo arco temporale, metterebbe in seria discussione la sopravvivenza di almeno 20.000 imprese, molte delle quali microimprese, con effetti disastrosi nei livelli occupazionali del settore turistico balneare e più in generale nell'economia turistica del Paese, con effetti ancora più gravi proprio nelle aree dove il settore turistico-balneare è più sviluppato;

le ragioni dell'annunciata difficoltà del settore turistico balneare nazionale appaiono del tutto evidenti: gran parte degli attuali concessionari sono rappresentati da piccoli imprenditori, che non saranno più disposti ad investire e a migliorare i servizi in mancanza di certezze sul ritorno economico dell'investimento e a fronte di una durata certa della concessione di soli sei anni;

a quanto appena descritto, si aggiunge poi il danno che subirebbero gran parte delle piccole realtà imprenditoriali attualmente concessionarie, che vedrebbero vanificati gli sforzi compiuti in lunghi anni di lavoro nella creazione del valore economico degli stabilimenti balneari e nella creazione di un sistema di interrelazioni con le altre imprese del settore turistico ricreativo,

impegna il Governo:

a riconoscere la specificità del settore del turismo ricreativo balneare nazionale e ad attivarsi al fine di concordare in sede europea, proprio in ragione di tale specificità, il differimento temporale al 31 dicembre 2015 dell'applicazione delle disposizioni previste dalla direttiva n. 123/2006/CE al settore delle concessioni marittime balneari;

sulla base dell'unicità, dell'originalità e della specificità del sistema italiano, a prevedere un'adeguata applicazione per l'Italia della direttiva servizi n. 123/2006/CE riferita esplicitamente al settore balneare, da concertare appositamente con la Commissione europea;

ad istituire un apposito tavolo istituzionale con la partecipazione dei rappresentanti delle Regioni, degli enti locali e delle associazioni rappresentative dei gestori degli stabilimenti balneari finalizzato a concordare i contenuti della nuova disciplina di regolamentazione delle concessioni demaniali marittime, con particolare riguardo alle tematiche relative: ai tempi di applicazione alle aziende in esercizio; alla validità o meno delle concessioni esistenti; ai criteri per il rilascio di nuove concessioni, alla loro durata e agli eventuali casi di revoca; all'importo dei canoni concessori; al diritto di prelazione e all'equo indennizzo dei concessionari nel caso di aggiudicazione della concessione ad altro soggetto o di revoca della concessione non dipendente da abusi o inadempienze da parte del concessionario; ai criteri di subingresso in caso di vendita o affitto; alla devoluzione alle Regioni e agli enti locali delle residue competenze.

(1-00223) (Testo 2)

Mozioni

VITA, RUSCONI, CERUTI, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, GIAMBRONE, MARCUCCI, SERAFINI Anna Maria - Il Senato,

premesso che:

da parte di migliaia di singoli operatori del settore, delle associazioni di categoria, come la Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa (CNA), e delle organizzazioni sindacali Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil, si lamenta l'incongruità e l'incoerenza delle nuove prescrizioni relative ai requisiti necessari per la qualifica di restauratore;

per effetto delle nuove norme alcune migliaia di lavoratori verrebbero esclusi dalla possibilità di accesso al titolo, depauperando la forza lavoro, oggi attiva nel settore e cancellando in un colpo solo un'intera generazione di restauratori;

la professione di restauratore costituisce un patrimonio di sapere e di eccellenza inestimabile, garantisce all'Italia uno stabile primato mondiale nell'attività di restauro, conservazione e tutela del patrimonio storico-artistico, non solo nazionale, e rappresenta inoltre uno dei cardini della trasmissione della tradizione e del saper fare tipico degli antichi mestieri;

il decreto del Ministero per i beni e le attività culturali 30 marzo 2009, n. 53 (Regolamento recante la disciplina delle modalità per lo svolgimento della prova di idoneità utile all'acquisizione della qualifica di «restauratore di beni culturali», nonché della qualifica di «collaboratore restauratore di beni culturali», in attuazione dell'articolo 182, comma 1-quinquies, del Codice dei beni culturali), i decreti ministeriali 26 maggio 2009, n. 86 e n. 87, e successivamente la circolare ministeriale 12 agosto 2009, n. 35, e il documento del segretariato generale del Ministero sempre del 12 agosto 2009, recante «Linee guida applicative dell'articolo 182, comma 1, 1-bis, 1-ter, 1-quater e 1-quinquies del Codice dei beni culturali e del paesaggio (disciplina transitoria degli operatori del restauro)», hanno varato norme attuative relative allo status di restauratore e di collaboratore;

a questa materia si applicano anche fonti normative che regolano la materia degli appalti pubblici, tra cui alcune con riferimento specifico al settore dei beni culturali: il decreto del Presidente della Repubblica 25 gennaio 2000, n. 34; il decreto ministeriale 3 agosto 2000, n. 294, come modificato dal decreto ministeriale 24 ottobre 2001, n. 420, da cui discendono le norme rispetto alle qualifiche richieste per l'accesso alla professione di restauratore (ovvero le categorie di opere pubbliche OS2A e OS2B); il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 30; il decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163;

il citato documento sulla «Disciplina transitoria degli operatori del restauro» del Ministero per i beni e le attività culturali indica che ad oggi «non esiste ancora nel nostro ordinamento una compiuta disciplina delle relative figure professionali» e che «è generale la convinzione che la capacità professionale dei singoli operatori assuma ruolo strategico insostituibile per assicurare la qualità degli interventi conservativi» perché sino ad ora «il problema di verificare che tale idoneità sussistesse in concreto è stato per lungo tempo risolto all'interno di una prassi che vedeva il ricorso pressoché generalizzato ad affidamenti di carattere fiduciario» che hanno condotto oggi all'esigenza di «verifica su basi oggettive della capacità professionale degli operatori»;

la circolare ministeriale prevede l'attribuzione della qualifica a coloro che hanno conseguito un diploma presso una scuola di restauro riconosciuta. Ad oggi sono solo tre gli istituti riconosciuti in Italia;

tali scuole a livello statale sono l'Opificio delle pietre dure, l'Istituto superiore per la conservazione ed il restauro e l'Istituto centrale di patologia del libro (oggi inglobato, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 26 novembre 2007, n. 233, nell'Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario), che si aggiungono a quelle di livello regionale. Queste ultime risultano essere state le più frequentate dai restauratori. Tuttavia, la frequenza di queste scuole ha avuto luogo quando non erano ancora accreditate, con la conseguenza che moltissimi restauratori qualificati sono in possesso di un diploma non coerente con le indicazioni fornite dal Ministero con i provvedimenti emanati a ridosso dell'estate 2009;

la documentazione richiesta per l'accesso alla prova di idoneità si riferisce ad un periodo temporale anteriore all'anno 2000, ed è per la maggior parte degli operatori del settore impossibile da reperire;

una diffusa «negligenza delle stazioni appaltanti (...) nella redazione dei certificati di esecuzione dei lavori (allegato D al decreto del Presidente della Repubblica n. 34 del 2000)» è stata evidenziata anche nella determinazione dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture del 3 aprile 2002, n. 6; il certificato è stato introdotto dall'allegato D del decreto del Presidente della Repubblica n. 34 del 2000 (regolamento recante istituzione del sistema di qualificazione per gli esecutori di lavori pubblici, ai sensi dell'articolo 8 della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni). Quindi per i candidati alla prova di idoneità, ai quali è richiesto di avere svolto attività di restauro per almeno quattro anni alla data di entrata in vigore del decreto ministeriale n. 420 del 2001, è sostanzialmente impossibile documentare la propria attività mediante tale certificato,

impegna il Governo:

ad assumere iniziative di carattere normativo volte a modificare l'articolo 182 del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004, consentendo la possibilità di valutare l'attività svolta alla data attuale e non limitarla al 24 ottobre 2001, data di entrata in vigore del decreto ministeriale n. 420 del 2001;

ad eliminare gli elementi ostativi alla partecipazione alla prova introdotti dal decreto ministeriale n. 53 del 2009, e non previsti dal citato articolo 182 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, ed in particolare l'assimilazione della responsabilità derivante dal ruolo di direttore di cantiere con la «responsabilità diretta nella gestione tecnica dell'intervento» (decreto ministeriale 30 marzo 2009, n. 53, articolo 2, comma 3, lettera a)), in previsione del fatto che, in ossequio alla circolare del Ministero per i beni e le attività culturali n. 35 del 12 agosto 2009, gli uffici interessati si troveranno a dover verificare «ora per allora» situazioni che si riferiscono a lavori e ruoli svolti prima del 2000;

ad attenersi all'interpretazione di «responsabilità diretta nella gestione tecnica dell'intervento» data dalla sentenza del TAR del Lazio n. 1844 del 2004 che chiarisce come la nozione di responsabilità diretta nella gestione tecnica dell'intervento, richiesta per il conseguimento della qualifica di restauratore, non va intesa nel suo stretto significato tecnico-giuridico, giacché è evidente che non può farsi carico chi esegue effettivamente il restauro dei rapporti e delle responsabilità che sono, sul piano giuridico, esclusivamente riconducibili all'impresa assuntrice dei lavori;

ad assumere iniziative, anche di carattere normativo, finalizzate ad includere tra i titoli di studio utili, per la partecipazione all'esame, anche la laurea in conservazione dei beni culturali;

a riconoscere, in via transitoria, il titolo di collaboratore restauratore a tutti coloro che abbiano frequentato corsi professionali istituiti dalle Regioni o da istituti privati con riconoscimento regionale (sia biennali che triennali) e ai lavoratori che dimostrino, con qualsiasi mezzo documentale, di aver lavorato in cantieri di restauro;

a modificare il decreto 30 marzo 2009, n. 53, del Ministero per i beni e le attività culturali, con il quale si individuano gli ambiti di competenza, in base ai quali dovranno essere svolte le prove d'esame, prevedendo una maggiore articolazione degli stessi, allo scopo di evitare che operatori fortemente specializzati in un ambito professionale debbano sostenere le prove stesse su materie ad essi estranee sul piano dell'attività svolta.

(1-00225)

Interpellanze

BELISARIO, LI GOTTI, PARDI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:

il giornalista di Televideo - Rai Nello Rega, scrittore e grande esperto di Medio Oriente, durante una conferenza stampa per la presentazione del suo ultimo libro, svoltasi il 24 settembre 2009, ha annunciato di aver subito pesanti minacce da parte di fondamentalisti islamici sia a Roma, dove lavora, sia a Potenza, dove risiede la sua famiglia;

le intimidazioni, che risultano riferirsi sempre a Hezbollah, sono iniziate diverse settimane prima dell'uscita del libro suindicato, dal titolo "Diversi e divisi", avente come oggetto la convivenza tra cristiani e islamici: dapprima lettere, minacce verbali, e infine proiettili, ricevuti insieme alla copertina del testo;

il primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo, con lettera del 20 ottobre 2009, ha portato all'attenzione del Ministro dell'interno la vicenda in oggetto, per chiedere un servizio di tutela alla persona di Nello Rega nell'arco delle ventiquattro ore sul territorio nazionale;

successivamente alla data di tale missiva, rimasta senza esito, il giornalista e la sua famiglia hanno continuato ad essere oggetto di pesanti intimidazioni: lettere anonime con minacce di morte e proiettili recapitati persino al domicilio della madre del Rega, altre lettere indirizzate sempre al giornalista e fatte recapitare alla Pro Loco di Gallicchio (Potenza), dove si è costituito un comitato per la sua sicurezza;

il primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo, con lettera del 5 novembre 2009, anche questa rimasta priva di riscontro, è tornato a sollecitare al Ministro dell'interno un provvedimento immediato affinché potesse essere garantita al dottor Rega una sicurezza che, nei limiti del possibile, gli consenta di vivere in condizioni normali;

l'ultimo macabro gesto nei confronti del giornalista si è verificato a Potenza la mattina del 27 novembre 2009, quando Nello Rega ha scoperto che la sua automobile era stata aperta e ha trovato, sul sedile del passeggero, la testa mozzata di un agnello. A quanto risulta all'interrogante, nessun esito hanno avuto le sollecitazioni al Ministro dell'Interno di dare adeguata protezione al giornalista Rega;

considerato peraltro che:

nel disegno di legge concernente il bilancio dello Stato, già esaminato dal Senato della Repubblica ed attualmente all'esame della Camera dei deputati, emerge che lo stato di previsione del Ministero dell'interno per l'anno 2010 reca spese per complessivi 27.205 milioni di euro, con una riduzione, rispetto alle previsioni assestate 2009, di 1830 milioni di euro, concentrata nelle spese correnti (4,67 per cento);

in riferimento alla missione "ordine pubblico e sicurezza" - che dovrebbe rappresentare un tema assai caro alla compagine governativa - si registra una sensibile riduzione (dell'entità di 398 milioni di euro) pari al 5,03 per cento ed il taglio colpisce soprattutto lo stanziamento relativo alla Missione 3.3 - Pianificazione e coordinamento Forze di polizia che subisce tagli del 15,57 per cento rispetto al dato assestato al 2009 (- 204.223.398). Particolarmente gravi appaiono, a tal proposito, le riduzioni in riferimento al Programma 3.1 "Contrasto al crimine, tutela ordine e sicurezza" (- 191.889.595) e, nello specifico, al capitolo 2501 relativo a Stipendi e retribuzioni personale polizia di Stato (- 141.718.929); nonché, al Programma 3.3 - Pianificazione e coordinamento Forze di Polizia, al capitolo 2671 relativo a Spese organizzazione e funzionamento Direzione investigativa antimafia (- 3.247.312) e al capitolo 2672 riferito a Spese riservate alla Direzione Investigativa Antimafia (- 4.743), ed infine, al capitolo 2840 relativo al Programma protezione collaboratori di giustizia (- 23.399.521);

considerato dunque che ad avviso degli interpellanti emerge, in tutta la sua evidenza, la perdurante discrepanza tra le annunciate politiche governative volte al contrasto della criminalità e i finanziamenti connessi alle risorse economico-strumentali a concreta disposizione delle Forze di polizia,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga necessario assumere opportune iniziative affinché siano davvero garantite - con somma urgenza - condizioni di sicurezza e di incolumità personale al dottor Nello Rega quotidianamente e su tutto il territorio nazionale;

quali siano i criteri oggettivi e soggettivi attraverso cui vengono assegnati i servizi di tutela da parte delle forze di polizia.

(2-00144 p. a.)

PINZGER, PETERLINI, POLI BORTONE - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

la legge 24 aprile 1941, n. 392 dispone che sono obbligatorie per i Comuni le spese di funzionamento degli uffici giudiziari e trasferisce agli stessi Comuni la loro gestione e mantenimento;

la legge del 1941 pone in particolare a carico dei Comuni in cui ha sede l'ufficio giudiziario una serie di spese - sempre più gravose - riguardanti la custodia dei locali, la loro manutenzione, l'illuminazione, il riscaldamento, le provviste di acqua, la riparazione dei mobili, le spese per i registri e gli oggetti di cancelleria ed altro ancora. Per quanto, in particolare, attiene alla custodia degli uffici giudiziari è stato richiesto ai Comuni di disporre di un servizio di vigilanza esterna degli edifici. I Comuni hanno potuto far fronte a tale richiesta affidando, inevitabilmente, tali compiti ad organizzazioni private di guardie giurate autorizzate alla custodia e vigilanza di beni immobiliari, tenendo conto dell'esigenza straordinaria di tutela e di salvaguardia della magistratura stessa;

il decreto del Presidente della Repubblica 4 maggio 1998, n. 187, reca le norme riguardanti i procedimenti relativi alla concessione ai comuni di contributi per le spese di gestione degli uffici giudiziari a norma dell'articolo 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59, e prevede all'articolo 2 che il contributo è corrisposto in due rate: la prima è disposta in acconto all'inizio di ciascun esercizio finanziario, mentre la seconda, a saldo, è corrisposta entro il 30 settembre;

risulta agli interpellanti che i Comuni, sedi di uffici giudiziari, circa 850, denunciano l'insostenibile ritardo e insufficienza dei rimborsi previsti per i Comuni in base alla normativa ed ai regolamenti vigenti;

infatti, il pagamento degli acconti veniva effettuato negli anni passati tra aprile e ottobre dell'anno successivo e non nell'anno nel quale vengono sostenute le spese. Il pagamento del saldo avviene anch'esso con enormi ritardi. Il saldo del 2003 è stato erogato nel 2007 e il saldo del 2005 è stato erogato nell'anno 2009;

il problema fondamentale è l'ammontare del contributo. Per gli anni 2004 e 2005 sono stati rimborsati meno del 50 per cento delle spese sostenute. Solo nel 2003 sono stati rimborsati più del 90 per cento delle spese. Per gli anni 2006 e successivi non è possibile calcolare la copertura, dato che il pagamento del saldo deve ancora avvenire,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda fare una stima circa l'ammontare effettivo del debito nei confronti dei Comuni sede degli uffici giudiziari;

se non intenda sanare al più presto il debito pregresso, oltre a prevedere una modifica dell'attuale normativa che reca numerose problematicità alle casse dei Comuni sede degli uffici giudiziari.

(2-00145)

Interrogazioni

MARCENARO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

il Presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, eletto per la prima volta nel 1994, è stato definito dal Dipartimento di Stato Usa come "l'ultimo dittatore d'Europa". Per la sua ultima elezione, terzo mandato, nel marzo 2006, ha ottenuto l'82,6% dei consensi ma tale consultazione è stata definita "non in linea con i criteri internazionali richiesti per elezioni libere e giuste" dall'Ocse e il Ministro degli esteri austriaco Ursula Plassnik a nome della Presidenza di turno europea confermò il "clima di intimidazione". Il Commissario alle relazioni estere della stessa Unione europea, Benita Ferrero-Waldner, preannunciò sanzioni, pur rassicurando che non si intendeva "fare del male al popolo bielorusso";

per questo l'Unione europea ha deciso di estendere al mese di ottobre 2010 le misure restrittive già esistenti nei confronti del presidente Lukashenko, messo all'indice dall'Ue e dalla comunità internazionale per il sospetto di brogli elettorali e per il mancato rispetto delle regole democratiche in politica interna.

l'Unione europea si è impegnata in questi anni in un percorso di riavvicinamento, ponendo in primo piano la questione dei diritti umani, delle libertà individuali e della democrazia come testimoniano le riunioni del Consiglio d'Europa in cui sono stati invitati esponenti del Governo ma anche rappresentanti dell'opposizione in Parlamento. In questo quadro di riaperture delle relazioni politiche e diplomatiche, nel mese di maggio 2009 Lukashenko si è recato al vertice Ue sulla Eastern Partenrship;

il Presidente del Consiglio dei ministri italiano, nella sua visita in Bielorussia del 30 novembre, lo ha "riabilitato" e gratificato dichiarando: "Tanti auguri a lei e al suo governo. E alla sua gente che so che la ama. E questo è dimostrato da tutti i risultati delle elezioni che sono sotto gli occhi di tutti, che noi conosciamo e apprezziamo".

si chiede di sapere a quale logica rispondano la visita del Presidente del Consiglio dei ministri in Bielorussia e le sue dichiarazioni, ad avviso dell'interrogante, imbarazzanti.

(3-01083)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

PARDI, CAFORIO - Ai Ministri della difesa e del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

in data 23 novembre 2009 alle ore 14.10 un velivolo militare C-130J in uso alla 46a Brigata aerea nel corso di un addestramento è precipitato nei pressi dell'aeroporto di Pisa, in località Le Rene del comune di Coltano, provocando il decesso di cinque militari. L'incidente è avvenuto subito dopo il decollo, immediatamente fuori dalla zona aeroportuale: il velivolo è finito dapprima contro dei cavi ad alta tensione ed è poi atterrato sulla linea ferroviaria Pisa - Colle Salvetti - Cecina. I resti dell'aereo si sarebbero sparsi in un raggio di circa 150 metri;

il "technical order 00-105e-9, 1 february 2006, revision 11 - segment 7 covering chapter 6 from the c-130 to wc-135w", ovvero il manuale tecnico comprendente anche i velivoli C-130 e C-130J, prodotto dal "HQ AFCESA (Air Force Civil Engineer Support Agency http://www.afcesa.af.mil/)/cexf - fire and emergency services egress manager", avente sede in 139 barnes drive suite 1, Tyndall afb, Florida, a pagina 24, indica che "the inboard elevator counterbalance weight is cast Depleted Uranium (DU). The DU is to be replaced by a alternate material selection of Sintered Tungsten. This modification will start with aircraft serial number 5536" (il contrappeso è composto da uranio impoverito (64 kg), materiale che sarà sostituito dal tungsteno, a partire dal velivolo con numero di serie 5536);

l'utilizzo di uranio impoverito per gli aeromobili C130 e C-130J, prodotti dalla Lockeed Martin, sarebbe confermato altresì da una perizia disposta nell'anno 2000 dal pubblico ministero dottor Felice Casson, dal titolo "Rischio derivante dall'utilizzo di uranio impoverito in aeromobili per uso civile", redatta con l'apporto dell'Istituto superiore di sanità, dell'ENEA, dell'Università Federico II e del Politecnico di Torino, ove la "Relazione di consulenza tecnica preliminare" specifica che "il DU sembra essere l'unico tipo di uranio che possa utilizzarsi nei contrappesi. (...) Anche aerei usati per scopi militari e trasporto-merci sono stati equipaggiati con contrappesi in DU: tra questi ci sono il Lockheed C-130 (…)". Relativamente agli "Eventi catastrofici", la perizia chiarisce come "una situazione incidentale in cui un aereo contenente parti in DU subisca un incendio suscita giustificata preoccupazione, in quanto in questo caso notevoli quantità di DU potrebbero essere volatilizzate e inalate dalle persone attorno alla zona dell'incendio (vigili del fuoco, passeggeri, residenti). Inoltre, non si può escludere il rischio di contaminazione in aree circostanti l'incidente". Maggiore preoccupazione desta la sezione dedicata a "Interventi di spegnimento e recupero del sito": "La massima esposizione a DU in caso di evento catastrofico riguarda i vigili del fuoco impegnati nello spegnimento dell'incendio e il personale dedicato a ripulire il sito dell'incidente (liquidatori). (…) Appare evidente in questi casi la possibilità per questi lavoratori di superare la Dose Massima Ammissibile, aumentando quindi la probabilità di insorgenza di effetti genotossici ritardati, quali tumori e mutazioni nella progenie, come ampiamente mostrato in letteratura scientifica e i gravi rischi di nefrotossicità nel caso di un'insufficiente protezione tramite maschere";

considerato che:

esaminando i molti filmati dello spegnimento delle fiamme generate dal velivolo, ed in particolare da fonti della rete (quale http://www.youreporter.it/video_Precipita_aereo_militare_a_Pisa_immagini_di_50canale_tv_1) è possibile vedere con chiarezza operatori dei vigili del fuoco, carabinieri, tele-operatori e astanti nelle immediate vicinanze del relitto, tutti privi delle necessarie misure di sicurezza ed in prossimità dell'eventuale fonte di dispersione di inquinamento. Risulta altresì che al momento della tragica fatalità il vento fosse particolarmente forte, in grado quindi di disperdere velocemente le polveri inquinanti verso centri abitati, zone agricole coltivate e fonti idriche;

l'eventuale presenza di uranio impoverito avrebbe dovuto essere tempestivamente comunicata da parte dell'Aeronautica militare ai vigili del fuoco incaricati di rimuovere i rottami del velivolo, al fine di garantire loro la possibilità di operare in sicurezza, mettendo al riparo da possibili rischi la loro integrità fisica. Si rileva altresì che in caso di incendio di uranio impoverito, la quantità di particelle gravemente inquinanti emesse costituirebbe grave pregiudizio alla salute pubblica per la vicina città di Pisa,

si chiede di sapere:

il numero di serie del velivolo coinvolto nel sopra esposto incidente;

qualora tale velivolo recasse numero di serie inferiore a 5536, quali sistemi di prevenzione siano stati adottati al fine di proteggere le persone coinvolte nella rimozione dei rottami;

quali indagini sullo stato di eventuale contaminazione da uranio impoverito siano state condotte sulle aree in cui è avvenuto l'episodio;

se i vigili del fuoco, i carabinieri e le Forze dell'ordine siano a conoscenza del fatto che l'Aeronautica militare italiana utilizza velivoli aventi contrappesi di uranio impoverito e se, in caso di incidente, siano equipaggiati con protocolli di sicurezza e strumentazioni adatte ad evitare la contaminazione per radiazione ed inalazione.

(3-01084)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

STIFFONI, MAZZATORTA, VALLARDI - Ai Ministri dell'interno e del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

per ottenere il ricongiungimento familiare lo straniero deve dimostrare la disponibilità di un alloggio adeguato;

l'articolo 29, comma 3, del decreto legislativo n. 286 del 1998 Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero prevedeva, sino all'entrata in vigore della legge 15 luglio 2009 n. 94, che la disponibilità dello straniero ai fini del ricongiungimento doveva riguardare un "alloggio che rientri nei parametri minimi previsti dalla legge regionale per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica", ovvero, che sia fornito dei requisiti di idoneità igienico-sanitaria accertati dall'Azienda sanitaria locale competente per territorio;

la nuova formulazione dell' articolo 29, comma 3, a seguito della modifica normativa suindicata, stabilisce che i requisiti ai fini dell'esercizio del diritto al ricongiungimento familiare dello straniero siano due ossia: la conformità igienico-sanitaria dell'alloggio e l'idoneità abitativa dello stesso;

la nuova formulazione dell'articolo 29, comma 3, stabilisce che tali requisiti debbano essere "accertati dai competenti uffici comunali", ossia che debbano essere i Comuni, e non altre autorità, a rilasciare la certificazione relativa al requisito della conformità igienico-sanitaria dell'alloggio ed al requisito dell'idoneità abitativa;

considerato che:

i Comuni provvedono a rilasciare tale certificazione avvalendosi, per quanto riguarda la conformità igienico sanitaria dell'alloggio, del supporto tecnico dell'azienda sanitaria locale e, per quanto attiene all'idoneità abitativa, avvalendosi dei parametri minimi previsti dalle leggi regionali in materia di edilizia residenziale pubblica;

la circolare del Ministero dell'Interno del 18 novembre 2009, firmata dal Prefetto Angelo Malandrino - Direttore centrale per le politiche per l'immigrazione e dell'asilo - partendo dall'esigenza di "individuare parametri di idoneità abitativa uniformi su tutto il territorio nazionale", sostiene che i Comuni possano fare riferimento per l'idoneità abitativa ad un decreto del luglio 1975 del Ministero della Sanità,

si chiede di sapere:

se il Ministro dell'interno intenda il riferimento al decreto-ministeriale del 5 luglio 1975, contenuto nella circolare citata, come mero riferimento esemplificativo e, quindi, non obbligatorio per i Comuni tenuti alla certificazione ai sensi dell'articolo 29, comma 3, del citato Testo Unico immigrazione, anche alla luce del fatto che i parametri del 1975 sono riferiti ad una generale situazione abitativa ben diversa da quella di oggi;

in ultimo se, ai fini della verifica dell'idoneità abitativa, i Comuni possano, conseguentemente, continuare ad utilizzare i parametri minimi fissati dalle leggi regionali.

(4-02405)

POLI BORTONE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

Trenitalia ha stabilito, che il 13 dicembre 2009 entrerà in vigore il nuovo orario, con conseguente rimodulazione delle tratte ferroviarie;

l'introduzione del nuovo orario comporterà anche il taglio, a giudizio dell'interrogante, ingiustificato di alcune tratte che normalmente venivano effettuate dai treni a lunga percorrenza come il Lecce - Torino;

a quanto risulta all'interrogante, rispetto ad una palese diminuzione dei vettori Centro- Sud si assisterà ad un considerevole aumento dei treni da e verso le regioni settentrionali;

ad opinione dell'interrogante, la natura monopolistica di Trenitalia ha evidenziato, nel corso degli anni, un sostanziale disinteresse dell'azienda nei confronti dei territori del Sud, favorendo, al contrario, il Nord del Paese;

per la Puglia, come si evince dal progetto per l'alta velocità in Italia, saranno totalmente escluse dalla rete ferroviaria le città di Lecce, Brindisi e Taranto;

i tagli hanno fortemente penalizzato il Salento, un territorio prettamente turistico che necessita maggiormente di mezzi di trasporto veloci, costanti ed efficienti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non reputi giusto intervenire, attraverso azioni di competenza, al fine di sanare questa discrepanza di trattamento tra Nord e Sud;

se sia oltremodo necessario, fare chiarezza sulle effettive intenzioni di Trenitalia in materia di alta velocità e di treni a lunga percorrenza per quel che riguarda il Salento;

se il Ministro in indirizzo non reputi opportuno promuovere azioni volte a prevedere, anche tramite l'istituzione bonus ad hoc, la riduzione del costo dei biglietti, pari ad almeno il 50 per cento del prezzo, per i treni a lunga percorrenza che hanno come base di partenza e/o arrivo una città della Puglia in ragione del disagio e degli alti costi subiti dai passeggeri.

(4-02406)

BELISARIO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

risulta all'interrogante che Poste italiane SpA sarebbe intenzionata a chiudere l'ufficio postale di Caprarico, nel comune di Tursi (Matera), provocando in tal modo gravi disagi alla popolazione ivi residente e forti penalizzazioni sotto il profilo economico ed organizzativo alle tante attività produttive e professionali presenti sul territorio;

a quanto consta all'interrogante, la motivazione del provvedimento che Poste italiane sarebbe intenzionata ad assumere è l'inadempienza dell' ente comunale al pagamento del dovuto alle Poste italiane;

tale decisione sta suscitando numerose polemiche e proteste da parte dei cittadini ivi residenti fortemente preoccupati dei gravi disagi che deriverebbero dalla chiusura del suddetto ufficio, da sempre importante punto di riferimento non solo per la frazione, ma per l'intero territorio circostante;

l'eventuale chiusura di tale ufficio costringerebbe, inoltre, numerosi cittadini, per lo più persone anziane, a recarsi per ogni incombenza presso altri uffici limitrofi, a distanze non facilmente raggiungibili;

considerato che:

a giudizio dell'interrogante, le scelte strategiche ed organizzative adottate da Poste italiane, pur se dettate da criteri di economicità e di efficienza, non possono non tener conto dell'esigenza di garantire a tutti i cittadini l'accesso ai servizi pubblici e di non penalizzare lo sviluppo economico del Paese;

gli uffici postali sono da sempre un presidio importante per i servizi sul territorio del quale imprenditori, pensionati, comuni cittadini necessitano per lo svolgimento delle proprie attività, per riscuotere le pensioni, per espletare gli abituali pagamenti;

soprattutto per i piccoli centri, l'ufficio postale, a parte il lavoro svolto, è e resta un riferimento indispensabile al servizio della comunità;

valutato inoltre che:

l'obiettivo del contratto di programma di Poste italiane, ad avviso dell'interrogante, deve essere quello di migliorare l'efficienza dal punto di vista del conto economico del servizio postale senza tuttavia intaccare la rete soprattutto nei centri più piccoli, anche in vista della conferma della data da parte dell'Unione europea della liberalizzazione dei servizi postali per il 2009;

Poste italiane, nonostante gli utili, continua a tagliare e chiudere uffici postali: negli ultimi dieci anni sono stati chiusi 1500 uffici postali con il conseguente taglio di oltre 6000 posti di lavoro a tempo pieno,

si chiede si sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa, soprattutto in riferimento alla paventata chiusura dell'ufficio postale di Caprarico, e quali siano le sue valutazioni in merito;

se, in particolare, non ritenga opportuno - nell'ambito delle proprie competenze - intervenire con la massima sollecitudine presso la suddetta azienda, affinché essa rivaluti il provvedimento di chiusura dell'ufficio citato, in considerazione dell'importanza che tale ufficio ha assunto per i cittadini e per le tante attività economiche presenti nel territorio e per impedire che Poste italiane privi il territorio di quelle strutture che sono parte indispensabile dei servizi al cittadino.

(4-02407)

LANNUTTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

si apprende da notizie di stampa che sono stati sottratti documenti audio custoditi presso gli archivi della Procura di Milano, relativi alle intercettazioni telefoniche di un'inchiesta ancora riservata che coinvolgerebbe anche il Presidente del Consiglio dei ministri;

sul registro degli indagati, con l'accusa di rivelazione e utilizzazione del segreto d'ufficio, sono finiti un manager della società di intercettazioni Research control system (Rcs) e un dipendente. Sarebbe stato quest'ultimo, secondo quanto emerso dalle indagini, a mettere mano all'hard disk in cui sono custoditi i file più delicati, in pratica intercettazioni telefoniche che avrebbero dovuto restare coperte dal segreto istruttorio;

un caso analogo di sottrazione di materiale coperto da segreto istruttorio accadeva nel 2006, quando il quotidiano "Il Giornale" pubblicava una conversazione tratta da un'intercettazione telefonica riguardante la vicenda Unipol;

considerato che:

Rcs SpA, con sede a Milano, opera intercettazioni per conto delle Procure italiane dal lontano 1995. La società è stata acquisita recentemente da una fiduciaria che "scherma" i reali azionisti dell'azienda, per cui se ne conoscono gli amministratori che la guidano ma non il proprietario;

in particolare il 100 per cento delle azioni Rcs sono in mano alla Sofir, la società fiduciaria e di revisione con sede a Bologna: una società sconosciuta nello scenario della finanza italiana, il cui capitale è in mano per i1 51, 33 a Giuseppe Chieffo, già presidente del collegio sindacale di Detto Factor, una controllata del gruppo Delta, finita al centro di un'inchiesta della Procura di Forlì in quanto il suo capitale era risultato essere in mano alla Cassa di risparmio di San Marino in violazione alle autorizzazioni a operare concesse da Banca d'Italia;

ogni Procura incarica le società d'intercettazione che desidera senza appalti o gare pubbliche, ma semplicemente per chiamata diretta. La maggiore concentrazione di queste società si trova nel Nord Italia e sono tutte società per azioni;

come riportato dalla stampa il Ministro della giustizia starebbe lavorando ad un progetto secretato che prevedrebbe, in base a un principio di razionalizzazione, la distribuzione da parte del Governo dell'intero mercato delle intercettazioni solo ad alcune società, facendo venir meno qualsiasi concorrenza,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

se il Ministro in indirizzo non ritenga che incarichi investigativi di tale delicatezza non possano essere commissionati a società di cui non è possibile conoscere i nomi degli azionisti, come nel caso di Rcs SpA;

quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di garantire ogni forma di sicurezza alle indagini delle Procure, secondo l'annunciato principio di razionalizzazione che non deve, però, diventare strumento di penalizzazione per le piccole società e per quelle che intendano restare indipendenti, a vantaggio di altre indicate dal Governo stesso;

se non ritenga, infine, necessario prevedere una pubblica gara per la scelta delle società investigative di cui si devono avvalere le Procure, al fine di garantire imparzialità e serietà nello svolgimento di incarichi strettamente riservati.

(4-02408)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

si apprende da notizie di stampa che dopo mesi di studio e intense trattative Enel e Unicredit stanno mettendo a punto un business da circa 500 milioni di euro;

si tratterebbe di un'operazione di factoring con la quale la compagnia elettrica guidata dall'amministratore delegato Fulvio Conti si appresta a cedere a Unicredit di Alessandro Profumo buona parte dei crediti vantati verso la pubblica amministrazione e i privati;

a quanto risulta all'interrogante, l'operazione riserva vantaggi sia per i due contraenti sia per la clientela esposta finanziariamente verso Enel. Quest'ultima, infatti, cede a Unicredit Factoring le sue fatture scontate di circa il 3 per cento, acquisendo una data certa di pagamento dei circa 500 milioni complessivi che non dovrebbe andare oltre i due anni, senza contare i vantaggi dovuti all'abbattimento degli oneri gestionali legati agli incassi dei crediti; mentre la banca notifica ai debitori la cessione dei crediti e sigla accordi di pagamento con possibilità di concedere ulteriori dilazioni a tassi agevolati;

la chiusura dell'accordo, curato da Pgb group di Piergiorgio Bassi, è prevista entro dicembre 2009,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero quanto esposto in premessa;

se risultino i motivi per cui Enel, azienda partecipata dallo Stato, ceda a Unicredit a trattativa privata i suoi crediti;

se il Governo non ritenga che il business sopra descritto possa configurarsi, se non come una regalia, come un vantaggioso privilegio per Unicredit.

(4-02409)

LANNUTTI, BARBOLINI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

in data 1° e 2 dicembre 2009 si è riunito Ecofin, il Consiglio Economia e Finanza composto dai Ministri dell'economia e delle finanze dei 27 Stati membri dell'Unione europea, per decidere sui nuovi assetti dell'Autorità di vigilanza europea sui mercati internazionali;

i lavori del Consiglio, seguiti da tutti i Ministri europei, sono terminati intorno alle ore 17 di mercoledì 2 dicembre;

risulta all'interrogante che il Ministro in indirizzo abbia partecipato solo ai lavori della prima giornata, mentre il Direttore generale del tesoro, Vittorio Grilli, avrebbe partecipato solo alla seconda giornata, lasciando i lavori per il rientro in Italia prima della fine del decisivo incontro del Consiglio a Bruxelles;

considerato che i Ministri dell'economia e delle finanze degli Stati membri hanno trovato un accordo sulle tre nuove autorità di sorveglianza finanziaria europee, che entreranno in azione dalla fine del 2010, dopo che la proposta sarà stata approvata in sede intergovernativa dal Consiglio europeo e dal Parlamento europeo. Si tratta dell'Autorità bancaria europea, dell'Autorità per i titoli e i mercati e dell'Autorità europea sulle assicurazioni e sulle pensioni, che saranno affiancate dal board europeo sul rischio sistemico, collegato alla Banca centrale europea,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi per cui in un contesto così importante, anche per gli interessi dell'Italia e dei risparmiatori, quale Ecofin, non siano state difese fino all'ultimo le posizioni sulle nuove regole a livello globale per l'economia e la finanza, a differenza degli altri partner europei che hanno curato, direttamente e fino al termine dei lavori, dossier scottanti, come quello che ha portato all'accordo siglato mercoledì 2 dicembre 2009;

se non si ritenga che sarebbe stato auspicabile un diverso comportamento anche in considerazione del fatto che è l'Italia a detenere la Presidenza del G8.

(4-02410)

COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'economia e delle finanze e per i rapporti con le Regioni - Premesso che:

un tempo quando l'Italia era povera la nostra rete ferroviaria brillava per eccellenza ed i collegamenti tra il Nord ed il Sud venivano chiamati fiumi d'Italia;

al giorno d'oggi, con l'Italia tra i sette Paesi più industrializzati, i collegamenti ferroviari tra il Nord ed il Sud sono rimasti fermi a 50 anni fa o addirittura peggiorati;

mentre si continua ad investire ed a reclamizzare l'alta velocità per collegamenti tra il Centro ed il Nord dell'Italia, a giudizio dell'interrogante, è ormai evidente come l'intero Sud sia stato dimenticato ed escluso da ogni progetto di sviluppo;

è di questi giorni la notizia di un'imminente soppressione della tratta Lecce Torino;

a quanto risulta agli interroganti la notizia ha gettato nello sconforto la popolazione risultando incomprensibile la logica di certe decisioni;

da almeno un decennio si sente parlare di alta velocità con la creazione della linea Napoli-Bari-Lecce e ad oggi nulla è stato fatto;

il Meridione necessita immediatamente, per un effettivo rilancio economico, di una rete di collegamenti moderna ed efficiente che eviti l'attuale isolamento dal resto del Paese,

l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza attraverso azioni di competenza volti a rivedere le decisioni assunte circa la soppressione della tratta Lecce-Torino e al tempo stesso dare attuazione ai progetti "Alta Velocità" che riguardano il Sud d'Italia con adeguati investimenti al fine di gettare le basi per un effettivo e concreto rilancio del Meridione.

(4-02411)

PORETTI, PERDUCA - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'associazione ANISN, degli insegnanti di scienze naturali, sostiene che il piano di riordino della scuola secondaria, come individuabile dagli Atti del governo n. 132, n. 133 e n. 134 attualmente sottoposti a parere del Parlamento, metterebbe in pericolo il futuro dell'educazione scientifica nel Paese e dello sviluppo ad essa collegato: la drastica diminuzione delle ore di insegnamento delle scienze sperimentali nel loro complesso e, nello specifico, delle scienze naturali (biologia e scienze della terra), inoltre, la distribuzione delle ore di scienze naturali in alcuni indirizzi liceali, la quale non tiene conto dell'età alla quale si adempie all'obbligo scolastico, può avere delle conseguenze negative sia sulla formazione scientifica di base degli studenti italiani, che già oggi, come evidenziato dai risultati delle prove OCSE PISA, risulta debole in confronto a quella dei giovani di altri Paesi industrializzati, sia sulle vocazioni per il prosieguo degli studi in campo scientifico. Inoltre, l'impostazione data al riordino della scuola secondaria non sarebbe in accordo con le indicazioni provenienti dall'Unione europea e dall'OCSE in merito all'educazione delle materie scientifiche;

considerato che:

una diminuzione delle ore di scienze negli insegnamenti impartiti agli studenti nella fascia d'età dell'obbligo scolastico, porterebbe a vanificare gli sforzi intrapresi con il Progetto Lauree Scientifiche, nel quale sono state investite risorse al fine di promuovere un maggior interesse dei giovani verso la prosecuzione degli studi in campo scientifico. Esistono, infatti, studi che indicano quanto l'interesse dei giovani verso le scienze dipenda da come e quanto queste vengono trattate a scuola entro i 15 anni di età;

un'alfabetizzazione scientifica di base, fatta sia di conoscenze che di abilità, deve consentire a tutti di saper interpretare e spiegare i fenomeni naturali e fruire in modo corretto e consapevole delle moderne conquiste della scienza e della tecnologia. Se si considera, da una parte, la diminuzione delle ore di scienze e, dall'altra, che l'obbligo scolastico si assolve a 16 anni, questi obiettivi non potrebbero essere garantiti alla grande maggioranza degli studenti italiani escludendo, nella pratica, le scienze dalle discipline fondamentali per la formazione del cittadino;

la diminuzione delle ore dedicate agli insegnamenti scientifici e la loro frammentazione tra docenti appartenenti a classi di concorso diverse porterebbe alla mancata costituzione di cattedre stabili in molti istituti scolastici, con i conseguenti disagi in termini di organizzazione scolastica, di perdita di continuità didattica e di minore impegno dei singoli insegnanti all'interno delle scuole dove non manterrebbero la titolarità;

soltanto la presenza dello stesso docente per un numero considerevole di ore alla settimana ed un approccio didattico basato su problemi autentici consentirebbero la reale integrazione delle scienze sperimentali e l'applicazione delle metodologie didattiche più attuali, suggerite dagli organismi internazionali che si occupano di insegnamento e apprendimento scientifico;

una diminuzione delle ore di scienze non consentirebbe di impostare l'attività didattica secondo le modalità consigliate dalle più recenti acquisizioni della ricerca nell'ambito dell'educazione scientifica. Infatti, lo svolgere attività in laboratorio e l'impostare le lezioni in modo da far "fare scienze" agli studenti, piuttosto che semplicemente raccontarle, richiede maggior tempo a disposizione per poter sperimentare, osservare, ipotizzare, verificare e considerare l'errore, discutere e argomentare, e, in definitiva, svolgere tutte quelle attività che sono proprie del processo scientifico, le quali sono indispensabili per permettere agli studenti di acquisire quelle competenze di più alto livello raccomandate dagli stessi organismi internazionali e il concetto stesso della "natura della scienza";

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo intendano riconsiderare il progetto di riordino dell'insegnamento secondario tenendo in considerazione le osservazioni sopra elencate;

se intendano accogliere le osservazioni e le indicazioni dell'OCSE e della Comunità europea al fine di promuovere efficacemente e adeguatamente l'istruzione e l'educazione scientifica tra gli alunni dei corsi dell'obbligo scolastico;

quali provvedimenti i Ministri intendano assumere per promuovere, come indicato dall'OCSE e dalla Comunità europea, lo studio e l'approfondimento delle materie scientifiche, fattore di insostituibile importanza per l'implementazione dell'innovazione e della competitività nello sviluppo, anche economico, del Paese.

(4-02412)

CARLINO, BELISARIO, LANNUTTI, PEDICA, BUGNANO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) è stato istituito dall'articolo 28 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge n. 133 del 2008, in base al quale (comma 2): "L'ISPRA svolge le funzioni, con le inerenti risorse finanziarie strumentali e di personale, dell'agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici [APAT] di cui all'articolo 38 del decreto legislativo n. 300 del 30 luglio 1999 e successive modificazioni, dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica di cui alla legge 11 febbraio 1992, n. 157 e successive modificazioni, e dell'Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare [ICRAM] di cui all'articolo 1-bis del decreto-legge 4 dicembre 1993, n. 496, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 gennaio 1994, n. 61, i quali, a decorrere dalla data di insediamento dei commissari di cui al comma 5 del presente articolo, sono soppressi";

l'istituzione dell'ISPRA, con l'accorpamento dei tre enti vigilati dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare avrebbe dovuto essere finalizzata a razionalizzare il settore con un'unica struttura, dotata di specifiche competenze tecnico-scientifiche in grado di supportare in modo puntuale ed armonico la realizzazione delle politiche ambientali;

con il decreto ministeriale 23 luglio 2008, n. 214, il Ministro in indirizzo ha nominato Commissario dell'ISPRA il prefetto Vincenzo Grimaldi, oltre a due subcommissari;

tra i compiti assegnati al personale dell'Istituto vi sono, tra gli altri, i progetti relativi al Mose di Venezia, la bonifica di siti inquinati, il ripascimento di spiagge colpite dall'erosione, la pesca sostenibile e l'acquacoltura, ma anche la stesura dell'annuale rapporto rifiuti, la tenuta del registro delle emissioni in atmosfera, gli interventi e lo studio sulle emergenze idrogeologiche e la redazione dell'annuario dei dati ambientali;

i ricercatori, i tecnici e il personale amministrativo dei diversi settori dell'ISPRA rappresentano un patrimonio intellettuale e professionale di fondamentale valore per l'Istituto, documentato da centinaia di pubblicazioni scientifiche e di rapporti tecnici e dal fondamentale supporto istituzionale fornito alle amministrazioni centrali e agli enti territoriali oltre allo sviluppo di collaborazioni con istituzioni comunitarie ed internazionali, nell'ambito dello studio, della salvaguardia dell'ambiente e della biodiversità, nella definizione delle politiche per contrastare i cambiamenti climatici, e in molti altri settori;

al momento della sua istituzione nel 2008, l'ISPRA contava 678 lavoratori precari di cui 325 con contratto a tempo determinato e 353 con contratti di collaborazione coordinata e continuativa e assegni di ricerca, suddivisi tra i vari enti di provenienza;

nel mese di gennaio 2009, 50 lavoratori sono stati lasciati senza lavoro e con le scadenze contrattuali del 30 giugno 2009 ben 200 contratti di collaborazione di lavoratori precari non sono stati riconfermati;

il 31 dicembre 2009 arriveranno a scadenza altri 250 contratti e dunque, se non saranno rinnovati, si arriverà ad un taglio di oltre il 40 per cento del personale dell'Istituto, la quasi totalità dei lavoratori giovani dell'ente prevalentemente impegnati in attività di ricerca sul mare, con la conseguenza, tra l'altro, di vedere praticamente azzerate tali attività di ricerca;

ciò ha determinato la dura protesta dei precari dell'ISPRA, tuttora in corso, svolgimento i quali il 24 novembre 2009 hanno occupato il tetto della sede di Roma in via Casalotti, annunciando di esser disposti ad andare avanti ad oltranza con la loro iniziativa di protesta, fino a quando non avranno una risposta dal Ministro e dalla struttura commissariale che gestisce l'Istituto;

la riunione tra le parti della vertenza e i rappresentanti degli enti territoriali interessati (cosiddetto "tavolo sulle emergenze occupazionali") convocata in data 30 novembre 2009 dall'Assessore al lavoro, pari opportunità e politiche giovanili della Regione Lazio è stata disertata dai rappresentanti della struttura commissariale dell'ISPRA;

considerato che la struttura commissariale: a) ha presentato un Piano triennale (2009-2011) che non riporta il fabbisogno di assunzioni a tempo indeterminato e determinato per il 2010 e 2011; b) a differenza di quanto accaduto in altri enti di ricerca, ha dichiarato illegittima la prassi adottata di mantenere l'identità progettuale del personale precario ad elevata professionalità e con anzianità pluriennale previa verifica della copertura economica su programmi di ricerca; c) ha, in modo univoco, estromesso dal processo di stabilizzazione numerosi precari dell'ex APAT e dell'ex ICRAM aprendo di fatto la strada a numerosi contenziosi giuridici da parte del personale precario escluso,

si chiede di sapere:

quali azioni concrete il Governo intenda porre in essere al fine di: a) evitare che il progetto ISPRA si trasformi in un mero processo di accorpamento degli Istituti preesistenti impedendo di fatto la prosecuzione delle attività di ricerca in campo ambientale; b) garantire la continuità delle attività dell'ISPRA e consentire all'ente di continuare a far fronte agli adempimenti istituzionali in assenza del personale con contratto flessibile che era stato finora preposto allo svolgimento di tali attività;

quali strumenti tecnico-legislativi intenda adottare il Ministro in indirizzo volti al mantenimento in servizio dei ricercatori e tecnici non strutturati dell'Istituto, al fine di non dissipare le loro competenze e gli ingenti investimenti pubblici fatti per la loro formazione e rendere così efficiente l'ISPRA;

quale sia la politica di indirizzo istituzionale e il progetto di riorganizzazione delle strutture.

(4-02413)

FERRANTE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

nella scuola italiana passata attraverso la riforma del Ministro Moratti, "Darwin addio". Questo è quello che si leggeva sui quotidiani nazionali già nel 2004;

è noto che la battaglia contro l'evoluzionismo è una delle bandiere della destra americana e sarebbe molto pericoloso che divenisse argomento politico anche del centro destra italiano, in un momento peraltro in cui sembra che la stessa chiesa l'abbia accantonata;

si apprende invece che la questione è di nuovo ritornata fortemente alla ribalta, non all'estero ma in Italia. Il 10 dicembre 2009 si è svolto a Norcia, organizzato dalla biblioteca comunale, sotto l'egida del Comune, il convegno dal titolo: "L'evoluzione biologica:esperimenti e teorie a confronto";

sono stati invitati come relatori: Ernesto Di Mauro (professore ordinario di genetica molecolare all'Università "La Sapienza" di Roma), Olga Reckard (professore ordinario di antropologia umana all'università Tor Vergata di Roma); Giovanni Destro Bisol (ricercatore di biologia animale e dell'uomo università "La Sapienza" Roma), Fabio Tosini (primo ricercatore Istituto superiore di sanità) e Piero A. Battaglia (già dirigente di ricerca Istituto Superiore di sanità);

sembra che la preside incaricata annualmente dell'Istituto di istruzione superiore "Roberto Battaglia" di Norcia, di cui fanno parte le sessioni geometri, liceo classico, "IGEA" normale e "IGEA" turistico, abbia impedito, senza dare motivazioni, la partecipazione degli allievi;

tale decisone è stata presa senza interpellare i genitori degli studenti né gli studenti stessi che, in base all'inalienabilità e irrinunciabilità delle proprie libertà personali, avrebbero potuto scegliere di partecipare o non partecipare;

si deve evidenziare che il convegno, in accordo con il titolo, presentava aspetti nuovi e critici dell'evoluzione, in disaccordo con il Darwinismo classico, in altre parole non era culturalmente a "senso unico",

si chiede di conoscere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga utile e indifferibile aprire un'indagine per capire quali siano stati i reali motivi che hanno indotto la preside a vietare, con un atto d'imperio, la partecipazione ad un convegno di sicura ed elevata valenza culturale e scientifica;

se sia a conoscenza, e nel caso, che cosa intenda fare, di situazioni analoghe a quella descritta.

(4-02414)

SARRO - Ai Ministri dell'interno, della giustizia e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il Comune di Piedimonte Matese (Caserta), è dotato di Piano di fabbricazione (Pdf) approvato con D.P.G.R.C. n. 1 del 07 gennaio 1978 che, nell'operare la zonizzazione ai fini edificatori del territorio comunale, distingue, nello specifico, la zona D-industriale dalla zona D1-commerciale;

nel territorio comunale esiste un opificio industriale, dismesso (ex Manifatture del Matese), ricadente, per l'appunto, in zona D-industriale del Pdf;

negli ultimi tempi, tale compendio immobiliare è stato acquisito da un gruppo imprenditoriale della zona, per localizzarvi un centro commerciale, iniziativa contrastata dai commercianti locali e dalle associazioni di categoria regionali e provinciali;

gli interessi speculativi si sono manifestati, per la prima volta, allorquando il legale rappresentante della società SE.RI srl, in data 15 marzo 2005, presentava la dichiarazione di inizio attività (DIA) per la riconversione della destinazione d'uso dei fabbricati produttivi dismessi dell'ex cotonificio del Matese, al fine di realizzare un centro commerciale, con annessi cinema multisala, attività di ristorazione, baby-parking, palestra, centro benessere, eccetera;

l'amministrazione comunale dell'epoca, con nota prot.n.1317/U.U. del 12 aprile 2005 a firma del responsabile dell'Ufficio urbanistica, si esprimeva negativamente in merito alla variazione di destinazione d'uso, in quanto l'area era vincolata all'originaria destinazione d'uso (industriale) dal vigente Pdf, risultando, peraltro, impossibile procedere al richiesto mutamento di destinazione attraverso una procedura semplificata;

avverso tale provvedimento, la Se.Ri., con ricorso R.G. n. 3783/05, adiva il TAR Campania - Napoli, la cui IV Sezione con ordinanza n. 3056/05 del 26 ottobre 2005, confermata dal Consiglio di Stato, V Sez., con ordinanza n. 846 del 17 febbraio 2006, respingeva l'istanza cautelare;

cionostante, la Se.Ri, in data 10 novembre 2006, presentava al Comune una nuova DIA per la realizzazione delle medesime opere già oggetto della DIA del 15 marzo 2005, esitata negativamente dall'amministrazione;

incredibilmente, con provvedimento n. 10029/918/U.U. del 25 maggio 2007, il nuovo Dirigente del Settore territorio ed ambiente, nominato appena 11 giorni prima dal Commissario prefettizio (decreto n. 9069 del 14 maggio 2007), autorizzava la società ad eseguire le opere di cui alla DIA del 10 novembre 2006, nonostante la permanenza delle ragioni ostative che avevano determinato l'adozione del diniego opposto dal Comune nel 2005, la cui legittimità è stata confermata sia dal TAR Campania che dal Consiglio di Stato;

il dirigente del Settore territorio ed ambiente si è affrettato ad adottare il provvedimento autorizzatorio prima che il TAR si pronunciasse definitivamente sul ricorso R.G. 3783/05, il quale avrebbe dovuto essere trattato all'udienza pubblica già fissata per il giorno 2 luglio 2007, determinando di fatto l'improcedibilità dell'impugnativa;

avverso il nuovo titolo edilizio rilasciato in favore della Se.Ri, alcuni commercianti di Piedimonte Matese hanno proposto ricorso (R.G. 1502/2008) al TAR Campania-Napoli, allo stato in attesa di essere definito;

in considerazione delle evidenti anomalie del procedimento e della palese illegittimità del mutamento di destinazione assentito in favore della Se.Ri. anche la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere si interessava alla vicenda e poneva sotto sequestro il complesso industriale (proc. n. 6887/08 R.G.NR. - n. 5802/08 R.G. G.I.P.);

di recente, la Regione Campania, con decreto n. 317 del 24 giugno 2009, pubblicato nel Bollettino Ufficiale Regione Campania (BURC) n. 45 del 13 luglio 2009, del dirigente dell'A.G.C. 12 Sviluppo Economico, compulsata dalla società Gestcom 1 Srl, ha nominato il dottor Fortunato Polizio quale commissario ad acta per l'esercizio dei poteri sostitutivi di cui all'art. 41 della legge regionale n. 1 del 2000, affidandogli, in particolare, il compito di sostituirsi agli organi del Comune di Piedimonte Matese per la redazione dello Strumento di intervento per l'apparato distributivo (SIAD);

il commissariamento del Comune di Piedimonte Matese per l'approvazione del SIAD appare poco comprensibile ove si consideri che, così come attestato dal dirigente dell'A.G.C. 12 Sviluppo Economico della Regione Campania, con nota prot. n.2009.1051485 del 3 dicembre 2009, Piedimonte Matese è l'unico Comune, nei 10 anni di vigenza della legge regionale n. 1 del 2000, ad essere stato commissariato, nonostante l'inadempienza riguardi la maggior parte dei Comuni della regione;

ulteriori anomalie connotano il procedimento che ha condotto alla nomina del Commissario ad acta, non essendo stato posto il Consiglio Comunale nella condizione di evitare la sostituzione e non promanando la nomina dalla Giunta regionale, organo competente ai sensi dell'art. 49 legge regionale n. 1 del 2000;

- inoltre la decisione del commissariamento è maturata in conseguenza della diffida inoltrata alla Regione dalla società Gestcom 1, "intenzionata ad ampliare la propria attività di commercio al dettaglio utilizzando un immobile in zona D) del comune di Piedimonte Matese (CE)";

- l'immobile cui si riferisce l'istanza della società Gestcom 1 è lo stesso sequestrato dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (proc. n. 6887/08 R.G.NR. - n. 5802/08 R.G. G.I.P.), in ragione dell'illegittimo mutamento di destinazione d'uso - assentito dal Comune alla Se.Ri. Srl (da industriale a commerciale) - in zona D-industriale del vigente Pdf;

in base alla normativa di settore (decreto legislativo n. 114 del 1998 e legge regionale n. 1 del 2000) l'amministrazione è tenuta ad attivare un procedimento ordinario di variante urbanistica, quando l'applicazione dei criteri e degli indirizzi indicati nella legge regionale comporti la realizzazione di nuovi volumi e/o il cambio delle destinazioni d'uso delle aree e/o degli edifici interessati;

nella specie, il SIAD è stato concretamente approvato, con delibera commissariale n. 1 del 27 ottobre 2009 ed ammesso al visto di conformità regionale, ex art. 13 della legge regionale n. 1 del 2000, con decreto dirigenziale n. 644 del 11 novembre 2009, pubblicato nel BURC n. 70 del 23 novembre 2009;

il SIAD approvato dal Commissario ad acta consente la localizzazione di grandi e medie strutture di vendita, per l'esorbitante superficie di circa 40.000 metri quadrati, in zona D-industriale del Pdf (così come nelle intenzioni della Se.Ri Srl e della Gestcom 1 Srl), benché lo strumento urbanistico preveda una diversa zona vocata al commercio, classificata appunto D-commerciale;

nell'operare tale scelta pianificatoria, che per dimensioni e localizzazione stravolge gli assetti urbanistici definiti dal Pdf vigente, il Commissario regionale non ha ritenuto necessaria l'approvazione di una variante urbanistica;

al fine di giustificare l'omessa attivazione del procedimento di variante urbanistica, il Commissario ad acta ha richiamato, impropriamente, la delibera del Giudice regionale n. 4474 dell'11 ottobre 2002 e la circolare 15 novembre 1999, n. 530971 (con la quale il Ministero delle attività produttive ha fatto proprie le conclusioni raggiunte dalla Conferenza unificata Stato-Regioni con delibera del 21 ottobre 1999), delle quali, per la verità, viene arbitrariamente fornita una lettura parziale che ne altera la reale portata;

la Regione e il Ministero delle attività produttive, invero, si esprimono nel senso di consentire, senza necessità di attivare la variante urbanistica, la localizzazione di iniziative commerciali in zone già classificate genericamente come produttive dallo strumento urbanistico, ovvero nel caso in cui non siano assolutamente previste zone territoriali destinate al commercio: ma questo non è il caso del Comune di Piedimonte Matese, dove lo strumento urbanistico codifica terminologicamente la funzione commerciale e, soprattutto, la distingue espressamente dal quella industriale;

infatti, il vigente Pdf, non consente l'insediamento di attività commerciali in zona D-Industriale, prevedendo che lo sviluppo dell'edilizia commerciale avvenga in una specifica zona territoriale omogenea denominata D1-commerciale, individuata tra via Casino del Duca e via Canneto, e disponendo che in essa si operi con l'utilizzo di specifici criteri edificatori, diversi da quelli previsti per la zona D-Industriale;

ne deriva, pertanto, che eventuali mutamenti di destinazione da industriale a commerciale in zona D1 del Pdf non sono consenti, se non previa approvazione di apposita variante urbanistica;

nella specie, quindi, la scelta del Commissario ad acta di localizzare grandi e medie strutture di vendita in zona D-industriale del Pdf in assenza della procedura di variante urbanistica viola la normativa di settore, con conseguente ingiusto vantaggio di quanti intendono realizzare un centro commerciale all'interno dello stabilimento "Ex Manifatture del Matese",

si chiede di conoscere quali provvedimenti di rispettiva competenza si intendano adottare per ripristinare la legalità violata.

(4-02415)

MENARDI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

la SITAF SpA, società concessionaria del traforo autostradale del Frejus con una lettera inviata alla clientela ha annunciato un aumento delle tariffe del 5,55 per cento a partire dal 1° gennaio 2010;

l'aumento calcolato sulla combinazione di due elementi: 1) 2,05 per cento corrispondente alla media dell'inflaziona italiana (2,52 per cento) e francese (1,58 per cento) sul periodo di 18 mesi, dal 1° marzo 2008 al 31 agosto 2009; 2) 3,50 per cento corrispondente all'applicazione della dichiarazione congiunta dei Ministri dei trasporti italiano e francese, relativa al finanziamento della galleria di sicurezza del traforo del Frejus;

che tale aumento inizialmente previsto per il 1° luglio 2009, è stato rinviato al 1° gennaio 2010 perché si è voluto tener conto della difficile congiuntura economica internazionale;

non ci sono ancora segnali evidenti di ripresa economica per il 2010 che lascino prevedere un'uscita dalla recessione mondiale in atto. La ripresa infatti potrà avviarsi solo quando si saranno stabilizzati i mercati finanziari tutt'ora turbolenti e in affanno rispetto ad una situazione debitoria dei sistemi Paesi che è tutt'altro che normalizzata.

l'economia reale italiana ha registrato timidi segnali di ripresa della produzione industriale soprattutto riferita all'anno 2010, tuttavia secondo Confindustria, le aspettative a tre mesi delle imprese manifatturiere dicono che la riduzione della manodopera continuerà anche se più lentamente,

si chiede di sapere se il Ministro, alla luce delle osservazioni sopra esposte, non ritenga opportuno attivarsi attraverso azioni di competenza al fine di posticipare di almeno altri sei mesi l'introduzione di questi aumenti tariffari, nell'attesa di una più solida ripresa economica.

(4-02416)

GRAMAZIO - Ai Ministri del lavoro, della salute e delle politiche sociali e per i rapporti con le Regioni - Premesso che l'interrogante ritiene utile richiamare i contenuti dell'interrogazione urgente presentata dal Consigliere regionale del Lazio Tommaso Luzzi;

considerato che:

la casa di cura Colle Cesarano a Villa Adriana, in provincia di Roma, è una struttura neuropsichiatrica monospecialistica accreditata per 200 posti letto, gestita dalla società Geress srl;

a quanto risulta all'interrogante, chiunque vi entri ha la percezione di essere in un girone dell'inferno dantesco e di come i soldi pubblici vengano gestiti in modo inadeguato: si specula sulla qualità dell'assistenza, sulla sicurezza dei degenti e dei dipendenti;

appare singolare apprendere che i numerosi controlli da parte della ASL di competenza non abbiano sortito effetto alcuno;

dall'inizio del 2009 i decessi nella casa di cura Colle Cesarano sono stati circa dieci di cui alcuni palesemente sospetti e per i quali, a quanto risulta all'interrogante, si è omesso di contattare il pronto soccorso. I signori Fiorella D'Antoni, Alvaro Sdogati, Luigi Caracci, Maria Laganà, tutti ricoverati presso i reparti B1 e B2 dove il direttore sanitario facente funzione svolge anche il ruolo di primario di reparto, contrariamente a quanto disposto dalla legge n. 64 del 1987 per le case di cura con più di 150 ospiti;

un altro decesso sospetto è quello del signor Furio Franceschi del reparto A2/2 morto per soffocamento in data 29 novembre 2009 ma refertato nella cartella clinica come arresto del miocardio;

il signor Vito Bava (reparto B1) è stato trovato morto nell'estate 2009, in stato avanzato di decomposizione, ad oltre un chilometro di distanza dalla casa di cura;

quest'ultimo decesso è stato reso pubblico dalla stampa locale, così come pubbliche sono state le denunce di carenze legate alla vigilanza ed all'assistenza dei degenti, senza peraltro che gli enti di controllo siano intervenuti;

l'igiene e la sanificazione dei reparti è affidata ad una cooperativa per poche ore lavorative, costringendo quindi i pazienti ed il personale a vivere e lavorare in reparti inadeguati, con servizi igienici indecorosi i cui miasmi nauseabondi si accompagnano spesso alla presenza di ratti, blatte ed altri insetti striscianti che non di rado vengono rinvenuti anche nelle pietanze;

la mensa serve un vitto scarso che per l'assenza del dietologo, a giudizio dell'interrogante, non è adeguato alle esigenze degli ospiti, non garantendo il rispetto delle diverse patologie sofferte, né diete adeguate a pazienti diabetici, obesi, neuropatici, affetti da sindromi metaboliche, iponutriti, eccetera. L'acqua distribuita è quella dei rubinetti che attingono a pozzi dove non sempre si rilevano parametri di potabilità. Le lenzuola, così come le divise degli operatori, hanno tempi di ricambio sempre più lunghi, trascurando ogni buona regola di igiene anche minima. La lavanderia interna, appaltata alla Gieffe Servizi Srl che fa capo agli stessi amministratori della casa di cura, sembra all'interrogante che serva meglio le altre strutture per cui opera, ovvero tutte le cliniche riconducibili agli stessi amministratori. A quanto risulta all'interrogante, allo stesso prezzo di due lavaggi settimanali per gli indumenti degli ospiti, oggi si eroga un solo lavaggio. Stessa cosa accade per le coperte, i guanciali e gli asciugamani. Così come i materassi che non vengono cambiati con la frequenza necessaria;

è stato chiuso il centro di riabilitazione costringendo i riabilitatori a fare attività anche nei refettori, con conseguente scadimento delle condizioni igieniche per la consumazione dei pasti. Nell'ultima riorganizzazione strutturale si è preferito allargare la lavanderia, che si trova all'interno della struttura, a discapito del bar situato a notevole distanza, dove non esiste né vigilanza né assistenza nonostante, spesso, i degenti vengano colpiti da malore o da crisi improvvise che possono degenerare in violenti alterchi e colluttazioni con tristi epiloghi;

il riscaldamento viene acceso per un numero di ore assolutamente insufficiente, mai di notte, con temperature ben al di sotto dei 18 gradi. L'illuminazione interna ed esterna non sempre è funzionante, la scala interna del reparto B1/B2 ne è priva e nel periodo invernale gli ospiti sono costretti a pericolose traversate o ad un forzato rientro prima dell'imbrunire;

l'erogazione dell'acqua calda è un altro punto critico, i mancati interventi hanno costretto più volte gli operatori a lavare i degenti con acqua fredda oppure, in pieno inverno, a non lavarli come risulta nei giornali di reparto. Non ci sono condizionatori d'aria e aspiratori nonostante buona parte dei pazienti abbia un costante, acuto bisogno di fumare, costringendo i pazienti con tipologie diverse ed operatori a subire i danni derivanti dal fumo passivo;

nonostante le puntuali segnalazioni sui giornali di reparto, mancano per giorni farmaci specifici, psichiatrici e non, gli apparecchi per la misurazione della glicemia e per l'elettrocardiogramma sono male o non funzionanti e servono più reparti, da circa un anno e mezzo manca la farmacista che non è stata sostituita;

durante tutta l'estate 2009 il personale della casa di cura è stato costretto a svolgere mansioni diverse dalle figure professionali ricoperte (a giudizio dell'interrogante, arbitrariamente la direzione sanitaria ha promosso, senza titolo, 20 operatori tecnico-sanitari a mansioni spettanti ad operatori socio-sanitari), ed in alcuni casi i turni con personale mancante sono stati lasciati scoperti;

i carichi di lavoro degli infermieri sono tali da non permettere di agire secondo responsabilità e priorità assistenziale. Un infermiere, con 43 pazienti in reparto, è costretto ad eseguire prelievi ematici, esami delle urine, controlli glicemici, rilevazione della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca, della frequenza respiratoria, medicazioni, punture intramuscolari come da schema clinico, assistenza al medico internista nei giorni stabiliti, aggiornamento delle cartelle infermieristiche, esecuzione di elettrocardiogrammi, rifacimento di letti, sporzionamento e distribuzione dei pasti ed ausilio al paziente non autosufficiente, bagni e presa in carico dell'igiene generale del paziente, barba e capelli, unghie, cambio vestiario, cambio di pannoloni, nonché supporto psicologico ai pazienti in crisi acuta e secondo valutazione successiva richiesta d'intervento del medico di guardia, tutto questo coadiuvato da un solo operatore socio-sanitario facente funzione e privo di titolo;

l'assistente sociale svolge tale servizio anche se priva di titolo ed iscrizione all'albo come previsto dalla legge n. 84 del 1993. Considerate le lamentele dei pazienti e
dei loro familiari l'interrogante sospetta che la scelta dell'assistente sociale, peraltro parente di un consigliere comunale di Tivoli, assunta dalla proprietà, non rispetti le esigenze degli ospiti;

dal 3 novembre 2009 pur di continuare a percepire le cospicue rette, i signori Walter Molinari e Carlos Alberto Murillas (ospiti della casa alloggio "Il colle", chiusa per problemi ancora da appurare) sono stati spostati nella struttura di neuropsichiatria, danneggiandone l'equilibrio psicologico e creando non pochi problemi agli infermieri di turno circa le modalità ed il tipo di assistenza da riservare ai due neo-ospiti, sistemati in una stanza che agli atti risulta chiusa, ed ovviamente privi di cartelle cliniche ed infermieristiche nonché di terapie da somministrare; la camera mortuaria non è a norma, il giardino della struttura non è curato né pulito, manca un servizio di vigilanza e gli ospiti spesso vengono trovati a vagare anche a ridosso dell'autostrada, e, come nel caso Bova, con esiti tragici;

l'esecuzione di lavori, che si prolungano ormai da due anni, espone costantemente i pazienti a rumori che ne disturbano l'equilibrio psico-fisico,

si chiede di sapere:

se ai Ministri indirizzo risulti che quanto sopra riportato corrisponda a verità e se ritengano opportuno e giusto il modo in cui viene gestita la citata casa di cura;

in caso affermativo, se siano a conoscenza delle iniziative che intende prendere la Regione Lazio a tutela dei pazienti, degli operatori e dei familiari che subiscono quotidianamente disagi.

(4-02417)

GRAMAZIO - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

il signor Cesare Bellagamba è deceduto presso l'ospedale di Albano Laziale (Roma) dopo aver trascorso due giorni su una barella, non essendo stato trovato alcun letto libero e avendo egli dichiarato alla moglie il giorno stesso del ricovero: "Qui mi fanno morire". Nonostante lo scetticismo di qualcuno, la Asl si trova al centro di diverse inchieste giudiziarie. A giudizio dell'interrogante, è ora che il Governo e il Ministro in indirizzo intervengano sulla Regione Lazio affinché la malasanità che si ripete nel territorio della Asl Rm/H, e che ha portato al decesso di un cittadino di 61 anni, Cesare Bellagamba, per mancanza di posti letto, possa essere definitivamente risolta;

il direttore di quella azienda sanitaria ha detto: "È stato fatto tutto il possibile per curare il paziente, ma il paziente è deceduto";

ad avviso dell'interrogante, non è stato fatto nulla affinché il signor Cesare Bellagamba, non trovandosi alcun posto letto nel territorio della Asl Rm/H, si potesse trasportare urgentemente nella città di Roma, dove esistono Dipartimenti emergenza e accettazione (Dea) di I e II livello; è pertanto necessario che siano accertate eventuali responsabilità e siano impartite le conseguenti sanzioni,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quali iniziative abbia inteso prendere la Regione Lazio in difesa dei cittadini che ricadono nel territorio della Asl Rm/H e che possono essere ricoverati in strutture ospedaliere in quella Asl.

(4-02418)

PETERLINI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

l'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica n. 58 del 6 gennaio 1978, recante norme di attuazione dello statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige in materia di previdenza e assicurazioni sociali, prevede che nella provincia di Bolzano, alle associazioni sindacali costituite esclusivamente tra lavoratori dipendenti appartenenti alle minoranze linguistiche tedesca e ladina, aderenti alla confederazione maggiormente rappresentativa fra quelle dei lavoratori stessi, sono estesi, in ordine alla costituzione di rappresentanze sindacali aziendali e comunque in ordine all'esercizio di tutte le attività sindacali comprese quelle di patronato e di assistenza sociale di cui alla legge 29 luglio 1947, n. 804, e successive modificazioni, i diritti riconosciuti da norme di legge alle Associazioni aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale;

in base a tale norma di attuazione il sindacato più rappresentativo del gruppo linguistico tedesco è l'Unione sindacati autonomi altoatesini (ASGB), riconosciuto dal Consiglio Provinciale e dunque equiparato, a tutti gli effetti e con il diritto e dovere di firmare i contratti collettivi nazionali, ai sindacati federali nazionali;

nonostante le varie sollecitazioni da parte dell'ASGB, fino ad ora il sindacato non è stato invitato a firmare il nuovo contratto collettivo nazionale del lavoro (CCNL) delle ferrovie statali con le parti sindacali;

all'interrogante che ha chiesto chiarimenti al responsabile dei rapporti sindacali del gruppo Ferrovie dello Stato SpA, dottor Stefano Savino, è stato risposto che "il CCNL delle Attività Ferroviarie del 16 aprile 2003 è stato sottoscritto da Agens/Confindustria e dalle segreterie nazionali delle organizzazioni sindacali Filt/Cgil, Fit/Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporti, Sma (ora Fast) e Orsa Ferrovie (per quest'ultima con atto separato in data 14 luglio 2004), che sono le uniche associazioni, quindi, sia di parte datoriale che di parte sindacale, titolari del CCNL. Per questo motivo, ASGB potrebbe rivolgere la richiesta di sottoscrizione del CCNL solo a queste associazioni e non al Gruppo Ferrovie dello Stato SpA, che non ne ha la titolarità. Analogamente, i chiarimenti in merito al sistema dei diritti e delle tutele garantite dal CCNL sono di esclusiva competenza delle associazioni datoriali e sindacali stipulanti il CCNL. In ogni caso si fa rilevare che, nonostante l'ASGB non sia firmataria del CCNL, tenendo conto di quanto disposto nella legge n. 236 del 1993 sui diritti e le prerogative delle associazioni sindacali nella provincia di Bolzano costituite tra lavoratori appartenenti alle minoranze linguistiche tedesca e ladina, il Gruppo Ferrovie dello Stato SpA continua a garantire all'ASGB il diritto alla riscossione dei contributi sindacali, mentre tutte le altre organizzazioni sindacali non stipulanti il CCNL delle attività ferroviarie non beneficiano di tale prerogativa sindacale;

a giudizio dell'interrogante la risposta fa pensare al solito "cane che si morde la coda". E' un circolo vizioso che mette in evidenza come il sindacato ASGB, nonostante la legge ne preveda l'equiparazione ai sindacati federali nazionali, non possa sottoscrivere il CCNL,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda attivarsi, attraverso azioni di competenza, perché l'ASGB possa sottoscrivere il nuovo contratto delle ferrovie statali con le parti sindacali al fine di veder riconosciuti ai rappresentanti sindacali dell'ASGB i diritti loro spettanti.

(4-02419)

GALIOTO - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

si apprende da notizie giornalistiche che il giorno 27 novembre 2009 una ragazza rom di 24 anni, dopo aver suonato inutilmente, lei e il marito, per più di mezz'ora alla porta del reparto maternità dell'ospedale Barone di Canicatti (Agrigento), ha dato alla luce una bimba, di nome Danisa, sulla sedia di un corridoio dell'ospedale;

solo a parto avvenuto una donna è intervenuta per tagliare il cordone ombelicale;

dopo il parto alla piccola Danisa non è stata diagnosticata alcuna anomalia del suo stato di salute;

il giorno 2 dicembre 2009, in seguito a un evidente malessere della bambina, i genitori hanno deciso di riportarla all'Ospedale di Canicattì dove è stata visitata dai sanitari i quali, capito che la situazione era grave, ne hanno disposto il trasferimento all'ospedale dei bambini "Di Cristina" di Palermo;

a seguito di una setticemia ombelicale, la sera del 3 dicembre 2009, la piccola Danisa è deceduta a causa di uno shock settico;

sono stati iscritti nel registro degli indagati della procura di Agrigento, undici sanitari dell'ospedale di Canicattì;

questo caso di mala sanità si aggiunge ad un altro, avvenuto nel messinese, recentemente e avente come risultato il decesso di un altro bambino rom,

si chiede di conoscere:

se corrisponda al vero che "l'onfalite con flemmone della parete addominale" sia stata contratta dalla bambina a seguito delle precarie condizioni igieniche del parto;

se i medici del reparto maternità dell'ospedale Barone di Canicattì abbiano eseguito diligentemente le procedure relative a casi come questi, sia per quanto riguarda l'accettazione della partoriente, sia per quanto riguarda il decorso post partum;

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di chiarire i fatti di questo incredibile episodio;

se il Ministero ritenga opportuno intervenire con maggior attenzione e determinazione sui fatti che stanno accadendo in Sicilia alla luce di episodi che riguardano la salute di povere famiglie straniere e in particolare di bambini.

(4-02420)

CECCANTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

la legge 8 luglio 1998, n. 230, "Nuove norme in materia di obiezione di coscienza", all'art. 8, comma 2, lettera e), assegna all'Ufficio nazionale per il servizio civile (UNSC) presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il compito di "predisporre, d'intesa con il dipartimento per il coordinamento della protezione civile, forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta";

l'UNSC ha costituito un comitato "di carattere tecnico e ad elevata specializzazione" con l'intento di coinvolgere soggetti pubblici e privati per garantire l'apporto di specifiche competenze professionali;


il primo "Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta" è stato costituito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 18 febbraio 2004 successivamente integrato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 aprile 2004 ed ha operato fino al termine della XIV Legislatura;

nel corso della XV Legislatura, il Ministro della solidarietà sociale (al quale erano nel frattempo state assegnate le competenze in materia di servizio civile nazionale) ha confermato, con decreto in data 27 dicembre 2007, il Comitato che ha operato fino al 31 dicembre 2008;

detto Comitato era composto da 16 membri, 6 dei quali rappresentavano le amministrazioni centrali maggiormente coinvolte (i Ministeri degli affari esteri, della difesa, dell'interno, ed il Dipartimento della protezione civile), le Regioni e Province autonome e l'ANCI, mentre i restanti erano stati individuati in quanto rappresentanti di enti di servizio civile ed esperti in materia di difesa civile non armata e nonviolenta, tra cui docenti universitari e responsabili di associazioni pacifiste;

in un'intervista rilasciata nel settembre 2009 al mensile di Pax Christi "Mosaico di pace" l'ex direttore generale dell'UNSC, Diego Cipriani, ha affermato: "lo stesso Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta che era stato ricostituito presso l'Ufficio nazionale per il servizio civile, e nel quale sedevano rappresentanti delle istituzioni e della società civile impegnata sul fronte della nonviolenza, è scaduto a dicembre 2008 e non è stato confermato. E di certo non per ristrettezza di bilancio";


nel rapporto sulla manovra finanziaria per il 2010 realizzato dalla campagna "Sbilanciamoci!" e presentato a Roma il 1° dicembre si legge (a pag. 55): "Occorre altresì riconoscere che l'Ufficio nazionale non ha mai fatto molto per caratterizzare il servizio civile nazionale come difesa della Patria. Anche il Comitato per la Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta che ha terminato il suo secondo mandato il 31 dicembre 2008, dopo quasi un anno non è ancora stato rinominato";

nel "Documento relativo alla programmazione finanziaria per l'anno 2009" sottoposto nella primavera 2009 dall'UNSC al parere della Consulta nazionale del servizio civile e della Conferenza Stato-Regioni, si prevede, alla voce n. 63 (ricerca e sperimentazione di nuove forme di difesa civile non armata e nonviolenta), una dotazione finanziaria di 100.000 euro "per le iniziative di ricerca che il Comitato di difesa civile vorrà proporre al Capo dell'Ufficio. Detto comitato, allo stato, è in via di ricostituzione";

secondo quanto riportato dal sito ufficiale del Tavolo ecclesiale sul servizio civile (www.esseciblog), il 30 settembre 2009, intervenendo a Roma al convegno della Conferenza nazionale enti servizio civile "Il futuro del servizio civile. Il servizio civile del futuro", il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega al servizio civile, on. Giovanardi, "ha annunciato l'imminente rilancio del Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta, le cui nomine sono rimaste ferme dallo scorso dicembre",

si chiede di sapere perché non sia stato ricostituito il Comitato e come sia stata spesa la somma di 100.000 euro prevista dalla programmazione economica 2009 per l'Unsc per la ricerca e sperimentazione di nuove forme di difesa civile non armata e nonviolenta.

(4-02421)

MARINO Ignazio - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

la Sclerosi laterale amiotrofica (SLA) è una delle patologie gravi, a prognosi infausta, che richiede appropriati provvedimenti assistenziali finalizzati ad alleviare la sofferenza dei soggetti che ne sono affetti;

si è nella necessità di adeguare strategie e strumenti di intervento per migliorare il servizio di assistenza ai malati di SLA;

i ritardi registratisi proprio sul terreno della risposta da parte delle istituzioni competenti alla domanda di adeguata assistenza ha generato proteste forti come quella dello sciopero della fame di alcuni malati di SLA residenti in Sardegna;

considerato che:

non tranquillizzano certamente le parole contraddittorie che il Governo ha pronunciato in varie sedi circa lo stato di revisione della strumentazione giuridica indispensabile ad un'adeguata politica di assistenza alle persone affette da SLA, quali la definizione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (LEA) e il nuovo nomenclatore degli ausili e delle protesi;

per quanto concerne i LEA, definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001 ed entrati in vigore il 23 febbraio 2002, si è di fronte ad un iter infinito la cui conclusione è stata fortemente e formalmente invocata dal Presidente della Conferenza delle Regioni perché organica al Patto per la salute tra Stato e Regioni medesime, stipulato il 23 ottobre 2009;

considerato altresì che è ancora in vigore un nomenclatore degli ausili e delle protesi invariato da dieci anni sebbene lo stesso regolamento recante norme per l'assistenza protesica, di cui al decreto ministeriale n. 332 del 1999, reciti chiaramente, all'articolo 11, che "il nomenclatore è aggiornato periodicamente, con riferimento al periodo di validità del Piano sanitario nazionale e, comunque, con cadenza massima triennale, con la contestuale revisione della nomenclatura dei dispositivi erogabili";

considerato, infine, che proprio ai fini di un'adeguata strategia sanitaria riveste molta importanza dotare i pazienti di "comunicatori", cioè di macchine che permettano di comunicare a quei soggetti che presentano compromissione di voce,

si chiede di sapere:

quale impulso il Governo intenda dare perché pervenga a conclusione l'annoso iter per la definizione dei nuovi LEA;

se sia in corso, ed eventualmente in quali termini si stia svolgendo, un'attività di revisione e di aggiornamento del nomenclatore degli ausili e delle protesi;

se siano stati utilizzati i fondi stanziati nel 2007 e nel 2008 vincolati all'acquisto di comunicatori vocali e con quali risultati.

(4-02422)

POLI BORTONE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

il depuratore "Ciccio Prete", gestito dalla società EMES srl, sorge all'ingresso della città di Lecce, sulla strada statale Lecce-San Cataldo, in una zona a ridosso del mare;

nel depuratore in questione, confluiscono le acque reflue dell'intera zone industriali di Lecce e Surbo le quali, tramite condotte, dopo la depurazione, convergono verso il mare;

l'8 maggio 2009 il depuratore leccese era stato posto sotto sequestro dai Carabinieri del nucleo operativo ecologico ambientale di Lecce, per accertare il rispetto di tutti gli obblighi previsti dalla legge e la sua conformità, concedendo la possibilità di uso al Consorzio per l'area di sviluppo industriale (ASI);

i carabinieri, a seguito di una serie di indagini preliminari hanno accertato che il depuratore non solo sarebbe sprovvisto di idonee autorizzazioni allo scarico, ma supererebbe i parametri di legge in relazione alla presenza di materie inquinanti, immettendo in mare reflui industriali ed urbani non depurati;

il 2 dicembre 2009 in prossimità dell'idrovora di "Ciccio Prete" i militari hanno accertato che era in atto un'importante fuoriuscita di acque reflue che dalla condotta di scarico del depuratore si stavano riversando in mare;

l'Agenzia regionale per la protezione dell'Ambiente (ARPA) competente ha predisposto una serie di prelievi a campione per comprendere quale natura avessero le sostanze che formavano questa chiazza uscita dal condotto di scarico;

la marina di San Cataldo è tra le più belle di tutta la costa del Salento, ricordando che il Salento stesso è zona prettamente turistica e che il turismo stesso rappresenta il suo sostentamento;

questo fatto rilevante e altamente inquinante comprometterebbe la qualità del mare ed un grave danno a tutta la zona turistica,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno un intervento urgente, nei confronti del consorzio ASI, per verificare l'effettivo rispetto di tutti gli obblighi previsti dalla legge in materia di gestione delle acque reflue al fine di scongiurare il ripetersi di nuove fuoriuscite.

(4-02423)

BEVILACQUA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca -

(4-02424)

(Già 3-00693)

Interrogazioni, già assegnate a Commisssioni permanenti, da svolgere in Assemblea

L'interrogazione 3-00626, del senatore Berselli, precedentemente assegnata per lo svolgimento alla 2a Commissione permanente (Giustizia), sarà svolta in Assemblea, in accoglimento della richiesta formulata in tal senso dall'interrogante.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto sommario e stenografico della 226a seduta pubblica del 24 giugno 2009:

alle pagine III, VII e 1 il titolo relativo al disegno di legge n. 1397 è sostituito dal seguente: "Seguito della discussione: (1397) AZZOLLINI ed altri. - Legge quadro in materia di contabilità e finanza pubblica nonché delega al Governo in materia di adeguamento dei sistemi contabili, perequazione delle risorse, efficacia della spesa e potenziamento del sistema dei controlli

Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Legge di contabilità e finanza pubblica";

alla quattordicesima riga della pagina XVI, dopo le parole: "nel testo emendato", inserire le seguenti: "con il seguente titolo: «Legge di contabilità e finanza pubblica»";

a pagina 35, sotto il titolo: "Votazione nominale con scrutinio simultaneo", nell'intervento del Presidente, alla terza riga, dopo le parole: "nel testo emendato," inserire le seguenti: "con il seguente titolo: «Legge di contabilità e finanza pubblica,»";

a pagina 67, il titolo relativo al disegno di legge n. 1397 è sostituito dal seguente: "Legge quadro in materia di contabilità e finanza pubblica nonché delega al Governo in materia di adeguamento dei sistemi contabili, perequazione delle risorse, efficacia della spesa e potenziamento del sistema dei controlli (1397)

(V. nuovo titolo)

Legge di contabilità e finanza pubblica (1397)

(Nuovo titolo)"