Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritta a parlare la senatrice Spadoni Urbani. Ne ha facoltà. (Brusìo).
Colleghi, chi non fosse interessato può lasciare l'Aula, mentre invito chi ha intenzione di rimanere a consentire che la discussione generale possa svolgersi in modo serio, tenendo conto anche del fatto che in Aula spesso, pur parlandosi piano, il brusìo diventa comunque molto forte.
SPADONI URBANI (PdL). Signor Presidente, colleghi, signori rappresentanti del Governo, intervenendo sull'Atto Senato n. 1167, vorrei dire innanzitutto che il progetto di ammodernamento del Paese, disegnato con la finanziaria dello scorso anno, si va pian piano compiendo.
Il mosaico che porterà l'Italia tutta, da Nord a Sud, a reggere il confronto con i nostri partner europei, si compone di misure che possono sembrare magari di relativa importanza, ma che provocano tuttavia un mutamento nella mentalità dei pubblici dipendenti e dei funzionari dello Stato e, insieme, un recupero di efficienza e moralità che si estende anche al lavoro privato. (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, così non si può assolutamente procedere: invito nuovamente chi non intende seguire la discussione generale ad allontanarsi dall'Aula, in modo da consentire lo svolgimento degli interventi.
SPADONI URBANI (PdL). Signor Presidente, la ringrazio e la capisco, dal momento che personalmente ho avuto modo di presiedere un Consiglio regionale!
L'azione svolta alla Camera dei deputati, prima, e poi nelle Commissioni del Senato, a proposito di lavori usuranti e di riforma del processo del lavoro, sta producendo parte di questa importante azione riformatrice che è attesa da larga parte dei cittadini e del Paese.
Non sono mancati importanti apprezzamenti nei confronti di quest'azione, come quello espresso, per esempio, dal segretario della CISL Giorgio Santini, a proposito della delega al Governo per l'adozione di uno o più decreti legislativi in materia di disciplina delle attività di lavoro particolarmente faticose e pesanti. Anche gli esponenti dell'opposizione più responsabile hanno espresso un giudizio di astensione, e quindi non di opposizione, sul provvedimento oggi in discussione.
Se da questi atteggiamenti si vuol trarre un significato politico, in un momento
di particolare asprezza nel confronto tra le parti, esso è che non costituiscono atti contrari ai lavoratori il dichiarare che i principali nemici dei disabili sono coloro che abusano dell'invalidità o il fatto di consentire magari l'accesso ai concorsi pubblici anche in base alla residenza. In altre parole, prevedere uno Stato che funziona, dove non sono più i furbi a farla da padroni - protetti magari da qualche norma equivoca o applicata in maniera volutamente equivoca - rappresenta una conquista per tutti.
Credo che l'atto in discussione contenga numerosi altri elementi positivi come, per esempio, l'aver incentivato il ravvedimento operoso di quanti commettono violazioni, prevedendo una sanzione amministrativa più lieve per coloro che, dopo aver utilizzato lavoro irregolare, abbiano successivamente regolarizzato il lavoratore stesso. Il voto favorevole al provvedimento mi sembra giustificato anche per le nuove disposizioni volte a razionalizzare alcuni profili del processo del lavoro, processo che oggi non si svolge con la celerità necessaria a garantire la posizione giuridica sia del lavoratore, sia del datore di lavoro.
Una riforma, quella del processo del lavoro, attesa da anni e che le norme in discussione in qualche misura anticipano visto che favoriscono conciliazioni e arbitrati o addirittura attuano la legge Biagi sulla certificazione dei contratti.
Un'ultima osservazione a proposito della semplificazione normativa che con questa legge si introduce senza intaccare le tutele: a chi pensa che si sia voluto aggirare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori voglio dire che non solo fa peccato ma sbaglia proprio!
Il fatto è che la pletora di leggi sul lavoro e sull'impresa prodotta negli anni dal Parlamento poteva essere sostenuta solo dalle grandi aziende. Ora la realtà è cambiata, e da parecchio tempo: il 97 per cento delle imprese nazionali ha meno di 15 dipendenti. E non è detto che alcuni di questi imprenditori non si sporchino le mani come i loro operai e che non lavorino con loro. Di questo, leggendo la stampa, mi sembra che se ne sia resa conto anche la sinistra, anche se non mi sembra che se ne stia rendendo conto in Parlamento, dove deve fare politica e basta.
Ancora una volta, allora, si scopre che le gabbie ideologiche e le lenti deformanti di pregiudizi ben radicati per alcuni sono la vera grande difficoltà di un Paese che ha come sola risorsa una imprenditoria diffusa e una grande voglia di fare impresa.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, per affrontare la delega al Governo in materia di lavori usuranti, riorganizzazione di enti, congedi, aspettative e permessi, nonché misure contro il lavoro sommerso e norme in tema di lavoro pubblico, di controversie di lavoro e di ammortizzatori sociali, bisogna parlare principalmente di quell'esercito di invisibili che, solo nel settore della ricerca pubblica e delle università, ammonta, secondo le stime incrociate dell'USI, Rdb Ricerca (Sindacato nazionale lavoratori della ricerca dell'Unione sindacale italiana) e dell'AIR (Associazione italiana per la ricerca), ad oltre 73.000 precari, a fronte di un corpo docente universitario di 63.000 docenti. Poco più di due mesi fa (settembre 2009), l'Eurostat ha diffuso i dati del rapporto su scienza, tecnologia e innovazione in Europa: nel 2007, i 27 Stati membri hanno investito complessivamente poco meno di 229 miliardi di euro, l'1,85 per cento del PIL europeo; la stessa quota del 2006, nonostante l'obiettivo contenuto nella Strategia di Lisbona (risalente al 2009) di arrivare al 3 per cento entro il 2010.
Per fare un confronto, negli Stati Uniti si è speso il 2,67 per cento del PIL; e nel 2006, l'ultimo anno per cui ci sono dati disponibili, il Giappone ha speso il 3,40 per cento del PIL. In Europa solo due Paesi hanno rispettato gli impegni di Lisbona, raggiungendo e superando il 3 per cento: la Svezia e la Finlandia, che hanno speso rispettivamente il 3,60 e il 3,47 per cento. Seguono l'Austria (con il 2,56 per cento), la Danimarca (con il 2,55 per cento), la Germania (con il 2,54 per cento) e la Francia (con il 2,08 per cento). Fanalino di coda è Cipro, con lo 0,45 per cento.
Guardando i valori assoluti, fa riflettere che tre nazioni da sole rappresentano il 60 per cento degli investimenti: si tratta della Germania con 62 miliardi, della Francia con 39 miliardi e della Gran Bretagna con 37 miliardi (l'1,79 per cento del PIL). Per l'Italia, i dati riferiti al 2006 (non sono disponibili quelli relativi al 2007) indicano che la spesa era allora di 16,831 miliardi di euro, ossia l'1,13 per cento del PIL.
Ma di che cosa parlate, signori della maggioranza? Questo è un Governo miope, che, oltre ad avere tagliato ulteriormente i fondi alla ricerca, tiene in vita, quasi ibernandole, le classi di potere e le baronie più vecchie d'Europa, aumentando ad esempio l'età pensionabile dei magistrati, che si vuole portare da 75 a 78 anni. Nel mondo universitario, nel dicembre del 2007, l'età media dei ricercatori era di 44,9 anni, quella dei professori associati di 52,1 anni e quella dei professori ordinari di 58,7 anni. Così, mentre orde di famelici baroni si godono il bel Paese, i giovani sono costretti ad emigrare per cercare lavoro, specialmente nel mondo accademico. Tale problema affligge in particolar modo la ricerca, dove i coraggiosi che provano a fare carriera in Italia sono ridotti a macchiette di anziane baronie.
Ho voluto fare questa premessa per introdurre la questione dell'esercito dei precari, pari ad oltre 3,5 milioni, in gran parte lavoratori autonomi, ma anche dipendenti nei servizi pubblici, in maggioranza donne, ossia 58,7 per cento, e soprattutto meridionali, secondo l'ultima analisi della CGIA di Mestre (voglio ricordare che il ministro dell'economia Tremonti si fida più di loro che di altri istituti di ricerca più blasonati). Su un totale di 3.525.672 precari, è la Calabria, con il 23,3 per cento, a presentare il valore più alto, se viene preso come indicatore l'incidenza percentuale dei precari sul totale degli occupati presenti in ciascuna Regione. Seguono la Sicilia (22,1 per cento), la Sardegna (21,3 per cento), la Puglia (19,5 per cento), la Basilicata (17,2 per cento). Chiude la classifica la Lombardia, che, nonostante registri in termini assoluti il numero più elevato, presenta la percentuale più bassa sul totale degli occupati, ossia il 12 per cento.
Nei settori più investiti dalla precarietà, al primo posti ci sono i servizi pubblici e sociali (28,1 per cento), gli alberghi e i ristoranti (25,9 per cento), l'agricoltura (24,6 per cento). Chiude l'intermediazione finanziaria, con l'8,9 per cento. Infine, l'incidenza percentuale dei lavoratori precari per titolo di studio sul totale degli occupati vede i senza titolo toccare la percentuale del 20 per cento. Seguono coloro che hanno la laurea (15,3 per cento), la licenza media (15 per cento), il diploma superiore (15 per cento), la licenza elementare (14,9 per cento) e infine i post laurea (14,3 per cento). Questi sono i dati del precariato in cifre, di quell'esercito di invisibili che invecchiano, spesso a spese di quegli ammortizzatori sociali che non date voi, signori del Governo, ma che sono rappresentati dalle famiglie, dagli anziani, dai vecchi che si devono fare carico, con le loro pensioni, di assicurare dignità ai giovani, a quell'esercito di precari.
Sempre citando i dati, uno studio condotto dai ricercatori dell'Istituto per lo sviluppo della formazione dei lavoratori e dell'Istituto nazionale di statistica quantifica, alla fine del 2006, in circa 2.809.000 i lavoratori con forme contrattuali precarie, cui andrebbero sommati ulteriori 948.000 lavoratori provenienti da esperienze lavorative precarie terminate ed in cerca di nuova occupazione, per un totale di 3.757.000 lavoratori.
Nel loro studio i ricercatori evidenziano anche che non sempre un periodo di lavoro flessibile diviene l'anticamera a forme contrattuali più stabili, ma che anzi con il passare del tempo dall'introduzione di queste forme lavorative «il tasso di conversione di occupazioni precarie verso lavori stabili è sempre più basso e il momento della trasformazione del contratto sempre più posticipato nel tempo» e che tra i precari non sono presenti solo giovani alle prime esperienze lavorative, ma vi è anche una non trascurabile presenza di over 40. La ricorrenza di tipologie di lavoro diverse dal rapporto di lavoro a tempo indeterminato (lavoro a tempo determinato, lavoratori socialmente utili, contratti di lavoro interinale e di somministrazione, collaborazioni coordinate e continuative ed incarichi di studio, consulenza e ricerca) nel pubblico impiego era quantificabile in 103.349 contratti a tempo determinato, 4.786 contratti di formazione lavoro, 9.067 contratti di somministrazione e di manodopera e 34.457 lavoratori socialmente utili. Vi risparmio le altre percentuali.
Questo, signori della maggioranza, è l'ennesimo provvedimento omnibus, l'ennesima navetta in cui volete inserire tutto e il contrario di tutto. Qui dentro ci sono disposizioni in tema di sanità (articoli 2-bis e seguenti), disposizioni in tema di università (articoli 6-bis e seguenti), disposizioni in tema di difesa (articoli 21 e 22-ter), arbitrato e conciliazione nel processo del lavoro (articoli 24 e 26-bis), modifiche al decreto legislativo n. 276 del 2003, la cosiddetta legge Biagi (articoli 28 e seguenti).
Questa delega al Governo ha l'obiettivo di mettere mano alle pensioni dei lavoratori impegnati in attività definite usuranti, puntando a mettere in campo una vera e propria clausola di salvaguardia, che avrebbe lo scopo di evitare che troppe domande di pensionamento anticipato facciano sforare la copertura finanziaria a disposizione.
Mi accingo alla conclusione perché il tempo sta scadendo. Più che un diritto le norme sul lavoro usurante potrebbero diventare una lotteria. È già dura riuscire a rientrare nei parametri richiesti. Ad esempio, il lavoro notturno è considerato usurante se si fanno 80 turni notturni ogni anno; con il sistema degli orari basta un'influenza: si salta una notte e diventa in pratica impossibile arrivare alla quota richiesta.
Concludo, signor Presidente, sottolineando come questa maggioranza - mi riferisco anche agli stimati colleghi che presiedono le Commissioni - dovrebbe fare attenzione: non potete venire a raccontare la favola che finanziate gli ammortizzatori sociali quando volete disgregare l'ammortizzatore sociale più potente, quello della famiglia, perché non date occasioni di lavoro alle giovani generazioni e all'esercito di precari.
Per tali ragioni, noi dell'Italia dei Valori esprimiamo un giudizio molto severo su questa normativa omnibus, che non aiuta certo migliaia di famiglie ad uscire dal precariato e dall'invisibilità. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valli. Ne ha facoltà.
VALLI (LNP). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, il provvedimento che con alterne vicende giunge finalmente al nostro esame contiene importanti innovazioni per il mondo del lavoro sotto vari aspetti.
Mi preme sottolineare innanzitutto le novità in materia di cause di lavoro, con l'introduzione della conciliazione davanti agli uffici provinciali del lavoro che, di fatto, semplificherà e velocizzerà notevolmente la soluzione delle controversie, con vantaggio evidente per i lavoratori, che potranno raggiungere un accordo e far valere le proprie ragioni senza dover perdere tempo e denaro nell'affrontare una causa.
Al contempo sono state introdotte nuove e rilevanti disposizioni in materia di università, docenti e ricercatori, che prevedono la stabilizzazione dei pubblici dipendenti precari e hanno effetti anche sul personale tecnico‑amministrativo delle università. Atteso che dal 1° luglio prossimo le pubbliche amministrazioni non potranno più stipulare contratti a tempo determinato, è senz'altro positivo che le stesse amministrazioni dovranno trasmettere alla Presidenza del Consiglio l'elenco del personale in servizio assunto con contratto a tempo determinato, indicando la qualifica posseduta, la data d'inizio del rapporto di lavoro, nonché le eventuali proroghe e rinnovi, per consentire di monitorare costantemente la situazione.
Si valuta positivamente, specialmente in un momento in cui è necessario ridurre le spese nel rispetto dei criteri di stabilità finanziaria, limitando un eccessivo ricorso - come in passato - al personale con contratto a tempo determinato, la possibilità di una riserva di posti (non superiore al 40 per cento) per i concorsi da bandire nel triennio 2009-2011, soprattutto al fine di valorizzare le esperienze e le competenze professionali acquisite. Un ulteriore aspetto positivo attiene alle disposizioni in materia sanitaria finalizzate ad assicurare l'indennizzo per complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie.
Per il Gruppo della Lega Nord è un importante risultato anche la norma riguardante la delega in materia di lavori usuranti con cui si prevede che sia data priorità, nell'erogazione dei trattamenti pensionistici, a queste categorie di lavoratori anche in caso di risorse economiche limitate.
Riteniamo che nell'insieme queste norme comporteranno, da una parte, una semplificazione dei rapporti di lavoro tra le parti, dall'altra, una maggior tutela dei soggetti deboli. È per questo che ci auguriamo che finalmente, dopo tanti ripensamenti e cambiamenti, si arrivi all'approvazione di questo provvedimento da parte dell'Aula del Senato. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, i senatori Li Gotti, Ichino e Lannutti, hanno già illustrato, in maniera molto più precisa di quanto potrei fare io, i problemi che nascono dall'assenza di omogeneità e dall'affastellamento di temi diversi che si collegano con difficoltà l'uno all'altro. Non insisterò su questo aspetto e considero l'argomento ormai dimostrato.
Vorrei soltanto osservare che questa mancanza di omogeneità è il risultato di un cammino particolarmente faticoso. Il provvedimento al nostro esame oggi è stato all'ordine del giorno in Commissione per più di un anno e ha cambiato volto nel corso del tempo con l'eliminazione di elementi che all'inizio erano giudicati fondamentali e l'introduzione di altri che sono sopraggiunti.
Ricordo che durante l'esame in Commissione sono state eliminate dal testo una quantità di voci principali in tema di lavoro: gli articoli 3, 6, 7, 10, 15, 16 e 20 sono confluiti, su richiesta del ministro Brunetta, all'interno di altri provvedimenti, laddove su altri argomenti le norme sono state riformulate in modo diverso da come erano state concepite inizialmente. In questo non ci sarebbe nulla di male: l'attività parlamentare serve anche ad affrontare argomenti con una certa capacità di rimessa in discussione critica, per carità; sarebbe forse terribile se non ci fosse la capacità di addomesticare, secondo ragione, argomenti che richiedono di essere trasformati.
Vorrei insistere soprattutto su uno o due temi che, al contrario, all'interno di questo corpus totalmente eterogeneo, mantengono un proprio punto di vista e proprio di quello vorrei parlare, perché non lo condivido. C'è una omogeneità all'interno di questo provvedimento, ed è quella rappresentata dal punto di vista del centrodestra, che è essenzialmente poggiato su una filosofia che, per semplicità, potremmo chiamare neoliberista. Essenzialmente si tende a dare via libera alla logica dell'incontro, cosiddetto libero, nell'ambito del mercato, e in questa maniera si sostiene che si aprano orizzonti di nuovi tipi di confronto nel sociale.
Francamente, valuterei questo tipo di atteggiamento con attenzione critica. Il senatore Castro in un'espressione utilizzata in una presa di posizione pubblica afferma che il provvedimento mira a rafforzare e a valorizzare l'autonomia delle parti. Per carità, questa sorta di cammino, di passo indietro che lo Stato farebbe di fronte alle forze del mercato, forse, per certi aspetti, potrebbe essere considerato portatore di un profilo progressivo, ma mi chiedo se questo rafforzamento e valorizzazione dell'autonomia delle parti faccia i conti con la diversità delle parti.
Immagino una piccolissima azienda produttiva dove il datore di lavoro e il lavoratore, come spesso accade in Italia (sono milioni le piccole aziende di questa natura), lavorano fianco a fianco, magari con problemi, ma con una forza d'intesa che punta a garantire la sopravvivenza e possibilmente la fortuna della piccola azienda: in una realtà di quel tipo, capisco che si lasci campo libero al confronto autonomo delle forze. Tuttavia, se ciò si verifica su un terreno dove la bilancia delle forze è totalmente sperequata a favore dell'azienda, non si afferma un principio progressivo, che garantisca cioè la parte più debole, ovvero il lavoro e colui che fornisce il lavoro: abbiamo invece una situazione in cui l'azienda viene favorita proprio perché ha di fronte degli interlocutori deboli.
Anzi, vorrei spingermi più in là. Guardando la realtà economica moderna, ho la sensazione che si sia verificata una sorta di rovesciamento quasi totale del vecchio paradigma. Un tempo si considerava sul mercato lo scontro delle forze collettive del lavoro verso l'impresa come fattore unico: tutti gli operai contro o verso il datore di lavoro, una forza collettiva e una forza singola. Io ritengo che l'analisi sociale degli ultimi decenni accrediti molto di più un ritratto completamente rovesciato: la condizione generale della precarietà del lavoro ha determinato una sorta di isolamento fisico, atomizzato, delle forze di lavoro. Il lavoratore spesso è solo nel mercato del lavoro: solo proprio fisicamente, non sostenuto nemmeno da forze collettive come il sindacato, o associazioni o protezioni volontaristiche di qualche tipo.
Il lavoratore precario in modo particolare, il precario vero che non ha un contratto definito, che non ha una speranza di lavoro continuativo, è un individuo solo, privo di qualsiasi garanzia di forza alle spalle, un individuo che nel mercato del lavoro è costretto ad incontrare e a misurarsi non con il solo singolo datore di lavoro, ma con tutta la classe degli imprenditori, che si erge di fronte a lui, sulla scena del mercato, come una forza unica, che decide quale sia il prezzo del lavoro, le condizioni normative, il suo destino futuro, futuribile o immaginabile.
Che destino può avere una persona che sottoscrive un contratto in condizioni di estrema debolezza? Per spingermi ancora oltre, in certe condizioni di lavoro universitario - ci ritorneremo perché purtroppo ne avremo l'occasione - si verifica addirittura una sorta di prerequisito che corrisponde alla sottoscrizione di un contratto di lavoro a titolo gratuito.
Che cosa contratta una persona una volta che ha sottoscritto un contratto a titolo gratuito? In realtà, le forze lavoro non difese sono distribuite lungo un ampio campo di variabilità, a partire dalla accettazione incondizionata della non retribuzione, e dunque dell'accettare come un favore il fatto che si può fare lo stagista gratis per qualche mese in considerazione del fatto che, bene o male, viene fornita una possibilità di ingresso in non si sa bene quale universo. Basta infilarsi lì dentro - a Roma direbbero come un sorcio - per poi sperare di riuscire a trovare in qualche forma una via.
Questa non è una speranza statisticamente valida. È una speranza che conta soltanto sulla capacità di autocostruire la propria fortuna da parte di pochissime persone. Gli altri sono gli abbandonati, gli indifesi, i solitari. Ecco, credo che noi stiamo inconsapevolmente - o forse, ancora peggio, consapevolmente, da parte della maggioranza - costruendo una ginnastica delle libere forze del mercato in cui la libertà è tutta da una parte e la necessità tutta dall'altra, il caso tutto da una parte e la determinazione tutta dall'altra. C'è chi ha in mano la leva della dea Tyche e chi, invece, dipende dal destino altrui. Credo che questo sia un motivo fondamentale, omogeneo nella disomogeneità di questo provvedimento, per rigettare il provvedimento per intero, per opporsi e per prepararsi anche a battaglie future. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Maraventano. Ne ha facoltà.
MARAVENTANO (LNP). Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, il provvedimento che giunge all'esame dell'Assemblea è un collegato alla manovra finanziaria per il 2009. Giunge, dunque, all'esame di quest'Aula con un notevole ritardo dovuto a continue interruzioni: basti pensare che la Camera dei deputati lo aveva approvato il 28 ottobre 2008. E giunge anche abbastanza modificato rispetto al testo trasmessoci dall'altro ramo del Parlamento e sul quale le Commissioni affari costituzionali e lavoro hanno cominciato l'esame circa un anno fa.
Ad esempio, sono state soppresse talune norme già entrate a far parte, nel frattempo, della legislazione vigente, come quelle in materia di procedure concorsuali per regione (ex articolo 6) - tema tanto caro alla Lega - perché già recepite nel decreto legislativo Brunetta n. 150 del 2009, o come le modifiche all'articolo 71 del decreto n. 112 del 2008, in materia di assenze per malattia dei pubblici dipendenti (exarticolo 20), anch'esse già in vigore con la legge Brunetta, o ancora come le disposizioni recanti proroghe degli ammortizzatori sociali (ex articolo 27) inserite nei cosiddetti provvedimenti anticrisi. Al contempo, sono state introdotte nuove rilevanti disposizioni, come quelle in materia di università, docenti, ricercatori, ovvero quelle in materia sanitaria.
Per quanto riguarda la delega sui lavori usuranti, in Commissione abbiamo approvato l'emendamento del Governo che prevede una clausola di salvaguardia, affinché sia garantita una priorità nell'erogazione dei trattamenti qualora il numero delle domande accolte sia maggiore delle risorse finanziarie a disposizione; ciò a dimostrazione del fatto che questa maggioranza governativa è sensibile al tema dei lavori usuranti. Sempre a tal riguardo, vorrei ricordare la battaglia condotta da parte della Lega per far rientrare all'interno dei lavori usuranti anche gli appartenenti alle forze dell'ordine, categoria che il legislatore deve considerare e tutelare, perché le forze dell'ordine garantiscono la sicurezza ai nostri cittadini. Per questo motivo, consideriamo l'articolo 14 del testo una vittoria, con particolare riguardo al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco.
Proseguendo nell'esame del provvedimento, per quanto concerne le cause di lavoro ritengo che le modifiche alle procedure di conciliazione siano importanti, perché facilitano sia i datori di lavoro sia, soprattutto, i lavoratori nel raggiungere un accordo evitando lunghe, estenuanti e costose cause. Complessivamente, riteniamo che il disegno di legge al nostro esame rappresenti un'importante riforma del mondo del lavoro e una riorganizzazione della vigente normativa che, se non verrà strumentalizzata, porterà cambiamenti molto positivi per i nostri lavoratori e per i cittadini del nostro Paese.
Per questo motivo, crediamo che esso debba essere portato avanti da quest'Aula senza ulteriori battute d'arresto. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nerozzi. Ne ha facoltà.
NEROZZI (PD). Signor Presidente, prima di entrare nel merito della discussione, che peraltro è durata oltre un anno, con improvvise fermate, riprese, salite e risalite, vorrei esprimere il mio stupore - e me ne dispiace - per la relazione del collega Castro, durata circa un minuto e mezzo, che sembrava più adatta a un giornale per ragazzi che alle materie contenute nel provvedimento in esame, che modificano profondamente, ad esempio, il rapporto di lavoro ed alcuni aspetti della contrattazione. Credo che, anche per rispetto del Parlamento, bisognerebbe essere un po' più attenti e seri.
Il disegno di legge in discussione, che ha avuto una lunghissima gestazione, ancora una volta presenta le caratteristiche di un provvedimento omnibus, nel quale si trovano argomenti e temi diversi uno dall'altro (pensiamo alle disposizioni sugli emoderivati): anche questo è il segno di uno scarso rispetto nei confronti del Parlamento e di una grande confusione nel governare. Il provvedimento, collegato alla legge finanziaria per il 2009, arriva in quest'Aula, per quanto concerne questo ramo del Parlamento, dopo l'approvazione della legge finanziaria 2010: già questo dato dovrebbe dare la cifra dell'interesse del Governo verso tale provvedimento. Come in una sorta di scatola cinese, molte delle materie del disegno di legge sono apparse, poi scomparse, ed alcune improvvisamente ricomparse.
Iniziamo dal tema dei lavori usuranti. Tra le organizzazioni sociali ed il precedente Governo c'era un accordo che non è stato ancora applicato e, per alcuni punti, rischia di non essere mai applicato. Vedete, onorevoli colleghi, i lavori usuranti sono una cosa importante perché si afferma il principio secondo il quale rispetto alla pensione non tutti i lavoratori sono uguali. Bisogna tenere conto per alcuni delle aspettative di vita - che per molti sono aumentate - ma per altri della gravosità, della fatica, del dramma e della pesantezza del lavoro fisico; questa materia affrontava l'accordo siglato tra le organizzazioni sociali ed il precedente Governo. Si tratta di un tema risolto in tutta Europa e che, nel concreto, ci dice che non può accedere nella stessa misura alla pensione chi lavora in fonderia, in strutture chimiche altamente inquinanti o in miniera, o con turni che investono il ciclo intero della giornata per una parte lunga e importante della propria vita lavorativa, e chi invece queste condizioni non le deve affrontare.
Così come si sta perdendo un'ulteriore occasione per definire, una volta per tutte, un sistema di ammortizzatori sociali degno di questo nome, in una situazione economica drammatica, con un tasso di disoccupazione crescente.
Presidenza della vice presidente MAURO (ore 18,32)
(Segue NEROZZI) Noi ripresentiamo le nostre proposte, così come quelle in tema di occupazione femminile.
Della disoccupazione crescente e della crisi il Governo non se ne occupa; si occupa, invece, di impedire a due genitori, con un ragazzo diversamente abile molto grave, di poter usufruire di permessi contemporanei, come la legge prevedeva. Altre norme producono invece l'effetto di subissare di controlli inutili malati terminali. Questo è il rigore del ministro Brunetta, che non si occupa di consulenze e di altre disfunzioni, ma è rigorosissimo con chi ha handicap gravi e magari è un malato terminale.
Ma il cuore di questo provvedimento riguarda le norme sulla conciliazione e l'arbitrato, che intervengono in maniera pesante sul ruolo della contrattazione e sul ruolo delle parti. In particolare, sull'arbitrato si passa dalla situazione attuale, di difficile applicazione, di fatto all'obbligatorietà dell'arbitrato stesso, con il rischio anche di violare precetti costituzionali sulla tutela giuridica dei diritti, come più volte ha affermato il collega Treu e come diranno meglio di me in sede di illustrazione degli emendamenti sia il collega Treu che il collega Ichino. Inoltre, voglio soffermarmi su un punto in particolare: cosa significa l'equità sull'arbitrato? Quando l'equità diviene parametro di giudizio? Cos'è l'equità? Come viene calcolata? A seconda del luogo? A seconda del giudizio? Quindi, quale uguaglianza di diritti per tutti i lavoratori?
Il complesso di queste norme temo abbia un solo scopo: continuare a smantellare l'attuale diritto del lavoro e rendere più solo e indifeso il lavoratore. Penso soprattutto a quelli giovani e a quelli che non hanno diritti; al lavoratore che è sempre più privo di tutele e con sempre meno garanzie. Si mette in discussione alla base il principio stesso di diritto individuale in tema di diritto del lavoro, mentre si attenuano le misure contro il lavoro nero e sommerso. Questo non è grave solo perché attiene aspetti di giustizia e di regolarità: lasciare aumentare il lavoro nero e il lavoro sommerso è un colpo pesante anche per i nostri conti pubblici e un colpo pesante sulle entrate, che, quindi, si riflette anche sulla capacità di investire in servizi sociali e innovazione. Ma appunto, del lavoro nero e del lavoro precario non se ne occupa il Governo, mentre si occupa di chi ha un figlio con l'handicap al 95 per cento.
Vi sono poi le norme destinate a reprimere le violazioni delle disposizioni riguardanti le discipline sull'orario di lavoro. Mi sono accorto del perché. Su questo tema è intervenuto in maniera illuminata ieri il ministro Rotondi proponendo l'abolizione della pausa pranzo. Pensate all'effetto che una simile disposizione potrebbe avere sulle produzioni a ciclo continuo in chimica e in meccanica e sul lavoro a turno. Ma queste esternazioni, come in realtà anche molte norme di questo disegno di legge, dimostrano l'assoluta non conoscenza da parte di questo Governo del lavoro manuale, così come si esercita e si sviluppa nel Paese.
Per ultimo, volevo sottolineare le norme che sono apparse, scomparse e poi, a volte, riapparse. Le prime riguardano la lotta a chi usufruisce in maniera irregolare dei permessi o non fa il proprio dovere. Vorrei chiedere per l'ennesima volta al ministro Brunetta: quali sono i dati validi? Quelli che pubblica lui o quelli che pubblica la Ragioneria generale dello Stato? Forse l'irrequietezza e la perdita di bon ton che caratterizza le uscite di questi ultimi giorni del Ministro derivano dal fatto che dietro tutte le sue affermazioni, le sue grida, le sue continue interviste, nulla è cambiato. Semmai si sono accentuate la frustrazione e il distacco, sia dei lavoratori pubblici dal proprio lavoro, sia dei cittadini nei confronti dello Stato.
Rispetto poi alle norme sulla stabilizzazione dei lavoratori precari, l'unica richiesta è questa: almeno non prendiamoli in giro. Così come non dovremmo prendere in giro il personale delle forze di polizia e delle Forze armate, cui continuiamo a togliere mezzi e risorse e non gli facciamo nemmeno i contratti! (Applausi dal Gruppo PD). Ma questo è il tempo in cui il Governo vede il paese felice e tranquillo, come negli spot del "Mulino Bianco", mentre le condizioni delle persone sono sempre più drammatiche e si confrontano con la disoccupazione, la precarietà e i redditi bassi: centinaia di migliaia di lavoratori in cassa integrazione, che vivono con l'angoscia di non vederla rinnovata nei prossimi mesi e di non rientrare in azienda; centinaia di migliaia di lavoratori precari, che per primi sono stati esclusi dai cicli produttivi e che non hanno alcuna protezione sociale; i tanti precari della pubblica amministrazione e della scuola, che vivono con crescente angoscia il loro futuro occupazionale; milioni di nostri connazionali che vivono, o sopravvivono, sotto la soglia della povertà; le migliaia di piccole e medie imprese che rischiano di chiudere i battenti a causa della stretta creditizia in Italia e di una pubblica amministrazione che non funziona.
Queste ultime affermazioni possono essere considerate non pertinenti all'argomento del disegno di legge, ma visto che i vari articoli intervengono su tutto lo scibile umano, ricordare le sofferenze di tante persone non solo è utile, ma è necessario. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pichetto Fratin. Ne ha facoltà.
PICHETTO FRATIN (PdL). Signora Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, come bene i relatori hanno evidenziato, il disegno di legge arriva all'esame dell'Aula del Senato dopo un iter lungo e travagliato e presenta naturalmente al suo interno diversi tipi di intervento. Quando ho ritenuto di dover intervenire, ho fatto una valutazione su quale potesse essere il tema: o la generalità assoluta della necessità di una riforma complessiva man mano che questo Paese avanza, si evolve e, per quanto riguarda il contingente, supera la crisi; oppure cogliere, nell'ambito del disegno di legge, gli aspetti più significativi. Ritengo di dovermi soffermare su questi.
Credo che il primo aspetto significativo di questo disegno di legge si abbia con l'articolo 8, relativo alla mobilità del personale delle amministrazioni pubbliche, là dove si dispone che, in caso di conferimento di funzioni statali alle regioni ed alle autonomie locali ovvero di trasferimento o di conferimento di attività svolte da pubbliche amministrazioni ad altri soggetti pubblici ovvero di esternalizzazione di attività e servizi, si applicano al personale ivi adibito, in caso di esubero, le disposizioni in materia di mobilità collettiva e di collocamento in disponibilità.
Si tratta, a parere mio, di misure quanto mai utili e necessarie in vista dell'attuazione dell'ampio processo federalista, che questa legislatura ha avviato proprio partire dall'Aula del Senato, per cercare di evitare che, come spesso accaduto in passato, in occasione dell'attuazione di provvedimenti di decentramento amministrativo quale, ad esempio, la Bassanini, l'amministrazione statale non fosse di fatto nella condizione di trasferire, unitamente alle competenze e alle funzioni, anche il personale necessario a svolgerle, con la conseguenza di determinare l'elefantiasi degli apparati pubblici, con personale oggettivamente sottoutilizzato ma confermato nei propri incarichi dall'amministrazione centrale, e personale da assumere ex novo nelle amministrazioni periferiche per svolgere le medesime funzioni. Ritengo che questo possa essere davvero un cardine, che probabilmente andrà sviluppato, adattato e adeguato appena i decreti legislativi di attuazione della legge di delega sul federalismo fiscale cominceranno il loro iter pratico nell'ambito del Paese.
Ritengo di dover poi considerare l'altro aspetto relativo alle disposizioni dell'articolo 23 e seguenti, già citato anche dal relatore Castro nella sua relazione e riguardante il controllo giudiziale sul rispetto delle clausole generali contenute nella disciplina legislativa in materia di lavoro (quindi con riferimento alla certificazione dei contratti di lavoro e alla valutazione da parte del giudice dei contenziosi concernenti i licenziamenti individuali). Considerate peraltro la rilevanza e in qualche misura la delicatezza del tema, ritengo più che comprensibile l'attenzione dedicata a questi passaggi della legge, anche con caratterizzazioni e confronti accessi tra le rappresentanze politiche.
Desidero però rilevare che in questi articoli sono probabilmente collocati gli elementi più significativi del provvedimento di cui stiamo discutendo, naturalmente con lo sviluppo relativo al contenuto del primo comma dell'articolo 23, relativo alla limitazione del controllo giudiziale all'accertamento del presupposto di legittimità e, nei commi successivi, con il rafforzamento vincolante anche nei confronti del giudice dell'accertamento effettuato in sede di certificazione dei contratti di lavoro. Considero positivamente il fatto di poter disporre, al comma 3, che il giudice, nel valutare le motivazioni poste alla base del licenziamento, tenga conto, oltre che naturalmente delle fondamentali regole del vivere civile e dell'oggettivo interesse dell'organizzazione, anche delle tipizzazioni di giusta causa e di giustificato motivo presente nei contratti collettivi di lavoro, ovvero se stipulati dalle commissioni di certificazione nei contratti individuali di lavoro.
Colleghi, penso che con quest'articolo e i successivi (il 24 e il 25) la norma intenda rafforzare il ruolo delle parti nella regolazione dei rapporti di lavoro, limitando nel contempo l'intervento del giudice del lavoro, che è chiamato a muoversi all'interno di precise indicazioni che scaturiscono dalla certificazione dei contratti. Si dà certezza: tali misure corrispondono all'esigenza, ma anche alla volontà di questa maggioranza, di rendere centrale nella controversia del lavoro il ruolo delle parti, dando valore cogente alle norme contrattuali liberamente stipulate, al fine di prevenire per quanto possibile il ricorso alle scelte giurisdizionali.
Deve essere infine sottolineato il tema della riforma degli ammortizzatori sociali, di cui tante volte si è parlato in Commissione, che è ritornato in quest'Aula ed è stato introdotto nel disegno di legge n. 1167 nel passaggio alla Camera, ed è stato incrementato e aggiornato in sede di esame in Commissione con varie norme relative a strumenti di sostegno del reddito, incentivi per il reimpiego e la formazione e finanziamenti a pubbliche amministrazioni e ad altri soggetti.
Colleghi, al di là delle deroghe e delle proroghe, alcune delle quali sono già state in buona parte attuate nel corso del 2009, resta evidente nel nostro Paese la necessità di una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali, che tenga conto anche dell'esperienza acquisita nella gestione dell'attuale crisi economica occupazionale, al fine di adeguare questi strumenti alla situazione attuale del mondo del lavoro. È una situazione che ha visto dilatarsi la tipologia dei contratti e l'emergere di nuove forme contrattuali, parallelamente alla crescita del comparto dei servizi, divenuto ormai decisamente più rilevante, per il peso occupazionale, di quello secondario (cioè di quello che fino a pochi anni fa era il sistema dell'industria).
Quindi, agganciandoci, allo slogan: al lavoro per tutta la vita e non al posto di lavoro per tutta la vita (anche se con gli slogan si fa solo demagogia) , ritengo che questi temi, caratterizzanti il disegno di legge, depongano a favore di una sua necessaria, tempestiva e definitiva approvazione, per dotare il Governo degli strumenti adeguati a una riforma complessiva di tutto il sistema degli ammortizzatori che, a mio avviso, dovrà caratterizzare in via prioritaria l'azione delle pubbliche istituzioni, non appena conclusa l'emergenza occupazionale indotta dalla crisi finanziaria mondiale, che ormai speriamo- come stimano gli indicatori OCSE - sia in via di superamento. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Castro.
CASTRO, relatore. Signora Presidente, mi dispiace deludere ancora il collega ed amico Paolo Nerozzi, ma devo dirgli che sarò breve anche nella mia replica. D'altra parte, trovo assolutamente singolare il principio, affermato dal collega Nerozzi, secondo il quale vi sarebbe una relazione diretta fra la serietà dell'analisi e la verbosità dell'analista. Francamente, mi sembra un principio adatto a quei fumidi ed incupiti cineforum dove si trasmetteva, alla fine degli anni Sessanta, il film di Glauber Rocha «O' cangaceiro» e che sono, probabilmente, uno dei luoghi del Bildungsroman dell'amico e collega Paolo Nerozzi ma che, francamente, mi sembrano poco adatti per il Parlamento. Lo dico, evidentemente, con tutto l'affetto che, invece, non ho trovato nel suo intervento, la cui acrità, francamente, mi ha sorpreso.
Mi sembra che le argomentazioni svolte dagli illustri colleghi della minoranza si siano concentrate intorno ad un tema cruciale: se questo sia un provvedimento omnibus e, quindi se in qualche misura si trovi in una relazione impropria rispetto alla sua natura di collegato alla finanziaria. Ebbene, io credo che, invece, essendo questa una crisi multiforme e che potendosi costruire una risposta adeguata alla sfida lanciata soltanto attraverso un articolato e distribuito sistema di risposte, soltanto un provvedimento plurale possa corrispondere ad una crisi plurale. Da questo punto di vista, questo provvedimento non può inevitabilmente che essere plurale.
D'altra parte, all'amica e collega Incostante, che vedo sorridere, non posso che porre qualche domanda molto diretta. Se questo è un provvedimento in collegamento con la finanziaria, il cui compito precipuo è quello di governare la grande crisi, possiamo noi sostenere che promuovere la certezza del diritto, concentrando il ruolo principale delle soluzioni delle controversie di lavoro nella conciliazione e nell'arbitrato non sia un rafforzamento di quella coesione sociale oggi decisiva per il superamento della crisi? Possiamo noi sostenere che limitare le incursioni giudiziarie dentro l'operato, dentro il perimetro liberamente presidiato dalle parti sociali, non sia un modo per rafforzare la loro capacità di innovazione e di governo attivo e propulsivo della crisi stessa?
Come pensare oggi che le ispezioni, che accanto al momento meramente sanzionatorio vedono sottolineato anche il momento cooperativo e collaborativo, non siano anche esse uno strumento di rafforzamento di quella coesione sociale che oggi è vettore competitivo? La coesione sociale è un vettore competitivo, e questo è un provvedimento che alla coesione sociale guarda con grande certezza.
Come dire, amici e colleghi, che razionalizzare 32 diversi tipi di aspettative e permessi non significhi condensare quella certezza del diritto che, a sua volta, è elemento propulsivo per una semplificazione che diventi agilità di gestione e possibilità, per la gestione stessa, di concentrarsi sulle aree più drammaticamente serie della risposta alla crisi? Proprio nel momento in cui si sottolinea la crucialità delle piccole e medie imprese nella risposta alla crisi (avendo l'ideologia della globalizzazione favorito prodotti forzosamente omologati e forzosamente massificati), recuperando invece le scaturigini autenticamente tradizionali delle produzioni e il valore culturale delle produzioni, come non dire che, se vogliamo mantenere coesa la prospettiva del presidio dei costi, non possiamo non considerare salutare il ritorno dello staff leasing? Esso consente, infatti, anche alle piccole e medie imprese - lo ripeto - di avere competenze a prezzi che altrimenti non sarebbero per loro disponibili. Ma allora, se questo è vero, credo che si tratti di un provvedimento sinceramente leale rispetto alla natura di una finanziaria che deve presidiare in modo articolato le prospettive della crisi.
Vorrei fare infine un'ultima osservazione nei confronti del collega Pardi, le cui considerazioni ascolto sempre con grande attenzione e curiosità intellettuale, perché spesso esse sono felicemente originali. Questa volta devo invece dirle sommessamente, professore, che ho trovato una sorta di pregiudizio retorico nella sua argomentazione, come se in qualche misura il mondo fosse ancora diviso per classi gerarchicamente ordinate e il mondo del lavoro, in particolare, non si fosse invece profondamente, democraticamente e progressivamente trasformato in questi ultimi anni.
Le faccio allora solo una domanda molto semplice: davvero pensiamo che favorire l'invasività del giudizio ordinario - costringendo cioè il lavoratore, l'operaio della catena, della piccola impresa artigiana ad un processo che dura 12 anni - sia più dispiegatamente democratico e attento alle ragioni del contraente presunto più debole, rispetto ad un arbitrato in cui, invece, le ragioni dell'operaio sono rappresentate dalla sua associazione sindacale, in un giudizio che si chiude in tre mesi, dando certezze e risparmiando costi? Mi sembra che in una visione veramente democratica l'arbitrato lo sia, in una prospettiva tipicamente occidentale, molto di più e molto meglio che non il vecchio processo, questo sì classista ed incupito nella sua burocraticità ed opacità.
Difendo quindi questo provvedimento, e lo faccio nella convinzione che esso possa trovare le ragioni per aiutare le imprese e l'economia italiana a traghettarsi davvero oltre la crisi, verso una dimensione nuova. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Saltamartini.
SALTAMARTINI, relatore. Signora Presidente, onorevoli colleghi, credo che l'intervento del senatore Castro abbia già icasticamente evidenziato i pregi di questo provvedimento. Mi limito pertanto a ribadire semplicemente tre punti.
Con questo provvedimento, una volta approvato, verrà rafforzato il criterio di trasparenza della pubblica amministrazione, del benchmarking comparativo tra pubbliche amministrazioni; con esso vengono resi omogenei gli ordinamenti dei vari comparti e, soltanto per fare un esempio, viene valorizzato l'apporto e il ruolo del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco. Esso interviene inoltre uniformando la giurisprudenza amministrativa e ordinaria che si è formata sul rapporto di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione. Per concludere, credo che esso rappresenti un'importante passo in avanti nel sistema delle relazioni anche industriali e di lavoro all'interno della pubblica amministrazione. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Ghedini.
GHEDINI, relatrice di minoranza. Signora Presidente, colleghi, sarò anch'io rapidissima, probabilmente deludendo il collega Castro. Non per questo credo però alla fine di questo dibattito - per la verità breve - di dovermi allontanare da una valutazione che ci vede nello stato di totale insoddisfazione che avevamo già rappresentato dopo le relazioni.
Alcune delle motivazioni della nostra insoddisfazione sono state per la verità richiamate anche da alcuni colleghi della maggioranza: cito, da ultimo, il collega Pichetto Fratin, che ha sottolineato la necessità di affrontare riforme strutturali in materia di ammortizzatori e di mercato del lavoro. Quelle riforme di carattere generale e sostanziale cui ci riferiamo non esistono in questo provvedimento, che rappresenta un pezzo della finanziaria per il prossimo anno, per il prossimo triennio.
Prego, pertanto, il collega Castro di avere la compiacenza di non prendersi gioco dell'opposizione riducendo a macchietta le valutazioni che l'opposizione propone, definendo come intervento plurale un patchwork di interventi a nostro modo assolutamente parziali; certo, alcuni di questi connotati hanno un profilo riformatore, ma assolutamente insufficiente rispetto al perimetro ed alla gravità dei problemi che dobbiamo affrontare. Non voglio fare del "benaltrismo", ma non posso non sottolineare, come ho detto qualche ora fa, che occorrerebbe ben altro rispetto alle proposte singole e frammentate che, anche qualora condivisibili, sono comunque assolutamente parziali e non commisurate all'entità dei problemi.
Infine, sulla necessità di mantenere la coesione sociale e sul ruolo che rispetto a questo obiettivo avrebbe la riforma del contenzioso e la proposta che ci viene dalla maggioranza in materia di arbitrato, il collega Castro ha sottolineato ripetutamente che la proposta della maggioranza valorizza la possibilità del confronto e dell'accordo fra le parti negozialmente concordati. Abbiamo fortissimi dubbi che questo possa avvenire; siamo certi, anzi, del contrario. Se ci sbagliamo invitiamo il collega Castro e la maggioranza ad accogliere la nostra proposta che limita all'ambito negoziale fra le parti l'esercizio dell'arbitrato e lo svolgimento del medesimo.
Vedremo, quindi, nel corso della discussione sugli emendamenti e dell'approvazione dei medesimi se davvero abbiamo un obiettivo comune, se effettivamente l'obiettivo di mantenere la coesione sociale in un equilibrio fra le parti, fra i diritti dei lavoratori e quelli delle imprese, che devono guardare il proprio futuro in un contesto di modernizzazione, che fornisca loro strumenti per affrontare un cambiamento indispensabile. Per ora abbiamo ragione di dubitarne. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Incostante.
INCOSTANTE, relatrice di minoranza. Signora Presidente, mi rivolgo in particolare ai relatori, alle loro repliche ed al Governo. Nonostante le argomentazioni molto forbite e convincenti del senatore Castro, almeno per quanto mi riguarda credo fatte in perfetta buona fede e non soltanto perché è relatore di maggioranza, mi sembra davvero un po' troppo azzardato chiamare in causa la crisi e riconoscere la capacità di dare una risposta multiforme ad una crisi plurale per giustificare un provvedimento in cui infiliamo materie del tutto improprie dagli emoderivati alla Croce Rossa ad altro. Ho molta stima della sua intelligenza per ritenere che questa sia la versione più adatta; peraltro, oltre che la questione di merito sollevata anche da altri, ho posto nella mia relazione alcune questioni molto puntuali, che rivolgo ai due relatori ed al Governo, affinché vi sia ancora attenzione e possibilità di recuperare.
Una è la questione del part-time, l'altra è quella dei comitati pari opportunità. La questione del part-time, oltre alle altre già sottolineate, mi sembra quella su cui fare maggiore attenzione, perché si interviene su un diritto-quesito, visto che stiamo mettendo nelle mani delle pubbliche amministrazioni la possibilità di tornare su decisioni già prese, su richiesta di part-time già accettate. Questo significa per le famiglie e anche per le persone un completo stravolgimento dei propri progetti di vita, o di alcuni progetti ed investimenti che si sono fatti su se stessi o sul proprio nucleo familiare. Davvero non ne vedo la ragione; davvero non mi sembra sia questa una risposta alla crisi. Sono d'accordo - e l'abbiamo detto, quindi è inutile dire che noi non siamo d'accordo - sulla semplificazione, su alcune norme, sull'aspettativa, dove abbiamo pure espresso alcuni pareri. Ma non capisco in che modo influisca sulla crisi e sulla semplificazione ed efficienza dell'amministrazione il ritornare su decisioni in materia di part-time. Abbiamo detto, e siamo d'accordo, che d'ora in poi i part-time si chiedono e si ottengono anche con una valutazione dell'amministrazione; questo mi sembra giusto. Ma voler ritornare su un part-time già ottenuto mi sembra penalizzante, inutile e dannoso.
Ritorno sull'altra questione, che riguarda i comitati pari opportunità, in merito alla quale non ho ricevuto una risposta. Tali comitati non costano ed hanno costituito un luogo di elaborazione, di lavoro e di comunicazione con l'esterno. Non capisco ora per quale motivo e per quale strana razionalizzazione noi dobbiamo annacquare questi comitati pari opportunità, metterli dentro al comitato del mobbing (che è paritetico, perché previsto dal contratto), stravolgere per questa via anche il mobbing, che aveva una sua specificità (perché il contratto lo prevedeva) e mettere tutto insieme in uno zibaldone, in una sorta di minestrone vario in cui si tratterà del mobbing, delle molestie, delle questioni delle donne, della formazione per le carriere e quant'altro.
Tutti coloro che conoscono queste materie sanno di cosa sto parlando, perché si è lavorato per tanti anni su questi temi dentro le aziende. Non ne vedo l'utilità né dal punto di vista economico, né da quello della semplificazione. Forse qualcuno si è innamorato di questa proposta e pensa che vada bene per tutta Italia. Io vorrei invitare a riflettere. Rispetto molto le opinioni di tutti, ma siamo comunque tutti vaccinati e consapevoli. Stiamo parlando di un provvedimento che non incide sulla stabilità dell'azione di governo e non va al cuore dei temi della finanza. Riflettiamoci un attimo, prima di fare una cosa che davvero non avrebbe senso. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
VIESPOLI, sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali. Signora Presidente, intervengo a questo punto del dibattito - fermo restando che il confronto parlamentare sarà arricchito dalla pluralità degli emendamenti e dal confronto sugli emendamenti stessi - per sottolineare alcuni aspetti che non sono relativi al merito del provvedimento. Infatti gli interventi dei relatori, del Presidente della Commissione e dei senatori di maggioranza hanno illustrato ampiamente il senso, il significato, l'importanza e il rilievo del disegno di legge che stiamo affrontando, pur trattandosi di un provvedimento che, per diverse ragioni e per diverse motivazioni, ha un carattere che non sempre è facile da condurre ad armonicità degli interventi e degli argomenti. Peraltro, esso subisce una sorta di difetto di sistema, che presumibilmente sarà definitivamente superato con la nuova idea che è emersa in maniera unanime per connotare la finanziaria prossima ventura. È inevitabile che permanga ancora una certa abitudine ad inserire nel dibattito sulla finanziaria e sui disegni di legge collegati una serie di argomenti consistenti e lodevoli ma non sempre organici ed armonici. Bisogna riconoscere questo aspetto, anzitutto per onestà intellettuale.
Credo tuttavia che il contributo dell'opposizione nel corso di questi mesi sia stato utile, importante e significativo. Non vorrei che dimenticassimo il lavoro che è stato svolto in Commissione. Tale lavoro è stato orientato, ad iniziare dagli interventi del senatore Bianco per finire con quelli di tutti gli esponenti dell'opposizione (in particolare in Commissione lavoro), per cercare di affrontare alcuni nodi in maniera equilibrata.
Non so se siamo riusciti a trovare il punto di sintesi rispetto ad alcune questioni fondamentali. Mi riferisco, ad esempio, all'arbitrato. Ricordo a me stesso che una delle questioni maggiormente dibattute in Commissione è stata quella di trovare un punto di equilibrio che, nel contempo, determinasse un recupero di efficacia, di efficienza, di semplificazione e di rapidità, senza però pregiudicare il sostegno e la partecipazione nel processo della decisione delle parti sociali e, quindi, il ruolo e la funzione, in particolare delle parti sociali, rispetto alle modificazioni che intervengono. Lo dico anche in relazione all'intervento del senatore Pardi, in ordine al quale vorrei chiarire che lo sforzo che si è tentato di fare è stato esattamente quello di evitare che l'arbitrato si riducesse ad un rischio di eccessivo individualismo, (diciamola così per intenderci); la ricerca è stata volta a trovare un punto di equilibrio, che a mio avviso è stato trovato.
Poi, per il resto, lei ha ragione, senatore Pardi: è vero che siamo in presenza di una condizione che potremmo definire di solitudine dell'inoccupato, del disoccupato, del lavoratore che perde il posto, ma essa non è a mio avviso attribuibile alla vecchia concezione del rapporto di forza e di debolezza tra le parti, quasi con una sorta di rovesciamento dell'identità collettiva che presiedeva una volta e che invece oggi si è trasferita sul versante dell'impresa.
Mi sembra che non sia questa la dimensione, il problema, l'impostazione, l'approccio culturale. C'è il tema della solitudine, e rispetto ad esso non c'è solo la risposta dei soggetti che si auto-organizzano nell'associazione, nel sindacato e in quant'altro, ma c'è lo sforzo per garantire i servizi e per determinare punti di riferimento in cui quella solitudine trovi una linea di approdo. Mi riferisco a tutta la questione che riguarda il mercato del lavoro e l'approntamento di luoghi e servizi funzionanti.
La senatrice Ghedini, nell'ultima parte della sua relazione di minoranza, contesta tale orientamento. È certo che la questione dei servizi non è affrontata da tale provvedimento ma essa non riguarda esclusivamente il Governo (starei per dire non lo riguarda affatto) per l'articolazione che tutti conosciamo, in particolare, per la capacità o l'incapacità a partire dal territorio di costruire positivamente una risposta in termini di servizi affinché quella solitudine trovi un minimo di risposta e di significato.
Sappiamo bene che tali problemi sono di fronte a noi e che non è questo il provvedimento capace di risolvere questi aspetti del mercato del lavoro che non funzionano ancora. Anche in tal caso, anziché salutare come elemento significativo la presenza di più attori nell'incrocio offerta‑domanda, molte volte ci soffermiamo ancora su questa sorta di monopolio statale dell'incrocio offerta-domanda come se la funzione pubblica non potesse essere svolta da altri soggetti, come se le università, i consulenti del lavoro e tanti altri soggetti del privato sociale non dovessero essere chiamati a questo sforzo per dare una risposta di pluralità a quella solitudine del lavoratore, dell'inoccupato e del disoccupato.
Così come è chiaro (è un dibattito aperto e quindi mi limito a fare quest'ultima osservazione e poi concludo) che non c'è una riforma organica degli ammortizzatori sociali. Ed è altrettanto vero che c'è un dibattito aperto rispetto ai tempi delle riforme.
È noto che in merito ci sono opzioni diverse: se il tempo delle riforme strutturali è arrivato ed in alcuni casi è scaduto, dall'altra che il tempo delle riforme strutturali ancora non è arrivato perché, all'interno di una crisi i cui connotati non sono ancora del tutto precisi, delineati e dimensionati, è il caso di attendere l'assestamento della crisi stessa prima di innestare riforme strutturali. Tuttavia, si è realizzato nel frattempo, attraverso gli strumenti derogatori, un processo di tutela e di garanzia ampia per tutti i settori del lavoro subordinato e per una serie di soggettualità del lavoro a confine tra lavoro subordinato e lavoro autonomo. In altre parole, il tempo della crisi ha conciso non con la restrizione delle tutele, ma con il loro ampliamento, e ciò rappresenta un primo passo verso la costruzione, finalmente, di un sistema organico di riforma delle tutele e degli ammortizzatori sociali.
Non voglio entrare nel merito del dibattito su chi abbia maggiori responsabilità rispetto all'assenza di riforme strutturali in tema di ammortizzatori sociali: fu uno dei miei primi interventi da Sottosegretario nel 2001, quando vi era la delega aperta del Governo D'Alema che pretendeva di fare la riforma degli ammortizzatori sociali a costo zero. Avvertiamo tutti l'esigenza di recuperare il massimo di corresponsabilità possibile rispetto a scelte strutturali che non sono state fatte e che non possono essere utilizzate come arma di contestazione o di propaganda di schieramento. Infatti, esse attengono ad una difficoltà di sistema che si è manifestata sia sul versante del centrosinistra sia, in forma minore, sul versante del centrodestra: almeno il centrodestra ha costruito un sistema di estensione delle tutele alla dimensione micro della piccola azienda e non alla dimensione macro, come era nel modello di carattere fordista della grande fabbrica.
Sicuramente il provvedimento al nostro esame non affronta in maniera determinata e strutturale alcuni argomenti, ma segnala con forza e determinazione questo cammino. Credo che sia un provvedimento importante e significativo, che ci aiuta sulla strada del grande cambiamento riformista che occorre continuare a realizzare nel nostro Paese. Non per raccogliere il filo di cui parlava il senatore Pardi, ma per raccogliere il filo di una moderna concezione dell'economia sociale di mercato, che è il tratto distintivo che accomunano tutte le soggettualità diverse della maggioranza, a prescindere dalle singole appartenenze. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dar lettura dei pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.
BONFRISCO, segretario. «La 1a Commissione permanente, esaminati gli emendamenti riferiti al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo».
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo sul testo a condizione che, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'articolo 2-bis le parole: "articolo 1, comma 43, della legge 28 dicembre 1995, n. 549" siano sostituite dalle seguenti: "articolo 12 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502". Esprime inoltre parere di semplice contrarietà sugli articoli 27-undecies e 27-sexiesdecies.
Per quanto riguarda gli emendamenti, esaminate le proposte fino all'articolo 27, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.201, 4-bis.304 (testo 2), 7.0.11, 8.200, 14.0.200, 22.200, 27-sexies.200, 27-decies.200 e 27-undecies.200.
Esprime poi parere di semplice contrarietà sulle proposte 1.200, 6-septies.201 e 14.300. Esprime inoltre parere di nulla osta su tutti i restanti emendamenti ad eccezione della proposta 14.0.201, sulla quale il parere è condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, a che al comma 5 la parola: "valutato" sia sostituita dalla seguente: "determinato" e le parole: "5 milioni", ovunque ricorrano, siano sostituite dalle seguenti: "10 milioni".
Il parere è rinviato sugli emendamenti riferiti a partire dall'articolo 28».
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di passare all'illustrazione degli emendamenti, avverto che, ai sensi dell'articolo 126-bis, commi 2-ter e 2-quater, del Regolamento, sono inammissibili, per estraneità all'oggetto del disegno di legge collegato in esame, i seguenti articoli introdotti nel testo nel corso della trattazione in Commissione, in quanto non riferibili alla materia del lavoro pubblico e privato:
- 2-quater (Disposizioni per la produzione di farmaci emoderivati);
- 6-bis (Delega sul diritto allo studio universitario);
- 28-sexies (Eventi alluvionali in Piemonte),
nonché gli emendamenti e gli ordini del giorno ad essi riferiti.
È inoltre inammissibile, ai sensi dell' articolo 126-bis, comma 2-quinquies, del Regolamento, l'emendamento 4-bis.0.200 concernente le funzioni di controllo della Corte di conti.
Passiamo all'esame degli ordini del giorno, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CASTRO, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario sugli ordini del giorno G100, G101 e G102. Invito il Governo ad accogliere come raccomandazione l'ordine del giorno G103.
VIESPOLI, sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali. Esprimo il parere conforme a quello del relatore, tranne che sull'ordine del giorno G100, a prima firma della senatrice Carlino. Se la senatrice è d'accordo, il Governo è disponibile ad accoglierlo come raccomandazione.
PRESIDENTE. Senatrice Carlino, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G100 o accetta la proposta del Governo?
CARLINO (IdV). Signora Presidente, accetto la proposta del Governo.
PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono, l'ordine del giorno G100 non verrà posto in votazione.
Metto ai voti l'ordine del giorno G101, presentato dalla senatrice Carlino e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'ordine del giorno G102, presentato dalla senatrice Carlino e da altri senatori.
Non è approvato.
Senatrice Carlino, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G103 o accoglie la proposta del Governo?
CARLINO (IdV). Signora Presidente, accetto la proposta e non insisto per la votazione.
PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono, l'ordine del giorno G103 non verrà posto in votazione.