GHEDINI, relatrice di minoranza. Signor Presidente, le chiedo di poter riassumere brevemente il contenuto della relazione di minoranza.
Mi rivolgo a lei e ai colleghi, signor Presidente, per svolgere alcune considerazioni in rapporto a quelle svolte dal relatore Castro, il quale opportunamente ricordava che questo disegno di legge nasce da un progetto estremamente ambizioso presentato dalla maggioranza all'avvio della sessione di bilancio dello scorso anno. Tale progetto definiva il pacchetto sostanziale delle riforme con cui questo Governo si presentava all'appuntamento dell'innovazione del Paese; esso è rimasto sostanziale anche dopo lo stralcio di molte norme avvenuto nell'agosto dell'anno scorso. Sono infatti materie sostanziali l'esercizio della delega sui lavori usuranti, il lavoro sommerso, le controversie di lavoro, la delega sugli ammortizzatori sociali, oltre a tutte le norme in materia di lavoro pubblico.
Di quell'ampia ambizione riformatrice però, secondo noi, dopo oltre quindici mesi dall'avvio del dibattimento alla Camera e dopo un anno di trattazione da parte delle Commissioni riunite, resta molto poco. Di questo non possiamo che rammaricarci. Le questioni che attengono al lavoro, agli strumenti di tutela e valorizzazione del lavoro, alla promozione delle politiche di innovazione del mercato del lavoro e alla lotta al lavoro nero sono temi cruciali per garantire al nostro Paese una direzione di uscita dalla crisi economica, evitando che essa produca una crisi sociale altrettanto grave e certamente assai più duratura.
La scorsa settimana il superindice OCSE ha effettivamente messo in evidenza un profilo di ripresa produttiva dell'Italia, ma ha contestualmente messo in evidenza alcuni dati gravemente negativi in materia di lavoro. Il nostro Paese vede una crescita della disoccupazione, in particolare della disoccupazione giovanile, che avanza molto più rapidamente rispetto agli altri Paesi e rispetto alla media OCSE. Il Paese è carente di un sistema di stabilizzatori automatici dell'occupazione e della distribuzione del reddito ed ha un sistema datato di misure per l'incentivo (le politiche attive del lavoro), per innovare il quale non bastano assolutamente, a nostro avviso, le misure inserite nel provvedimento, né la riforma o l'ampliamento delle competenze delle agenzie di somministrazione, né, tanto meno, la reintroduzione da sola dello staff leasing.
Rispetto a questi temi cruciali per la ripresa economica e per il futuro del Paese, il provvedimento è estremamente deludente: reitera, infatti, i tempi della delega per la riforma degli ammortizzatori e degli strumenti di innovazione nel mercato del lavoro e per l'introduzione di nuovi strumenti dell'occupazione, dilazionandola nel tempo di oltre 24 mesi. Inoltre, riteniamo inaccettabile che la delega sui lavori usuranti, che ancora non è stata attuata ad una distanza così ampia dalla sua definizione, venga recata in questo provvedimento con un limite importantissimo che rende sostanzialmente inesigibile l'esercizio del diritto soggettivo di accesso alla quiescenza anticipata in caso di accertamento dei presupposti e dei requisiti per ottenere quella condizione.
Ci sono molte altre materie che vengono affrontate con deleghe, a nostro avviso, troppo ampie: tra queste, il riordino degli enti vigilati dal Ministero del lavoro, che è in sé misura certamente importante per migliorare l'efficienza e l'efficacia della pubblica amministrazione, viene definito in termini assolutamente generici. Pur apprezzando che sia stata puntualizzata, su proposta del Gruppo del Partito Democratico, la salvaguardia del principio di autonomia di ricerca e di autonomia funzionale di questi enti, ancora sussistono pesanti rischi in termini di autonomia dei diversi livelli di competenza istituzionale e di possibili ricadute negative con riguardo all'occupazione e alla qualificazione professionale del personale impiegato negli enti.
Troviamo censurabili, inoltre, gli interventi in materia di contrasto al lavoro sommerso e di variazione dell'orario di lavoro. Si agisce in questo campo alleggerendo le sanzioni e introducendo un principio di sconto sulle sanzioni medesime in caso di violazione plurima di entrambe le fattispecie. Per contro, nessuno sconto - consentitemi la sottolineatura polemica - viene fatto in materia di esercizio di alcuni diritti, come il diritto all'accesso ai permessi per l'assistenza ai portatori di handicap, che costituiscono uno degli elementi cardine del funzionamento del welfare, ancora - come spesso ricorda il ministro Sacconi - per larga parte familiare del nostro Paese.
Infine, la materia afferente alla modifica in materia di certificazione dei contratti di lavoro e di conciliazione ed arbitrato - definita dallo stesso relatore, senatore Castro, rivoluzionaria - appare a noi pesantemente squilibrata nel senso di privilegiare la tutela di una sola parte, eminentemente la parte datoriale, rispetto al diritto all'autotutela dei lavoratori. L'enfasi che viene data ai contratti individuali, alla possibilità di certificare i medesimi e di appoggiare le procedure arbitrali, gestite per equità anche sui contratti individuali, supera una tradizione consolidata di riferimento alla contrattazione collettiva in queste materie che, a nostro avviso, è presupposto di tutela indispensabile per un equilibrio tra le parti in causa. Su questo interverremo più dettagliatamente in sede emendativa.
Concludo dicendo che siamo in un momento molto particolare, in cui tutto ciò che attiene al lavoro è di estrema delicatezza e determinante per il profilo con cui il Paese si presenterà all'uscita dalla crisi. Auspichiamo quindi che sia finalmente possibile svolgere una discussione di merito su una serie di proposte emendative che abbiamo presentato e che, peraltro, abbiamo reiterato in quest'Aula ogni volta che si è trattato di discutere delle misure economiche per portare il Paese alla ripresa dello sviluppo. (Applausi dal Gruppo PD).