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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 288 del 24/11/2009


Interrogazioni

BAIO, VIMERCATI, BASSOLI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

la Provincia di Monza e Brianza è stata istituita con la legge 11 giugno 2004, n. 146, comprende attualmente 50 Comuni e nel giugno 2009 è stato eletto il primo Consiglio provinciale;

la Provincia di Monza e Brianza è la dodicesima in Italia per numero di abitanti;

il provvedimento relativo al "distacco dei comuni di Busnago, Caponago, Cornate d'Adda, Lentate sul Seveso e Roncello dalla provincia di Milano e loro aggregazione alla provincia di Monza e della Brianza, ai sensi dell'articolo 133, primo comma, della Costituzione" è, in terza lettura, all'esame deliberante della 1a Commissione permanente (Affari costituzionali) del Senato;

la nuova provincia è una bacino economico-industriale non solo per la Lombardia, ma anche per l'intero Paese, vista la presenza di 60.525 imprese, pari a 1 impresa ogni 13 abitanti, di cui 21.721 imprese artigiane, 12.116 imprese femminili, 2.774 titolari di imprese straniere, 599 imprese storiche e 30 centri di formazione professionale;

la provincia, a fronte dei 783.749 abitanti e 320.721 famiglie residenti, comprende 240.000 pensionati;

la sede dell'Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps), nonostante la vocazione industriale della provincia di Monza e Brianza, attualmente è una sede subprovinciale della sede di Milano, in attesa di definizione;

considerato che:

nella primavera del 2008, l'assessorato all'attuazione di Monza e Brianza aveva sottoscritto un accordo con le parti sociali, trasmessa al Ministero in indirizzo, per chiedere la costituzione della sede provinciale di Monza e Brianza, indicando dati e proponendo una maggiore funzionalità della stessa sede con più servizi, come la nascita del comitato provinciale per i ricorsi amministrativi, insieme a quello per l'autorizzazione della cassa integrazione;

l'Inps, con la circolare n. 102 del 12 agosto 2009, avente ad oggetto le "Linee organizzative delle strutture territoriali di produzione. Applicazione della determinazione n. 140 del 29 dicembre 2008: "Nuova articolazione delle funzioni territoriali" dell'Istituto, ha predisposto un piano di riorganizzazione che prevede la riclassificazione delle sedi in provinciali e agenzia complessa;

a seguito di detta circolare, la sede Inps della provincia di Monza e Brianza ha subìto un forte ridimensionamento, per cui la dirigenza è stata trasferita a Milano;

il 12 ottobre 2009, durante l'Assemblea annuale di Confindustria di Monza e Brianza, il Ministro Maurizio Sacconi ha accolto pubblicamente la richiesta dell'Associazione industriali di Monza e Brianza (AIMB) e h dichiarato: "Penso che la nuova Provincia di Monza e Brianza sia un'istituzione che meriti di essere completa. Ecco perché vedo con favore anche la nascita di un ente previdenziale specifico per la Brianza";

ad oggi lo stesso Ministro non ha ancora provveduto a porre in essere quanto promesso, nonostante le successive sollecitazioni da parte del Presidente della nuova Provincia;

visto che:

la sede provinciale dell'Inps di Monza e Brianza è già dotata dei servizi richiesti e quindi non comporta maggiori oneri a carico della fiscalità pubblica;

le associazioni industriali, i sindacati confederali, le associazioni di categoria e quelle dei liberi professionisti hanno richiesto da tempo l'urgenza della necessità della costituzione della sede provinciale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda, nel breve periodo porre in essere quanto necessario per ottemperare alla costituzione della nuova sede provinciale Inps di Monza e Brianza;

se non ritenga necessario predisporre criteri per la costituzione delle nuove sedi Inps provinciali, quali ad esempio il numero degli abitanti e delle aziende e il bacino di utenza, al fine di ponderare l'allocazione di risorse pubbliche e fornire i servizi solo ove necessario.

(3-01059)

ALLEGRINI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

secondo quanto riportato da notizie di stampa all'inizio dell'anno 2009, in seguito alla paventata destinazione d'uso dell'immobile ex polveriera "San Savino" di Tarquinia (Viterbo) come centro di identificazione ed espulsione (CIE), il Comune di Tarquinia (Viterbo) avrebbe chiesto informazioni al ministro Maroni;

il Ministro avrebbe assicurato ufficialmente che la realizzazione di un CIE sul territorio di Tarquinia non era prevista, motivando questa affermazione con il fatto che la legge stabilisce che ogni regione ospiti un CIE e che nella regione Lazio il citato centro sarebbe già presente a Roma, in località Ponte Galeria;

considerato che:

secondo quanto riportato da notizie di stampa, il 21 novembre 2009 si sarebbe tenuto un incontro tra il Sindaco di Tarquinia e il Capo Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno durante il quale il Prefetto avrebbe confermato di aver avuto l'incarico dal ministro Maroni e dal sottosegretario Mantovano di valutare l'ipotesi di realizzazione di un CIE di piccole dimensioni nell'area militare "San Savino";

a quanto risulta all'interrogante nei mesi scorsi il Ministero dell'interno - che ha preso in consegna i fabbricati del dicastero della difesa - avrebbe effettuato numerosi sopralluoghi nel sopraccitato fabbricato;

preso atto che, se tale ipotesi dovesse essere confermata, a giudizio dell'interrogante, l'economia e l'immagine della città di Tarquinia, città etrusca che ospita importanti siti archeologici patrimonio dell'Unesco, sede del Museo archeologico nazionale e di turismo balneare, subirebbe un grave contraccolpo,

si chiede di sapere se corrisponda al vero tutto quanto sopra riportato e, in caso affermativo, se e quali provvedimenti urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di evitare che possa sorgere un ulteriore CIE nella regione Lazio e, in particolare, a Tarquinia.

(3-01060)

VITALI, GHEDINI, NEROZZI, SANGALLI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

il seguito alla riforma dell'Organizzazione comune dei mercati (OCM) nel settore dello zucchero varata dall'Unione europea nel 2006, particolarmente punitiva per il comparto bieticolo-saccarifero italiano, molte aziende agricole hanno visto peggiorare le proprie condizioni economiche e diversi impianti di trasformazione hanno dovuto chiudere;

la Regione Emilia-Romagna, unitamente alle Province e ai Comuni territorialmente interessati, ha svolto un'attività molto impegnativa per la riconversione degli impianti, e gli unici rimasti in funzione in regione fra i quattro ancora operanti a livello nazionale sono quelli di Minerbio (Bologna) del gruppo CO.PRO.B. - Italia Zuccheri e quello di S. Quirico (Parma) del gruppo Sadam-Eridania;

il Governo, in concomitanza dell'entrata in vigore della riforma, ha ottenuto dall'Unione europea che venissero erogati aiuti nazionali a favore dei produttori e delle aziende di trasformazione per il quinquennio 2006-2010, come sostegno al settore nella fase della dismissione e riconversione;

l'impegno ad un sostegno del settore è stato rispettato per le prime tre annualità, e non ha avuto seguito a partire dal 2009;

il Governo, in sede di discussione del disegno di legge finanziaria per il 2009, ha accolto un ordine del giorno volto a garantire lo stanziamento necessario, quantificato in 43 milioni di euro per il settore a livello nazionale, da destinare alle imprese di produzione e a quelle di trasformazione;

tale volontà è stata ribadita nel corso del Comitato interministeriale, ai sensi del decreto-legge n. 2 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 81 del 2006, del 9 settembre 2009;

il mancato finanziamento degli impegni pluriennali per il 2009 e il 2010 produrrebbe a giudizio degli interroganti un danno gravissimo alla filiera bieticolo-saccarifera in tutto il Paese, e particolarmente nelle province di Bologna e Parma,

si chiede di sapere quali iniziative intenda assumere il Governo per garantire il rispetto dell'impegno a finanziare anche per gli anni 2009 e 2010 gli aiuti al comparto bieticolo-saccarifero in fase di ristrutturazione dopo la riforma dell'OCM zucchero varata dall'Unione europea nel 2006.

(3-01061)

BAIO, ADAMO, BASSOLI, MAZZUCONI, ROILO, VIMERCATI - Ai Ministri dell'interno e del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell'infanzia, contemplando l'intera gamma dei diritti e delle libertà attribuiti anche agli adulti, quali diritti civili, politici, sociali, economici e culturali, e costituisce uno strumento giuridico vincolante per gli Stati che la ratificano, tra i quali l'Italia che ha provveduto alla ratifica il 27 maggio 1991 con la legge n. 176;

detta Convenzione è stata approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, e ha festeggiato nei giorni scorsi il ventennale dalla sua approvazione;

a Milano il 19 novembre 2009, il giorno prima dell'anniversario della Convenzione stessa, è stato realizzato, con risorse pubbliche, il 166° sgombero del campo rom di via Rubattino, nell'area ex Enel, alla periferia est della città;

il campo smantellato era abitato da circa 200 nomadi di etnia rom, principalmente romeni, 61 famiglie e circa 70 bambini;

i funzionari del Comune, inizialmente, hanno offerto posti in comunità solo a poche donne con bambini minori di 7 anni, in quanto erano consapevoli di non avere strutture atte al riguardo;

le donne rom non hanno accettato la proposta e ad oggi sono ospitate nelle strutture più disparate: in viale Ortles, in un dormitorio pubblico, si trovano 7 donne con bambini; in viale Isonzo, nel dormitorio di Padre Clemente, ci sono 11 donne con bambini, per un totale di 33 persone, mentre alla Centesimus annus, 8 donne con 14 bambini;

le strutture messe a disposizione per ospitare le madri e i minori risultano inadatte a tale ruolo, in quanto di solito predisposte per il programma di Pronto intervento freddo e quindi per la grave emarginazione dei senza dimora;

gli uomini del campo, una trentina, la prima notte si sono rifugiati sotto il ponte della tangenziale e in quella successiva nell'auditorium della parrocchia di S. Ignazio;

ad oggi, le donne sono rimaste nelle strutture, tranne quelle della Centesimus annus, e non tutti i bambini, 20 su 40, frequentano la scuola per evidenti e conseguenti difficoltà psicologiche e logistiche;

i bambini che riescono a frequentare la scuola sono supportati dai genitori dei compagni di classe, i quali si sono attivati andandoli a prendere direttamente nelle strutture, organizzando in pratica un servizio di navetta, piuttosto scomodo in quanto 3 strutture su 4 sono collocate a sud di Milano, lontano dall'edificio scolastico;

nella relazione alla delibera del piano di assestamento di bilancio del Comune di Milano, a pagina 67, viene specificato: "È stato redatto un progetto generale avente come obiettivi la riqualificazione, la messa in sicurezza e l'alleggerimento delle aree adibite a campi nomadi, l'integrazione sociale della relativa popolazione, l'eliminazione di alcune aree e la creazione di un campo temporaneo (cosiddetto Progetto Maroni), finanziato con provvedimento del Ministero dell'interno in data 7 luglio 2009";

considerato che:

il 20 ottobre 2009, la Commissione servizi sociali del Comune di Milano aveva appreso, attraverso l'audizione delle maestre, dei genitori del Consiglio di istituto, dei volontari della Comunità di S. Egidio e dei padri Somaschi, dei buoni risultati raggiunti sia a livello scolastico che di integrazione dei 40 bambini rom di via Rubattino;

ad oggi gli uomini del campo risultano dispersi;

il diritto all'infanzia e all'adolescenza è stato fortemente turbato,

si chiede di sapere:

quali siano le reali condizioni di salute delle persone che si trovavano nel campo rom e dove esse si trovino adesso;

se i bambini dell'ex campo rom, ad oggi, frequentino regolarmente la scuola;

se lo sgombero di via Rubattino, così come avvenuto e quindi in assenza di strutture adeguate per ospitare i rom, non si ritenga lesivo sia dei diritti fondamentali, sia dell'infanzia e in particolare del diritto allo studio;

quando e a chi siano stati erogati i fondi del "Progetto Maroni";

se detti fondi siano a disposizione del prefetto Gian Valerio Lombardi, commissario straordinario per l'emergenza rom, nonché quando e come verranno erogati;

se nel "Progetto Maroni" rientrino azioni di sgombero come quella citata in premessa.

(3-01062)

BAIO, GALPERTI, ADAMO, BASSOLI, BOSONE, CERUTI, D'AMBROSIO, FONTANA, ICHINO, ROILO, ROSSI Paolo, VERONESI, VIMERCATI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

in data 24 ottobre 2009, presso l'hotel Leonardo da Vinci di Milano, si è tenuta la prima convention dei Sindaci leghisti, durante la quale sarebbe stata promossa e appoggiata, secondo i maggiori organi di stampa, l'operazione "White Christmas", volta a controllare se nel territorio comunale risiedano clandestini o immigrati sprovvisti del permesso di soggiorno;

a Coccaglio, un paese in provincia di Brescia, il Comune ha provveduto, in ottemperanza a quanto deciso il 24 ottobre 2009, a disporre il controllo a domicilio sulla regolarità dei documenti di soggiorno degli stranieri residenti, prevedendo la revoca d'ufficio della residenza qualora questi avessero il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e non avessero avviato le pratiche per il rinnovo;

l'Assessore leghista alla sicurezza del Comune di Coccaglio, Claudio Abiendi, in un'intervista al "Giornale di Treviglio", ha affermato che "il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità", mentre il Sindaco, Franco Claretti, ha affermato che è necessario "fare piazza pulita" degli stranieri;

lo stesso Sindaco, a quanto si apprende dal quotidiano "la Repubblica" di mercoledì 18 novembre, in un articolo a firma di Sandro De Riccardis, ha affermato che: "Il ministro Maroni è un uomo pratico: ci ha dato dei consigli per attuare il provvedimento senza incorrere nei soliti ricorsi ai giudici»;

Mario Toffari, direttore dell'Ufficio della pastorale dei migranti della diocesi di Brescia, ha affermato che si tratta di una legittima conseguenza del crimine di immigrazione clandestina introdotto nel pacchetto sicurezza, che, per voce degli Uffici diocesani per la pastorale dei migranti, della pastorale sociale e della pastorale della salute, è stata già criticata a suo tempo prevedendo conseguenze quanto mai deleterie;

diversi sono i Sindaci, appartenenti alla Lega Nord, che stanno ponendo in essere provvedimenti per imitare l'iniziativa di Coccaglio, come quelli di Castelcovati e Castrezzato;

l'iniziativa "White Christmas" è solo uno dei tanti provvedimenti posti in essere soprattutto nel bresciano a scapito di stranieri presenti sul territorio;

in data 3 luglio 2009 presso gli Spedali civili di Brescia sono nati Fathia e Marouane, figli di due genitori marocchini, Fatima e Ahmed Ait Bouifosuan. Purtroppo il maschio Marouane è morto dopo pochissimi giorni. I genitori, soggiornanti in Italia da 13 anni e da 4 residenti nel comune di Pompiano, in provincia di Brescia, con regolari permessi di soggiorno, si sono recati dal Sindaco, Serafino Bertuletti, per chiedere una sepoltura per il proprio figlio nel cimitero comunale. Ma a quanto risulta agli interroganti il Sindaco ha negato loro la sepoltura con argomentazioni, secondo gli interroganti, pretestuose;

ad Adro, in provincia di Brescia, alcuni bambini, residenti nel comune medesimo, che frequentano le scuole materna, elementare e media, dal 4 novembre, a seguito di un'ordinanza emessa dall'Assessore comunale alla pubblica istruzione, Patrizia Galli, sono stati esclusi dal servizio di mensa e scuolabus erogati dall'amministrazione comunale con la giustificazione che le loro famiglie, di origine maghrebina, sono in ritardo con il pagamento delle rate, a causa della messa in cassa integrazione e del licenziamento dei genitori, per una somma non superiore ai 3.000 euro,

si chiede di sapere:

se il Comune di Coccaglio abbia posto in essere l'iniziativa in premessa in accordo con il Ministro in indirizzo e su indicazione di quest'ultimo;

se il Ministro non ritenga il provvedimento "White Christmas" incoerente con la difesa del crocifisso e dei valori cristiani, da parte del partito della Lega Nord, che, come espresso in premessa da attendibili esponenti della Chiesa, nulla ha a che vedere con la religione cattolico-cristiana;

se non intenda disapprovare qualsiasi atteggiamento di razzismo o di esclusione sociale generata da pregiudizi sulla razza;

quali iniziative intenda porre in essere per garantire l'integrazione degli immigrati nel nostro Paese.

(3-01063)

VIMERCATI, VITA, MORRI, ADAMO, BASSOLI, ROILO, MAZZUCONI, BAIO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

alcuni organi di stampa, in particolare l'edizione milanese del "Corriere della Sera" di lunedì 23 novembre 2009, hanno riferito la notizia della proposta del Governo, attraverso il Vice Ministro dello sviluppo economico, onorevole Paolo Romani, di realizzare un nuovo centro di produzione tv della Rai in area Expo tra Milano e Rho;

è stata data la notizia di una riunione convocata lunedì 30 novembre a Milano cui parteciperanno il Presidente della Rai Garimberti, i vicedirettori generali Antonio Marano, Gianfranco Comanducci e Lorenza Lei, l'amministratore delegato di Expo 2015 SpA Lucio Stanca e il sindaco Letizia Moratti. Obiettivo della riunione sarebbe fissare un'agenda degli sviluppi possibili tra Rai ed Expo;

come riportato da un'agenzia Ansa del 23 novembre 2009, le risorse arriverebbero dalla vendita dell'immobile di corso Sempione, che ospita l'attuale sede. Come affermato dallo stesso vice ministro Romani, "la valorizzazione del centro di produzione di Corso Sempione potrebbe essere la risorsa per coprire l'investimento",

si chiede di sapere:

se risulti al Ministro in indirizzo se la Rai abbia già deliberato in merito e quali siano le aree in cui si pensa di sviluppare il progetto;

se risulti che la Rai abbia revocato il precedente bando per il nuovo centro di produzione milanese;

se risponda al vero che si intende vendere o permutare il palazzo Rai di corso Sempione a Milano;

se si tratti di centro di produzione da realizzare anche con altri soggetti e, in tal caso, con quali;

se il finanziamento dell'operazione sia destinato a gravare sulle risorse di Expo 2015 o se si tratti di un progetto edilizio compiuto da privati.

(3-01064)