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Legislatura 16 - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 288 del 24/11/2009


Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Caliendo, Caselli, Castelli, Ciampi, Ciarrapico, Conti, Cutrufo, Davico, De Gregorio, Dell'Utri, Di Giacomo, Esposito, Fasano, Giovanardi, Mantica, Mantovani, Mugnai, Palma, Palmizio, Pera, Ramponi, Serra, Stancanelli e Viespoli.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Saccomanno, per attività della 12a Commissione permanente; Fluttero, per attività della 13a Commissione permanente; Ignazio Roberto Maria Marino, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale; Nessa, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Contini, per attività dell'Unione interparlamentare.

Regolamento del Senato, proposte di modificazione

A nome della Giunta per il Regolamento è stata presentata dai senatori Della Monica e Quagliariello la relazione (Doc. II, n. 19 e 20-A) sulle seguenti proposte di modificazione del Regolamento:

Belisario ed altri. - "Introduzione di una disposizione transitoria per l'integrazione del Consiglio di Presidenza nella XVI legislatura" (Doc. II, n. 19);

Quagliariello ed altri. - "Introduzione di una disposizione transitoria per l'integrazione del Consiglio di Presidenza nella XVI legislatura" (Doc. II, n. 20).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Granaiola Manuela, Marcucci Andrea, D'Ambrosio Gerardo, Chiti Vannino, Della Monica Silvia, Filippi Marco, Pardi Francesco, Passoni Achille, Biondelli Franca, Bubbico Filippo, D'Alia Gianpiero, Fioroni Anna Rita

Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sul disastro ferroviario di Viareggio e sul livello di sicurezza della rete ferroviaria italiana (1902)

(presentato in data 19/11/2009 ) ;

senatrice Serafini Anna Maria

Norme per garantire un sistema dei media a misura di bambino e per la regolamentazione del sistema radiotelevisivo e degli altri mezzi di comunicazione (1903)

(presentato in data 20/11/2009 ).

Disegni di legge, presentazione di relazioni

A nome della 2ª Commissione permanente Giustizia, in data 23/11/2009 il senatore Delogu Mariano ha presentato la relazione 1714-A sul disegno di legge:

Sen. Berselli Filippo ed altri

"Modifica dell'articolo 2947 del codice civile, in materia di prescrizione del diritto al risarcimento del danno" (1714).

A nome delle Commissioni 1° e 11° riunite, in data 24/11/2009 la senatrice Incostante Maria Fortuna ha presentato la relazione 1167-A/bis di minoranza sul disegno di legge:

"Delega al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, nonché misure contro il lavoro sommerso e norme in tema di lavoro pubblico, di controversie di lavoro e di ammortizzatori sociali" (1167)

Derivante da stralcio art. 23, 24, 32, da 37 a 39, da 65 a 67 del DDL C.1441

C.1441-quater approvato dalla Camera dei deputati

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 19 novembre 2009, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 7 luglio 2009, n. 88 - lo schema di decreto legislativo recante: "Attuazione delle direttive 2008/8/CE che modifica la direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda il luogo delle prestazioni di servizi, 2008/9/CE che stabilisce norme dettagliate per il rimborso dell'imposta sul valore aggiunto, previsto dalla direttiva 2006/112/CE, ai soggetti passivi non stabiliti nello Stato membro di rimborso, ma in un altro Stato membro, e 2008/117/CE recante modifica della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto per combattere la frode fiscale connessa alle operazioni intracomunitarie" (n. 154).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 6a Commissione permanente che esprimerà il parere entro il termine del 3 gennaio 2010. Le Commissioni 1ª, 2ª, 5ª, 10ª e 14ª potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito entro il 24 dicembre 2009.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettere in data 16 novembre 2009, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 9 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - le comunicazioni concernenti le nomine:

del dottor Arturo Diaconale a Commissario straordinario dell'Ente parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (n. 45);

del professor Pierleonardo Zaccheo a Commissario straordinario dell'Ente parco nazionale della Val Grande (n. 46);

dell'ingegner Domenico Totaro a Commissario straordinario dell'Ente parco nazionale dell'Appennino lucano - Val D'Agri - Lagonegrese (n. 47);

del dottor Antonio Granara a Commissario straordinario del Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna (n. 48);

del dottor Silvio Vetrano a Commissario straordinario dell'Ente parco nazionale dell'Asinara (n. 49).

Tali comunicazioni sono trasmesse, per competenza, alla 13a Commissione permanente.

Il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, con lettera in data 11 novembre 2009, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 23 aprile 2003, n. 89, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 giugno 2003, n. 141, la relazione conclusiva - predisposta dall'Istituto superiore di sanità - sui risultati del progetto oncotecnologico finalizzato a sviluppare terapie oncologiche innovative su base molecolare.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente (Doc. XXVII, n. 15).

Il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, in data 17 novembre 2009, ha trasmesso la relazione sull'attività svolta dal Servizio Anticorruzione e Trasparenza, riferita al periodo dal 1° ottobre al 31 ottobre 2009.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. XXVII, n. 16).

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 19 novembre 2009, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19-bis del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n. 123, la relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni relative alle misure straordinarie promosse per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania, aggiornata al mese di ottobre 2009.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 13a Commissione permanente (Doc. CCXIV, n. 2).

Il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali,, con lettera pervenuta in data 19 novembre 2009, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 30, penultimo comma, della legge 20 marzo 1975, n. 70, le relazioni concernenti l'attività svolta nel 2008 - con allegati i bilanci di previsione, le relative piante organiche e i conti consuntivi dell'esercizio 2007 - dai seguenti enti previdenziali:

Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS);

Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL);

Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'Amministrazione pubblica (INPDAP);

Istituto di previdenza per il settore marittimo (IPSEMA);

Istituto nazionale di previdenza per i dirigenti di aziende industriali (INPDAI);

Ente nazionale di previdenza e assistenza per i lavoratori dello spettacolo (ENPALS);

Ente nazionale di assistenza e previdenza per i pittori e gli scultori, i musicisti, gli scrittori e gli autori drammatici (ENAPPS).

Il predetto documento è stato inviato alla 11a Commissione permanente (Atto n. 273).

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze

La Corte costituzionale, con lettera in data 13 novembre 2009, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia della sentenza n. 294 del 4 novembre 2009, depositata il successivo 13 novembre in cancelleria, con la quale la Corte stessa ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 80 del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443 (Ordinamento del personale del Corpo di polizia penitenziaria, a norma dell'articolo 14, comma 1, della legge 15 dicembre 1992, n. 395), nella parte in cui non consente, allorché sia intervenuta la guarigione, la possibilità di presentare istanza di riammissione nel ruolo di provenienza da parte del dipendente transitato a domanda in altri ruoli della Amministrazione penitenziaria o di altre amministrazioni dello Stato, perché giudicato assolutamente inidoneo per motivi di salute, anche conseguenti a causa di servizio, all'assolvimento dei compiti di istituto. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. VII, n. 67).

Corte costituzionale, ordinanze relative a conflitto di attribuzione

Con ricorso del 27 aprile 2009, il Tribunale di Monza - Sezione distaccata di Desio ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in relazione alla deliberazione con la quale l'Assemblea, nella seduta del 19 febbraio 2009, ha dichiarato che i fatti per i quali è in corso il procedimento penale n. 6290/07 RGNR - n. 2338/08 RG Gip - n. 380/09 Reg. Dib., pendente nei confronti del signor Raffaele Iannuzzi, senatore all'epoca dei fatti, debbono ritenersi insindacabili ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione (Doc. IV-ter, n. 10).

Il conflitto è stato dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza del 2 novembre 2009, n. 289, depositata in cancelleria il successivo 6 novembre.

L'ordinanza medesima, unitamente al ricorso introduttivo, sono stati notificati al Senato il 23 novembre 2009.

Ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento, la questione è stata deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 18 novembre 2009, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria dell'Ente nazionale delle sementi elette (ENSE), per l'esercizio 2008. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 9a Commissione permanente.

Alla determinazione sono allegati i documenti fatti pervenire dagli enti suddetti ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa (Doc. XV, n. 138).

Mozioni, nuovo testo

La mozione 1-00044, dei senatori Belisario ed altri, pubblicata il 22 ottobre 2008, deve intendersi riformulata come segue:

BELISARIO, LI GOTTI, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, MASCITELLI, PARDI, PEDICA, RUSSO. - Il Senato,

premesso che:

sempre più numerose ed allarmanti sono le notizie di stampa che riguardano il Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, onorevole avvocato Nicola Cosentino, con particolare riferimento a tre inchieste pubblicate dal settimanale "L'Espresso" ("Così ho avvelenato Napoli", 11 settembre 2008; "Sistema Cosentino" 16 ottobre 2008; "Clan nel Governo", 23 ottobre 2008) nelle quali, con dovizia di particolari, si fa riferimento a presunti rapporti intercorsi tra il predetto Sottosegretario ed esponenti malavitosi di stampo camorrista;

risulta in particolare, stando a tali articoli di stampa, che, da ultimo, due diversi collaboratori di giustizia, tra il febbraio e l'agosto 2008, nelle deposizioni rese ad autorità inquirenti, abbiano espressamente indicato il sottosegretario Cosentino quale contatto istituzionale di esponenti di clan casalesi per l'assegnazione di appalti pubblici ovvero quale presunto percettore di dazioni di denaro intercorse nell'ambito della gestione del ciclo dei rifiuti nella regione Campania;

le inchieste giornalistiche riferiscono, inoltre, che il Sottosegretario sarebbe indagato nell'ambito di inchieste condotte dalla Procura antimafia di Napoli. Riportano, altresì, dichiarazioni rese da altri tre collaboratori di giustizia, talora anche in sede di esame dibattimentale, negli anni 1996, 1998 e 2000, sempre riferibili a supposti rapporti con esponenti della criminalità organizzata;

con particolare riferimento all'anno 2008, le prime dichiarazioni di un collaborante risalirebbero al mese di febbraio, periodo antecedente alla campagna elettorale nazionale che ha avuto come esito la rielezione dell'onorevole Cosentino. Con decreto del Presidente della Repubblica 12 maggio 2008, lo stesso è stato nominato Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, ricevendo, con decreto ministeriale 10 luglio 2008, l'attribuzione delle relative deleghe. Successivamente, nel mese di agosto, un secondo collaboratore di giustizia, coinvolto nel traffico e nell'illecito smaltimento di rifiuti tossici in Campania, sempre stando a quanto riportato dal settimanale "L'Espresso", avrebbe riferito di ulteriori, ma diverse, circostanze afferenti a presunti rapporti illeciti dell'onorevole Cosentino con ambienti legati ai clan camorristici locali. Ciononostante, tali eventi non hanno sortito alcuna iniziativa da parte del Governo, successivamente all'assunzione dell'incarico di Sottosegretario di Stato da parte dell'onorevole Cosentino;

tali circostanze, indipendentemente da eventuali sviluppi di carattere penale o processuale, costituiscono di per sé un fattore di grave turbamento della serenità istituzionale necessaria al Sottosegretario per svolgere le proprie delicate funzioni esecutive e di rappresentanza governativa, nonché un elemento di palese contraddizione con le politiche di contrasto alla criminalità economica ed a quella organizzata che lo Stato deve condurre a livello nazionale e, soprattutto, nelle regioni più esposte a tali fenomeni, in particolare in Campania, regione ove è tuttora in corso una delicata operazione di contrasto al "sistema" delle cosche ed un'attività emergenziale sul fronte della gestione della crisi del ciclo dei rifiuti;

considerato, inoltre, che:

nei confronti dell'onorevole avvocato Nicola Cosentino, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, il giudice per le indagini preliminari Piccirillo, della Procura di Napoli, ha inoltrato alla Camera dei deputati la richiesta di autorizzazione a procedere all'esecuzione dell'ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere emessa in data 9 novembre 2009 nel procedimento n. 36856/01 R.G.N.R. che vede indagato lo stesso onorevole Cosentino per la supposta violazione degli articoli 110-416-bis del codice penale, ovvero concorso esterno in associazione di stampo camorristico;

la misura della custodia cautelare in carcere è stata richiesta al giudice per le indagini preliminari dai pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Napoli a partire dal 17 febbraio 2009 e reiterata più volte;

i pubblici ministeri hanno descritto i seguenti fatti nella contestazione cautelare formulata nei confronti dell'onorevole Cosentino: perché pur «non essendo inserito organicamente ed agendo nella consapevolezza della rilevanza causale dell'apporto reso e della finalizzazione dell'attività agli scopi dell'associazione di tipo mafioso denominata "clan dei casalesi"», «in particolare contribuiva, con continuità e stabilità, sin dagli anni '90, a rafforzare vertici ed attività del gruppo camorristico facente capo alle famiglie Bidognetti e Schiavone (dal quale sodalizio riceveva puntuale sostegno elettorale in occasione delle elezioni a cui il Cosentino partecipava quale candidato divenendo consigliere provinciale di Caserta nel 1990, consigliere regionale della Campania nel 1995, deputato per la lista di Forza Italia nel 1996 e, quindi, assumendo gli incarichi politici prima di Vice Coordinatore e poi di Coordinatore del partito di Forza Italia in Campania, anche dopo aver terminato il mandato parlamentare nel 2001) attraverso le seguenti condotte: garantendo il permanere dei rapporti tra imprenditoria mafiosa, amministrazioni pubbliche e comunali; assicurando il perpetuarsi delle dinamiche criminali economiche, esemplificativamente esercitando indebite pressioni nei confronti di enti prefettizi per incidere, come nel caso della ECO4 s.p.a., sulle procedure dirette al rilascio delle certificazioni antimafia in situazioni nelle quali erano ravvisabili elementi ostativi al rilascio delle certificazioni stesse ovvero attivandosi ancora, con enti prefettizi e/o strutture del Ministero dell'Interno, al fine di impedire, come nel caso del Comune di Mondagrone, il corretto dispiegarsi della procedura finalizzata allo scioglimento dell'ente locale per infiltrazione mafiosa; creando e co-gestendo monopoli d'impresa in attività controllate dalle famiglie mafiose, quali l'ECO4 s.p.a, e nella quale il Cosentino esercitava - in posizione sovraordinata a Giuseppe Valente, Michele Orsi e Sergio Orsi - il reale potere direttivo e di gestione, così consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti, sfruttando dette attività di impresa per scopi elettorali, anche mediante l'assunzione di personale e per diverse utilità; condotta delittuosa avvenuta in provincia di Caserta sin dall'inizio degli anni '90 e perdurante»;

tale dichiarazione va naturalmente ricollegata alle deposizioni rese più volte da diversi collaboratori di giustizia ed in particolare da Carmine Schiavone che già nel 2000 riferiva di presunti patti elettorali tra i "casalesi" e l'onorevole Cosentino, risalenti addirittura alle elezioni amministrative del 1982;

la richiesta di autorizzazione a procedere all'esecuzione dell'ordinanza applicativa della custodia cautelare nei confronti dell'onorevole Cosentino, inviata dai giudici alla Camera dei deputati, consta di ben 360 pagine, contenenti numerosi e puntuali riscontri investigativi, nell'ambito della concorrenza esterna in associazioni criminali di tipo camorristico;

a prescindere dall'eventuale responsabilità penale dell'onorevole Cosentino, che rimane non colpevole sino alla condanna definitiva, appare tuttavia necessario che il nostro Paese e le sue istituzioni siano salvaguardate nel loro prestigio e nella loro dignità;

ragioni di opportunità e di precauzione dovrebbero indurre il Governo ad evitare che un soggetto sottoposto ad indagini per così gravi delitti, espressivi di una collusione tra politica e sodalizi criminosi, in attesa di dimostrare la sua piena innocenza, possa continuare ad esercitare le proprie funzioni di Governo peraltro in un ruolo assai delicato, concernente tra l'altro la funzionalità del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE);

valutato, inoltre, che:

l'articolo 10 della legge n. 400 del 23 agosto 1988 recante "Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri" sancisce che i Sottosegretari di Stato sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro che il Sottosegretario è chiamato a coadiuvare, sentito il Consiglio dei ministri;

prima di assumere le funzioni, i Sottosegretari di Stato prestano giuramento nelle mani del Presidente del Consiglio dei ministri con la seguente formula: "Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della nazione";

il rapporto fiduciario tra Camere e Governo, di cui all'articolo 94 della Costituzione, deve considerarsi direttamente trasposto anche in riferimento ai Sottosegretari di Stato, in considerazione del loro ruolo di indirizzo, di supporto e di supplenza dell'attività del Governo nelle sedi parlamentari;

sono quindi venute meno le condizioni per la permanenza serena dell'onorevole avvocato Nicola Cosentino alla carica e alle funzioni di Sottosegretario di Stato,

impegna il Governo ad avviare immediatamente le procedure di revoca - su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio dei ministri - della nomina a Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze dell'onorevole avvocato Nicola Cosentino.

(1-00044) (Testo 2)

Mozioni

RAMPONI, GASPARRI, FINOCCHIARO, BRICOLO, BELISARIO, D'ALIA, PISTORIO, CUTRUFO, FASANO, TOFANI - Il Senato,

considerato che:

la Dichiarazione sulla non proliferazione adottata in occasione del Vertice G8 de L'Aquila riconosce che la proliferazione delle armi di distruzione di massa e dei relativi vettori "continua a rappresentare una sfida globale ed una minaccia importante per la sicurezza internazionale";

la Dichiarazione de L'Aquila impegna i leader degli otto Paesi a lavorare per "un mondo più sicuro per tutti ed a creare le condizioni per un mondo senza armi nucleari, in linea con gli obiettivi del Trattato di non proliferazione" (TNP);

il 24 settembre 2009 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, riunitosi a livello di Capi di Stato e di Governo sotto la direzione del Presidente degli Stati Uniti, ha adottato la risoluzione 1887 in materia di non proliferazione e di disarmo nucleare, finalizzata ad una sempre maggiore efficacia ed universalizzazione del regime multilaterale di non proliferazione e di disarmo, anche attraverso un crescente coinvolgimento dello stesso Consiglio di sicurezza in caso di mancato rispetto degli obblighi internazionali in materia di non proliferazione;

la Conferenza sul disarmo di Ginevra ha finalmente adottato, nella primavera del 2009, un programma di lavoro;

la Federazione Russa e gli Stati Uniti hanno avviato i negoziati per giungere ad un nuovo accordo in materia di riduzione delle proprie armi strategiche in sostituzione dello strategic arms reduction Treaty (START) che verrà a scadenza nel dicembre 2009;

gli Stati Uniti hanno convocato per il prossimo aprile, invitandovi l'Italia, un Vertice sulla sicurezza nucleare finalizzato a rafforzare le condizioni di sicurezza delle installazioni e dei materiali nucleari ed a favorire la cooperazione internazionale a tal fine;

nel maggio del 2010 si terrà la prevista Conferenza di riesame del Trattato di non proliferazione, pietra angolare del regime di non proliferazione e del disarmo nucleare;

il TNP ha subito negli anni un'erosione a causa del possesso di armi nucleari da parte di paesi non aderenti ad esso, dello sviluppo clandestino di attività nucleari da parte di alcuni Paesi parte al Trattato e dei risultati giudicati insufficienti nel campo del disarmo;

sforzi importanti sono stati effettuati negli ultimi decenni attraverso la conclusione di trattati di disarmo e di non proliferazione i quali hanno condotto alla proibizione di intere categorie di armamenti ed al dimezzamento degli arsenali nucleari. Ciò nonostante, l'obiettivo della totale eliminazione di tali armamenti, ed in particolare di quelli nucleari, è lungi dall'esser raggiunto;

l'adesione agli impegni multilaterali nel campo del disarmo e della non proliferazione non riveste ancora un carattere universale e le armi di distruzione di massa continuano a figurare negli arsenali di alcuni Paesi spesso al di fuori da qualsiasi disciplina multilaterale;

considerati:

l'enorme numero di testate nucleare presenti sulla Terra, esorbitante qualsiasi fantasiosa immaginazione di possibile impiego;

la parallela, gravissima pericolosità di un lancio o di un impiego per errore (certamente assai difficile ma non completamente escludibile);

la situazione internazionale post-guerra fredda che non giustifica in alcun modo il possesso di un tale numero di ordigni, fosse anche per ragioni difensive o di deterrenza;

la possibilità che il permanere della presenza di una elevata e diffusa quantità di ordigni, possa indurre un numero sempre maggiore di Stati a dotarsene a loro volta;

considerato altresì che:

la minaccia che gruppi terroristici entrino in possesso di armi di distruzione di massa è motivo di profonda preoccupazione e ogni sforzo dovrà essere effettuato per impedire una tale eventualità;

in relazione alla crescente domanda energetica mondiale il diritto all'energia nucleare a scopi pacifici sancito dall'art. 4 del TNP deve essere esercitato nel pieno rispetto degli obblighi di non proliferazione;

l'Unione europea, anche in virtù della Strategia contro la proliferazione adottata sotto presidenza italiana nel 2003, è oggi un protagonista importante sulla scena internazionale in tale settore;

le armi chimiche e biologiche, pur proibite totalmente dai trattati internazionali, costituiscono un perdurante pericolo poiché non è ancora universale l'adesione a tali trattati;

occorre impedire che lo spazio extra-atmosferico, divenuto un ambito essenziale per la cooperazione economica, commerciale e scientifica e lo sviluppo, si trasformi in teatro di conflitti armati;

il rafforzamento del regime generale di non proliferazione può facilitare la soluzione negoziata delle crisi di proliferazione regionali,

impegna il Governo ad intraprendere ogni possibile iniziativa nell'ambito dell'Organizzazione delle Nazioni unite (ONU), dell'Unione europea ed attraverso contatti multilaterali e bilaterali, al fine di:

promuovere la sicurezza attraverso il rafforzamento del regime internazionale di non proliferazione e disarmo avendo a mente la strategia dell'Unione europea contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa e gli impegni assunti nel quadro del G8 con la Dichiarazione de L'Aquila sulla non proliferazione;

rafforzare, in vista della Conferenza di riesame del 2010, il Trattato di non proliferazione nucleare attraverso lo sviluppo di tutte le sue componenti: non proliferazione, disarmo ed uso pacifico dell'energia nucleare ponendo obiettivi realistici e raggiungibili;

sostenere un processo di disarmo nucleare e di non proliferazione propiziando in primo luogo l'entrata in vigore del Trattato sulla proibizione degli esperimenti nucleari nell'atmosfera, nello spazio e sott'acqua e l'avvio alla Conferenza del disarmo del negoziato su un trattato che metta al bando la produzione di materiale fissile destinato agli armamenti nucleari;

promuovere ulteriori riduzioni delle testate nucleari esistenti, iniziando con gli Stati possessori dei principali arsenali, nella prospettiva di una totale eliminazione delle armi nucleari ed assicurando il pieno sostegno agli sforzi del Presidente degli Stati Uniti d'America e del Presidente della Federazione Russa diretti a concludere un nuovo trattato che sostituisca lo START alla sua scadenza;

rafforzare le capacità ispettive dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) attraverso la universalizzazione del Protocollo aggiuntivo ed a promuovere altresì la sicurezza delle installazioni nucleari ed iniziative di formazione e per il rafforzamento istituzionale in questo settore;

rafforzare il regime di non proliferazione missilistica ed in particolare il Codice di condotta dell'Aja contro la proliferazione dei missili balistici, promuovendone l'universalizzazione e la piena attuazione;

perseguire l'obiettivo della prevenzione di una corsa agli armamenti nello spazio extra atmosferico stabilendo, come primo passo, misure di fiducia ed un codice di condotta che permettano di assicurare l'incolumità dei satelliti, avendo a mente la loro crescente importanza quali strumenti di sviluppo economico, scientifico e di sicurezza;

contribuire alla ricerca di una soluzione negoziata delle crisi di proliferazione regionali nel contesto del rafforzamento del regime generale di non proliferazione.

(1-00204)

FINOCCHIARO, D'ALIA, ZANDA, LATORRE, BIANCO, ADAMO, BASTICO, CECCANTI, DE SENA, INCOSTANTE, MARINO Mauro Maria, PROCACCI, SANNA, VITALI - Il Senato,

premesso che:

da molti anni è in corso nel Paese un intenso dibattito sulla seconda parte della Costituzione, che nell'ultimo ventennio si è concretizzato in numerosi progetti di riforma fra loro differenziati per il grado di incisività o per la dimensione dello scostamento dall'ispirazione originaria della Costituzione;

la mancata ricerca di un ampio consenso parlamentare e politico su tali proposte ha contribuito a determinare il fallimento dei tentativi di riforma;

non è però scemata l'esigenza di un adeguamento del testo costituzionale, in quanto alcune delle scelte compiute oltre mezzo secolo fa dai padri costituenti in materia di ordinamento della Repubblica richiedono oggi un aggiornamento;

vanno dunque promossi interventi mirati e limitati sul testo della Costituzione che permettano di affrontare, nei tempi e con il respiro necessario, le altre grandi questioni istituzionali che il Paese si trova di fronte,

impegna il Governo:


ad incoraggiare, con spirito di leale collaborazione, un confronto parlamentare sui temi delle riforme istituzionali, a partire dalle proposte di modifica della Costituzione contenute nell'AC 553 e abb.-A della XV Legislatura, per giungere alla necessaria approvazione di un testo condiviso dalla più ampia maggioranza parlamentare;


a sostenere l'inserimento nel progetto di riforma di due temi sui quali esiste già larghissimo consenso tra le forze politiche: da una parte la riduzione del numero dei parlamentari, dall'altra il superamento del bicameralismo paritario, con l'attribuzione al Senato anzitutto della funzione normativa legata al territorio.

(1-00205)

Interpellanze

LANNUTTI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

i giornali del 16 novembre 2009 hanno riportato la notizia dei disagi subiti dai passeggeri all'aeroporto Leonardo da Vinci di Roma, a causa delle assemblee "a sorpresa" del personale di terra Alitalia che hanno determinato la cancellazione di numerosi voli;

in particolare alle ore 17 del suddetto giorno risultavano cancellati 16 voli in partenza e 24 in arrivo, oltre a diffusi ritardi anche fino a due ore. Davanti ai banchi delle biglietterie Alitalia, nei Terminal 1 e 3 delle partenze, si sono formate lunghe file di passeggeri in attesa di sapere quando avrebbero potuto ripartire. Gravi disagi si sono registrati anche per i voli in arrivo, in particolare nell'area del ritiro bagagli, dove i viaggiatori sono stati costretti ad attese di ore e ore;

come risulta dagli articoli di stampa, i viaggiatori sono stati lasciati senza informazioni da parte della compagnia per decine di ore: un autentico "sequestro" di cittadini in attesa di poter partire o ritirare i propri bagagli, senza che fosse organizzato un crisis manager con un banco per le informazioni al pubblico o che almeno fosse dato un annuncio;

considerato che:

il monopolio Alitalia continua a provocare disagi ai viaggiatori, contrariamente a quanto la compagnia dovrebbe garantire, perché se da un lato gode del privilegio di poter agire indisturbata nel suo settore di competenza, dall'altro avrebbe l'ineludibile dovere di erogare nel miglior modo possibile il servizio;

le inefficienze della compagnia, oltre a vanificare qualsiasi standard richiesto per il servizio, rischiano di abbassare i livelli di sicurezza del trasporto aereo;

la nuova compagnia, stando ai proclami del Governo, doveva essere lo strumento per incentivare la ripresa nel settore del turismo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario intervenire per verificare quali siano le cause che determinano gli ormai cronici ritardi e per segnalare eventualmente le violazioni agli organismi di controllo preposti;

quali iniziative urgenti intenda assumere il Governo al fine di rendere il trasporto aereo adeguato ed efficiente;

quali iniziative, anche normative, si intendano assumere nei confronti delle società aeroportuali che a fronte di rinnovati accordi continuano a presentare rilevanti disservizi, per evitare che i passeggeri siano oggetto di una continua sopraffazione;

quali iniziative, alla luce dei fatti esposti in premessa, il Ministro in indirizzo intenda adottare per una concreta tutela dei numerosi cittadini italiani e stranieri che, nonostante l'acquisto del biglietto, non hanno potuto usufruire del servizio di trasporto aereo garantito dal contratto in essere.

(2-00136)

Interrogazioni

BAIO, VIMERCATI, BASSOLI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

la Provincia di Monza e Brianza è stata istituita con la legge 11 giugno 2004, n. 146, comprende attualmente 50 Comuni e nel giugno 2009 è stato eletto il primo Consiglio provinciale;

la Provincia di Monza e Brianza è la dodicesima in Italia per numero di abitanti;

il provvedimento relativo al "distacco dei comuni di Busnago, Caponago, Cornate d'Adda, Lentate sul Seveso e Roncello dalla provincia di Milano e loro aggregazione alla provincia di Monza e della Brianza, ai sensi dell'articolo 133, primo comma, della Costituzione" è, in terza lettura, all'esame deliberante della 1a Commissione permanente (Affari costituzionali) del Senato;

la nuova provincia è una bacino economico-industriale non solo per la Lombardia, ma anche per l'intero Paese, vista la presenza di 60.525 imprese, pari a 1 impresa ogni 13 abitanti, di cui 21.721 imprese artigiane, 12.116 imprese femminili, 2.774 titolari di imprese straniere, 599 imprese storiche e 30 centri di formazione professionale;

la provincia, a fronte dei 783.749 abitanti e 320.721 famiglie residenti, comprende 240.000 pensionati;

la sede dell'Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps), nonostante la vocazione industriale della provincia di Monza e Brianza, attualmente è una sede subprovinciale della sede di Milano, in attesa di definizione;

considerato che:

nella primavera del 2008, l'assessorato all'attuazione di Monza e Brianza aveva sottoscritto un accordo con le parti sociali, trasmessa al Ministero in indirizzo, per chiedere la costituzione della sede provinciale di Monza e Brianza, indicando dati e proponendo una maggiore funzionalità della stessa sede con più servizi, come la nascita del comitato provinciale per i ricorsi amministrativi, insieme a quello per l'autorizzazione della cassa integrazione;

l'Inps, con la circolare n. 102 del 12 agosto 2009, avente ad oggetto le "Linee organizzative delle strutture territoriali di produzione. Applicazione della determinazione n. 140 del 29 dicembre 2008: "Nuova articolazione delle funzioni territoriali" dell'Istituto, ha predisposto un piano di riorganizzazione che prevede la riclassificazione delle sedi in provinciali e agenzia complessa;

a seguito di detta circolare, la sede Inps della provincia di Monza e Brianza ha subìto un forte ridimensionamento, per cui la dirigenza è stata trasferita a Milano;

il 12 ottobre 2009, durante l'Assemblea annuale di Confindustria di Monza e Brianza, il Ministro Maurizio Sacconi ha accolto pubblicamente la richiesta dell'Associazione industriali di Monza e Brianza (AIMB) e h dichiarato: "Penso che la nuova Provincia di Monza e Brianza sia un'istituzione che meriti di essere completa. Ecco perché vedo con favore anche la nascita di un ente previdenziale specifico per la Brianza";

ad oggi lo stesso Ministro non ha ancora provveduto a porre in essere quanto promesso, nonostante le successive sollecitazioni da parte del Presidente della nuova Provincia;

visto che:

la sede provinciale dell'Inps di Monza e Brianza è già dotata dei servizi richiesti e quindi non comporta maggiori oneri a carico della fiscalità pubblica;

le associazioni industriali, i sindacati confederali, le associazioni di categoria e quelle dei liberi professionisti hanno richiesto da tempo l'urgenza della necessità della costituzione della sede provinciale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda, nel breve periodo porre in essere quanto necessario per ottemperare alla costituzione della nuova sede provinciale Inps di Monza e Brianza;

se non ritenga necessario predisporre criteri per la costituzione delle nuove sedi Inps provinciali, quali ad esempio il numero degli abitanti e delle aziende e il bacino di utenza, al fine di ponderare l'allocazione di risorse pubbliche e fornire i servizi solo ove necessario.

(3-01059)

ALLEGRINI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

secondo quanto riportato da notizie di stampa all'inizio dell'anno 2009, in seguito alla paventata destinazione d'uso dell'immobile ex polveriera "San Savino" di Tarquinia (Viterbo) come centro di identificazione ed espulsione (CIE), il Comune di Tarquinia (Viterbo) avrebbe chiesto informazioni al ministro Maroni;

il Ministro avrebbe assicurato ufficialmente che la realizzazione di un CIE sul territorio di Tarquinia non era prevista, motivando questa affermazione con il fatto che la legge stabilisce che ogni regione ospiti un CIE e che nella regione Lazio il citato centro sarebbe già presente a Roma, in località Ponte Galeria;

considerato che:

secondo quanto riportato da notizie di stampa, il 21 novembre 2009 si sarebbe tenuto un incontro tra il Sindaco di Tarquinia e il Capo Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno durante il quale il Prefetto avrebbe confermato di aver avuto l'incarico dal ministro Maroni e dal sottosegretario Mantovano di valutare l'ipotesi di realizzazione di un CIE di piccole dimensioni nell'area militare "San Savino";

a quanto risulta all'interrogante nei mesi scorsi il Ministero dell'interno - che ha preso in consegna i fabbricati del dicastero della difesa - avrebbe effettuato numerosi sopralluoghi nel sopraccitato fabbricato;

preso atto che, se tale ipotesi dovesse essere confermata, a giudizio dell'interrogante, l'economia e l'immagine della città di Tarquinia, città etrusca che ospita importanti siti archeologici patrimonio dell'Unesco, sede del Museo archeologico nazionale e di turismo balneare, subirebbe un grave contraccolpo,

si chiede di sapere se corrisponda al vero tutto quanto sopra riportato e, in caso affermativo, se e quali provvedimenti urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di evitare che possa sorgere un ulteriore CIE nella regione Lazio e, in particolare, a Tarquinia.

(3-01060)

VITALI, GHEDINI, NEROZZI, SANGALLI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

il seguito alla riforma dell'Organizzazione comune dei mercati (OCM) nel settore dello zucchero varata dall'Unione europea nel 2006, particolarmente punitiva per il comparto bieticolo-saccarifero italiano, molte aziende agricole hanno visto peggiorare le proprie condizioni economiche e diversi impianti di trasformazione hanno dovuto chiudere;

la Regione Emilia-Romagna, unitamente alle Province e ai Comuni territorialmente interessati, ha svolto un'attività molto impegnativa per la riconversione degli impianti, e gli unici rimasti in funzione in regione fra i quattro ancora operanti a livello nazionale sono quelli di Minerbio (Bologna) del gruppo CO.PRO.B. - Italia Zuccheri e quello di S. Quirico (Parma) del gruppo Sadam-Eridania;

il Governo, in concomitanza dell'entrata in vigore della riforma, ha ottenuto dall'Unione europea che venissero erogati aiuti nazionali a favore dei produttori e delle aziende di trasformazione per il quinquennio 2006-2010, come sostegno al settore nella fase della dismissione e riconversione;

l'impegno ad un sostegno del settore è stato rispettato per le prime tre annualità, e non ha avuto seguito a partire dal 2009;

il Governo, in sede di discussione del disegno di legge finanziaria per il 2009, ha accolto un ordine del giorno volto a garantire lo stanziamento necessario, quantificato in 43 milioni di euro per il settore a livello nazionale, da destinare alle imprese di produzione e a quelle di trasformazione;

tale volontà è stata ribadita nel corso del Comitato interministeriale, ai sensi del decreto-legge n. 2 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 81 del 2006, del 9 settembre 2009;

il mancato finanziamento degli impegni pluriennali per il 2009 e il 2010 produrrebbe a giudizio degli interroganti un danno gravissimo alla filiera bieticolo-saccarifera in tutto il Paese, e particolarmente nelle province di Bologna e Parma,

si chiede di sapere quali iniziative intenda assumere il Governo per garantire il rispetto dell'impegno a finanziare anche per gli anni 2009 e 2010 gli aiuti al comparto bieticolo-saccarifero in fase di ristrutturazione dopo la riforma dell'OCM zucchero varata dall'Unione europea nel 2006.

(3-01061)

BAIO, ADAMO, BASSOLI, MAZZUCONI, ROILO, VIMERCATI - Ai Ministri dell'interno e del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell'infanzia, contemplando l'intera gamma dei diritti e delle libertà attribuiti anche agli adulti, quali diritti civili, politici, sociali, economici e culturali, e costituisce uno strumento giuridico vincolante per gli Stati che la ratificano, tra i quali l'Italia che ha provveduto alla ratifica il 27 maggio 1991 con la legge n. 176;

detta Convenzione è stata approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, e ha festeggiato nei giorni scorsi il ventennale dalla sua approvazione;

a Milano il 19 novembre 2009, il giorno prima dell'anniversario della Convenzione stessa, è stato realizzato, con risorse pubbliche, il 166° sgombero del campo rom di via Rubattino, nell'area ex Enel, alla periferia est della città;

il campo smantellato era abitato da circa 200 nomadi di etnia rom, principalmente romeni, 61 famiglie e circa 70 bambini;

i funzionari del Comune, inizialmente, hanno offerto posti in comunità solo a poche donne con bambini minori di 7 anni, in quanto erano consapevoli di non avere strutture atte al riguardo;

le donne rom non hanno accettato la proposta e ad oggi sono ospitate nelle strutture più disparate: in viale Ortles, in un dormitorio pubblico, si trovano 7 donne con bambini; in viale Isonzo, nel dormitorio di Padre Clemente, ci sono 11 donne con bambini, per un totale di 33 persone, mentre alla Centesimus annus, 8 donne con 14 bambini;

le strutture messe a disposizione per ospitare le madri e i minori risultano inadatte a tale ruolo, in quanto di solito predisposte per il programma di Pronto intervento freddo e quindi per la grave emarginazione dei senza dimora;

gli uomini del campo, una trentina, la prima notte si sono rifugiati sotto il ponte della tangenziale e in quella successiva nell'auditorium della parrocchia di S. Ignazio;

ad oggi, le donne sono rimaste nelle strutture, tranne quelle della Centesimus annus, e non tutti i bambini, 20 su 40, frequentano la scuola per evidenti e conseguenti difficoltà psicologiche e logistiche;

i bambini che riescono a frequentare la scuola sono supportati dai genitori dei compagni di classe, i quali si sono attivati andandoli a prendere direttamente nelle strutture, organizzando in pratica un servizio di navetta, piuttosto scomodo in quanto 3 strutture su 4 sono collocate a sud di Milano, lontano dall'edificio scolastico;

nella relazione alla delibera del piano di assestamento di bilancio del Comune di Milano, a pagina 67, viene specificato: "È stato redatto un progetto generale avente come obiettivi la riqualificazione, la messa in sicurezza e l'alleggerimento delle aree adibite a campi nomadi, l'integrazione sociale della relativa popolazione, l'eliminazione di alcune aree e la creazione di un campo temporaneo (cosiddetto Progetto Maroni), finanziato con provvedimento del Ministero dell'interno in data 7 luglio 2009";

considerato che:

il 20 ottobre 2009, la Commissione servizi sociali del Comune di Milano aveva appreso, attraverso l'audizione delle maestre, dei genitori del Consiglio di istituto, dei volontari della Comunità di S. Egidio e dei padri Somaschi, dei buoni risultati raggiunti sia a livello scolastico che di integrazione dei 40 bambini rom di via Rubattino;

ad oggi gli uomini del campo risultano dispersi;

il diritto all'infanzia e all'adolescenza è stato fortemente turbato,

si chiede di sapere:

quali siano le reali condizioni di salute delle persone che si trovavano nel campo rom e dove esse si trovino adesso;

se i bambini dell'ex campo rom, ad oggi, frequentino regolarmente la scuola;

se lo sgombero di via Rubattino, così come avvenuto e quindi in assenza di strutture adeguate per ospitare i rom, non si ritenga lesivo sia dei diritti fondamentali, sia dell'infanzia e in particolare del diritto allo studio;

quando e a chi siano stati erogati i fondi del "Progetto Maroni";

se detti fondi siano a disposizione del prefetto Gian Valerio Lombardi, commissario straordinario per l'emergenza rom, nonché quando e come verranno erogati;

se nel "Progetto Maroni" rientrino azioni di sgombero come quella citata in premessa.

(3-01062)

BAIO, GALPERTI, ADAMO, BASSOLI, BOSONE, CERUTI, D'AMBROSIO, FONTANA, ICHINO, ROILO, ROSSI Paolo, VERONESI, VIMERCATI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

in data 24 ottobre 2009, presso l'hotel Leonardo da Vinci di Milano, si è tenuta la prima convention dei Sindaci leghisti, durante la quale sarebbe stata promossa e appoggiata, secondo i maggiori organi di stampa, l'operazione "White Christmas", volta a controllare se nel territorio comunale risiedano clandestini o immigrati sprovvisti del permesso di soggiorno;

a Coccaglio, un paese in provincia di Brescia, il Comune ha provveduto, in ottemperanza a quanto deciso il 24 ottobre 2009, a disporre il controllo a domicilio sulla regolarità dei documenti di soggiorno degli stranieri residenti, prevedendo la revoca d'ufficio della residenza qualora questi avessero il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e non avessero avviato le pratiche per il rinnovo;

l'Assessore leghista alla sicurezza del Comune di Coccaglio, Claudio Abiendi, in un'intervista al "Giornale di Treviglio", ha affermato che "il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità", mentre il Sindaco, Franco Claretti, ha affermato che è necessario "fare piazza pulita" degli stranieri;

lo stesso Sindaco, a quanto si apprende dal quotidiano "la Repubblica" di mercoledì 18 novembre, in un articolo a firma di Sandro De Riccardis, ha affermato che: "Il ministro Maroni è un uomo pratico: ci ha dato dei consigli per attuare il provvedimento senza incorrere nei soliti ricorsi ai giudici»;

Mario Toffari, direttore dell'Ufficio della pastorale dei migranti della diocesi di Brescia, ha affermato che si tratta di una legittima conseguenza del crimine di immigrazione clandestina introdotto nel pacchetto sicurezza, che, per voce degli Uffici diocesani per la pastorale dei migranti, della pastorale sociale e della pastorale della salute, è stata già criticata a suo tempo prevedendo conseguenze quanto mai deleterie;

diversi sono i Sindaci, appartenenti alla Lega Nord, che stanno ponendo in essere provvedimenti per imitare l'iniziativa di Coccaglio, come quelli di Castelcovati e Castrezzato;

l'iniziativa "White Christmas" è solo uno dei tanti provvedimenti posti in essere soprattutto nel bresciano a scapito di stranieri presenti sul territorio;

in data 3 luglio 2009 presso gli Spedali civili di Brescia sono nati Fathia e Marouane, figli di due genitori marocchini, Fatima e Ahmed Ait Bouifosuan. Purtroppo il maschio Marouane è morto dopo pochissimi giorni. I genitori, soggiornanti in Italia da 13 anni e da 4 residenti nel comune di Pompiano, in provincia di Brescia, con regolari permessi di soggiorno, si sono recati dal Sindaco, Serafino Bertuletti, per chiedere una sepoltura per il proprio figlio nel cimitero comunale. Ma a quanto risulta agli interroganti il Sindaco ha negato loro la sepoltura con argomentazioni, secondo gli interroganti, pretestuose;

ad Adro, in provincia di Brescia, alcuni bambini, residenti nel comune medesimo, che frequentano le scuole materna, elementare e media, dal 4 novembre, a seguito di un'ordinanza emessa dall'Assessore comunale alla pubblica istruzione, Patrizia Galli, sono stati esclusi dal servizio di mensa e scuolabus erogati dall'amministrazione comunale con la giustificazione che le loro famiglie, di origine maghrebina, sono in ritardo con il pagamento delle rate, a causa della messa in cassa integrazione e del licenziamento dei genitori, per una somma non superiore ai 3.000 euro,

si chiede di sapere:

se il Comune di Coccaglio abbia posto in essere l'iniziativa in premessa in accordo con il Ministro in indirizzo e su indicazione di quest'ultimo;

se il Ministro non ritenga il provvedimento "White Christmas" incoerente con la difesa del crocifisso e dei valori cristiani, da parte del partito della Lega Nord, che, come espresso in premessa da attendibili esponenti della Chiesa, nulla ha a che vedere con la religione cattolico-cristiana;

se non intenda disapprovare qualsiasi atteggiamento di razzismo o di esclusione sociale generata da pregiudizi sulla razza;

quali iniziative intenda porre in essere per garantire l'integrazione degli immigrati nel nostro Paese.

(3-01063)

VIMERCATI, VITA, MORRI, ADAMO, BASSOLI, ROILO, MAZZUCONI, BAIO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

alcuni organi di stampa, in particolare l'edizione milanese del "Corriere della Sera" di lunedì 23 novembre 2009, hanno riferito la notizia della proposta del Governo, attraverso il Vice Ministro dello sviluppo economico, onorevole Paolo Romani, di realizzare un nuovo centro di produzione tv della Rai in area Expo tra Milano e Rho;

è stata data la notizia di una riunione convocata lunedì 30 novembre a Milano cui parteciperanno il Presidente della Rai Garimberti, i vicedirettori generali Antonio Marano, Gianfranco Comanducci e Lorenza Lei, l'amministratore delegato di Expo 2015 SpA Lucio Stanca e il sindaco Letizia Moratti. Obiettivo della riunione sarebbe fissare un'agenda degli sviluppi possibili tra Rai ed Expo;

come riportato da un'agenzia Ansa del 23 novembre 2009, le risorse arriverebbero dalla vendita dell'immobile di corso Sempione, che ospita l'attuale sede. Come affermato dallo stesso vice ministro Romani, "la valorizzazione del centro di produzione di Corso Sempione potrebbe essere la risorsa per coprire l'investimento",

si chiede di sapere:

se risulti al Ministro in indirizzo se la Rai abbia già deliberato in merito e quali siano le aree in cui si pensa di sviluppare il progetto;

se risulti che la Rai abbia revocato il precedente bando per il nuovo centro di produzione milanese;

se risponda al vero che si intende vendere o permutare il palazzo Rai di corso Sempione a Milano;

se si tratti di centro di produzione da realizzare anche con altri soggetti e, in tal caso, con quali;

se il finanziamento dell'operazione sia destinato a gravare sulle risorse di Expo 2015 o se si tratti di un progetto edilizio compiuto da privati.

(3-01064)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

DE TONI, CAFORIO, DI NARDO, RUSSO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

Grandi Stazioni SpA è una società controllata al 60 per cento dal capitale pubblico, tramite il gruppo Ferrovie dello Stato, e al 40 per cento dal capitale privato, tramite Eurostazioni SpA, di cui fanno parte Edizione srl (gruppo Benetton), Vianini Lavori SpA (gruppo Caltagirone), Pirelli & C. SpA (gruppo Pirelli) e Sncf Partecipations S.A. (Société nationale des chemins de fer);

Grandi Stazioni SpA ha il compito di riqualificare, gestire e valorizzare le 13 principali stazioni ferroviarie italiane: Milano Centrale, Torino Porta Nuova, Genova Brignole e Genova piazza Principe, Venezia Mestre e Venezia Santa Lucia, Verona Porta Nuova, Bologna Centrale, Firenze Santa Maria Novella, Roma Termini, Napoli Centrale, Bari Centrale e Palermo Centrale;

tali interventi ammontano a 260 milioni di euro e risultano finanziati per il 90 per cento dallo Stato e per il restante 10 per cento a carico di Grandi Stazioni. Lo Stato, dunque, finanzia i suddetti interventi per un ammontare di 234 milioni di euro, mentre Grandi Stazioni SpA ne finanzia solo 26 milioni, di cui ulteriori 15,6 milioni di euro sono sempre a carico dello Stato, in virtù della partecipazione societaria che detiene in Grandi Stazioni;

a giudizio degli interroganti appare lapalissiana la forte sperequazione tra l'indebitamento a carico dello Stato e quello a carico dei privati: mentre lo Stato accresce esponenzialmente il suo debito, schiacciato da un sistema "usurocratico", i privati generano utili da dirigere a proprio esclusivo vantaggio e con forte detrimento per la collettività, alla quale non garantiscono la riqualificazione delle grandi stazioni ferroviarie mediante efficaci sistemi di sicurezza, miglioramento dell'accessibilità delle stazioni ferroviarie e nuovi sistemi informativi a vantaggio degli utenti;

tali interventi rientrano nel 1° Programma delle infrastrutture strategiche - Sistemi urbani, oggetto della delibera CIPE n. 121/2001, e successivamente aggiornata con la delibera CIPE n. 130/2006;

Grandi Stazioni SpA è stata autorizzata a contrarre un mutuo a pari a 260,810 milioni di euro da imputarsi per 9,939 milioni di euro all'anno 2002 e per 250,871 milioni di euro all'anno 2004, con delibera CIPE n. 63 del 25 luglio 2003 ed ai sensi dell'art. 2 del decreto interministeriale n. 5279/2003;

risulta, ad oggi, che i suddetti interventi, anche se affidati a specifici appaltatori, sono per la maggior parte ancora in fase progettuale;

risulta che Grandi Stazioni ha in corso un contenzioso con le imprese appaltatrici per circa 300 milioni di euro e pre-contenzioso per ulteriori 300 milioni di euro,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda porre immediatamente fine all'uso del denaro pubblico, a giudizio degli interroganti così maldestro, la cui spesa è stata autorizzata dal CIPE da oltre 5 anni, e che, ad oggi, non risulta proficuamente impegnata, giacché i lavori di riqualificazione delle stazioni ferroviari sono praticamente fermi e hanno generato solo un contenzioso per circa 600 milioni di euro con gli appaltatori;

quali iniziative di competenza intenda assumere nei confronti degli amministratori di Grandi Stazioni SpA.

(4-02300)

GRAMAZIO - Ai Ministri del lavoro, della salute e delle politiche sociali e per i rapporti con le Regioni - Premesso che:

a quanto consta all'interrogante, l'Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma ha indetto un appalto per i Servizi integrati di gestione e manutenzione delle apparecchiature biomediche per un importo presunto di 6.200.000 euro annui, con durata dell'appalto di cinque anni, per un totale di circa 31.000.000 euro;

il contratto in essere con gli attuali fornitori del servizio prevede specificatamente la possibilità di ricorrere al rinnovo dello stesso da un minimo di un anno ad un massimo di quattro anni;

gli attuali fornitori, in data 21 luglio 2009, hanno ribadito la loro disponibilità a continuare l'erogazione del servizio prestato praticando un ulteriore sconto del 9,8 per cento che, quindi, risulta essere di gran lunga al di sotto dell'importo messo a base d'asta della nuova gara d'appalto;

la stessa Regione Lazio, con propri atti d'indirizzo, dispone alle aziende ospedaliere di tendere all'omogenizzazione di servizi analoghi, proprio al fine di ottenere economie gestionali e finanziarie in linea con gli atti d'indirizzo volti al risparmio economico così come previsto dal piano commissariale di rientro del debito della sanità della Regione Lazio,

si chiede di sapere:

se ai Ministri in indirizzo, per quanto di competenza, risulti quanto riportato in premessa e, in particolare per quale motivo la Direzione dell'Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma abbia bandito una gara che è in evidente contrasto con le linee guida del Piano di risanamento regionale, vincolando l'Azienda stessa per un periodo di cinque anni ad un costo sicuramente maggiore rispetto a quanto in essere e condizionandone per un lunghissimo periodo le scelte tecnico-sanitarie;

quali azioni di competenza intendano compiere al fine di verificare la correttezza del procedimento in corso.

(4-02301)

PETERLINI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

con la concreta applicazione del cosiddetto "scudo fiscale" pare che le lavoratrici e i lavoratori frontalieri che operano in Svizzera debbano ottemperare alle disposizioni del monitoraggio fiscale;

se così fosse (la notizia, infatti, non ha veste di ufficialità), a giudizio dell'interrogante potrebbe sembrare che la loro fattispecie, oltre a non essere stata adeguatamente esaminata, ponga le lavoratrici e i lavoratori frontalieri italiani addirittura alla stessa stregua di chi ha esportato illegalmente capitali verso l'estero;

tali lavoratori, dunque, si troverebbero ancora una volta coinvolti in problematiche che rendono sempre più precario e difficile lo svolgimento della loro attività lavorativa all'estero. Eppure essi in realtà contribuiscono ad incrementare la ricchezza nazionale dell'Italia, sia con le rimesse derivate dai guadagni realizzati nel Paese in cui lavorano, sia attraverso i ristorni fiscali ai Comuni di residenza così come previsto dall'Accordo italo-elvetico risalente al 1974;

i sindaci di alcuni Comuni in provincia di Varese hanno scritto una lettera aperta al Governo evidenziando preoccupazioni in relazione ai rapporti con la Confederazione elvetica divenuti tesi appunto dopo l'approvazione dello scudo fiscale. A quanto risulta all'interrogante essi scrivono:

«Valutato l'effetto che la recente normativa più nota come "Scudo fiscale" può avere sui lavoratori frontalieri e sui paesi di loro residenza; richiamata l'attenzione sul fatto che i lavoratori italiani, dipendenti di aziende elvetiche e impegnati in Svizzera non possono, per motivi evidentissimi, essere equiparati agli evasori che l'Autorità fiscale italiana persegue, considerato che ogni lavoratore dipendente frontaliero versa regolarmente le imposte, una parte delle quali viene trasferita all'Erario italiano sotto forma dei cosiddetti "ristorni", assunto che gli eventuali depositi presso Istituti di credito elvetici rappresentano la corresponsione mensile dell'attività prestata e non possono in alcun modo essere equiparati a frutto di evasione, elusione fiscale o truffa all'Erario, valutato che il frontalierato rappresenta un'alternativa occupazionale per una consistente parte della forza lavoro italiana residente nei comuni confinari, asserito che il frontalierato ha rappresentato e continua a calmierare la domanda di lavoro in territorio italiano, pesantemente condizionato dalla congiuntura, osservato che la condizione di lavoratore frontaliero storicamente si presta a minori garanzie dei livelli occupazionali anche per la differente normativa del mercato del lavoro presente nella Confederazione elvetica. Tutto ciò premesso, i sottoscritti Sindaci chiedono alle SS.LL. illustrissime: a) di voler considerare l'opportunità di contemplare con documenti esplicativi una maggiore tutela del lavoratore frontaliere rispetto alla normativa in atto e riconducibile al cosidetto "Scudo fiscale" affinché il lavoratore frontaliero non si trovi nell'obbligo di dover adempiere a obblighi che risultano invece in capo agli autori di evasione o elusione fiscale; b) di voler contemplare la possibilità che al lavoratore frontaliero che ritrasferisca in Italia i frutti del proprio legittimo e dichiarato guadagno del proprio lavoro non siano applicate le sanzioni previste invece per chi, evasore o elusore fiscale, ottemperi a tale invito; c) di voler considerare la grande preoccupazione con la quale, come amministratori, consideriamo una eventuale e sia pure indiretta ritorsione da parte elvetica con il mancato rinnovo dei permessi di lavoro o con il licenziamento di personale frontaliero; d) di voler valutare l'impatto fortemente negativo che potrebbe avere per le finanze comunali una ritardata o posticipata erogazione dei ristorni, ciò che creerebbe dissesti di bilancio rimarchevoli per comuni nei quali una larga porzione di popolazione attiva lavora come frontaliere.»,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda fornire chiarimenti sugli intendimenti dell'amministrazione finanziaria nei confronti dei lavoratori frontalieri italiani in Svizzera e se non ritenga di riconoscere anche a loro - come già accaduto per altri contribuenti italiani, quali i cittadini di Campione d'Italia e coloro che lavorano presso organismi comunitari - l'esonero sia dallo scudo che dal monitoraggio fiscale.

(4-02302)

CARLONI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:

nei giorni 9 e 10 novembre 2009, il comune di Casamicciola Terme in provincia di Napoli è stato investito da un eccezionale evento meteorologico, un nubifragio. L'evento calamitoso ha provocato la morte di una giovane studentessa di 15 anni, più di 30 feriti ed ingenti danni materiali, 80 famiglie senza tetto e almeno 150 autovetture distrutte;

il comune di Casamicciola Terme è l'unico dell'isola di Ischia a confinare con i cinque comuni vicini e raccoglie per la sua orografia i reflui meteorici dei sette valloni dell'isola (Sinigallia, Campomanno, Pozzillo, Ervaniello, Fontana, Leccio, Negroponte) che confluiscono nel centro del paese (piazza dei Bagni Casamicciola Terme). Gran parte del territorio dell'isola risulta a rischio frana con tipologia R3-R4;

le strutture turistico-ricettive, gli stabilmenti balneo-termali e l'imprenditoria diffusa hanno subito spaventosi danni, mentre sono in corso di accertamento i danni arrecati alla viabilità e ai servizi primari e secondari;

a quanto risulta all'interrogante a fronte di tale catastrofe il Governo nazionale e gli organi competenti hanno degradato il fenomeno ad un livello non compatibile con la dichiarazione di stato di calamità naturale;

l'effettiva realtà si palesa drammatica in quanto la fase critica del disastro è tuttora presente ed è attenuata solo dall'assenza di precipitazioni;

l'intero versante pedemontano è piantumato da un bosco castanile morente e l'evento ha smosso la consistenza litologica dei declivi collinari che presentano in alcuni punti enormi massi in bilico,

si chiede di sapere se il Governo consideri la necessità di riconoscere lo stato di calamità naturale per i Comuni di Ischia interessati dal nubifragio e ritenga, quindi, di dotare le amministrazioni periferiche di uomini, mezzi e fondi, al fine di prevenire in modo energico ed esaustivo il pericolo ancora incombente su migliaia di cittadini, di Casamicciola e di tutta l'isola.

(4-02303)

FERRANTE - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il difficoltoso e scarsamente organizzato switch-off del Lazio sta colpendo anche gli utenti delle regioni limitrofe, in particolar modo l'Umbria. Il caos e i disagi che i cittadini romani hanno dovuto subire, nei giorni del passaggio obbligato dal segnale analogico al digitale terrestre, stanno colpendo anche una gran parte del territorio di una regione che ha il proprio switch-off previsto addirittura solo nel 2012;

secondo le notizie che provengono dal territorio molti cittadini umbri, in particolar modo le persone più anziane, sono vittime della nuova tecnologia, e soprattutto della carenza di informazioni e assistenza a seguito del passaggio al digitale terrestre nel Lazio. Lamentano serie difficoltà ovviamente anche le piccole televisioni locali che, a causa di disturbi e assenza di segnale, perdono interamente il loro bacino d'utenza,

si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non intenda monitorare immediatamente la situazione e di conseguenza attivarsi concretamente, con azioni di propria competenza, per individuare i motivi delle interferenze dei malfunzionamenti e del notevole disagio per i cittadini di alcune aree dell'Umbria, causati dallo switch-off del Lazio, affinché si possano eliminare, da subito e in vista dei futuri switch-off che interesseranno altre regioni italiane, in modo che altri utenti, in particolare gli anziani, non debbano fare le spese di un fastidioso disservizio.

(4-02304)

PIGNEDOLI - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Considerato che:

i vertici aziendali di Poste italiane SpA stanno implementando il nuovo piano di riorganizzazione aziendale che prevede, in particolare, la razionalizzazione geografica degli uffici, l'accorpamento delle filiali, la modifica degli orari di apertura e chiusura al pubblico;

il nuovo assetto organizzativo predisposto da Poste italiane risulta particolarmente penalizzante per i territori montani dell'Emilia-Romagna dove è stata prevista la drastica riduzione degli orari di apertura al pubblico, senza alcun preventivo e significativo coinvolgimento degli enti locali interessati e con preavvisi talvolta assai ristretti;

tale decisione ha suscitato numerose polemiche e proteste da parte dei cittadini preoccupati per i gravi disagi arrecati al servizio postale e per l'impatto negativo che potrebbero determinare sulle attività produttive;

i criteri di efficienza e di economicità, cui le aziende debbono attenersi, non possono prescindere dall'esigenza di garantire a tutti i cittadini l'accesso ai servizi pubblici, con particolare riguardo alla realtà dei piccoli comuni montani, le cui peculiarità devono essere tutelate e appositamente garantite da norme aventi carattere di flessibilità che necessariamente devono essere concordate con i livelli territoriali di riferimento,

si chiede di sapere:

se il Governo ritenga di condividere le linee strategiche ed organizzative adottate di recente da Poste italiane nell'ambito del nuovo piano di riorganizzazione aziendale soprattutto in riferimento al piano di chiusura e accorpamento di uffici e filiali in Emilia-Romagna;

se il Ministro dello sviluppo economico non valuti opportuno, nella sua qualità di garante e responsabile del servizio postale nazionale, intervenire con azioni di propria competenza presso Poste italiane al fine di permettere l'instaurazione di buone prassi volte al coinvolgimento tempestivo degli enti locali nelle decisioni fondamentali relative al riassetto organizzativo degli uffici sul territorio.

(4-02305)

INCOSTANTE - Al Ministro dell'interno - Considerato che

il quartiere Ponticelli di Napoli vive una situazione di profondo degrado, che investe soprattutto gli ambiti urbani, economici, sociali e culturali e presenta un elevato tasso di criminalità. La disoccupazione è infatti molto elevata, anche per l'assenza di politiche mirate e il forte peso della camorra dovuto alla presenza di vari clan;

la presenza a Ponticelli di attività criminose e illegali legate al controllo camorristico, frenando lo sviluppo di piccole attività economiche e commerciali, ha reso estremamente precarie le condizioni socioeconomiche, il che pesa enormemente su quella parte della popolazione dedita alle normali attività lavorative;

la mancanza di occupazione e il degrado sociale hanno conseguenze soprattutto sui giovani i quali, spesso privi di formazione per l'abbandono precoce della scuola ed in presenza di contesti familiari disagiati, si trasformano in facile manovalanza per attività criminose come spaccio di droga, contrabbando, furti d'auto e negli appartamenti, racket;

tale condizione si rivela di particolare importanza in un contesto, come quello della municipalità 6, in cui la percentuale dei bambini con meno di cinque anni è pari a 6,46 per cento, ben superiore alla media cittadina (5,29 per cento), poiché il degrado sociale in cui versa il quartiere di Ponticelli può avere un effetto particolarmente marcato e durevole anche nei confronti delle prossime generazioni;

a quanto risulta all'interrogante, in seguito alle numerose segnalazioni pervenute, la V Commissione del Municipio 6 ha affrontato nella seduta del 12 giugno 2009 la problematica concernente le occupazioni abusive di un elevato numero di alloggi e locali commerciali di proprietà del Comune di Napoli da parte di ignoti;

sono inoltre pervenute segnalazioni relative alla vera e propria "creazione" ex novo di alloggi abusivi, all'interno di androni di alcune palazzine, con relativi allacciamenti a forniture elettriche e scarichi fognari del tutto illegali. Tale situazione mostra uno stato di degrado, di assenza di regole e controlli da parte dello Stato, tali da rendere quasi increduli di fronte alla sua estensione e caratterizzazione;

il Comune di Napoli, nella figura dell'Assessore al patrimonio, è al corrente della situazione poiché informato dal Presidente della suddetta Commissione municipale così come le Forze di polizia, in quanto destinatarie di numerose denunce;

è assolutamente necessario far chiarezza sulla vicenda e ripristinare il circuito di legalità, a maggior ragione in un contesto in cui il degrado sociale è già particolarmente elevato, il numero dei minori è alto e per ciò stesso è impellente intervenire per garantire sia alle generazioni sia presenti sia a quelle future un tasso di legalità adeguato ad un Paese democratico e civile come l'Italia,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente della situazione e se intenda sollecitare le autorità preposte ad un intervento decisivo e urgente al fine di bloccare in maniera definitiva l'occupazione abusiva degli immobili e ripristinare il circuito di legalità nel territorio di Ponticelli;

quali misure intenda porre in essere per garantire una capillare e costante tutela della legalità nel territorio di Ponticelli, anche attraverso azioni di monitoraggio e controllo che impediscano il verificarsi di analoghi episodi in futuro, e per a assicurare alla popolazione presente e alle prossime generazioni condizioni di vita più degne.

(4-02306)

DELLA SETA, FERRANTE - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

il 24 novembre 2009 a Roma è stato decretato il quinto stop consecutivo alla circolazione dei veicoli più inquinanti, che non potranno circolare dentro la fascia verde: il 23 novembre per esempio, in base ai dati dell'Arpa Lazio, si sono registrati livelli di Pm10 superiori ai limiti imposti (50 microgrammi per metro cubo) nelle stazioni Arenula, Bufalotta, Cinecittà, Cipro, Fermi, Francia, Magna Grecia, Preneste, Tiburtina, Villa Ada;

il provvedimento di limitazione del traffico deciso dal Comune riguarda: autoveicoli (compresi mezzi commerciali) a benzina e diesel "euro 0"; motoveicoli e ciclomotori a due tempi "euro 0"; autoveicoli (compresi mezzi commerciali) diesel "euro 1" e "euro 2"; minicar diesel e benzina "euro 0"; minicar diesel "euro 1";

a giudizio degli interroganti si tratta con evidenza di una misura assurda ed inefficace, perché circoscritta solo a un piccolo numero di automobili vecchissime e a qualche ciclomotore;

a quanto risulta agli interroganti dal 2004 a oggi a Roma l'inquinamento da polveri sottili si è costantemente mantenuto largamente al di sopra dei limiti di legge;

ad opinione degli interroganti da quando è in carica, la nuova amministrazione capitolina non ha compiuto alcuna scelta seria e strutturale per limitare il traffico privato che è la causa di gran lunga principale dell'inquinamento atmosferico, nascondendosi dietro l'alibi del miglioramento della situazione nel corso del 2008 che però è frutto soltanto dell'eccezionale piovosità registrata durante l'anno;

gli effetti dannosi sull'uomo dell'inquinamento atmosferico ed in particolare delle polveri sottili (Pm10 e Pm2,5) sono dovuti principalmente alle loro caratteristiche chimico-fisiche. Secondo innumerevoli studi epidemiologici, i tassi elevati di polveri sottili nell'aria sono tra le cause principali di malattia e di morte legate a problemi respiratori e cardio-cicrolatori,

si chiede di conoscere se i Ministri in indirizzo intendano intervenire urgentemente, definendo organiche linee guida e promuovendo iniziative volte a mettere a disposizione adeguate risorse finanziarie anche con il ricorso a finanziamenti europei, per favorire l'avvio a Roma e nelle principali città italiane di programmi capaci di fronteggiare l'emergenza sanitaria ed ambientale legata all'eccesso di traffico privato e ai conseguenti alti tassi d'inquinamento dell'aria, basati su: istituzione di "zone a traffico limitato" (Ztl) diurne e notturne e potenziamento di quelle esistenti; incentivazione di sistemi di mobilità sostenibile quali car-sharing, car-pooling, piste ciclabili; potenziamento del trasporto pubblico e creazione di nuove corsie preferenziali per i mezzi pubblici; estensione fino ai modelli "euro 4" delle misure di blocco temporaneo della circolazione privata dopo più giorni consecutivi di superamento dei limiti di legge per le polveri sottili o altri inquinanti atmosferici.

(4-02307)

GIAMBRONE - Ai Ministri per i rapporti con le Regioni e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la legge finanziaria per il 2007 (legge 27 dicembre 2006, n. 296) perseguiva - in materia sanitaria - un duplice obiettivo: da una parte, riqualificare e rilanciare il Servizio sanitario nazionale attraverso una serie di norme strutturali; dall'altra, contenere la spesa sanitaria con un pacchetto di misure economiche riguardanti dall'introduzione di nuovi ticket all'aumento della tassazione a livello regionale;

la rete dei laboratori siciliani costituisce un patrimonio di risorse, capillare sul territorio, da salvaguardare e da incentivare anche perché in grado di fornire una risposta rapida e di qualità ai quesiti diagnostici che i cittadini richiedono senza che gli stessi, né men che meno i loro campioni biologici (sangue ed urine), debbano spostarsi presso altre sedi oltre lo stretto necessario;

in riferimento all'accreditamento delle strutture di laboratorio di analisi private risulta all'interrogante che la Regione Siciliana stia per approvare una riorganizzazione complessiva delle strutture tentando, di fatto, di azzerare la rete esistente sostituendola con una diversa, costituita da soggetti nuovi, derivanti dalla fusione societaria di enti e strutture già esistenti;

il piano di riorganizzazione presentato va a "mortificare" il comparto in quanto prevede per le piccole strutture rette da biologi, chimici e medici, dopo anni di onorata professione, la trasformazione in semplici punti di accesso senza poter continuare ad eseguire quelle analisi per le quali hanno speso la loro vita e tramite le quali hanno riscosso la fiducia dei cittadini. Le indagini analitiche verrebbero svolte presso un unico centro che dovrà essere autorizzato, che dovrà dotarsi di nuove attrezzature e di personale e che sicuramente non potrà consegnare i referti in tempi rapidi;

per quanto attiene al risparmio che il legislatore regionale prevedrebbe nella riorganizzazione della rete di laboratori, il provvedimento non ne comporta sicuramente alcuno in quanto le strutture accreditate vengono comunque remunerate "a prestazione" e sempre all'interno del comparto economico loro assegnato,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto in premessa e se tale razionalizzazione indiscriminata sia ritenuta compatibile con i criteri di razionalità, efficienza ed efficacia complessiva;

se, pur nell'ambito delle competenze regionali in materia, ritengano che le iniziative poste in essere risultino compatibili con la legislazione di principio di competenza statale ed, in particolare, in riferimento alla compatibilità finanziaria del sistema sanitario regionale nell'ambito del Piano di rientro vigente tra il Governo e la Regione Siciliana.

(4-02308)

D'ALIA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

con decreto-legge n. 112 del 2008 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008 si istituisce la cosiddetta social card. Essa funziona come un normale bancomat utilizzabile, tra le altre cose, per la spesa alimentare e sanitaria e per il pagamento delle bollette di luce e gas. La carta acquisti vale 40 euro al mese e viene caricata ogni due mesi con 80 euro sulla base degli stanziamenti via via disponibili;

la stessa misura entra in vigore a partire dal 1° dicembre 2008. Essa si indirizza, in qualità di beneficiari, a pensionati e coppie con figli al di sotto dei tre anni. In particolare si prevede per la sua erogazione una serie stringente di requisiti, tra gli altri: avere un reddito inferiore a 6.000 euro l'anno o 8.000 euro per chi ha un'età pari o superiore a 70 anni; avere un indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) inferiore a 6.000 euro; non essere intestatario di più di un'utenza elettrica domestica e del gas; non essere proprietario di più di un autoveicolo; non detenere una quota superiore al 10 cento degli immobili ad uso non abitativo;

il 26 novembre 2008 nel corso di una conferenza stampa di presentazione a Palazzo Chigi il Ministro dell'economia e delle finanze, onorevole Giulio Tremonti, dichiara che i possibili beneficiari sarebbero stati 1.300.000 persone e che la social card sarebbe costata allo Stato 450 milioni di euro;

sin dall'inizio, l'uso della social card a quanto risulta all'interrogante ha presentato delle problematiche dovute all'esiguità di negozi convenzionati e al ritardo nelle ricariche, alla metà di gennaio 2009 una carta su tre risultava senza ricarica;

ad un anno dalla sua istituzione è possibile tracciare un primo bilancio soprattutto alla luce dei dati resi pubblici in data 20 novembre 2009 dallo stesso Ministero dell'economia. A fronte di 830.000 richieste ricevute ne sono state accolte 627.000, di queste 364.000 riguardano pensionati ultrasessantacinquenni e 263.000 genitori con figli con meno di tre anni. I beneficiari attuali risultano essere però solo 450.000, i soldi erogati per la ricarica delle carte 306 milioni, di cui sono stati spesi 240 milioni di euro, per un totale di 9 milioni e mezzo di acquisti;

dai dati resi noti dal Ministero competente si evince una forte discrepanza nella distribuzione su base regionale delle carte. La maggior parte di esse sono state erogate a beneficiari siciliani. Alla luce di questo dato merita di essere presa in considerazione la denuncia della CISL del Veneto che rileva una penalizzazione di alcune regioni dovuta ad avviso del sindacato anche ai rigidi criteri per l'accesso al sostegno. Il mancato riconoscimento del diritto alla misura assistenziale va per lo più imputato alla titolarità in capo al soggetto richiedente magari di un piccolo appezzamento destinato ad orto per il consumo familiare o di una piccola proprietà immobiliare quale una cantina. A supporto di questa denuncia che evidenza una discriminazione su base regionale, la CISL del Veneto segnala come a fronte di 180.000 domande di soggetti per lo più pensionati al di sotto della soglia di reddito dei 6.000 euro, nella regione a gennaio erano state rilasciate solo 12.000 carte a fronte delle 100.000 attivate in Campania ove i pensionati aventi diritto sarebbero 140.000;

le maggiori sigle sindacali denunciano il fallimento della social card imputabile al complicato funzionamento e alla rigidità dei criteri di accesso che limitano la platea di beneficiari in condizioni di povertà che risulterebbe assai più ampia;

a giudizio dell'interrogante e non solo, basti vedere le dichiarazioni pubblicate di recente sulla stampa formulate dalla Spi-CGIL su "la Repubblica" del 21 novembre 2009, questa misura di sostegno al reddito si è dimostrata alquanto inefficace e costosa. Inefficace in quanto i beneficiari, ad un anno dall'attivazione, risultano meno della metà dei previsti e di gran lunga meno rispetto alla platea dei possibili beneficiari in quanto in condizione di "bisogno assoluto", esosa perché la carta ha dei costi di gestione e perché il credito viene sospeso ogni volta che il pensionato non rinnova il certificato ISEE che ha scadenza annuale. Più semplice ed efficace, a giudizio dell'interrogante, sarebbe stato il riconoscimento di un importo a sostegno alle spese da accreditare direttamente sulla pensione;

secondo l'Istat, nel 2008 complessivamente sono 8.078.000 gli individui poveri, il 13,6 per cento dell'intera popolazione. Le famiglie che si trovano in condizioni di povertà relativa sono stimate in 2.737.000 e rappresentano l'11,3 per cento delle famiglie residenti, 1.126.000 sono invece quelle famiglie (il 4,6 per cento delle famiglie residenti) che risultano in condizione di povertà assoluta per un totale di 2.893.000 individui, il 4,9 per cento dell'intera popolazione. La povertà è direttamente correlata al numero dei componenti, aumenta in caso di più figli e/o anziani, e si concentra soprattutto nel sud d'Italia;

a giudizio dell'interrogante i provvedimenti finanziari per gli anni 2010-2012 si contraddistinguono per la mancanza di misure a sostegno dei bisogni delle famiglie, nessuno strumento di protezione sociale o di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale è contemplato; non predisporre una adeguata rete di protezione sociale significa non riconoscere il diritto dell'individuo ad una vita dignitosa e ad un ruolo attivo nella società, non prestare attenzione alle necessità della famiglia significa non riconoscere il ruolo insostituibile che essa svolge a servizio dell'intera società,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, preso atto dell'inefficacia e dei costi della social card, non intenda ripensare questa misura di sostegno ai fini di potenziarne l'efficienza e l'efficacia e al fine di raggiungere l'effettiva platea di beneficiari in condizioni di bisogno assoluto;

se non ritenga opportuno avviare, piuttosto che contenute misure di carattere sostanzialmente caritatevole, una seria ed organica politica di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale approntando un'efficace rete di protezione sociale;

se e quali misure intenda adottare per sostenere il reddito delle famiglie bisognose visto che nessuna misura a tal fine è stata prevista nei provvedimenti di carattere finanziario per il 2009-2012 attualmente all'esame del Parlamento.

(4-02309)

FERRANTE - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il territorio di Livigno fu dichiarato zona extradoganale con la legge 17 luglio 1910, n. 516. La relazione con cui l'allora Ministro delle finanze Arlotta presentò il disegno di legge alla Camera dei deputati, dopo aver spiegato le condizioni di isolamento territoriale del Comune di Livigno (provincia di Sondrio) e l'estrema povertà dei suoi pochi abitanti, esprimeva la certezza relativamente alla convenienza finanziaria del disegno proposto perché se il Governo avesse dovuto in seguito trasportare la sua linea doganale sul confine politico per comprendervi il territorio di Livigno, la spesa sarebbe stata di oltre 50.000 lire, a fronte di un'entrata di appena un migliaio di lire. La franchigia da sanzionarsi a Livigno fu ritenuta, quindi, ugualmente utile ai cittadini livignaschi quanto economica per lo Stato. Lo Stato si riservava quindi piena libertà, per l'avvenire, di estendere al Comune di Livigno il regime generale, quando le mutate condizioni di viabilità lo avessero reso opportuno. La legge n. 516 del 1910 estese la franchigia al dazio di consumo e ai generi di privativa dello Stato;

oggi le condizioni di isolamento territoriale non sussistono più, grazie anche alla legge 11 giugno 1954, n. 384, e alla successiva legge 1° novembre 1973, n. 762, che, istituendo un diritto speciale a favore del Comune di Livigno sui generi che fruiscono di particolari agevolazioni fiscali, hanno permesso di reperire i fondi necessari alla realizzazione di opere viarie che attualmente collegano questa zona al resto del Paese;

contemporaneamente al superamento degli ostacoli naturali, negli ultimi 20 anni si è assistito ad una profonda trasformazione socio-economica del paese e a uno sviluppo turistico-commerciale che ha trasformato Livigno in una stazione di richiamo internazionale, grazie anche ai facili collegamenti con la Svizzera e con il centro-Europa;

è ormai estremamente urgente ed opportuno conoscere l'evoluzione del regime doganale del Comune di Livigno, anche in relazione alla sopravvenuta realtà ordinamentale comunitaria, nonché a fronte delle profonde trasformazioni socio-economiche intervenute su tale territorio;

il regime di extradoganalità di Livigno e, più precisamente, gli innumerevoli negozi che offrono la possibilità di acquistare una serie di prodotti esenti da IVA e da tasse doganali (sigarette, tabacchi, liquori, apparecchi fotografici e audiovisivi, benzina, eccetera) costituiscono l'attrazione principale del turista della domenica e le convenienze determinate da contingenti di merci, del tutto giganteschi e anomali rispetto al fabbisogno degli abitanti, determinano un pervasivo traffico commerciale;

la convenienza dell'approvvigionamento di carburante, oltre ad essere associata all'attrattiva turistica di Livigno, attira un flusso annuo dell'ordine di 20.000 motrici che da tutta la Valtellina vi si recano vuote per riempire serbatoi spesso maggiorati o complementari, anche per acquistare carburanti destinati al riscaldamento di edifici, particolarmente in alta Valtellina;

la situazione sopra descritta, oltre a non conciliarsi con la scrupolosa tutela dell'erario in una fase generalizzata e stringente di rigore fiscale, facilita l'evasione ed è causa di sperequazioni rispetto ad attività commerciali in zone limitrofe, senza considerare i devastanti effetti inquinanti sul delicato ambiente alpino, e di preoccupante degrado ambientale a scapito della popolazione locale, in seguito alle code interminabili di vetture e di camion, le quali rendono altresì difficoltosi gli spostamenti di coloro che invece transitano sulla strada statale 301 del Foscagno per motivi di lavoro e di studio o per casi di urgenza,

si chiede di conoscere:

quale sia l'attuale ammontare per ogni categoria merceologica dei contingenti di merci in importazione;

in relazione alla problematica dei depositi di merci estere, per quale motivo nessun provvedimento restrittivo sia stato emanato, anche in attuazione di quanto stabilito dall'articolo 15 del Testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, e successive modificazioni, il quale attribuisce al Ministro dell'economia e delle finanze la facoltà di vietare i depositi di merci estere, o, comunque, di limitarli ai bisogni degli abitanti;

quale sia l'ammontare dei diritti speciali il cui versamento al Comune di Livigno è previsto dalla legge n. 762 del 1973;

se, in relazione ai fatti riportati in premessa, si sia provveduto ad avviare le necessarie indagini e ad adottare le conseguenti misure e i provvedimenti finalizzati a regolamentare in maniera più adeguata la legislazione relativa al territorio extradoganale del Comune di Livigno.

(4-02310)

NEROZZI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

a partire dal 9 settembre 2009 per lo stabilimento della Marzotto SpA di Valdagno (Vicenza) è stato sottoscritto tra le parti un contratto di solidarietà che coinvolge circa 340 lavoratori, anche al fine di scongiurare un ulteriore decremento dei livelli occupazionali nella provincia di Vicenza già fortemente colpita dalla crisi industriale e finanziaria in particolare per il settore del tessile;

tale accordo giunge a seguito di complessi processi di ristrutturazione aziendale, con conseguente riduzione di personale, e con l'utilizzo della cassa integrazione ordinaria nell'autunno del 2008;

in tale contesto le organizzazioni sindacali avevano espresso apprezzamento per l'impegno del Governo, per gli anni 2009 e 2010, a garantire da parte dell'INPS dal 60 all'80 per cento la percentuale integrativa di copertura del reddito, così come previsto dal decreto-legge n. 78 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 102 del 3 agosto 2009;

ma, nonostante tale impegno, a quanto risulta all'interrogante, il provvedimento è tuttora inapplicato a causa della mancata emanazione del decreto interministeriale su tale questione,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di garantire l'emanazione in tempi brevi del suddetto decreto interministeriale quale strumento utile al sostegno economico di tanti lavoratori e delle loro famiglie.

(4-02311)

BUTTI - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

si moltiplicano in queste settimane gli appelli delle scuole paritarie dell'infanzia perché si dia concreta e definitiva attuazione alla legge 10 marzo 2000, n. 62, recante "Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all'istruzione";

secondo l'interrogante, disattendere ancora questa disposizione significa non realizzare un armonico sistema nazionale dell'istruzione pubblica formato dalle scuole gestite dallo Stato e da quelle paritarie, entro il quale venga finalmente garantito il diritto costituzionale alla libera scelta educativa delle famiglie,

si chiede di sapere quali misure di propria competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare al fine di dare piena attuazione alle disposizioni indicate e affinché venga reintegrato il taglio dei trasferimenti statali alle scuole paritarie previsto dal disegno di legge finanziaria per il 2010.

(4-02312)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

3a Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione):

3-01060, della senatrice Allegrini, sulla possibilità di impiantare un centro di identificazione ed espulsione a Tarquinia (Viterbo);

8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):

3-01064, dei senatori Vimercati ed altri, su una nuova sede della Rai a Milano.