Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 251 del 01/08/2009


Passiamo alla votazione dell'articolo unico del disegno di legge di conversione.

PISTORIO (Misto-Misto-MPA-AS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PISTORIO (Misto-Misto-MPA-AS). Signora Presidente, colleghi, potremmo definire la funzione di questo ramo del Parlamento rispetto a questo provvedimento del Governo rituale o ultronea, visto che il Governo, avendo posto la questione di fiducia sul testo formulato alla Camera, non ha assolutamente consentito al Senato di dispiegare alcuna azione emendativa. Eppure questa sarebbe stata forse utile, vista la consapevolezza del fatto che questo provvedimento necessita di alcuni interventi correttivi a cui il Governo sta provvedendo e che, secondo la normale fisiologia parlamentare, sarebbe stato corretto produrre al Senato, per poi consentire una terza lettura alla Camera, malgrado ci saremmo trovati nei primi giorni di agosto. Questo, per una volta, avrebbe reso utile il bicameralismo, piuttosto che indurre il Governo ad un percorso un po' tortuoso che vede la definizione di un nuovo atto da parte del Consiglio dei ministri e l'adozione delle successive procedure di conversione.

Posto questo aspetto formale, che non è secondario, l'oggetto del mio intervento riguarda anche la sostanza del provvedimento per come è stato definito dalla Camera dei deputati, vista anche la nostra impossibilità di partecipare alla sua sostanziale redazione. Il Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud in quella sede ha tentato di interloquire con l'Esecutivo e con la maggioranza, producendo una serie di iniziative che avrebbero dovuto, almeno nelle nostre intenzioni, modificare il testo originario consentendo un'interpretazione più favorevole al tema dello sviluppo del Mezzogiorno, tema che ci è particolarmente caro, e non per ragioni affettive ma per ragioni di sostanza politica. Riteniamo, infatti, che questa sia una necessità assolutamente inderogabile per il Paese e che costituisca l'elemento cardine del vincolo di maggioranza che definisce i rapporti tra il nostro movimento politico e la coalizione di Governo.

In quella sede nessuna delle nostre proposte emendative è stata accolta, né ci siamo ritrovati nella filosofia di un provvedimento che tenta di contrastare la crisi economica con iniziative, alcune delle quali condivisibili, che però mancano di quel respiro strategico che si sostanzia nella volontà di intervenire sul divario Nord‑Sud, elemento per noi indispensabile.

Per tutti, consideriamo indicativo l'articolo 5, recante la disposizione che banalmente viene indicata come la Tremonti-ter, intervento di per sé condivisibile se si tiene conto soltanto dell'attuale condizione dell'apparato produttivo del Paese, perché si interviene per consolidarlo in una fase di crisi importante; ma se guardiamo all'apparato produttivo del Paese dobbiamo constatare, amici e colleghi del Senato, che esso è assolutamente squilibrato.

Sarebbe stato, per quanto ci riguarda, molto più corretto individuare anche dentro questo provvedimento meccanismi che rendessero chiara la differenza, il divario che esiste nell'allocazione delle strutture industriali del nostro Paese. Questo infatti avrebbe potuto costituire un minimo elemento di recupero di tale divario. O meglio: siamo interessati a formule diverse, al credito d'imposta per gli investimenti, che questo Governo - mi rivolgo al ministro Calderoli - non ha rifinanziato, malgrado non si tratti di una spesa classica di tipo assistenziale, bensì di una spesa per investimenti alle imprese, e che in un solo mese del 2008 ha già visto esaurita la dotazione fino al 2013. La legge non è stata rifinanziata e il credito d'imposta per gli investimenti allo sviluppo è diventato uno strumento inutilizzabile.

Vogliamo che il Governo assuma pienamente la scelta della fiscalità, che non chiamerò di vantaggio in linea con le scelte operate in sede di federalismo fiscale, ma di sviluppo, come elemento di compensazione per gli handicap strutturali con cui si confronta non solo l'imprenditoria meridionale per origine, ma anche chi vuole investire nelle aree dell'Obiettivo Convergenza. Si tratta di una misura per noi talmente importante che siamo disponibili anche a ridiscutere l'intero piano degli aiuti alle imprese qualora venisse accettata l'idea di una misura di questo tipo, che tra l'altro ha il vantaggio di eliminare qualsiasi intermediazione burocratica e politica, perché interviene integralmente sulla leva fiscale eliminando il pericolo delle lungaggini e delle mediazioni assolutamente improprie.

Riteniamo invece indispensabile la conferma degli investimenti strategici nelle infrastrutture, che sono una precondizione assoluta per qualsiasi politica di sviluppo. In questo senso, mi pare opportuno chiarire che la scelta operata ieri dal CIPE di liberare le risorse relative al piano attuativo regionale di una delle Regioni più importanti del Mezzogiorno, la Sicilia - che è solo la prima di queste Regioni, perché sappiamo con certezza che il Governo sta liberando le risorse relative anche alle altre Regioni meridionali, a cominciare dalla Puglia, che ha l'istruttoria più avanzata - è una scelta importante, ma non cambia di una virgola la sostanza dell'impegno delle risorse finanziarie. Infatti queste risorse, colleghi del Senato, erano già attribuite alle Regioni e di competenza delle amministrazioni regionali. Ciò nulla toglie alle scelte che il Governo invece ha compiuto rispetto alla quota del FAS nazionale, di competenza governativa o delle amministrazioni dello Stato, per la parte sia di programmazione che di spesa. Tale quota è stata utilizzata per altre finalità, spesso di spesa corrente, come è stato contestato nelle linee di intervento di alcuni Programmi attuativi regionali, quale tampone a una crisi economica che investe l'intero Paese. Non vi è stata un'incapacità di spesa delle Regioni: è stata una scelta consapevole del Governo, quella di utilizzare quelle risorse in funzione di crisi destinandole ad un titolo diverso da quello originario.

Quanto ai Programmi attuativi regionali, per i quali ieri la Sicilia per prima ha avuto il via libera dal CIPE, sono certo che saranno utilizzati per spese infrastrutturali di cui abbiamo assoluto bisogno, quelle stesse spese infrastrutturali, come risulta dal rapporto SVIMEZ, che lo Stato negli ultimi dieci anni ha ridotto vistosamente al Mezzogiorno, dove vi è un decremento degli investimenti in infrastrutture indispensabili.

Per tali ragioni, non recando questo provvedimento alcuna novità rispetto al testo della Camera, dove il Movimento per l'Autonomia ha scelto di non partecipare al voto di fiducia, non sono in condizione di modificare l'impostazione politica già definita.

Mi auguro invece e attendo - anche per la scelta importante del Presidente del Consiglio, che è intervenuto in modo incisivo sulla dinamica e sulla dialettica tra Regioni ed Esecutivo preannunciando il varo da parte del Governo di un piano straordinario per il Sud (che non sarà costituito certo dai soldi del FAS regionale, perché quelli non rappresentano alcun piano, alcuna novità e non recano alcun elemento aggiuntivo rispetto ai programmi già in atto) - che, alla ripresa dell'attività parlamentare, visto che è stato richiesto in Conferenza dei Capigruppo al Senato un dibattito sulla politica del Mezzogiorno, a cominciare dall'utilizzo dei fondi FAS, ma in termini più generali, in quella sede il Governo del presidente Berlusconi proponga al Parlamento un programma vero di rilancio sul piano degli interventi infrastrutturali e di sostegno allo sviluppo.

Quella sarà la sede nella quale prenderemo atto delle novità e di una scelta strategica a favore del Mezzogiorno, poiché siamo desiderosi di modificare il nostro atteggiamento e di dare in quel caso la fiducia al Governo; fiducia che oggi invece non possiamo dare per ragioni di stile, di misura e di rispetto. Non volendo formalmente contestare la fiducia al Governo, oggi non parteciperemo alla votazione.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signora Presidente, onorevoli colleghi, questo Governo viaggia ormai alla media di due voti di fiducia al mese. La sindrome da autosufficienza di cui soffrite non vi rende lucidi. Oggi inaugurate, inoltre, una nuova stagione: passate dalla decretazione d'urgenza alla decretazione suicida. Cosa è, infatti, questo provvedimento, che nasce in parte morto prima ancora di entrare in vigore? E cosa sarà il nuovo decreto-legge che il Governo si appresta a varare, se non 1'ennesimo treno a cui la maggioranza attaccherà vagoni in barba a ogni elementare regola di ammissibilità?

Sino ad oggi il vostro modo di procedere in sede di approvazione dei provvedimenti è stato poco trasparente e irriguardoso nei confronti del Parlamento, delle opposizioni e, soprattutto, del Capo dello Stato. Per la verità, ha cominciato il Governo Prodi, e voi, adeguandovi a questo modo sbagliato di procedere, avete eletto a regola generale il sistema, che potremmo definire "ferroviario", di approvazione delle leggi.

I vostri provvedimenti non sono trasparenti: non solo nel rapporto tra istituzioni democratiche, ma anche nel rapporto con i cittadini. Quando, infatti, la proposta del Governo è consacrata in un decreto-legge che contiene norme eterogenee e poi, in sede di conversione, a queste se ne aggiungono altre che lo sono ancora di più e poi si pone la fiducia per evitare il controllo parlamentare, è chiaro che il cittadino non avrà più la possibilità di capire che cosa è stato deciso, e a che cosa serve ciò che è stato deciso. Questo metodo vi consente di limitare l'azione di governo agli annunci e agli spot elettorali.

La manovra estiva non incide sul sistema dei conti pubblici, che continuano a peggiorare: lo abbiamo letto nel DPEF. Lo abbiamo evidenziato in sede di esame dell'assestamento di bilancio, per l'anomalo rifinanziamento - pari a circa 10 miliardi di euro - di misure in precedenza sottostimate. La recessione aggrava la situazione del bilancio dello Stato aumentando il debito pubblico. Non si può affidare alla divina provvidenza il compito di assicurare il gettito fiscale con il 5,2 per cento in meno del PIL: occorrono rimedi seri e riforme strutturali, che aiutino il Paese a uscire dalla crisi. Di tutto ciò non vi è traccia nei vostri provvedimenti.

Dopo un anno di Governo, credo sia legittimo rivolgervi alcune domande.

Che fine hanno fatto le convenzioni tra il Ministero dell'economia e l'Associazione bancaria sui mutui per la prima casa? E la Robin tax? Il calo del prezzo del greggio e dei tassi di interesse ha reso inutili entrambi questi provvedimenti. Avete cambiato il vostro rapporto con le banche, visto che, di colpo, le tasse si sono trasformate in aiuti agli istituti di credito e che, sul tetto alle commissioni bancarie, appena i banchieri hanno alzato un pochino la voce vi siete ritirati in buon ordine. Come direbbero i nostri amici leghisti: ve la siete fatta sotto! Che fine ha fatto la detassazione del lavoro straordinario? È caduta nel vuoto, per fortuna, perché in questo momento serve solo ad aumentare la crisi occupazionale. E che dire dei Tremonti bond? Non ci sembrano molto amati, e peraltro sono stati poco richiesti. E l'impegno preso con le banche a mantenere inalterati i livelli di credito concessi alle piccole imprese? E le misure contro la povertà? I dati ISTAT parlano chiaro, e ci dicono che i poveri in Italia crescono ogni anno sempre di più. L'unico impegno del Governo al riguardo è quello di ampliare i requisiti di accesso alla social card. Oggi, però, la social card è inutile per chi ne ha effettivamente bisogno: non serve, ad esempio, alle famiglie numerose, più esposte al rischio dì povertà. Inoltre, se le risorse stanziate restano inalterate, e sono quelle ancora non erogate, la social card sarà solo l'ennesimo buco nell'acqua.

Non ci sono interventi in favore di quel milione e 600.000 lavoratori dipendenti o parasubordinati che non ha alcun tipo di ammortizzatore sociale in caso di perdita del lavoro. La situazione diventa ancor più grave se pensiamo che i precari appartengono prevalentemente alle famiglie più vicine alla soglia di povertà.

L'intervento a sostegno degli ammortizzatori sociali già esistenti non contempla l'attivazione di nuove risorse, ma utilizza quote dei fondi FAS (sottratti, quindi, a spese per investimenti infrastrutturali).

L'incentivo Tremonti non è una detassazione degli utili reinvestiti, ma una detassazione parziale e temporanea degli investimenti comunque finanziati.

Così com'è questa misura non premia le imprese che rafforzano la propria struttura patrimoniale. Non contribuisce a ridurre i loro debiti nei confronti del sistema bancario. Questa misura non riguarda le piccole e medie imprese, impossibilitate a fare investimenti perché più vincolate nell'accesso al credito. Dalla platea dei beneficiari sono stati esclusi i lavoratori autonomi, ma sono incluse tutte le società e le imprese, che vedono premiato però ogni tipo di investimento, anche quello di mero rimpiazzo del capitale esistente. I beni strumentali ammessi al beneficio, poi, sono solo macchinari ed apparecchiature. La misura non è, quindi, selettiva nella scelta dell'impresa, mentre lo è sul fronte dell'investimento da agevolare. Essa sostiene in maniera esclusiva o prevalente la domanda di macchinari ed apparecchiature tipiche del settore meccanico e riguarda, pertanto, le imprese italiane e straniere che operano solo in quel settore.

Lo scudo fiscale da voi proposto è solo un condono. È una misura che noi non abbiamo avversato ma che, così com'è, sembra vanificare lo scopo per il quale è stata introdotta. Questa forma di condono alimenta, peraltro, la preoccupazione che parte dei capitali rientrati possano contribuire ad accrescere il fenomeno dell'usura e della speculazione finanziaria in danno di aziende in crisi, oltre che la preoccupazione che le corrispondenti entrate fiscali siano effettivamente destinate al sostegno dell'economia reale e delle fasce più deboli del Paese.

La situazione in Abruzzo non è delle migliori per via delle innovazioni (in negativo) introdotte dal Governo con riferimento alla pendenza dei crediti erariali. Le risorse a sostegno di quei territori sono prelevate dai fondi FAS e non da risorse aggiuntive che, in altri casi, sono state reperite prontamente (vedi Alitalia).

Anche la cosiddetta tassa sull'oro desta non poche perplessità, non solo per il parere negativo della BCE, ma soprattutto perché è un attentato alla indipendenza finanziaria della Banca d'Italia ed al suo ruolo europeo e nazionale. La tassa realizza di fatto un trasferimento di risorse finanziarie allo Stato con riguardo ad una imposta che tassa plusvalenze non realizzate e presumibilmente non realizzabili. Si pensi, ad esempio, al ruolo dell'oro nella politica delle riserve ufficiali della Banca centrale europea.

Abbiamo già detto delle norme bavaglio predisposte per la Corte dei conti. Il Ministro del tesoro ha confermato ieri che tali norme servono ad evitare ogni tipo di controllo della Corte sul suo Ministero che, come è noto, gestisce ormai tutta la politica interna dell'Esecutivo. Una sola considerazione mi sia consentita al riguardo: come si può pensare di fare il federalismo fiscale quando si demolisce uno dei capisaldi dell'accertamento della responsabilità, che è dato dalla giurisdizione del giudice contabile? Insomma, cari colleghi della Lega, questo federalismo lo volete solo a parole e senza controlli, così chi continua a saccheggiare i conti pubblici ad ogni livello territoriale di governo potrà farla franca?

Avete approvato una norma sulla regolarizzazione di colf e badanti iniqua, incostituzionale e dannosa per le piccole e medie imprese italiane, oltre che per i piccoli e medi esercenti le attività commerciali. Una norma iniqua, perché consente di regolarizzare solo le colf e le badanti che lavorano al servizio di famiglie benestanti, e non al servizio di chi può avere realmente bisogno; incostituzionale, perché discrimina tra soggetti che commettono lo stesso reato consentendo ad alcuni (colf e badanti) di essere esenti da responsabilità penale e condannando gli altri (lavoratori in nero presso imprese ed esercizi commerciali) solo per la diversità del lavoro svolto, e perché discrimina anche tra lavoratori italiani in nero, visto che alcuni possono essere sanati ed altri no, restando questi ultimi confinati nel circuito dello sfruttamento. Una norma dannosa per i commercianti e per le piccole e medie imprese, che si vedono ingiustamente penalizzate; una norma, infine, irrazionale perché alimenta il circuito della illegalità e della clandestinità, accrescendo la concorrenza sleale degli extracomunitari nei confronti dei lavoratori italiani. Solo gli extracomunitari, infatti, accettano di svolgere alcuni lavori in nero, mentre gli italiani non lo fanno. La mancata emersione di tutti questi lavoratori spinge gli imprenditori a mantenere in nero i lavoratori e, quindi, a reclutare solo extracomunitari.

La norma sul Patto di stabilità è positiva, ma è una norma limitata ad importi modesti, considerato che vi sono ancora 32 miliardi di euro di spese per investimenti dei Comuni (tra i quali tantissimi virtuosi) che restano bloccati da questo Governo. Non c'è nessuna traccia delle liberalizzazioni dei servizi pubblici locali e solo timidi accenni di riforma pensionistica.

Dei fondi FAS, signora Presidente, non parlo, per rispetto dell'intelligenza e del buon gusto degli italiani. L'onorevole Casini ieri ha stigmatizzato la vicenda dei 4 miliardi di euro alla Sicilia. È vero, si tratta di una recita con attori di scarso pregio. Siamo alle comiche finali, come avrebbe detto qualcuno. I 4 miliardi sono stati assegnati alla Sicilia quattro mesi fa e, dopo la presentazione del piano, sono stati trasferiti virtualmente alla Regione. Un atto dovuto, al cui cospetto la danza della fertilità fatta ieri da tre Ministri, da un Sottosegretario e da un Presidente di Regione somiglia tanto ad una "pulcinellata", tanto cara al ministro Calderoli.

Tanto rumore per nulla, tanto rumore per nascondere lo scandalo dei finanziamenti al Comune di Palermo, per ripianare i suoi debiti vergognosi, come i viaggi a Dubai dei dirigenti della AMIA, in continuità, cari amici leghisti, con i precedenti atti del vostro federalismo fiscale, con cui avete pagato i debiti del Comune di Catania e del Comune di Roma. Tanto rumore per nascondere lo scandalo vero della quota nazionale del FAS impegnata dal Governo senza rispettare il vincolo di destinazione al Sud di almeno l'85 per cento, come previsto dal Parlamento. Altro che Mezzogiorno! Siamo al remake di "Totòtruffa"! Anche il Presidente del Consiglio se ne è accorto, tanto che non parla più di un piano che porta il suo nome ma, scambiando la Sicilia per la Palestina, parla nuovamente di Piano Marshall.

Signora Presidente, per noi non è facile esprimere un parere sull'ennesimo zibaldone di norme che il Governo ci sta proponendo. La questione di fiducia ci ha convinti che voi non volete il confronto e che non vi interessa dialogare neanche con chi, come noi, avrebbe voluto dare un contributo positivo ad alcune questioni contenute nel decreto. Non lo avete fatto per paura e per presunzione: due difetti che il buon politico non dovrebbe avere mai. (Commenti del senatore Longo). Da ciò viene il nostro no al provvedimento, e lo dico anche al caro collega nervoso. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut e PD).

LONGO (PdL). I minuti sono importanti! Bisogna rispettare il tempo!

PRESIDENTE. Senatore Longo, per cortesia, il rispetto dei tempi deve valere per tutti.

BELISARIO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signora Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, molti osservatori e studiosi hanno considerato il decreto-legge n. 78 un pastrocchio orribile, sconclusionato e indifendibile, una bruttura ineguagliabile, piena di errori macroscopici e di inesattezze clamorose, che uno studente appena iscritto alla Facoltà di giurisprudenza o di economia non riuscirebbe a commettere neppure se decidesse di farlo di proposito. Se non ci fosse da intristirsi per la brutta pagina della vita politico-istituzionale che il Governo e voi colleghi di maggioranza state scrivendo, sarebbe una farsa tutta da gustare. Purtroppo, però, la realtà supera ogni immaginazione.

Il Senato della Repubblica si accinge ad approvare questo aborto logico e giuridico, ma già il Governo smentisce se stesso e la sua appiattita maggioranza annunciando correttivi per evitare profili di palese incostituzionalità che il Gruppo dell'Italia dei Valori ha segnalato. Sorge spontanea una domanda "alla Catalano": è meglio approvare una norma per poi correggerla, oppure correggerla prima di approvarla?

Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 9,30)

(Segue BELISARIO). La risposta sembra evidente, anche ai più sprovveduti, ma il Governo, dimostrando un tasso di buon senso molto prossimo allo zero, non se l'è sentita di correggere i suoi errori per tempo, ed essendo consapevole della sua assoluta insufficienza, si è rinviato a settembre per gli esami di riparazione, mentre il Paese in ginocchio lo ha bocciato in maniera clamorosa. Palesi incongruenze, colleghi della maggioranza, che avrebbero potuto essere sanate seguendo l'iter ordinario, vale a dire approvando tutte le correzioni entro il 30 agosto: quindi, nei tempi giusti. Invece, tali incongruenze si aggraveranno per effetto del sovrapporsi e del susseguirsi caotico della decretazione d'urgenza con annessa fiducia, con l'effetto di compromettere ed estromettere definitivamente il Parlamento dal processo decisionale. Ma forse il Governo temeva che la prossima settimana la Camera dei deputati non raggiungesse il numero legale? Forse che la Casta, a cui giustamente i cittadini guardano con sempre maggiore sfiducia, non poteva lavorare ancora qualche giorno, per servire l'Italia in modo serio? (Applausi dal Gruppo IdV).

Chiedo dal Parlamento, con rispetto e deferenza, al signor Presidente della Repubblica, di invitare le Camere attraverso un messaggio a lavorare in modo più produttivo, migliore e più intenso. Il Governo, attraverso una micidiale miscela di decreti-legge, maxiemendamenti e fiducie, è ormai il dominus esclusivo e unico del decreto in esame. Ma nonostante un dominio assoluto e vessatorio delle prerogative del Parlamento, il Governo non è in grado di gestirlo con coerenza sistemica, determinando così un corto circuito normativo di rilevanza ed effetti devastanti.

Signor ministro Calderoli, le avevo raccomandato un pensiero: sul sito del Dipartimento per la semplificazione normativa si legge in prima pagina che semplificare significa introdurre elementi di chiarezza e sistematicità nell'ordinamento, intervenire sulla qualità delle leggi, ma anche contribuire alla qualità della regolazione, alla competitività e allo sviluppo del Paese. Signor Ministro, è davvero così? Si semplifica la legislazione in questo modo? Qual è oggi il senso di conservare un Dicastero inutile, forse dannoso, se questi sono i risultati?

Il Gruppo dell'Italia dei Valori - e per dirla con il ministro Vito, neppure questa è una sorpresa - esprime la sua piena, totale contrarietà al decreto che ci avete proposto e, anzi, ci state imponendo con il voto di fiducia. Le ragioni del nostro voto contrario sono molteplici, tutte tra loro legate da un filo conduttore: la nostra avversione al vostro modo di governare, fatto di furbizie, favoritismi, scorciatoie, inconsistenza di contenuti, annunci propagandistici, illusionistici valzer di fondi da un capitolo all'altro, senza risolvere un solo problema, ma facendo credere di occuparsi di tutto, creando uno zibaldone inconcludente di norme che introducono sempre qualche deroga che favorisce chi più ha. Ministro Tremonti, lei è proprio un Robin Hood al contrario; lo sapevamo da tempo, ma ella ci sorprende sempre di più perché, giustamente, dal suo punto di vista, cerca ogni volta di competere in negativo con il Presidente del Consiglio, offrendoci sempre una norma peggiore della precedente.

Decreto anticrisi, dicevamo, ma nella manovra manca qualsiasi richiamo al sostegno alle fasce sociali più deboli e alle aree più depresse.

L'Italia dei Valori sperava che il Presidente del Consiglio, tra un party e un pacco regalo al G8, tra un Luis Fabiano e un Apicella, riuscisse a introdurre misure idonee per sostenere i redditi dei soggetti più deboli e poveri: come al solito, nulla. È grave, colleghi, che anche nell'ennesimo decreto anticrisi (ne abbiamo contati ormai otto) sia assente una politica di sostegno al reddito dei lavoratori, dei pensionati e delle famiglie meno abbienti, che invece sarebbe stata indispensabile, sia per ragioni di equità sociale, sia per il rilancio della domanda interna e quindi dei consumi. Un Governo sordo agli oltre 8 milioni di persone - oltre il 13,6 per cento della popolazione - che versano in povertà; di questi 8 milioni, 3 milioni sono i poveri più poveri - 5 su 100 - che nemmeno hanno la possibilità di avere un tenore di vita che si possa definire accettabile. Nulla c'è per loro, abbandonati a se stessi, senza un minimo di solidarietà, con un cinismo esecrabile.

Anche la riforma degli ammortizzatori sociali, la cui urgenza è da tutti avvertita, a parole, voi non ci pensate a farla, neppure per recuperare il valore d'acquisto della cassa integrazione. La cassa integrazione guadagni avrebbe dovuto coprire l'80 per cento della retribuzione; il valore oggi è sceso al 43 per cento, e ancora un milione e 600.000 persone rimarranno senza tutela (la fonte non è l'Italia dei Valori, ma la Banca d'Italia): creiamo invece un aggravio per tutte le nostre famiglie.

Certo, qualche piccolo sostegno alle imprese medio-grandi - soprattutto a quelle grandi - vi è, ma è qualcosa di insufficiente, un granello di sabbia nel deserto, una goccia nel mare. Noi avevamo bisogno di qualcosa di diverso. Qui ancora abbiamo aziende che licenziano, specie nel Mezzogiorno. Vedete, in questo provvedimento anticrisi c'è di tutto, anche quello che con la crisi non ha a che fare: una legge bavaglio nei confronti della Corte dei conti, che penso e spero verrà corretta, la tassazione delle riserve auree della Banca d'Italia, una raffica di condoni, dallo scudo fiscale alle multe stradali.

Rimane irrisolta la politica meridionale, che dimostra - consentitemi, amici e colleghi, di dirlo - lo scarso interesse del Governo per il Sud del Paese, non solo per quanto riguarda l'assegnazione e la reale distribuzione dei fondi, ma soprattutto per quanto concerne il sistema dei controlli. Lei, signor Presidente del Consiglio, è bravissimo: lei crea il problema e poi finge di risolverlo, prima crea il problema del partito del Sud e poi dice che il partito del Sud non serve. (Applausi dal Gruppo IdV). Davvero bravo, ma questa è un'assoluta pantomima che non può durare a lungo, perché i fondi per il Sud c'erano, e sono stati sottratti; i fondi per il Sud c'erano, e sono stati tagliati. Adesso il Sud diventa la Sicilia, perché evidentemente vi sono interessi privati in atti di ufficio per tenere in piedi il suo partito, e dunque il Governo ritiene di dare qualcosa proprio per non far creare un partito. (Applausi dal Gruppo IdV). Questi sono i fatti, e dunque non vi meravigliate della crudezza del linguaggio, perché questo è.

Noi vorremmo lavorare per migliorare le leggi ed evitare queste brutture di cui voi vi assumete la paternità. Eravamo disponibili, lo abbiamo detto in tutte le salse e in tutte le sedi, non ultimo anche al Presidente del Senato, a rimanere in Aula per consentire l'approvazione prima della chiusura estiva, e se fosse stato necessario anche dopo, non di una legge qualsiasi, ma di una legge che facesse gli interessi del Paese.

Per questi motivi voteremo in maniera convinta in senso contrario alla fiducia, pur augurandoci che siffatto modo di lavorare, umiliante nei confronti di tutti - non solo dei rappresentanti dell'opposizione ma, consentitemelo, anche della maggioranza - abbia a terminare; altrimenti, signor Presidente del Senato, signori del Governo, colleghi, sulle riforme non sarà mai possibile intavolare alcuna forma di dialogo. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni).

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signor Presidente, il Gruppo Lega Nord Padania voterà a favore della fiducia al Governo su questa manovra anticrisi; un Governo che, nonostante la forte crisi, continua ad avere la fiducia del Paese. Osservo, in particolare, che la gente fuori dal Palazzo, fuori dal carrozzone, si fida della Lega. Come mai? Cerchiamo di spiegare questo apparente paradosso. Basta semplicemente fare un confronto, da un lato, tra quanto è stato fatto e le proposte, contenute nel decreto-legge in esame, che ci si propone di realizzare e, dall'altro, quanto da voi fatto qualche tempo fa, quando eravate al Governo, e vi proponevate di fare.

Le cause e gli effetti della crisi ormai sono chiari. Si è verificata una caduta della domanda mondiale in termini di export e di investimenti, da cui deriva un problema di mantenimento di posti di lavoro. È in crisi soprattutto il nostro punto di forza caratterizzato dal sistema delle piccole e medie imprese, in particolare padano, ma non solo, che per vari motivi vive una condizione di sofferenza, anche a causa delle penalizzazioni derivanti dal famigerato accordo internazionale "Basilea 2", che necessita sicuramente di essere rivisto. (Applausi del senatore Scarpa Bonazza Buora). Da ultimo, si rileva un peggioramento dei conti pubblici.

Passiamo dunque ad un confronto, capitolo per capitolo, a partire dai conti pubblici e dalla spesa pubblica. Noi abbiamo agito con estrema prudenza. E solo adesso, con l'assestamento, si è previsto una sorta di sforamento controllato. Voi proponevate da subito, a gennaio, una forte manovra in deficit, quando ancora non era possibile prevedere se la caduta del PIL si sarebbe interrotta, quando i differenziali sui tassi di interesse erano al massimo rispetto a quelli tedeschi e dunque quando ancora era forte il rischio che questa manovra in deficit avrebbe prodotto effetti devastanti sul piazzamento e sul costo del debito pubblico.

Con riferimento al capitolo relativo alle pensioni, abbiamo agito con rigore ed equità equiparando l'età pensionabile delle donne nella pubblica amministrazione a quella degli uomini ed introducendo quel principio sacrosanto in base al quale l'età pensionabile dovrà essere legata alle aspettative di vita. Voi, invece, qualche mese fa avete proposto lo smussamento dello scalone Maroni, assolutamente inutile rispetto agli effetti concreti, assolutamente ed enormemente costoso per le casse dello Stato; dunque, inutile e costoso. Con riferimento ancora alla pubblica amministrazione, noi proponiamo costantemente una stretta, una spinta verso l'efficienza, mentre voi avete stabilizzato à gogo, con centinaia di migliaia di stabilizzazioni. Noi proponiamo di abolire le comunità montane, mentre voi le volete rifinanziare nell'assestamento.

Il secondo capitolo riguarda le imprese. Nel decreto-legge è contenuta una forte proposta, che da lunedì sarà operativa, di moratoria, di accordo con le banche e quindi anche di allungamento nel rientro. È una proposta molto importante, per non parlare poi della forte detassazione degli utili reinvestiti e quindi di una forte spinta verso gli investimenti, uno tra i capitoli di maggiore sofferenza, che grazie alla Lega diventano utilizzabili anche per le aziende che sono in perdita. E ancora, vengono reintrodotti gli ammortamenti anticipati, proprio quegli ammortamenti che voi, con finalità antielusione - la scusa era sempre quella - avevate eliminato dal primo decreto-legge Bersani. È sempre la stessa storia: noi proponiamo di detassare e voi di aumentare le tasse, perché togliere gli ammortamenti anticipati vuol dire tassare maggiormente gli investimenti.

Il capitolo della capitalizzazione delle imprese è emblematico e importante. Noi abbiamo un problema di sottocapitalizzazione, soprattutto delle piccole e medie imprese: coerentemente, proponiamo una forte detassazione dei soldi che vengono investiti nel capitale delle imprese. Sul medesimo obiettivo, invece, voi come avete agito quando eravate al Governo? Non detassando, ma aumentando le tasse sulla quota di debito, rendendone indeducibile una parte. Questo, a nostro avviso, è emblematico di un modo di agire: l'obiettivo è lo stesso, ma il modo è completamente opposto; per noi meno tasse, per voi più tasse; noi lasciamo i soldi in mano alle imprese e alle famiglie, che sono sicuramente più brave nel gestirli, mentre voi scegliete più Stato, più intermediazione dello Stato e quindi più spesa pubblica.

Ma veniamo al capitolo del lavoro: cosa si sta facendo per tentare di mantenere più posti di lavoro possibile e di ridurre il problema della disoccupazione? Abbiamo investito quasi tutte le risorse disponibili nella cassa integrazione, per sostenere le imprese e tenere in standby il sistema produttivo. Lo stesso governatore Draghi ha ammesso che questo modo di agire ha avuto effetti fortemente positivi. Nel decreto abbiamo proposto e inserito quella norma per cui anche la formazione in impresa diventa un modo serio per tenere e mantenere i posti di lavoro: quindi non è più sulla carta, ma vera, in impresa, nel lavoro. E poi c'è il premio per chi non licenzia, anch'esso emblematico: noi diamo un premio all'impresa che non licenzia, voi proponevate il premio automatico ai licenziati, che è assolutamente pazzesco. Noi scegliamo più impresa e meno Stato, voi meno impresa e più Stato: è sempre questa la questione.

Nel decreto proponiamo sostegno a chi diventa imprenditore, ma ci ricordiamo cosa avete fatto voi contro gli imprenditori: l'aumento indiscriminato e molto forte dei contributi per i lavoratori autonomi, l'aumento degli studi di settore e, addirittura, l'inserimento dei contributi per gli apprendisti, cosa mai vista; insomma, anche per il sostegno al lavoro, la vostra ricetta è meno impresa e più Stato. L'elenco potrebbe continuare, ma ci fermiamo qui, anche per motivi di tempo, che cerchiamo di osservare: visto che la regola c'è, cerchiamo di rispettarla; siamo fatti così.

Anche per gli stessi vostri elettori, però, è chiaro quale disastro sarebbe stato avere a gestire questa crisi non Tremonti o la Lega Nord, ma Prodi e Visco o Bersani, che è lo stesso. (Applausi dal Gruppo LNP). Tutte le cose sbagliate che avete fatto e che abbiamo elencato erano contenute neicosiddetti decreti Bersani, quindi fa esattamente lo stesso.

Infatti, chi vive di economia reale e paga le tasse con i propri quattrini si fida della Lega Nord e le riconosce la bontà del progetto e la costanza e la coerenza nel perseguirlo: mi riferisco all'idea di uno Stato snello, efficiente, leggero, responsabile ed equo; insomma, l'idea di uno Stato finalmente federale. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Congratulazioni).

ZANDA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signor Presidente, i senatori del Partito Democratico voteranno contro la conversione del decreto-legge cosiddetto anticrisi.

La prima ragione riguarda la forzatura pesante di un voto di fiducia su un decreto-legge che il Governo tra un'ora correggerà con un altro decreto-legge. Per il presidente Berlusconi il Parlamento è inutile e i parlamentari sono dei tacchini e dei capponi! Sono parole sue. Adesso impone ai suoi senatori di votare una legge sbagliata. Lo impone ai suoi perché non può farlo con l'opposizione. Saranno quindi solo i senatori della maggioranza a compiacere la volontà del Governo.

La seconda ragione riguarda i contenuti. Da un anno il Partito Democratico presenta misure precise per reagire alla crisi. Se un anno fa il Governo avesse accettato di promuovere una manovra espansiva anticiclica di un punto di PIL e operato una pari riduzione della spesa a partire dal 2010, se avesse promosso almeno una parte delle riforme che servono al nostro sistema economico, oggi le prospettive di medio termine sarebbero diverse. Il presidente Berlusconi sta dimostrando la stessa vista corta che ha avuto dal 2001 al 2006, come conferma il confuso provvedimento omnibus che stiamo discutendo. Sembra adesso che scomparirà la norma che limita le funzioni di controllo della Corte dei conti; sottolineo che era stata scritta da chi, al G8 dell'Aquila, ha dato lezioni di global legal standard. Sembra che spariranno anche le disposizioni che sottraggono al Ministero dell'ambiente le competenze sugli impianti nucleari, anch'esse contraddittorie con l'ambientalismo del G8 dell'Aquila. Resta, invece, la vergognosa imposizione fiscale ai cittadini e alle imprese abruzzesi terremotate, a fronte del condono agli esportatori illegali di valuta, ai quali viene garantito l'anonimato e comminata una multa dell'irrisoria percentuale dell'1 per cento.

Su un'altra questione di estrema delicatezza, quella relativa all'ipotesi di una speciale imposizione fiscale sulle riserve auree della Banca d'Italia, prendiamo atto dell'audizione del ministro Tremonti davanti alle Commissioni del Senato e della sua esplicita dichiarazione che il Governo non intende violare, e quindi non violerà, i principi e i trattati della Banca centrale europea né l'autonomia della Banca d'Italia. L'imposizione fiscale sulle riserve auree della Banca d'Italia non verrà, pertanto, applicata e il Governo italiano si manterrà fedele al principio dell'Unione europea secondo il quale il settore pubblico dei Paesi membri non può essere finanziato con le riserve delle Banche centrali.

Ma lasciamo perdere le correzioni fatte e quelle non fatte al decreto. Le giudicheremo quando le potremo leggere. Molto semplicemente, il punto è che questo decreto non è in grado di contrastare efficacemente la crisi: mancano misure per il rilancio economico, mancano politiche di liberalizzazione, mancano politiche per il Mezzogiorno, al quale Berlusconi le risorse prima le dà, poi le sottrae, poi le ridà. Adesso che la Sicilia l'ha spaventato, il presidente Berlusconi fa marcia indietro e ritira fuori - pensate - i fondi stanziati nel 2007 dal Governo Prodi, poi riassegnati e dopo ritirati; sono sempre quelli, anzi meno di quelli che c'erano all'inizio. Temo che chiamare tutto questo Piano Marshall sia un po' ridicolo. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

È un gioco delle tre carte che aggrava la spaccatura tra Nord e Sud e da cui deriva la minaccia del nuovo Partito del Sud. Suggerisco al presidente Berlusconi di stare attento: se la minaccia viene dagli onorevoli Lombardo, Dell'Utri e Miccichè, è probabile che non si tratti di una minaccia platonica. Segnalo questa congiuntura anche alla Lega Nord, visto che è questa che oggi detta la linea al Governo. Questa contrapposizione Nord-Sud, così carica di incognite, che si aggiunge a proposte sconsiderate come quella di non accettare al Nord i presidi meridionali e di sottoporre i professori all'esame di dialetto, sono tutti eccessi che non fanno ben sperare per il futuro cammino del federalismo fiscale. Così come i primi, pesanti incidenti delle ronde fanno temere che i regolamenti ministeriali di prossima emanazione possano peggiorare la situazione. Badi e stia attenta la Lega Nord che se questi focolai dovessero produrre un rigurgito di cultura secessionista la reazione del Partito Democratico sarà molto dura, perché per noi l'unità nazionale è un bene intangibile. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore).

La terza ragione per la quale il Partito Democratico voterà contro il decreto-legge in esame è tutta politica ed è la più grave: è sempre più evidente l'incapacità del presidente Berlusconi non solo di aiutare il nostro Paese ad uscire dalla crisi, ma anche più semplicemente di governarlo, di esercitare una leadership credibile, di guidare autorevolmente la sua maggioranza. Questo Governo lascerà macerie, politiche, istituzionali, economiche e sociali. L'utilizzo micidiale e combinato di decreti-legge, maxiemendamenti, voti di fiducia e provvedimenti milleproroghe sta lì a testimoniare le incapacità e i rischi. In 15 mesi il Governo ha emanato 37 decreti-legge, ha richiesto la fiducia 23 volte, ha modificato per 14 volte propri provvedimenti con maxiemendamenti presentati pochi istanti prima del voto parlamentare ed ha portato in Parlamento 23 provvedimenti omnibus o milleproroghe, come si chiamano in gergo. In termini costituzionali, il saldo di questa deriva è il progressivo trasferimento dell'esercizio della funzione legislativa dal Parlamento al Governo. Stiamo entrando in un sistema nel quale le leggi le fa il Governo, non più il Parlamento.

Signori senatori, come ha detto bene ieri il senatore D'Alia, e lo ha ripetuto anche questa mattina, è in atto un progressivo svuotamento del principio della divisione dei poteri, che non può non avere come approdo finale altro che la fine della democrazia parlamentare rappresentativa. Chiedo dunque al Presidente del Senato, la cui prima missione è la difesa del ruolo e delle prerogative di questa Assemblea, di contrastare questa deriva anticostituzionale.

È anche a causa del disordine legislativo se la spesa corrente aumenta del 3 per cento, se la pressione fiscale raggiunge il livello record del 43,4 per cento, se il PIL si contrae del 5,2 per cento. II CNEL stima un'ulteriore perdita di 540.000 posti dì lavoro entro l'anno. Il nostro deficit ha raggiunto il 5,3 per cento; il disavanzo aumenta del 4,9 per cento negli ultimi 12 mesi; il debito pubblico è schizzato al 115 per cento del PIL, pari a 1.741 miliardi di euro in valori assoluti.

Mi permetto di soffermarmi sul debito. Due giorni fa, in Senato, il ministro Tremonti ha denunziato che l'opposizione da un lato gli chiede più spesa pubblica, dall'altro lo accusa di farne troppa. Conosco il ministro Tremonti dalla fine degli anni Settanta. Oggi siamo avversari politici, ma lo considero un mio amico personale. Con questo spirito gli dico che per la spesa pubblica, così come per il debito pubblico, il poco o il troppo hanno solo parzialmente a che fare con la loro dimensione numerica: ciò che è essenziale è la qualità degli impieghi. L'Italia ha un debito di 1.741 miliardi. Se lungo i decenni, invece di sbriciolarli nella spesa corrente, li avesse investiti in infrastrutture, scuola, università, sicurezza, grandi servizi pubblici, modernizzazione delle reti, oggi noi, pur con lo stesso debito, saremmo un Paese molto ricco e molto forte. Lo stesso vale per la spesa pubblica degli ultimi 15 mesi. Il ministro Tremonti ci dica come l'ha investita e il nostro giudizio negativo cambierà. Altrimenti non protesti se diciamo che il Governo Berlusconi sta danneggiando l'Italia.

Nei giorni scorsi, due illustri economisti, Alberto Quadrio Curzio e Antonio Martino, hanno dato vita ad una disputa molto interessante. Oggetto del dibattito erano la flemma e l'inattività del Governo in politica economica. Riferisco al Senato della posizione di Antonio Martino, che condivide l'elogio della flemma, quando serve ad «impedire di fare danni». Tuttavia, aggiunge Martino: «anche la flemma cessa di essere una virtù e diventa un vizio quando supera certe dimensioni e si estende a campi in cui l'azione è necessaria e urgente». Nell'Italia del 2009, Martino sostiene che «la flemma è inammissibile. Troppe riforme essenziali attendono da troppi decenni di essere realizzate, e continuare a rinviarle non è flemma, è irresponsabile omissione, è tradimento delle promesse fatte agli elettori, è criminale inadempienza». A parlare di criminale inadempienza non sono io, ma Antonio Martino.

La verità è che la crisi del berlusconismo è iniziata e né lui, né il suo Governo, né la sua maggioranza hanno le idee, la determinazione e la coesione necessarie per invertire la rotta. Non sappiamo quanto questa crisi durerà, né quali forme potrà avere, ma sappiamo che è profonda e che trae origine da errori strategici in economia, in sicurezza, in giustizia e dall'accresciuto divario tra Nord e Sud, oltre che dalla crisi dei grandi servizi pubblici che emerge quotidianamente, ministro Matteoli, dalle difficoltà di CAI-Alitalia, dal disastro delle ferrovie locali per i pendolari, dai progressivi aumenti delle tariffe autostradali, tutti dovuti a decreti-legge del Governo.

Ma buona parte della crisi è dovuta all'inadeguatezza personale di Silvio Berlusconi. (Commenti dai banchi del Gruppo PdL). Logorato dalle conseguenze politiche del lodo Alfano e della sua vita personale, sta trascinando l'Italia in una condizione permanente di discredito internazionale. Spetta al Parlamento domandarsi se il Presidente del Consiglio abbia esposto a rischi la sicurezza politica ed economica del Paese e se questi rischi siano tuttora attuali. La domanda che il Parlamento ha il dovere di porsi è se il Presidente del Consiglio abbia incontrato qualcuno o qualcuna che l'ha ricattato o che poteva ricattarlo o che lo sta ancora ricattando, ovvero anche solo sottoponendo a pressioni. E questa debolezza personale del Presidente del Consiglio produce una corrispondente debolezza del Governo.

Non fa piacere sapere che tutti i giorni Tremonti viene assediato da Ministri che gli chiedono risorse. Temo che la ragione di queste tensioni nel Governo non stia nei comportamenti di Tremonti o di altri Ministri: la responsabilità è di chi dovrebbe dirigere e non dirige, del Presidente del Consiglio che, per l'articolo 95 della Costituzione, è il responsabile dell'unità dell'indirizzo politico del Governo. Tremonti e gli altri Ministri sanno certamente di chi è la responsabilità di tanta confusione.

Gli italiani aspettano - e noi con loro - con molta ansia il momento in cui Tremonti e gli altri Ministri cesseranno di dirne il nome a bassa voce, come fanno ora, ma avranno il coraggio di iniziare a pronunciarlo a voce alta ed anzi a gridarlo. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).

AZZOLLINI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AZZOLLINI (PdL). Signor Presidente, colleghi, il Governo Berlusconi con l'approvazione di questo provvedimento taglia il traguardo di un anno di attività. Naturalmente le ragioni della storia hanno determinato che l'attività del nostro Governo si svolgesse all'interno della più grave crisi finanziaria ed economica a memoria di vivente. Era un compito molto difficile quello di guidare una Nazione in queste condizioni; come cercherò di dimostrare, però, il Governo Berlusconi lo ha fatto da par suo e, direi, in maniera eccellente, abbinando una serie di misure congiunturali ad una serie di misure strutturali e di riforma che non possono essere in alcun modo cancellate dalle polemiche inutili e strumentali che, molto spesso, circondano l'azione del nostro Governo.

Ricorderei qui, seppur sommariamente, come l'azione di questo Governo si inserisce all'interno di una serie di provvedimenti coerenti, che hanno consentito all'Italia di navigare bene, naturalmente per quello che era possibile, nell'ambito di questa gravissima crisi finanziaria. Il quadro si è coerentemente sviluppato, innanzitutto, con i primi aiuti al sistema finanziario: in quel momento quello era ciò che necessitava, perché mancava la liquidità sul mercato interbancario ed il nostro Governo si è subito distinto per misure che poi sono state adottate anche da altri Governi, seppur in maniera di gran lunga superiore. Ricordo naturalmente i 10 miliardi dei cosiddetti Tremonti bond e lo swap di titoli di Stato detenuti dalla Banca d'Italia a favore di banche in difficoltà. Poi, man mano che la crisi si estendeva all'economia reale, il Governo Berlusconi si è preoccupato di questo e con due decreti (peraltro neutrali sui saldi, in quanto abbiamo l'obbligo di contenere in ogni modo l'indebitamento e il debito), per 27,3 miliardi complessivi nel triennio abbiamo provveduto ad incentivi per l'acquisto di automobili, alla rimodulazione di IRES ed IRAP per le imprese, ai bonus sulla produttività e ai primi rafforzamenti della cassa integrazione. In quel momento poi, con l'accordo Stato-Regioni per l'allargamento della copertura degli ammortizzatori sociali, abbiamo anche focalizzato la nostra attenzione sui lavoratori, cioè su coloro che dalla crisi cominciavano a subire i primi gravi danni, e lo abbiamo fatto con un'attenzione verso il sociale che credo sia degna di assoluta considerazione da parte di tutti. Lo abbiamo fatto mentre altri si occupavano di scandali e scandaletti; noi invece agivamo per alleviare le difficoltà di coloro che soffrivano a causa della crisi. (Applausi dal Gruppo PdL).

Nel marzo 2009, poi, abbiamo cominciato ad anticipare la possibile ripresa, attraverso le deliberazioni del CIPE di riprogrammazione dei fondi per le infrastrutture, dei fondi per le industrie e del FAS - tema su cui aggiungerò qualche riflessione dopo - sbloccando le grandi opere, velocizzando le procedure e coinvolgendo risorse private con il project financing. Abbiamo continuato, seppure con le questioni che abbiamo tecnicamente dibattuto, ad affrontare un altro dei gravissimi problemi, quello del ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione, e con l'assestamento abbiamo appostato 18 miliardi perché la pubblica amministrazione onori i debiti delle proprie imprese, con questo dimostrando un grande senso dello Stato e, insieme, la tempestività delle mosse del Governo. In quel momento, infatti, cominciava ad essere avvertita la necessità della liquidità per le imprese ed il Governo ha fatto ciò che doveva fare. I pagamenti della pubblica amministrazione sono stati velocizzati. A questo si aggiunge il tentativo continuo di un accordo con le parti sociali - e il Governo vuole fare la sua parte in quel senso - per la moratoria sui debiti delle imprese e non solo su quelli a breve termine ma anche su quelli a medio termine. L'accordo, com'è noto, è in via di stesura e si spera che prima dell'estate le imprese possano godere di questo strumento.

Ecco ora il decreto di cui ci occupiamo. Tratteggerò molto rapidamente la quantità di misure anche in questo caso adeguatamente mixate per poter intervenire sia dalla parte dell'offerta che dalla parte della domanda. Penso allo scudo fiscale, che serve a far rientrare capitali da impiegare nell'economia, in un quadro sempre coerente con le misure per la ripatrimonializzazione delle imprese, uno degli elementi necessari per la concessione del credito; penso ad una riforma strutturale come quella delle pensioni, che, peraltro, è stata approvata con grande consenso; penso alla moratoria sui debiti, ad una misura sociale come quella della regolarizzazione delle colf e delle badanti, ad un nuovo rapporto con il sistema bancario da avviare con la velocizzazione della valuta per gli assegni circolari e con la modifica delle commissioni di massimo scoperto; penso ancora - e questo è un elemento importante - all'ulteriore estensione degli ammortizzatori sociali ai settori non coperti dalla cassa integrazione, ai contratti di solidarietà e al pagamento in soluzione unica della cassa integrazione riconosciuta. (Applausi dal Gruppo PdL). Mi spiace che in questo dibattito questi che sono i problemi concreti che la gente avverte non vengano affrontati. Molto altro si potrebbe dire a proposito del provvedimento in esame, del quale, però, signor Presidente, devo ricordare il premio di occupazione per le imprese che non licenziano: un'altra delle misure che lo contraddistinguono.

Ma vorrei dire che, oltre alle misure di carattere economico, questo provvedimento si è inserito in una serie di altre misure di riforma strutturale: penso al federalismo fiscale, una riforma che abbiamo approvato peraltro in stretto dialogo con i colleghi dell'opposizione; penso alla riforma della contabilità, che è in itinere e che contribuirà ad armonizzare i bilanci, per avere maggiore impatto sulle misure anti-debito e anti-indebitamento ed una maggiore coerenza con il disegno di federalismo fiscale; penso al codice delle autonomie, che sta per essere portato all'attenzione del Parlamento. Questo, colleghi, è il segno di un Governo che rispetta il Parlamento; e in questi casi lo abbiamo rispettato tutti insieme, e la stessa opposizione, che non ricorda questi episodi importanti, credo non faccia un bene al nostro Paese.

Signori, a questo oggi si è aggiunto il problema del Mezzogiorno d'Italia. Al riguardo, signor Presidente, vanno dette alcune cose importanti. Al di là delle parole roboanti c'è un elemento: il Mezzogiorno d'Italia è tornato all'attenzione del Governo in maniera assai significativa. (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, posso pregarvi di fare un attimo di silenzio? Stiamo concludendo questa sessione preferiale; concludiamola almeno con compostezza! Ve ne sarei grato. Prego, senatore Azzollini.

AZZOLLINI (PdL). Grazie, signor Presidente. E qui voglio dire che non sono utili a questo proposito pulsioni localiste, perché il problema del Mezzogiorno non può che essere assunto da una grande forza nazionale come il Popolo della Libertà, perché signor Presidente, i problemi del Mezzogiorno sono anche, ad esempio, la giustizia civile. E noi abbiamo aggredito quel tema: si sa perfettamente, da molti studi, che l'attrazione degli investimenti esteri nel Mezzogiorno viene resa impossibile non soltanto dalla tassazione, ma anche dai problemi di giustizia civile. Stiamo aggredendo quei nodi e lo può fare soltanto un grande Partito nazionale; così come i problemi della sicurezza non possono che essere garantiti dallo Stato nazionale. Ecco perché le pulsioni localiste per il Mezzogiorno d'Italia non sono sufficienti e potrebbero essere di danno.

Allora il compito del PdL, che lo sta svolgendo, e lo sta facendo attraverso il suo leader che è Silvio Berlusconi, è quello di riproporre nell'agenda, nel quadro delle alleanze di governo riconosciute, anche il problema del Mezzogiorno d'Italia. Non servono polemiche al Mezzogiorno, servono, anche qui, misure ben prese: per esempio, è giusto che il credito d'imposta sia riportato all'attenzione dell'agenda del Governo. In questo modo soltanto si darà risoluzione al problema del Mezzogiorno. Anche riguardo al FAS, signor Presidente, certo, è un problema di quantità, ma è soprattutto un problema di qualità e di tempestività della spesa e solo un serio accordo tra Stato e Regioni può portare a velocizzare quelle risorse.

Ho tratteggiato, signor Presidente, qual è lo schema entro il quale il nostro Governo ha attuato la sua azione e credo che noi convintamente voteremo la fiducia al Governo per tutto quello che ha fatto e per questo provvedimento. Una sola definitiva considerazione: mi sono chiesto più volte perché, mentre con i colleghi dell'opposizione in tante occasioni si lavora bene, si dibatte bene e si accolgono anche i suggerimenti che talvolta molto opportunamente vengono avanzati - e questo accade nelle sedi tecniche - quando poi si va al dibattito politico, l'opposizione, o meglio, la gran parte di essa, è presa ancora dalla deriva massimalista, dalle sirene massimaliste che sempre hanno fatto male al Paese. (Applausi dal Gruppo PdL). Ed eccola allora arrampicarsi su questioni secondarie ed anzi tentare di arrampicarsi su tutti i temi che riducono lo spazio della politica, mentre noi riteniamo che quello spazio della politica, intesa come l'arte più nobile della società, debba essere riconquistato.

Insomma - ed ho terminato, signor Presidente - a me pare che la sinistra si comporti come quei free climber amatoriali che tendono a prendere tutti gli appigli per poter scalare qualche cosa, e non sanno nemmeno che, essendo amatoriali, quegli appigli sono pure finti: questo non rende ad una grande forza di opposizione lo spazio che meriterebbe. Se posso terminare, proprio perché parlavo di deriva massimalista, l'opposizione mi pare agire, secondo la nota massima cinese, come chi, di fronte all'uomo che punta il dito contro il cielo per far osservare il cielo, guarda la punta del dito. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Colleghi, prima di passare alla votazione, vorrei augurare personalmente buone vacanze a tutti voi e ai vostri familiari e ringraziarvi per il contributo che quotidianamente mi date nella conduzione dei lavori dell'Assemblea. (Generali applausi).