Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Barelli, Caliendo, Castelli, Ciampi, Davico, Dell'Utri, Firrarello, Fleres, Giovanardi, Mantica, Mantovani, Palma, Pera e Viespoli.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatore Adragna Benedetto
Riconoscimento della carta dell'etica dello sport quale valore fondativo delle attività sportive (1748)
(presentato in data 01/8/2009 ).
Governo, trasmissione di documenti
Il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, con lettera in data 29 luglio 2009, ha inviato, ai sensi dell'articolo 16 della legge 22 maggio 1978, n. 194, la relazione sull'attuazione della predetta legge concernente norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza, riferita all'anno 2007 e contenente i dati preliminari per l'anno 2008.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a e alla 12a Commissione permanente (Doc. XXXVII, n. 1).
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 29 luglio 2009, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria del Fondo di previdenza per il personale del Ministero dell'economia e delle finanze - Settore finanze, per gli esercizi dal 2001 al 2007.
Alla determinazione sono allegati i documenti fatti pervenire dagli enti suddetti ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa.
Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XV, n. 120).
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 23 al 31 luglio 2009)
ANTEZZA ed altri: sulla filiera bieticolo-saccarifera e sullo zuccherificio di Termoli (4-01391) (risp. ZAIA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)
ASTORE: sulla tutela del pomodoro italiano (4-01336) (risp. ZAIA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)
AUGELLO: sulle retribuzioni dei manager della società Holding Comune di Roma (4-00429) (risp. VITO, ministro per i rapporti con il Parlamento)
BALBONI: sulle condizioni di alcuni canili nelle province di Ferrara e di Mantova (4-00828) (risp. MARTINI, sottosegretario di Stato per il lavoro, salute e politiche sociali)
BENEDETTI VALENTINI: sulla chiusura di uno svincolo della Strada statale Flaminia nei pressi di Nocera Umbra (4-01374) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e trasporti)
BODEGA: su un incidente ferroviario accaduto in provincia di Lecco (4-01217) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e trasporti)
DE ECCER: su disservizi telefonici in provincia di Trento (4-00870) (risp. ROMANI, vice ministro dello sviluppo economico)
DE LILLO: sulla revisione del nomenclatore tariffario delle protesi e degli ausili tecnici (4-01091) (risp. MARTINI, sottosegretario di Stato per il lavoro, salute e politiche sociali)
DIGILIO: sull'ipotesi di stoccaggio delle scorie nucleari in siti nella provincia di Matera (4-01739) (risp. MENIA, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare)
FASANO, GASPARRI: sulla preoccupazione dei cittadini della Piana del Sele per la riorganizzazione della rete ospedaliera (4-00471) (risp. MARTINI, sottosegretario di Stato per il lavoro, salute e politiche sociali)
FILIPPI Marco: sugli obblighi derivanti dalla Convenzione unica fra Anas e Autostrade per l'Italia, con particolare riferimento alla messa a disposizione di linee di credito/finanziamento (4-00959) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e trasporti)
GRAMAZIO ed altri: sull'estradizione di Cesare Battisti (4-01002) (risp. SCOTTI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
LATRONICO: sulla stabilizzazione del personale a tempo determinato dell'Apat da parte dell'ISPRA (4-01724) (risp. MENIA, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare)
LI GOTTI: sul rispetto della pronuncia della Corte europea dei diritti dell'uomo in materia di tutela giurisdizionale nell'ambito di operatività degli organi di contenzioso delle Camere (4-01514) (risp. VITO, ministro per i rapporti con il Parlamento)
MOLINARI: sui telegiornali per persone con disabilità (4-01271) (risp. ROMANI, vice ministro dello sviluppo economico)
PERDUCA, PORETTI: sulla situazione in Darfur (4-01674) (risp. SCOTTI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
PORETTI, PERDUCA: sul "maltrattamento genetico" delle razze canine (4-00972) (risp. MARTINI, sottosegretario di Stato per il lavoro, salute e politiche sociali)
sul mancato ritiro di prodotti cosmetici contenenti sostanze dannose per la salute (4-01201) (risp. MARTINI, sottosegretario di Stato per il lavoro, salute e politiche sociali)
sulla presenza di ormoni nelle bottiglie di plastica contenenti acqua minerale (4-01286) (risp. MARTINI, sottosegretario di Stato per il lavoro, salute e politiche sociali)
RUSCONI, VITA: sulle rilevazioni degli indici di ascolto radiofonici (4-01501) (risp. ROMANI, vice ministro dello sviluppo economico)
SANCIU: sulla prevenzione degli incendi in Sardegna (4-00234) (risp. VITO, ministro per i rapporti con il Parlamento)
TOMASSINI: sulla postalizzazione di prodotti editoriali (4-00965) (risp. ROMANI, vice ministro dello sviluppo economico)
TORRI: su siti inquinati nel comune di Sassuolo (Modena) (4-01427) (risp. MENIA, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare)
TOTARO: sulla mancata concessione di una sala consiliare da parte dell'Amministrazione comunale di Livorno per un dibattito organizzato dal gruppo di Alleanza nazionale (4-00497) (risp. DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno)
VALENTINO: sull'impiego di materiali tossici per opere pubbliche nella provincia di Crotone (4-00581) (risp. MENIA, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare)
VICARI: sull'inserimento delle malattie rare nell'ambito dei Livelli essenziali di assistenza (4-01123) (risp. MARTINI, sottosegretario di Stato per il lavoro, salute e politiche sociali)
Mozioni
SCANU, PEGORER, DE LUCA, CAROFIGLIO, MARINARO, GRANAIOLA, VITA, NEROZZI, BIONDELLI, MUSI, DEL VECCHIO, SERRA - Il Senato,
premesso che:
anche ai fini di un'efficace razionalizzazione del modello di difesa, la funzione svolta nell'attività di manutenzione dei mezzi e dei sistemi d'arma da parte degli stabilimenti dell'area industriale della difesa deve considerarsi insostituibile;
il Polo industriale militare piacentino, presso il quale è già stata realizzata un'integrazione organizzativa tra il Polo mantenimento pesante Nord e il laboratorio Pontieri e uno stretto coordinamento funzionale con l'ente di rifornimento nazionale Macra, rappresenta di fatto la realizzazione del modello funzionale di un polo industriale integrato che può essere considerato un esempio da seguire nell'ambito di un progetto di razionalizzazione delle risorse umane e materiali esistenti;
tali realtà, che si possono considerare a pieno titolo industriali, sono messe in crisi sia dalla mancata integrazione già prevista dalle attuali dotazioni organiche del personale civile della difesa, sia dal mancato ripianamento organico di personale civile che lascia il servizio per raggiunti limiti di età a causa del persistere, oltre ogni ragionevole motivo, di un blocco del turn-over;
l'amministrazione della difesa è stata interessata da una ristrutturazione in chiave fortemente riduttiva (legge n. 549 del 1995 e decreto legislativo n. 265 del 1997) che ha fissato la nuova dotazione organica del personale civile inquadrato nelle qualifiche funzionali in 43.000 unità con una conseguente riduzione di 7.250 unità (14,4 per cento) rispetto all'organico vigente nel 1997 (pari a 50.250 unità);
parallelamente a causa delle notevoli uscite per pensionamento (più di 1.200 unità all'anno), non compensate da corrispondenti assunzioni, risulta una carenza di addirittura 8.384 unità rispetto alle dotazioni organiche a regime;
tali carenze stanno progressivamente determinando gravi e diffuse inefficienze nei più importanti enti dell'amministrazione della difesa, e soprattutto in quelli dell'area industriale, con gravi ed evidenti ripercussioni sulla funzionalità di tali enti, ammesse anche dal Governo in sede parlamentare;
per far fronte alle suddette gravi carenze, che comunque continuano ad incrementarsi con ritmo sostenuto a causa di ulteriori pensionamenti, sono stati autorizzati ed espletati nuovi concorsi pubblici, senza che, al termine della fase concorsuale, a causa delle limitazioni alle assunzioni previste dalla normativa vigente, sia seguito però il relativo procedimento di assunzione;
si è quindi determinata di fatto una situazione che vede oltre 500 vincitori di concorso non assunti di cui la difesa ha invece bisogno;
nei prossimi cinque anni cesserà dal servizio, per raggiunti limiti di età, un numero di dipendenti civili impiegati nell'area industriale della difesa determinante per quantità e qualità professionali e nel garantire la continuità dei processi produttivi industriali;
vi è l'assoluta necessità di affiancare, da subito, nuove e qualificate risorse umane alle figure professionali già presenti negli enti dell'area industriale della difesa in tempo utile prima che parte del personale attuale lasci il servizio per raggiunti limiti di età;
senza un'immissione di nuove risorse umane qualunque progetto di razionalizzazione degli stabilimenti dell'area industriale della difesa diventa impraticabile,
impegna il Governo:
a presentare un piano per l'area industriale della difesa, con particolare riferimento all'esercito, che ridefinisca gli obiettivi da raggiungere e le risorse umane e materiali necessarie;
ad autorizzare l'immediata assunzione dei vincitori dei concorsi citati in premessa, in possesso di profili professionali utili ad un loro efficace impiego negli enti dell'area industriale della difesa e ad avviare, senza soluzione di continuità, il necessario ripianamento degli organici di tali enti;
a reperire le risorse necessarie e a adottare i correlati provvedimenti normativi, utili a garantire agli stabilimenti ed agli arsenali, che costituiscono la struttura fondamentale dell'area industriale della difesa, il necessario rinnovamento infrastrutturale e una piena capacità operativa, considerandoli fattore indispensabile per la funzionalità dello strumento militare.
(1-00181)
Interrogazioni
MALAN - Ai Ministri del lavoro, della salute e delle politiche sociali e per le pari opportunità - Premesso che:
l'art. 53, comma 1, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, stabilisce il divieto di adibire le donne al lavoro, dalle ore 24 alle ore 6, dall'accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino; le lavoratrici cui si applica tale decreto hanno diritto ad un'indennità giornaliera pari all'80 per cento della retribuzione;
la normativa italiana, come previsto dall'art. 2, par. 7, della direttiva 76/207/CEE, modificata dalla direttiva 2002/73/CE, garantisce alle lavoratrici gestanti e puerpere il diritto di continuare a svolgere la propria attività lavorativa nelle ore non rientranti nella fascia che va dalle ore 24 alle ore 6 e di concordare con il proprio datore di lavoro lo spostamento in altri orari dei turni rientranti in detta fascia;
la Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori (Strasburgo, 9 dicembre 1989) stabilisce all'art. 16, relativo alla parità di trattamento tra uomini e donne, che è "opportuno sviluppare misure che consentano agli uomini e alle donne di conciliare meglio i loro obblighi professionali e familiari";
la direttiva 92/85/CEE impedisce che le lavoratrici gestanti siano obbligate a svolgere un lavoro notturno quando ciò va a detrimento della loro salute (art. 7); le lavoratrici, inoltre, non possono essere obbligate a svolgere lavoro notturno nel periodo successivo al parto;
gli Stati membri hanno la possibilità di prevedere una protezione più elevata. Tuttavia la disposizione di legge italiana implica un divieto automatico e totale per tutte le gestanti, le puerpere o le donne in periodo di allattamento di lavorare tra le ore 24 e le ore 6;
per quanto risulta all'interrogante, il Contratto collettivo per il personale dipendente di Compagnia aerea italiana (CAI) (firmato il 30 ottobre 2008) con tutte le organizzazioni sindacali di categoria, in materia di maternità e paternità, all'art. 21, rinvia espressamente alle disposizioni di legge di cui al decreto legislativo n. 151 del 2001 e all'art. 15 della legge n. 53 del 2000, ma nelle lettere di assunzione alle lavoratrici e ai lavoratori è stato chiesto di firmare, per accettazione, una clausola che equivale ad una rinuncia ad avvalersi dei diritti previsti da queste leggi, rinuncia ritenuta elemento essenziale del contratto;
tale clausola costituisce, di tutta evidenza, una discriminazione collettiva indiretta, in quanto subordina l'assunzione in servizio ed il mantenimento del rapporto alla rinuncia da parte delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri aventi diritto ad una facoltà di legge loro riconosciuta, avente molteplici finalità, nella tutela dei minori, dei disabili, della famiglia in genere, della salute psico-fisica della donna madre e nelle politiche di inclusione delle donne nel mercato del lavoro;
l'episodio riportato rischia di costituire un precedente che potrebbe essere sfruttato da molti altri datori di lavoro, annullando nei fatti questa importante tutela;
considerando che:
nell'ambito della stessa CAI, a molti lavoratori e lavoratrici che non ne fanno richiesta e che non rientrano nelle categorie di uomini e donne aventi diritto all'esenzione dal lavoro notturno, vengono assegnati turni che consentono di lasciare libere le ore tra le 24 e le 6;
prima del passaggio da Alitalia a CAI i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori erano tutelati nel rispetto delle direttive europee e norme italiane, e non risulta che da ciò derivassero difficoltà o oneri all'azienda, salvo una maggiore attenzione nell'assegnazione dei turni,
si chiede di sapere:
quale sia la valutazione del Governo su tale questione e sul rischio che dia luogo ad una generalizzata applicazione della richiesta di rinuncia a diritti del lavoratore;
quali iniziative di propria competenza intenda intraprendere il Governo per i sopracitati lavoratori al fine di consentire loro di avvalersi delle norme in materia di diritto alla tutela della maternità.
(3-00902)
LUMIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia - Premesso che:
da un comunicato stampa dell'onorevole Sonia Alfano, figlia del giornalista assassinato dalla mafia a Barcellona Pozzo di Gotto l'8 gennaio 1993 e parlamentare europeo (si veda l'"Osservatorio Sicilia" del 30 luglio 2009), si apprende che il capo ufficio stampa e portavoce del Ministro della giustizia onorevole Angelino Alfano è Danila Subranni, figlia del generale Antonio Subranni, "già comandante del Ros" dell'Arma dei carabinieri, "a conoscenza della trattativa fra Stato e Cosa Nostra condotta dai suoi subordinati Mario Mori e Giuseppe De Donno, e, soprattutto, allo stato ancora indagato dalla Procura della Repubblica di Palermo per il favoreggiamento della latitanza del capomafia Bernardo Provenzano";
in effetti, all'atto del suo insediamento, il ministro Angelino Alfano nominò la suddetta dottoressa Danila Subranni alla guida del proprio ufficio stampa, assegnandole anche il ruolo di portavoce del Ministro;
tali ruoli sono tuttora svolti dalla suddetta dottoressa Danila Subranni, che in tale veste esprime la voce del Ministro, cioè del primo interlocutore politico della magistratura per l'apprestamento di mezzi e soluzioni utili al buon funzionamento dell'attività giurisdizionale;
come accertato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere della XIII Legislatura nell'inchiesta sull'omicidio del giornalista Peppino Impastato e sulle anomalie che ne caratterizzarono le indagini, il generale Antonio Subranni, allora maggiore, fu nel 1978 il comandante del Reparto operativo del Gruppo Carabinieri di Palermo che guidò le indagini sull'omicidio di Giuseppe Impastato, avvenuto a Cinisi (Palermo) il 9 maggio 1978 e che, quindi, fu il primo responsabile dei depistaggi commessi dall'Arma dei Carabinieri per affermare la falsa teoria secondo cui Impastato si era ucciso nel compimento di un attentato dinamitardo e per scartare la vera causale (poi affermata dalle sentenze) dell'omicidio di mafia compiuto su diretto ordine del capomafia di Cinisi Gaetano Badalamenti;
la stessa sentenza emessa dalla Corte d'assise di Palermo nei confronti di Gaetano Badalamenti rilevò criticamente l'operato investigativo dei carabinieri allora guidati dal maggiore Subranni;
nel 1990 il generale Antonio Subranni divenne il comandante del Raggruppamento operativo speciale (Ros) dell'Arma;
secondo quanto può leggersi nella motivazione della sentenza emessa dalla Corte d'Assise di Firenze nel processo per le stragi mafiose del 1993, nella predetta qualità di comandante del Ros egli fu il più alto punto di riferimento istituzionale di un'inconcepibile trattativa instaurata con l'organizzazione mafiosa Cosa Nostra da due ufficiali suoi subordinati, l'allora colonnello Mario Mori e l'allora capitano Giuseppe De Donno, trattativa criminogena che sarebbe in atto al centro delle indagini delle Procure distrettuali antimafia di Palermo e Caltanissetta;
ancora oggi il generale Subranni è indagato dalla Procura distrettuale antimafia di Palermo, anche se per lui il Pubblico ministero ha proposto richiesta di archiviazione (sulla quale ancora il Giudice per le indagini preliminari non si è pronunciato), per la gravissima ipotesi delittuosa di favoreggiamento della latitanza del boss corleonese Bernardo Provenzano, vicenda per la quale è in corso innanzi al Tribunale di Palermo il processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, entrambi già alle dipendenze del generale Subranni al Ros,
si chiede di sapere:
se effettivamente la dottoressa Danila Subranni, capoufficio stampa e portavoce del Ministro della giustizia, sia la figlia del suddetto generale Antonio Subranni;
in caso affermativo, se non si ritenga tale circostanza, cioè che ad esprimere la voce del Ministro chiamato istituzionalmente ad interloquire con la magistratura e con il suo organo di autogoverno sia una stretta congiunta di un personaggio che allo stato riveste la qualità di indagato presso la Procura di Palermo come presunto favoreggiatore del capomafia Bernardo Provenzano, un gravissimo ed irreparabile vulnus all'immagine della giustizia italiana.
(3-00903)
MALAN - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
dalle principali fonti di informazione internazionali giungono notizie estremamente preoccupanti sulla situazione di Ashraf, città irachena luogo di permanenza da più di 20 anni di 3.400 iraniani oppositori del regime di Teheran;
la città di Cuneo ha stabilito un rapporto di gemellaggio con Ashraf dichiarandola città "sorella di Resistenza";
da fonti dei dissidenti iraniani viene riferito di un attacco da parte di forze irachene durante il quale sarebbero stati usati lacrimogeni, manganelli, idranti, ma anche armi da fuoco, al punto da causare tra i residenti 12 morti e circa 400 feriti; altre decine di residenti di Ashraf sarebbero stati arrestati e su di loro non si avrebbero notizie; fotografie e filmati, alcuni anche visibili sul sito Internet di "YouTube", sembrano confermare tali notizie;
il Governo di Baghdad ha invece affermato che l'operazione ad Ashraf non ha comportato né morti né altre gravi conseguenze tra i residenti;
la competenza sul campo di Ashraf è passata alla fine dello scorso mese di febbraio 2009 dalle Forze della coalizione guidata dagli Stati Uniti d'America alle autorità irachene con un accordo nel quale entrambe le parti si impegnano a garantire ai residenti di Ashraf un futuro sicuro e un trattamento umano;
tuttavia, i residenti hanno più volte segnalato il peggioramento delle loro condizioni dopo la partenza degli americani;
già il 24 aprile 2009 il Parlamento europeo aveva invitato il Governo di Baghdad a rispettare le convenzioni internazionali che proteggono i residenti di Ashraf, anche in quanto rifugiati; interventi in loro favore sono giunti anche dal Parlamento del Regno Unito,
si chiede di sapere:
se al Ministro in indirizzo risultino notizie sulla reale situazione di Ashraf;
se intenda intervenire per quanto di propria competenza presso il Governo iracheno a tutela dell'incolumità e dei diritti dei suoi residenti.
(3-00904)
BONFRISCO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
nella rubrica dedicata ai lettori del quotidiano "Libero" del 18 luglio 2009 è stata pubblicata una lettera, nella quale sono riportare due decisioni assunte dal giudice per l'udienza preliminare di Ancona, dottor Sergio Cutrona, su procedimenti avviati a seguito di tristi vicende di violenza sulle donne, peraltro minorenni;
la prima decisione riguarda uno stupro ai danni di una tredicenne, commesso nel 2006 ad Ancona da alcuni ragazzi di età tra i 15 ed i 17 anni e filmato con un telefono cellulare. La lettera riporta che il giudice per l'udienza preliminare ha "estinto" il reato, prosciogliendo i ragazzi autori della violenza, sulla scorta del comportamento irreprensibile che, a detta del magistrato, gli stessi hanno da allora mantenuto;
l'altra decisione riguarda la revoca degli arresti domiciliari per due diciassettenni di Senigallia che, nel mese di febbraio 2009, si sono resi colpevoli dello stupro di una coetanea fuori da una discoteca. Tale provvedimento è condizionato al comportamento corretto e rispettoso delle leggi che questi ragazzi dovranno dimostrare di saper mantenere per un anno e dall'aver tratto giovamento dal percorso di riabilitazione fatto in questi pochi mesi;
nella lettera è, inoltre, precisato che quest'ultima decisione è stata divulgata anche dal TG 3, nel corso di un notiziario regionale, aggiungendo che il Tribunale ha perdonato i giovani stupratori,
si chiede di sapere:
se le notizie brevemente riassunte, riportate dai mass media, corrispondano al vero e, in caso affermativo, se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quali siano le motivazioni che hanno portato il giudice per l'udienza preliminare di Ancona ad assumere decisioni che appaiono arrecare un grave pregiudizio ai sentimenti di giustizia e di legalità, comportando una sostanziale discriminazione tra coloro che commettono un grave reato, ma scontano, di fatto, una pena non commisurata alla gravità dello stesso e le vittime che, invece, oggi ed in futuro sono costrette a subire gravi danni personali, psicologici e materiali;
qualora le notizie riportate corrispondano al vero, se non ritenga di svolgere gli opportuni accertamenti per verificare la sussistenza di illeciti disciplinari ascrivibili al dottor Sergio Cutrona e ai magistrati del Tribunale di Ancona
(3-00905)
MARCUCCI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
il Contratto di servizio per gli anni 2007-2009 fra il Ministero delle comunicazioni e la RAI impegna quest'ultima a valorizzare e promuovere, nell'ambito delle proprie trasmissioni, le culture regionali e locali (articolo 11);
il 2 luglio 2009 la diretta televisiva del Palio di Siena è stata bruscamente e inopinatamente interrotta per il protrarsi della mossa per l'avvio della gara oltre la scadenza delle ore 20.30, orario di inizio del Tg2, senza che la Rai prevedesse almeno il cambio di canale, privando così i telespettatori della possibilità di assistere alla corsa;
l'incidente potrebbe configurare una violazione degli accordi contrattuali tra il Palio e il servizio pubblico, con il rischio di una conseguente penale a carico dei contribuenti, posto che il servizio pubblico aveva promosso ampiamente l'evento nei giorni immediatamente precedenti, che 1 milione di telespettatori stava seguendo la diretta quella sera e che era stato infine appena firmato dalla Rai l'accordo triennale per trasmettere il Palio stesso fino al 2011 con l'obbligo esplicito di non interrompere la cronaca dell'evento,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quali provvedimenti intenda prendere l'azienda Rai per fare emergere la responsabilità dell'accaduto all'interno delle proprie strutture e quali iniziative intenda assumere per evitare la rescissione del contratto;
se e come intenda intervenire, per quanto di propria competenza, al fine di far sì che sia garantita la completa copertura televisiva delle prossime edizioni del Palio, onde valorizzare un importante evento regionale, come previsto dal citato articolo 11 del Contratto di servizio.
(3-00906)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
risale al maggio 2006 il collocamento in borsa della Saras SpA, azienda leader nel settore delle raffinerie in Europa, quando il titolo fu quotato a sei euro e subito all'esordio subì una perdita del 12 per cento;
allora i sub-prime e la crisi finanziaria mondiale non erano ancora alle porte, ma il titolo Saras perdeva in poche settimane il 35 per cento;
oggi il titolo quota intorno ai due euro con un ribasso di circa il 67 per cento sui 6 euro del collocamento;
gli unici a guadagnare dalla quotazione della società furono insomma i proprietari, che incassarono 1,7 miliardi di euro per il 40 per cento del gruppo messo in borsa, e le banche che curarono l'operazione ottenendo commissioni per oltre 30 milioni di euro: 16 per la Jp Morgan, 11 milioni per Morgan Stanley e 10 per Caboto (gruppo Intesa);
da indiscrezioni del mondo della finanza sembrerebbe che questi soldi siano serviti i proprietari in parte per coprire, da una parte, gli aumenti di capitale necessari ogni anno all'Inter per le sontuose campagne acquisti di calciatori e, dall'altra, per rientrare da alcuni sfortunati investimenti durante la bolla dei titoli hightech;
già dal 2006, pochi mesi dopo il disastroso esordio in borsa, la procura di Milano aveva aperto un'inchiesta per valutare se le suddette cifre fossero state raggiunte anche grazie alla "supervalutazione" della società in sede di collocamento. Inchiesta che in questi giorni ha portato la magistratura a emettere un invito a comparire per nove banchieri, tra cui i numeri uno di Morgan Stanley e JP Morgan in Italia Galeazzo Pecori Giraldi e Federico Imbert, nell'ambito delle indagini per falso prospetto informativo e aggiotaggio;
Jp Morgan ha ribadito, con una nota ufficiale, la correttezza di operato da parte dei propri manager che risultano coinvolti nelle indagini sulla quotazione di Saras;
il titolo è stato consigliato perché di buon rendimento dagli istituti di credito agli investitori istituzionali e ai piccoli risparmiatori che lo hanno acquistato facendo lievitare il prezzo di collocamento fino a 6 euro;
considerato che:
un'operazione di questo genere è fatta ricorrendo alla intermediazione di una banca o di un gruppo di banche che garantisca all'emittente il collocamento di tutti i titoli ad un prezzo di emissione prefissato. Le banche poi piazzano i titoli presso la propria clientela e questa è generalmente indotta a sottoscrivere dal concorso di due circostanze: la speranza che i titoli acquistati manifestino presto una quotazione superiore a quella a cui sono stati sottoscritti e la necessità di investire comunque i propri risparmi in qualche collocazione generatrice di reddito. Queste scelte certamente sono difficili per la persona non competente o non appassionata e documentata sugli andamenti di borsa per cui si affida ai consigli dell'esperto (esperto che spesso ha un diretto interesse alla collocazione dei titoli consigliati) oppure, e sembra logico, sottoscrive quote di un fondo pensando che così si avvalga di una gestione più consapevole;
una volta che l'impresa abbia emesso dei titoli ed abbia incassato il corrispondente capitale di rischio (azioni, sia pure con sovrapprezzo), oppure abbia incassato l'importo corrispondente ad un proprio debito a scadenza (obbligazioni) l'andamento delle quotazioni non la riguarda più, ma riguarda solo gli azionisti e i sottoscrittori,
si chiede di sapere:
quali misure urgenti il Governo intenda adottare nelle opportune sedi per fare sì che si ponga fine al ricorso a "giochi di borsa" come quelli esposti in premessa espressione di operazioni speculative per cui i guadagni degli uni, le aziende e le banche, corrispondono alle perdite degli altri, i risparmiatori, visto che la speculazione per definizione non genera ricchezza, ma la ridistribuisce;
quali misure il Governo intenda assumere per tutelare i diritti dei risparmiatori, prevenendo ulteriori danni alle famiglie e ai risparmiatori a cui non vengono fornite le informazioni necessarie per difendersi dalle irresponsabilità di soggetti coinvolti nel processo di designazione delle società autorizzate in Italia a raccogliere o gestire il risparmio pubblico.
(4-01889)
PEDICA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze, del lavoro, della salute e delle politiche sociali e per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:
Italia lavoro è una società per azioni, ente strumentale del Ministero del lavoro, salute e politiche sociali, i cui compiti consistono, essenzialmente, nella promozione e gestione di azioni nel campo delle politiche del lavoro, dell'occupazione e dell'inclusione sociale;
il capitale azionario di Italia Lavoro è a totale partecipazione pubblica e il Ministro dell'economia e delle finanze esercita i diritti dell'azionista su direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri e d'intesa con il Ministro del lavoro;
la Corte costituzionale nella sentenza n. 363 del 10 dicembre 2003 ha stabilito che, in considerazione della totale partecipazione pubblica, dei poteri di indirizzo spettanti agli organi del Governo, "nonché della predeterminazione eteronoma dei compiti e delle funzioni pubbliche che la stessa società è chiamata a perseguire", Italia Lavoro fa parte dell'ordinamento ed organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali;
considerato che:
la composizione degli organi direttivi della società (il Consiglio di amministrazione composto dal Presidente e Amministratore delegato, Natale Forlani, e dai consiglieri Marilù Galdieri e Franco Chinetti, e il collegio sindacale formato da Pietro Schinigoi, Claudio Lenoci e Gianluca Orrù) sarebbe sostanzialmente stabile dal maggio 2000 nonostante i risultati a giudizio dell'interrogante non sempre apprezzabili nell'ambito di competenza della società stessa;
risulta all'interrogante che Italia Lavoro, pur contando a tutt'oggi un organico di circa 1.000 lavoratori tra dipendenti e lavoratori con incarichi a progetto, farebbe spesso ricorso a prestazioni di consulenza non sempre giustificabili nella quantità e nel costo unitario soprattutto nel settore legale a fronte di uno staff interno, che data l'anzianità di servizio e la competenza maturata dovrebbe garantire dalla necessità di ricorrere a prestazioni esterne;
in quanto ente pubblico è applicabile anche a Italia Lavoro la normativa stabilita dall'articolo 19 del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, recante "Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini previsti e della partecipazione italiana a missioni internazionali",
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga che, conseguentemente a quanto disposto dalla normativa citata, Italia Lavoro non debba: a) redigere ed attuare una programmazione triennale del fabbisogno di personale; b) ricondurre tale programmazione ad un utilizzo delle risorse interne con l'abbandono delle consulenze esterne; c) sottoporre la pianta organica al giudizio dalla sezione controllo sugli enti della Corte dei conti; d) coordinare la struttura del contratto collettivo aziendale con le disposizioni del corrispondente contratto collettivo nazionale quadro certificato dall'Aran;
quali siano le motivazioni con le quali sono stati costantemente riconfermati i vertici della società Italia Lavoro e a quanto ammontino gli stipendi per gli incarichi direttivi della stessa società.
(4-01890)
SARRO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
la grave crisi che per anni ha investito il servizio di raccolta dei rifiuti in Campania, risolta solo a seguito del meritorio intervento del Governo, e le altre emergenze ambientali dovute alla presenza di diossina, oltre i limiti consentiti dalla legge, ed all'inquinamento di alcune falde acquifere, hanno provocato ingenti danni all'intero comparto agricolo campano;
in particolare, nel campo della zootecnia, si è registrato un crollo dei prezzi "alla stalla" del latte bufalino e del latte vaccino, pur vantando la Campania aree di produzione di altissima qualità, come nel caso del comprensorio territoriale dell'alto casertano;
da tempo, e da più parti, viene segnalata la possibile immissione nel mercato di quantitativi di latte di provenienza ignota, impiegati arbitrariamente nel circuito produttivo, in assenza di adeguati controlli igienico-sanitari e senza alcuna garanzia in ordine alla tracciabilità di tale tipo di latte;
il concorso delle riferite circostanze sta determinando nel Meridione d'Italia in generale, e nelle aree delle provincia di Caserta in particolare, la oramai prossima impossibilità per le aziende zootecniche a continuare la produzione, non sussistendo più le condizioni minime di convenienza economica;
ad aggravare ulteriormente la descritta situazione concorre il ricorso da parte degli allevatori sempre più in sofferenza, ad un massiccio indebitamento, cui è seguito, negli ultimi mesi, il collasso finanziario di numerose aziende, strette tra l'esposizione finanziaria e la progressiva e spesso ingiustificata riduzione del prezzo del latte "alla stalla";
le aziende zootecniche rappresentano nella provincia di Caserta una delle più significative componenti dell'economia provinciale sicché la contrazione di questo settore contribuisce, in misura ragguardevole, ad accentuare la crisi economica ed occupazionale di quel territorio;
gli allevatori della zona nell'intento di denunciare la pratica distorsiva dell'approvvigionamento di latte da altre aree, addirittura dall'estero, per essere impiegato in produzioni "tutelate", hanno presentato un circostanziato esposto all'autorità giudiziaria, il cui relativo procedimento, n. 4856/09, attualmente pende presso la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda promuovere per accertare la fondatezza di quanto segnalato e quindi contrastare pratiche commerciali lesive dei legittimi interessi degli allevatori dell'alto casertano e parimenti pregiudizievoli per la sicurezza dei prodotti, derivati da latte di dubbia provenienza, destinati al consumo alimentare umano.
(4-01891)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
3a Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione):
3-00904, del senatore Malan, su attacchi degli iracheni al campo iracheno di Ashraf;
8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):
3-00906, del senatore Marcucci, sulla trasmissione televisiva del Palio di Siena da parte della Rai.