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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 243 del 23/07/2009


MASCITELLI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MASCITELLI (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, un anno fa, in occasione dell'esame dell'assestamento di bilancio per l'anno finanziario 2008, l'allora sottosegretario di Stato Vegas all'opposizione, che lamentava una sorta di inerzia rispetto a un periodo in cui già si avvisavano elementi di drammaticità economica e sociale e in cui venivano richiesti interventi maggiormente incisivi nella finanza pubblica, rispondeva che è natura dell'assestamento di bilancio quella di non modificare la legislazione in atto, essendo il Governo intervenuto varando, con una modalità sostanzialmente innovativa, a suo dire, una manovra anticipata e triennale in misura alquanto cospicua con il decreto-legge n. 112 del 2008.

Quest'anno il provvedimento in esame - ci è stato detto e ripetuto in Commissione - è qualcosa di diverso e noi dell'Italia dei Valori spiegheremo le ragioni della nostra contrarietà, una contrarietà chiara e forte a questa diversità.

Abbiamo già detto che questo provvedimento non si limita soltanto a evidenziare un peggioramento del saldo netto da finanziare di 36,8 miliardi, attribuibile in parte alla rilevante diminuzione delle entrate, in parte ad un aumento delle spese finali di 4,5 miliardi. Fa di più: con un aumento delle autorizzazioni di cassa, pari a circa 18 miliardi, e con un impatto sul fabbisogno e sull'indebitamento netto della pubblica amministrazione del tutto evidente acquista la caratteristica sostanziale di una manovra espansiva di cassa del bilancio dello Stato. In sostanza, com'è stato più volte ripetuto in quest'Aula, un nuovo bilancio.

E allora noi dell'Italia dei Valori vogliamo considerarlo come tale, mettendo da parte ogni valutazione tecnico-giuridica sul quesito se i contenuti di discrezionalità possano collocarsi o meno all'interno della portata funzionale di tale provvedimento. Riteniamo infatti che in questo momento tali tecnicismi sarebbero non solo incomprensibili, ma forse del tutto indifferenti a una massa di persone che quotidianamente fa i conti individuali con la crisi, non solo e non tanto in termini di perdita di valore, ma di sopravvivenza, di dignità umana, di ruolo sociale, in quanto ha perso, sta perdendo o non riesce a trovare, per la prima volta, quel bene prioritario che è il lavoro.

Questo provvedimento impone quindi a nostro avviso alcune considerazioni.

La prima. Esso è la conferma di un irresponsabile e dannoso ritardo del Governo a riconoscere le dimensioni quantitative, la portata e le conseguenze della gravità della crisi. Troppo spesso ci siamo sentiti ripetere che il PIL e le esportazioni diminuiscono, ma meno che altrove; che l'occupazione scende, ma più lentamente che nei grandi Paesi industrializzati; che il deficit e il debito ci sono, ma la loro crescita è meno veloce che negli altri Paesi. In Abruzzo le risorse mancano, ma - ci è stato detto - non capite la differenza tra competenza e cassa. E le colpe di chi alimenta un presunto catastrofismo sono sempre assegnate agli altri, all'opposizione e, quando non è colpa dell'opposizione, in particolare agli organismi internazionali, colpevoli di sfornare ogni giorno cifre allarmiste che poi, purtroppo, si rivelano realiste. L'OCSE è invitata a stare zitta; i commissari europei a non disturbare il lavoro del Governo; il governatore Draghi a non fare solo congetture. In realtà il Governo ha dimostrato di essere ben più impreparato alla crisi di quanto ha voluto far credere perché sa benissimo, visto che le regole della comunicazione non gli sono estranee, che il suo fastidio o le sue risposte stizzite non servono ad allontanarla, ma nascondono solo la verità e, con essa, il suo parziale immobilismo.

Pochi mesi fa il Fondo monetario internazionale ha stilato una classifica dell'attivismo discrezionale dei Governi, perché non c'è dubbio che sui saldi di un bilancio pubblico influisce la situazione economica che si vive (se le cose vanno male calano le entrate e crescono le spese), ma influiscono anche le misure assunte dai Governi e dai Parlamenti. E se la prima fonte di peggioramento dei saldi opera da sola, la seconda è discrezionale. Bene, l'Italia è all'ultimo posto con un contributo, in termini comparativi, praticamente nullo. Nel novembre dello scorso anno la Commissione europea, prima, e il Consiglio europeo, poi, hanno riconosciuto la necessità di contrastare la recessione economica, concedendo ai Paesi della zona euro un più ampio margine di manovra dal lato della politica di bilancio. Di fronte a questi segnali, il Governo del nostro Paese ha perseverato, continuando per mesi una impostazione difensiva di una politica economica che si preoccupava più del giudizio dei mercati sull'affidabilità dei nostri titoli di stato che di un sostegno vero all'economia o, meglio, a quei tanti bisogni privi dei requisiti necessari per godere della protezione pubblica.

La seconda considerazione è consequenziale alla prima: la prudenza e il presupposto rigore finanziario del Governo non si apprezzano in nessuno dei risultati di finanza pubblica, per cui, rispetto alle previsioni iniziali della legge di bilancio, peggiorano l'avanzo primario, il risparmio pubblico ed il ricorso al mercato e aumentano le spese correnti, riducendo la spesa in conto capitale, ossia il contrario di quanto dovrebbe avvenire.

La logica adottata dal Governo è stata quella di porre rimedio alle urgenze imposte dalla congiuntura con interventi tampone, innescando solo ritardi e insicurezza e dando prova soltando di spregiudicatezza comunicativa, come nel caso della detassazione degli straordinari in un momento di forte flessione della domanda di lavoro, o gli appelli rivolti ad espandere i consumi privati, con una fortissima contrazione del reddito disponibile delle famiglie, o il confuso annuncio di incentivare l'ampliamento degli immobili o, dulcis in fundo, emblematica, la vicenda del FAS, che è stato progressivamente utilizzato come un fondo di riserva, una sorta di bancomat, per la copertura dei più diversi provvedimenti, per cui i maggiori investimenti annunciati a varie riprese dal Governo non sono altro che il riciclaggio di risorse già predisposte nella precedente legislatura.

Vogliamo limitarci a due aspetti più recenti della politica economica. Di fronte a 32 miliardi di euro in meno di entrate nel bilancio dello Stato, fino a quale misura - chiedo al rappresentante del Governo - è normale il calo del gettito e oltre quale misura è legittimo sospettare un'evasione fiscale in aumento? La Banca d'Italia ha notato che nel 2008 il gettito dell'IVA, che dovrebbe andare di pari passo con i consumi, è diminuito dell'1,5 per cento, mentre i consumi in valori monetari crescevano del 2,3 per cento. Può essere, come ci è stato risposto dal Governo, che i consumi nella crisi si siano spostati verso beni ad aliquota IVA più bassa, ma può anche essere, come pensiamo noi, che i contribuenti evadano di più a causa di alcune norme, come l'abolizione dell'elenco clienti-fornitori e la modifica profonda di misure antievasione introdotte nella passata legislatura e la cui eliminazione, più che una semplificazione, ha piuttosto garantito al Governo un maggiore consenso derivante dall'alleggerimento degli obblighi di determinate categorie di contribuenti.

Signora Presidente, l'altra partita da definire è l'effettiva utilizzazione delle risorse individuate nel bilancio di assestamento per far fronte ai crediti arretrati vantati dalle imprese nei confronti dell'amministrazione pubblica. Così come resta da valutare la portata effettiva - lo faremo nella prossima settimana - dei meccanismi agevolativi sugli utili reinvestiti dalle imprese, contenuti nel decreto-legge n. 78 del 2009. Provvedimenti che - finalmente, diciamo noi dell'Italia dei Valori - hanno una evidente finalità anticiclica, ma che sono anche evidentemente tardivi, considerando che in questo periodo ogni giorno in Italia falliscono 30 imprese e che da indagini condotte emerge un dato non molto incoraggiante, ossia che l'incidenza delle società con attese di perdita è cresciuta al 23 per cento.

Terza ed ultima considerazione: le cifre sono importanti nell'assestamento di bilancio quando portano misure concrete e riescono a frenare la paura e il dramma di chi perde il lavoro. Il Governo ha varato alcuni provvedimenti con limitate risorse finanziarie, ma ha anche segmentato ancora di più il sistema degli ammortizzatori sociali ed introdotto elementi di discrezionalità che avranno riflessi negativi. Come abbiamo più volte richiesto, agli ammortizzatori si dovrebbe invece attribuire un carattere generale per estendere la cassa integrazione a tutti i lavoratori senza discriminazioni, per istituire una vera indennità di disoccupazione e per ampliare la tutela a tutte quelle forme di lavoro flessibile che sono state introdotte negli ultimi anni. Oggi che ci troviamo in piena recessione non sarebbe accettabile, non sarebbe onesto far ricadere tutto il peso su queste categorie di lavoratori.

Poco più di un mese fa il Governo dichiarava che era riuscito a tenere in ordine i conti pubblici senza mettere le mani nelle tasche degli italiani. Contrariamente alle intenzioni annunciate, il deficit pubblico è salito ben oltre il massimo consentito dalle regole europee. E questo, se è comprensibile per gli effetti della crisi internazionale, lo è molto meno per un Paese come il nostro le cui misure anticrisi, come vantava il Ministro dell'economia, non hanno inciso e non dovevano incidere sui conti dello Stato perché spostavano fondi da un impiego all'altro. E sarebbe ancor meno comprensibile se lasciassimo indietro, senza aiuto, la tutela dei più deboli.

Signora Presidente, signor rappresentante del Governo, la stabilizzazione dei conti pubblici o gli equilibri dei saldi netti da finanziare non possono più rappresentare un alibi per l'azione del Governo. Il Paese si attende non astratte e a volte saccenti lezioni di economia, ma finalmente scelte, scelte concrete, scelte in grado di garantire un presente e una prospettiva futura alle nostre comunità. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).