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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 243 del 23/07/2009


BIANCONI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

l'utilizzo della pillola abortiva Ru486, secondo quanto consta all'interrogante, ha provocato numerosi casi di morte e, tuttavia, sta diventando sempre più frequente in Italia il suo utilizzo, non perché suggerito dai medici ma, piuttosto, perché promosso dai Consigli regionali;

le aziende ospedaliere utilizzano il farmaco secondo criteri "fai da te", non rispettando la legge n. 194 del 1978, la quale impone che l'interruzione della gravidanza avvenga all'interno di strutture sanitarie pubbliche;

gli ospedali, il più delle volte, seguono regole proprie anche relativamente alla fase successiva all'utilizzo del farmaco, dimettendo le pazienti senza dare loro adeguate informazioni circa le conseguenze, per esempio circa il fatto che il metodo chimico potrebbe fallire (nell'8 per cento dei casi) e quindi potrebbero essere costrette a ricorrere all'aborto chirurgico;

visto che:

l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha deciso il divieto di vendita con ritiro dal mercato di Morupar, vaccino per la prevenzione di morbillo, parotite e rosolia. Tale provvedimento è stato adottato a causa della segnalazione di reazioni allergiche avvenute a breve distanza dalla somministrazione del vaccino. In particolare, nei primi mesi del 2006, sono state notificate cinque segnalazioni di reazioni avverse gravi, di natura allergica, che, pur rientrando tra i casi rari e previsti, hanno portato in via cautelativa a sospendere l'utilizzo del vaccino Morupar;

già nel dicembre 2005, l'AIFA aveva diffuso una nota informativa importante al fine di aggiornare gli operatori sanitari sul profilo di sicurezza di Morupar. I dati di farmacosorveglianza, costantemente monitorati, avevano infatti indicato una maggiore frequenza di segnalazioni di reazioni allergiche con Morupar rispetto agli altri prodotti analoghi utilizzati in Italia. La successiva analisi delle segnalazioni riferite al 2004 aveva confermato la maggior allergenicità di Morupar;

nonostante il maggior tasso di segnalazioni di reazioni di tipo allergico va comunque sottolineato che si trattava di reazioni rare e che la frequenza osservata delle reazioni gravi, di tipo anafilattico, rientrava nel range descritto in letteratura scientifica e previsto dall'Organizzazione mondiale della sanità;

l'analisi dei dati relativi al 2005 non ha messo in evidenza casi gravi di reazioni allergiche associate all'impiego di Morupar, tuttavia l'insorgenza dei casi riportati nel 2006 e la disponibilità di specialità medicinali alternative a Morupar, con minore incidenza di reazioni allergiche, ha portato al ritiro dal mercato ed al divieto di vendita del farmaco;

dal 1° gennaio 2004 al 28 febbraio 2006, infatti, sono state segnalate complessivamente quattro reazioni anafilattiche e tre da ipersensibilità successive alla somministrazione di Morupar, rispetto ad oltre 1 milione di dosi vendute. Per gli altri due prodotti in commercio, invece, sono state segnalate complessivamente uno shock anafilattico e tre reazioni da ipersensibilità, rispetto ad oltre 2.800.000 dosi vendute. Tutti i casi descritti si sono risolti senza esiti,

si chiede di sapere per quale motivo per questo farmaco non ci siano stati problemi al ritiro dal commercio, nonostante nessun esito letale e la bassissima frequenza di quelli avversi, mentre per la pillola abortiva, per la quale esistono metodi alternativi di alta sicurezza, 29 morti e centinaia di eventi avversi gravi documentati non sembrino essere stati sufficienti a determinare il ritiro dal commercio.

(4-01822)