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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 243 del 23/07/2009


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

RUSCONI, GARAVAGLIA Mariapia - Ai Ministri per i rapporti con le Regioni e dell'istruzione, dell'università e della ricerca -

(4-01817)

(Già 3-00631)

NESPOLI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il 15 aprile 2009, negli uffici della Prefettura di Napoli, presieduta dal prefetto Pansa, si è svolta una riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica con la partecipazione, tra gli altri, del Questore dottor Giuffrè, del generale Maruccia, Comandante provinciale dei Carabinieri, del generale Mainolfi, Comandante provinciale della Guardia di finanza, con il seguente ordine del giorno "Comune di Frattamaggiore - situazione di illegalità all'interno dell'area Mecdab - Lettera del Sindaco";

in questa riunione il comitato ha potuto prendere atto che la società Mecdab group dopo aver acquistato un'area nel comune di Frattamaggiore (Napoli), ritenuta dismessa dal piano regolatore generale, ha posto in essere al suo interno una serie di attività produttive svolte tutte abusivamente, senza cioè alcuna autorizzazione prevista dalla normativa di settore, protetti dalla recinzione ed anche da un impianto di videosorveglianza;

il comitato ha potuto, altresì, apprendere che nonostante i ripetuti provvedimenti volti al ripristino della legalità adottati dall'amministrazione comunale di Frattamaggiore (a cui la società ha avanzato invano ricorsi dinanzi al tribunale amministrativo di primo e secondo grado, tutti rigettati perché ritenuti infondati), in quest'area la Polizia municipale non riesce a far rispettare l'ordinanza dirigenziale del 13 ottobre 2008 emanata dal dirigente dell'ufficio S.U.A.P. che impone la chiusura immediata di 21 aziende che invece operano ancora in un contesto di totale illegalità, prive anche di autorizzazione igienico-sanitaria e di sicurezza;

le massime autorità presenti assumevano ancora, da un'informativa del maggiore Liguori, Comandante della locale Polizia municipale, che addirittura personale del Comando di Polizia municipale nel tentativo di far rispettare la legge, veniva minacciato e messo nell'impossibilità di espletare il proprio compito, tanto che, a tutt'oggi, tali aziende continuano ancora ad operare in regime di totale illegalità, esponendo a seri rischi anche i lavoratori lì occupati;

nonostante tale palese situazione di ripetuta illegalità, il comitato decideva di soprassedere ad ogni obbligatoria azione consequenziale, limitandosi ad auspicare, invece, una soluzione "concordata" tra il Comune e la società per "salvaguardare il livello occupazionale";

l'interrogante è a conoscenza del fatto che quanto qui evidenziato è fedelmente riportato nel verbale n. 16 del 2009, redatto dal segretario Dello Iacono,

si chiede di sapere quale sia la valutazione del Ministro in indirizzo del comportamento teso a giustificare la presenza di ben 21 aziende produttive che operano ancora "in situazione di illegalità" assunto anche dai massimi vertici provinciali delle Forze dell'ordine, unitamente al Prefetto di Napoli, che si sono ad avviso dell'interrogante resi di fatto acquiescenti ad una palese, nonché tuttora in atto, violazione di leggi e se non ritenga invece di dover adottare opportune urgenti iniziative per ricondurre tale parte del territorio della Provincia di Napoli in un alveo di ritrovata legalità, accertando e punendo le condotte tenute in palese violazione delle leggi, infondendo così tra i cittadini, con i fatti, fiducia vera nello Stato e nei suoi massimi vertici che lo rappresentano sul territorio.

(4-01818)

BUGNANO - Ai Ministri del lavoro, della salute e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:

risulta all'interrogante che in Piemonte il ricorso alla cassa integrazione guadagni (CIG) ordinaria sarebbe passata dai 2 milioni di ore del primo trimestre 2008 ai 22 milioni di ore del primo trimestre 2009;

in particolare, per quanto riguarda la provincia del Verbano-Cusio-Ossola, nel periodo gennaio-marzo 2009 sarebbero state 567.569 le ore complessive di CIG con un aumento di 408.537 ore (pari ad un incremento percentuale del 256,9 per cento) rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente;

tale aumento sarebbe da imputare interamente alla CIG ordinaria, che passerebbe dalle 97.416 ore del primo trimestre 2008 alle 532.199 ore del primo trimestre 2009 con una crescita di 484.783 ore (con un incremento del 446,3 per cento) mentre la CIG straordinaria al contrario passerebbe dalle 61.616 ore del 2008 alle attuali 35.370 ore (con una diminuzione del 42,6 per cento);

il ricorso alla CIG ordinaria nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola sarebbe aumentato in tutti i comparti ad esclusione dell'abbigliamento e l'incremento maggiore si registrerebbe nei comparti tradizionalmente punto di forza dell'economia industriale della Provincia quali il meccanico (con un incremento di 202.499 ore), il metalmeccanico (pari a 113.191 ore in più), la carta stampata (44.236 ore in più) e il chimico (con un aumento di 40.331 ore);

il ricorso alla CIG straordinaria interesserebbe il comparto meccanico (dove tuttavia si registrerebbe una flessione di 23.412 ore rispetto al periodo gennaio-marzo 2008) e nel commercio, ma soprattutto i comparti dell'edilizia, delle trasformazioni minerarie e della carta stampata, comparti che, è bene sottolineare, nel 2008 non registravano ore di CIG straordinaria;

risulta inoltre che in data 1° aprile 2009 fossero iscritti alle liste di mobilità 727 persone con un incremento di 191 unità (pari al35,6 per cento) rispetto al 1° gennaio 2009 incremento che interesserebbe in misura maggiore la fascia di età inferiore ai 40 anni;

considerato che:

ad oggi circa l'80 per cento delle aziende (piccole, medie e grandi) del Verbano-Cusio-Ossola sono interessate dai gravi effetti della crisi economica e le soluzioni già adottate in precedenti situazioni di crisi (ad esempio il pendolarismo verso Svizzera e Lombardia) non sembrano più essere efficaci dato il carattere globale della crisi stessa;

senza la possibilità di un riassorbimento della forza lavoro in altri settori o al di fuori del territorio si rischiano gravissime ripercussioni sociali;

talune di categorie lavoratori, come i titolari di contratti a termine, sono prive di qualunque forma previdenziale di supporto;

le risorse destinate alla regione Piemonte per il finanziamento degli ammortizzatori sociali si sarebbero rivelate del tutto insufficienti a coprirne il reale fabbisogno;

considerato ancora che l'attuale situazione di crisi economica internazionale rischia di mettere seriamente a rischio non solo la situazione occupazionale dei lavoratori impiegati in aziende nel nostro Paese, ma anche quella di un gran numero di cittadini italiani lavoratori, cosiddetti "transfrontalieri", che, perdendo il loro posto di lavoro per effetto di scelte imprenditoriali maturate da operatori esteri, rischiano di non beneficiare di alcun sostegno laddove risiedono e svolgono la loro vita, ovvero in Italia,

si chiede di sapere:

quali interventi immediati il Governo intenda effettuare al fine di assicurare il finanziamento degli ammortizzatori sociali a tutela dei lavoratori;

quali azioni concrete intenda porre in essere al fine di salvaguardare l'apparato produttivo della provincia Verbano-Cusio-Ossola e favorire eventuali nuovi investimenti che possano, nel rispetto del territorio, risollevarne e rilanciarne l'economia;

quali iniziative intenda assumere al fine di assicurare l'erogazione di trattamenti speciali di disoccupazione a favore dei lavoratori italiani transfrontalieri.

(4-01819)

BIANCONI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

si ritiene che le donne dovrebbero essere portate a conoscenza dei possibili danni psicologici legati ad un aborto - vista l'ampia documentazione scientifica a riguardo - a maggior ragione nel momento in cui si permettesse loro, a giudizio dell'interrogante con troppa facilità, di scegliere di abortire anche chimicamente. Questo in considerazione anche del fatto che solitamente l'aborto con la pillola Ru486 dura tre giorni, ma può prolungarsi per una settimana e oltre, con i noti effetti collaterali di dolori addominali, nausea, vomito, diarrea, perdite di sangue abbondanti e prolungate: l'impatto psicologico di tutto questo può essere molto più pesante rispetto a quello legato a una procedura chirurgica, perché è inevitabile che il più delle volte utilizzando la Ru486 si può vedere il sacco gestazionale con l'embrione rifiutato e abortito;

le competenze regionali in materia sanitaria non possono travalicare il campo delle competenze statali in materia di livelli essenziali di assistenza ed, inoltre, nel caso di un aborto chimico, a giudizio dell'interrogante, non verrebbe salvaguardato il medico obiettore di coscienza, a differenza di quello praticato chirurgicamente in base alla legge n. 194 del 1978, in quanto nel momento in cui si inizia e si svolge una procedura abortiva di tipo chimico, la cui durata non è prevedibile, potrebbe essere di turno un medico obiettore,

si chiede di sapere:

considerato che, a quanto consta all'interrogante, la recente letteratura scientifica riferisce di una sopravvalutazione dell'efficacia della procedura di aborto chimico, che sarebbe in realtà più bassa di quanto dichiarato in lavori precedenti (si veda ad esempio A. Hedely et al. "Accounting for time: Insights from a life-table analysis of the afficacy of medical abortion", Am. J. Obst. Gynec, (2004), 191, 1928-33), se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di come abbiano valutato questa letteratura i tecnici dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa);

considerato che la legge n. 194 del 1978 prevede all'articolo 15 che le tecniche da utilizzare siano le più "moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza" e che il NEJM nel dicembre 2005 (M.F. Greene, Fatal Infections Associated with mifepristone-induced abortion (2005), 353, 2317-8) ha pubblicato un editoriale in cui si dichiarava che la mortalità da aborto chimico è dieci volte maggiore di quella da aborto chirurgico, se il Ministro sia a conoscenza se e per quale motivo i tecnici dell'Aifa possano considerare la procedura medica valida per la legge n. 194 del 1978;

considerato che non esistono sperimentazioni della procedura di aborto chimico su minorenni, se al Ministro risulti che l'Aifa abbia previsto un divieto alle minorenni di ricorrere a questa procedura e, in caso contrario, per quale motivo ciò non sia avvenuto, visto che fra i decessi accertati figurano anche minorenni, come nel caso della sedicenne svedese Rebecca Tell Berg, morta nel 2003 per emorragia massiva (secondo M.M. Gary, D.J. Harrison, Analysis of Severe Adverse Events Related to the Use of Mifepristone as an Abortifacient, Ann. of Pharmacother. (2006), 40, 191-7).

(4-01820)

SACCOMANNO, CALABRO', DE LILLO, DI GIACOMO, BIANCONI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

durante l'aborto con la pillola Ru486 avviene che quasi sempre le donne possono vedere l'embrione abortito: sono loro, infatti, a dover controllare personalmente il flusso emorragico, in ospedale o anche a casa. Questo traumatico particolare non viene quasi mai detto alle donne che si sottopongono all'aborto chimico, così come non viene detto anche a quelle che scelgono il metodo chirurgico che l'interruzione di gravidanza può provocare danni psicologici di lunga durata;

mai come in questo caso, quindi, risulterebbe a giudizio degli interroganti fondamentale che, nel caso venisse legalizzato l'aborto chimico, vi sia un consenso informato da parte della paziente che non si può limitare ad una pura formalità, ma occorrerebbe per chi si sottopone ad un intervento di questo tipo che le informazioni fornitegli dal medico siano le più esaustive possibili sia rispetto ai rischi per la propria vita, a seguito dell'assunzione della Ru486 e dell'associato misoprostolo, sia rispetto alla necessità - in alcuni casi - di dover ricorrere anche all'aborto chirurgico, sia rispetto alle possibili conseguenze psicologiche;

considerando le modalità con cui avviene l'aborto chimico, è molto probabile, a giudizio degli interroganti, che la donna abortirà spesso a casa o, comunque, fuori dalla struttura sanitaria. Nella maggior parte dei casi, come è emerso anche dal periodo di sperimentazione presso l'ospedale di Torino, dopo aver preso la prima pillola il 90 per cento delle donne ha chiesto di essere dimessa. Quindi, quando spesso l'aborto non è ancora avvenuto, potendo avere luogo tra le 36 e le 48 ore successive alla seconda somministrazione; o anche, in una percentuale del 20 per cento, molto più tardi,

si chiede di sapere:

considerato che molte delle morti dopo infezione da Clostridium Sordellii sono state attribuite ad un uso off-label, vaginale, del secondo farmaco, il misoprostol, se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di come spieghino i tecnici dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) la morte della donna americana, sempre a causa del Clostridium Sordellii, segnalata nell'articolo A.L. Cohen et al. "Toxic Shock associated with clostridium sordelli and Clostridium perfringens after medical and spontaneous abortion", Obst. & Gynec. (2007), 110, 1027-1033, visto che la donna è morta dopo aver assunto il farmaco per via orale;

se sia altresì a conoscenza di come i tecnici dell'Aifa spieghino la morte per porpora trombotica segnalata nell'articolo di Lo Woei Chung, Su-Peng Yeh et al., "Thrombotic Thrombocytopenic purpura secondary to mifepristone in a patient of medical termination in early pregnancy", Ann. Hem. (2007), 86, 385-6.

(4-01821)

BIANCONI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

l'utilizzo della pillola abortiva Ru486, secondo quanto consta all'interrogante, ha provocato numerosi casi di morte e, tuttavia, sta diventando sempre più frequente in Italia il suo utilizzo, non perché suggerito dai medici ma, piuttosto, perché promosso dai Consigli regionali;

le aziende ospedaliere utilizzano il farmaco secondo criteri "fai da te", non rispettando la legge n. 194 del 1978, la quale impone che l'interruzione della gravidanza avvenga all'interno di strutture sanitarie pubbliche;

gli ospedali, il più delle volte, seguono regole proprie anche relativamente alla fase successiva all'utilizzo del farmaco, dimettendo le pazienti senza dare loro adeguate informazioni circa le conseguenze, per esempio circa il fatto che il metodo chimico potrebbe fallire (nell'8 per cento dei casi) e quindi potrebbero essere costrette a ricorrere all'aborto chirurgico;

visto che:

l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha deciso il divieto di vendita con ritiro dal mercato di Morupar, vaccino per la prevenzione di morbillo, parotite e rosolia. Tale provvedimento è stato adottato a causa della segnalazione di reazioni allergiche avvenute a breve distanza dalla somministrazione del vaccino. In particolare, nei primi mesi del 2006, sono state notificate cinque segnalazioni di reazioni avverse gravi, di natura allergica, che, pur rientrando tra i casi rari e previsti, hanno portato in via cautelativa a sospendere l'utilizzo del vaccino Morupar;

già nel dicembre 2005, l'AIFA aveva diffuso una nota informativa importante al fine di aggiornare gli operatori sanitari sul profilo di sicurezza di Morupar. I dati di farmacosorveglianza, costantemente monitorati, avevano infatti indicato una maggiore frequenza di segnalazioni di reazioni allergiche con Morupar rispetto agli altri prodotti analoghi utilizzati in Italia. La successiva analisi delle segnalazioni riferite al 2004 aveva confermato la maggior allergenicità di Morupar;

nonostante il maggior tasso di segnalazioni di reazioni di tipo allergico va comunque sottolineato che si trattava di reazioni rare e che la frequenza osservata delle reazioni gravi, di tipo anafilattico, rientrava nel range descritto in letteratura scientifica e previsto dall'Organizzazione mondiale della sanità;

l'analisi dei dati relativi al 2005 non ha messo in evidenza casi gravi di reazioni allergiche associate all'impiego di Morupar, tuttavia l'insorgenza dei casi riportati nel 2006 e la disponibilità di specialità medicinali alternative a Morupar, con minore incidenza di reazioni allergiche, ha portato al ritiro dal mercato ed al divieto di vendita del farmaco;

dal 1° gennaio 2004 al 28 febbraio 2006, infatti, sono state segnalate complessivamente quattro reazioni anafilattiche e tre da ipersensibilità successive alla somministrazione di Morupar, rispetto ad oltre 1 milione di dosi vendute. Per gli altri due prodotti in commercio, invece, sono state segnalate complessivamente uno shock anafilattico e tre reazioni da ipersensibilità, rispetto ad oltre 2.800.000 dosi vendute. Tutti i casi descritti si sono risolti senza esiti,

si chiede di sapere per quale motivo per questo farmaco non ci siano stati problemi al ritiro dal commercio, nonostante nessun esito letale e la bassissima frequenza di quelli avversi, mentre per la pillola abortiva, per la quale esistono metodi alternativi di alta sicurezza, 29 morti e centinaia di eventi avversi gravi documentati non sembrino essere stati sufficienti a determinare il ritiro dal commercio.

(4-01822)

DE LILLO, CALABRO', DI GIACOMO, BIANCONI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che, per quanto consta agli interroganti:

la pillola abortiva Ru486 è conosciuta negli Usa con l'appellativo di kill pill perché avrebbe provocato la morte di numerose donne a causa della sua alta pericolosità, troppo spesso sottovalutata sia dai medici che la consigliano e sia dalle donne che l'assumono quasi come se fosse un normale contraccettivo;

si è potuto verificare, negli Stati in cui tale farmaco viene utilizzato ormai da anni, che il rischio di morte dopo l'aborto provocato con la somministrazione della pillola RU486 è di 10 volte maggiore rispetto a quello che si può avere con un'interruzione di gravidanza eseguita chirurgicamente,

si chiede di sapere se al Ministro in indirizzo risultino:

quante morti a seguito di aborto chimico e quante a seguito di assunzione di mifepristone (il principio attivo della Ru486) o di misoprostol (il secondo farmaco), assunti per usi diversi da quello abortivo, fossero note ai tecnici dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) nel febbraio 2008 e di quali si trattasse nel dettaglio;

quante morti a seguito di assunzione di mifepristone e/o misoprostol per aborto chimico o per usi diversi da quello abortivo risultino dai verbali del Comitato tecnico-scientifico dell'Aifa del febbraio 2008, quante dal bollettino Aifa e quante negli PSUR (rapporti periodici di sicurezza) dei titolari dell'autorizzazione in commercio;

quante siano le nuove morti note ai tecnici dell'Aifa segnalate dal Ministero, nel giugno 2009;

per quale motivo il Bollettino dell'Aifa n. 4 del 2007, nell'articolo dedicato alla Ru486, in cui si dichiarava: "L'Agenzia Italiana del Farmaco ritiene pertanto utile, in considerazione del suo impegno non solo nel campo dell'attività regolatoria, ma anche degli aspetti che riguardano più in generale l'informazione sul farmaco, la pubblicazione di un aggiornamento dettagliato su questa molecola, in termini di attenzione al rapporto rischio/beneficio del suo impiego alla luce delle più autorevoli fonti di informazione per la valutazione di efficacia e sicurezza", abbia fornito un elenco a quanto risulta agli interroganti incompleto e parziale delle morti rispetto a quelle già note attraverso la stessa stampa non specializzata;

se siano veramente 29 le morti dopo assunzione di mifepristone, come riportato da alcune agenzie di stampa;

considerato che, per quanto consta agli interroganti, le morti segnalate dalla Exelgyn si riferiscono comunque all'uso del mifepristone e considerato che sono note, dalla stampa non specializzata, altre due morti avvenute dopo la somministrazione del solo secondo farmaco, il misoprostolo, quali siano le valutazioni di questi decessi da parte dei tecnici dell'Aifa.

(4-01823)

TOMASSINI, BIANCONI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

la legge n. 194 del 1978, recante "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza", prevede tra i suoi primi obiettivi "il valore sociale della maternità e la tutela della vita umana fin dal suo inizio" (articolo 1, comma 1), cosa che, a giudizio degli interroganti, ben pochi sanno;

lo scopo dichiarato della richiamata legge n. 194 non è quello di garantire un (inesistente) diritto di aborto, ma piuttosto quello di prevenire l'aborto, favorendo la nascita dei figli già concepiti con l'invito alle madri ad un'adeguata riflessione sul valore della vita umana e offrendo alternative al dramma (per il concepito e per la donna) dell'interruzione della gravidanza. Questa è l'interpretazione ripetutamente formulata dalla Corte costituzionale italiana, la quale ritiene che l'interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) sia intesa soltanto come risposta a uno stato insuperabile di necessità e non come esercizio di un diritto di scelta della donna;

da queste premesse deriva che se l'uso della pillola abortiva Ru486 viene inteso, come sembra, quale strumento tecnico per privatizzare e banalizzare l'aborto, esso è assolutamente inaccettabile soprattutto alla luce della numerosa documentazione scientifica che ne mette in evidenza l'alta pericolosità per la salute della donna stessa;

premesso inoltre che, in un recente articolo del NEJM (M. Fjerstad et al. "Rates of serious infections after changes in regimes for medical abortion" (2009), 361, 145-151) si fa riferimento alla necessità di una terapia antibiotica da rendere obbligatoria nelle procedure di aborto chimico, viste le numerose ed anomale gravi infezioni registrate. Secondo questo recente articolo, solo con un trattamento antibiotico si abbattono i rischi di gravi infezioni,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

se risulti che i tecnici dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) fossero a conoscenza di un tale numero elevato di gravi infezioni a carico delle donne che ricorrono a questa procedura abortiva, se nella procedura autorizzata dall'Aifa sia prevista l'obbligatorietà della terapia antibiotica nei termini suggeriti dall'autorevole rivista medica e dallo stesso Baulieu, lo scopritore del principio attivo del mifepristone (in EE. Baulieu deaths from Clostridium Sordellii after medical abortion, N. Engl. J. Med. (2006), 354, 1645-47), e, in caso contrario, per quale motivo non sia così;

visto che il secondo farmaco utilizzato per indurre l'aborto, il misoprostol, è una prostaglandina il cui uso è espressamente sconsigliato in gravidanza, tuttavia è noto che il suo uso off label è diffuso proprio in questa pratica, se al Ministro in indirizzo risulti su chi ricada la responsabilità della prescrizione in caso di gravi eventi avversi, e se, eventualmente, tale responsabilità sia coperta da assicurazione, e in quale forma.

(4-01824)

CALABRO', BIANCONI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

il Consiglio di amministrazione dell'Aifa, l'Agenzia del farmaco, potrebbe dare il definitivo via libera alla somministrazione della Ru486, avendo già espresso parere tecnico scientifico positivo sull'utilizzo della stessa. Ciò comporterebbe che anche all'interno delle nostre strutture sanitarie si possa procedere ad affiancare all'interruzione volontaria di gravidanza eseguita chirurgicamente anche questa del tutto chimica, e non più solo in via sperimentale;

alcune aziende ospedaliere, già in passato, hanno utilizzato questo farmaco - per quanto consta agli interroganti - secondo criteri "fai da te" non rispettando la legge n. 194 del 1978, la quale impone che l'interruzione della gravidanza avvenga all'interno di strutture sanitarie pubbliche,

si chiede di sapere, considerato che una delle morti segnalate da inchieste giornalistiche, avvenuta a Cuba, è stata resa nota nel corso di un congresso internazionale della FIAPAC, tenuto a Roma nell'ottobre 2007, se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quali azioni abbiano intrapreso i tecnici dell'Aifa per verificare la documentazione del caso e di quali siano i criteri con cui le reazioni avverse di un farmaco vengano giudicate sufficientemente gravi, tali da causare il ritiro del farmaco stesso dal commercio o comunque un riesame da parte delle agenzie di farmacovigilanza.

(4-01825)

DI GIACOMO, BIANCONI, CALABRO' - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

la pillola abortiva Ru486, anche se sono passati molti anni dalla sua prima introduzione, presenta ancora molte incognite dal punto di vista della sicurezza;

questa pillola non può essere assunta, ad esempio, dalle donne sotto i 18 anni e da quelle sopra i 35 anni, pena pesanti controindicazioni. Inoltre, non deve essere assunta da soggetti di peso superiore ai 75 chili. Non si sa quali effetti dia se chi l'assume soffre di asma. In tutti questi casi, se la gravidanza non viene interrotta, si presenta il forte rischio di gravi malformazioni del bambino;

la letteratura scientifica ha più volte sottolineato che la pillola abortiva comporta gravi rischi per le giovanissime: chi ha meno di 18 anni può accusare disturbi nel completamento dello sviluppo, con il rischio dell'infertilità. Le case farmaceutiche non lo dicono, ma queste ragazze rischiano di non potere poi avere più bambini;

sembra che l'unico obiettivo dell'industria farmaceutica sia quello di arrivare a far sì che le strutture mediche non forniscano più l'assistenza in caso di aborto e che invece l'aborto a livello mondiale sia portato avanti in maniera chimica, attraverso una produzione di massa della Ru486,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa;

visto che la prima morte francese viene attribuita all'uso di una prostaglandina, il sulprostone, rispetto a quella attualmente utilizzata (Nadine Walkowiak, shock cardiovascolare, 8 aprile 1991), se al Ministro risulti che i tecnici dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) condividano questa attribuzione ed in base a quale indagine specifica;

visto che una morte (Usa, 12 settembre 2001, Brenda Vise, M.M. Gary, D.J. Harrison, Analysis of Severe Adverse Events Related to the Use of Mifepristone as an Abortifacient, Ann. of Pharmacother. (2006), 40, 191-7) è dovuta ad una mancata osservazione di una gravidanza extrauterina, nonostante fosse stata effettuata un'ecografia, e considerato che la precocità dell'aborto implica però che errori ecografici possano essere frequenti, se risulti che i tecnici dell'Aifa abbiano previsto un obbligo di indagine ecografica, prima e dopo l'assunzione della pillola abortiva, e quali misure suggeriscano i tecnici dell'Aifa per minimizzare i rischi di errori dovuti alla precocità dell'intervento abortivo e quindi dell'indagine ecografica;

visto che una donna inglese, morta dopo aver abortito con procedura medica, è stata trovata con un litro e mezzo di sangue nello stomaco, ma le cause dell'emorragia non sono state accertate (Statement of Janet Woodcock, M.D. Deputy Commissioner for Operations, Food and Drug Administration, U.S. Department of Health and Human Services- "Ru486: demonstrating a low standard for women's health?" before the Subcommittee on Criminal Justice, Drug Policy and Human Resources Commettee on Government Reform, House of Representatives, May 17, 2006), in quale modo i tecnici dell'Aifa abbiano valutato questo decesso;

considerato che esistono segnalazioni di molte morti a seguito di aborto chimico in Paesi come India e Cina, in quale modo la farmacovigilanza possa ottenere dati che siano comunque fondamentali per stabilire la sicurezza del farmaco, visto che si tratta di denunce di organizzazioni umanitarie e non di dati forniti dalla farmacovigilanza stessa.

(4-01826)