DINI (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, con la mozione che abbiamo presentato e il dibattito di oggi vogliamo porre all'attenzione di tutto il Senato i risultati conseguiti dal vertice de L'Aquila, che sono il frutto di un lavoro lungo e paziente e pongono le basi di un ambizioso programma di riforme e di interventi, che dovrà e potrà vedere il Parlamento italiano come protagonista.
La Commissione affari esteri, che ho l'onore di presiedere, insieme alla Commissione affari esteri della Camera dei deputati, ha avviato da tempo un'indagine conoscitiva sulla Presidenza italiana del G8 e le prospettive della governance mondiale: in quella sede, abbiamo avuto modo, nel confronto diretto con i Ministri degli affari esteri e dell'economia, con lo sherpa del Governo italiano e con i rappresentanti di enti di ricerca, di seguire la preparazione del vertice e approfondire i principali temi che ne hanno caratterizzato l'agenda.
Non ci stupiamo, dunque, del successo di un evento che è stato accuratamente preparato, con una professionalità di cui dobbiamo dare atto al Governo e in particolare ai funzionari a vario titolo coinvolti.
Permettetemi qui di cogliere l'occasione per dare il dovuto riconoscimento alla professionalità della nostra diplomazia, alla cui preziosa attività spero vorremo destinare, con la prossima manovra finanziaria, le risorse indispensabili a garantire quell'alto livello di professionalità e di esperienza che permetta all'Italia di svolgere un ruolo efficace e apprezzato sulla scena internazionale.
In un momento di grave difficoltà per le nostre economie e per le nostre società, il vertice ha costituito un'occasione preziosa, che non è andata persa, per riaffermare la necessità di una efficace governance mondiale. Come ha detto bene il Capo dello Stato a L'Aquila, le crisi che stiamo vivendo da un anno sono «La prova inconfutabile che è con un mondo globale che dobbiamo fare i conti, che è un mondo globale quello che si deve governare. Nessun Paese e nessun Continente può fare da solo».
Questa consapevolezza ha animato e indirizzato i lavori della Presidenza italiana, che ha voluto avviare, proprio con il G8 de L'Aquila, la costruzione di una nuova architettura della governance mondiale, coinvolgendo le grandi economie emergenti. Non esiste ancora un consenso sulla forma e la composizione futura di un G8 riformato; l'Italia ha quindi efficacemente adottato diversi formati, puntando sul valore aggiunto di ciascuno.
Si sono svolti a L'Aquila: una sessione del solo G8; una sessione del G8 allargato a Brasile, Cina, India, Messico, Sud Africa ed Egitto; un Forum delle maggiori economie per affrontare i problemi dell'energia e del cambiamento climatico; una sessione del G8 con i partner africani per discutere l'impatto della crisi economica sui paesi in via di sviluppo; infine, una sessione sulla sicurezza alimentare con tutti i leader presenti al vertice.
Il gruppo dei Paesi che costituiscono il G8, per la comunanza dei valori cui essi si ispirano, continua a svolgere un prezioso ruolo di stimolo e di indirizzo per una governance mondiale che tuttavia va resa più articolata e rappresentativa, come proprio a L'Aquila, con successo, si è iniziato a fare. Ed è stata questa articolazione più rappresentativa della complessa realtà mondiale che ha permesso al vertice di conseguire risultati significativi e assumere impegni ambiziosi la cui attuazione e sviluppo dovremo seguire con particolare attenzione nel prossimo futuro.
Il primo risultato consiste nella decisione di chiudere entro il 2010 i negoziati di Doha sulla riduzione delle barriere agli scambi internazionali. Mai come in questo momento occorre infatti dare una risposta chiara alle tensioni protezionistiche che agitano la scena politica di tanti Paesi. Lo sviluppo equilibrato dell'economia mondiale, la stessa crescita dei Paesi più poveri, necessitano un più elevato tasso di liberalizzazione dei commerci.
E proprio verso i Paesi poveri il vertice ha voluto ribadire impegni di aiuto e varare programmi più efficaci e ambiziosi di quanto previsto in passato. Faccio qui riferimento al programma di sicurezza alimentare, per il quale si è prevista una dotazione finanziaria di 20 miliardi di dollari. Innovando rispetto al passato, il programma mira ad accrescere le potenzialità delle produzioni agricole dei Paesi poveri. L'esperienza mostra come politiche limitate al semplice aiuto alimentare, se risolvono le esigenze più pressanti delle popolazioni, non incidono sui problemi strutturali, anzi hanno generato in alcuni casi effetti perversi. Da ciò l'impegno a fornire assistenza tecnica, a formare le popolazioni rurali, per garantire una mutazione della loro reale capacità di produzione.
Sono questi Paesi che dobbiamo responsabilizzare di più, migliorando le strutture amministrative e le capacità di governo. In fondo, è questo il messaggio portato al continente africano dal presidente Obama, che si è rivolto ai leader degli Stati africani richiamandoli alle loro responsabilità. Un mondo, dunque, più rispettoso di regole e comportamenti politici fondati sulla responsabilità.
L'adozione di nuove, più efficaci regole e metodi di supervisione per ristabilire fiducia nei mercati finanziari e prevenire che altre crisi si producano in futuro, è stato un altro degli obiettivi perseguiti dal G8. Queste regole sono state cristallizzate nel cosiddetto "Lecce Framework", una serie di principi promossi dalla Presidenza italiana - e in particolare dal nostro Ministro dell'economia e delle finanze - per sviluppare standard comuni nell'economia e nella finanza mondiale, volti a garantire la correttezza, l'integrità e la trasparenza delle relazioni finanziarie.
Si è stabilito, inoltre, di potenziare la cooperazione internazionale per combattere la corruzione, il riciclaggio del denaro, il terrorismo finanziario e l'evasione fiscale attraverso l'attuazione di regole comuni internazionali rafforzate, sostenendo le iniziative nell'ambito dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).
Il richiamo ad una dimensione etica nei rapporti economici e finanziari è stato formulato con forza, proprio in questi giorni, nell'ultima enciclica di Papa Benedetto XVI, un richiamo al profondo valore dell'economia sociale di mercato da parte di un uomo - come ha giustamente notato un nostro autorevole collega - che unisce all'autorità spirituale il suo essere cittadino di un Paese che affrontò e vinse la sfida della ricostruzione, con Konrad Adenauer e Ludwig Erhard, proprio ricorrendo all'economia sociale di mercato.
L'attenzione ad uno sviluppo equilibrato e sostenibile ha condotto il dibattito in seno al G8 a concentrarsi su un altro grande dossier: quello relativo al cambiamento climatico e, conseguentemente, alle nuove sfide per le politiche energetiche. Questo dibattito si è svolto con il pieno coinvolgimento delle principali economie emergenti e si è concluso con una presa di posizione comune che reca l'impegno su un ambizioso programma di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e pone le basi per un accordo globale alla Conferenza di Copenaghen del prossimo dicembre 2009.
Le grandi economie hanno convenuto di impegnarsi per impedire l'aumento della temperatura media del pianeta soprattutto per uno sforzo comune nello sviluppo della ricerca, nelle energie alternative, nelle politiche di risparmio energetico. Dietro questo impegno vi è l'ambiziosa sfida di una profonda trasformazione tecnologica di cui l'Italia può e deve essere protagonista.
È dunque con il più grande interesse che si guarda all'attività oltre oceano della nostra principale azienda automobilistica, alla sfida che la vedrà protagonista in un cambiamento di stili di vita e di consumi, cui la nuova Presidenza statunitense ha impresso uno straordinario salto di qualità.
Vediamo così, colleghi, quanto le scelte de L'Aquila non siano lontane dalla nostra vita, ma influenzino in modo diretto le prospettive delle nostre società e debbano segnare anche la nostra attività di legislatori.
A L'Aquila i leader del pianeta si sono poi concentrati sui principali temi politici dell'Agenda internazionale. Ne è uscito innanzi tutto un impegno forte per la riuscita della Conferenza del riesame del Trattato di non proliferazione nucleare che si terrà il prossimo anno, nella prospettiva condivisa, mai formulata con tanta chiarezza in un documento del G8, di «un mondo senza armi nucleari».
La minaccia nucleare è una delle grandi sfide cui la comunità internazionale si trova di fronte. È un impegno che ci è costato e ci costa anche sacrifici. In occasione del G8 dei Ministri degli esteri di Trieste è stata approvata una strategia di stabilizzazione dell'Afghanistan.
Nei prossimi giorni ci troveremo a discutere in Senato del provvedimento sul rinnovo della partecipazione italiana alle missioni internazionali. Il nostro rinnovato e rafforzato impegno in Afghanistan è il prodotto di scelte che abbiamo assunto insieme agli altri partner proprio in occasione del vertice del G8. È un impegno per la pace e la stabilità al quale dobbiamo restare coerenti perché il sacrificio dei nostri soldati, da ultimo di Alessandro Di Lisio, al quale rivolgo un pensiero commosso, non sia inutile.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il vertice de L'Aquila ha proposto questioni e temi sui quali saremo chiamati a riflettere; fra questi, le misure da intraprendere per garantire il rilancio della nostra economia. Lo abbiamo voluto dire con chiarezza nel dispositivo della nostra mozione. Occorre dare un puntuale seguito agli impegni relativi al riassetto del sistema di regolazione del mercato finanziario e occorre soprattutto che l'Italia si impegni adottando le necessarie riforme strutturali al fine di garantire che la ripresa economica si fondi su più solide e sostenibili basi.
La crisi deve essere un'occasione per ristrutturare e rendere più competitiva e forte la nostra economia. È questa la sfida che abbiamo di fronte; sono questi gli impegni che le conclusioni del G8 pongono al nostro Paese e, in particolare, al Parlamento.
Rivolgo quindi un invito ai colleghi di maggioranza e di opposizione affinché si esprimano con un voto positivo sul dispositivo della mozione da noi presentata. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore D'Alia per illustrare la mozione n. 157.