D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, come già indicato nella premessa della mozione da noi presentata, non solo non abbiamo alcuna difficoltà ad esprimere apprezzamento per la riuscita del vertice G8 de L'Aquila, ma lo facciamo anche con piacere. Riteniamo, infatti, che il merito sia ascrivibile certamente al Governo e al Presidente del Consiglio; certamente al ruolo fondamentale ed insostituibile del nostro Capo dello Stato; certamente a questo Paese, e a tutte le forze politiche che lo rappresentano, che dimostra di essere all'altezza del compito nei momenti di particolare difficoltà e, comunque, quando sono in gioco interessi superiori che riguardano lo Stato ed il bene generale della nostra comunità, oltre alla sua credibilità internazionale, che è condizione e presupposto perché vi sia anche una crescita della collettività nazionale.
È evidente che, anche in considerazione della solennità istituzionale di eventi come il G8, che funge spesso da contraltare alla effettiva concretezza operativa degli stessi nell'offrire risposte adeguate ai problemi del mondo, i risultati raggiunti durante l'ultimo incontro tra i leader a L'Aquila sono condivisibili e sostanzialmente accettabili, eccezion fatta per alcuni impegni presi dal Governo italiano, a nostro avviso di poca sostanza anche rispetto agli stessi impegni presi dagli altri Paesi.
Come si potrebbe definire altrimenti, nell'ambito dell'ammontare di 20 miliardi di dollari di aiuti complessivi previsti per l'Africa, il contributo del nostro Paese di soli 450 milioni di dollari, fanalino di coda per intensità d'aiuto rispetto a tutti gli altri Paesi partecipanti? A maggior ragione, se si considera che negli ultimi anni, come anche sottolineato dalle associazioni a sostegno dell'Africa, l'Italia ha disatteso i precedenti impegni presi, riducendo drasticamente l'ammontare di risorse finanziarie previste a sostegno del continente africano.
Rileviamo, dandone atto al Governo, come lo stesso si sia fatto promotore di soluzioni e proposte sulla crisi finanziaria internazionale; ma con la stessa obiettività notiamo come il riscontro pratico della buona volontà, anche con gli interventi nazionali posti in essere a sostegno del sistema economico italiano contro la crisi, sia stato poco concreto e poco focalizzato sulle necessità reali degli operatori economici e, innanzi tutto, sui temi che riguardano la famiglia.
Pur accogliendo con piacere il palese tentativo di pianificare una serie di misure di carattere fiscale a sostegno delle imprese, peraltro confermato nell'ultimo decreto anticrisi in discussione alla Camera, molto poco si è fatto per sostenere i primi attori del sistema economico, cioè le famiglie italiane.
L'unico vero modo di proteggere le stesse dai dirompenti effetti della crisi - noi lo diciamo da tempo - è prevedere l'introduzione del quoziente familiare all'interno dell'ordinamento tributario italiano (una delle riforme strutturali cui si faceva cenno prima) e dispiace che la maggioranza, pur avendolo inserito tra i proclami elettorali, lo abbia messo troppo in fretta nel dimenticatoio.
Il baricentro delle misure a sostegno della crisi sembra essere fin troppo spostato in favore delle imprese. E questo, sia chiaro, non è un male. Lo potrebbe diventare però nella misura in cui i pur apprezzabili interventi siano fin troppo rivolti verso la previsione di incentivi fiscali. Il vero problema delle aziende, oggi, è infatti la mancanza di risorse finanziarie liquide per far ripartire gli investimenti, nei casi migliori, e per impedire stati di insolvenza già in stato terminale, nei casi peggiori. Dunque notiamo quanto poco sia stato fatto per incentivare realmente le banche ad impedire "l'asfissia finanziaria delle piccole e medie imprese italiane", parafrasando quando detto da Lamberto Cardia, presidente della CONSOB, nell'incontro annuale della Commissione con i mercati.
Il G8, cari colleghi, ha sollevato, inoltre, preoccupazioni crescenti in merito alla diffusa e crescente occupazione nel mondo. Preoccupazione che, purtroppo, non è sfociata in misure concrete a favore dell'occupazione stessa, che è il perno fondamentale dello stato di salute dei cittadini e delle famiglie, come lo stesso Santo Padre, nell'offrire sostegno a quanti soffrono il dramma della disoccupazione, ha sottolineato nel recente Angelus, dicendo che: «solo restando fedeli ai valori della famiglia e del rispetto della vita umana, della giustizia sociale e con la disponibilità alla fatica e al sacrificio, si può costruire una società solidale e fraterna».
In occasione dell'incontro dei leader mondiali, inoltre, molto ci si aspettava sugli impegni e sulle proposte da prendere sui temi ambientali ed energetici. Le aspettative - notiamo con piacere - hanno trovato risposta negli impegni presi circa la riduzione delle emissioni globali di gas serra di almeno il 50 per cento entro il 2050 e la promessa di contenere l'aumento medio delle temperature globali entro i 2 gradi centigradi.
Dispiace che non abbiano preso parte formalmente agli impegni Paesi a forte emissione di anidride carbonica come la Cina e l'India. Molto poco si è stabilito in tema di risposte all'emergenza idrica e della salute, soprattutto per i Paesi a maggior concentrazione di povertà e malattia come l'Africa. Per quest'ultimo aspetto proponiamo che l'Italia assuma sempre più i panni di partner privilegiato, vista anche la sua vicinanza con i Paesi a Sud del Mediterraneo.
In tema di impegni a sostegno del settore energetico e dell'ambiente restiamo in attesa di capire come il Governo intenda dare concretezza ai citati impegni presi. Se accogliamo con estremo piacere la volontà e l'impegno preso a prevedere il ritorno del nucleare nel nostro Paese, scopriamo con stupore come, prendendo spunto da una recente ricerca, l'Italia, storicamente ai livelli più bassi d'Europa in fatto di investimenti destinati alla ricerca in generale, nel settore energetico, dopo la Francia, presenti il più elevato investimento pro capite (6 euro contro i 5,2 della Germania, i 2,8 della Gran Bretagna, gli 1,9 della Spagna). Circa il 30 per cento degli investimenti sono destinati al nucleare (ultimo dato 2005, ma la situazione non sembra essere cambiata), il 14 alle rinnovabili, il 10 all'efficienza, il 7 all'idrogeno, il 25 alle altre tecnologie.
Nonostante questa evidente base di eccellenza, il sistema Italia non è emerso in questi anni come luogo di produzione dell'innovazione in campo energetico, in quanto gli investimenti non si sono tradotti in brevetti ed hanno sofferto di dispersione e poca concentrazione degli interventi. Dunque, potenzialmente, il nostro Paese potrebbe essere all'avanguardia in campo energetico, ma siamo costretti ancora, e da anni, a pagare le bollette molto più dei nostri colleghi europei. Le stesse fonti rinnovabili non riusciranno mai a svilupparsi in modo concreto se non si snelliscono ed uniformano le procedure di autorizzazione, non si limitano i troppi veti locali, in definitiva la politica energetica non torna ad essere appannaggio, competenza e prerogativa esclusive dello Stato.
Signor Presidente, la nostra mozione, da un lato, tiene presenti gli aspetti importanti ed il successo internazionale; dall'altro, pone, in termini problematici, certe questioni, alcune delle quali sono state anche enunciate - e noi le condividiamo - dal presidente Dini nella illustrazione della mozione di maggioranza. Vi è, cioè, la necessità di cogliere questa occasione per una riforma della governance finanziaria del sistema economico globale, tema particolarmente delicato e complesso che verosimilmente non si riesce ad esaurire nella funzione e nel ruolo, anche decisorio, che possono avere i G8, in versione più o meno allargata, e che implica una discussione sulla riforma dei modelli organizzativi e decisionali internazionali, a cominciare dalle Nazioni Unite, di cui il G8 non può essere un debole surrogato.
Si pone anche il tema, però, di una maggiore responsabilizzazione della nostra attività di politica economica, finanziaria e di welfare interno, che ha bisogno di quelle riforme strutturali, senza le quali la ripresa sarà per noi un problema e non una risorsa ed un valore raggiunto.
Per questo anche nella nostra mozione abbiamo ripreso questi temi, a cominciare da quello della liberalizzazione dei servizi pubblici locali, per passare al tema della riforma del sistema previdenziale e del sistema del welfare e degli ammortizzatori sociali. Se non si fanno ed in anticipo queste riforme strutturali, è chiaro ed evidente che nessuna risposta positiva o contributo autorevole questo Paese potrà dare per superare la crisi che è, sì, nazionale ma prima ancora è una crisi internazionale.
Per queste ragioni riteniamo, pur essendo aperti ad un confronto che speriamo si possa avere in Aula anche con i colleghi di maggioranza e opposizione per vedere se è possibile su alcuni punti arrivare ad un testo condiviso, che in questa mozione si sia concentrata la morale del G8. Al di là della passerella internazionale che possa aver rappresentato, il vertice pone il problema di una maggiore attenzione e responsabilità dei Capi di Stato e di Governo, in particolare del nostro, rispetto alle politiche ed agli impegni assunti a livello internazionale che devono essere rispettati.
Per essere noi credibili dobbiamo anzitutto essere nelle condizioni, nel nostro Paese, di applicare quelle politiche, di essere coerenti con esse e di avere la forza di adottare misure che possono essere anche impopolari, ma che certamente nel medio e nel lungo periodo costituiranno un beneficio per la nostra comunità. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut e del senatore Pardi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Divina per illustrare la mozione n. 159.