GRANAIOLA (PD). Signor Presidente, dopo i drammatici eventi di Viareggio della notte tra il 29 ed il 30 giugno, mentre la lista delle vittime continua a crescere, dopo decine di feriti in gravissime condizioni e milioni di euro di danni, ci troviamo finalmente a discutere di sicurezza nel trasporto ferroviario.
Come ha ricordato il senatore D'Alia, è una sciagurata abitudine quella che ci induce a discutere di rischi e sicurezza solo dopo che sono accaduti fatti drammatici: è una prassi che dovremmo impegnarci tutti, almeno per quanto possibile, a superare. È una regola - quella di discutere dopo - che oggi applichiamo al trasporto ferroviario, ma è valsa per il rischio sismico, per la sicurezza nel lavoro, e continua a valere per la tutela della salute dei cittadini, dell'ambiente o per i rischi collegati ai mutamenti climatici.
Prima di entrare nel merito delle mozioni, permettetemi da fare alcune brevissime considerazioni. Noi viviamo in una società tecnologica segnata dalla complessità e dalla quantità. È sempre più difficoltoso controllare i sistemi che la contraddistinguono e la quantità enorme di mezzi, merci, materiali ed informazioni che la alimentano. Tali sistemi complessi interagiscono con l'ambiente e cambiano la vita, giorno dopo giorno, di miliardi di persone: producono opportunità, aiutano ad elargire servizi di ogni genere, ma generano anche nuovi rischi sempre più difficili da prevedere e contenere.
Dobbiamo allora iniziare a considerare questi rischi, sul lavoro, nei trasporti, nella produzione e nell'ambiente, in modo diverso dal passato, sia per garantire una corretta prevenzione (cioè maggiore sicurezza per tutti) sia per le conseguenze che possono provocare in tutti i campi: da quello umano a quello economico ed ambientale.
In questo contesto, la sicurezza - innanzi tutto, quella per gli esseri umani - è destinata a diventare qualcosa di molto diverso dal passato, qualcosa di dinamico, di adeguato ad una società che muta giorno dopo giorno. La sicurezza non può essere ridotta ad un dato statistico; ha bisogno di competenze e di un lavoro ampio ed articolato, che sappia porre al centro la vita degli uomini e delle donne che vivono nelle città, che producono, che viaggiano, che consumano.
Come richiamano tutte le mozioni, è urgente superare un grave ritardo e dare corso al rapido decollo dell'Agenzia italiana per la sicurezza delle ferrovie. Occorre dotarla di risorse umane, di adeguate competenze, dei mezzi tecnici e finanziari necessari alla sua funzionalità. Il Governo deve ancora emanare gli appositi decreti: può essere l'occasione per sperimentare, pur a partire dallo specifico oggetto della discussione e nei limiti del decreto legislativo n. 334 del 1999, una visione più ampia della sicurezza.
Proprio perché la sicurezza delle infrastrutture dei trasporti non può più essere rinchiusa nell'ambito nazionale, occorre dare immediato seguito alla ratifica e stipula di tutti gli accordi in essere ed ai quali fanno riferimento le mozioni, fare propri gli standard europei, con la consapevolezza che tali accordi, ovunque siano assunti, non potranno più aver una valenza perpetua ma dovranno essere periodicamente rivalutati e rielaborati, in un'ottica integrata di competenze e di dinamica attenzione all'evolversi della qualità e quantità dei rischi.
Particolarmente importante, poi, è affrontare la questione della sicurezza del trasporto delle merci pericolose, aprendo il capitolo della progressiva esclusione del loro transito dai centri urbani. Questioni come la costruzione di nuove cinture ferroviarie e di comunicazione, che tendono ad escludere le città dal rischio derivante dal transito delle merci pericolose, l'attuazione di adeguati protocolli di certificazione di sicurezza, un'attenta regia di un'agenzia che non sia un nuovo carrozzone ma uno strumento efficace di studio, analisi, intervento e controllo, potrebbero rappresentare un primo passo verso quella visione più ampia della sicurezza della quale abbiamo bisogno.
In questo contesto, la presenza di adeguato personale nelle stazioni - così come sottolineato dagli stessi operatori del settore - non può essere ridotta ad una mera questione economica o ad un'astratta valutazione sul rapporto tra lavoro umano e automazione degli impianti e dei controlli. Il metro di giudizio deve essere quello della prudenza e della sicurezza. Ricordo che a Viareggio è stato proprio l'intervento del capostazione ad evitare che un incidente gravissimo si trasformasse in una vera e propria immane catastrofe.
Occorre che queste mozioni non rimangano lettera morta o atti formali dovuti e scaturiti a seguito di un tragico evento. Occorre che abbiano seguito con un dibattito ampio ed approfondito, perché questo argomento è un tema che ci viene imposto dai cambiamenti che viviamo giorno per giorno e dei quali troppo spesso ci accorgiamo solo dopo che sono avvenute tragedie e disgrazie.
Concludo ricordando che, poiché non è nelle nostre possibilità azzerare ogni forma di rischio, bisogna avere presente che gli incidenti possono purtroppo accadere. Dunque, prevenzione, controllo ma anche assistenza. L'assistenza alle vittime, a chi ha avuto danni materiali e morali è uno dei capitoli integranti della questione sicurezza.
Partendo dai fatti di Viareggio, voglio richiamare due aspetti che mi sembrano centrali. La ricostruzione delle responsabilità coinvolte ha portato all'individuazione di una pluralità di soggetti, rendendo l'iter dei risarcimenti pericolosamente complesso. In eventi così drammatici, occorre affermare il principio che lo Stato si deve fare garante della ricostruzione e tutore dei familiari delle vittime, che per ricominciare a vivere non possono certo attendere che si siano sbrogliate le matasse delle colpe e le pastoie legali tra assicurazioni e soggetti coinvolti.
In secondo luogo, occorre che le risorse messe in campo per ricostruire non siano virtuali, ma corrispondano davvero alle reali necessità. Occorre dare dignità alle vittime, che non sono numeri, ma sono persone, esseri umani che hanno lasciato - senza volerlo - altri esseri umani, che tutti noi abbiamo il dovere di assistere e tutelare da subito, con fermezza, serietà e grande senso di responsabilità. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cicolani. Ne ha facoltà.