Integrazione all'intervento della senatrice Donaggio nella discussione delle mozioni 1-00153, 1-00154, 1-00158, 1-00160 e 1-00165
Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, l'aumento delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio hanno continuato a scandire i giorni che sono trascorsi da quella terribile notte, ed il nostro Gruppo ha ritenuto non solo necessario, ma urgente affrontare compiutamente qui, nell'Aula parlamentare, un dibattito chiaro dal quale risultino le responsabilità di quanto accaduto e sollecitare precise azioni concrete e coerenti che evitino che ciò si ripeta.
L'incidente non è stato frutto di una causalità, ma ancora nessun responsabile è stato individuato e perseguito perché non ha fatto ciò che doveva fare. Questo primo atto è indispensabile per dare credibilità a ciò che si dichiara di voler fare per evitare che tali episodi si ripetano in futuro.
Quello di Viareggio non è il solo incidente avvenuto negli ultimi mesi. Le audizioni del ministro Matteoli e del commissario Tajani hanno prodotto sino ad oggi: da parte del Ministro la promessa a riferire «in modo più concreto e dettagliato i risultati di ulteriori accertamenti» e dal secondo la notizia di «una conferenza europea a settembre» per presentare in quella sede «la proposta di un sistema europeo di controlli del settore». Ed infine l'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, ingegner Moretti, dichiara che i certificati di sicurezza vengono rilasciati da FS attraverso una struttura interna a Rete ferroviaria italiana.
E nel mentre afferma che auspica un'autorità per la sicurezza interna alle ferrovie, l'unica vera proposta è il macchinista unico per non avere più bilanci in rosso a causa della sicurezza.
La confusione di intenti e la babele di linguaggi mi paiono l'unica cosa certa in questo momento. La preoccupazione non è solo dettata dal fatto che il Governo del "fare" adesso lo possiamo declinare con il Governo del "fare... confusione", ma preoccupa che nel contempo i treni continuino a viaggiare, compresi quelli che trasportano sostanze pericolose, e cioè le famose bombe a cielo aperto, su vagoni che non sono stati sottoposti ad una fermata per un controllo intensivo di verifiche e di manutenzione straordinaria. Insomma nulla, solo parole... parole, parole.
In questi mesi abbiamo ripetutamente sollecitato il Governo e l'azienda ad intraprendere con decisione un processo dì modernizzazione del nostro sistema ferroviario, fatto di adeguamenti legislativi, di recepimento di normative europee che consentano di inserirci in modo adeguato nella futura liberalizzazione del mercato ferroviario, di investimenti infrastrutturali e potenziamento delle risorse umane in grado di affrontare il futuro delle ferrovie e non solo di utilizzare al meglio ciò che ci consegna il passato.
Abbiamo proposto ripetutamente, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza ferroviaria, di rendere pienamente operativa l'Agenzia italiana per la sicurezza delle ferrovie, dotandola di mezzi e personale in grado di svolgere pienamente le funzioni a cui è preposta. In attesa di tutto ciò si doveva, e si poteva fare di più. E per la pericolosità delle merci e delle situazioni operative che coinvolgono il nostro sistema ferroviario si deve e si può fare di più.
La gestione della rete, intanto. Non bastano solo le tecnologie legate al controllo della segnaletica e dell'incanalamento dei flussi, ma il passaggio da un mercato monopolistico ad un mercato liberalizzato necessita di tempi e modalità di accompagnamento che non esimono il Gruppo Ferrovie dello Stato dal comportarsi come soggetto pubblico. Infatti, ancorché società per azioni, Ferrovie usufruisce di cospicui finanziamenti statali nell'infrastrutturazione, nell'acquisto di mezzi ed in tutte le scelte gestionali.
In una recente audizione in 8a Commissione, l'ingegner Moretti, ad una precisa domanda ha risposto che il nostro sistema ferroviario di trasporto merci è in grado di affrontare un consistente incremento di questa modalità di trasporto in quanto lavora al di sotto delle proprie potenzialità.
Per accompagnare tutte le scelte necessarie ad incrementare questo obiettivo è necessario, però, partire innanzitutto dalla riprogrammazione infrastrutturale della rete e dei nodi quali le stazioni terminali, i raccordi, i porti e gli interporti, che individui la creazione di corridoi e nodi espressamente dedicati alle merci e che non si sovrappongano al trasporto passeggeri; evitando così di far transitare, soprattutto le merci pericolose, vicino a stazioni e centri abitati dove un incidente, sempre possibile nelle attività umane, può avere gli effetti di una strage come avvenuto appunto a Viareggio.
Abbiamo bisogno di un gestore della rete e di un'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria che assicurino il rispetto delle regole ed abbassino le soglie di rischio con le quali ci siamo abituati a convivere e che provocano, in modo diffuso, tra le popolazioni il rifiuto e le proteste contro l'invasività di nuovi insediamenti industriali o di flussi di trasporto sia su gomma che su ferro e che mettono a dura prova la sostenibilità ambientale. L'Azienda Ferrovie dello Stato deve avere una logica "responsabile" e non puramente "contabile" del proprio ruolo e dell'uso delle risorse che le sono affidate e sulle quali non cesseremo di sottolineare l'inadeguatezza, ma al contempo affermiamo anche che va riprogrammato il modo in cui attualmente vengono indirizzate e gestite.
La crisi economica che ha investito il mondo industrializzato non è ancora definita e conosciuta nei suoi effetti e nella sua durata, ma dovrebbe impegnare l'azione di Governo anche sul terreno delle scelte di modernizzazione di sistemi, modalità, strategie per affrontare una trasformazione di dimensioni planetarie.
In questo caso il trasporto ferroviario delle merci, come sistema integrato e liberalizzato con regole serie ed efficienti, può essere un tassello della strategia nazionale per ridare efficienza e competitività al tessuto produttivo del nostro Paese integrato in Europa e come porto privilegiato sul Mediterraneo.
Ma purtroppo sino ad oggi abbiamo una proposta inadeguata fatta da un Governo piccolo e senza coraggio.
Cercare di attraversare la crisi galleggiando, senza scegliere di governare i processi, porta ad abbassare le soglie, queste sì, della sicurezza delle persone e delle popolazioni, sacrificandole sull'altare del tirare a campare sperando che la crisi si risolva da sé.
Ricordate, però, che le vittime che sono su questa strada aspettano giustizia e un domani migliore anche per i propri cari che le piangono.