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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 235 del 08/07/2009


VETRELLA (PdL). Signora Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi, il disegno di legge n. 1195-B rappresenta una risposta concreta del Ministro, del Governo e anche del Parlamento a due esigenze fondamentali dello sviluppo del Paese: lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese e l'energia.

Avendo altri colleghi trattato in modo adeguato e ampio l'aspetto relativo all'energia, nel mio breve intervento vorrei focalizzarmi su un aspetto che riguarda le imprese e in particolare quelle piccole e medie. Sono diversi i fattori significativi che troviamo come elementi in favore dello sviluppo e dell'internazionalizzazione delle imprese e in particolare, come dicevo, delle piccole e medie imprese: essi vanno tutti nel senso di offrire strumenti di aggregazione, di semplificazione amministrativa, di miglioramento della conoscenza e di sviluppo della concorrenza internazionale.

Il primo elemento è rappresentato senz'altro dallo strumento della rete di imprese, ovvero dall'aggregazione tra piccole e medie imprese, anche distribuite in diverse zone del Paese, sulla base di progetti comuni. In questo modo le piccole e medie imprese, senza perdere la propria identità e la propria efficienza, possono ampliare il proprio mercato, avendo a disposizione strumenti per migliorare l'economia di scala ed il livello dell'innovazione e della conoscenza, ottimizzando altresì, eventualmente, anche i processi di produzione.

L'evoluzione informatica consente sempre di più di considerare l'aggregazione di imprese non solo su scala di particolari ambiti territoriali, come avvenne per i distretti produttivi, dove molto spesso l'aggregazione non è stata tanto per prodotto/processo produttivo, cioè non tanto per "progetto", ma per la messa in comune di servizi e di infrastrutture.

La rete di imprese, così come viene chiaramente definita, si basa quindi non sul concetto di "aggregazione territoriale", ma particolarmente su "aggregazione su progetto", che rappresenta una grande evoluzione, ed ha quindi maggiore potenzialità di incrementare la ricerca e l'innovazione, aprirsi verso i mercati internazionali, sfuggire ad un'influenza politica e sindacale a volte troppo presente sia nei distretti che nelle grandi imprese, migliorare il proprio sistema di impresa traendo vantaggio dal confronto con le altre facenti parte della rete ed incrementare la propria partecipazione ai progetti europei, ampliando eventualmente la rete anche ad imprese estere. Come si vede, si tratta quindi di elementi estremamente significativi.

L'emendamento da me presentato e già approvato in Senato, condiviso anche da gran parte dell'opposizione, introduce nell'articolo 1 l'estensione di vantaggi e agevolazioni, riservati fino ad oggi solo ai distretti industriali, anche alle reti di imprese, consentendo all'Italia un salto in avanti verso la competitività.

Nel testo che stiamo discutendo si definisce, quindi, per la prima volta in maniera dettagliata il contratto di rete, con il quale due o più imprese si obbligano a esercitare in comune una o più attività economiche rientranti nei rispettivi oggetti sociali allo scopo di accrescere la reciproca capacità innovativa e la competitività sul mercato. Non elenco tutti gli elementi che sono parte integrante del contratto che viene redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata. Desidero menzionare soltanto uno di questi punti, che è estremamente importante: questo contratto richiede l'individuazione di un programma di rete che contenga l'enunciazione dei diritti e degli obblighi assunti da ciascuna impresa partecipante e le modalità di realizzazione dello scopo comune da perseguirsi attraverso l'istituzione di un fondo patrimoniale comune. C'è, inoltre, un organo comune incaricato di eseguire il programma di rete, portando su una centralità di tipo manageriale e gestionale le imprese che afferiscono alla rete di imprese.

È anche da menzionare il fatto che, in seguito alla discussione in Commissione 10a, abbiamo voluto escludere la possibilità di chiedere la divisione del fondo per la durata del contratto di rete e che i creditori della singola impresa possano far valere il proprio diritto sul fondo. Invece, per le obbligazioni assunte in nome del fondo patrimoniale dalle persone che ne hanno la rappresentanza, i terzi possono far valere i loro diritti esclusivamente sul fondo.

Il punto b) del comma1 dell'articolo 1 inserisce due nuovi commi dopo il 4-ter dell'articolo 3 del decreto-legge n. 5 del 2009. Il comma 4-ter.2 dispone la ricognizione di interventi agevolativi previsti dalle vigenti disposizioni applicabili alle imprese aderenti al contratto di rete. Si ricorda che il comma 368 dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2006 ha recato numerose disposizioni per i distretti produttivi che, come dicevo prima, vengono ampliate al concetto di reti di imprese.

Se consideriamo le diverse facilitazioni, osserviamo che, ampliando anche alle reti di imprese le facilitazioni finanziarie, amministrative e di ricerca e innovazione, previste precedentemente solo per le imprese all'interno dei distretti, noi mettiamo in condizione le piccole e medie imprese di aggregarsi su scala nazionale ed internazionale per affrontare meglio il mercato.

Il disegno di legge al nostro esame ha modificato la disciplina fiscale dei distretti produttivi, estesa anche alle reti di imprese e alle catene di fornitura, reintroducendo il regime fiscale previsto dalla legge finanziaria 2006. In particolare, la legge n. 266 del 2005 modifica la disciplina tributaria dei distretti produttivi prevedendo la facoltà, per questi ultimi, di optare per il regime della tassazione consolidata di distretto ovvero per la tassazione preventiva concordata triennale.

Dato il tempo ristretto non menziono altri punti, ma desidero mettere in risalto che la lungimiranza di questa legge comporta al proprio interno altri elementi significativi che favoriscono la piccola e media impresa - che, come si sa, è la struttura portante del nostro sistema industriale nazionale - grazie all'estensione anche ad essa di tutte le potenzialità che vengono dalla reindustrializzazione, dallo sviluppo, dagli incentivi, dall'innovazione e dagli interventi per i settori industriali in crisi.

Si introduce, inoltre, tutta la semplificazione normativa. È il caso di menzionare, ad esempio, tra i vari aspetti, le novità che troviamo anche nei campi della reindustrializzazione, dello sviluppo, dell'innovazione e degli incentivi, con particolare riferimento a quei settori e a quelle zone che si trovano in forte stato di crisi industriale. Dall'altra parte, sono presenti tutti gli elementi tesi a promuovere i rapporti con l'estero grazie all'attivazione di misure per lo sviluppo del made in Italy, per il rafforzamento del piano promozionale dell'Istituto nazionale per il commercio estero e per il sostegno delle esportazioni da parte di enti, consorzi e camere di commercio.

Ora, nella semplificazione normativa, si deve tener conto di alcuni temi importanti tra cui, ad esempio, è bene ricordare quello della semplificazione delle norme statali concernenti l'incentivazione delle attività economiche, con particolare riferimento alla chiarezza e alla celerità delle modalità di concessione ed erogazione delle agevolazioni, oltre alla differenziazione e alla regolamentazione delle misure di incentivazione, ove necessario, in funzione della dimensione dell'intervento agevolato ovvero dei settori economici di riferimento.

Da un lato, prevale dunque un concetto di sviluppo di rete di impresa, che crea una grande potenzialità per le piccole e medie imprese in termini di aggregazione per progetto e per finalità di produzione e di innovazione; dall'altro, si riporta nell'ambito delle piccole e medie imprese, e quindi della rete di impresa, una serie di opportunità, derivanti dalla semplificazione normativa, di incentivazione per l'innovazione e la ricerca, per l'internazionalizzazione, e menzionerei anche la lotta alla contraffazione e il diritto industriale.

In conclusione, reputo che il disegno di legge al nostro esame offra una notevole ed ulteriore potenzialità allo sviluppo e alla internazionalizzazione delle nostre piccole e medie imprese. Queste, con l'intelligenza e l'impegno che le caratterizza, sapranno cogliere pienamente le opportunità offerte per crescere e svilupparsi, opponendo efficienza e conoscenza al basso costo del lavoro nei Paesi emergenti, quali la Cina e l'India. Si tratta di un elemento che come senatore della Campania considero piuttosto importante per lo sviluppo e una migliore integrazione della piccola e media impresa del Meridione nel tessuto imprenditoriale nazionale. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).