LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, in un intervento precedente si è detto, cogliendo una verità, che oggi il mondo ci guarda. Questo è vero, ma potremmo anche aggiungere che oggi il mondo, a guardarci, sorriderebbe nel verificare ciò che stiamo approvando in materia di energia.
Il provvedimento in discussione si caratterizza per due aspetti assolutamente non comprensibili dal punto di vista di una visione politica ottimale. Siamo il Paese che fa pagare di meno i diritti di estrazione ai petrolieri, pur con il risibile aumento dal 7 al 10 per cento. Mentre nel resto del mondo i concessionari dei pozzi di estrazione pagano l'83 per cento in Indonesia, l'85 per cento in Libia, l'80 per cento in Russia, il 60 per cento in Alaska, l'85 per cento in Venezuela, l'80 per cento in Norvegia, il 50 per cento in Gran Bretagna e in Canada, da noi pagano il 7 per cento. Si tratta di denari che non vanno a beneficio dello Stato a discapito del territorio su cui insistono i pozzi estrattivi; è denaro, invece, che viene dato in beneficio ai concessionari, cioè a coloro che hanno ottenuto la concessione di perforare il nostro territorio estraendo energia e idrocarburi liquidi o gassosi. E penso alla mia Regione: nella mia Provincia si estrae il 19 per cento del metano nazionale.
L'aumento che il Governo ha deciso con questo provvedimento porta dal 7 al 10 per cento l'aliquota che devono pagare i concessionari, ma non per i pozzi a mare, ossia quelli che rientrano nel mare della mia Provincia. Sono decine e decine di milioni di euro, che, in base alla legge, vanno in parte allo Stato e in parte al territorio: è un furto, che si consente nonostante il nostro sforzo di chiedere una modifica radicale nella direzione di un adeguamento del pagamento delle cosiddette royalties, fissate originariamente nel 22 per cento, in seguito ridotte prima al 9, poi al 7, ed ora lievemente aumentate al 10 per cento.
Non conosciamo la ragione per cui il Governo non voglia ridare i benefici economici ai territori che offrono questo prodotto, il cui lucro è garantito solo ai concessionari. Questo poteva spiegarsi forse quando i concessionari erano pubblici, ma ora sono privati: perché non devono pagarci il prodotto e dobbiamo regalarglielo? Perché il resto del mondo garantisce i territori e noi no?
Il secondo punto che qualifica questo provvedimento è l'opzione netta che il Governo fa nella direzione del nucleare. È una battaglia che non finisce in quest'Aula, ma dovrà proseguire, perché coinvolge un'opzione di fondo fatta dal Governo con la previsione della realizzazione delle centrali nucleari di terza generazione, i cui tempi di costruzione sono stimabili in dieci o dodici anni, quando già si sa che tra quindici o vent'anni saranno realizzabili le centrali nucleari di quarta generazione. Questo significa che di qui a dieci o dodici anni andremo a realizzare centrali nucleari con un sistema rischioso e sorpassato, mentre tutto il resto del mondo - lo sottolineo - va in un'altra direzione.
Anche in Finlandia, Paese efficiente e di vocazione per la maggior parte favorevole al nucleare, i tempi di realizzazione della centrale che si sta costruendo, originariamente previsti in quattro o cinque anni, secondo i loro programmi, si sono allungati ad otto ed i costi sono lievitati da 3 a 4,5 miliardi di euro, senza considerare che rimane ancora insoluto, a livello mondiale, il problema del trattamento delle scorie.
Non riusciamo ancora ad eliminare le scorie delle centrali che hanno funzionato fino a 20 anni fa: 25.000 metri cubi di rifiuti di combustibile irraggiato, cui si sommano 1.500 metri cubi prodotti annualmente dai settori della ricerca, della medicina e dell'industria e 80.000-90.000 metri cubi derivanti dallo smantellamento delle quattro centrali. Ancora non abbiamo risolto questo problema, ben sapendo che tutti gli studi certificano che il trattamento delle scorie attualmente in atto (ossia la cosiddetta vetrificazione) è garantito per non più di 100 anni. Ciò significa che il trattamento di vetrificazione non riuscirà a contenere le scorie.
Il nostro pianeta ha tante bombe atomiche disseminate. Non riusciamo ad eliminare le scorie e ci avventuriamo verso la strada del nucleare, che è abbandonata dal resto del mondo. Non riusciamo a cogliere le ragioni politiche, se non attraverso una interpretazione lobbistica di queste scelte.
È assurdo pensare che mentre nel resto del mondo si va avanti verso le energie alternative, noi abbandoniamo la strada delle energie alternative, quelle che nel resto del mondo si stanno sfruttando grazie alle conoscenze e alle industrie italiane: e in Italia no! Dovete spiegarci il perché di tutto ciò. Perché le nostre industrie possono realizzare gli impianti in Spagna, in Libia, nel Nevada e non in Italia? Questa è una scelta lobbistica contraria agli interessi nazionali.
Per questi motivi fondamentali (ne ho citati due) anticipo che il Gruppo dell'Italia dei Valori voterà contro questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granaiola. Ne ha facoltà.