LUMIA (PD). Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, la questione di fiducia che avete posto al disegno di legge sulla sicurezza, in realtà, corrisponde ad una sfiducia che serpeggia al vostro interno: anche sulla sicurezza siete profondamente divisi e temete i lavori parlamentari, le proposte, gli emendamenti e tutto il lavoro che limpidamente si potrebbe fare qui in questa solenne Aula al servizio del Paese. Ponete la questione di fiducia perché avete paura che il filo che vi unisce si spezzerebbe facilmente, le contraddizioni presenti al vostro interno emergerebbero con grande facilità e si svelerebbero soprattutto i limiti sulle due questioni che di fatto caratterizzano questo disegno di legge: la previsione del reato di immigrazione clandestina e tutto quello che fa da corollario all'intervento per contrastarlo; la vostra scelta di affidare - ahimè! - il controllo del territorio e la sicurezza dei cittadini alle ronde.
Avete più volte richiamato, per far gradire al Paese e digerire all'opinione pubblica tutto questo, le norme contenute nel disegno di legge sulla lotta alle mafie. Eppure, anche su questo tema un lavoro parlamentare, un lavoro senza la mannaia del voto di fiducia avrebbe messo nelle condizioni di fare bene, di arricchire quelle poche norme contenute e di fare quel salto di qualità che ancora nel nostro Paese non si è fatto, proprio su questo tema che invece è la vera priorità e intorno al quale dovrebbe qualificarsi un moderno sistema di sicurezza.
Avete utilizzato e richiamato alcune norme contenute nel disegno di legge per impedire che si possa avanzare una critica ferrea e seria intorno ai grandi buchi e limiti in esso contenuti. Rivendichiamo, con orgoglio e con lucidità, il fatto che in questa legislatura siamo riusciti in Parlamento a svegliare il Governo su alcune norme antimafia. Ricordo il dibattito, qui in Aula, sulla durata delle pene, sull'articolo 416-bis. Il Governo aveva prima espresso parere contrario, ma poi, in Aula, si riuscì a correggere insieme il testo, nel lavoro parlamentare, e a fare aumentare i minimi e i massimi della durata delle pene di due anni.
Lo stesso si verificò per il gratuito patrocinio. Il Governo dapprima aveva espresso un parere contrario, ma poi, in Aula, nel corso dei lavori parlamentari e grazie ai nostri emendamenti, si riuscì a fare approvare una norma che spazzò via quella vergognosa utilizzazione del nobile istituto del gratuito patrocinio, pensato a favore delle persone emarginate, povere e senza reddito, per poter fornire loro un servizio alla difesa adeguato e civile, e utilizzato invece dai boss mafiosi, Bernardo Provenzano in testa.
Sul testo vi sono interventi su alcune norme, come ad esempio l'articolo 41-bis: lì, con il nostro lavoro, vi abbiamo incalzato e siamo riusciti, prima in Commissione e poi in Aula al Senato, a far compiere un passo in avanti su una norma decisiva: impedire cioè che i boss mafiosi possano, come fanno ancora tutt'oggi, dare ordini verso l'esterno, comunicare chi uccidere, chi far pagare e - perché no! - quale appalto truccare e quale politico votare. Così è accaduto anche per le norme sui patrimoni, anche se si poteva fare di più, sia sull'articolo 41-bis che sui patrimoni.
Abbiamo presentato degli emendamenti che non sarà possibile accogliere e sui quali confrontarci, e il Governo non ha neanche il coraggio, nel presentare la questione di fiducia, di raccogliere queste nostre proposte. Faccio riferimento alla denuncia obbligatoria, perché riteniamo sia maturo il tempo per immettere nelle vene dell'antimafia una norma potente in grado di obbligare, prevedendo delle sanzioni amministrative, gli operatori economici che ancora nel nostro Paese pagano il pizzo a smettere di farlo, senza far correre loro dei rischi e senza ricorrere a un meccanismo di tipo penale. Ciò è possibile prevedendo degli incentivi, anche questi di grande qualità, a favore degli operatori che invece resistono, non pagano e sporgono denuncia.
Prevedevamo anche una delega sulle misure di prevenzione patrimoniale. Ancora, prevedevamo delle norme a favore dei testimoni di giustizia, cittadini onesti che denunciano - diversi dai collaboratori di giustizia - molti dei quali ancora vivono in condizioni di disagio ed emarginazione. Prevedevamo l'istituzione dell'Agenzia sui beni confiscati, perché se è vero che tutti insieme diciamo che l'aggressione ai patrimoni e i beni confiscati sono la grande novità per combattere le mafie, poi però non compiamo i gesti corrispondenti (come appunto la costituzione dell'Agenzia che tutti ci chiedono). Infine, la durata delle pene è irrisoria ed oggi non è in grado, nella lotta alla mafia, di consentire quel salto di qualità che prima richiamavo. Avanzavamo, anche in questo caso, una proposta in grado di scardinare quel meccanismo che integra le organizzazioni mafiose e le mette in condizioni di riprodursi anche quando subiscono indagini e persino delle condanne.
Insomma, l'Assemblea avrebbe potuto fare un buon lavoro, ma avete avuto paura. Da ciò deriva il voto di fiducia, che rappresenta un'occasione mancata per la sicurezza e la lotta alle mafie. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldi. Ne ha facoltà.