Ricordo altresì che nella seduta antimeridiana è stata respinta una questione pregiudiziale, il Governo ha posto tre distinte questioni di fiducia sull'approvazione degli articoli 1, 2 e 3 del disegno di legge in titolo, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, ed ha avuto inizio la discussione congiunta.
È iscritto a parlare il senatore Lumia. Ne ha facoltà.
LUMIA (PD). Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, la questione di fiducia che avete posto al disegno di legge sulla sicurezza, in realtà, corrisponde ad una sfiducia che serpeggia al vostro interno: anche sulla sicurezza siete profondamente divisi e temete i lavori parlamentari, le proposte, gli emendamenti e tutto il lavoro che limpidamente si potrebbe fare qui in questa solenne Aula al servizio del Paese. Ponete la questione di fiducia perché avete paura che il filo che vi unisce si spezzerebbe facilmente, le contraddizioni presenti al vostro interno emergerebbero con grande facilità e si svelerebbero soprattutto i limiti sulle due questioni che di fatto caratterizzano questo disegno di legge: la previsione del reato di immigrazione clandestina e tutto quello che fa da corollario all'intervento per contrastarlo; la vostra scelta di affidare - ahimè! - il controllo del territorio e la sicurezza dei cittadini alle ronde.
Avete più volte richiamato, per far gradire al Paese e digerire all'opinione pubblica tutto questo, le norme contenute nel disegno di legge sulla lotta alle mafie. Eppure, anche su questo tema un lavoro parlamentare, un lavoro senza la mannaia del voto di fiducia avrebbe messo nelle condizioni di fare bene, di arricchire quelle poche norme contenute e di fare quel salto di qualità che ancora nel nostro Paese non si è fatto, proprio su questo tema che invece è la vera priorità e intorno al quale dovrebbe qualificarsi un moderno sistema di sicurezza.
Avete utilizzato e richiamato alcune norme contenute nel disegno di legge per impedire che si possa avanzare una critica ferrea e seria intorno ai grandi buchi e limiti in esso contenuti. Rivendichiamo, con orgoglio e con lucidità, il fatto che in questa legislatura siamo riusciti in Parlamento a svegliare il Governo su alcune norme antimafia. Ricordo il dibattito, qui in Aula, sulla durata delle pene, sull'articolo 416-bis. Il Governo aveva prima espresso parere contrario, ma poi, in Aula, si riuscì a correggere insieme il testo, nel lavoro parlamentare, e a fare aumentare i minimi e i massimi della durata delle pene di due anni.
Lo stesso si verificò per il gratuito patrocinio. Il Governo dapprima aveva espresso un parere contrario, ma poi, in Aula, nel corso dei lavori parlamentari e grazie ai nostri emendamenti, si riuscì a fare approvare una norma che spazzò via quella vergognosa utilizzazione del nobile istituto del gratuito patrocinio, pensato a favore delle persone emarginate, povere e senza reddito, per poter fornire loro un servizio alla difesa adeguato e civile, e utilizzato invece dai boss mafiosi, Bernardo Provenzano in testa.
Sul testo vi sono interventi su alcune norme, come ad esempio l'articolo 41-bis: lì, con il nostro lavoro, vi abbiamo incalzato e siamo riusciti, prima in Commissione e poi in Aula al Senato, a far compiere un passo in avanti su una norma decisiva: impedire cioè che i boss mafiosi possano, come fanno ancora tutt'oggi, dare ordini verso l'esterno, comunicare chi uccidere, chi far pagare e - perché no! - quale appalto truccare e quale politico votare. Così è accaduto anche per le norme sui patrimoni, anche se si poteva fare di più, sia sull'articolo 41-bis che sui patrimoni.
Abbiamo presentato degli emendamenti che non sarà possibile accogliere e sui quali confrontarci, e il Governo non ha neanche il coraggio, nel presentare la questione di fiducia, di raccogliere queste nostre proposte. Faccio riferimento alla denuncia obbligatoria, perché riteniamo sia maturo il tempo per immettere nelle vene dell'antimafia una norma potente in grado di obbligare, prevedendo delle sanzioni amministrative, gli operatori economici che ancora nel nostro Paese pagano il pizzo a smettere di farlo, senza far correre loro dei rischi e senza ricorrere a un meccanismo di tipo penale. Ciò è possibile prevedendo degli incentivi, anche questi di grande qualità, a favore degli operatori che invece resistono, non pagano e sporgono denuncia.
Prevedevamo anche una delega sulle misure di prevenzione patrimoniale. Ancora, prevedevamo delle norme a favore dei testimoni di giustizia, cittadini onesti che denunciano - diversi dai collaboratori di giustizia - molti dei quali ancora vivono in condizioni di disagio ed emarginazione. Prevedevamo l'istituzione dell'Agenzia sui beni confiscati, perché se è vero che tutti insieme diciamo che l'aggressione ai patrimoni e i beni confiscati sono la grande novità per combattere le mafie, poi però non compiamo i gesti corrispondenti (come appunto la costituzione dell'Agenzia che tutti ci chiedono). Infine, la durata delle pene è irrisoria ed oggi non è in grado, nella lotta alla mafia, di consentire quel salto di qualità che prima richiamavo. Avanzavamo, anche in questo caso, una proposta in grado di scardinare quel meccanismo che integra le organizzazioni mafiose e le mette in condizioni di riprodursi anche quando subiscono indagini e persino delle condanne.
Insomma, l'Assemblea avrebbe potuto fare un buon lavoro, ma avete avuto paura. Da ciò deriva il voto di fiducia, che rappresenta un'occasione mancata per la sicurezza e la lotta alle mafie. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldi. Ne ha facoltà.
BOLDI (LNP). Signora Presidente, colleghi, oggi stiamo per approvare l'atto finale, l'ultima parte di quello che viene chiamato pacchetto sicurezza e che rappresenta il punto di arrivo di un patto importante che la Lega Nord e la coalizione di Governo hanno fatto con i cittadini italiani nel momento in cui lo scorso anno si sono presentati alle elezioni politiche.
Ho ascoltato con grande attenzione gli interventi dei colleghi di maggioranza e di opposizione che mi hanno preceduto, ma credo che si sia sottaciuto il fatto che l'anno scorso, durante la presidenza francese, i 27 Paesi dell'Unione europea hanno deciso di dare una svolta alla filosofia che sottende alle politiche migratorie, approvando il Patto europeo per l'immigrazione, al quale tutte le norme contenute in questo pacchetto sicurezza si ispirano.
Dobbiamo assolutamente tener conto di questo, perché dai discorsi che sono stati fatti questa mattina sembra che noi ci poniamo al di fuori di quello che succede in tutta Europa, mentre ci stiamo assolutamente adeguando alla normativa europea. È infatti la legislazione europea a stabilire che dobbiamo contrastare l'immigrazione clandestina e favorire l'immigrazione legale, tenendo però ben presente che gli immigrati hanno dei diritti ma anche dei doveri, tra i quali, ad esempio, l'apprendimento della lingua e il fatto che nelle norme che vengono dettate la preferenza deve assolutamente andare a chi ha delle competenze che possono servire agli Stati membri. Ripeto che a mio avviso dobbiamo tener conto di tutto questo.
Anche il reato di immigrazione clandestina è reso necessario dalla direttiva europea rimpatri, che specifica chiaramente che non vi può essere espulsione senza una sentenza; capite quindi che tale reato andava introdotto per forza. Ugualmente, anche la permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione (CIE) per un tempo maggiore si rifà al recepimento di una parte della stessa direttiva europea, che stabilisce chiaramente che occorre più tempo poiché due mesi non sono sufficienti perché i Paesi da cui gli immigrati arrivano possano mandare i loro documenti. Addirittura, pensate che si può arrivare fino a 18 mesi ed è altresì prevista la possibilità che siano messi in carcere, purché separati dagli altri detenuti. Ritengo pertanto che le norme europee vadano conosciute.
Vorrei ancora rilevare che questa mattina ho sentito - e mi scuso se sono stata poco rispettosa nei confronti della Presidenza - un collega tentare di giustificare il fatto che avvengono degli stupri (lui parlava di immigrati, ma io allargo il discorso sottolineando che possono essere compiuti da immigrati, ma anche da cittadini italiani) con l'inasprimento delle norme sui matrimoni. Qui sembra di vivere in un altro mondo, perché sappiamo che spesso moltissimi di questi matrimoni sono di comodo e addirittura vengono contratti a pagamento.
Credo che finalmente dobbiamo renderci conto che è cambiata la filosofia dell'immigrazione. Dico ancora una cosa: dobbiamo fare in modo, aumentando la cooperazione, di rendere più facile la vita degli immigrati nei Paesi d'origine. Non dobbiamo pensare di poter accogliere indiscriminatamente tutti perché non ce la facciamo e il problema è di livello europeo. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Micheloni. Ne ha facoltà.
*MICHELONI (PD). Signor Presidente, gestire il fenomeno migratorio considerando solo il punto di vista dell'ordine pubblico è un errore storico! Infatti basta solo guardare, neanche studiare, solo guardare la storia dell'emigrazione nei Paesi europei del dopoguerra. Solo con le politiche di integrazione, solo tentando di costruire delle società più giuste e più coese quei Paesi sono riusciti ad uscire dalla strada senza nessuno sbocco dove li aveva portati una gestione del fenomeno migratorio solo poliziesca, cioè quello che si sta facendo con questo disegno di legge. È veramente imperdonabile commettere questo errore dopo decenni di esperienza in tutta Europa.
In questo provvedimento non c'è neanche l'ombra dello spirito del patto europeo sull'immigrazione. Alle future generazioni noi lasciamo un Paese con uno dei debiti più importanti del mondo, un Paese inquinato - perché non credo che a Napoli la bacchetta magica abbia fatto scomparire i rifiuti - un Paese infettato anche dal tumore della criminalità organizzata.
Con questa legge, però, noi stiamo derubando i nostri figli e i nostri nipoti della possibilità di costruire una società e un'Italia migliore. Infatti, bisogna sapere che queste leggi lasciano delle tracce indelebili sulle comunità migranti, sono un freno che impedisce l'integrazione anche dopo molti anni. Il migrante non è e non può essere il capro espiatorio dei problemi di sicurezza della nostra società. Il migrante, in Italia, oggi è lo specchio che ci mette di fronte alla nostra incapacità di costruire una società più giusta, più sicura e più coesa.
Inoltre, parlando di sicurezza, vorrei aggiungere che con le ronde e con questo tipo di politica, in Europa stiamo trasmettendo un'immagine di un Paese insicuro e pericoloso, un'immagine che avrà sicuramente delle ripercussioni gravi sul turismo in Italia. Molti turisti all'estero mi chiedono cosa sta succedendo in Italia e se possono venire in vacanza senza rischi. Questo è ciò che produce la vostra demagogia, la vostra xenofobia, il vostro stare sempre in campagna elettorale. State trasmettendo l'immagine di un Paese che vive in guerra, mentre questo Paese è uno dei più sicuri d'Europa. La vostra politica è assolutamente irresponsabile nei confronti dell'Italia, della sua economia e dei suoi giovani.
Concludo evidenziando un aspetto un po' ironico di questa situazione: con questa legge si chiede al migrante di essere più puro della neve, più puro di un santo, ma poi questa stessa legge viene votata anche da parlamentari che hanno sulle spalle condanne comminate da tribunali italiani. Questo aspetto mi sembra ironico. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti del senatore Longo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Li Gotti. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, proprio al fine di rammentare ciò che ad alcuni continua a sfuggire, volontariamente o colposamente, vale richiamare alla memoria il fatto che negli ultimi otto anni l'attuale maggioranza, escluso un partito, ha governato per oltre sei anni e l'attuale opposizione ha governato per meno di due anni. Dunque, quando si affrontano temi impegnativi come la sicurezza e la regolamentazione di alcuni fenomeni particolarmente complessi, che vanno gestiti con interventi distribuiti nel tempo e che vedono una ricaduta anche a distanza temporale notevole, o comunque complessa, non si può dimenticare che dal 2001, salvo un'interruzione di circa due anni, voi avete governato il Paese. E della vostra gestione voi dovete poi rendere conto.
Che cosa avete fatto dal 2001 al 2006? Solo ora avete improvvisamente scoperto questi problemi, quello dell'immigrazione, quello della sicurezza, quello della giustizia? Tutti questi problemi non nascono oggi. C'erano; si sono aggravati, si sono appesantiti. Poi in materia di giustizia avete depenalizzato il falso in bilancio, atto che dobbiamo ascrivere tra le vostre iniziative. Avete dimezzato i termini di prescrizione, nel mentre aumenta il tempo di celebrazione dei processi. Avete tentato di paralizzare le rogatorie internazionali.
Avete varato la norma salva-Berlusconi, prima con il lodo Schifani e ora con il lodo Alfano. Avete drasticamente ridotto le risorse destinate al comparto giustizia e al comparto sicurezza, sino al 40,5 per cento nel 2011, abbattendo anche le assunzioni. Avete gestito e continuate a gestire un problema carcerario insoluto. Oggi in carcere ci sono oltre 62.000 detenuti, esattamente come nel 2006, che ora pensate di custodire noleggiando delle navi in alcuni porti, un'altra trovata ridicola che volete inventarvi, così come, allo stesso modo, avete annunciato mesi fa il braccialetto elettronico, strombazzandone l'introduzione con interviste sui giornali. Non ne sappiamo più nulla. Sono tutti annunci, "faremo", "abbiamo fatto", poi però ve ne dimenticate; la stampa non ne parla più e non ne parlate più nemmeno voi. In questi anni avete gestito in maniera pessima le risorse, e voglio ribadirlo.
Avete sprecato il denaro. Basta pensare alla disastrosa gestione Castelli al Ministero della giustizia, con un aumento vertiginoso delle spese per le intercettazioni telefoniche, frutto di una mala gestio sanzionata dalla magistratura, sia pure con un provvedimento di archiviazione che però grida vendetta per il mal governo dei soldi degli italiani da parte del Ministero della giustizia. Si è trattato di un provvedimento che purtroppo ancora adesso, a distanza di anni, noi conosciamo soltanto con otto pagine di omissis, perché la magistratura non lo consegna nel testo integrale e lo stesso Ministro ha dovuto riconoscere di non averne una copia integrale perché - ripeto - ci sono otto pagine di omissis in cui non sappiamo cosa c'è scritto e quali responsabilità vi si annidano.
Abbiamo denunciato e continuiamo a denunciare le macchine che si rompono e che non possono essere aggiustate, le autovetture fornite alle forze di polizia che non possono essere utilizzate perché manca la benzina, o la riduzione dei turni, che vi invito a verificare per rendervi conto di quali sono dopo le ore 21 nelle città che dovrebbero essere controllate.
Questa è la gestione della sicurezza e della giustizia che voi avete amministrato nell'arco di questi ultimi otto anni, con la parentesi di un anno e otto mesi in cui si è cercato di porre rimedio, cominciando a pagare i debiti, enormi, lasciati dal ministro Castelli nei confronti dei fornitori delle apparecchiature di ascolto delle intercettazioni e che oggi sono saliti di nuovo vertiginosamente a 460 milioni. Staremo a vedere, e speriamo che con il tempo questi problemi potranno essere risolti, ma voi intanto li appesantite e li aggravate, peraltro in un provvedimento che sbandierate perché contiene alcune norme positive frutto anche del lavoro dell'opposizione, fatto anche nella scorsa legislatura con disegni di legge, studi, proposte che non sono arrivate a conclusione per lo scioglimento anticipato delle Camere.
Quindi, pur in presenza di proposte e interventi sicuramente positivi, ripresi in questo provvedimento, non riusciamo ancora a capire e a spiegarci la ragione in base alla quale avete d'un colpo depennato da questo disegno di legge la disposizione sull'autoriciclaggio, la norma più importante di contrasto alla criminalità mafiosa. L'autoriciclaggio è sparito, è stato stralciato ed è stato avviato su un percorso ignorato e del quale si è persa traccia. Sono trascorsi mesi.
Avete parlato della bandiera elettorale rappresentata dalla norma che introduce il reato di soggiorno e di ingresso illegale nel nostro Paese, che dobbiamo inserire nel lungo elenco delle nefandezze fatte in questi anni. Ho un dubbio veramente se voi siete veramente convinti che la vostra sia una bandiera perché in tal caso sarebbe molto grave. Dite agli elettori di cosa si tratta, cos'è il reato introdotto? La pena prevista è quella dell'ammenda da 5.000 a 10.000 euro per colui che sbarca (gli sbarchi rappresentano il 10 per cento degli ingressi irregolari nel nostro Paese, mentre il 90 per cento avvengono per via terra), che dovrebbe essere sottoposto a processo e pagare, appunto, 5.000 euro. Ma voi pensate veramente che l'immigrato clandestino lo faccia? No. Allora voi sapete cosa comporta la legge? Perché non lo dite agli elettori? Se il condannato lo richiede e se è insolvibile, cioè non paga, la pena viene convertita in lavoro sostitutivo. Per fare ciò ci vuole posizione assicurativa e previdenziale ed un irregolare non lo può fare.
Allora, in cosa si converte la pena? Vediamo l'approdo di questa legge che voi dovreste illustrare ai cittadini come bandiera. Se il condannato non richiede di svolgere il lavoro sostitutivo - ed in questo caso non può neanche svolgerlo - le pene pecuniarie, cioè l'ammenda di 5.000 euro, non eseguita per insolvibilità, si convertono nell'obbligo di permanenza domiciliare con le forme e nei modi previsti dall'articolo 53. Vediamolo: la pena della permanenza domiciliare comporta l'obbligo di rimanere presso la propria abitazione o in altro luogo di privata dimora nei giorni di sabato e domenica". Ma glielo dite ai cittadini che questa è la vostra bandiera? Noi dobbiamo fare tutto questo, processare alcune centinaia di migliaia di persone per obbligarle a rimanere nella propria residenza nei giorni di sabato e domenica. La norma prosegue dicendo che «il condannato non è considerato in stato di detenzione». Quindi, può anche uscire. Vi pare che questa sia una bandiera? È una clamorosa presa in giro: ci troviamo di fronte a un provvedimento che di serio non ha nulla, ha soltanto un contenuto pesantemente ridicolo. Quando diciamo in giro queste cose la gente si mette a ridere credendo che non sia possibile, che sia una barzelletta! Invece non è una barzelletta, è la legge. Questa è la legge. Questa sarebbe la bandiera che voi avete sventolato ma dovreste rilevarne i contenuti ai cittadini. È vero che ci sono zone e settori di insofferenza e di opinione pubblica sul problema dell'immigrazione, che deve essere regolata e affrontata, ma non con queste norme ridicole, che hanno un aspetto drammatico.
Per giustificare l'aspetto drammatico siete stati costretti a ricorrere ad un falso! Il Ministero dell'interno ha dovuto dire, pur di trovare una copertura finanziaria, che gli irregolari presenti nel nostro Paese processabili sono 3.660! Il sottosegretario Mantovano non ha il coraggio di rispondere sui dati falsi che ha fornito! Abbia il coraggio almeno di alzare la testa e di guardare mentre si dicono queste cose! Nei vostri documenti è scritto che gli irregolari sono 760.000 e lei ha fatto scrivere che sono 3.660! Si vergogni, sottosegretario Mantovano, di non rispondere e neanche di alzare la testa alle nostre contestazioni.
Con un falso voi avete individuato un'apparente copertura finanziaria. Vergognatevi di fare queste cose! Lei doveva rispondermi in Commissione; lei non doveva scrivere dei falsi nei documenti. È inutile che chieda ora la parola, lei doveva avere il coraggio in Commissione, quando glielo ho chiesto, di affrontare il problema. Mi spieghi da dove trae il dato di 3.660 persone irregolari processabili nel nostro Paese, visto che secondo i dati del Ministero si tratta di 760.000 persone. La copertura finanziaria, che voi prevedete in 30 milioni di euro, copre 3.660; non 760.000 persone, che è l'ammontare della platea dei processabili, mentre le leggi devono prevedere l'impatto sulla platea dei destinatari di una norma, secondo l'articolo 81 della Costituzione.
Per questo e per altri motivi riteniamo che questa nefandezza sulla quale voi ponete la fiducia, e che attraverso il giudizio di nefandezza qualifica la parola fiducia che voi richiedete, non la meriti assolutamente. Dovrete prima o dopo renderne conto ai cittadini italiani; democraticamente, ma ne renderete conto. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonfrisco. Ne ha facoltà.
BONFRISCO (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, oggi ci accingiamo a varare un provvedimento al quale da tempo il Parlamento sta lavorando. Ci è voluto un anno per completare questo importante e ricco pacchetto sicurezza, fatto di diversi provvedimenti; importante, perché rientra in una politica più ampia di questo Governo a favore della sicurezza. La sicurezza è un bisogno primario di ciascuno, pubblico e allo stesso tempo condiviso dalla comunità. Esprimo piena soddisfazione per un provvedimento articolato e ricco di contenuti, che certamente avrà effetti positivi rispetto alla preoccupante crescita di fenomeni di violenza cui abbiamo assistito negli ultimi tempi.
Come lei, signora Presidente, come senatrice e come donna, sono stata anch'io colpita dagli episodi di aggressione che hanno avuto come vittime, spesso inermi, tante donne. A tal proposito, vorrei ricordare le altre misure che sono state volute, sostenute e approvate da questa maggioranza, come quella in materia di contrasto alla violenza sessuale e di atti persecutori, meglio conosciuto come stalking. Ed è per me motivo di orgoglio aver contribuito, seppure in piccola parte, a far sì che da oggi le donne italiane abbiano a disposizione un efficace strumento per la propria difesa personale ed abbiano la certezza di non essere sempre considerate talmente deboli al punto di non potersi nemmeno difendere.
Mi riferisco al fatto che il Parlamento ha accolto l'emendamento da me proposto sull'utilizzo del cosiddetto nebulizzatore al peperoncino che, come dissi all'epoca della sua approvazione, consentirà a ciascuno di noi, in particolare alle donne, di girare per la strada sapendo di essere al sicuro da un'emergenza, poiché si avrà il tempo di attirare l'attenzione e di riuscire a denunciare l'aggressore. Ad onor del vero, il Parlamento, anche attraverso altri emendamenti e numerosi ordini del giorno, ha avuto modo di approfondire il tema, ma si deve a questo Governo, signora Presidente, al ministro Maroni ed al sottosegretario Mantovano, l'aver compreso l'urgenza di adeguare la nostra normativa a quella dei principali Paesi europei e di dare alle donne italiane, ma non solo a loro, un piccolo aiuto che può rilevarsi determinante per salvare la propria vita, il proprio equilibrio psicologico e quello delle proprie famiglie.
Mi consenta di concludere, Presidente (non ruberò altro tempo oltre quello che lei mi ha concesso), per rispondere al senatore Li Gotti. Senatore Li Gotti, non ho il tempo per rispondere e per difendere dalle sue ridicole accuse il già ministro della giustizia Castelli, ma lei si dovrebbe vergognare, non solo dei contenuti che ha sproloquiato in questa Aula, ma soprattutto di essere stato il Sottosegretario alla giustizia del Governo Prodi, quello che noi tutti ricordiamo, ma che si ricordano soprattutto gli italiani per la sua massima inefficienza, soprattutto in tema di giustizia e di sicurezza. Io, e insieme con me tutti i senatori di questa coalizione, andiamo orgogliosi del ricordo che il senatore Castelli ha lasciato nella sua funzione di Ministro della giustizia. Un ingegnere al Ministero della giustizia ha tentato di fare la riforma dell'ordinamento giudiziario nel modo più equilibrato possibile; un ingegnere al Ministero della giustizia ha tentato disperatamente di riformare quell'orrendo strumento delle intercettazioni telefoniche, che voi avete sempre usato come una clava soprattutto nei confronti dei vostri nemici politici; quell'ingegnere al Ministero della giustizia ha preparato un lavoro che questo Governo concluderà nei prossimi giorni, nei prossimi mesi e nei prossimi anni di questa legislatura. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valli. Ne ha facoltà.
VALLI (LNP). Signora Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, noi stiamo portando in quest'Aula le richieste dei cittadini, non solo degli elettori della Lega. La sicurezza è il sale della democrazia; se cade la sicurezza è il vuoto, l'anarchia, la violenza. Noi non lo possiamo permettere. Ci siamo impegnati in maniera propositiva nei confronti della popolazione grazie all'azione del ministro Roberto Maroni, che sta ottenendo un successo dopo l'altro nel contrasto alla criminalità organizzata e nella lotta all'immigrazione clandestina. Sappiamo che la strada maestra è l'approvazione definitiva del pacchetto sicurezza. Ciò renderà più tranquille le comunità di tutto il Paese, non solo, come qualcuno vuol far credere, delle nostre genti del Nord.
L'approvazione di questo pacchetto consentirà agli amministratori locali una maggiore certezza nella loro attività, non scaricando più sulle loro spalle e sui cittadini tutte le conseguenze di un sistema che mirava solo a garantire le situazioni di illegalità: matrimoni di comodo tra uno straniero ed uno del nostro Paese con il fine di ottenere la cittadinanza; maggiori poteri agli uffici comunali per il controllo delle condizioni igienico-sanitarie degli alloggi; istituzione del registro delle persone senza fissa dimora; obbligo di esibire il permesso di soggiorno per usufruire di servizi pubblici e per ottenere atti dello stato civile.
Sono norme elementari, applicate in tutti i Paesi d'Europa e che qui da noi scandalizzano per il solito buonismo peloso di una parte dell' opposizione (una parte, perché molti nel Partito Democratico sostengono questo pacchetto sulla sicurezza, e penso a tanti amministratori del Nord) e di una gran parte dei media.
Come appartenente alla Commissione antimafia, sono particolarmente soddisfatto per l'approvazione di una modifica al codice degli appalti che introduce un fondamentale principio giuridico: 1'imprenditore deve denunciare i fatti di cui è vittima; diversamente, chi è omertoso viene escluso, per il futuro, dalla partecipazione agli appalti. Sempre su questo tema sono stati conferiti al prefetto poteri di accesso ed accertamento nei cantieri delle imprese interessate all'esecuzione di lavori pubblici.
Un altro importante intervento, sempre in tema di criminalità mafiosa, è quello che ha ampliato l'ambito di applicazione della legislazione antimafia, estendendola, alle organizzazioni mafiose straniere, per trasferimento illecito di valori, associazione mafiosa finalizzata al traffico di droga, terrorismo e sequestro di persona a scopo di estorsione, oltre che al riciclaggio. Si è modificato, inoltre, l'articolo 41-bis sul regime carcerario speciale per i boss mafiosi, che può essere applicato anche a coloro che sono detenuti o internati per altri reati ma che hanno agevolato l'associazione mafiosa.
Infine, si è provveduto alla modifica della normativa in materia di scioglimento dei consigli comunali e provinciali in conseguenza di fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso, stabilendo, ai fini dei presupposti dello scioglimento, che gli elementi debbano essere «concreti, univoci e rilevanti». Vi è un'importante misura preventiva nei confronti degli amministratori locali che, con le loro condotte, abbiano determinato lo scioglimento del consiglio dell'ente locale: l'incandidabilità al turno di elezione immediatamente successivo allo scioglimento. Si è previsto che anche i segretari comunali e provinciali, direttori generali, dirigenti e dipendenti dell'ente locale debbano essere «valutati» in ordine a detti condizionamenti, allo scopo di fronteggiare i fenomeni di infiltrazione e condizionamento mafioso.
Sono pienamente convinto che queste misure, insieme alle altre importanti disposizioni descritte dai colleghi che mi hanno preceduto e contenute nelle restanti parti del testo, saranno in grado di corrispondere alla domanda di sicurezza sempre più pressante nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Della Monica. Ne ha facoltà.
DELLA MONICA (PD). Signora Presidente, consegnerò un intervento scritto alla Presidenza e quindi parlerò per pochissimi minuti, soprattutto per rispondere ad alcune accuse, assolutamente infondate, dei colleghi della maggioranza circa il fatto che il Partito Democratico e l'opposizione in generale non vorrebbero assolutamente la sicurezza. È esattamente il contrario.
Il Partito Democratico ha avanzato una serie di proposte normative ampiamente recepite, tra l'altro, nel disegno di legge sulla sicurezza che stiamo esaminando. Mi riferisco in particolare ad alcune norme che vogliono dare maggiore sicurezza ai cittadini. Tra quelle penali indico innanzitutto quelle improntate ad una maggiore tutela dei soggetti deboli e in generale delle vittime dei reati. Per quanto riguarda invece le modifiche al codice di procedura penale e alle normative connesse, basti pensare che alcune delle modifiche inserite in questo provvedimento sono in realtà le stesse proposte dal Partito Democratico e dal precedente Governo e che, in larga parte, sono state anche anticipate in altri provvedimenti normativi.
Mi riferisco sia al decreto-legge sicurezza sia al decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, che il Governo ha fortemente voluto, ma - me lo consenta la senatrice Bonfrisco - appropriandosi proprio di quelle norme in materia di contrasto alla violenza alle donne che volevamo fortemente e che sono state recepite soltanto parzialmente. Infatti, se certamente è stata introdotta la disciplina sullo stalking, altrettanto sicuramente si può sostenere che non è stata introdotta alcuna norma per contrastare quella violenza domestica che tocca donne e minori mietendo quotidianamente vittime e che, in base ai calcoli dell'ISTAT, determina un numero di morti tra le donne addirittura superiore a quello delle vittime di mafia. Sotto questo aspetto mi fa piacere che il Governo sia soddisfatto dell'appropriazione di questa normativa, ma non diciamo che il Partito Democratico non voleva la sicurezza in questa materia.
Altrettanto intendo affermare per quanto concerne le misure di prevenzione. Infatti, sempre per iniziativa del Partito Democratico sono state introdotte disposizioni in materia di misure di prevenzione personale e patrimoniale nel decreto-legge n. 92 del 2008, e auspicate e condivise dal Partito Democratico sono anche quelle inserite nel presente disegno di legge.
Per quanto riguarda il 41-bis, vorrei aggiungere che è stato proprio il Partito Democratico ad introdurre questa disciplina, riproposta come emendamento poi condiviso dalla maggioranza, che risolverà molti problemi consentendo di combattere efficacemente, ancora una volta, la criminalità organizzata.
Quanto all'immigrazione clandestina, mi preme sottolineare che le uniche norme positive sono quelle proposte dal Partito Democratico. In particolare, desidero ricordare che le norme inserite nel disegno di legge in esame sono quelle già proposte nella precedente legislatura e che il Partito Democratico ha riproposto con il disegno di legge Atto Senato n. 777. Queste norme introducono novità sostanziali e processuali per contrastare il favoreggiamento e lo sfruttamento dell'immigrazione clandestina.
Si proponevano, almeno nella visione del Partito Democratico, anche misure di tutela nei confronti delle vittime. Guarda caso, nel disegno di legge in esame l'aspetto delle vittime non è preso in considerazione. Eppure quello dell'immigrazione clandestina è un fenomeno complesso, che come tale presenta la necessità di un approccio integrato, capace di intervenire sul momento preventivo oltre che su quello repressivo, valorizzando la funzione deterrente connaturata alla disciplina penale e fornendo una risposta effettiva e articolata all'emergenza in materia.
Detto questo, possiamo passare subito alle dolenti note, poiché il disegno di legge pone seri problemi di costituzionalità per la parte concernente l'immigrazione. Piaccia o non piaccia sentirlo dire, la norma che punisce a titolo di reato l'ingresso e il soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello Stato, oltre ad esasperare una tendenza all'uso simbolico della sanzione penale, criminalizza mere condizioni personali e presenta molteplici profili di illegittimità costituzionale. Tali profili sono già stati messi in evidenza dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 78 del 2007.
Non ritorno su quanto ho già sottolineato ieri in materia di incostituzionalità delle norme introdotte dalla Camera dei deputati combinate con il nuovo reato di ingresso e soggiorno illegale nel nostro Paese; non voglio neppure riprendere ciò che è stato evidenziato dai colleghi, e che io condivido, in materia di ronde e di altri istituti, come ad esempio la permanenza nei centri di identificazione ed espulsione (CIE), che presenta profili di incostituzionalità.
In questo momento, mi preme evidenziare che l'irregolarità dei migranti, così come sancita dal disegno di legge in esame, favorirà la criminalità organizzata, che troverà nei migranti irregolari manovalanza a basso costo, e favorirà altresì l'economia illegale; nel disegno di legge in esame, infatti, la maggioranza non ha voluto inserire le proposte in materia del Partito Democratico, quali la normativa sul caporalato e sul lavoro irregolare, che consente di combattere il traffico di esseri umani, anche sotto il profilo dello sfruttamento lavorativo, e le misure in materia di autoriciclaggio.
Ritengo quindi che non vi sia un'incoerenza del Governo e della maggioranza in materia di politiche per la sicurezza: le norme proposte sono perfettamente coerenti con le proposte di modifica in materia di intercettazioni telefoniche, in materia di sicurezza del lavoro e in materia di nuovo processo penale. Allora, la maggioranza non dica che il Partito Democratico è immobile e non vuole la sicurezza dei cittadini. È esattamente il contrario: il Governo e la maggioranza non la vogliono, perché propongono norme ineffettive.
Pertanto, il voto sarà contrario, perché per il Partito Democratico non è possibile votare norme discriminatorie, incostituzionali, inefficaci, che non garantiscono alcuna sicurezza. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE.Senatrice Della Monica, la Presidenza l'autorizza a consegnare il testo integrale del suo intervento.
È iscritta a parlare la senatrice Vicari. Ne ha facoltà.
VICARI (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, il tema della sicurezza ha assunto negli ultimi anni un'importanza crescente per la popolazione italiana anche alla luce dei diversi episodi di criminalità di cui sono state vittime numerosi cittadini. Le immagini impressionanti, diffuse dai mass media nei giorni scorsi, che mostravano per le vie di Napoli la morte in diretta di un passante trovatosi sfortunatamente nel mezzo di una sparatoria provocata da un regolamento di conti tra bande rivali sono emblematiche della necessità di prevedere delle misure maggiormente incisive nella lotta al crimine, con particolare riguardo a quello organizzato e di stampo mafioso.
La richiesta pressante dell'opinione pubblica è ormai da tempo quella di riportare la sicurezza nelle città e tra i cittadini. In questa direzione ha lavorato, negli ultimi mesi, il Governo e in particolare il Ministro della giustizia e quello dell'interno, che hanno gettato le basi del provvedimento (poi modificato dai due rami del Parlamento) che il Senato approverà in via definitiva domani.
Il disegno di legge presta particolare attenzione alle misure di contrasto del fenomeno mafioso. Vengono rafforzate, nel loro complesso, le misure preventive mediante una nuova disciplina del sequestro di beni appartenenti a soggetti mafiosi e frutto di attività illecite. È previsto inoltre un inasprimento del regime dell'articolo 41-bis, mediante il raddoppio, da due a quattro anni, del periodo in cui potrà essere applicato il regime di carcere duro ai mafiosi. Sono stati introdotti ulteriori accorgimenti, anche mediante un aumento dei poteri della Procura nazionale antimafia, per impedire, soprattutto ai capimafia, di continuare a controllare le cosche e a impartire ordini e direttive anche dal carcere.
Particolare attenzione viene assicurata al contrasto del racket introducendo una misura chiesta con forza dalla Confindustria nazionale e, in particolare, da quella siciliana. Infatti, viene introdotto l'obbligo di esclusione dalla partecipazione agli appalti pubblici degli imprenditori che abbiano avuto un comportamento omertoso e non abbiano proceduto alla denuncia dei fenomeni di racket scoperti successivamente dall'autorità giudiziaria.
Non possono essere trascurate, infine, le previsioni che impediscono agli amministratori degli enti locali sciolti per mafia di presentare la propria candidatura alle successive elezioni comunali, provinciali e regionali.
Il provvedimento interviene altresì con delle misure di contrasto dell'immigrazione clandestina. Questi interventi si integrano con la nuova politica inaugurata dal Governo in materia di immigrazione. Recentemente sono stati rafforzati i controlli sulle coste italiane, anche in collaborazione con le polizie di altri Paesi, come ad esempio la Libia. Tutto ciò sta consentendo di individuare le imbarcazioni cariche di clandestini con un congruo margine di anticipo e, comunque, già nel momento in cui queste ultime si trovano in acque internazionali. Questa soluzione permette alle nostre Forze di polizia di intervenire su tali imbarcazioni, prestando gli aiuti necessari, e di ricondurle, secondo le leggi del mare, sulle coste di provenienza, evitando in questo modo lo sbarco di centinaia di disperati la cui unica prospettiva, dopo un periodo di permanenza in un centro di accoglienza temporaneo, sarebbe quella del rimpatrio.
Ho avuto l'occasione, proprio recentemente (qualche settimana fa), di visitare di persona il centro di Lampedusa ed ho apprezzato gli effetti di tali politiche. Il centro, a differenza di quanto avveniva solamente alcuni mesi fa, era totalmente vuoto, ma comunque era finalmente in grado di offrire delle condizioni di vivibilità per gli immigrati che dovessero essere ospitati.
Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, il pacchetto sicurezza che il Senato si appresta ad approvare con il voto di fiducia al Governo contiene risposte certe e concrete agli impegni assunti dal Popolo della Libertà e dal presidente Berlusconi nei confronti dei cittadini prima delle elezioni. Il nostro programma prevedeva tra i primi punti il contrasto alla criminalità organizzata, a partire proprio dal fenomeno mafioso, ai reati che sempre più allarmano i cittadini e rischiano di rendere più insicure le nostre città e al fenomeno dell'immigrazione clandestina, spesso sfruttato proprio dalle organizzazioni criminali.
Per tali motivi, voteremo la fiducia al Governo e credo che tutti gli italiani possano da oggi, con l'approvazione di questo provvedimento, essere e sentirsi più sicuri rispetto a ieri. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione congiunta sulle questioni di fiducia poste dal Governo.
Alle ore 16,05 il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti renderà una informativa sul tragico incidente di Viareggio.
Sospendo pertanto la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 15,54, è ripresa alle ore 16,05).