RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza della vice presidente MAURO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 15,02).
Si dia lettura del processo verbale.
BUTTI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 15,04).
Seguito della discussione del disegno di legge:
(733-B) Disposizioni in materia di sicurezza pubblica (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 15,04)
Seguito della discussione e approvazione delle questioni di fiducia poste sugli articoli 1 e 2
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 733-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale.
Ricordo altresì che nella seduta antimeridiana è stata respinta una questione pregiudiziale, il Governo ha posto tre distinte questioni di fiducia sull'approvazione degli articoli 1, 2 e 3 del disegno di legge in titolo, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, ed ha avuto inizio la discussione congiunta.
È iscritto a parlare il senatore Lumia. Ne ha facoltà.
LUMIA (PD). Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, la questione di fiducia che avete posto al disegno di legge sulla sicurezza, in realtà, corrisponde ad una sfiducia che serpeggia al vostro interno: anche sulla sicurezza siete profondamente divisi e temete i lavori parlamentari, le proposte, gli emendamenti e tutto il lavoro che limpidamente si potrebbe fare qui in questa solenne Aula al servizio del Paese. Ponete la questione di fiducia perché avete paura che il filo che vi unisce si spezzerebbe facilmente, le contraddizioni presenti al vostro interno emergerebbero con grande facilità e si svelerebbero soprattutto i limiti sulle due questioni che di fatto caratterizzano questo disegno di legge: la previsione del reato di immigrazione clandestina e tutto quello che fa da corollario all'intervento per contrastarlo; la vostra scelta di affidare - ahimè! - il controllo del territorio e la sicurezza dei cittadini alle ronde.
Avete più volte richiamato, per far gradire al Paese e digerire all'opinione pubblica tutto questo, le norme contenute nel disegno di legge sulla lotta alle mafie. Eppure, anche su questo tema un lavoro parlamentare, un lavoro senza la mannaia del voto di fiducia avrebbe messo nelle condizioni di fare bene, di arricchire quelle poche norme contenute e di fare quel salto di qualità che ancora nel nostro Paese non si è fatto, proprio su questo tema che invece è la vera priorità e intorno al quale dovrebbe qualificarsi un moderno sistema di sicurezza.
Avete utilizzato e richiamato alcune norme contenute nel disegno di legge per impedire che si possa avanzare una critica ferrea e seria intorno ai grandi buchi e limiti in esso contenuti. Rivendichiamo, con orgoglio e con lucidità, il fatto che in questa legislatura siamo riusciti in Parlamento a svegliare il Governo su alcune norme antimafia. Ricordo il dibattito, qui in Aula, sulla durata delle pene, sull'articolo 416-bis. Il Governo aveva prima espresso parere contrario, ma poi, in Aula, si riuscì a correggere insieme il testo, nel lavoro parlamentare, e a fare aumentare i minimi e i massimi della durata delle pene di due anni.
Lo stesso si verificò per il gratuito patrocinio. Il Governo dapprima aveva espresso un parere contrario, ma poi, in Aula, nel corso dei lavori parlamentari e grazie ai nostri emendamenti, si riuscì a fare approvare una norma che spazzò via quella vergognosa utilizzazione del nobile istituto del gratuito patrocinio, pensato a favore delle persone emarginate, povere e senza reddito, per poter fornire loro un servizio alla difesa adeguato e civile, e utilizzato invece dai boss mafiosi, Bernardo Provenzano in testa.
Sul testo vi sono interventi su alcune norme, come ad esempio l'articolo 41-bis: lì, con il nostro lavoro, vi abbiamo incalzato e siamo riusciti, prima in Commissione e poi in Aula al Senato, a far compiere un passo in avanti su una norma decisiva: impedire cioè che i boss mafiosi possano, come fanno ancora tutt'oggi, dare ordini verso l'esterno, comunicare chi uccidere, chi far pagare e - perché no! - quale appalto truccare e quale politico votare. Così è accaduto anche per le norme sui patrimoni, anche se si poteva fare di più, sia sull'articolo 41-bis che sui patrimoni.
Abbiamo presentato degli emendamenti che non sarà possibile accogliere e sui quali confrontarci, e il Governo non ha neanche il coraggio, nel presentare la questione di fiducia, di raccogliere queste nostre proposte. Faccio riferimento alla denuncia obbligatoria, perché riteniamo sia maturo il tempo per immettere nelle vene dell'antimafia una norma potente in grado di obbligare, prevedendo delle sanzioni amministrative, gli operatori economici che ancora nel nostro Paese pagano il pizzo a smettere di farlo, senza far correre loro dei rischi e senza ricorrere a un meccanismo di tipo penale. Ciò è possibile prevedendo degli incentivi, anche questi di grande qualità, a favore degli operatori che invece resistono, non pagano e sporgono denuncia.
Prevedevamo anche una delega sulle misure di prevenzione patrimoniale. Ancora, prevedevamo delle norme a favore dei testimoni di giustizia, cittadini onesti che denunciano - diversi dai collaboratori di giustizia - molti dei quali ancora vivono in condizioni di disagio ed emarginazione. Prevedevamo l'istituzione dell'Agenzia sui beni confiscati, perché se è vero che tutti insieme diciamo che l'aggressione ai patrimoni e i beni confiscati sono la grande novità per combattere le mafie, poi però non compiamo i gesti corrispondenti (come appunto la costituzione dell'Agenzia che tutti ci chiedono). Infine, la durata delle pene è irrisoria ed oggi non è in grado, nella lotta alla mafia, di consentire quel salto di qualità che prima richiamavo. Avanzavamo, anche in questo caso, una proposta in grado di scardinare quel meccanismo che integra le organizzazioni mafiose e le mette in condizioni di riprodursi anche quando subiscono indagini e persino delle condanne.
Insomma, l'Assemblea avrebbe potuto fare un buon lavoro, ma avete avuto paura. Da ciò deriva il voto di fiducia, che rappresenta un'occasione mancata per la sicurezza e la lotta alle mafie. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldi. Ne ha facoltà.
BOLDI (LNP). Signora Presidente, colleghi, oggi stiamo per approvare l'atto finale, l'ultima parte di quello che viene chiamato pacchetto sicurezza e che rappresenta il punto di arrivo di un patto importante che la Lega Nord e la coalizione di Governo hanno fatto con i cittadini italiani nel momento in cui lo scorso anno si sono presentati alle elezioni politiche.
Ho ascoltato con grande attenzione gli interventi dei colleghi di maggioranza e di opposizione che mi hanno preceduto, ma credo che si sia sottaciuto il fatto che l'anno scorso, durante la presidenza francese, i 27 Paesi dell'Unione europea hanno deciso di dare una svolta alla filosofia che sottende alle politiche migratorie, approvando il Patto europeo per l'immigrazione, al quale tutte le norme contenute in questo pacchetto sicurezza si ispirano.
Dobbiamo assolutamente tener conto di questo, perché dai discorsi che sono stati fatti questa mattina sembra che noi ci poniamo al di fuori di quello che succede in tutta Europa, mentre ci stiamo assolutamente adeguando alla normativa europea. È infatti la legislazione europea a stabilire che dobbiamo contrastare l'immigrazione clandestina e favorire l'immigrazione legale, tenendo però ben presente che gli immigrati hanno dei diritti ma anche dei doveri, tra i quali, ad esempio, l'apprendimento della lingua e il fatto che nelle norme che vengono dettate la preferenza deve assolutamente andare a chi ha delle competenze che possono servire agli Stati membri. Ripeto che a mio avviso dobbiamo tener conto di tutto questo.
Anche il reato di immigrazione clandestina è reso necessario dalla direttiva europea rimpatri, che specifica chiaramente che non vi può essere espulsione senza una sentenza; capite quindi che tale reato andava introdotto per forza. Ugualmente, anche la permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione (CIE) per un tempo maggiore si rifà al recepimento di una parte della stessa direttiva europea, che stabilisce chiaramente che occorre più tempo poiché due mesi non sono sufficienti perché i Paesi da cui gli immigrati arrivano possano mandare i loro documenti. Addirittura, pensate che si può arrivare fino a 18 mesi ed è altresì prevista la possibilità che siano messi in carcere, purché separati dagli altri detenuti. Ritengo pertanto che le norme europee vadano conosciute.
Vorrei ancora rilevare che questa mattina ho sentito - e mi scuso se sono stata poco rispettosa nei confronti della Presidenza - un collega tentare di giustificare il fatto che avvengono degli stupri (lui parlava di immigrati, ma io allargo il discorso sottolineando che possono essere compiuti da immigrati, ma anche da cittadini italiani) con l'inasprimento delle norme sui matrimoni. Qui sembra di vivere in un altro mondo, perché sappiamo che spesso moltissimi di questi matrimoni sono di comodo e addirittura vengono contratti a pagamento.
Credo che finalmente dobbiamo renderci conto che è cambiata la filosofia dell'immigrazione. Dico ancora una cosa: dobbiamo fare in modo, aumentando la cooperazione, di rendere più facile la vita degli immigrati nei Paesi d'origine. Non dobbiamo pensare di poter accogliere indiscriminatamente tutti perché non ce la facciamo e il problema è di livello europeo. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Micheloni. Ne ha facoltà.
*MICHELONI (PD). Signor Presidente, gestire il fenomeno migratorio considerando solo il punto di vista dell'ordine pubblico è un errore storico! Infatti basta solo guardare, neanche studiare, solo guardare la storia dell'emigrazione nei Paesi europei del dopoguerra. Solo con le politiche di integrazione, solo tentando di costruire delle società più giuste e più coese quei Paesi sono riusciti ad uscire dalla strada senza nessuno sbocco dove li aveva portati una gestione del fenomeno migratorio solo poliziesca, cioè quello che si sta facendo con questo disegno di legge. È veramente imperdonabile commettere questo errore dopo decenni di esperienza in tutta Europa.
In questo provvedimento non c'è neanche l'ombra dello spirito del patto europeo sull'immigrazione. Alle future generazioni noi lasciamo un Paese con uno dei debiti più importanti del mondo, un Paese inquinato - perché non credo che a Napoli la bacchetta magica abbia fatto scomparire i rifiuti - un Paese infettato anche dal tumore della criminalità organizzata.
Con questa legge, però, noi stiamo derubando i nostri figli e i nostri nipoti della possibilità di costruire una società e un'Italia migliore. Infatti, bisogna sapere che queste leggi lasciano delle tracce indelebili sulle comunità migranti, sono un freno che impedisce l'integrazione anche dopo molti anni. Il migrante non è e non può essere il capro espiatorio dei problemi di sicurezza della nostra società. Il migrante, in Italia, oggi è lo specchio che ci mette di fronte alla nostra incapacità di costruire una società più giusta, più sicura e più coesa.
Inoltre, parlando di sicurezza, vorrei aggiungere che con le ronde e con questo tipo di politica, in Europa stiamo trasmettendo un'immagine di un Paese insicuro e pericoloso, un'immagine che avrà sicuramente delle ripercussioni gravi sul turismo in Italia. Molti turisti all'estero mi chiedono cosa sta succedendo in Italia e se possono venire in vacanza senza rischi. Questo è ciò che produce la vostra demagogia, la vostra xenofobia, il vostro stare sempre in campagna elettorale. State trasmettendo l'immagine di un Paese che vive in guerra, mentre questo Paese è uno dei più sicuri d'Europa. La vostra politica è assolutamente irresponsabile nei confronti dell'Italia, della sua economia e dei suoi giovani.
Concludo evidenziando un aspetto un po' ironico di questa situazione: con questa legge si chiede al migrante di essere più puro della neve, più puro di un santo, ma poi questa stessa legge viene votata anche da parlamentari che hanno sulle spalle condanne comminate da tribunali italiani. Questo aspetto mi sembra ironico. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti del senatore Longo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Li Gotti. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, proprio al fine di rammentare ciò che ad alcuni continua a sfuggire, volontariamente o colposamente, vale richiamare alla memoria il fatto che negli ultimi otto anni l'attuale maggioranza, escluso un partito, ha governato per oltre sei anni e l'attuale opposizione ha governato per meno di due anni. Dunque, quando si affrontano temi impegnativi come la sicurezza e la regolamentazione di alcuni fenomeni particolarmente complessi, che vanno gestiti con interventi distribuiti nel tempo e che vedono una ricaduta anche a distanza temporale notevole, o comunque complessa, non si può dimenticare che dal 2001, salvo un'interruzione di circa due anni, voi avete governato il Paese. E della vostra gestione voi dovete poi rendere conto.
Che cosa avete fatto dal 2001 al 2006? Solo ora avete improvvisamente scoperto questi problemi, quello dell'immigrazione, quello della sicurezza, quello della giustizia? Tutti questi problemi non nascono oggi. C'erano; si sono aggravati, si sono appesantiti. Poi in materia di giustizia avete depenalizzato il falso in bilancio, atto che dobbiamo ascrivere tra le vostre iniziative. Avete dimezzato i termini di prescrizione, nel mentre aumenta il tempo di celebrazione dei processi. Avete tentato di paralizzare le rogatorie internazionali.
Avete varato la norma salva-Berlusconi, prima con il lodo Schifani e ora con il lodo Alfano. Avete drasticamente ridotto le risorse destinate al comparto giustizia e al comparto sicurezza, sino al 40,5 per cento nel 2011, abbattendo anche le assunzioni. Avete gestito e continuate a gestire un problema carcerario insoluto. Oggi in carcere ci sono oltre 62.000 detenuti, esattamente come nel 2006, che ora pensate di custodire noleggiando delle navi in alcuni porti, un'altra trovata ridicola che volete inventarvi, così come, allo stesso modo, avete annunciato mesi fa il braccialetto elettronico, strombazzandone l'introduzione con interviste sui giornali. Non ne sappiamo più nulla. Sono tutti annunci, "faremo", "abbiamo fatto", poi però ve ne dimenticate; la stampa non ne parla più e non ne parlate più nemmeno voi. In questi anni avete gestito in maniera pessima le risorse, e voglio ribadirlo.
Avete sprecato il denaro. Basta pensare alla disastrosa gestione Castelli al Ministero della giustizia, con un aumento vertiginoso delle spese per le intercettazioni telefoniche, frutto di una mala gestio sanzionata dalla magistratura, sia pure con un provvedimento di archiviazione che però grida vendetta per il mal governo dei soldi degli italiani da parte del Ministero della giustizia. Si è trattato di un provvedimento che purtroppo ancora adesso, a distanza di anni, noi conosciamo soltanto con otto pagine di omissis, perché la magistratura non lo consegna nel testo integrale e lo stesso Ministro ha dovuto riconoscere di non averne una copia integrale perché - ripeto - ci sono otto pagine di omissis in cui non sappiamo cosa c'è scritto e quali responsabilità vi si annidano.
Abbiamo denunciato e continuiamo a denunciare le macchine che si rompono e che non possono essere aggiustate, le autovetture fornite alle forze di polizia che non possono essere utilizzate perché manca la benzina, o la riduzione dei turni, che vi invito a verificare per rendervi conto di quali sono dopo le ore 21 nelle città che dovrebbero essere controllate.
Questa è la gestione della sicurezza e della giustizia che voi avete amministrato nell'arco di questi ultimi otto anni, con la parentesi di un anno e otto mesi in cui si è cercato di porre rimedio, cominciando a pagare i debiti, enormi, lasciati dal ministro Castelli nei confronti dei fornitori delle apparecchiature di ascolto delle intercettazioni e che oggi sono saliti di nuovo vertiginosamente a 460 milioni. Staremo a vedere, e speriamo che con il tempo questi problemi potranno essere risolti, ma voi intanto li appesantite e li aggravate, peraltro in un provvedimento che sbandierate perché contiene alcune norme positive frutto anche del lavoro dell'opposizione, fatto anche nella scorsa legislatura con disegni di legge, studi, proposte che non sono arrivate a conclusione per lo scioglimento anticipato delle Camere.
Quindi, pur in presenza di proposte e interventi sicuramente positivi, ripresi in questo provvedimento, non riusciamo ancora a capire e a spiegarci la ragione in base alla quale avete d'un colpo depennato da questo disegno di legge la disposizione sull'autoriciclaggio, la norma più importante di contrasto alla criminalità mafiosa. L'autoriciclaggio è sparito, è stato stralciato ed è stato avviato su un percorso ignorato e del quale si è persa traccia. Sono trascorsi mesi.
Avete parlato della bandiera elettorale rappresentata dalla norma che introduce il reato di soggiorno e di ingresso illegale nel nostro Paese, che dobbiamo inserire nel lungo elenco delle nefandezze fatte in questi anni. Ho un dubbio veramente se voi siete veramente convinti che la vostra sia una bandiera perché in tal caso sarebbe molto grave. Dite agli elettori di cosa si tratta, cos'è il reato introdotto? La pena prevista è quella dell'ammenda da 5.000 a 10.000 euro per colui che sbarca (gli sbarchi rappresentano il 10 per cento degli ingressi irregolari nel nostro Paese, mentre il 90 per cento avvengono per via terra), che dovrebbe essere sottoposto a processo e pagare, appunto, 5.000 euro. Ma voi pensate veramente che l'immigrato clandestino lo faccia? No. Allora voi sapete cosa comporta la legge? Perché non lo dite agli elettori? Se il condannato lo richiede e se è insolvibile, cioè non paga, la pena viene convertita in lavoro sostitutivo. Per fare ciò ci vuole posizione assicurativa e previdenziale ed un irregolare non lo può fare.
Allora, in cosa si converte la pena? Vediamo l'approdo di questa legge che voi dovreste illustrare ai cittadini come bandiera. Se il condannato non richiede di svolgere il lavoro sostitutivo - ed in questo caso non può neanche svolgerlo - le pene pecuniarie, cioè l'ammenda di 5.000 euro, non eseguita per insolvibilità, si convertono nell'obbligo di permanenza domiciliare con le forme e nei modi previsti dall'articolo 53. Vediamolo: la pena della permanenza domiciliare comporta l'obbligo di rimanere presso la propria abitazione o in altro luogo di privata dimora nei giorni di sabato e domenica". Ma glielo dite ai cittadini che questa è la vostra bandiera? Noi dobbiamo fare tutto questo, processare alcune centinaia di migliaia di persone per obbligarle a rimanere nella propria residenza nei giorni di sabato e domenica. La norma prosegue dicendo che «il condannato non è considerato in stato di detenzione». Quindi, può anche uscire. Vi pare che questa sia una bandiera? È una clamorosa presa in giro: ci troviamo di fronte a un provvedimento che di serio non ha nulla, ha soltanto un contenuto pesantemente ridicolo. Quando diciamo in giro queste cose la gente si mette a ridere credendo che non sia possibile, che sia una barzelletta! Invece non è una barzelletta, è la legge. Questa è la legge. Questa sarebbe la bandiera che voi avete sventolato ma dovreste rilevarne i contenuti ai cittadini. È vero che ci sono zone e settori di insofferenza e di opinione pubblica sul problema dell'immigrazione, che deve essere regolata e affrontata, ma non con queste norme ridicole, che hanno un aspetto drammatico.
Per giustificare l'aspetto drammatico siete stati costretti a ricorrere ad un falso! Il Ministero dell'interno ha dovuto dire, pur di trovare una copertura finanziaria, che gli irregolari presenti nel nostro Paese processabili sono 3.660! Il sottosegretario Mantovano non ha il coraggio di rispondere sui dati falsi che ha fornito! Abbia il coraggio almeno di alzare la testa e di guardare mentre si dicono queste cose! Nei vostri documenti è scritto che gli irregolari sono 760.000 e lei ha fatto scrivere che sono 3.660! Si vergogni, sottosegretario Mantovano, di non rispondere e neanche di alzare la testa alle nostre contestazioni.
Con un falso voi avete individuato un'apparente copertura finanziaria. Vergognatevi di fare queste cose! Lei doveva rispondermi in Commissione; lei non doveva scrivere dei falsi nei documenti. È inutile che chieda ora la parola, lei doveva avere il coraggio in Commissione, quando glielo ho chiesto, di affrontare il problema. Mi spieghi da dove trae il dato di 3.660 persone irregolari processabili nel nostro Paese, visto che secondo i dati del Ministero si tratta di 760.000 persone. La copertura finanziaria, che voi prevedete in 30 milioni di euro, copre 3.660; non 760.000 persone, che è l'ammontare della platea dei processabili, mentre le leggi devono prevedere l'impatto sulla platea dei destinatari di una norma, secondo l'articolo 81 della Costituzione.
Per questo e per altri motivi riteniamo che questa nefandezza sulla quale voi ponete la fiducia, e che attraverso il giudizio di nefandezza qualifica la parola fiducia che voi richiedete, non la meriti assolutamente. Dovrete prima o dopo renderne conto ai cittadini italiani; democraticamente, ma ne renderete conto. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonfrisco. Ne ha facoltà.
BONFRISCO (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, oggi ci accingiamo a varare un provvedimento al quale da tempo il Parlamento sta lavorando. Ci è voluto un anno per completare questo importante e ricco pacchetto sicurezza, fatto di diversi provvedimenti; importante, perché rientra in una politica più ampia di questo Governo a favore della sicurezza. La sicurezza è un bisogno primario di ciascuno, pubblico e allo stesso tempo condiviso dalla comunità. Esprimo piena soddisfazione per un provvedimento articolato e ricco di contenuti, che certamente avrà effetti positivi rispetto alla preoccupante crescita di fenomeni di violenza cui abbiamo assistito negli ultimi tempi.
Come lei, signora Presidente, come senatrice e come donna, sono stata anch'io colpita dagli episodi di aggressione che hanno avuto come vittime, spesso inermi, tante donne. A tal proposito, vorrei ricordare le altre misure che sono state volute, sostenute e approvate da questa maggioranza, come quella in materia di contrasto alla violenza sessuale e di atti persecutori, meglio conosciuto come stalking. Ed è per me motivo di orgoglio aver contribuito, seppure in piccola parte, a far sì che da oggi le donne italiane abbiano a disposizione un efficace strumento per la propria difesa personale ed abbiano la certezza di non essere sempre considerate talmente deboli al punto di non potersi nemmeno difendere.
Mi riferisco al fatto che il Parlamento ha accolto l'emendamento da me proposto sull'utilizzo del cosiddetto nebulizzatore al peperoncino che, come dissi all'epoca della sua approvazione, consentirà a ciascuno di noi, in particolare alle donne, di girare per la strada sapendo di essere al sicuro da un'emergenza, poiché si avrà il tempo di attirare l'attenzione e di riuscire a denunciare l'aggressore. Ad onor del vero, il Parlamento, anche attraverso altri emendamenti e numerosi ordini del giorno, ha avuto modo di approfondire il tema, ma si deve a questo Governo, signora Presidente, al ministro Maroni ed al sottosegretario Mantovano, l'aver compreso l'urgenza di adeguare la nostra normativa a quella dei principali Paesi europei e di dare alle donne italiane, ma non solo a loro, un piccolo aiuto che può rilevarsi determinante per salvare la propria vita, il proprio equilibrio psicologico e quello delle proprie famiglie.
Mi consenta di concludere, Presidente (non ruberò altro tempo oltre quello che lei mi ha concesso), per rispondere al senatore Li Gotti. Senatore Li Gotti, non ho il tempo per rispondere e per difendere dalle sue ridicole accuse il già ministro della giustizia Castelli, ma lei si dovrebbe vergognare, non solo dei contenuti che ha sproloquiato in questa Aula, ma soprattutto di essere stato il Sottosegretario alla giustizia del Governo Prodi, quello che noi tutti ricordiamo, ma che si ricordano soprattutto gli italiani per la sua massima inefficienza, soprattutto in tema di giustizia e di sicurezza. Io, e insieme con me tutti i senatori di questa coalizione, andiamo orgogliosi del ricordo che il senatore Castelli ha lasciato nella sua funzione di Ministro della giustizia. Un ingegnere al Ministero della giustizia ha tentato di fare la riforma dell'ordinamento giudiziario nel modo più equilibrato possibile; un ingegnere al Ministero della giustizia ha tentato disperatamente di riformare quell'orrendo strumento delle intercettazioni telefoniche, che voi avete sempre usato come una clava soprattutto nei confronti dei vostri nemici politici; quell'ingegnere al Ministero della giustizia ha preparato un lavoro che questo Governo concluderà nei prossimi giorni, nei prossimi mesi e nei prossimi anni di questa legislatura. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valli. Ne ha facoltà.
VALLI (LNP). Signora Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, noi stiamo portando in quest'Aula le richieste dei cittadini, non solo degli elettori della Lega. La sicurezza è il sale della democrazia; se cade la sicurezza è il vuoto, l'anarchia, la violenza. Noi non lo possiamo permettere. Ci siamo impegnati in maniera propositiva nei confronti della popolazione grazie all'azione del ministro Roberto Maroni, che sta ottenendo un successo dopo l'altro nel contrasto alla criminalità organizzata e nella lotta all'immigrazione clandestina. Sappiamo che la strada maestra è l'approvazione definitiva del pacchetto sicurezza. Ciò renderà più tranquille le comunità di tutto il Paese, non solo, come qualcuno vuol far credere, delle nostre genti del Nord.
L'approvazione di questo pacchetto consentirà agli amministratori locali una maggiore certezza nella loro attività, non scaricando più sulle loro spalle e sui cittadini tutte le conseguenze di un sistema che mirava solo a garantire le situazioni di illegalità: matrimoni di comodo tra uno straniero ed uno del nostro Paese con il fine di ottenere la cittadinanza; maggiori poteri agli uffici comunali per il controllo delle condizioni igienico-sanitarie degli alloggi; istituzione del registro delle persone senza fissa dimora; obbligo di esibire il permesso di soggiorno per usufruire di servizi pubblici e per ottenere atti dello stato civile.
Sono norme elementari, applicate in tutti i Paesi d'Europa e che qui da noi scandalizzano per il solito buonismo peloso di una parte dell' opposizione (una parte, perché molti nel Partito Democratico sostengono questo pacchetto sulla sicurezza, e penso a tanti amministratori del Nord) e di una gran parte dei media.
Come appartenente alla Commissione antimafia, sono particolarmente soddisfatto per l'approvazione di una modifica al codice degli appalti che introduce un fondamentale principio giuridico: 1'imprenditore deve denunciare i fatti di cui è vittima; diversamente, chi è omertoso viene escluso, per il futuro, dalla partecipazione agli appalti. Sempre su questo tema sono stati conferiti al prefetto poteri di accesso ed accertamento nei cantieri delle imprese interessate all'esecuzione di lavori pubblici.
Un altro importante intervento, sempre in tema di criminalità mafiosa, è quello che ha ampliato l'ambito di applicazione della legislazione antimafia, estendendola, alle organizzazioni mafiose straniere, per trasferimento illecito di valori, associazione mafiosa finalizzata al traffico di droga, terrorismo e sequestro di persona a scopo di estorsione, oltre che al riciclaggio. Si è modificato, inoltre, l'articolo 41-bis sul regime carcerario speciale per i boss mafiosi, che può essere applicato anche a coloro che sono detenuti o internati per altri reati ma che hanno agevolato l'associazione mafiosa.
Infine, si è provveduto alla modifica della normativa in materia di scioglimento dei consigli comunali e provinciali in conseguenza di fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso, stabilendo, ai fini dei presupposti dello scioglimento, che gli elementi debbano essere «concreti, univoci e rilevanti». Vi è un'importante misura preventiva nei confronti degli amministratori locali che, con le loro condotte, abbiano determinato lo scioglimento del consiglio dell'ente locale: l'incandidabilità al turno di elezione immediatamente successivo allo scioglimento. Si è previsto che anche i segretari comunali e provinciali, direttori generali, dirigenti e dipendenti dell'ente locale debbano essere «valutati» in ordine a detti condizionamenti, allo scopo di fronteggiare i fenomeni di infiltrazione e condizionamento mafioso.
Sono pienamente convinto che queste misure, insieme alle altre importanti disposizioni descritte dai colleghi che mi hanno preceduto e contenute nelle restanti parti del testo, saranno in grado di corrispondere alla domanda di sicurezza sempre più pressante nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Della Monica. Ne ha facoltà.
DELLA MONICA (PD). Signora Presidente, consegnerò un intervento scritto alla Presidenza e quindi parlerò per pochissimi minuti, soprattutto per rispondere ad alcune accuse, assolutamente infondate, dei colleghi della maggioranza circa il fatto che il Partito Democratico e l'opposizione in generale non vorrebbero assolutamente la sicurezza. È esattamente il contrario.
Il Partito Democratico ha avanzato una serie di proposte normative ampiamente recepite, tra l'altro, nel disegno di legge sulla sicurezza che stiamo esaminando. Mi riferisco in particolare ad alcune norme che vogliono dare maggiore sicurezza ai cittadini. Tra quelle penali indico innanzitutto quelle improntate ad una maggiore tutela dei soggetti deboli e in generale delle vittime dei reati. Per quanto riguarda invece le modifiche al codice di procedura penale e alle normative connesse, basti pensare che alcune delle modifiche inserite in questo provvedimento sono in realtà le stesse proposte dal Partito Democratico e dal precedente Governo e che, in larga parte, sono state anche anticipate in altri provvedimenti normativi.
Mi riferisco sia al decreto-legge sicurezza sia al decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, che il Governo ha fortemente voluto, ma - me lo consenta la senatrice Bonfrisco - appropriandosi proprio di quelle norme in materia di contrasto alla violenza alle donne che volevamo fortemente e che sono state recepite soltanto parzialmente. Infatti, se certamente è stata introdotta la disciplina sullo stalking, altrettanto sicuramente si può sostenere che non è stata introdotta alcuna norma per contrastare quella violenza domestica che tocca donne e minori mietendo quotidianamente vittime e che, in base ai calcoli dell'ISTAT, determina un numero di morti tra le donne addirittura superiore a quello delle vittime di mafia. Sotto questo aspetto mi fa piacere che il Governo sia soddisfatto dell'appropriazione di questa normativa, ma non diciamo che il Partito Democratico non voleva la sicurezza in questa materia.
Altrettanto intendo affermare per quanto concerne le misure di prevenzione. Infatti, sempre per iniziativa del Partito Democratico sono state introdotte disposizioni in materia di misure di prevenzione personale e patrimoniale nel decreto-legge n. 92 del 2008, e auspicate e condivise dal Partito Democratico sono anche quelle inserite nel presente disegno di legge.
Per quanto riguarda il 41-bis, vorrei aggiungere che è stato proprio il Partito Democratico ad introdurre questa disciplina, riproposta come emendamento poi condiviso dalla maggioranza, che risolverà molti problemi consentendo di combattere efficacemente, ancora una volta, la criminalità organizzata.
Quanto all'immigrazione clandestina, mi preme sottolineare che le uniche norme positive sono quelle proposte dal Partito Democratico. In particolare, desidero ricordare che le norme inserite nel disegno di legge in esame sono quelle già proposte nella precedente legislatura e che il Partito Democratico ha riproposto con il disegno di legge Atto Senato n. 777. Queste norme introducono novità sostanziali e processuali per contrastare il favoreggiamento e lo sfruttamento dell'immigrazione clandestina.
Si proponevano, almeno nella visione del Partito Democratico, anche misure di tutela nei confronti delle vittime. Guarda caso, nel disegno di legge in esame l'aspetto delle vittime non è preso in considerazione. Eppure quello dell'immigrazione clandestina è un fenomeno complesso, che come tale presenta la necessità di un approccio integrato, capace di intervenire sul momento preventivo oltre che su quello repressivo, valorizzando la funzione deterrente connaturata alla disciplina penale e fornendo una risposta effettiva e articolata all'emergenza in materia.
Detto questo, possiamo passare subito alle dolenti note, poiché il disegno di legge pone seri problemi di costituzionalità per la parte concernente l'immigrazione. Piaccia o non piaccia sentirlo dire, la norma che punisce a titolo di reato l'ingresso e il soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello Stato, oltre ad esasperare una tendenza all'uso simbolico della sanzione penale, criminalizza mere condizioni personali e presenta molteplici profili di illegittimità costituzionale. Tali profili sono già stati messi in evidenza dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 78 del 2007.
Non ritorno su quanto ho già sottolineato ieri in materia di incostituzionalità delle norme introdotte dalla Camera dei deputati combinate con il nuovo reato di ingresso e soggiorno illegale nel nostro Paese; non voglio neppure riprendere ciò che è stato evidenziato dai colleghi, e che io condivido, in materia di ronde e di altri istituti, come ad esempio la permanenza nei centri di identificazione ed espulsione (CIE), che presenta profili di incostituzionalità.
In questo momento, mi preme evidenziare che l'irregolarità dei migranti, così come sancita dal disegno di legge in esame, favorirà la criminalità organizzata, che troverà nei migranti irregolari manovalanza a basso costo, e favorirà altresì l'economia illegale; nel disegno di legge in esame, infatti, la maggioranza non ha voluto inserire le proposte in materia del Partito Democratico, quali la normativa sul caporalato e sul lavoro irregolare, che consente di combattere il traffico di esseri umani, anche sotto il profilo dello sfruttamento lavorativo, e le misure in materia di autoriciclaggio.
Ritengo quindi che non vi sia un'incoerenza del Governo e della maggioranza in materia di politiche per la sicurezza: le norme proposte sono perfettamente coerenti con le proposte di modifica in materia di intercettazioni telefoniche, in materia di sicurezza del lavoro e in materia di nuovo processo penale. Allora, la maggioranza non dica che il Partito Democratico è immobile e non vuole la sicurezza dei cittadini. È esattamente il contrario: il Governo e la maggioranza non la vogliono, perché propongono norme ineffettive.
Pertanto, il voto sarà contrario, perché per il Partito Democratico non è possibile votare norme discriminatorie, incostituzionali, inefficaci, che non garantiscono alcuna sicurezza. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE.Senatrice Della Monica, la Presidenza l'autorizza a consegnare il testo integrale del suo intervento.
È iscritta a parlare la senatrice Vicari. Ne ha facoltà.
VICARI (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, il tema della sicurezza ha assunto negli ultimi anni un'importanza crescente per la popolazione italiana anche alla luce dei diversi episodi di criminalità di cui sono state vittime numerosi cittadini. Le immagini impressionanti, diffuse dai mass media nei giorni scorsi, che mostravano per le vie di Napoli la morte in diretta di un passante trovatosi sfortunatamente nel mezzo di una sparatoria provocata da un regolamento di conti tra bande rivali sono emblematiche della necessità di prevedere delle misure maggiormente incisive nella lotta al crimine, con particolare riguardo a quello organizzato e di stampo mafioso.
La richiesta pressante dell'opinione pubblica è ormai da tempo quella di riportare la sicurezza nelle città e tra i cittadini. In questa direzione ha lavorato, negli ultimi mesi, il Governo e in particolare il Ministro della giustizia e quello dell'interno, che hanno gettato le basi del provvedimento (poi modificato dai due rami del Parlamento) che il Senato approverà in via definitiva domani.
Il disegno di legge presta particolare attenzione alle misure di contrasto del fenomeno mafioso. Vengono rafforzate, nel loro complesso, le misure preventive mediante una nuova disciplina del sequestro di beni appartenenti a soggetti mafiosi e frutto di attività illecite. È previsto inoltre un inasprimento del regime dell'articolo 41-bis, mediante il raddoppio, da due a quattro anni, del periodo in cui potrà essere applicato il regime di carcere duro ai mafiosi. Sono stati introdotti ulteriori accorgimenti, anche mediante un aumento dei poteri della Procura nazionale antimafia, per impedire, soprattutto ai capimafia, di continuare a controllare le cosche e a impartire ordini e direttive anche dal carcere.
Particolare attenzione viene assicurata al contrasto del racket introducendo una misura chiesta con forza dalla Confindustria nazionale e, in particolare, da quella siciliana. Infatti, viene introdotto l'obbligo di esclusione dalla partecipazione agli appalti pubblici degli imprenditori che abbiano avuto un comportamento omertoso e non abbiano proceduto alla denuncia dei fenomeni di racket scoperti successivamente dall'autorità giudiziaria.
Non possono essere trascurate, infine, le previsioni che impediscono agli amministratori degli enti locali sciolti per mafia di presentare la propria candidatura alle successive elezioni comunali, provinciali e regionali.
Il provvedimento interviene altresì con delle misure di contrasto dell'immigrazione clandestina. Questi interventi si integrano con la nuova politica inaugurata dal Governo in materia di immigrazione. Recentemente sono stati rafforzati i controlli sulle coste italiane, anche in collaborazione con le polizie di altri Paesi, come ad esempio la Libia. Tutto ciò sta consentendo di individuare le imbarcazioni cariche di clandestini con un congruo margine di anticipo e, comunque, già nel momento in cui queste ultime si trovano in acque internazionali. Questa soluzione permette alle nostre Forze di polizia di intervenire su tali imbarcazioni, prestando gli aiuti necessari, e di ricondurle, secondo le leggi del mare, sulle coste di provenienza, evitando in questo modo lo sbarco di centinaia di disperati la cui unica prospettiva, dopo un periodo di permanenza in un centro di accoglienza temporaneo, sarebbe quella del rimpatrio.
Ho avuto l'occasione, proprio recentemente (qualche settimana fa), di visitare di persona il centro di Lampedusa ed ho apprezzato gli effetti di tali politiche. Il centro, a differenza di quanto avveniva solamente alcuni mesi fa, era totalmente vuoto, ma comunque era finalmente in grado di offrire delle condizioni di vivibilità per gli immigrati che dovessero essere ospitati.
Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, il pacchetto sicurezza che il Senato si appresta ad approvare con il voto di fiducia al Governo contiene risposte certe e concrete agli impegni assunti dal Popolo della Libertà e dal presidente Berlusconi nei confronti dei cittadini prima delle elezioni. Il nostro programma prevedeva tra i primi punti il contrasto alla criminalità organizzata, a partire proprio dal fenomeno mafioso, ai reati che sempre più allarmano i cittadini e rischiano di rendere più insicure le nostre città e al fenomeno dell'immigrazione clandestina, spesso sfruttato proprio dalle organizzazioni criminali.
Per tali motivi, voteremo la fiducia al Governo e credo che tutti gli italiani possano da oggi, con l'approvazione di questo provvedimento, essere e sentirsi più sicuri rispetto a ieri. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione congiunta sulle questioni di fiducia poste dal Governo.
Alle ore 16,05 il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti renderà una informativa sul tragico incidente di Viareggio.
Sospendo pertanto la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 15,54, è ripresa alle ore 16,05).
Informativa del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sul tragico incidente di Viareggio e conseguente discussione (ore 16,05)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sul tragico incidente di Viareggio».
Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, ciascun Gruppo avrà a disposizione cinque minuti.
Ha facoltà di parlare il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, senatore Matteoli.
MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signora Presidente, onorevoli colleghi senatori, appena appresa la notizia mi sono recato, come era giusto, a Viareggio, dove ho potuto prendere visione della gravità del disastro. Ho verificato che nelle prime 10 ore erano state perseguite tre distinte finalità.
La prima è stata di assistere e mettere in salvo i feriti e di recuperare le salme. Posso assicurare che ciò è avvenuto in modo encomiabile da parte della Protezione civile. A tal proposito, vi do solo un dato: alle 2 della notte erano già giunti sul posto 13 vigili del fuoco e, dopo solo cinque ore, tale numero aveva raggiunto le 600 unità. I feriti gravi sono stati trasportati negli ospedali specializzati in grandi ustionati di Torino, Milano, Firenze, Cesena, Parma e Roma.
La seconda finalità è stata quella di garantire il territorio da possibili rischi da inquinamento del prodotto fuoriuscito, evacuando un'ampia area ubicata intorno alla zona del disastro.
La terza finalità è stata quella di ripristinare la linea ferroviaria, trasbordando il GPL presente nei carri. Questa attività, mentre vi parlo, sta avvenendo con le massime precauzioni. Oggi, dopo appena 36-37 ore, siamo in possesso del primo rapporto informativo relativo allo svio del treno 50325 avvenuto a Viareggio il giorno 29 giugno 2009 prodotto dall'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e di una serie di informazioni fornite dalle Ferrovie dello Stato, che vi comunico così come le ho ricevute.
Il giorno 29 giugno, alle 23,49, il treno 50325 di Trenitalia Spa-Divisione cargo - composto da 14 carri cisterna trasportanti butano (codice di pericolo 23/1965) e con una massa totale di 80 tonnellate massime, trainato da locomotiva elettrica E655 proveniente dalla stazione di Trecate e diretto alla stazione di Grigignano, sviava sul binario dispari all'ingresso della stazione di Viareggio. In tale punto sono state riscontrate tracce di scavalco della rotaia destra senso di marcia treno e dopo 15 traverse (circa 9 metri) la ruota sinistra senso di marcia treno è caduta all'interno del binario.
A seguito dello svio del primo carro in composizione al treno, di proprietà della società GATX Rail Austria GmbH ed immatricolato presso la rete stradale tedesca, lo stesso ha urtato il marciapiede del binario dispari, il treno ha poi proseguito per tutta la stazione di Viareggio fino a fermarsi a circa 200 metri dopo il marciapiede con le prime cinque cisterne in composizione ribaltate verso sinistra senso marcia treno. In totale, il treno ha percorso, dopo essere sviato, circa 500 metri. L'incendio è stato causato dalla fuoriuscita del gas dalla cisterna del primo carro e dalla sua successiva deflagrazione. Sono in corso accertamenti sulla integrità della struttura delle cisterne ribaltate.
Il treno, come detto prima, era trainato da una locomotiva Trenitalia; il primo carro, quello sviato, così come gli altri 12 successivi, è immatricolato presso le ferrovie tedesche, mentre il quattordicesimo presso le ferrovie polacche PKP. I primi cinque carri cisterna della composizione sono ribaltati, il sesto e il settimo sono sviati ma ancora in asse ed i restanti ultimi sette carri verso coda sono rimasti sul binario. Tutti i carri cisterna sono muniti di ruote monoblocco. È stata rilevata una sala montata che è stata attribuita essere del primo carrello senso marcia treno del primo carro in composizione (numero di servizio 338078182106), avente l'assile tranciato poco prima della sezione di calettamento della boccola. La sezione di rottura ha evidenziato una cricca estesa che ha portato la sezione resistente a ridursi notevolmente fino al totale cedimento. La superficie di rottura presenta un aspetto liscio con tracce di ruggine.
Signor Presidente, alla fine del mio intervento mi permetto di depositare agli atti del Senato le fotografie di ciò che è accaduto affinché siano a disposizione dei colleghi senatori. In presenza dell'autorità giudiziaria è stato aperto il coperchio della boccola distaccatasi per rilevare la sigla, presente sulla testata del fusello, relativa agli ultimi ultrasuoni eseguiti all'assile. Di seguito è riportata la lista veicoli che depositerò agli atti del Senato affinché sia a disposizione dei colleghi; ai fini della lettura si fa presente che l'ordine dei veicoli è invertito, pertanto il primo carro di sinistra marcia treno risulta essere il quattordicesimo della lista.
Il controllo effettuato sui carri dai tecnici della verifica in partenza da Trecate, secondo quanto riferito da Trenitalia, non aveva evidenziato alcuna anomalia. Il carro, come detto prima, non era del Gruppo Ferrovie dello Stato, ma appartiene alla GATX, una società privata americana con sede europea a Vienna, cui spettano, secondo le direttive comunitarie, anche le attività di revisione e di manutenzione ed è stato ammesso a circolare dall'Agenzia per la sicurezza ferroviaria tedesca.
Il carro in questione è stato sottoposto alla prevista revisione il 2 marzo 2009. Le attività di revisione vengono disposte dal proprietario del carro e sono state eseguite presso la società Cima di Bozzolo, in provincia di Mantova. Come i colleghi credo sappiano, c'è l'obbligo di revisionare ogni sei anni. Questo carro era stato revisionato il 2 marzo 2009.
Da segnalare, infine, che anche il peso del carro era in regola con le prescrizioni recentemente emesse con una lettera dell'Agenzia per la sicurezza ferroviaria tedesca, inviata lo scorso 28 maggio alle imprese proprietarie dei carri e alle aziende ferroviarie: il documento prescriveva un peso complessivo massimo di 80 tonnellate, limite rispettato per il carro in questione, secondo quanto certificato dalla documentazione di accompagnamento.
Sono in corso ulteriori approfondimenti per accertare la regolarità delle operazioni di manutenzione effettuate sul carro.
Inoltre, si stanno svolgendo ulteriori accertamenti per verificare l'opportunità di intervenire su carri cisterna per trasporto gas compressi, liquefatti o disciolti della Serie Zags e Zagkks immatricolati presso le reti estere.
Il Regolamento per il trasporto di merci pericolose (RID) viene a livello comunitario aggiornato ogni due anni. L'ultimo, approvato nel 2007, scadeva il 30 giugno 2009 e se non approvato dai singoli Paesi con decreto legislativo diventa automaticamente operativo. Si precisa che l'ultimo testo aggiornato non comporta variazioni per la merce pericolosa GPL. Sono in contatto, sin da ieri, con il commissario europeo onorevole Antonio Tajani affinché al prossimo Consiglio dei ministri europeo venga posto all'ordine del giorno l'approfondimento degli strumenti che garantiscono la circolazione delle merci pericolose.
A causa dell'incidente di Viareggio la circolazione ferroviaria sulla direttrice tirrenica Genova-Roma è interrotta tra le stazioni di Pisa e Forte dei Marmi. Il Gruppo FS ha subito adottato provvedimenti di circolazione alternativi per i treni interessati. I convogli della direttrice Torino-Genova-Roma potranno subire ritardi, deviazioni di percorso e possibili cancellazioni.
I convogli del trasporto regionale provenienti da Sud verranno attestati nella stazione di Pisa, quelli da Nord, invece, a Forte dei Marmi e i treni regionali da Est sosteranno a Lucca. Un servizio di bus sostitutivi garantirà i collegamenti tra queste tre località e le stazioni intermedie.
I convogli della media e lunga percorrenza, poi, subiranno alcune modifiche di percorso. Alcuni treni diretti da Sud a Torino, arrivati a Pisa, verranno deviati a Firenze per poi proseguire verso Bologna, Piacenza, Alessandria e Torino.
Altri convogli della direttrice tirrenica verranno attestati a La Spezia (quelli provenienti da Torino) e a Pisa (quelli da Roma) e in questo tratto di linea saranno garantiti i collegamenti con bus sostitutivi.
In sintesi, per quanto riguarda i treni a media e lunga percorrenza, al momento sono 12 quelli deviati, 17 i convogli che hanno subito limitazioni di percorso e sostituiti parzialmente con bus, 7 quelli cancellati.
I ritardi per i convogli diretti da Sud verso Torino sono compresi tra i 60 e i 240 minuti. Questo perché i treni, una volta giunti a Pisa, vengono deviati in direzione Firenze per poi continuare verso Bologna, Piacenza, Alessandria e Torino.
I treni della direttrice tirennica che servono la Liguria e il Piemonte meridionale subiscono ritardi medi di 60 minuti in quanto i convogli della lunga percorrenza provenienti da Torino vengono attestati a La Spezia e quelli in arrivo da Roma a Pisa. Tra Pisa e La Spezia sono i bus sostitutivi a garantire la mobilità.
È stato attivato, inoltre, il numero verde gratuito 800 892021 per tutte le informazioni sulle modifiche del percorso dei treni. Ulteriori informazioni, costantemente aggiornate, saranno disponibili sui new media del Gruppo Ferrovie dello Stato, FSNews Radio e FSNews, che daranno ampio spazio ai provvedimenti di circolazione alternativa.
Fin dal primo momento il Gruppo Ferrovie dello Stato ha istituito l'unità di crisi nazionale che coordina costantemente i centri operativi dislocati sul territorio in sintonia con i provvedimenti adottati dalla Protezione civile.
Dopo questa relazione, che spero sia considerata dettagliata, intendo aggiungere alcune ulteriori informazioni e considerazioni.
Nella nottata di ieri ho nominato subito una Commissione di inchiesta formata dagli ingegneri Branciamore, Loreto e Lucani.
Il presidente Berlusconi, arrivato sul posto nelle prime ore del pomeriggio di ieri, ha assicurato l'impegno del Governo nel garantire tutto ciò che è necessario per superare l'emergenza ed ha assicurato che il Governo ricostruirà a spese dello Stato gli edifici e le strutture che sono andate distrutte.
Ho letto le dichiarazioni rese da alcuni parlamentari in merito alle responsabilità dell'attuale management delle Ferrovie dello Stato. Voglio ricordare che i vertici delle Ferrovie dello Stato sono stati nominati dal passato Governo e godono oggi della stima dell'attuale Esecutivo.
In merito poi alle azioni che il Governo ha assunto a livello precauzionale per evitare il ripetersi di inconvenienti nel comparto ferroviario relativo al trasporto delle merci, posso assicurarvi che l'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie è sempre intervenuta tempestivamente con azioni mirate, come ultimamente in occasione dell'incidente avvenuto nella stazione di Prato dove ha disposto, in data 23 giugno, una serie di controlli straordinari su circa 100 carri cisterna analoghi a quello oggetto dello svio, allo scopo di verificare la presenza di eventuali anomalie.
Altri parlamentari ed altri politici hanno ribadito che quanto accaduto è da addebitare alla limitatezza delle risorse destinate dalle Ferrovie e dal Governo per la manutenzione e per la sicurezza della rete; una scelta, secondo quanto dichiarato, tesa a garantire investimenti solo nella rete ad alta velocità.
Posso assicurare che tali asserzioni non rispondono al vero. Chi vi parla ha sempre, dico sempre, privilegiato essenzialmente la sicurezza della rete e degli impianti e ciò è ampiamente testimoniato dalle risorse destinate a tali finalità nei piani delle Ferrovie dello Stato.
Questa serie di informazioni e di precisazioni è legata a quanto ho potuto conoscere in queste prime trenta ore. Sarà mia cura, una volta acquisiti ulteriori dati, tornare - se il Presidente lo richiederà - in questa sede per trasferire loro in modo più compiuto e dettagliato i risultati degli ulteriori accertamenti in corso.
Voglio, inoltre, dare atto in questa sede che ieri a Viareggio le istituzioni, a livello nazionale, regionale, provinciale e comunale sono state presenti tutte insieme, a prescindere dal colore politico delle amministrazioni, per cercare di portare un contributo e risolvere il problema il più presto possibile.
Quanto al numero delle vittime accertate, circa un'ora fa è uscita un'agenzia in cui si parlava di 17 morti. Prima di entrare in quest'Aula ho cercato di informarmi: allo stato, il numero di vittime accertate ammonta a 16, anche se si è diffusa la notizia che potrebbe salire a 17. Devo comunque aggiungere che alcuni dei 27 feriti dislocati in vari ospedali sono purtroppo molto gravi.
Colgo l'occasione per esprimere ai familiari delle vittime, ai feriti e a tutti coloro che in questo momento stanno vivendo momenti difficili un sentimento di forte solidarietà e cordoglio: il Governo è a loro vicino.
Credo, inoltre, di dovere un ringraziamento ai Vigili del fuoco che, ancora una volta, hanno dimostrato efficienza ed abnegazione. Ieri abbiamo visto i Vigili del fuoco lavorare in una situazione delicata e di grande pericolo con efficienza e con spirito di sacrificio. Credo che tutti dobbiamo a questi uomini un ringraziamento e, molto probabilmente, tutti insieme dovremo fare qualcosa di più di un semplice ringraziamento. (Applausi dal Gruppo PdL e dei senatori D'Alia e Astore. Commenti dei senatori Ciarrapico e Adamo).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signora Presidente, signor Ministro, esprimo innanzitutto un apprezzamento sincero per la sua pronta disponibilità ad essere qui a riferire al Parlamento su questa vicenda tragica che, per la verità, non ha tanto il sapore della tragica fatalità.
Il tema che è stato sollevato nell'ambito di questo incidente e il primo interrogativo che tutti, credo, ci siamo posti e continuiamo a porci è come sia possibile nel 2009 che per un sinistro si blocchi un'intera rete ferroviaria. Questa è la seconda volta che accade in pochi giorni, dopo l'incidente di Prato di qualche settimana fa. Ci si chiede quindi come un incidente che si verifica nell'ambito di una rete di trasporto ferroviario che si considera locale, essendo avvenuto all'interno della stazione centrale di Viareggio, possa determinare un corto circuito generale nel sistema di trasporto su rotaia dell'intero Paese.
Questo è il primo interrogativo di cui, ovviamente, non facciamo carico a lei o al Governo, ma che certamente dovrebbe farci riflettere sullo stato di modernità della nostra rete ferroviaria, sull'efficienza del trasporto su rotaia e, se mi consente, anche sulla circostanza che il fatto che il management delle Ferrovie dello Stato, al quale nessuna critica da parte nostra è pervenuta, sia stato nominato dal precedente Governo e confermato dall'attuale per il Parlamento poco o nulla significa, anzi, forse dovrebbe indurre con maggior forza i Gruppi parlamentari di maggioranza e di opposizione a promuovere una vera e propria inchiesta parlamentare sull'efficienza e sullo stato delle ferrovie italiane e sull'attualità di un modello di gestione finto privatizzato che è quello che accompagna da decenni Ferrovie dello Stato in questa sua grande, importante e possente holding che si occupa di tutto e di più, fuori dal controllo parlamentare, non dell'Esecutivo.
Credo, con serenità, che questo sia un tema che dovrebbe essere oggetto di riflessione e al quale penso che dovremmo tutti, senza polemiche e senza divisioni, appassionarci di più, proprio perché oggi il problema non è il controllo dell'Esecutivo sul sistema Ferrovie dello Stato ma è cosa i cittadini, attraverso il Parlamento, sanno delle modalità di funzionamento del sistema ferroviario e di come sia possibile che ancora oggi capitino simili tragedie e che la sicurezza, da un lato, della rete ferroviaria e, dall'altro, dei carri merci, sia affidata a norme che possono anche non essere le migliori, ma che esistono e che, soprattutto - lo dico in maniera atecnica - si basano su una sorta di autocertificazione da parte della società responsabile del trasporto. Poiché, peraltro, tali carri non trasportano caramelle ma materiale pericoloso, che se fosse movimentato su strada andrebbe incontro ad altro tipo di controlli e di verifiche, credo che anche questo aspetto dovrebbe essere oggetto da parte nostra di un supplemento di attenzione e di sensibilità. Parlo in questi termini perché su questo tema non dobbiamo risparmiarci.
Apprezziamo molto l'iniziativa da lei annunciata in quest'Aula di costituire una commissione d'inchiesta con il compito di verificare ed accertare le responsabilità, se ve ne sono, anche perché nessuno ha gli elementi per poterlo fare in questa fase preliminare al reale accertamento dei fatti nel loro complesso. È quindi corretto da parte sua, signor Ministro, non affidarsi solo a ciò che Ferrovie dello Stato può dirle - e può dire a noi - essendo ovviamente tale soggetto parte in causa della vicenda.
Forse, a seguito dell'inchiesta amministrativa da lei disposta, anche il Parlamento dovrebbe occuparsi, fuori dalla costrizione della tragicità di determinati eventi, di questo problema in particolare e delle modalità di funzionamento del nostro sistema di trasporto ferroviario, che comprende l'alta velocità, l'alta capacità, il trasporto delle merci e il trasporto pubblico locale: quindi, tutto ciò che oggi il Parlamento conosce solo in parte e, purtroppo, soltanto quando si verificano simili tragedie.
In questa fase non possiamo che prendere atto della sua informativa e ringraziarla per averci fornito questi ulteriori elementi, ma rinviamo il nostro giudizio all'esito delle ulteriori evenienze che certamente ci saranno a seguito delle indagini della magistratura, e mi auguro più tempestivamente dell'indagine amministrativa del Ministero. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Toni. Ne ha facoltà.
DE TONI (IdV). Signor Presidente, colleghi senatori, signor Ministro, signor Sottosegretario, a nome del Gruppo dell'Italia dei Valori ringrazio innanzitutto il Governo per aver informato il Parlamento sugli sviluppi della gravissima tragedia ferroviaria che ha colpito la notte scorsa la città di Viareggio.
Pur tuttavia, ci sono troppi aspetti di questa vicenda che ancora non risultano chiari; troppi aspetti che ripropongono l'annoso problema delle responsabilità per la grave situazione in cui versa lo stato complessivo della sicurezza del trasporto ferroviario nel nostro Paese.
Attualmente non esiste chiarezza sulla concreta entità dei fondi pubblici, caro Ministro, che vengono destinati ala sicurezza del trasporto ferroviario. Non è dato sapere quali e quante risorse il Governo presieduto dall'onorevole Silvio Berlusconi abbia finalizzao in tal senso e, soprattutto, non è dato conoscere quali interventi urgenti siano stati adottati dall'inizio di questa legislatura ad oggi per garantire l'effettiva rispondenza del servizio di trasporto ferroviario agli standard moderni di sicurezza e qualità raccomandati dall'Unione stessa.
Una cosa è certa, ed in Aula lo dobbiamo denunciare: i fondi che il Governo Prodi aveva destinato alle Ferrovie dello Stato hanno purtroppo subito con la legge finanziaria 2009 una riduzione del 32,5 per cento - questi sono dati concreti, e in questi momenti dobbiamo davvero cogliere l'intensità di un tema di questa portata - e gli incidenti ferroviari sono in continuo aumento. Solo in questo ultimo mese, prima del disastro di Viareggio, se ne sono verificati altri tre, ma gli investimenti economici per aumentare il livello di sicurezza del trasporto ferroviario non sono mai stati incrementati.
Proprio ieri ho presentato una interpellanza urgente a lei, signor Ministro, per chiedere conto di questo, perché la sicurezza dei mezzi ferroviari e delle infrastrutture, nonché dei lavoratori e dei cittadini, deve ricevere la massima attenzione dalle nostre istituzioni.
Concludo questo mio intervento auspicando che l'apertura dell'inchiesta ministeriale annunciata da lei, signor ministro Matteoli, sia fatta il prima possibile e che, nel rispetto delle competenze della magistratura, sia finalizzata ad accertare eventuali responsabilità in capo all'attuale dirigenza del gruppo delle Ferrovie dello Stato. Non è possibile che in questo Paese si continuino a dare i soldi per realizzare l'alta velocità e che nella realtà delle ferrovie regionali e locali - lei lo ha già detto prima, ma ho il dovere di ribadirlo come componente della 8a Commissione, perché è vero - si continui a morire perché non si controllano i carri ferroviari che circolano nel nostro Paese.
Caro Ministro, su questo vogliamo chiarezza. È il Gruppo dell'Italia dei Valori a chiederglielo. (Applausi dai Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mura. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro Matteoli e vice ministro Castelli, oggi siamo qui per parlare di questa tragedia avvenuta nella notte tra lunedì e martedì a Viareggio. Non voglio soffermarmi sui numeri, sui morti e sui feriti più gravi o sulle palazzine distrutte o su quelle evacuate. Attendiamo tutti la conclusione delle varie inchieste, quelle in corso e quelle che saranno aperte nei prossimi giorni per verificare se effettivamente ci sia stata una lacuna tecnica nelle norme di sicurezza, oppure se si sia trattato di cattiva manutenzione dei mezzi.
Riguardo alle norme, queste, come ho sentito da più parti, sono soprattutto europee, non italiane e, come ho letto dalle dichiarazioni di ieri del ministro Maroni, se le norme per le sicurezza non sono adeguate occorre sicuramente una modifica delle stesse da parte di tutti. Quindi, dovrà essere compito delle commissioni d'inchiesta verificare le cause che hanno scatenato l'inferno dell'altra notte e, se la causa fosse realmente l'inadeguatezza delle norme, il nostro impegno sarà quello di lavorare tutti per cambiarle.
Ritengo importante sottolineare in questa sede come il treno sia, ad oggi, il mezzo più sicuro per far viaggiare le merci pericolose. Mi sono documentato ed ho visto che il tasso medio incidentale rasenta 0,5 incidenti per milioni di chilometri. Si tratta di un tasso molto interessante e questo rapporto è in continua diminuzione. Ci si pone come obiettivo quello di arrivare alla piena sicurezza del trasporto su ferro, trasporto quindi sicuro anche per chi vive, come purtroppo abbiamo visto, nelle zone adiacenti a linee ferroviarie. Inoltre, la liberalizzazione e l'allargamento dei confini dell'Europa hanno fatto sì che in alcuni Paesi il recepimento delle norme sulla sicurezza promulgate da Bruxelles sia avvenuto magari in ritardo. Ma non è il caso di questo incidente: il carro ferroviario che si è staccato provocando la tragedia di Viareggio non proviene da uno degli ultimi Paesi della Comunità europea, ma dalla Germania, Paese progredito e competitivo di cui tutti conosciamo le qualità, soprattutto in tema di trasporto.
Dalle prime indagini, sembra non vi siano anomalie da imputarsi alla ditta che ha commissionato ed affittato il vagone merci. Il carro era stato revisionato nei tempi previsti; abbiamo saputo che la revisione viene effettuata ogni 6 anni ed il carro era stato revisionato lo scorso marzo. Sembra non ci siano responsabilità da parte dei macchinisti (il treno viaggiava a 90 chilometri orari), quindi anche in questo caso non ci sono problemi riguardo al rispetto delle norme. Anche il peso massimo del carro era ampiamente nei limiti.
Secondo le Ferrovie dello Stato, stando alle prime indicazioni, ha ceduto un asse del primo vagone cisterna ed il carro sarebbe deragliato trascinando fuori dai binari anche gli altri quattro. Erano stati effettuati dei controlli alla stazione di partenza e quindi ci si domanda se la rottura di un asse di un carrello sia un incidente tipico. Come è stato evidenziato anche prima, ne era accaduto uno analogo a Prato nelle scorse settimane.
Noi oggi, e questo è l'aspetto importante che ci tengo a sottolineare, come parlamentari e come legislatori abbiamo il dovere di intervenire. Il trasporto su ferro per le merci pericolose, come dicevo, è certamente il più sicuro, più di quello su gomma, ma dobbiamo invitare le Ferrovie dello Stato e le altre società ferroviarie ad investire per incrementare i margini di sicurezza del trasporto delle merci e magari (è una proposta che voglio fare in questa sede) lavorare nella direzione della riattivazione delle cosiddette autostrade del mare, le tratte Genova-Napoli e Genova-Palermo, che potrebbero dare un contributo forte alla sicurezza del trasporto delle merci nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Filippi Marco. Ne ha facoltà.
*FILIPPI Marco (PD). Signora Presidente, signor ministro Matteoli, signor vice ministro Castelli, onorevoli colleghi, vogliamo anzitutto unirci a coloro che hanno già espresso cordoglio, solidarietà ed autentica vicinanza ai congiunti, ai familiari, ai parenti delle vittime e di coloro che stanno ancora lottando tra la vita e la morte in condizioni disperate. Dico subito che il nostro Gruppo non si accomuna invece a coloro che in queste ore non hanno perso l'occasione per speculare, talvolta anche a sproposito, sull'immane tragedia che ha coinvolto e sconvolto la città di Viareggio.
Le immagini che ieri si sono palesate sono state davvero quelle di un day after. Ciò nonostante, con altrettanta fermezza e determinazione affermo che non permetteremo che il livello della sicurezza - concetto in sé assai complesso, prepotentemente chiamato in causa dalla vicenda in questione e che ha avuto in tempi anche recenti eventi analoghi che noi non rimuoviamo, né dimentichiamo e che solo per più fortuite circostanze non hanno determinato analoghe tragedie - nel nostro Paese possa venir meno, che la verità possa non essere appurata o che i responsabili siano tolti dal banco degli imputati.
Ciò che più sorprende, semmai, della fatalità nella concatenazione degli eventi che hanno portato alla tragedia è che l'incidente poteva anche risolversi in un niente se l'evento della rottura del carrello si fosse verificato in aperta campagna (infatti, probabilmente il gas si sarebbe disperso nell'aria e noi oggi non staremmo qui a parlarne e soprattutto non vi sarebbero stati quei tanti morti), come, per converso, avrebbe potuto anche assumere dimensioni ancora più drammatiche se, anziché fuoriuscire, il gas fosse esploso insieme alla cisterna e se avesse coinvolto anche le altre cisterne.
Ogni giorno, come lei sa, signor Ministro, il nostro Paese è attraversato da almeno 35 convogli di pari pericolosità. Ciò che ci interessa allora, com'è ben evidente e facilmente comprensibile, colleghi, non è soltanto la dinamica dell'evento, ma anche capire una volta per tutte i rischi potenziali a cui il nostro Paese spesso è esposto inconsapevolmente ogni giorno nelle città e nei principali centri abitati, ignaro di quali siano gli effettivi standard di sicurezza e controlli applicati.
Mi domando, per esempio, forse anche un po' ingenuamente, signor Ministro, se non sia il caso di prevedere da subito qualche forma di estensione della normativa «Seveso 2» per le aree a rischio di incidente rilevante anche ai depositi temporanei e al trasporto delle merci pericolose. Ciò ovviamente non per prefigurare soluzioni, ma nemmeno si può consentire, una volta spenti i riflettori della commozione, che tutto torni come prima. L'unica cosa che deve tornare come prima, per noi, sono le condizioni di vita di quei disgraziati innocenti che nella notte hanno visto portati via i propri beni. Per gli affetti dei loro cari purtroppo non ci può che essere la solidarietà e la vicinanza, come abbiamo visto all'opera in queste ore e che da toscani siamo certi non si attenuerà neppure dopo. Per i danni materiali, invece, il Governo intervenga presto e bene, in maniera integrale, come ha assicurato, mantenendo la promessa; noi vigileremo come sentinelle perché ciò avvenga.
Infine, vorrei fare due ultime considerazioni sul complesso concetto di sicurezza. La sicurezza è una condizione che nei sistemi complessi, quali anche la rete ferroviaria, non si raggiunge una volta per tutte, né si esaurisce con statistiche confortanti, ma è costituita da continui e sistematici investimenti nella rete, negli impianti e nelle infrastrutture tutte, non solo quelle che rendono. Si ottiene con la formazione continua degli operatori, con la manutenzione e i controlli delle apparecchiature e con un quadro normativo e prescrittivo rigoroso, con procedure certe e definite (oggi purtroppo verifichiamo che così non è). Ma soprattutto, signor Ministro, con organismi deputati a garantire il rispetto che tutto questo avvenga e non sia ricordato solo per vicende luttuose come queste. Occorrono, quindi, organismi autonomi e indipendenti, in grado di accertare sempre e sistematicamente le responsabilità soggettive nei processi e negli eventi.
Siamo stufi, glielo dico molto sinceramente, del balletto dello scarico delle responsabilità, come abbiamo avvertito anche su questa vicenda, in maniera più o meno esplicita, ma che non siamo più disposti a tollerare. Vogliamo un Governo che si assuma per intero le responsabilità di quanto accade e, in questo caso, perché ciò non avvenga più. Abbiamo apprezzato, glielo dico sinceramente, Ministro, tempestività e prontezza nella presenza del Governo sul luogo dell'accaduto come la corretta prassi delle relazioni istituzionali, con il Ministro venuto subito a riferire al Parlamento; aspetti che a noi non sfuggono e che apprezziamo come nulla di straordinario ma di dovuto.
A noi non sfugge però che si è troppo indugiato a rendere operativa l'Agenzia per la sicurezza ferroviaria, da noi varata sul finire della scorsa legislatura ed ancora appesa alle sorti di decreti attuativi e sottotraccia - me lo si lasci dire - osteggiata e boicottata. È nostra intenzione, viste le comuni volontà manifestate in proposito, presentare una mozione per la completa operatività dell'Agenzia, per la quale chiederemo il concerto anche dei colleghi della maggioranza.
Concludo rivolgendomi a lei, signora Presidente, e tramite lei al Presidente del Senato perché, come credo sia ben chiaro, a noi non basta l'audizione del Ministro, che come ho detto apprezziamo, né quella che avverrà domani in 8a Commissione del direttore dell'Agenzia per la sicurezza ferroviaria e dell'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, ingegner Moretti. In questo senso le chiediamo di dedicare una sessione di lavoro interamente allo stato della sicurezza del complesso sistema della mobilità delle merci e dei passeggeri nel nostro Paese, per una disamina attenta dei rischi reali e potenziali delle nostre infrastrutture e delle nostre città. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Baldini. Ne ha facoltà.
BALDINI (PdL). Signora Presidente, signor Ministro, anch'io voglio esprimere il mio particolare ringraziamento e apprezzamento per la sua presenza tempestiva nelle Aule parlamentari per informare il Parlamento sulle cause, le dinamiche e le modalità del sinistro e anche per il modo in cui si è messo immediatamente a disposizione di coloro che stavano operando in questa situazione drammatica. Come anche lei ricordava, 16 morti e 27 feriti, tra l'altro gravi, costituiscono un bilancio pesantissimo e una tragedia di dimensioni enormi.
Voglio pertanto esprimere la commossa partecipazione del mio Gruppo, il Popolo della Libertà, alle famiglie delle vittime, così duramente colpite, nonché l'auspicio che i feriti possano ottenere una rapida guarigione. La città di Viareggio ha subito una ferita enorme sul piano della distruzione materiale, ma soprattutto sotto il profilo della tragedia umana. Molte case sono andate distrutte, centinaia di persone sono sfollate, i danni materiali sono consistenti, ma gravissime sono state le conseguenze subite da chi ha perduto le persone più care. Insieme al Governo, presente con il Presidente del Consiglio, con lei, ministro Matteoli, e con i ministri Maroni e Sacconi, abbiamo dato la nostra piena collaborazione ed il nostro impegno per una ricostruzione rapida e totale delle case distrutte e per un sostegno anche morale alle famiglie colpite dal dramma.
Una bomba si è sostanzialmente abbattuta sulla città di Viareggio. Un treno, che trasportava un carico estremamente pericoloso, ha lasciato purtroppo una scia di morti e di feriti. Vi è urgente necessità di capire e di conoscere le cause, le condizioni che hanno provocato questa immensa tragedia ed anche le eventuali responsabilità. Lo richiede il dramma vissuto da tante famiglie, e purtroppo non ancora concluso, lo chiediamo anche noi per coloro che purtroppo non possono più parlare.
Bene quindi ha fatto lei, ministro Matteoli, ad istituire una commissione d'inchiesta e bene sta facendo la magistratura ad indagare seriamente per conoscere tutte le circostanze che hanno determinato questo gravissimo incidente. Non possiamo né dobbiamo permettere che un velo di silenzio cada inesorabilmente su questa tragedia, che richiede invece risposte chiare, serie e definitive. Quando il trasferimento di merci riguarda carichi di forte pericolosità per la vita delle persone, il rigore, il rispetto delle norme di sicurezza, le verifiche costanti, sistematiche e puntuali debbono costituire sempre un elemento irrinunciabile ed una condizione di normalità. Ad esempio, quando nel nostro Paese si trasferisce un'opera d'arte di una qualche importanza si adottano misure di sicurezza eccezionali in considerazione dell'importanza dell'opera d'arte. Purtroppo, non si avvertono e non si vedono analoghe misure così eccezionali quando si tratta della vita e della sicurezza dei cittadini; invece la vita delle persone - com'è stato evidenziato da tutti coloro che sono intervenuti - viene prima di tutto ed innanzi tutto. Questo è un valore irrinunciabile!
Concordo con il ministro Maroni quando dichiara che le norme esistenti, se non hanno garantito la sicurezza, sono inadeguate e quindi sono da modificare per renderle più efficaci, oppure non sono state rispettate e allora dovrà risponderne chi ha provocato il disastro. Invitiamo anche il commissario europeo Antonio Tajani a porre con forza la necessità che vengano varate dall'Unione europea norme più efficaci e più idonee a garantire livelli di sicurezza sempre e comunque altissimi.
Per concludere, voglio esprimere un sentito ringraziamento alla Protezione civile, ai Vigili del fuoco, a tutte le forze di polizia e alle associazioni di volontariato, che con tempestività, professionalità e grande solidarietà hanno prestato i loro soccorsi, salvando vite umane e portando conforto alle persone tanto duramente colpite. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Boldi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ciarrapico. Ne ha facoltà.
CIARRAPICO (PdL). Signora Presidente, è mancato un solo tassello alla puntuale ed ottima relazione svolta dal ministro Matteoli: quale contestazione è stata fatta all'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, il quale questa notte, scendendo dalla luna, ha spiegato che si tratta di carri esteri; ha dimenticato, però, il principio giuridico secondo cui è l'ultimo utilizzatore il responsabile del funzionamento e della sicurezza dei carri esteri. Quindi, il dottor Moretti, come minimo, deve essere contestato o, meglio ancora, sospeso.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa resa dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, senatore Matteoli, che ringrazio per la sua disponibilità.
Sospendo la seduta fino alle ore 17,15.
(La seduta, sospesa alle ore 16,49, è ripresa alle ore 17,15).
Presidenza del presidente SCHIFANI
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 733-B
e delle questioni di fiducia (ore 17,15)
PRESIDENTE. Passiamo ora alla votazione dell'articolo 1, sulla cui approvazione il Governo ha posto la questione di fiducia.
Votazione nominale con appello
PRESIDENTE. Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, comma 2, della Costituzione, e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello.
Indíco pertanto la votazione nominale con appello dell'articolo 1, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
Ricordo che ciascun senatore chiamato dal senatore Segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi al banco della Presidenza.
I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi risponderanno di conseguenza.
Hanno chiesto di votare per primi i senatori Bondi, Caliendo, Sacconi, Viespoli e Palma.
Invito il senatore Segretario a procedere all'appello di tali senatori.
(I predetti senatori rispondono all'appello).
Estraggo a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale.
(È estratto a sorte il nome della senatrice Sbarbati).
Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dalla senatrice Sbarbati.
BUTTI, segretario, fa l'appello.
(Nel corso delle operazioni di voto assume la Presidenza il vice presidente CHITI - ore 17,41 -).
Rispondono sìi senatori:
Aderenti, Alberti Casellati, Alicata, Amato, Amoruso, Augello, Azzollini
Balboni, Baldassarri, Baldini, Barelli, Battaglia, Benedetti Valentini, Berselli, Bettamio, Bevilacqua, Bianconi, Bodega, Boldi, Bondi, Bonfrisco, Bornacin, Boscetto, Bricolo, Butti
Cagnin, Calabrò, Calderoli, Caliendo, Caligiuri, Camber, Cantoni, Carrara, Caruso, Casoli, Castelli, Castro, Centaro, Ciarrapico, Cicolani, Colli, Collino, Comincioli, Compagna, Conti, Contini, Coronella, Costa, Cursi, Cutrufo
D'Alì, D'Ambrosio Lettieri, Davico, De Angelis, De Eccher, De Feo, De Gregorio, De Lillo, Dell'Utri, Delogu, Di Giacomo, Di Girolamo Nicola, Di Stefano, Digilio, Dini, Divina
Esposito
Fasano, Fazzone, Ferrara, Firrarello, Fleres, Fluttero, Franco Paolo
Galioto, Gallo, Gallone, Gamba, Garavaglia Massimo, Gasparri, Gentile, Germontani, Ghigo, Giordano, Giovanardi, Giuliano, Grillo
Izzo
Latronico, Leoni, Licastro Scardino, Longo
Malan, Mantica, Mantovani, Maraventano, Massidda, Matteoli, Mauro, Mazzaracchio, Mazzatorta, Menardi, Messina, Montani, Monti, Morra, Mugnai, Mura, Musso
Nania, Nespoli, Nessa
Oliva, Orsi
Palma, Palmizio, Paravia, Pastore, Pera, Piccioni, Piccone, Pichetto Fratin, Pisanu, Piscitelli, Pistorio, Pittoni, Pontone, Possa
Quagliariello
Ramponi, Rizzi, Rizzotti
Saccomanno, Sacconi, Saia, Saltamartini, Sanciu, Santini, Saro, Sarro, Scarabosio, Scarpa Bonazza Buora, Sciascia, Serafini Giancarlo, Sibilia, Speziali, Stancanelli, Stiffoni
Tancredi, Tofani, Tomassini, Torri, Totaro
Vaccari, Valditara, Valentino, Vallardi, Valli, Vicari, Viceconte, Viespoli, Vizzini
Zanetta, Zanoletti.
Rispondono noi senatori:
Adamo, Adragna, Agostini, Amati, Andria, Antezza, Armato, Astore
Baio, Barbolini, Bassoli, Bastico, Belisario, Bertuzzi, Bianchi, Bianco, Biondelli, Blazina, Bosone, Bubbico, Bugnano
Cabras, Caforio, Carlino, Carloni, Carofiglio, Casson, Ceccanti, Chiaromonte, Chiti, Chiurazzi, Cosentino, Cuffaro
D'Alia, D'Ambrosio, De Luca, De Sena, De Toni, Del Vecchio, Della Monica, Della Seta, Di Giovan Paolo, Di Nardo, Donaggio, D'Ubaldo
Filippi Marco, Finocchiaro, Fioroni, Follini, Fontana, Fosson, Franco Vittoria
Galperti, Garavaglia Mariapia, Garraffa, Gasbarri, Ghedini, Giambrone, Giaretta, Gustavino
Ichino, Incostante
Lannutti, Latorre, Leddi, Legnini, Li Gotti, Livi Bacci, Lumia, Lusi
Magistrelli, Marcenaro, Marinaro, Marini, Marino Ignazio, Marino Mauro, Maritati, Mascitelli, Mazzuconi, Mercatali, Micheloni, Milana, Molinari, Mongiello, Morando, Morri, Musi
Negri, Nerozzi
Papania, Pardi, Passoni, Pedica, Pegorer, Perduca, Pertoldi, Pignedoli, Pinotti, Poretti, Procacci
Ranucci, Roilo, Rossi Nicola, Rossi Paolo, Rusconi, Russo, Rutelli
Sanna, Sbarbati, Scanu, Serafini Anna, Serra, Sircana, Soliani, Stradiotto
Tonini, Treu
Veronesi, Villari, Vimercati, Vita, Vitali
Zanda, Zavoli.
Si astengono i senatori:
Pinzger, Poli Bortone, Thaler Ausserhofer.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti.
(I senatori Segretari procedono al computo dei voti).
Informo i colleghi che, previo accordo con i Gruppi parlamentari, la votazione nominale con appello dell'articolo 2 avrà inizio alle ore 18,30.
Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'articolo 1, sulla cui approvazione il Governo ha posto la questione di fiducia:
|
Senatori presenti |
292 |
|
Senatori votanti |
291 |
|
Maggioranza |
146 |
|
Favorevoli |
164 |
|
Contrari |
124 |
|
Astenuti |
3 |
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Restano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno presentati all'articolo 1 del disegno di legge.
Come preannunciato, sospendo la seduta fino alle ore 18,30.
(La seduta, sospesa alle ore 18,06, è ripresa alle ore 18,30).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 733-B
e delle questioni di fiducia (ore 18,30)
PRESIDENTE. Passiamo ora alla votazione dell'articolo 2, sulla cui approvazione il Governo ha posto la questione di fiducia.
Votazione nominale con appello
PRESIDENTE. Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione, e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello.
Indíco pertanto la votazione nominale con appello dell'articolo 2, sulla cui approvazione il Governo ha posto la questione di fiducia.
Ricordo che ciascun senatore chiamato dal senatore Segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi al banco della Presidenza.
I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi risponderanno di conseguenza.
Hanno chiesto di votare per primi i senatori Barelli, Bondi, Caliendo, Palma, Pisanu, Rutelli, Sacconi, Sbarbati, Viespoli e Mantovani.
Invito il senatore Segretario a procedere all'appello di tali senatori.
(I predetti senatori rispondono all'appello).
Estraggo a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale.
(È estratto a sorte il nome del senatore De Toni).
Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dal senatore De Toni.
BAIO, segretario, fa l'appello.
(Nel corso delle operazioni di voto assume la Presidenza il presidente SCHIFANI - ore 19,04 -).
Rispondono sìi senatori:
Aderenti, Alberti Casellati, Alicata, Amato, Amoruso, Augello, Azzollini
Balboni, Baldassarri, Baldini, Barelli, Battaglia, Benedetti Valentini, Berselli, Bettamio, Bevilacqua, Bianconi, Bodega, Boldi, Bondi, Bonfrisco, Bornacin, Boscetto, Bricolo, Butti
Cagnin, Calabrò, Calderoli, Caliendo, Caligiuri, Camber, Cantoni, Carrara, Caruso, Casoli, Castelli, Castro, Centaro, Ciarrapico, Cicolani, Colli, Collino, Comincioli, Compagna, Conti, Coronella, Costa, Cursi, Cutrufo
D'Alì, D'Ambrosio Lettieri, De Angelis, De Eccher, De Feo, De Gregorio, De Lillo, Dell'Utri, Delogu, Di Giacomo, Di Girolamo Nicola, Di Stefano, Digilio, Dini, Divina
Esposito
Fasano, Fazzone, Ferrara, Firrarello, Fleres, Fluttero, Franco Paolo
Galioto, Gallo, Gallone, Gamba, Garavaglia Massimo, Gasparri, Gentile, Germontani, Ghigo, Giordano, Giovanardi, Giuliano, Grillo
Izzo
Latronico, Leoni, Licastro Scardino, Longo
Malan, Mantica, Mantovani, Maraventano, Massidda, Matteoli, Mauro, Mazzaracchio, Mazzatorta, Menardi, Messina, Montani, Monti, Morra, Mugnai, Mura, Musso
Nania, Nespoli, Nessa
Oliva, Orsi
Palma, Palmizio, Paravia, Pastore, Pera, Piccioni, Piccone, Pichetto Fratin, Pisanu, Piscitelli, Pistorio, Pittoni, Pontone, Possa
Quagliariello
Ramponi, Rizzi, Rizzotti
Saccomanno, Sacconi, Saia, Saltamartini, Sanciu, Santini, Saro, Sarro, Scarabosio, Scarpa Bonazza Buora, Sciascia, Serafini Giancarlo, Sibilia, Speziali, Stancanelli, Stiffoni
Tancredi, Tofani, Tomassini, Torri, Totaro
Vaccari, Valditara, Valentino, Vallardi, Valli, Vicari, Viceconte, Viespoli, Vizzini
Zanetta, Zanoletti.
Rispondono noi senatori:
Adamo, Adragna, Agostini, Amati, Andria, Antezza, Armato, Astore
Baio, Barbolini, Bassoli, Bastico, Belisario, Bertuzzi, Bianchi, Bianco, Biondelli, Blazina, Bosone, Bubbico, Bugnano
Cabras, Caforio, Carlino, Carloni, Carofiglio, Casson, Ceccanti, Chiaromonte, Chiti, Chiurazzi, Cosentino, Cuffaro
D'Alia, D'Ambrosio, De Luca, De Sena, De Toni, Del Vecchio, Della Monica, Della Seta, Di Giovan Paolo, Di Nardo, Donaggio, D'Ubaldo
Filippi Marco, Finocchiaro, Fioroni, Follini, Fontana, Fosson, Franco Vittoria
Galperti, Garavaglia Mariapia, Garraffa, Gasbarri, Ghedini, Giambrone, Giaretta, Gustavino
Ichino, Incostante
Lannutti, Latorre, Leddi, Legnini, Li Gotti, Livi Bacci, Lumia, Lusi
Magistrelli, Marcenaro, Marinaro, Marini, Marino Ignazio, Marino Mauro, Maritati, Mascitelli, Mazzuconi, Mercatali, Micheloni, Milana, Molinari, Mongiello, Morando, Morri, Musi
Negri, Nerozzi
Papania, Pardi, Passoni, Pedica, Pegorer, Perduca, Pertoldi, Peterlini, Pignedoli, Pinotti, Poretti, Procacci
Ranucci, Roilo, Rossi Nicola, Rossi Paolo, Rusconi, Russo, Rutelli
Sangalli, Sanna, Sbarbati, Scanu, Serafini Anna, Serra, Sircana, Soliani, Stradiotto
Tomaselli, Tonini, Treu
Veronesi, Villari, Vimercati, Vita, Vitali
Zanda, Zavoli.
Si astengono i senatori:
Andreotti, Pinzger, Poli Bortone, Thaler Ausserhofer.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti.
(I senatori Segretari procedono al computo dei voti).
Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'articolo 2 del disegno di legge n. 733-B, nel testo licenziato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia:
|
Senatori presenti |
294 |
|
Senatori votanti |
293 |
|
Maggioranza |
147 |
|
Favorevoli |
162 |
|
Contrari |
127 |
|
Astenuti |
4 |
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dal Gruppo PdL).
Restano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e l'ordine del giorno presentati all'articolo 2 del disegno di legge.
Come convenuto, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Come già anticipato ai Gruppi per le vie brevi, avverto che il sindacato ispettivo, già previsto per la seduta pomeridiana di domani, è anticipato alla seduta antimeridiana dopo il voto finale sul disegno di legge sulla sicurezza, presumibilmente intorno alle ore 13.
Pertanto, la seduta pomeridiana di domani non avrà luogo.
Su argomenti specifici
(Trattamento collaboratori dei senatori - Sollecito risposta interrogazioni - Riconoscimento Dolomiti quale Patrimonio dell'umanità)
PARDI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, intervengo per porre l'attenzione sul trattamento dei collaboratori parlamentari. Una misura presa dal Consiglio di Presidenza del Senato e ribadita con deliberazione del Comitato per la sicurezza, in data 27 maggio 2009, stabiliva il criterio secondo cui i senatori avrebbero dovuto depositare i contratti di lavoro dei loro collaboratori parlamentari entro la fine di giugno. La fine di giugno è arrivata, siamo al 1° luglio e, in realtà, questa procedura non si è realizzata, anzi, si sente dire che probabilmente il limite del 30 giugno sarà spostato al 30 settembre.
Presidenza del vice presidente CHITI (ore 19,20)
(Segue PARDI) Il senatore questore Adragna mi ha voluto dare una spiegazione in via amichevole, e di ciò lo ringrazio, ma pongo la questione in questa sede in modo che resti a verbale, perché non può essere chiusa nello spazio di una spiegazione amichevole.
Pare - le cifre non sono in nostro possesso - che un numero considerevole di senatori non abbia depositato i contratti relativi ai collaboratori. Come si può interpretare tale dato? Se il contratto c'è, dovrebbe essere possibile depositarlo, se non viene depositato è molto probabile che non vi sia, e questo può accadere perché i senatori non hanno pensato di redigere il contratto nei limiti loro accordati.
Siamo, quindi, in una grave situazione di inadempienza, per cui sarebbe necessario fornire una spiegazione chiara e dire pubblicamente, e in modo efficace, perché il limite del 30 giugno sia slittato - come pare - al 30 settembre. Conoscere i motivi e le modalità mi sembra fondamentale.
MALAN (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (PdL). Signor Presidente, più che spiegare la questione - non sta a me farlo - vorrei solo precisare e aggiungere qualche elemento a quanto detto dal senatore Pardi.
La delibera assunta dal Comitato per la sicurezza su indicazione del Consiglio di Presidenza è in vigore da oggi e gli adempimenti sono esattamente quelli in essa previsti. Poiché vi erano, però, alcune questioni da risolvere e alcuni casi dubbi - anche se la delibera originaria era già discretamente articolata, la realtà è sempre più complessa di quanto si possa prevedere in un dettagliato spettro di possibilità esaminate - alla luce di questo maggiore dettaglio portato all'attenzione degli uffici, il Consiglio di Presidenza si è nuovamente riunito e ha precisato tali situazioni.
Peraltro, non è certo questo il periodo più facile per affrontare la questione, dal momento che le elezioni europee e amministrative ci hanno tenuti tutti impegnati. Una cosa comunque è la regolarità del contratto, altro è adempiere, in modo puntuale, a quanto prescritto. Ripeto, la nuova norma è in vigore, come previsto, dal 1° luglio; per i nuovi collaboratori essa è, ad ogni effetto, valida da oggi, mentre per coloro che già c'erano è previsto invece un tempo maggiore per effettuare gli adempimenti, anche perché la delibera originaria prevedeva un servizio di consulenza per orientare i senatori negli adempimenti da compiere; servizio che non si è potuto attivare per le stesse ragioni per cui molti senatori non hanno potuto documentare gli adempimenti nei tempi stabiliti.
Questa è la ragione dell'ulteriore scadenza, ma ripeto che la delibera è in vigore. Sottolineo che, per la prima volta nella vita del Senato, si chiede un adempimento in proposito; credo si tratti di un fatto positivo, che rappresenta, sotto tutti gli aspetti, una decisione corretta e giusta. Le decisioni, però, devono essere assunte in modo oculato e prevedendo tempo adeguati.
Mi scuso, signor Presidente, se mi sto dilungando. Concludo immediatamente sottolineando che è meglio fare le cose bene piuttosto che farle in fretta o farne alcune velleitarie che rischiano di ottenere l'effetto opposto a quello desiderato. Noi vogliamo che tutti i collaboratori siano in regola e non vogliamo che siano costretti a lavorare in condizioni di disagio, non perché mancano gli adempimenti reali, ma perché manca la loro certificazione presso gli Uffici del Senato.
MASCITELLI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MASCITELLI (IdV). Signor Presidente, intervengo per sollecitare il Governo, tramite la Presidenza del Senato, a rispondere ad alcune interrogazioni tra loro strettamente collegate, presentate negli scorsi mesi.
La richiesta, rivolta alla Presidenza, di sollecitare il rappresentante del Governo, e in particolare il ministro Sacconi, a rispondere a due interrogazioni non ha soltanto la valenza di richiedere il formale rispetto del Regolamento del Senato, con riferimento, in particolare, all'articolo 148 del Regolamento, laddove al comma 2 si prevede che le interrogazioni a risposta orale siano poste all'ordine del giorno non oltre il quindicesimo giorno dalla loro presentazione. In proposito, è già stato sottolineato dalla Presidenza che vi sono stati notevoli ritardi nella risposta da parte dei rappresentanti del Governo agli atti di sindacato ispettivo.
Faccio riferimento, signor Presidente, a due questioni che sono estremamente importanti per la Regione Abruzzo, dove vivo ed opero. La prima interrogazione, la 3-00538, presentata diversi mesi or sono, riguarda l'attività svolta dal Commissario ad acta, nominato con delibera del Consiglio dei ministri in data 11 settembre 2008, con ampi e pieni poteri sul sistema sanitario regionale abruzzese. Vi erano diversi provvedimenti importanti che dovevano essere assunti, come ad esempio la ricontrattazione dei budget sanitari per la sanità privata o il recupero dei crediti non esigibili da parte delle strutture sanitarie private. Si tratta, dunque, di provvedimenti che hanno un'enorme incidenza sul sistema economico, sociale e sanitario della Regione. Per tale motivo, attendiamo una risposta da parte del Governo. Peraltro, sul dispositivo di nomina del Commissario ad acta è scritto che il commissario ha l'obbligo, entro il 31 dicembre 2008, di relazionare per iscritto al Governo.
PRESIDENTE. Senatore Mascitelli, la invito a concludere perché è scaduto il tempo a sua disposizione. In ogni caso, ho compreso la questione.
MASCITELLI (IdV). La seconda interrogazione, strettamente connessa alla prima, la 3-00780, riguarda i 1.600 dipendenti di un gruppo della sanità privata abruzzese che, peraltro, è stato il gruppo imprenditoriale coinvolto nell'enorme scandalo della "Sanitopoli" abruzzese, che ha avuto anche una rilevanza nazionale. Ebbene, questi 1.600 dipendenti da sei mesi non vengono retribuiti da una struttura sanitaria privata convenzionata con la Regione.
Abbiamo chiesto che il Commissario ad acta riferisca al Governo sulle sue attività e iniziative, e che il Governo a sua volta riferisca al Parlamento. Credo che questo sia un problema di grave emergenza non solo economica, ma anche sociale per la nostra Regione.
SANTINI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANTINI (PdL). Signor Presidente, parlo all'Assemblea come vice presidente vicario del Gruppo "Amici della montagna" del Parlamento italiano, per ricordare un evento significativo che sta per iniziare proprio questa sera alla Camera dei deputati, esattamente nella sala Berlinguer di Via degli Uffici del Vicario. In quella sede celebreremo il riconoscimento da parte dell'UNESCO delle Dolomiti come Patrimonio dell'umanità. Subito dopo, i presidenti del Club alpino italiano, del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico e delle Guide alpine ci illustreranno, con filmati e diapositive, l'attività dei rispettivi sodalizi.
Non ultimo motivo per partecipare a questo evento è che alle ore 20,15 - quindi, tra poco - vi sarà, come anteprima, un buffet aperto a tutti, a base di prodotti tipici dell'Abruzzo. In tale occasione ci sarà anche l'opportunità di manifestare e di rinnovare solidarietà a quel popolo.
Ho fatto questo annuncio come promemoria per coloro che avessero dimenticato l'incontro. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Peterlini).
LUMIA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUMIA (PD). Signor Presidente, intervengo per sollecitare una risposta da parte del Presidente del Consiglio e del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca all'interrogazione 3-00663, pubblicata nell'Allegato B della seduta n. 185 del 1° aprile 2009. È importante che il Ministro venga in Aula a dare una risposta a questa interrogazione, perché riguarda il sistema e le procedure di reclutamento nelle università e negli enti di ricerca.
Le ricordo, signor Presidente, che c'è stato un intervento d'urgenza da parte del Governo. Proprio su questo tema è intervenuto il decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, poi convertito con modificazioni nella legge 9 gennaio 2009 n. 1. Ebbene, all'articolo 1 del suddetto decreto‑legge, signor Presidente, il Governo ha ritenuto di modificare anche le modalità di formazione delle Commissioni esaminatrici per le procedure di valutazione comparativa per il reclutamento di professori e ricercatori, già a quella data bandite dalle università, così nei fatti bloccandole.
Il Ministro ha più volte affermato che il suo intendimento non era di bloccare i concorsi per il reclutamento dei ricercatori e dei professori nell'università; anzi, ha sostenuto che il suo obiettivo era del tutto opposto. Ebbene, il decreto-legge - bloccando, ripeto, già i concorsi e le commissioni in atto - prevedeva 30 giorni di tempo dall'entrata in vigore della legge di conversione per definire le nuove modalità di svolgimento dell'elezione a sorteggio delle commissioni esaminatrici. I 30 giorni sono scaduti il 9 febbraio 2009, siamo giunti a luglio. Mi pare che con i fatti il Ministro dell'istruzione abbia violato la disposizione di legge; ciò rileva palesemente che il suo comportamento è contrario rispetto alla necessità di procedere nel nostro Paese al reclutamento e di dare linfa, vitalità al sistema universitario. Su questa palese violazione, su questa contraddizione tra le dichiarazioni e le intenzioni del Ministro è fondata l'interrogazione presentata e penso che sia anche fondata la richiesta di ottenere una risposta in tempi adeguati.
Le chiedo, quindi, di sollecitare il Ministro a venire in Aula a rispondere a tale interrogazione.
PRESIDENTE. Con riferimento al problema posto dal senatore Mascitelli e dal senatore Lumia, relativamente ad atti di sindacato ispettivo riferiti rispettivamente al Commissario ad acta per la sanità in Abruzzo e ai temi dell'istruzione, la Presidenza si farà carico nuovamente di attivarsi affinché il Governo, tramite i Ministri incaricati, possa rispondere.
Al termine della seduta antimeridiana, ho tracciato comunque il quadro complessivo - come richiesto dal senatore Ichino - della situazione relativa al sindacato ispettivo, rilevandone le ombre e sottolineando la necessità di un intervento, di cui la Presidenza si farà carico, data una certa tendenza, purtroppo non inedita, il che però non la giustifica, che ci dimostra che dobbiamo intervenire in modo più efficace.
Senatore Santini, prendiamo atto della celebrazione di questa ricorrenza importante per gli Amici della montagna: il fatto che l'UNESCO abbia dichiarato le Dolomiti Patrimonio dell'umanità fa certamente piacere a tutti noi, sia che facciamo parte del Gruppo "Amici della montagna" sia che siamo amici dell'Italia, dove le montagne sono importanti.
Rispetto al punto sollevato dal senatore Pardi e sul quale è già intervenuto il senatore Malan, vorrei ricordare alcuni aspetti, anche se ora il senatore Pardi è assente, ma potrà leggere il resoconto stenografico della seduta.
Come ha ricordato correttamente il senatore Malan - ed è bene essere chiari su questo punto - nessuno ha prorogato l'entrata in vigore di un regolamento che è stato approvato ed è in vigore. Si è intervenuti - e poi ne dirò i motivi - sul fatto di considerare ancora validi, fino al 30 settembre, i tesserini esistenti: non si tratta quindi dello slittamento dell'entrata in vigore del regolamento, perché è in vigore quello che è stato approvato, ma dell'uso dei tesserini esistenti per i collaboratori.
Perché è stato necessario dare questa possibilità, che poi in realtà, dato che nel mese di agosto e nei primi giorni di settembre normalmente il Senato non si riunisce, si riconduce anche a termini temporali diversi? Per una serie di motivi, il primo dei quali - com'è stato ricordato - è che sono state poste alcune questioni da diversi senatori con riferimento a specifiche forme di contratti, su cui è necessario avere chiarimenti.
Il secondo è per dare il tempo necessario non soltanto ai senatori per consegnare i contratti, e quindi chiarire alcuni aspetti ad essi connessi, ma anche agli Uffici per verificare che i contratti consegnati siano regolari e cambiare i tesserini. Abbiamo deciso, infatti, di cambiare integralmente i tesserini a disposizione dei collaboratori e tale cambio richiede un processo temporale, perché non c'è soltanto questo da realizzare: ecco il motivo per cui i vecchi tesserini sono da considerarsi validi fino al 30 settembre, non un minuto di più.
Infine, ci eravamo impegnati a mettere a disposizione dei senatori che devono procedere agli adempimenti - senatori che non sono tutti datori di lavoro, ma di collaborazioni - un consulente per aiutarli a chiarire alcuni aspetti e a definire, in alcuni casi, anche le forme dei contratti. Credo sia stata compiuta una scelta giusta nel decidere di non ricorrere ad un professionista esterno come consulente del lavoro, per un doppio problema. Da un lato, per un problema di scelta, perché non si può fare il sorteggio del senatore come quando si procede al voto di fiducia; dall'altro, perché vi è anche la necessità di fare un minimo di risparmio e di uso rigoroso delle risorse pubbliche, che si vede nelle grandi cose, ma anche in quelle piccole e piccolissime. Per questo motivo, abbiamo chiesto un consulente al Ministero del lavoro, che l'ha messo a nostra disposizione.
Dalla prossima settimana, quindi - credo a partire da martedì, ma comunque su questo gli Uffici addetti ed il segretario del Comitato per la sicurezza del Senato, l'ingegner Contardi, potranno dare tutti i chiarimenti specifici, anche se poi seguirà una lettera - in alcune mattine, qui al Senato, vi sarà un consulente del Ministero lavoro che sarà a disposizione dei senatori per aiutarli a determinare, sulla base del regolamento, i contratti. Tutto qui.
Queste sono le decisioni che sono state assunte, che mi paiono di assoluto buon senso, di rigoroso rispetto ed equilibrio nella gestione di un regolamento che non è revocabile.
Mozioni e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza una mozione e interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 2 luglio 2009
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,40).