Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (387 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 231 del 01/07/2009


Allegato B

Testo integrale dell'intervento della senatrice Della Monica nella discussione delle questioni di fiducia sul disegno di legge n. 733-B

In epoche di veloce e profonda trasformazione sociale, si tende a proiettare l'angoscia per la perdita di controllo sul proprio destino sul piano del timore per la propria sicurezza. Processo che tocca sia il singolo che le collettività, che finiscono così per difendersi dall'altro, percepito come diverso, erigendo barriere e trincerandosi dietro una barriera, anche simbolica, di discriminazione, intolleranza, controllo sociale selettivo.

Da qui la tendenza alla criminalizzazione di coloro che vengono qualificati come indesiderabili, nemici pubblici, da contrastare in nome di un astratto diritto alla sicurezza.

Le recenti politiche governative hanno enfatizzato in maniera particolare questo aspetto, qualificando la sicurezza come esigenza prioritaria rispetto ad ogni altra istanza di politica sociale; riducendola anzi a una sola questione criminale. Da qui un concetto di sicurezza non suscettibile di bilanciamento con interessi contrapposti, un diritto assoluto da garantire, a prezzo della negazione di diritti e libertà fondamentali nei confronti di quanti siano percepiti - per una loro supposta diversità - come "nemici".

Le politiche governative attuali, ancora una volta come già nella XIV legislatura, anziché concepire la sicurezza come garanzia dei diritti di ciascuno, quindi, la declinano nelle forme di un astratto diritto da assicurare a pochi in virtù delle limitazioni imposte alle libertà e ai diritti di molti, senza prendersi cura dell'effettiva ricaduta di queste norme nel nostro sistema giuridico e sociale.

Oltre che discriminatoria, questa declinazione della sicurezza come astratto jus excludendi alios rischia di risultare meramente declamatoria e di condurre quindi a politiche simboliche, ineffettive, che al di là di meri proclami non possono certo tutelare i cittadini né migliorarne le condizioni.

Soprattutto perché non toccano quelli che sono i problemi reali della quotidianità e della vita di ciascuno e non prevedono alcuna misura a tutela di quei soggetti che, in ragione della loro particolare vulnerabilità, sono più esposti al rischio di vittimizzazione o di coloro che, come le donne o i bambini, sono spesso vittime di gravi delitti che quasi sempre passano sotto silenzio. Si pensi ai migranti troppo spesso vittime di tratta o del caporalato, ai bambini vittime della pedofilia o del lavoro forzato o alle donne, che con sempre maggiore frequenza subiscono abusi e violenze, in primo luogo sessuali.

Ebbene, se sicurezza vuol dire garanzia dei diritti e delle libertà fondamentali di ciascuno, la politica deve in primo luogo impegnarsi nella tutela di coloro nei cui confronti tali diritti sono sistematicamente violati. A questa idea si ispirano diversi disegni di legge presentati dal PD, che toccano il nodo della sicurezza guardandola sotto un aspetto del tutto trascurato dalle politiche governative.

Non ci potete chiedere peraltro di dare una risposta ai problemi di sicurezza che violi i diritti fondamentali costituzionalmente garantiti e prenda in giro i cittadini. Le norme incostituzionali non solo non sono degne di un Paese civile, ma soprattutto sono inefficaci. E questo il Governo e la maggioranza non possono minimizzarlo, occultarlo, fingendo che il problema non esista, sostenendo che l'opposizione non vuole fare nulla, è immobile.

Questo messaggio è falso e inaccettabile. Una cosa è certa: 1'opposizione vuole dare sicurezza al Paese, quella vera, quella che consenta un corretto ed efficiente funzionamento delle forze di polizia e della magistratura, quella che ponga la legalità al primo posto, negli ambiti di una cultura costituzionale che segna la politica e la civiltà di un Paese.

Purtroppo non era mai accaduto, dicevo ieri, che il nostro sistema politico dovesse invece vivere ai margini della legalità costituzionale, che l'opposizione dovesse denunziare dubbi di costituzionalità di quasi tutte le leggi proposte dal Governo, che finiscono con alterare il funzionamento del sistema istituzionale e col trasferire il compito di garantirne il corretto funzionamento al Presidente della Repubblica, alla Corte costituzionale (di cui si cerca di accentuare le responsabilità e la politicità) e alla magistratura ordinaria, che peraltro si cerca di paralizzare nelle funzioni con il disegno di legge sulle intercettazioni e sul processo penale, norme che, appena approvate (e si profila a breve il voto di fiducia anche per le intercettazioni!) una volta tradotte in legge, avranno l'effetto di ridurre drasticamente le possibilità di contrasto nei confronti della criminalità da parte delle forze dell'ordine e della magistratura.

E veniamo a disvelare la falsità delle affermazioni secondo cui il PD non vuole far approvare norme che consentano di dare sicurezza ai cittadini.

Il disegno di legge prevede un insieme di disposizioni, che per una buona parte erano state proposte nella precedente legislatura dal Governo Prodi, sono state presentate da senatori del PD e/o di altri Gruppi di opposizione (IdV) in questa legislatura o sono stati proposti come emendamenti e recepiti dalla maggioranza.

Mi riferisco, per essere chiari, a questo tipo di innovazioni in materia penale e di procedura penale. Tra quelle penali indico quelle improntate a una maggior tutela di soggetti deboli e in generale delle vittime dei reati, tra cui ad esempio:

- l'introduzione del reato di sottrazione o del trattenimento del minore all'estero contro la volontà del soggetto investito dell'esercizio della potestà dei genitori o di tutela (articolo 574-bis del codice di procedura penale - articolo 3, comma 29, lettera b), del disegno di legge); disposizione che consente di intervenire efficacemente in molte situazioni oggi prive di effettiva tutela sia sul piano sostanziale che su quello cautelare;

- l'introduzione del delitto di impiego dei minori nell'accattonaggio (articolo 600-octies del codice penale, introdotto dall'articolo 3, comma 19, del disegno di legge) che sostituisce la più lieve contravvenzione oggi prevista dall'articolo 671 del codice penale;

- una nuova aggravante ad effetto speciale per il delitto di truffa collegata alle situazioni di minorata difesa delle persone offese nei casi già previsti in generale dall'articolo 61 n. 5 del codice penale (articolo 3, comma 28, del disegno di legge);

- un regime circostanziale più appropriato per il delitto di sequestro di persona ex articolo 605 del codice penale quando avvenga in danno di minori (articolo 3, comma 29, del disegno di legge);

- le modifiche introdotte all'aggravante comune di cui all'articolo 61 n. 5 del codice penale (articolo 1, comma 7, del disegno di legge) che, tra le cause di minorata difesa, chiarisce che rientra in esse anche l'età della persona offesa (recependo un'indicazione già formatasi in via giurisprudenziale);

- la modifica all'articolo 36, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (articolo 3, comma 1, del disegno di legge), che ne consentirà l'applicazione come aggravante ad effetto speciale per aver commesso il fatto contro persona disabile a numerosi altri reati oltre a quelli già oggi previsti dalla norma, che assume termini talmente ampi da richiedere, sul piano tecnico-formale, un più opportuno inserimento direttamente nel codice penale;

- la modifica dell'aggravante speciale per i reati plurisoggettivi prevista dall'articolo 112 del codice penale, che, risolvendo dubbi interpretativi ricorrenti, sanziona più gravemente anche chi abbia partecipato alla commissione di reati con minori, e non soltanto chi al reato abbia indotto o si sia avvalso di un minore (articolo 3, comma 15, del disegno di legge);

- l'inserimento nel testo delle norme che riguardano la circolazione stradale.

In merito alle modifiche al codice di procedura penale o connesse, desidero ricordare che numerose sono le proposte presentate dal PD al riguardo. Basti pensare che è proprio per merito del PD che è stato abolito il patteggiamento in appello con il decreto-legge sicurezza. Inoltre numerose sono le norme che il PD ha proposto per rendere più efficaci e rapido il processo, anche attraverso modifiche che tengano conto degli interessi delle vittime del reato, poco tutelate nel nostro sistema. Mi riferisco all'estensione dell'incidente probatorio protetto, all'estensione del gratuito patrocinio, ad un sistema di maggior rigore anche nel bilanciamento di attenuanti ed aggravanti ad effetto speciale per i reati di maggiore offensività. Inoltre alcune modifiche auspicate dal PD, previste nel testo iniziale del disegno di legge, sono state in gran parte anticipate dal decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito in legge 23 aprile 2009, n. 38, che il Governo ha fortemente voluto appropriandosi - mi sia consentito dirlo - del nostro testo di legge sullo stalking, senza peraltro volere recepire le modifiche normative di estremo rilievo per il contrasto alla violenza domestica, quella che si consuma ogni giorno nelle famiglie, soprattutto quelle italiane, e che produce vittime tra donne e minori.

Passando poi, alle misure di prevenzione, va ricordato che sono sempre a iniziativa del PD le modifiche in materia di misure di prevenzioni personali e patrimoniali introdotte nel decreto-legge n. 92 del 2008 e che sono state auspicate e condivise dal PD anche quelle inserite nel presente disegno di legge. Ancora, il PD ha parte rilevante anche per la parte del disegno di legge che si occupa del trattamento carcerario speciale previsto dal comma 2 dell'articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354 (articolo 2, comma 25, del disegno di legge). Mi riferisco a disposizioni che intervengono in tema di proroga della misura già applicata, che stabiliscono che il solo decorso del tempo non è di per sé sufficiente per escludere la capacità di mantenere i contatti con l'associazione o dimostrare il venir meno dell'operatività della stessa; che prevedono periodi di applicazione iniziale e di proroga della misura più congrui rispetto a quelli attuali. Certo non ci nascondiamo - e non deve farlo nemmeno la maggioranza - che vi sono criticità, in particolare per gli aspetti applicativi della modifica relativa alla procedura di impugnazione, in particolare per quanto attiene la concentrazione degli stessi presso il solo tribunale di sorveglianza di Roma. Vedremo come verranno risolte nelle sedi istituzionali a ciò deputate.

Ancora desidero sottolineare che in merito al contrasto all'immigrazione clandestina, le uniche norme positive sono quelle proposte dal PD. In particolare desidero ricordare che le norme cui mi riferisco, inserite nel disegno di legge in esame sono quelle già proposte nella precedente legislatura e che il PD ha presentato con il disegno di legge AS n. 777. Tali norme introducono novità sostanziali e processuali dirette a contrastare il favoreggiamento e lo sfruttamento dell'immigrazione clandestina, al fine di promuovere un'immigrazione regolare, combattendo in primo luogo il racket che, attraverso gli scafisti, lucra ingenti proventi sullo sfruttamento delle condizioni di vulnerabilità in cui versano i migranti e prevedendo misure di tutela nei confronti delle vittime. Guarda caso nel disegno di legge in esame l'aspetto delle vittime non è preso in considerazione. Eppure quello dell'immigrazione clandestina è un fenomeno complesso, che come tale presenta la necessità di un approccio integrato, capace di intervenire sul momento preventivo oltre che su quello repressivo, valorizzando la funzione deterrente connaturata alla disciplina penale, e fornendo una risposta effettiva e articolata all'emergenza costituita dai massicci sbarchi di clandestini, sulla scorta peraltro di quanto previsto in materia dai principali Paesi europei.

Detto questo, occorre passare alle dolenti note, poiché il disegno di legge pone seri problemi di costituzionalità per la parte concernente l'immigrazione. Piaccia o non piaccia sentirlo dire, la norma che punisce a titolo di reato l'ingresso e il soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello Stato, oltre ad esasperare la preoccupante tendenza all'uso simbolico della sanzione penale, criminalizza mere condizioni personali e presenta molteplici profili di illegittimità costituzionale. Non a caso la Corte costituzionale (con sentenza n. 78 del 2007) ha escluso che la condizione di mera irregolarità dello straniero sia sintomatica di una pericolosità sociale dello stesso. L'ingresso o la presenza illegale del singolo straniero difatti non rappresentano, di per sé, fatti lesivi di beni meritevoli di tutela penale, ma sono l'espressione di una condizione individuale, la condizione di migrante: la relativa incriminazione, pertanto, assume un connotato discriminatorio ratione subiecti contrastante non solo con il principio di eguaglianza, ma con la fondamentale garanzia costituzionale in materia penale, in base alla quale si può essere puniti solo per fatti materiali.

L'introduzione del reato in esame, inoltre, produrrà una crescita abnorme di ineffettività del sistema penale, gravato di centinaia di migliaia di ulteriori processi privi di reale utilità sociale e condannato per ciò alla paralisi, investendo non solo il settore di giurisdizione del giudice di pace, ma anche il settore della giurisdizione ordinaria di cui ben si conosce la grave sofferenza.

Infine, per i motivi già espressi ieri, illustrando l'eccezione di incostituzionalità, vi sarà una inevitabile incidenza negativa del nuovo reato in tema di accesso a servizi pubblici essenziali relativi a beni fondamentali tutelati dalla Costituzione da parte degli immigrati, che non abbiano un valido titolo di soggiorno. E parallelamente l'articolo 6, comma 2, del Testo unico sull'immigrazione, come modificato dall'articolo 45, lettera f) (ora articolo 1, comma 22, lettera g), del disegno di legge), richiede, ai fini della dichiarazione di nascita, la esibizione all'ufficio dello stato civile del permesso di soggiorno di chi la opera. Ciò, in contrasto con il diritto della persona minore di età alla propria identità personale e alla cittadinanza da riconoscersi immediatamente al momento della sua nascita (articolo 7 della Convenzione sui diritti del fanciullo approvata a New York il 20 novembre 1989 e ratificata dall'Italia con legge del 27 maggio 1991, n. 176), con la conseguenza che un minore non solo verrebbe privato della propria identità ma potrebbe essere più facilmente esposto ad azioni volte a falsi riconoscimenti da parte di terzi, per fini illeciti e in violazione della legge sull'adozione.

Diversamente, una normativa giusta ed efficace dell'immigrazione dovrebbe caratterizzarsi, innanzitutto, per la profonda revisione della disciplina degli ingressi oggi vigente, una disciplina basata sull'assurda - e largamente ineffettiva - pretesa dell'incontro a distanza, tra domanda e offerta di lavoro. Le politiche del diritto avviate in questa legislatura non muovono alcun passo in questa direzione, al contrario, attraverso il decreto legislativo n. 160 del 2008, recante modifiche e integrazioni al decreto legislativo n. 5 del 2007, hanno previsto ulteriori restrizioni al ricongiungimento familiare; un istituto che, consentendo il dispiegarsi della catena migratoria, rappresenta da sempre un efficace strumento di integrazione dei migranti.

In questo modo l'irregolarità dei migranti favorirà la criminalità organizzata, che troverà nei migranti irregolari manovalanza a basso costo e l'economia illegale, mentre nel disegno di legge in esame la maggioranza non ha voluto inserire proposte adeguate del PD, quali la normativa in materia di caporalato e lavoro irregolare, che consente di intensificare il contrasto al traffico di esseri umani, anche sotto il profilo dello sfruttamento lavorativo, e neppure misure in materia di autoriciclaggio.

Non vi è quindi incoerenza del Governo e della maggioranza in materia di politiche per la sicurezza nel proporre, insieme a questo disegno di legge, quelli in materia di intercettazioni telefoniche, di riforma del processo penale, di rielaborazione della disciplina in materia di sicurezza del lavoro; norme che una volta approvate azzereranno sicurezza, giustizia e democrazia. Si badi bene, si tratta di materie per le quali il PD propone, invece, innovazioni tese ad assicurare sicurezza, processi giusti, certezza della pena, legalità degli interventi, rispetto della Costituzione.

Non dica pertanto, la maggioranza che il Partito Democratico è immobile e non vuole dare sicurezza ai cittadini. È esattamente il contrario: il Governo e la maggioranza non lo vogliono.

Da qui il voto contrario convinto, perché non è possibile per il PD votare norme discriminatorie, incostituzionali, inefficaci e quindi che non garantiscono alcuna sicurezza.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Asciutti, Caliendo, Castelli, Ciampi, Davico, Dell'Utri, Alberto Filippi, Giovanardi, Gramazio, Lauro, Mantica, Mantovani, Palma, Pera, Spadoni, Vetrella e Viespoli

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Allegrini, Compagna e Marcucci, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Ministro affari esteri

Ministro difesa

Ministro giustizia

Presidente del Consiglio dei ministri

(Governo Berlusconi-IV)

Conversione in legge del decreto-legge 15 giugno 2009, n. 61, recante disposizioni urgenti in materia di contrasto alla pirateria (1652)

(presentato in data 01/7/2009 )

C.2511 approvato dalla Camera dei deputati.

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro per i beni e le attività culturali, con lettera in data 30 giugno 2009, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 17 ottobre 1996, n. 534 - lo schema di decreto ministeriale recante la tabella delle istituzioni culturali da ammettere al contributo ordinario annuale dello Stato per il triennio 2009-2011 (n. 102).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 21 luglio 2009.

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sul rendiconto generale dello Stato

Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 25 giugno 2009, ha inviato la decisione e relazione della Corte dei conti sul Rendiconto generale dello Stato per l'esercizio finanziario 2008, deliberata dalle Sezioni riunite della Corte stessa ai sensi degli articoli 40 e 41 del regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Doc. XIV, n. 2).

Mozioni

LUMIA, BIANCO, PAPANIA, CECCANTI, CARLONI, DI GIOVAN PAOLO, NEROZZI, MICHELONI, MARITATI, MUSI, DEL VECCHIO, RANDAZZO, ADAMO, SOLIANI, CHITI - Il Senato,

premesso che:

la Fiat è un'importante realtà industriale che nel nostro Paese ha una funzione strategica sul piano produttivo e sociale di rilevante portata, cui la politica deve prestare la massima attenzione con interventi diretti sul piano finanziario e degli investimenti, come è avvenuto negli USA da parte del Governo Obama ed in Europa da parte di diversi Governi nazionali e regionali;

in Italia il progetto di realizzare una "grande" Fiat non deve andare a discapito degli stabilimenti italiani, di quelli collocati nel Sud-Italia e in particolare dell'unico stabilimento presente in Sicilia a Termini Imerese (Palermo);

lo stabilimento di Termini Imerese e la produzione industriale che ruota intorno al suo indotto rappresenta già una realtà economica di enorme rilievo occupazionale, che non può assolutamente essere trascurata o emarginata, ma semmai va rilanciata per svilupparne tutte le potenzialità industriali e occupazionali;

non si condivide la scelta della Fiat di riconvertire dal 2011 lo stabilimento di Termini Imerese da produzione automobilistica ad "altra produzione", come genericamente si è espresso il dottor Sergio Marchionne nell'incontro tenutosi il 18 giugno 2009 tra il Governo nazionale, i rappresentanti dei Governi regionali e delle organizzazioni sindacali con i rappresentanti della Fiat stessa;

esistono tutte le condizioni per mantenere una presenza produttiva di automobili a Termini Imerese, per la sua collocazione strategica nel contesto del Mediterraneo, alla luce delle enormi potenzialità di mercato che sempre più si aprono nell'area di libero scambio che coinvolgerà Paesi in cui la crescita della domanda di automobili incrementerà notevolmente nei prossimi anni;

a Termini Imerese esistono oggi tutte le condizioni per un reale rilancio dello stabilimento Fiat e del suo indotto per via della presenza di un porto oggi in crescita commerciale e già pronto a fungere da base logistica in grado, attraverso le "autostrade del mare", di abbattere i costi di trasporto e raggiungere rapidamente i mercati europei e del Mediterraneo. Inoltre, lo stesso interporto per la Sicilia occidentale nascerà proprio a Termini Imerese, un'opera, anche questa, di grande rilievo logistico-commerciale in grado di dare supporto allo stabilimento di Termini Imerese nella sua fase di rilancio;

rimane aperto il problema serio dell'indotto, già oggi un'importante realtà produttiva, ma del tutto insufficiente a trasformare lo stabilimento di Termini Imerese da realtà con una prevalente funzione di assemblaggio ad una struttura realmente produttiva, per cui è necessario ampliare il sistema dell'indotto e fare in modo che a Termini Imerese possano prodursi più modelli con vantaggi economici per la Fiat che derivano dalla realizzazione di un vero distretto produttivo di automobili;

la stessa Fiat appena un anno e mezzo fa aveva proposto un duplice piano di rilancio dello stabilimento di Termini Imerese. Il primo, denominato "Piano A", prevedeva proprio un forte rilancio dello stabilimento dove allocare la produzione di tre nuovi modelli, con un'ampia espansione dell'indotto, dove allocare anche il ciclo produttivo degli stampati e delle presse. Dopo il gravissimo rifiuto del precedente Governo regionale di sostenere il "Piano A", fu sottoscritto comunque un accordo ("Piano B"), che prevedeva una missione produttiva per lo stabilimento di Termini Imerese finalizzata sempre al settore delle automobili con una parte di investimenti e di nuova occupazione, per quanto non della stessa portata del "Piano A",

impegna il Governo:

ad aprire un tavolo diretto tra il Governo nazionale, il Governo regionale, il sindaco di Termini Imerese, le organizzazioni sindacali, la Confindustria e i vertici della Fiat SpA al fine di individuare uno specifico contratto di programma in grado di rilanciare lo stabilimento industriale di Termini Imerese ed il suo indotto;

ad utilizzare risorse finanziarie proprie per il rilancio dello stabilimento di Termini Imerese attraverso l'utilizzo delle risorse finanziarie derivanti dal FAS e ad attivarsi, nell'ambito delle proprie competenze, affinché la Regione Sicilia valuti la possibilità di utilizzare i fondi comunitari residui del Programma operativo regionale 2000-2007 e dei nuovi fondi della programmazione 2007-2013 verso strategie per l'innovazione tecnologica dei modelli da produrre a Termini Imerese e verso la completa ristrutturazione del porto e dell'interporto, necessari per assicurare alla Fiat una conveniente base logistica;

ad indirizzare il confronto con la Fiat, attraverso il ricorso ad ulteriori risorse finanziarie proprie, per fare dello stabilimento di Termini Imerese un reale polo produttivo per la costruzione dei modelli del marchio Lancia, in una prima fase per la produzione di automobili classiche - con l'introduzione dei nuovi modelli che, a partire dal 2011, potranno subentrare all'attuale produzione del modello Y10 - e, in una seconda fase, per caratterizzare lo stabilimento di Termini Imerese nel senso della produzione dei nuovi modelli "ad energia ibrida" e con l'obiettivo di costituire, attraverso il coinvolgimento delle università siciliane, un centro di ricerca per la produzione di automobili ad energia pulita;

a sollecitare il Governo regionale ad intervenire direttamente e con propri investimenti a sostegno dell'indotto per l'individuazione delle aree industriali dove allocare i siti in grado di rafforzare l'indotto, al fine di garantire un elevato livello di produzione dei modelli di automobili assegnati dalla Fiat allo stabilimento di Termini Imerese.

(1-00149)

Interrogazioni

PICHETTO FRATIN - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e del lavoro, della salute e delle politiche sociali -

(3-00835)

(Già 4-01430)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il dottor Claudio Patalano, commercialista ed ex dirigente di Banca d'Italia, nel 2003 ha accettato la carica di commissario liquidatore di Sicilcassa, istituto bancario siciliano (assorbito successivamente dal Banco di Sicilia) le cui vicende, che configurerebbero uno dei più pesanti crac finanziari degli ultimi anni, sono oggetto di un dibattimento proprio in queste settimane presso la seconda sezione penale del Tribunale di Palermo;

nel frattempo il dottor Patalano avrebbe continuato a prestare la propria opera di consulenza presso vari gruppi bancari tra cui il Gruppo Delta, partecipato dalla Cassa di risparmio della Repubblica di San Marino e attualmente al centro di una complessa inchiesta per riciclaggio e altri reati aperta dalla Procura di Forlì;

si apprende da notizie di stampa che nelle scorse settimane, nell'ambito dell'inchiesta relativa al Gruppo Delta, sarebbe stata effettuata una perquisizione presso gli uffici del dottor Patalano e gli inquirenti avrebbero notificato allo stesso un'avviso di garanzia per il reato di ostacolo alle funzioni di vigilanza (art. 2638 del codice civile);

ad avviso dell'interrogante sarebbe opportuno valutare una sospensione del richiamato incarico affidato al dottor Claudio Patalano,

si chiede di sapere quale sia l'opinione del Governo sulla vicenda.

(4-01695)

LANNUTTI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

la graduale implementazione su tutto il territorio nazionale del nuovo sistema di trasmissioni televisive "digitale terrestre" dovrebbe comportare in breve tempo la sostituzione di un gran numero di apparecchi televisivi obsoleti o quantomeno inadatti alla ricezione del nuovo tipo segnale;

a tutt'oggi non risulterebbe essere stata predisposta alcuna pianificazione circa lo smaltimento e il recupero di questi apparecchi, con il rischio che possano essere smaltiti in condizioni non sicure con rischio di seri danni per l'ambiente;

considerato che:

il decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 13, ha prorogato al 31 dicembre 2009 l'applicazione delle prescrizioni della direttiva 2002/96/CE del Parlamento europeo e del Consiglio circa la gestione e lo smaltimento in sicurezza dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE);

i RAEE sono rifiuti che necessiterebbero di particolari tipologie di trattamento e procedure di smaltimento in quanto in molti casi conterrebbero componenti pericolosi e altamente inquinanti;

la creazione di una corretta filiera di separazione, riutilizzo e riciclaggio dei RAEE, oltre a costituire un valido aiuto per i cittadini e soprattutto per le aziende, potrebbe costituire anche un'occasione per la creazione di nuovi posti di lavoro e al contempo sottrarre spazio alle attività di smaltimento illegali spesso gestite dalle organizzazioni criminali,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza del numero degli apparecchi televisivi che dovranno essere sostituiti a seguito dell'implementazione del "digitale terrestre" e quali iniziative concrete intenda porre in essere al fine di pianificarne lo smaltimento;

quali siano a tutt'oggi in concreto i controlli effettuati sulle procedure e le condizioni di smaltimento e recupero dei RAEE sul territorio nazionale;

quali misure legislative il Governo intenda porre in essere al fine di dare piena attuazione alle disposizioni della direttiva 2002/96/CE.

(4-01696)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

si apprende da agenzie di stampa che il 24 giugno 2009 il Comitato esecutivo straordinario dell'Associazione bancaria italiana (Abi) si riunirà per la nomina del nuovo direttore generale;

il nome più accreditato per tale nomina sarebbe quello di Giovanni Sabatini, attualmente responsabile della Divisione emittenti della CONSOB;

il dottor Giovanni Sabatini, che qualora eletto andrebbe a sostituire il dimissionario Giuseppe Zadra a sua volta ex dipendente Consob, è ex delegato del Ministero dell'economia nel Consiglio superiore della Banca d'Italia, ex consigliere di Alitalia ed ex direttore del dipartimento del Tesoro che vigila sul sistema bancario e finanziario;

considerato che:

il possibile passaggio di ex dipendenti di un ente come la CONSOB all'associazione che riunisce i maggiori istituti di credito potrebbe, a giudizio dell'interrogante, lasciare intuire una contiguità dell'autorità controllante con i soggetti controllati;

l'interrogante ritiene che per ricoprire l'incarico di direttore generale dell'Abi siano necessari determinati requisiti che permettano di garantire l'assoluta imparzialità,

si chiede di conoscere l'opinione del Governo sulla vicenda.

(4-01697)

LANNUTTI, BELISARIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 24 aprile 2009 il Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Silvio Berlusconi, si è recato ad una festa privata in occasione del diciottesimo compleanno della signorina Noemi Letizia presso il ristorante "Villa Santa Chiara" nel comune di Casoria (Napoli);

le numerose polemiche sulla vicenda sono state seguite da varie partecipazioni televisive del Presidente del Consiglio dei ministri durante le quali egli invitava tutti a consultare il settimanale "Chi" per prendere conoscenza dei fatti;

conseguentemente tale settimanale è diventato all'improvviso il punto di riferimento sulla vicenda per tutte le testate di proprietà della famiglia Berlusconi, dal quotidiano "il Giornale" fino ai telegiornali e ai programmi del gruppo Mediaset;

il settimanale "Chi" è edito dal gruppo editoriale Mondadori nel cui consiglio di amministrazione siedono i due figli maggiori del Presidente del Consiglio, il signor Pier Silvio Berlusconi e la signora Marina Berlusconi la quale è anche presidente del gruppo,

si chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Silvio Berlusconi, sia attualmente e direttamente proprietario di quote azionarie del gruppo Mondadori;

se, in caso affermativo, il Governo non ritenga che quanto esposto in premessa costituisca un palese caso di conflitto di interessi in capo al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

(4-01698)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

si apprende da notizie di stampa che il Governo si appresterebbe ad annunciare nei prossimi giorni il decreto sul cosiddetto "scudo fiscale" (la regolarizzazione e il rientro di capitali tenuti illecitamente all'estero in Paesi nei quali le procedure bancarie non sono trasparenti), restando in attesa di un provvedimento più generale e coordinato a livello europeo;

tra le finalità esplicitate dal decreto ci sarebbe il reperimento di risorse per l'attività di finanziamento, diretto ed indiretto, delle iniziative di ricostruzione dei territori interessati al sisma del 6 aprile 2009, come previsto dall'articolo 14, comma 4, del disegno di legge (A.S. 1534), conversione del decreto-legge 28 aprile 2009 n. 39;

considerato che:

in Italia una disciplina sul cosiddetto "scudo fiscale" è stata già adottata in due occasioni con il decreto-legge 25 settembre 2001 n. 350, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 409 e con il decreto-legge 24 dicembre 2002, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2003 n. 27;

la normativa citata prevedeva la possibilità di rimpatriare capitali o regolarizzare attività finanziarie detenute all'estero dietro pagamento di una aliquota irrisoria grazie alla quale il contribuente si precostituiva una franchigia (lo "scudo fiscale" appunto) di ammontare pari all'importo dei capitali emersi o rientrati da opporre all'amministrazione finanziaria in caso di eventuali futuri accertamenti fiscali e previdenziali relativi a periodi precedenti e non veniva previsto alcun vincolo sull'uso dei capitali regolarizzati o sulla loro permanenza in Italia;

a quanto risulta all'interrogante, una tale normativa avrebbe fruttato alle casse dello Stato meno di 2 miliardi di euro mentre gran parte delle attività finanziarie, dopo essere state regolarizzate, sarebbero rimaste all'estero, molti capitali rimpatriati sarebbero stati investiti nel settore immobiliare e, secondo le stime, l'85 per cento dei capitali nascosti all'estero sarebbero rimasti tali;

inoltre, a quanto consta all'interrogante, (come paventato da diversi esperti prima dell'entrata in vigore della normativa citata) molti sarebbero stati i casi di frode e di riciclaggio di proventi derivanti dall'evasione fiscale e da altre attività illecite realizzati proprio grazie al meccanismo dello scudo fiscale;

nel 2003, le analoghe normative in vigore in Germania e negli Stati Uniti prevedevano l'obbligo per i soggetti che rimpatriavano i capitali di rimborsare comunque tutte le imposte non pagate, col solo beneficio di evitare sanzioni pecuniarie e procedimenti penali, mentre la Gran Bretagna, nel 2007, riservava la possibilità dello "scudo fiscale" solo a evasori già identificati dal fisco, ai quali veniva offerta una sanzione ridotta se avessero pagato tutte le tasse evase;

secondo le stime del Global Wealth 2008 (pubblicato nel 2008 da Boston Consulting Group) nel mondo i capitali esportati illegalmente ammonterebbero a circa 6.000 miliardi di euro e dunque i circa 550 miliardi di euro esportati dagli italiani (la maggior parte in Svizzera, Lussemburgo e Principato di Monaco) sarebbero quasi il 10 per cento del totale stimato, contro una economia che conta circa il 3 per cento del prodotto interno lordo mondiale,

si chiede di sapere:

a quanto ammontino, complessivamente, le attività detenute all'estero rimpatriate o regolarizzate in base alla normativa esposta in premessa;

se il Governo non ritenga che, alla luce delle due precedenti esperienze, lo strumento del cosiddetto "scudo fiscale" abbia dato risultati, a giudizio dell'interrogante, deludenti ed addirittura contrari al rimpatrio dei capitali detenuti illegalmente all'estero finendo al contrario per premiare gli evasori fiscali e favorendo anche attività illecite;

se non intenda intervenire al fine di reperire i fondi necessari allo sviluppo del Paese anche ponendo in essere efficaci interventi contro l'evasione fiscale e utilizzando gli strumenti già oggi esistenti;

quali iniziative intenda assumere al fine di esercitare il massimo controllo in materia di reati di riciclaggio durante il periodo di vigenza della annunciata nuova normativa che si appresterà a regolare il rientro dei capitali all'estero;

quali iniziative intenda assumere per esercitare un controllo effettivo sui flussi finanziari illegali.

(4-01699)

BENEDETTI VALENTINI - Ai Ministri del lavoro, della salute e delle politiche sociali e degli affari esteri - Premesso che:

la pubblicazione della relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze conferma, purtroppo, la particolare, gravissima situazione dell'Umbria, che risulta essere, insieme a Trentino, Basilicata, Calabria, una delle regioni con il maggior numero di eroinomani in trattamento;

l'Umbria si attesta inoltre, anno dopo anno, sempre al triste primo posto per numero di morti per droga, con un tasso medio di mortalità oltre tre volte superiore a quello nazionale (3,4 morti ogni 100.000 abitanti rispetto agli 0,96 come media nazionale);

a giudizio dell'interrogante, non è tollerabile né responsabile lasciar consolidare questo dato tanto allarmante, senza approfondire ed affrontare immediatamente questa specifica situazione umbra, configurante un'autentica emergenza sociale,

l'interrogante chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo ritengano di ravvisare nei preoccupanti dati relativi alla regione Umbria, circa le tossicodipendenze e le morti per droga, una specifica emergenza;

se, conseguentemente, ritengano di dover promuovere una specifica verifica sugli aspetti territoriali e socio-politici che determinano l'allarmante fenomeno, evidentemente non casuale;

se ritengano, anche in sede di Conferenza Stato-Regioni, di richiamare la Giunta regionale dell'Umbria alle sue responsabilità istituzionali, a parere dell'interrogante da troppo tempo disattese per inefficienza e deleterie ipoteche ideologiche, al fine di individuare interventi concreti, sinergicamente stabiliti e programmati per contrastare e finalmente invertire una così grave tendenza.

(4-01700)

LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro, della salute e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:

in data 24 giugno 2009 l'assemblea dei redattori dell'agenzia di stampa Apcom ha indetto lo stato di agitazione fino al 31 luglio 2009 in risposta ad una comunicazione dei vertici dell'azienda al comitato di redazione con la quale sarebbe esposta l'intenzione di attuare un pesante ridimensionamento dell'organico dell'agenzia, ridimensionamento che l'assemblea avrebbe giudicato immotivato;

in particolare, i giornalisti contesterebbero l'esistenza della situazione di "crisi sopravvenuta e imprevista" portata dai vertici di Apcom come base della decisione di attuare il taglio del personale sottolineando come invece la società sia stata recentemente ricapitalizzata per circa 10,5 milioni di euro;

considerato che:

contemporaneamente al rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei giornalisti si assiste:

ad un calo generalizzato di proventi pubblicitari da parte del settore editoriale dovuto non solo all' effetto della crisi mondiale, ma anche perché la pubblicità istituzionale verrebbe dirottata solo verso una specifica parte dell'editoria italiana, in particolare le televisioni, con pressioni più o meno esplicite per privilegiare alcune testate;

ad un riassetto proprietario ed editoriale anche delle altre principali agenzie di stampa nazionali che starebbe comportando ridimensionamenti del corpo redazionale;

alla chiusura di numerose redazioni distaccate di giornali;

al continuo ricorso nelle redazioni RAI al lavoro di precari e di giornalisti con contratti a tempo determinato;

il decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, cosiddetto decreto "mille proroghe", estende ai periodici l'intervento dello Stato per i prepensionamenti di giornalisti in caso di crisi e riorganizzazioni integrando il sostegno da 10 a 20 milioni di euro (articolo 41-bis),

si chiede di sapere:

a quanto ammontino i contributi statali elargiti all'agenzia Apcom negli ultimi esercizi finanziari e a quale titolo;

se non ritenga il Governo che le repentine decisioni di ridimensionamento del personale nel settore dell'editoria motivate da sopravvenuta e imprevista situazione di crisi non possano essere anche un effetto perverso della messa a disposizione del fondo di prepensionamento previsto dal cosiddetto decreto "mille proroghe";

se, alla luce della forte crisi che sta attraversando il settore dell'editoria in Italia, il Governo non ritenga urgente rivedere, nelle opportune sedi legislative, la normativa per l'editoria provvedendo a definire una riforma del settore che possa mettere al riparo l'informazione attraverso politiche di contenimento degli effetti della crisi e l'impostazione di seri progetti di rilancio e sviluppo industriale e dell'occupazione nel comparto, al fine di garantire la libertà e la pluralità dell'informazione richiesta dalle regole democratiche.

(4-01701)

DELLA SETA, PEGORER, BLAZINA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

i quotidiani "Il Piccolo" di Trieste e il Gazzettino del Friuli-Venezia Giulia riportano la notizia che sarebbe prossimo il via libera al rigassificatore di Zaule proposto dalla società Gas Natural: "(…) la firma del Ministro dell'Ambiente della Tutela del territorio e del Mare sul documento di Via, che completerà l'ok paesaggistico sottoscritto dal responsabile dei Beni culturali Sandro Bondi, a meno di improbabili colpi di scena diplomatici arriverà entro la fine di giugno (…)";

il sottosegretario di Stato all'ambiente, on. Roberto Menia, inoltre, in alcune interviste rilasciate nei giorni 13 e 14 giugno 2009 ai medesimi quotidiani, avrebbe dichiarato che "…la commissione Via ha svolto puntualmente e completato tutte le indagini supplementari determinate dalle obiezioni della Slovenia. Ora manca solo un ultimo passo formale di carattere internazionale, dopodiché arriverà la firma del Ministro…";

per quanto riguarda la realizzazione del rigassificatore off-shore nel golfo di Trieste, proposto dalla società E.On, invece, il sottosegretario Menia avrebbe rilasciato le seguenti dichiarazioni "…direi proprio di no…il via libera al secondo rigassificatore produrrebbe un cumulo d'impatti ambientali e la valutazione si è fatta sul progetto a terra. A questo si somma la contrarietà all'impianto marino, impensabile per un'area che punta sul turismo, espresso dalle amministrazioni locali…";

si chiede di sapere:

se corrispondano al vero le notizie riportate dai due quotidiani, e in tal caso quali siano le motivazioni che hanno spinto il sottosegretario all'Ambiente ad anticipare pareri che ad avviso dell'interrogante spetterebbero esclusivamente alla Commissione tecnica per la verifica dell'impatto ambientale - Via e Vas, e che dovrebbero corrispondere a decisioni squisitamente tecniche e non influenzate dalla politica;

se ad oggi siano stati completati gli iter autorizzativi e pertanto rilasciati gli obbligatori pareri sulla compatibilità ambientale dei due rigassificatori;

nel caso in cui questi iter non siano stati conclusi cosa si intenda concretamente fare affinché sia garantita l'autonomia della Commissione tecnica per la verifica dell'impatto ambientale - Via e della Vas da eventuali gravi ingerenze politiche.

(4-01702)

BODEGA - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

la Repubblica del Kenya, come altri Paesi dell'Africa sub-sahariana, sta tutt'ora attraversando una fase di transizione verso un sistema di democrazia reale - in cui siano rispettati i diritti fondamentali riconosciuti dalle Nazioni Unite, di cui il Paese è membro fin dal 1963 - non senza momenti di crisi, come per le elezioni presidenziali della fine del 2007, dove la annunciata vittoria dell'oppositore Odinga è stata sconfessata dal presidente Kibaki, dopo gravi ritardi nello spoglio delle schede ed i dubbi degli osservatori internazionali;

la gestione del potere ed i metodi utilizzati dal potere politico e le forze dell'ordine pare che non siano sempre trasparenti, cadendo spesso in episodi di corruzione e, stando ad alcune testimonianze dirette, sarebbero particolarmente discriminatori nei confronti degli italiani presenti sul territorio;

secondo quanto segnalato da concittadini residenti e soggiornanti nella zona di Malindi, pare si verifichino sovente episodi di brutalità da parte delle forze dell'ordine nei confronti di cittadini italiani, trattenuti, arrestati, interrogati con metodi violenti e non tutelati nei loro diritti;

tutto ciò non avverrebbe invece nei confronti di altri stranieri presenti sul territorio;

a Malindi è presente un console italiano onorario il quale, messo a conoscenza dei fatti, a quanto consta all'interrogante, avrebbe dichiarato di non avere i poteri e gli strumenti per intervenire in modo efficace;

a quanto risulta all'interrogante, avvertito anche a mezzo di lettere scritte a nome della comunità italiana in Kenya, sembra che l'ambasciatore italiano a Nairobi non si sia mai recato sul posto e in nessun modo abbia verificato i fatti o si sia reso disponibile a tutela degli italiani sul posto,

l'interrogante chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto sopra riportato;

se e quali provvedimenti ritenga opportuno prendere a tutela degli italiani presenti in Kenya affinché ne siano rispettati i diritti fondamentali, anche qualora siano sottoposti a procedure giudiziarie.

(4-01703)

RANUCCI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della gioventù, dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

la Federazione italiana giuoco calcio (FIGC), tra i propri impegni istituzionali promuove, disciplina ed organizza, con finalità tecniche, didattiche e sociali, l'attività dei giovani calciatori in età compresa tra i sei e i sedici anni attraverso un apposito Settore giovanile e scolastico. Per raggiungere questi obiettivi e per seguire ed organizzare tale attività, il Settore si avvale di strutture periferiche che curano l'attività stessa a livello regionale, provinciale e locale;

la Scuola calcio federale dell'Acqua Acetosa di Roma sita presso il Centro Sportivo "G. Onesti", inizia la sua storia circa 40 anni fa; il suo impegno è caratterizzato da una attenta ricerca della didattica e della metodologia di allenamento, sempre al centro di importanti sperimentazioni per lo sviluppo dell'attività giovanile e la formazione del giovane calciatore;

oltre all'indiscusso livello tecnico, il pregio maggiore della scuola è sempre stato quello di dedicare grande attenzione all'educazione sportiva nella sua accezione più alta, in un ambiente quale quello del calcio giovanile troppo spesso inquinato dall'imitazione dei "modelli televisivi" e dall'influenza di prematuri interessi economici;

è notizia di questi giorni che, con una lettera fatta recapitare alle famiglie dei ragazzi iscritti, la FIGC comunicava la decisione di interrompere l'attività della Scuola calcio federale dell'Acqua Acetosa "in quanto non sussisterebbe più la necessità di operare direttamente in una realtà territoriale molto ricca di offerta nel settore";

alcune dichiarazioni apparse sulla stampa lascerebbero intendere che la chiusura del Centro sarebbe la conseguenza del passaggio del Settore giovanile scolastico sotto il controllo della lega dilettanti, avvenuto circa un anno fa;

considerato che:

la scuola ospita circa 400 bambini tra i 6 e i 12 anni ed è da sempre officina di eventi e attività innovative; per questo è diventata un modello per le 478 scuole calcio sparse su tutto il territorio della regione Lazio;

ad avviso dell'interrogante, la decisione adottata dalla FIGC provocherebbe un trauma al contesto sociale di tutto il territorio ed in particolare, alla sua componente giovanile, privandola di fatto di una risorsa preziosa;

in un contesto di gravi difficoltà sociali, di disoccupazione allargata, di crisi generalizzata, si penalizza lo sport "per tutti" a favore, ancora una volta, dello sport "per pochi";

in questo particolare momento i risultati del calcio italiano, nell'ambito di tutte le nazionali, non ci portano ad eccellere rispetto agli altri Paesi;

la pratica sportiva è utile soprattutto per le giovani generazioni in quanto strumento idoneo per lo sviluppo dell'amicizia, del senso dell'impegno e della lealtà, oltre ad essere uno strumento fondamentale per prevenire i fenomeni che derivano dal disagio giovanile;

educare i giovani allo sport, attraverso il coinvolgimento delle scuole, anche nell'ottica della salute e nel contesto dell'educazione globale della persona, risulta essere un punto fondante per lo sviluppo e la crescita dei ragazzi; come si evince dall'ultimo rapporto su "sport e società" del Censis, la popolazione italiana è colpita da un grave deficit di attività motoria in una fascia ampia e questo è principalmente imputabile al fatto che la percentuale di persone anziane non ha nel proprio vissuto l'abitudine mentale all'esercizio fisico, pertanto sarebbe paradossale limitare strutture dedite e preposte a questa missione sociale,

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza il Governo intenda promuovere per sospendere la chiusura della Scuola calcio federale dell'Acqua Acetosa che creerebbe un grave nocumento per i bambini e i ragazzi della Città di Roma e della Regione Lazio;

se ritenga di accertare le vere motivazioni che hanno spinto gli organi della FIGC ad assumere una così drastica decisione in conflitto con gli scopi propri statutari e in contrasto con quanto previsto dalla legge n. 53 del 28 marzo 2003 tesa, nel contesto dell'educazione globale della persona, alla valorizzazione e al potenziamento dell'educazione motoria, fisica e sportiva per i bambini dai 6 ai 12 anni.

(4-01704)

FASANO - Al Ministro dello sviluppo economico - Si chiede di conoscere:

come e quando il Ministro in indirizzo intenda rendere esecutiva la sentenza del tribunale di Roma - Sezione lavoro del 1° giugno 2009 - ruolo n. 7245/09 - che prevede il reintegro immediato del dottor Giovanni Bruno nell'incarico di Dirigente generale della Direzione generale per i servizi di comunicazione elettronica e di radiodiffusione - Dipartimento comunicazione del Ministero dello sviluppo economico - e nel relativo contratto individuale di lavoro;

quale sia l'entità dei risarcimenti derivanti dalla controversia in oggetto a carico delle casse dello Stato;

si chiede di sapere se e quali conseguenze possano derivare al Ministero competente per la mancata, "immediata reintegra" prevista dal dispositivo pronunciato dal tribunale di Roma - Sezione lavoro.

(4-01705)