Ripresa della discussione delle mozioni nn. 73 (testo 2), 136 e 138 (ore 18,26)
PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione delle mozioni, avverto gli onorevoli colleghi che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione e per le parti non precluse né assorbite da precedenti votazioni.
Passiamo dunque alla votazione delle mozioni.
FOSSON (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FOSSON (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, signori esponenti del Governo, vorrei fare una breve dichiarazione, anche se molto è già stato detto, per esprimere il mio voto positivo e quello del mio Gruppo, nonché per esprimere solidarietà al popolo birmano e sostenere tutte e tre le mozioni presentate.
È inaccettabile, signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, che oggi esista ancora un Paese come la Birmania, un regime di questo tipo, in cui la persona sia così poco considerata e i diritti umani, come hanno già abbondantemente ricordato i colleghi che mi hanno preceduto, così calpestati. Ma è anche inammissibile, onorevole rappresentante del Governo, che le Nazioni e i popoli accettino una tale situazione, che vivano come se quasi non esistesse e che, comunque, i nostri interventi si limitino a delle dichiarazioni. Non credo si debba intervenire soltanto nel caso in cui venga incarcerato un premio Nobel. Certamente è giusto, poiché rappresenta un simbolo, ma si dovrebbe intervenire anche in difesa di un popolo che sta soffrendo, di malati cui non vengono prestate le cure, di minoranze etniche che vengono deportate e calpestate.
Penso che la sensibilizzazione debba venire dall'ONU attraverso uno strumento forte, ad esempio, con una risoluzione del Consiglio di sicurezza e coinvolgendo anche la Russia e la Cina. Non si possono da una parte muovere critiche, disporre embarghi e dall'altra consentire ad alcuni di continuare a fare affari con questo paese; penso che questa possa rappresentare un'opportunità per misurare la validità dell'organizzazione ONU. Ma anche l'Europa deve dimostrare se esiste e muoversi di fronte a queste situazioni. Quanto, invece, all'aspetto umanitario credo che a volte con una mano tesa si ottengano più risultati di quanti se ne possono conseguire con le sanzioni. Tuttavia, è importante intervenire, farsi sentire in questa come in altre situazioni in cui vengono calpestati i diritti umani.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, la convergenza di tutti i Gruppi parlamentari sull'impegno di dare giustizia e democrazia alla Birmania è ammirevole. Mi auguro che la Birmania possa essere governata non più da un partito che si chiama ufficialmente Consiglio per la pace e la democrazia, ma che poi, neanche troppo ufficiosamente, mette in pratica la guerra e il sottosviluppo, ma da un partito che viene da ventenni di lotte per l'affermazione della democrazia, quale la Lega nazionale per la democrazia in Birmania, che la Birmania e la sua popolazione coraggiosa meritano.
Ad alcuni leader pacifisti e al premio Nobel e icona per la resistenza non violenta San Suu Kyi esprimo, ancora una volta, a nome di tutto il Gruppo parlamentare che rappresento, tutta la solidarietà rinnovando il mio invito a non arrendersi ed a lottare ancora. Siamo leggermente sollevati dalle parole che il sottosegretario Scotti ci ha riferito riguardo le visite al leader, nonché premio Nobel per la pace. Speriamo torni presto libera e speriamo che anche la Birmania potrà esserlo. Al popolo birmano rivolgo, oltre al nostro, un abbraccio da tutto il Paese.
Chiedo alla Presidenza di poter allegare agli atti il testo integrale del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
BOLDI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOLDI (LNP). Signor Presidente, credo di non dover aggiungere molto a quanto già detto in discussione generale. Annuncio, dunque, il voto favorevole del Gruppo Lega Nord alle mozioni e ringrazio il Sottosegretario per il suo esauriente intervento in sede di replica.
Naturalmente, noi tutti ci auguriamo che parlare di queste questioni possa servire ad aiutare una donna che mostra quanto sia duro lottare per i diritti umani. (Applausi dai Gruppi LNP e PD).
MARCENARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCENARO (PD). Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, è in un Paese nel quale - come è stato ricordato - ci sono oltre 2.000 prigionieri politici, in un quadro caratterizzato dalla povertà, minacciato dalla carestia, dalla violenza dell'arbitrio, segnato dal lavoro forzato, dalla minaccia di riduzione in schiavitù di molte persone che è avvenuto l'arresto di Aung San Suu Kyi, alla vigilia di quel 29 maggio in cui scadevano i cinque anni che la stessa legislazione birmana prevede come limite massimo per una detenzione senza processo.
Oggi Aung San Suu Kyi è sottoposta a un processo senza alcuna garanzia, che ha come unico obiettivo quello di eliminare il principale punto di riferimento dell'opposizione democratica. Prima di tale arresto, come è stato ricordato, nel 2007 c'erano state le grandi manifestazioni dei monaci represse nel sangue e con la prigione. Nel 2008 vi è stata una crisi umanitaria dopo il ciclone Nargis, rispetto alla quale il regime si è caratterizzato, al tempo stesso, per la paura che gli aiuti internazionali potessero aprire relazioni e rapporti e contribuire all'apertura di una fase nuova, e per avidità, ossia la volontà di gestire per se stessi e non per le popolazioni quel flusso di aiuti che la comunità internazionale metteva a disposizione. Nel 2008 - è stato ricordato anche questo - in contemporanea al ciclone e al disastro che ha rappresentato, si è tenuto un referendum su una Costituzione che invece di aprire la strada alla democrazia, riafferma una dittatura militare ed offre ad essa lo spazio per la continuità.
Nel 2010 vi è la prospettiva di elezioni politiche, che potrebbero e dovrebbero costituire un'occasione di svolta, qualora fossero lo sbocco di un dialogo e di un processo di transizione che vedesse coinvolte le forze dell'opposizione ed anche - lo ha giustamente ricordato il senatore Perduca - quelle minoranze etniche che costituiscono, dal punto di vista del diritto internazionale e dei diritti umani, un problema così serio in un Paese come la Birmania.
È su questi punti che la comunità internazionale si è ripetutamente espressa in tante occasioni, che in questa sede sono state richiamate: le Nazioni Unite, l'Unione europea, l'Organizzazione internazionale del lavoro contro il lavoro forzato, di recente, il Consiglio dei diritti umani, nonché l'ASEAN, l'Associazione dei Paesi del Sud-Est asiatico, che si è pronunciata per la liberazione di Aung San Suu Kyi e dei prigionieri politici. Gli obiettivi sono chiari: la liberazione senza condizioni di Aung San Suu Kyi e di tutti i detenuti politici e l'avvio di un processo che porti a un quadro di rispetto dei diritti umani, di riaffermazione e reintroduzione delle libertà e della democrazia.
Non mi soffermerò ancora su tali punti, ma vorrei rapidamente richiamare due aspetti di questa realtà e sottolinearne il significato e il valore politico. Il primo aspetto che desidero ricordare è il carattere pacifico e non violento che l'opposizione democratica birmana ha scelto e che Aung San Suu Kyi rappresenta; si tratta di un'opposizione che, anche in condizioni così estreme e difficili richiede dialogo, vuole discutere, negoziare, offre agli stessi militari la possibilità di una transizione che non li escluda dalla gestione del Paese. È impressionante il contrasto tra questa cultura non violenta e pacifica e la logica crudele e spietata di questo regime.
Il senatore Musso, con parole che non saprei migliorare, ha dichiarato che Aung San Suu Kyi e il dittatore birmano sono due figure agli antipodi morali. Penso che forse nessuno in questi anni ha fatto rivivere, in modo così profondo e con tanta convinzione, l'insegnamento e la cultura di Gandhi come Aung San Suu Kyi, ed anche questo è il motivo del premio Nobel che le è stato conferito. La sua forza è nella profonda sintonia con la cultura civile e religiosa del suo Paese e del suo popolo, una cultura pacifica e rispettosa.
Crediamo che il sostegno internazionale ad Aung San Suu Kyi e all'opposizione birmana debba valorizzare questa impostazione e posizione culturale. Per questo è giusto ricercare, nonostante tutto, anche nel regime, con una posizione ferma e al tempo stesso intelligente, le forze che possono emergere e che sono disposte ad aprire alla ricerca di una soluzione.
Presidenza del vice presidente NANIA (ore 18,37)
(Segue MARCENARO). Sottosegretario Scotti, voglio fare un'osservazione al suo discorso. È vero che forse oggi sono indebolite le energie per costruire l'alternativa e un'effettiva leadership dell'opposizione; ma com'è possibile pensare a delle energie piene in un Paese nel quale la leader è costretta in prigione e ove vi sono oltre 2.000 prigionieri politici, cioè la massima espressione dell'opposizione birmana? Credo che ci voglia attenzione nel formulare questi giudizi.
Il secondo aspetto che voglio sottolineare riguarda, invece, le scelte di politica estera che coinvolgono il nostro Paese, la comunità internazionale e l'Europa. Si tratta naturalmente di confermare le sanzioni e le misure che l'Unione europea ha adottato e di farle applicare, se è possibile, con maggiore rigore. Noi condividiamo l'appello, rivolto alle imprese italiane che ancora non l'hanno fatto, a compiere un atto di responsabilità nei confronti della situazione birmana e a dare piena applicazione allo spirito e alla lettera delle decisioni europee.
Soprattutto su questo punto, sottosegretario Scotti, vorrei insistere. Lei lo ha già detto; si tratta di chiedere un diverso atteggiamento a quei Paesi che possono esercitare un'influenza importante sul regime birmano; questi Paesi sono stati nominati e sono la Russia, la Cina e l'India. Questi Paesi possono esercitare un ruolo nuovo e questo, cari amici e signori del Governo, chiama in causa l'equilibrio nella politica estera italiana tra realismo politico e principi, cioè la capacità di coniugare una politica che naturalmente guarda agli interessi del Paese con la difesa dei princìpi.
È una questione che non riguarda, come sappiamo, solo la Birmania. Lo dico nel giorno nel quale sta per iniziare in Italia la visita del leader libico Gheddafi, con il quale noi dobbiamo discutere del trattato di cooperazione che abbiamo sottoscritto e della sua applicazione, senza che questo impedisca di affrontare questioni importanti, quali le libertà essenziali e i diritti umani.
Cina e India possono svolgere un ruolo decisivo ed è bene che siano chiamate esplicitamente ad assumersi le loro responsabilità. L'impressione che oggi si ha è che nell'inerzia delle democrazie, che ha fatto seguito alla sconfitta di quella strategia che pensava di esportare la democrazia con le armi, si stia formando una sorta di lega delle dittature più attiva dell'unione delle democrazie. Penso che per il Governo italiano si tratti oggi di accettare anche gli oneri che la sfida democratica comporta.
Se il discorso del presidente Obama a Il Cairo non appartiene al genere del wishful thinking, delle semplici esortazioni prive di riscontro politico concreto, se quel discorso non è solo quello, ma esprime una volontà generale, dobbiamo sapere che oggi c'è un quadro internazionale che permette un'azione sui diritti umani più concreta e più efficace rispetto al passato. Bisogna avere sulla Birmania e su altri casi il coraggio di praticarla. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Bianconi).
BETTAMIO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BETTAMIO (PdL). Signor Presidente, la prassi dei nostri lavori ci chiama spesso a ripetere due o tre volte la stessa cosa; io non voglio farlo, come quasi tutti non lo hanno fatto, perché il tema non lo merita. Abbiamo illustrato le nostre mozioni, abbiamo sottolineato gli aspetti salienti sui quali tutti siamo d'accordo e noi tutti siamo d'accordo nel chiedere al Governo, che si è dimostrato sensibile ad accoglierlo, di promuovere in tutte le sedi internazionali e comunitarie l'avvio o il prosieguo del dialogo tra tutte le diverse componenti della società birmana per favorire una più rapida transizione verso la democrazia.
Voteremo a favore delle tre mozioni proprio come segno di concordia su un problema estremamente grave, che coinvolge sì la forma della democrazia, ma anche tante, troppe vite umane di adulti e di bambini.
Per questo, signor Presidente, voteremo a favore delle mozioni in discussione. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Del Vecchio).