BOLDI (LNP). Signor Presidente, la mozione n. 89 nasce da un incontro che si è svolto nel mese di gennaio presso la sede dell'OMS a Ginevra tra un gruppo assolutamente trasversale di parlamentari italiane, che naturalmente sono tra le firmatarie della mozione insieme ad altre colleghe, e l'Osservatorio nazionale per la salute della donna, il Dipartimento salute e ricerca riproduttiva dell'Organizzazione mondiale della sanità e la partnership per la salute materno-infantile. Essa nasce dalla valutazione di alcuni dati oggettivi, ossia che ogni anno circa 500.000 donne e 3 milioni di neonati muoiono a causa di complicazioni legate alla gravidanza e al parto; inoltre che circa 6 milioni di bambini muoiono prima di compiere i cinque anni.
Quasi tutti questi decessi si verificano nei Paesi in via di sviluppo e ciò rappresenta una delle principali e persistenti disuguaglianze in materia socio-sanitaria tra Paesi con redditi bassi e quelli con redditi alti. Nell'Africa sub-sahariana una donna su 16 è esposta al rischio di mortalità materna e la mancanza di personale qualificato nei Paesi poveri fa sì che le complicazioni ginecologiche e ostetriche evitabili o trattabili non siano curate. Nei Paesi in via di sviluppo o in quelli in transizione, inoltre, si stima che ogni anno si verifichino 45 milioni di aborti, 19 milioni dei quali in condizioni non sicure: il 40 per cento è operato in donne tra i 15 e i 24 anni. Sappiamo che gli aborti in condizioni non sicure causano la morte di circa 68.000 donne ogni anno, cioè il 13 per cento di tutte le morti legate alla gravidanza. Ogni anno, si verificano 3.400.000 di nuovi casi di malattie batteriche e sessualmente trasmesse, che colpiscono soprattutto giovani donne tra i 15 e i 24 anni e queste infezioni possono spessissimo causare sterilità.
È facile immaginare come la morte di una madre nei Paesi in via di sviluppo rappresenti un evento particolarmente drammatico per la famiglia e la società, perché può aggravare la precaria situazione socio-economica di molte persone, portando a maggiore miseria e problemi sociali. La gravidanza e il parto dovrebbero essere eventi assolutamente fisiologici, ma purtroppo si possono complicare anche in modo non prevedibile con conseguenze molto gravi per la donna, per il nascituro e per il neonato. Queste morti sarebbero assolutamente prevenibili con mezzi efficaci, molto semplici ed anche poco costosi, che però devono essere resi disponibili nei Paesi in via di sviluppo. È chiaro che spesso le donne, causa la distanza dai pochi centri che esistono e causa la povertà, non hanno accesso, specialmente nei Paesi sub-sahariani, ai centri in cui potrebbero essere assistite.
È per tutti questi motivi elencati che l'Organizzazione mondiale della sanità ha individuato quale obiettivo primario del miglioramento della qualità della vita della madre e del bambino tutto ciò che può essere fatto riguardo la salute materno-infantile. Il percorso nascita è un percorso complesso, molto delicato, che va aiutato in ogni modo. Il Millennium Summit del 2000 fissa l'obiettivo di migliorare la salute materno-infantile - che è il quinto degli otto goal del Millennio - e si prefigge di ridurre il tasso di mortalità materna di tre quarti tra il 1990 e il 2015. Il Millennium Summit del 2005 e il Countdown 2015 Meeting, che si è svolto nel 2008, hanno però sottolineato con preoccupazione la lentezza dei progressi in relazione a questo quinto obiettivo del Millennio ed hanno riconosciuto che non si può arrivare a migliorare questo dato senza migliorare l'accesso alla salute riproduttiva.
La riduzione della mortalità infantile neonatale, fortunatamente, negli ultimi anni è stata significativa; ma soltanto 17 Paesi su 68 di quelli a mortalità più elevata hanno progredito in maniera sufficiente da raggiungere il quarto obiettivo del Millennio. Vi è quindi la necessità di aumentare la consapevolezza sull'interesse di promuovere azioni e naturalmente mobilitare risorse per migliorare la salute materno-infantile, non solo rispetto alla riproduzione ma anche rispetto alla prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili in tutto il mondo.
Il Governo italiano naturalmente considera che la cooperazione allo sviluppo nasce dall'esigenza di garantire il rispetto della dignità umana e di assicurare la crescita economica di tutti i popoli e quindi ha deciso di impegnarsi per migliorare le condizioni proprio laddove questi popoli vivono. Certo è che, purtroppo, l'Italia nel maggio 2006 era in notevole ritardo con gli impegni internazionali presi dal punto di vista economico.
Per l'Italia la lotta alla povertà si situa in primo luogo proprio nel continente africano. Per concorrere al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio, il Governo italiano si è imposto di spostare le tradizionali azioni nel settore della salute in senso ampio, verso particolari priorità come le politiche di genere, l'acqua, lo sviluppo locale e così via.
Non è che l'Italia non abbia investito, perché nel 2005 ha investito 2.745.000 dollari sulla salute materno-infantile e della riproduzione per i Paesi in via di sviluppo. Non solo: anche a livello mondiale gli investimenti sono cresciuti da 2 a circa 3,5 miliardi di dollari, dal 2003 al 2006. Però bisogna fare di più.
Si è deciso di presentare proprio in questo momento questa mozione perché l'Italia quest'anno ha la Presidenza del G8 e il miglioramento della salute materno- infantile deve essere richiamato con forza tra gli obiettivi in materia di sanità a livello internazionale.
Pertanto, la mozione al nostro esame impegna il Governo a promuovere il supporto tecnico ai programmi di scambio di professionisti del settore sanitario tra l'Italia, l'Unione europea e i Paesi africani. Ciò perché è assolutamente indispensabile che questi Paesi abbiano a disposizione professionisti non solo per lavorare, ma anche per formare infermieri, medici e personale locale, per insegnare addirittura alle donne, che potranno a loro volta trasferire il loro insegnamento ad altre donne, essendo sempre più consapevoli del servizio da prestare.
La mozione impegna, inoltre, il Governo ad aumentare la collaborazione con le organizzazioni non governative e, naturalmente, a mobilitare tutte le risorse possibili, cercando di assegnare un ruolo alle donne stesse.
Impegna poi il Governo a sviluppare interventi di prevenzione e trattamento delle complicazioni della gravidanza che possano trovare applicazione anche in situazioni di risorse economiche molto limitate, proprio come quelle dell'Africa sub-sahariana. Ebbene, chiediamo anche in queste situazioni di grande difficoltà economica e di crisi finanziaria internazionale di mantenere i finanziamenti per la salute materno-infantile a livello globale, in modo da garantire con sicurezza il raggiungimento degli obiettivi del Millennio 4 e 5.
In conclusione, la mozione impegna il Governo a migliorare la salute materno- infantile nei Paesi in via di sviluppo, in particolare favorendo l'accesso alla prevenzione e a metodi sicuri proprio per il percorso dei primi anni dei nuovi nati, che per noi è fondamentale. Dobbiamo lavorare perché proprio in quei Paesi il livello delle prestazioni sanitarie aumenti. È necessario ampliare la possibilità di accesso alle prestazioni sanitarie perché questi Paesi devono poter crescere e migliorare la loro condizione di salute e, quindi, di vita. Ciò al fine di raggiungere, in un tempo che speriamo sia il più breve possibile, quelle condizioni di benessere compatibile con una buona qualità della vita e con la possibilità di permanenza nel territorio, al fine di contribuire al suo sviluppo. (Applausi della senatrice Bianconi).