Discussione della mozione n. 89 sugli aiuti internazionali alla salute riproduttiva (ore 18,45)
Approvazione della mozione n. 89 (testo 2)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00089, presentata dalla senatrice Boldi e da altre senatrici, sugli aiuti internazionali alla salute riproduttiva.
Dopo l'illustrazione, ciascun Gruppo avrà a disposizione 20 minuti, comprensivi degli interventi in discussione e in dichiarazione di voto.
Ha facoltà di parlare la senatrice Boldi per illustrare tale mozione.
BOLDI (LNP). Signor Presidente, la mozione n. 89 nasce da un incontro che si è svolto nel mese di gennaio presso la sede dell'OMS a Ginevra tra un gruppo assolutamente trasversale di parlamentari italiane, che naturalmente sono tra le firmatarie della mozione insieme ad altre colleghe, e l'Osservatorio nazionale per la salute della donna, il Dipartimento salute e ricerca riproduttiva dell'Organizzazione mondiale della sanità e la partnership per la salute materno-infantile. Essa nasce dalla valutazione di alcuni dati oggettivi, ossia che ogni anno circa 500.000 donne e 3 milioni di neonati muoiono a causa di complicazioni legate alla gravidanza e al parto; inoltre che circa 6 milioni di bambini muoiono prima di compiere i cinque anni.
Quasi tutti questi decessi si verificano nei Paesi in via di sviluppo e ciò rappresenta una delle principali e persistenti disuguaglianze in materia socio-sanitaria tra Paesi con redditi bassi e quelli con redditi alti. Nell'Africa sub-sahariana una donna su 16 è esposta al rischio di mortalità materna e la mancanza di personale qualificato nei Paesi poveri fa sì che le complicazioni ginecologiche e ostetriche evitabili o trattabili non siano curate. Nei Paesi in via di sviluppo o in quelli in transizione, inoltre, si stima che ogni anno si verifichino 45 milioni di aborti, 19 milioni dei quali in condizioni non sicure: il 40 per cento è operato in donne tra i 15 e i 24 anni. Sappiamo che gli aborti in condizioni non sicure causano la morte di circa 68.000 donne ogni anno, cioè il 13 per cento di tutte le morti legate alla gravidanza. Ogni anno, si verificano 3.400.000 di nuovi casi di malattie batteriche e sessualmente trasmesse, che colpiscono soprattutto giovani donne tra i 15 e i 24 anni e queste infezioni possono spessissimo causare sterilità.
È facile immaginare come la morte di una madre nei Paesi in via di sviluppo rappresenti un evento particolarmente drammatico per la famiglia e la società, perché può aggravare la precaria situazione socio-economica di molte persone, portando a maggiore miseria e problemi sociali. La gravidanza e il parto dovrebbero essere eventi assolutamente fisiologici, ma purtroppo si possono complicare anche in modo non prevedibile con conseguenze molto gravi per la donna, per il nascituro e per il neonato. Queste morti sarebbero assolutamente prevenibili con mezzi efficaci, molto semplici ed anche poco costosi, che però devono essere resi disponibili nei Paesi in via di sviluppo. È chiaro che spesso le donne, causa la distanza dai pochi centri che esistono e causa la povertà, non hanno accesso, specialmente nei Paesi sub-sahariani, ai centri in cui potrebbero essere assistite.
È per tutti questi motivi elencati che l'Organizzazione mondiale della sanità ha individuato quale obiettivo primario del miglioramento della qualità della vita della madre e del bambino tutto ciò che può essere fatto riguardo la salute materno-infantile. Il percorso nascita è un percorso complesso, molto delicato, che va aiutato in ogni modo. Il Millennium Summit del 2000 fissa l'obiettivo di migliorare la salute materno-infantile - che è il quinto degli otto goal del Millennio - e si prefigge di ridurre il tasso di mortalità materna di tre quarti tra il 1990 e il 2015. Il Millennium Summit del 2005 e il Countdown 2015 Meeting, che si è svolto nel 2008, hanno però sottolineato con preoccupazione la lentezza dei progressi in relazione a questo quinto obiettivo del Millennio ed hanno riconosciuto che non si può arrivare a migliorare questo dato senza migliorare l'accesso alla salute riproduttiva.
La riduzione della mortalità infantile neonatale, fortunatamente, negli ultimi anni è stata significativa; ma soltanto 17 Paesi su 68 di quelli a mortalità più elevata hanno progredito in maniera sufficiente da raggiungere il quarto obiettivo del Millennio. Vi è quindi la necessità di aumentare la consapevolezza sull'interesse di promuovere azioni e naturalmente mobilitare risorse per migliorare la salute materno-infantile, non solo rispetto alla riproduzione ma anche rispetto alla prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili in tutto il mondo.
Il Governo italiano naturalmente considera che la cooperazione allo sviluppo nasce dall'esigenza di garantire il rispetto della dignità umana e di assicurare la crescita economica di tutti i popoli e quindi ha deciso di impegnarsi per migliorare le condizioni proprio laddove questi popoli vivono. Certo è che, purtroppo, l'Italia nel maggio 2006 era in notevole ritardo con gli impegni internazionali presi dal punto di vista economico.
Per l'Italia la lotta alla povertà si situa in primo luogo proprio nel continente africano. Per concorrere al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio, il Governo italiano si è imposto di spostare le tradizionali azioni nel settore della salute in senso ampio, verso particolari priorità come le politiche di genere, l'acqua, lo sviluppo locale e così via.
Non è che l'Italia non abbia investito, perché nel 2005 ha investito 2.745.000 dollari sulla salute materno-infantile e della riproduzione per i Paesi in via di sviluppo. Non solo: anche a livello mondiale gli investimenti sono cresciuti da 2 a circa 3,5 miliardi di dollari, dal 2003 al 2006. Però bisogna fare di più.
Si è deciso di presentare proprio in questo momento questa mozione perché l'Italia quest'anno ha la Presidenza del G8 e il miglioramento della salute materno- infantile deve essere richiamato con forza tra gli obiettivi in materia di sanità a livello internazionale.
Pertanto, la mozione al nostro esame impegna il Governo a promuovere il supporto tecnico ai programmi di scambio di professionisti del settore sanitario tra l'Italia, l'Unione europea e i Paesi africani. Ciò perché è assolutamente indispensabile che questi Paesi abbiano a disposizione professionisti non solo per lavorare, ma anche per formare infermieri, medici e personale locale, per insegnare addirittura alle donne, che potranno a loro volta trasferire il loro insegnamento ad altre donne, essendo sempre più consapevoli del servizio da prestare.
La mozione impegna, inoltre, il Governo ad aumentare la collaborazione con le organizzazioni non governative e, naturalmente, a mobilitare tutte le risorse possibili, cercando di assegnare un ruolo alle donne stesse.
Impegna poi il Governo a sviluppare interventi di prevenzione e trattamento delle complicazioni della gravidanza che possano trovare applicazione anche in situazioni di risorse economiche molto limitate, proprio come quelle dell'Africa sub-sahariana. Ebbene, chiediamo anche in queste situazioni di grande difficoltà economica e di crisi finanziaria internazionale di mantenere i finanziamenti per la salute materno-infantile a livello globale, in modo da garantire con sicurezza il raggiungimento degli obiettivi del Millennio 4 e 5.
In conclusione, la mozione impegna il Governo a migliorare la salute materno- infantile nei Paesi in via di sviluppo, in particolare favorendo l'accesso alla prevenzione e a metodi sicuri proprio per il percorso dei primi anni dei nuovi nati, che per noi è fondamentale. Dobbiamo lavorare perché proprio in quei Paesi il livello delle prestazioni sanitarie aumenti. È necessario ampliare la possibilità di accesso alle prestazioni sanitarie perché questi Paesi devono poter crescere e migliorare la loro condizione di salute e, quindi, di vita. Ciò al fine di raggiungere, in un tempo che speriamo sia il più breve possibile, quelle condizioni di benessere compatibile con una buona qualità della vita e con la possibilità di permanenza nel territorio, al fine di contribuire al suo sviluppo. (Applausi della senatrice Bianconi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
èiscritta a parlare la senatrice Carlino. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in occasione della scorsa Festa della mamma, l'associazione «Save the Children» ha presentato un «Rapporto sullo stato delle madri nel mondo». L'associazione ha stilato una graduatoria sulla base di indicatori quali la mortalità materna, la contraccezione, l'aspettativa di vita della donna, la scolarità, il divario dì genere nel reddito, la tutela della maternità, la partecipazione delle donne al governo della Nazione, le condizioni del parto; e di sottoindicatori sui bambini: la mortalità al di sotto dei cinque anni, la percentuale di bambini sotto i cinque anni sottopeso, il tasso di bambine iscritte alla scuola primaria in rapporto ai maschietti.
In questa classifica globale, per ovvie ragioni, ai primi posti troviamo Paesi come la Svezia, la Norvegia e l'Australia, mentre all'ultimo posto troviamo il Niger. Il divario tra i primi Paesi e gli ultimi è davvero spaventoso: un bambino su 4 non raggiunge il suo quinto compleanno in Afghanistan e Sierra Leone, mentre in Svezia solo un bambino su 333 muore entro i cinque anni; meno del 15 per cento dei parti avviene in presenza di personale specializzato in Afghanistan, Ciad ed Etiopia a fronte del 99 per cento in Sri Lanka; una donna su 8 muore durante la gravidanza o il parto in Afghanistan e Sierra Leone, mentre in Irlanda il rapporto è di una su 47.000. In generale, nel mondo ogni anno continuano a morire oltre 500.000 donne a causa di complicazioni legate alla gravidanza e al parto.
Anche i dati presenti nel rapporto UNICEF 2009 «La Condizione dell'infanzia nel mondo» vanno nello stesso senso: nei Paesi in via di sviluppo, il rischio di mortalità materna nel corso della vita è mille volte superiore a quello che corrono le donne nei Paesi industrializzati e il 99 per cento della mortalità materna globale è concentrato nei Paesi poveri, principalmente dell'Africa sub-sahariana e dell'Asia meridionale.
In media, ogni giorno circa 1.500 donne muoiono per complicazioni legate alla gravidanza e al parto. Una donna di un Paese tra i meno sviluppati è 300 volte più esposta al rischio di morire nel corso della vita a causa di complicazioni dovute alla gravidanza o al parto rispetto a una donna che vive in un Paese industrializzato. I dieci Paesi con il più alto rischio di mortalità materna sono: Niger, Afghanistan, Sierra Leone, Ciad, Angola, Liberia, Somalia, Repubblica democratica del Congo, Guinea e Mali. E in Sierra Leone, il Paese con il più alto tasso di mortalità materna, esso è di 2.100 decessi ogni 100.000 donne. Cinque tra i dieci Paesi con i più alti tassi di mortalità neonatale - Liberia, Afghanistan, Sierra Leone, Angola e Mali - rientrano anche nella classifica dei dieci Paesi con il più alto tasso di mortalità materna o con più alto rischio di mortalità materna nel corso della vita.
Un bambino che nasce in un Paese in via di sviluppo ha 14 volte più probabilità di morire entro il primo mese di vita rispetto a un bambino nato in un Paese industrializzato.
Da questi dati emerge chiaramente che siamo ben lontani dagli obiettivi fissati dal "Millennium Summit", organizzato dall'ONU nel 2000, di una drastica riduzione dei decessi per complicanze legate alla gravidanza e al parto entro il 2015.
Per ridurre il tasso di mortalità infantile e materna il rapporto UNICEF raccomanda che si agisca, piuttosto che con interventi singoli e specifici, con l'applicazione di un modello di assistenza sanitaria di base che includa tutte le fasi della salute materna, neonatale e dei bambini, insieme ad un forte sostegno all'accrescimento del potere decisionale delle donne, il cosiddetto empowerment, alla loro protezione e alla loro istruzione.
E allora abbiamo il dovere di chiederci cosa possiamo fare affinché si possano raggiungere realmente gli obiettivi prefissati dal Summit. L'Italia, nel 2005, insieme ad altri Paesi europei, si era impegnata a stanziare lo 0,51 per cento del PIL per aiuti allo sviluppo: purtroppo questo Governo ha tagliato i fondi alla cooperazione del 56 per cento e nei giorni scorsi, a Bruxelles, è stato accusato dalla Concord, una confederazione di 1.600 ONG europee impegnate in progetti di aiuto allo sviluppo, di essere il Pese che in Europa, in rapporto al PIL, ha stanziato la cifra più bassa.
Adesso, visto che quest'anno l'Italia ha la Presidenza del G8, è importante dimostrare che il nostro Paese è in grado di mantenere gli impegni presi. Sul sito ufficiale del summit del G8 del 2009 è scritto che «un mondo con meno povertà e disuguaglianze è anche un mondo più giusto, sicuro e stabile» e che «promuovere lo sviluppo sostenibile e la lotta alla povertà nei Paesi meno avanzati è una priorità centrale nell'agenda dei Capi di Stato e di Governo del G8». Allora, facciamo in modo che a queste parole, assolutamente condivisibili da tutti, facciano seguito fatti concreti, soprattutto per quelle fasce deboli dei Paesi più poveri rappresentate dalle donne e dai bambini. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Baio. Ne ha facoltà.
*BAIO (PD). Signor Presidente, "Non c'è sviluppo senza salute". Questo era uno slogan usato in un rapporto sulla salute delle donne da parte dell'AIDOS al quale aggiungerei un'altra frase "Non c'è futuro senza solidarietà e responsabilità".
La mozione che discutiamo oggi è stata presentata per rispondere all'appello dell'Organizzazione mondiale della sanità affinché gli Stati si adoperino per realizzare una reale salute materno-infantile, in particolar modo riguardo alla salute riproduttiva, espressione che a me personalmente non piace molto, anche se è quella utilizzata a livello internazionale. Questo è il quinto degli otto punti degli obiettivi del Millenium Development Goals - lo ha ricordato anche la relatrice, senatrice Boldi - che mira alla riduzione del tasso di mortalità materna del 75 per cento entro il 2015. È un obiettivo ambizioso al quale vogliamo lavorare con passione e convinzione. I dati in nostro possesso, riportati anche nella mozione, sono infatti una grave testimonianza di come la maternità, nonostante sia fisiologica e non patologica, provochi ancora tante, oserei dire troppe morti. Le cause sono molteplici: la mancanza o la scarsa qualità dei servizi sanitari, la carente nutrizione, l'assenza di un'educazione alla salute, che spesso non trova spazio tra chi deve cercare di sopravvivere.
L'ultimo rapporto UNICEF mette a confronto proprio i Paesi in via di sviluppo e quelli industrializzati e il divario è tanto preoccupante quanto significativo della necessità di intervento da parte delle Nazioni cosiddette ricche, anche da parte della nostra. Nei Paesi in via di sviluppo, infatti, il rischio di mortalità materna nel corso della vita è di 1 su 76, in confronto alla probabilità di appena 1 su 8.000 per le donne dei Paesi industrializzati, ma se si considerano due casi limite, quali quelli dell'Irlanda e del Niger, per i quali nel primo il rischio di mortalità materna nel corso della vita è di 1 su 47.600 (il più basso al mondo) mentre per il secondo è di 1 su 7 (il Paese con il rischio più alto), ci rendiamo conto di quanto la gravidanza, o meglio la maternità, diventi un'emergenza sanitaria, al pari delle patologie più insidiose.
Quel che dovrebbe interrogarci e scuoterci è la consapevolezza che queste morti sarebbero facilmente evitabili e prevenibili se ci fosse l'accesso ad interventi per noi ritenuti di routine. La correlazione tra salute riproduttiva e l'impegno degli Stati a favore di questa causa è molto più di una beneficenza o di un atto di generosità. Il nostro Stato non è né generoso né munifico nel momento in cui esercita questo impegno. Tale esercizio, infatti, rappresenta una responsabilità ed un atto di civiltà del nostro Paese, della nostra politica estera, oltre che della nostra politica interna che noi vogliamo ribadire, oggi, in questa sede, assumendoci impegni che vanno ad aggiungersi a quelli già assunti, senza limitarci, quindi, a confermare - che è già importante - e a riaffermare un principio che dovrebbe essere condiviso anche a livello internazionale.
Non dobbiamo dimenticare, infatti, i fattori sociologici ed economici che conseguono alla morte di una donna, soprattutto se giovane, durante il periodo della gravidanza e della maternità. Non è solo un dramma affettivo, in quanto non bisogna sottovalutare il fatto che in alcuni Paesi, soprattutto dell'Africa sub sahariana (dove si registra il più alto tasso di mortalità), la donna riveste un ruolo chiave per l'economia familiare visto l'impianto ancora matriarcale di queste società. Quindi, il suo decesso provoca non solo una destabilizzazione familiare, ma anche peggiorativa della già precaria situazione economica.
Al di là della cultura e delle società dei popoli coinvolti in questo grave fenomeno, il principale dato che accomuna le donne morte per parto e per malattia ad esso conseguente è la povertà del Paese dove queste donne risiedono. I servizi sanitari sono assenti così come carentissima, per non dire del tutto assente, è l'educazione.
Questi sono dei dati che però ci interrogano e che dovrebbero rendere le promesse internazionali (e anche le promesse dello Stato italiano) molto più concrete. Purtroppo, però, oggi non è così. Per raggiungere l'obiettivo di ridurre le morti relative alla maternità e all'infanzia entro il 2015, occorrerebbero 10,2 miliardi di dollari ogni anno da parte della comunità internazionale. Durante il G8 del 2008, il Presidente del Consiglio italiano, onorevole Silvio Berlusconi, si è impegnato per una cifra pari a 2,5 miliardi di dollari per la salute globale, pari a 500 milioni di dollari all'anno. Questi fondi non sono ancora stati erogati né allocati. Non lo dice solo la senatrice Baio, ma anche la senatrice Boldi che, nella discussione svoltasi il mese di febbraio, ricordava appunto questo dato. Per correttezza, è bene che oggi lo ricordiamo fra noi per reimpegnare lo Stato italiano nella prossima finanziaria.
È infatti un impegno che non può più essere disatteso. Quindi, noi partiamo già con un ritardo che certo non incoraggia per il raggiungimento degli obiettivi. Se poi consideriamo che nel G8 del 2005 l'Italia si era impegnata per la cooperazione internazionale per lo 0,33 per cento del PIL, per arrivare al 2015 allo 0,7, e se consideriamo che, a oggi, noi non raggiungiamo nemmeno lo 0,1 per cento, questo è un dato molto deludente.
Ognuno di noi deve assumersi le proprie responsabilità, perché hanno governato gli uni e gli altri: magari gli altri per un periodo più breve, ma le responsabilità sono equamente ripartite all'interno di quest'Aula. Questi ritardi non possono essere mantenuti perché i ritardi, nei Paesi in via di sviluppo, corrispondono a delle morti certe.
Con questi dati, nel 2005, l'Italia figurava all'ultimo posto tra i Paesi donatori. A mio giudizio, questo è un dato scandaloso. Siamo riconosciuti nel mondo per essere promotori e sostenitori di una politica di rispetto dei diritti umani (perché questo ci è riconosciuto a livello internazionale), poi assumiamo degli impegni verbali che non riusciamo a concretizzare.
Su questo punto, quello della salute della donna unito a quello della salute materno-infantile, va svolta una riflessione aggiuntiva e preso un impegno più sostanzioso e sostanziale di quello assunto finora. Mi rivolgo soprattutto alla sottosegretaria Roccella, nella speranza che ci sia da parte del Governo un impegno preciso in questo senso.
Inoltre, insieme a molte colleghe, sia dell'attuale maggioranza sia dell'opposizione, abbiamo partecipato a Ginevra ad un incontro bipartisan, in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della sanità e con l'associazione ONDA, che voleva stimolare anche l'impegno delle parlamentari italiane su questo fronte. È un impegno che già nelle precedenti legislature era stato assunto dal Parlamento e che noi vogliamo ribadire.
Oltretutto, c'erano state anche delle prese di posizione. Per esempio, nel marzo del 2008 è stato pubblicato il rapporto sullo stato di salute delle donne in Italia che è stato prodotto dalla "Commissione salute delle donne" e grazie all'allora ministro Livia Turco. Sono state fatte, quindi, una serie di scelte ben precise e circostanziate.
Io credo che oggi l'Aula debba esprimere in modo chiaro una svolta anche negli impegni economici da assumere a livello internazionale. Mi auguro che ci assumeremo questo impegno concreto in modo da lanciare, a livello internazionale e mondiale, un messaggio di speranza e soprattutto per andare incontro a quelle donne che da sole non ce la fanno e alle quali noi vogliamo tendere una mano per consentire loro di vivere serenamente una gravidanza, di poter mettere al mondo i figli che desiderano e di poterli crescere in uno stato di civiltà. (Applausi dai Gruppi PD e PdL).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Ha facoltà di parlare la rappresentante del Governo, alla quale chiedo anche di esprimere il parere sulla mozione presentata.
ROCCELLA, sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali. Signor Presidente, per prima cosa ringrazio i firmatari della mozione perché la tutela della salute materna e infantile, e in particolare il problema dell'alta percentuale di mortalità materna e infantile in alcuni Paesi, soprattutto africani, è un problema irrisolto che si trascina da molti anni, nonostante gli impegni presi a livello internazionale, non solo da noi naturalmente. Voglio sottolineare, però, che su questo tema i finanziamenti italiani sono aumentati, in linea con l'aumento progressivo registrato dai Paesi OCSE, così come si chiede nel dispositivo della mozione.
La proclamazione degli Obiettivi del Millennio ha indotto ad una profonda revisione delle politiche di aiuto pubblico allo sviluppo a livello internazionale, favorendo un aumento della centralità del ruolo delle politiche sanitarie e, conseguentemente, un incremento delle risorse ad esse destinate da parte sia dei donatori sia dei Paesi beneficiari.
La cooperazione italiana si è adeguata a questo processo, ridisegnando le priorità geografiche e tematiche di intervento e ricercando nuove modalità di finanziamento.
In questa prospettiva, negli ultimi anni l'Italia ha incrementato il suo impegno per la soluzione dei problemi della Global Health, utilizzando a tale scopo sia quote crescenti delle risorse destinate dalle leggi finanziarie alla cooperazione allo sviluppo, sia consistenti risorse addizionali che hanno incrementato il contributo e la partecipazione del nostro Paese all'attività di importanti fondi fiduciari: il Fondo globale per la lotta all'AIDS, la tubercolosi e la malaria e l'Alleanza globale per i vaccini e l'immunizzazione (GAVI).
L'Italia ha inoltre finanziato i principali organismi multilaterali impegnati nella promozione della Salute Globale, Unicef, OMS (tramite i programmi «Maternal and Child Health» e «Making Pregnancy Safer») e il Fondo Nazioni Unite per la popolazione, fra l'altro versando anticipatamente nel 2007 parte delle risorse finanziarie programmate per il 2008.
Per quanto riguarda, in particolare, la mortalità infantile e avendo riguardo all'obiettivo del Millennio che prevede la riduzione entro il 2015 di due terzi della mortalità sotto i cinque anni di età registrata nel 1990, la cooperazione italiana sta realizzando interventi a forte impatto sullo stato di salute e di nutrizione, per ridurre il numero di decessi della prima infanzia imputabili a cause che si possono facilmente prevenire e curare.
Vengono inoltre sostenute e promosse iniziative per favorire l'utilizzo esclusivo del latte materno, la vaccinazione universale, l'igiene e il trattamento delle malattie più frequenti nell'infanzia.
A partire dal 2005 l'Italia fa parte - come ho detto - della GAVI, istituzione che promuove e sostiene il rafforzamento dei sistemi sanitari e le vaccinazioni contro le malattie dell'infanzia in 72 Paesi in via di sviluppo. L'accordo con la «International Finance Facility for Immunization» prevede un impegno italiano di 473 milioni di euro, destinato a finanziare i programmi di vaccinazione in tali Paesi dal 2006 al 2025.
Molte delle iniziative sanitarie svolte in Africa realizzano, nell'ambito dei servizi materno-infantili, attività di prevenzione della trasmissione del virus HIV dalla madre al neonato attraverso il test volontario HIV e la somministrazione di farmaci antiretrovirali alla paziente sieropositiva e al neonato.
Per quanto attiene la mortalità materna, per la quale l'obiettivo è la riduzione entro il 2015 di tre quarti della mortalità registrata nel 1990, il Ministero degli affari esteri collabora con l'UNICEF, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, l'OMS e altri partner nei Paesi che registrano forti tassi di mortalità materna, svolgendo un ruolo di sostegno e di partenariato a favore della salute delle madri e dei neonati. Attraverso programmi di sensibilizzazione e di riqualificazione dei servizi di base, la Cooperazione italiana promuove la salute sessuale e riproduttiva e, in particolare, la maternità senza rischi, tentando di incentivare l'assistenza al parto con l'impiego di personale qualificato coadiuvato dalle volontarie di comunità.
Inoltre, l'Italia sta portando avanti l'attività di lotta alle mutilazioni genitali femminili, grazie alla cooperazione decentrata e alla molteplicità di soggetti pubblici e privati, in particolare le ONG e l'associazionismo femminile.
Non citiamo i molti progetti in cui l'Italia è impegnata. Basterà solo ricordare che si sono ottenuti risultati importanti in molti Paesi beneficiari di interventi ed in particolare in Africa, dove la Cooperazione italiana ha destinato diversi contributi per i bilanci del settore sanitario in Etiopia, Uganda, Mozambico, Niger e Burkina Faso, fornendo inoltre assistenza tecnica di alta qualità nei settori della formazione e dei sistemi informativi sanitari.
Il nostro Paese, inoltre, quale firmatario della «International Health Partnership» ha incrementato nel 2008 i contributi ad alcuni Paesi (come Etiopia e Kenya), partecipando alle iniziative di armonizzazione correlate. Tale organismo si configura come un innovativo modello di partenariato fra donatori e Paesi in via di sviluppo, per un uso più organico ed efficace degli aiuti internazionali nel settore della salute pubblica.
Per questi motivi, il Governo dà parere favorevole alla mozione, chiedendo una riformulazione del primo capoverso del dispositivo in cui si impegna il Governo a «promuovere una maggiore consapevolezza e sottolineare l'importanza della salute riproduttiva, come uno strumento chiave in materia di salute globale e sviluppo». Chiediamo che le parole: «salute riproduttiva» siano sostituite dalle altre: «salute materno-infantile» sia per una maggiore coerenza del documento, visto che si cita la salute materno-infantile in altri punti, sia per chiarezza, visto che tutta la mozione è imperniata appunto sulla salvaguardia della salute materno-infantile. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione della mozione.
FOSSON (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FOSSON (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, dichiaro il nostro voto favorevole sulla mozione. Non si può votare contro una mozione di questo tipo, che cerca di favorire il parto sicuro e la promozione della salute in Paesi in via di sviluppo. Certo, il parto è un evento fisiologico e deve essere riportato in tale dimensione (ne parleremo con la prossima mozione), ma deve anche essere sicuro, questo è evidente, e sono d'accordo che si tratta di una priorità ed è quindi strategico difenderla. Ma il parto è anche un fatto culturale. Chi ha lavorato in Africa sa che, nonostante si mettano a disposizione della popolazione delle sale operatorie e delle sale parto (molto più idonee), la gente preferisce partorire nelle capanne. Quindi, è soprattutto su questo piano culturale che bisogna agire.
Voteremo a favore di questa mozione, anche se forse avremmo preferito una mozione più precisa e più concreta su alcuni aspetti. (Applausi delle senatrici Bianconi e Boldi).
BUGNANO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUGNANO (IdV). Signor Presidente, il Gruppo dell'Italia dei Valori voterà favorevolmente questa mozione che vede, fra gli altri, anche chi parla fra i sottoscrittori.
Come è già stato ricordato da chi ha illustrato la mozione, essa nasce da una conoscenza del tema da parte di alcune parlamentari, sollecitate in un incontro avuto presso l'Organizzazione mondiale della sanità. Credo che promuovere la tutela dei diritti delle partorienti e, ovviamente, la salvaguardia della salute del neonato sia un tema fondamentale che non può avere e non ha - come dimostra questa mozione - un'appartenenza politica ma nasce e ha visto la sua formulazione da una formazione di parlamentari del tutto trasversale.
Crediamo che la tutela della salute materno-infantile sia un obiettivo prioritario da perseguire a livello nazionale ed internazionale, in ragione dei riflessi positivi che tale tutela ha, non solo sulla qualità della vita della madre e del bambino, ma sull'intera popolazione e quindi sull'intera società.
È evidente che negli ultimi anni sono cambiate molte cose rispetto alla dinamica demografica, alla mortalità e alla tipologia di assistenza prenatale e post partum, però sicuramente in molti Paesi - sono stati ricordati anche dal sottosegretario Roccella - occorre intervenire in modo deciso. Un aspetto importante, che è stato sottolineato nell'incontro che abbiamo avuto presso l'Organizzazione mondiale della sanità, è che non occorre tanto portare in quei territori nuove tecnologie dalle Nazioni più evolute quanto formare operatori del territorio che poi ovviamente rimangano su di esso e che, come ricordava bene chi ha illustrato la mozione, possano moltiplicare la conoscenza fra gli operatori e fra le stesse madri.
Questo credo sia un po' il senso di questa mozione ed il suo aspetto più importante, fare cioè in modo che gli aiuti internazionali rimangano a livello locale e servano a sviluppare la professionalità e le conoscenze delle popolazioni locali.
In conclusione, come detto, il Gruppo dell'Italia dei Valori voterà convintamente a favore di questa mozione.(Applausi dal Gruppo IdV e delle senatrici Bianconi e Boldi).
BOLDI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOLDI (LNP). Signor Presidente, sarò brevissima. Ringrazio anzitutto il sottosegretario Roccella per il suo intervento, così puntuale, che ha illustrato l'azione del Governo italiano ed anche per aver accolto questa mozione, che nasce proprio da un lavoro corale di tutte le senatrici e anche di alcune deputate (ovviamente non presenti in quest'Aula) su tale argomento.
Naturalmente, accolgo la richiesta del sottosegretario Roccella di modificare, nel dispositivo, l'espressione "salute riproduttiva" con l'altra "salute materno-infantile", perché effettivamente quest'ultima circoscrive maggiormente l'argomento della mozione.
Mi auguro che questa mozione - la cui formulazione, ripeto, ci ha viste tutte molto convinte - sia un passo importante. Può sembrare una piccola cosa approvare una mozione di questo tipo: credo invece sia un fatto culturale molto importante, che può avere una grande resa ed un grande sviluppo. Non è sempre detto che si debba spendere moltissimo: alcune volte basta avere in quei territori persone che insegnino, ad esempio, a tagliare un cordone ombelicale con un limetta pulita e non con delle forbici che potrebbero trasmettere il tetano, per avere una minore mortalità materna e più bimbi che sopravvivono e che possono poi portare allo sviluppo di quei territori. (Applausi della senatrice Bianconi e del senatore Astore).
BIANCHI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCHI (PD). Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, il Gruppo del Partito Democratico voterà a favore di questa mozione, che, come hanno detto precedentemente le colleghe, nasce da un impegno trasversale di molte senatrici e deputate.
Gli impegni che chiediamo al Governo con questa mozione abbracciano una serie di argomentazioni relative alla salute della donna e alla salute materno-riproduttiva che troppo spesso sono state sottovalutate o poco considerate.
Partiamo dal presupposto che la crescita, anche economica, di un Paese è indissolubilmente legata alla presenza di un articolato sistema che sia in grado di assicurare assistenza alla popolazione in qualunque condizione, in ogni luogo, per ogni patologia e, soprattutto, a tutti coloro che ne hanno bisogno.
Vorrei ricordare a tutti noi che ogni 30 secondi una donna muore per cause legate alla gravidanza o al parto; che ogni anno 340 milioni di persone contraggono infezioni a trasmissione sessuale (HIV, incluso); che 350 milioni di coppie non hanno accesso a contraccettivi e alle informazioni utili alla pianificazione familiare, con il risultato che ogni anno si contano tra i 18 e i 20 milioni di aborti clandestini.
Direi che si tratta di una vera epidemia, un'epidemia in rosa che colpisce principalmente il Sud del mondo e che ogni anno uccide fino ad un milione di future madri.
Questa è una situazione preoccupante a cui possiamo porre rimedio soltanto attraverso il miglioramento dei sistemi sanitari in quei Paesi, la formazione di personale medico e paramedico, preferibilmente femminile, ed una efficace informazione alle donne, avendo ben presente come troppo spesso la morte per gravidanza è il risultato di carenze strutturali, di politiche sbagliate, nonché di mancanza di formazione e informazione delle donne.
Come sempre, accanto alle donne ci sono i bambini. Ed è un'amara constatazione scoprire che 200 milioni di bambini sotto i cinque anni di età non ricevono le cure sanitarie di base, che quasi 10 milioni di loro muoiono in un anno, più di 26.000 al giorno, a causa di patologie prevedibili e trattabili come, per esempio, la diarrea o la polmonite. Due milioni di questi bambini muoiono il giorno stesso in cui nascono.
Ed allora, in relazione ai dati che ho appena riportato, il nostro voto favorevole non può prescindere da una considerazione di fondo, cioè quella di non sottovalutare l'impegno economico che un tema di così grande rilevanza richiede.
Quello che noi chiediamo in questa mozione è un impegno vero a collaborare e a sostenere sempre più le organizzazioni non governative nazionali e internazionali sui temi relativi alla salute riproduttiva incrementando anche la partecipazione di professionisti e di istituzioni italiane nella definizione delle priorità e delle politiche di salute a livello globale, anche nel campo della ricerca, per sviluppare quegli interventi di prevenzione e trattamento delle complicanze della gravidanza che possano trovare applicazione anche in contesti in cui le risorse siano limitate, come quelli dei Paesi in via di sviluppo.
Tali impegni, assunti nello scorso G8 tenutosi in Giappone, devono diventare un punto cardine del G8 italiano che si terrà a L'Aquila. L'Italia deve sottolineare l'importanza della salute riproduttiva come uno strumento chiave in materia di salute globale ed inserire l'area della salute riproduttiva, materno e infantile fra le priorità della cooperazione internazionale, come punto rilevante soprattutto sul piano economico.
Non dobbiamo dimenticare che il nostro Paese, come prima ha sottolineato anche la sottosegretario Roccella, ha approvato la Dichiarazione del Millennio, che ha registrato il consenso unanime di 191 Capi di Stato e di Governo che hanno sottoscritto un patto globale di impegno congiunto tra Paesi ricchi e Paesi poveri. Dalla Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite sono nati otto obiettivi che costituiscono un patto a livello planetario tra Paesi ricchi e Paesi poveri fondato sul reciproco impegno a fare ciò che è necessario per costruire un mondo più sicuro, più prospero e più equo per tutti.
Si tratta di otto obiettivi cruciali da raggiungere entro il 2015. Vorrei focalizzare l'attenzione su due di essi, rispetto ai quali risultiamo in grave ritardo perché il nostro Paese non ha investito in modo adeguato, rischiando di rimanere indietro e di non onorare l'accordo. Si tratta degli obiettivi 4 e 5, che richiedono rispettivamente di ridurre di due terzi, fra il 1990 e il 2015, il tasso di mortalità infantile sotto i cinque anni e di tre quarti il tasso di mortalità materna, per raggiungere l'accesso universale ai sistemi di salute riproduttiva.
Nella mozione chiediamo al Governo di assumere impegni al riguardo senza ulteriori deroghe. La nostra adesione deve essere supportata dalla certezza - e sottolineo tale termine ‑ che non si rimandi più, che si rispettino gli impegni assunti in ambito internazionale e, soprattutto, che si attribuiscano adeguate risorse (è necessario che le risorse vengano reperite), nonché che si dia centralità al sostegno della salute sessuale e riproduttiva di tutte le donne, non solo italiane, per realizzare una reale uguaglianza di diritti e di opportunità. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini).
BIANCONI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCONI (PdL). Signor Presidente, signora Sottosegretario, colleghe e colleghi, il Popolo delle Libertà voterà convintamente la mozione di cui è prima firmataria la collega Boldi, perché essa rappresenta un piccolo, ma anche un grande passo verso un rinnovato impegno solidale.
Programmare aiuti internazionali per la salute riproduttiva materno-infantile nei Paesi in via di sviluppo, che è il tema della mozione in esame, e riportare anche i parti cesarei in Italia nella media europea, oggetto della mozione n. 116, che verrà successivamente discussa, rappresentano un impegno concreto che si sono assunte le parlamentari durante l'incontro a Ginevra con l'Organizzazione mondiale della sanità, promosso dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna.
Vorrei ricordare che tale delegazione era formata dalla senatrici Boldi, Bianchi, Baio, Bianconi, Bugnano, Rizzotti e dalle onorevoli De Camillis e Binetti. In quella occasione, l'Organizzazione mondiale della sanità ha conferito alle parlamentari presenti il ruolo di temporary advisor della stessa organizzazione, ossia il ruolo di consigliere temporaneo. Questo è certo un grande onore, ma accresce le nostre responsabilità: infatti l'approvazione di tale mozione ci consente un importante passo in avanti in Europa ed è un segnale politico importante due giorni dopo le elezioni europee.
Ogni anno, come ha spiegato molto bene la collega Boldi, circa 500.000 donne e 8 milioni di neonati muoiono a causa di complicazioni legate alla gravidanza e al parto; quasi tutti i decessi si verificano nei Paesi in via di sviluppo e nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di morti evitabili. Nei Paesi in via di sviluppo, ogni minuto una donna muore per cause legate alla gravidanza o al parto: sono 1.400 ogni giorno, oltre 500.000 ogni anno. In termini percentuali, una donna africana ogni sedici muore a causa di complicazioni legate alla gravidanza e al parto; una su 3.700 sono le donne nordamericane che muoiono per le stesse cause. Circa la metà dei neonati che muoiono ogni anno (3,4 milioni su un totale di 8 milioni) non ha avuto adeguata assistenza al parto. Si tratta di dati veramente sconfortanti, numeri che le Nazioni Unite e l'Organizzazione mondiale della sanità si sono impegnate a ridurre drasticamente entro il 2015.
Vorrei ringraziare la sottosegretario Roccella per avere dettagliato molto bene azioni che spesso e volentieri, anche in queste Aule, sono sconosciute; pensate quanto lo siano in giro per l'Italia! Eppure è un impegno che i Governi si assumono, e si tratta di azioni che hanno le braccia e le gambe dei volontari che le rendono possibili su tutto il territorio dei Paesi in via di sviluppo.
È assolutamente necessario che tutti i Paesi occidentali che ancora stanno mancando a quella promessa di aiuti internazionali risveglino le loro coscienze e sappiano fare il loro dovere. Vorrei altresì aggiungere che migliorare la salute materno-infantile nei Paesi in via di sviluppo è importantissimo per molti motivi. Il primo di essi è che aiutando i Paesi poveri contribuiamo a una maggiore stabilità mondiale sotto il profilo sanitario, sociale e politico.
Sta anche a noi muoverci nella giusta direzione e, dato che quest'anno l'Italia ospiterà il G8, con questo voto importante - è tale infatti, anche se l'Aula non è stracolma di senatori, i quali, comunque, certamente condividono l'impegno trasversale ricercato sulla mozione - avremo maggiore forza per promuovere la salute materno-infantile tra gli obiettivi chiave di questo vertice e richiedere impegni vincolanti da parte di tutti i Governi. Se manchiamo anche a questo appuntamento certamente non faremo del bene né a noi né al mondo. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Boldi).
PORETTI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
PORETTI (PD). Signor Presidente, dispiace davvero registrare che al dibattito sulla mozione al nostro esame, nonché su quelle precedenti partecipi un numero esiguo di senatori. Si potrebbe definire un dibattito tra donne su temi che interessano le donne; evidentemente gli uomini sono interessati più a discutere del dopo elezioni che delle questioni che ci riguardano più da vicino.
Io e il senatore Perduca non voteremo questa mozione; non voteremo contro, ma neppure a favore.
Registro soltanto una questione: nella premessa si cita un dato impressionante. Mi riferisco a quello inerente gli aborti realizzati in condizioni non sicure che causano il decesso di 68.000 donne, cioè il 13 per cento di tutte le morti legate alla gravidanza. Nel dispositivo, tale il dato scompare. Non interessa? I Paesi in via di sviluppo non devono avere tra gli obiettivi la procreazione cosciente e responsabile? Si deve parlare solo di salute riproduttiva? Sarà pure un termine tecnico utilizzato a livello internazionale, però a me non va che si parli soltanto del procreare come bestie, casomai con l'assistenza del veterinario, e non si parli di procreare responsabilmente e, in caso, anche di poter abortire se le condizioni sanitarie e di salute lo permettono. (Applausi del senatore Perduca e della senatrice Marinaro).
PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
PERDUCA (PD). Signor Presidente, mi astengo nella votazione, ferma restando la necessità di aumentare l'impegno italiano per la cooperazione e lo sviluppo. Non credo al riguardo che le rassicurazioni della sottosegretario Roccella siano sufficienti per dimostrare una variazione di tendenza del nostro Governo.
Si è più volte evocata la lunga lista dei cosiddetti obiettivi del Millennio; ebbene, tali obiettivi sono tutti incentrati sull'emancipazione femminile. Sono l'unico uomo che partecipa a questo dibattito e mi dispiace che nessuna delle senatrici intervenute abbia ricordato questa finalità: l'emancipazione femminile. Il problema è tutto lì: quante delle gravidanze alle quali avete voluto dare centralità in questa mozione sono volute? Quanti sono i matrimoni contratti con una scelta indipendente dalla consorte? Nel 1929 il mondo aveva 2 miliardi di abitanti, nel 1959 3 miliardi di abitanti, due o tre anni fa abbiamo visto venire alla luce il 6 miliardesimo abitante di questo pianeta. Se vanno investiti dei soldi e anche revisionate le politiche, ciò va fatto indirizzandoli nel controllo delle nascite, che è il risultato dell'emancipazione femminile.
Si spendono sicuramente molti soldi per questo, che è un palliativo necessario ma non sufficiente, perché il problema resta la sovrappopolazione mondiale. 6 miliardi di persone, che sono diventate tali in soli 50 anni, sicuramente non aiutano la vita del pianeta, comprese le piante e le rocce. Sicuramente non credo che possano essere considerati il frutto di una maternità voluta dalle donne che sono, nella stragrande maggioranza dei Paesi del mondo, vittime di abusi, soprusi e di politiche individuali, ma anche dello Stato che le tratta come oggetto. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Metto ai voti la mozione n. 89 (testo 2), presentata dalla senatrice Boldi e da altre senatrici.
È approvata.