Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (517 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 218 del 09/06/2009


BETTAMIO (PdL). Signor Presidente, colleghi, stiamo parlando di un Paese che è stato ricco, un tempo definito "terra dell'oro", e che oggi è tra i più poveri ed arretrati, guidato dal 2006 da una giunta militare. Un Paese che ha ancora detenuti politici che aumentano ogni anno di centinaia e centinaia; uno dei due Paesi al mondo che adotta ancora le mine antiuomo, con una crescita del 76 per cento ogni anno, per incrementare la presenza di campi minati; un Paese che adotta il lavoro forzato anche come mezzo di costruzione di infrastrutture nel territorio; un Paese che continua a reclutare i bambini soldato.

Questo è il Paese di cui parliamo e di cui si sono interessate quasi tutte le organizzazioni e le istanze internazionali: ricordo l'appello che è stato fatto dall'Alto commissario delle Nazioni Unite lo scorso anno affinché i diritti umani vengano rispettati e vengano rilasciati i prigionieri politici; l'appello che il Segretario generale delle Nazioni Unite ha fatto per la liberazione immediata ed incondizionata di tutti i detenuti politici; l'azione e gli appelli che l'inviato speciale dell'Unione europea per la Birmania, l'onorevole Fassino, ha rinnovato anche recentemente alla Camera per esprimere il disappunto della comunità internazionale di fronte all'atteggiamento della giunta e del Governo birmano.

Di fronte a queste prese di posizioni autorevoli, le autorità militari birmane hanno bloccato l'accesso via Internet ai mezzi di comunicazione liberi, hanno vietato la diffusione delle fonti di informazione indipendenti ed hanno arrestato i cosiddetti cyberdissidenti per aver tentato di esprimere liberamente le loro opinioni politiche. Ora il mondo si interroga di fronte a questa situazione e i Paesi del mondo hanno adottato tutte le possibili strategie per influenzare il Governo birmano verso atteggiamenti che io definisco più umani. Una parte della comunità internazionale ha adottato maniere forti, attuando pressioni sul regime birmano per indurlo ad un politica di apertura, tagliando i contributi e gli impegni assunti con questo territorio; un'altra parte, soprattutto i Paesi asiatici, ha preferito una strategia di relazioni politiche, in modo tale da cercare di convincere quel Governo ad atteggiamenti più umani. La situazione però è bloccata; la risposta del Governo birmano è stata negativa. Di fronte a questo stato di cose si pone il problema di cosa fare, di come sbloccare questa situazione dopo i fallimenti precedenti.

L'Italia, in qualità di membro del Consiglio dei diritti umani per il triennio 2007-2010 ha partecipato attivamente a tutte le iniziative ed a ogni attività di monitoraggio della situazione in Birmania; ha contribuito al rinnovo del mandato dello Special Rapporteur al Consiglio dei diritti umani, che potrà così proseguire l'attività intrapresa. Anche in sede di Consiglio di sicurezza dell'ONU, del quale l'Italia è membro non permanente, l'Italia ha sostenuto l'appello al dialogo con le diverse rappresentanze presenti in Birmania.

Di fronte a tutto questo, avendosi però la sensazione che, purtroppo, come la collega Soliani diceva poco fa, non ci sono segni né di distensione, né di collaborazione, il nostro Governo è invitato intanto a sostenere con mezzi opportuni le organizzazioni democratiche birmane in esilio, che hanno probabilmente la possibilità di influenzare maggiormente la politica interna di quel Paese. La mozione parlamentare invita poi il Governo a porre in essere, attraverso lo strumento della cooperazione allo sviluppo - che utilizziamo prevalentemente in America Latina e in altre parti del continente - e delle iniziative di aiuto umanitario, ogni azione di sostegno alla popolazione e ogni programma di cooperazione in favore di progetti utili allo sviluppo del territorio birmano. Chiediamo inoltre al Governo di adoperarsi presso il Governo cinese e presso il Governo russo affinché sollecitino, in forza dei loro legami di partenariato commerciale con quel Paese, la giunta militare al potere ad un maggiore rispetto dei diritti umani.

Questa è la situazione, che può apparire talvolta scoraggiante perché, anche di fronte ad insistenze di carattere politico e di carattere umanitario ed a minacce, la controparte sembra non voler recepire ciò che la comunità internazionale e tutte le istituzioni internazionali oggi chiedono.

Per questi motivi, signor Presidente, invitiamo le massime autorità morali dell'umanità a far sentire la loro voce in favore delle popolazioni oppresse - di tutte le popolazioni oppresse - affinché in tempi brevi si possa addivenire ad una soluzione pacifica e concordata fra le diverse componenti presenti nella società birmana.

Gli appelli che partono oggi da questo ramo del Parlamento attraverso le mozioni in direzione del Governo birmano sono esortazioni e richieste, anche pressanti, che giungono da tutte le parti politiche nella consapevolezza degli aspetti non umani che vi sono ancora in quella parte del mondo. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Pedica per illustrare la mozione n. 138.