SALTAMARTINI (PdL). Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, è passato solo un anno dal giuramento dell'ultimo Governo Berlusconi e già affrontiamo il punto su un tema centrale, quello dell'immigrazione e del contrasto alla clandestinità dell'immigrazione stessa. Io credo che il Governo abbia già avviato delle politiche efficaci: sono stati numerosissimi i provvedimenti approvati dal Governo, sia dal punto di vista normativo che tramite accordi bilaterali o multilaterali con i Paesi rivieraschi.
Vorrei ricordare qual è la situazione che noi abbiamo trovato all'avvio dell'azione di Governo. Un milione di cittadini extracomunitari irregolari, molti dei quali erano entrati in deroga al regime e al visto (per cui bisognerà avviare le procedure di allontanamento dal territorio nazionale), e un aumento esponenziale degli sbarchi, soprattutto in Sicilia, poiché il durissimo contrasto che la Spagna aveva avviato sull'altro flusso dell'Africa verso l'Europa aveva indirizzato verso il nostro Paese tutti quegli sbarchi.
Io credo, signor Ministro e onorevoli colleghi, che le misure che in questi giorni l'azione di Governo ha adottato, in particolare con il coordinato intervento del naviglio militare e delle autorità di polizia, configuri una politica seria di prevenzione e di respingimento dell'immigrazione clandestina. Vorrei ricordare che le disposizioni vigenti prevedono che il respingimento dello straniero che entra nel territorio nazionale è applicabile, in prima analisi, nei confronti di chi chiede o tenta di eludere i valichi di frontiera e, in seconda analisi, nei riguardi di chi entra nel territorio nazionale senza essere munito di un documento d'identità.
Io credo che, dopo tutte le polemiche che sono comparse sulla stampa nazionale, ma anche nel dialogo e nel confronto politico, sia giunto il momento di indicare con chiarezza che gli sbarchi non sono operati da parte di persone che cercano una condizione migliore, ma sono lo strumento di organizzazioni criminali di stampo associativo che sfruttano la miseria di queste persone e soprattutto lucrano su un traffico indegno per un Paese civile. Credo pertanto che il Governo abbia fatto davvero bene ad intervenire con tutti gli strumenti necessari.
La senatrice Finocchiaro ricordava che l'allontanamento o il respingimento sulla base della legge Bossi-Fini sono vietati da norme interne. Ma vorrei ricordare alla senatrice Finocchiaro e a me stesso che, di fronte al conflitto tra norme interne e norme internazionali, è il diritto interno che si deve ritrarre. Lo dice in modo chiaro l'articolo 117, primo comma, della Costituzione, così come novellato. Ritengo e reputo inoltre che l'Italia non abbia mai negato il diritto di asilo costituzionalizzato nell'articolo 10 della Costituzione, così come lei ha ricordato. Noi abbiamo applicato principi e norme di diritto internazionale.
Vorrei ricordare in questa sede che nelle acque internazionali le unità navali di uno Stato possono fermare un natante privo di nazionalità e sospettato di essere utilizzato per il trasporto illegale di immigrati. Questo è avvenuto. Vorrei inoltre ricordare che è possibile ricondurre gli stranieri a bordo del natante nel Paese dal quale sono partiti, in applicazione del principio di cooperazione tra Stati; principio internazionalmente riconosciuto.
Non traccerò, non ripeterò in questa sede le fonti normative, signor Ministro. Ma mi piace ricordare, in rapidissima rassegna, che l'Italia ha sottoscritto e ratificato, con la legge n. 848 del 1957, lo sviluppo di relazioni amichevoli tra Stati, nonché la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 24 ottobre 1970, che prevede il dovere degli Stati di cooperare tra loro (era in questo caso in discussione la salvaguardia di vite umane, non si trattava solo di salvaguardare il diritto di asilo o la condizione giuridica degli stranieri).
Vorrei ricordare la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, ratificata dall'Italia nel 1994: a questo proposito, vorrei rilevare che il nostro naviglio è impegnato a intervenire tutte le volte in cui appaia evidente che si stiano per compiere atti di pirateria o tratta di esseri umani, e credo si tratti proprio di questo. Inoltre, la Convenzione e i Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale prevedono e rafforzano questo principio di cooperazione tra Stati. Non mi dilungo su altri atti di diritto internazionale pattizio, ma ricordo che dopo molti anni, finalmente, il nostro Governo ha avviato con quello libico una stretta cooperazione diretta a frenare questo fenomeno, attuando il Protocollo di cooperazione aggiuntivo, firmato a Tripoli il 29 dicembre del 2007.
A tal proposito, devo rilevare che quando il Protocollo è firmato dai Governi di centrosinistra va bene, quando invece si tratta di attuare lo stesso Protocollo con l'aggiunta che lei ha fatto, signor Ministro, il 4 febbraio 2009, allora il diritto internazionale decade rispetto alle argomentazioni che sono state qui svolte.
La Libia, piaccia o meno, costituisce il punto d'invasione dell'Europa, il punto debole, perché la Spagna, come dicevo prima, ha attuato misure molto dure di repressione di questi fenomeni. Sulla base del suddetto accordo con la Libia abbiamo organizzato dispositivi di pattugliamento congiunto in mare con operazioni di controllo, ricerca e soprattutto salvataggio di vite umane; credo inoltre che, attraverso un maggior impiego del FRONTEX in attività di pattugliamento, questo servizio possa essere rafforzato.
Sulla base dell'Accordo Italia-Libia è anche prevista l'organizzazione di corsi in materia di tecnica d'indagine investigativa, antiterrorismo, negoziazione, liberazione di ostaggi e soccorso di queste persone. In attuazione del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia, firmato a Bengasi il 30 agosto 2008, è anche indicata la realizzazione di un controllo della frontiera a sud della Libia per verificare e controllare i flussi che giungono nel Paese dall'interno dell'Africa, come pure l'attuazione di una progettualità cofinanziata dalla Commissione europea per la prevenzione e il contrasto dei flussi migratori.
In questo spirito e in questo contesto, tutte le pratiche di riconoscimento del diritto del rifugiato politico potranno essere avviate nel territorio libico e non in alto mare. Sostenere, come ha fatto l'opposizione, che sarebbe preferibile rinchiudere gli immigrati nei centri di identificazione e permanenza per poi procedere all'espulsione significa semplicemente dare maggior forza alle organizzazioni che sfruttano la fame e la povertà di queste persone, traghettandole verso l'Europa e il nostro Paese.
Dobbiamo riconoscere coerenza in tutto ciò al Governo nazionale e dare merito al ministro La Russa e al ministro Maroni per l'attività di cooperazione e l'opera intensa che hanno sviluppato su questo punto e che permettono di impedire lo sfruttamento e il traffico di esseri umani. Siamo certi, signor Ministro, che questa sia la direzione giusta da intraprendere per il nostro Paese, perché nessuno ha mai negato - credo - che la tutela della dignità della persona umana, che non ha solo rilevanza costituzionale ma anche internazionale, viene prima di qualunque altra questione, compreso anche l'accertamento delle condizioni per richiedere lo status di rifugiato politico: prima viene la tutela della vita e la condizione umana delle persone. È inoltre opportuno il rafforzamento del ruolo delle agenzie e delle organizzazioni delle Nazioni Unite in Libia per coloro i quali vorranno chiedere il riconoscimento dello status di rifugiato politico.
Credo che quest'attività sia perfettamente coerente con i principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti e con il diritto umanitario; sostenere il contrario significa semplicemente ritenere che questo fenomeno non può essere assolutamente affrontato. Da parte nostra, dovremo aiutare questi Paesi con altre misure, probabilmente di cooperazione, nel senso cioè di sostenerli dal punto di vista umanitario.
Tuttavia, affermare che l'immigrazione debba essere in un certo qual modo tollerata, com'è stato fatto negli anni precedenti, significa sostenere un'intolleranza verso questo fenomeno, tenendo conto dei gravissimi fatti criminali che l'immigrazione clandestina comporta nel nostro Paese. Mi riferisco, e non da ultimo, al fatto che metà della popolazione carceraria è composta da cittadini extracomunitari, che il 75 per cento dei reati in materia di spaccio di sostanze stupefacenti è commesso da cittadini extracomunitari e che il 95 per cento delle donne uccise lo scorso anno nel nostro Paese sono cittadine straniere, probabilmente vittime dello sfruttamento della prostituzione. Noi approveremo tra poco anche la legge contro la prostituzione: credo che queste siano misure concrete e serie che i cittadini potranno apprezzare, sempre nell'alveo e nel solco di uno Stato di diritto. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).