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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 214 del 25/05/2009


FINOCCHIARO (PD). Signor Ministro, affronterò la questione spero con maggiore capacità cartesiana di quanto - mi lasci dire - non le sia riuscito in questa informativa di oggi, per il motivo che ragioniamo di cose serie, di destini umani, di diritti e anche di regole internazionali, oltre che nazionali, e penso che sia giusto collocare gli episodi di respingimento di cui lei ha parlato, che sono stati senza dubbio un efficacissimo spot elettorale, nel quadro delle regole che vigono in materia e che - mi lasci dire - non credo siano quelle da lei citate.

Intreccerò la mia risposta alle sue osservazioni ad una mia risposta alle osservazioni fatte dal senatore Bricolo, in maniera che ci comprendiamo. Come lei capisce, non ho alcuna intenzione di essere aggressiva, ho l'intenzione però di mettere in chiaro le cose perché da questo si possa, cambiando registro, andare avanti, anche insieme, ove possibile, ed io ovviamente me lo auguro.

Rileggendo le cronache dei respingimenti a cui lei ha fatto riferimento, quelli avvenuti nei primi giorni di maggio, pensavo che il Governo sarebbe venuto in questa sede impugnando come fonte legittimante i respingimenti l'Accordo di Montego Bay e, svolgendo alcune considerazioni sulle ragioni per le quali vi fosse stato un interrogarsi del Governo italiano su quello che viene chiamato nel diritto internazionale del mare safety place, sarebbe arrivato alla conclusione, da rassegnare in quest'Aula, che il safety place era il porto di Tripoli da cui la stessa barca di migranti era partita.

Lei, invece, si è inoltrato su un terreno sicuramente più impressivo dal punto di vista dell'opinione pubblica, dichiarando che le barche dei migranti erano in un'evidente ed aperta condotta illecita, quella cioè di trasportare illecitamente migranti clandestini o, meglio, irregolari in Italia: probabilmente un pezzo dell'attività di un'organizzazione criminale dedita al traffico di esseri umani al fine di immigrazione clandestina.

Tuttavia, giunti a questo punto, non riesco più a capire. Come lei sa benissimo, perché ha concorso, se non materialmente, sicuramente politicamente alla redazione della cosiddetta legge Bossi-Fini (che enuncia un principio ribadito in tutte le fonti internazionali che io qui non ripeterò, perché le ha elencate lei), quando una nave della Marina militare italiana o una nave italiana con funzioni di polizia incroci, anche in acque internazionali, un natante che si abbia fondato motivo di ritenere che stia svolgendo, come nei casi di cui stiamo parlando, un'attività illecita di traffico di esseri umani al fine di immigrazione clandestina o ad altri fini comunque criminali, la conduce in un porto dello Stato italiano: articolo 12, commi 9-bis e 9-quater della Bossi-Fini, oggi Testo unico sull'immigrazione. (Applausi dal Gruppo PD).

Né ci risulta che da parte del Governo e dell'autorità giudiziaria di Tripoli ci sia stato un accordo perché quell'attività illegale fosse lì punita, contrariamente ad ogni convenzione internazionale e alla nostra legislazione. Ma su questo punto lei tace, e non invochiamo, per favore, gli Accordi Italia-Libia, che non c'entrano affatto, perché le tre navi italiane che hanno incrociato i barconi e li hanno ricondotti in un porto libico non stavano affatto agendo nell'ambito dell'Accordo di cooperazione che prevede, come lei ha puntualmente spiegato, l'impiego di tre navi italiane e di tre navi libiche per il controllo della frontiera marittima; esse passavano di lì per altre ragioni ed hanno raccolto quell'invito per motivi differenti dall'Accordo Italia-Libia, che riproduce il Protocollo Italia‑Libia, peraltro firmato dall'allora ministro Amato nel dicembre 2007.

La Spagna, ex Accordo FRONTEX, opera sì dei respingimenti dei migranti che provengono dal Senegal o dalla Mauritania, ma sulla base di accordi sul modello Italia-Libia; anzi, si tratta di un modello precedente a quello che abbiamo adottato. Se vogliamo andare a riscontrare tutte le ipotesi in cui sono avvenuti, possiamo constatare che tali respingimenti sono avvenuti in acque senegalesi e non in acque internazionali, come è avvenuto nel nostro caso.

Ma soprattutto, qualunque norma si sia ritenuto o si ritenesse di poter applicare (in questo caso non so quale norma si è applicata; lei non è stato chiaro sul punto ed io mantengo tutte le mie riserve), essa non può in alcun modo ledere il diritto dei richiedenti asilo. La disciplina sul diritto d'asilo viene addirittura considerata disciplina consuetudinaria e dunque tale da prescindere dalla ratifica di tutti gli atti internazionali che prevedono i diritti degli asilanti, a cominciare dalla Convenzione di Ginevra del 1951. Peraltro, l'Italia ha una disciplina sull'asilo perché l'abbiamo varata noi con il precedente Governo, ma lasciamo perdere questo aspetto perché è superfluo.

Allora, io le chiedo - non voglio assolutamente essere aggressiva, ma desidero che tutto sia chiaro e che su questa partita non si svolgano giochi di natura elettoralistica - se nel 2008 è stato accolto il 49,46 per cento delle richieste di protezione internazionale avanzate da immigrati arrivati in Italia (sono dati del Ministero dell'interno), non è difficile supporre che sulle imbarcazioni che sono state riportate nel porto di Tripoli ci fossero soggetti asilanti; è da ritenere, cioè, che dei soggetti titolari del diritto d'asilo ci potessero essere.

Peraltro, sulla base della Convenzione di New York del 1989 sui diritti del fanciullo, esiste un Comitato per i minori stranieri, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, che deve autorizzare il fatto che vengano rimpatriati o, rectius, respinti i minori. Noi abbiamo avuto 2.294 minori non accompagnati, solo a Lampedusa, tra il maggio del 2008 e il marzo del 2009: forse si sarebbe anche potuto pensare che su quei barconi vi fossero minori non accompagnati che avrebbero potuto godere di questo diritto e di questa tutela.

Sempre secondo fonti del Ministero dell'interno, nel 2008, il 52 per cento delle donne sbarcate a Lampedusa erano nigeriane, e c'era il fondato sospetto che si trattasse di donne "trattate", come si suol dire, ovvero di donne oggetto di tratta. Ci si è domandati se su quelle imbarcazione ci fossero donne vittime di tratta?

Allora, siamo di fronte ad un respingimento, ed è un respingimento collettivo, vietato dall'articolo 4 del Protocollo IV aggiuntivo alla Convenzione europea sui diritti dell'uomo, che vieta l'espulsione e il respingimento collettivo, operato cioè senza provvedimenti individuali. Peraltro, anche la prima sezione civile della Corte di Cassazione, con una sentenza del 2005, ha precisato appunto che l'articolo 4 vieta il respingimento senza un esame ragionevole e obiettivo delle ragioni e delle difese innanzi all'autorità competente di ciascun soggetto. Lo sottolineo: di ciascun soggetto.

Il procuratore generale della corte d'appello di Venezia si riferisce, probabilmente, agli accordi di riammissione. Voglio solo ricordare che, nel periodo che va dal 1996 al 2001, sono stati firmati 20 accordi di riammissione, ad esempio con l'Albania e con tanti altri Paesi, sulla base dei quali sono state operate, in piena legittimità, dal Governo italiano le riammissioni nei Paesi di provenienza.

E ancora, il diritto di asilo, dal quale non si può prescindere in alcun modo, qualunque sia la disciplina seguita, secondo un principio assodato del diritto internazionale e peraltro esplorato anche dalle giurisprudenze, comprende in sé il diritto di accesso e di richiesta, cioè si ha il diritto di venire sul territorio italiano perché si ha il diritto di presentare la domanda presso il posto di Polizia in Italia. É questo il punto. (Commenti della senatrice Maraventano). Non è una previsione che invento io: qualcuno diceva poc'anzi che ciò che è stato fatto è previsto dalla legge, dalle Convenzioni internazionali e dalle direttive europee che abbiamo introdotto nel nostro ordinamento. Dico questo, peraltro, senza nemmeno voler ritenere che le navi della Marina militare siano, come effettivamente sono, territorio italiano: articolo 4 del codice della navigazione.

Allora, signor Ministro, lei dice - e giustamente - che non dobbiamo venire a dirle che il diritto di asilo non viene tutelato nel Paese in cui li abbiamo riaccompagnati. Ministro Maroni, comprendiamoci: non solo abbiamo apprezzato moltissimo lo sforzo compiuto dalla Libia, ma abbiamo anche votato l'Accordo Italia-Libia e abbiamo apprezzato, con molto entusiasmo, l'intervento del Governo libico dopo i respingimenti, quando ha detto che ha bisogno dell'aiuto della Unione europea e del UNHCR, perché in Libia possano esserci luoghi nei quali tali soggetti possano chiedere asilo. Ma proprio il fatto che il Governo libico avanzi, così accoratamente, questa richiesta, ci dimostra che è ancora difficile che sia così: quindi, questa è una nostra responsabilità.

Dico questo per mettere in chiaro le cose e per evitare che si continui a speculare. Ma è giunto il momento delle cose serie: convengo con lei, ministro Maroni. È il momento, come dice lei, del Patto europeo per l'immigrazione e del suo spirito, cioè è il momento del global approach, che è l'asse culturale intorno al quale quel patto è costruito. È dunque il tempo degli accordi di riammissione e della cooperazione, come ci ha ricordato oggi il cardinal Bagnasco, con parole devo dire critiche nei confronti dell'operato del Governo sui respingimenti operati. Di certo è il momento del prossimo GAI del 4 e 5 giugno. Certamente, non solo noi non ci tireremo indietro, ma siamo felici di ciò. E però la politica dell'immigrazione non si può fare a spizzichi e bocconi, non si può fare con un respingimento di qua e una partecipazione al GAI il 4 e il 5 di giugno; si deve fare con uno spirito identico e soprattutto si deve fare - me lo lasci dire, signor Ministro - onorando l'articolo 10 della nostra Costituzione, che per prima sancì un diritto che oggi viene così ancora incompiutamente onorato dall'Italia, anche con i respingimenti collettivi di cui questo Governo si è fatto autore. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saltamartini. Ne ha facoltà.