RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza della vice presidente MAURO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 17,09).
Si dia lettura del processo verbale.
BAIO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 21 maggio.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sui lavori del Senato
LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signora Presidente, l'altro ieri, come tutti sappiamo, è caduto il 17° anniversario della strage di Capaci. Ritengo che questa Assemblea debba dedicare mezz'ora per ricordare questo tristissimo e tragico avvenimento della storia italiana, che viene ancora vissuto in termini di assoluta attualità.
Preannuncio pertanto che domani il Gruppo Italia dei Valori presenterà una richiesta - ovviamente la Presidenza può decidere anche di propria iniziativa - affinché venga individuata, nella settimana corrente, almeno mezz'ora perché il Senato possa ricordare il sacrificio di Giovanni Falcone, della moglie e degli uomini della scorta.
PRESIDENTE. Senatore Li Gotti, la Presidenza prende atto della sua richiesta.
FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signora Presidente, ci associamo alla richiesta del senatore Li Gotti.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signora Presidente, anche noi ci associamo alla richiesta del collega Li Gotti.
CASOLI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASOLI (PdL). Annuncio che anche il Gruppo PdL si associa alla richiesta avanzata dal senatore Li Gotti.
BRICOLO (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRICOLO (LNP). Signora Presidente, il Gruppo LNP si associa alla richiesta del senatore Li Gotti.
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto delle vostre richieste. Domani affronteremo l'argomento in Conferenza dei Capigruppo.
Informativa del Ministro dell'interno su questioni connesse all'immigrazione e conseguente discussione (ore 17,12)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro dell'interno su questioni connesse all'immigrazione».
Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, ciascun Gruppo avrà a disposizione dieci minuti.
Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, onorevole Maroni.
MARONI, ministro dell'interno. Signora Presidente, onorevoli colleghi, nell'ambito dell'attività di contrasto all'immigrazione clandestina, nei giorni dal 6 al 10 maggio scorso sono stati intercettati a bordo di natanti in acque internazionali e ricondotti in Libia, Paese di partenza, 471 cittadini stranieri che, in tre distinte occasioni, avevano tentato di raggiungere clandestinamente le nostre coste.
Il primo gruppo, di 231 persone, è stato ricondotto nel porto di Tripoli il 6 maggio da unità navali della Guardia di finanza e del Comando generale delle Capitanerie di porto. Il secondo gruppo, di 77 stranieri, soccorsi e recuperati in acque libiche da un rimorchiatore della compagnia petrolifera ENI, è stato ricondotto, sempre nel porto di Tripoli, il successivo 8 maggio. Il terzo gruppo, di 163 cittadini stranieri, intercettati in acque maltesi, è stato ricondotto nel medesimo porto libico il giorno 10 maggio a bordo della motonave Spica della Marina militare.
In tutti e tre i casi, a seguito dell'avvistamento e delle segnalazioni delle imbarcazioni, i competenti organismi del nostro Paese (il Comando generale delle Capitanerie di porto e la Direzione centrale dell'immigrazione e della Polizia di frontiera del Ministero dell'interno) si sono immediatamente attivati affinché, d'intesa con le autorità maltesi e libiche, venisse prestato innanzitutto soccorso ed assistenza alle persone a bordo dei natanti intercettati.
L'iniziativa di riconsegna alla Libia dei clandestini è stata effettuata in conformità al vigente quadro normativo interno e internazionale, come tra breve spiegherò. Prima vorrei ribadire che quella dei riaccompagnamenti e dei respingimenti dei clandestini alla frontiera è una politica molto efficace di contrasto all'immigrazione clandestina, che il Governo italiano intende proseguire senza tentennamenti. Essa costituisce un deterrente significativo nei confronti delle organizzazioni criminali dedite al traffico di esseri umani, salva molte vite in mare e sta portando a una drastica riduzione negli sbarchi di clandestini sulle coste italiane: nel mese di maggio di quest'anno, considerando anche il periodo precedente i respingimenti, gli sbarchi si sono praticamente fermati, con una riduzione di cinque volte rispetto al maggio 2008.
Alcune considerazioni sul piano normativo: in applicazione del principio di cooperazione tra Stati, internazionalmente riconosciuto, l'unità navale di uno Stato può fermare nelle acque internazionali un natante privo di nazionalità, sospettato di essere utilizzato per il trasporto illegale di immigrati, e ricondurre gli stranieri nel Paese dal quale sono partiti, su richiesta del Paese cui appartiene o si presume appartenga l'unita navale. Voglio evidenziare al riguardo che lo sviluppo di relazioni amichevoli tra Stati è sancito nello Statuto delle Nazioni Unite ed è presupposto anche della risoluzione dell'Assemblea delle Nazioni Unite del 24 ottobre 1970, che prevede il dovere degli Stati di cooperare tra loro. Inoltre, il principio della cooperazione tra Stati è rafforzato dalla Convenzione e dai Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, ratificati anche dalla Libia e dall'Italia.
Più in particolare, riguardo al caso di specie, voglio evidenziare in primo luogo che la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, ratificata dall'Italia nel 1994, attribuisce all'unità navale di uno Stato che intercetta una nave priva di nazionalità il potere di inseguirla, fermarla, abbordarla e condurla entro un porto nazionale laddove vi sia il sospetto, tra l'altro, di tratta degli schiavi. In secondo luogo, ricordo che il Protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale per combattere il traffico di migranti via terra, via mare e via aria, del 2000, entrato in vigore in Italia il 1° settembre 2006 e in Libia il 24 ottobre 2004, attribuisce ad unità navali di uno Stato che sospetti che un'imbarcazione priva di nazionalità eserciti traffico illegale di immigrati il potere di chiedere agli altri Stati di aiutarla a porre fine a tale pratica, anche fermando e abbordando il natante.
Quanto alla specifica cooperazione che intercorre con la Libia, voglio segnalare innanzitutto che questo Paese, ormai da anni, costituisce la principale via di transito per i migrati africani che tentano di raggiungere clandestinamente l'Italia attraverso il Mediterraneo. Questa considerazione è stata tutt'altro che secondaria nella sottoscrizione del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione con la Libia del 30 agosto 2008, ratificato con la legge 6 febbraio 2009, n. 7, laddove all'articolo 19 è stata prevista l'intensificazione della collaborazione in atto nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti e all'immigrazione clandestina, in attuazione peraltro del Protocollo di cooperazione e del Protocollo aggiuntivo tecnico-operativo, già sottoscritti a Tripoli il 29 dicembre 2007 dall'allora ministro dell'interno Giuliano Amato e dell'ulteriore Protocollo aggiuntivo del 4 febbraio 2009, da me sottoscritto.
Tali accordi prevedono la possibilità di organizzare dispositivi di pattugliamento congiunto in mare, con operazioni di controllo, ricerca e salvataggio in acque territoriali libiche e in alto mare. Essi prevedono inoltre l'istituzione in Libia di un Comando operativo interforze italo-libico per il coordinamento delle operazioni in mare, nonché il coinvolgimento dell'Agenzia europea per la gestione della cooperazione alle frontiere esterne dell'Unione (FRONTEX) in tali attività di pattugliamento, da svolgere nel rispetto delle convenzioni internazionali. Tra queste voglio citare anche la Convention for the Safety of Life at Sea (la Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare) del 1974, alla quale il nostro Paese ha aderito con la legge n. 313 del 1980, e che, per l'amplissima adesione registrata, va ormai considerata fonte di diritto internazionale generale. Tale Convenzione, tra l'altro, invita gli Stati a contrastare le pratiche pericolose associate al trasporto di migranti via mare, impedendo la partenza delle imbarcazioni "a rischio", anche di bandiera estera, dalle proprie coste o dai propri porti. Le operazioni di pattugliamento congiunto finora attuate sono dirette a rafforzare proprio la responsabilità e il capacity building della Libia anche sotto questo aspetto, e per questo non costituiscono né ipotesi di respingimento alla frontiera italiana, né di mancato soccorso in mare.
Appena lo scorso 14 maggio l'Italia ha consegnato alle autorità libiche tre motovedette della Guardia di finanza che, come previsto dagli accordi internazionali stipulati tra i due Paesi, in particolare quello del 29 dicembre del 2007, passano alla flotta della Guardia costiera dello Stato maggiore della Marina militare libica per i pattugliamenti di contrasto all'immigrazione clandestina nel mar Mediterraneo. Sempre in base agli accordi, altre tre imbarcazioni saranno cedute nelle prossime settimane per operare davanti alle coste libiche. Le sei unità costituiranno un sistema di controllo e sorveglianza che andrà ad aggiungersi alle unità italiane e a quelle di FRONTEX.
Ritengo che il quadro normativo internazionale all'interno del quale ci siamo mossi sia sufficiente a fare giustizia di tutte le accuse indebitamente rivolte di aver agito al di fuori della legalità internazionale. L'Italia ha agito nel totale rispetto delle norme internazionali, ma il Governo è in grado di contrastare anche l'opinione di quanti affermano che la cooperazione con la Libia nella lotta all'immigrazione clandestina possa essere foriera di preoccupazioni sul versante della garanzia del rispetto dei diritti umani proprio in quel Paese.
Voglio sottolineare al riguardo che le disposizioni dell'articolo 19 del Trattato di amicizia tra l'Italia e la Libia, che hanno sancito l'intensificazione della collaborazione nella lotta all'immigrazione clandestina, sono da leggersi in connessione con quanto stabilito dall'articolo 6 dello stesso Trattato, relativamente al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, con le quali l'Italia e la Libia si sono impegnate ad agire conformemente agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Si tratta, evidentemente, di una previsione di carattere generale, che impegna le autorità di Tripoli al rispetto di norme e di standard internazionali in materia.
La Libia non è parte della Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status di rifugiato, ma ha firmato e ratificato la Convenzione dell'Unione africana del 1969 relativa a specifici aspetti della problematica dei rifugiati in Africa. Questo Trattato è complementare alla Convenzione di Ginevra e impegna Tripoli a garantire protezione non solo ai perseguitati, ma anche alle vittime di invasioni, guerre civili e altri eventi di ben più ampia portata rispetto addirittura a quelli previsti dalla Convenzione di Ginevra.
A Tripoli opera un ufficio dell'Alto commissario dell'ONU per i rifugiati (UNHCR o ACNUR), autorizzato ad effettuare lo screening dei richiedenti asilo. L'obbligo di collaborazione con l'Alto commissario discende, oltre che ovviamente dall'adesione della Libia all'ONU, anche dalla citata Convenzione dell'Unione africana del 1969 e, in particolare, dall'articolo 8. La Libia, inoltre, che ha ratificato la maggior parte degli strumenti internazionali per la tutela dei diritti umani, è membro dal 2004 dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), la principale organizzazione intergovernativa nel campo migratorio, che è presente in Libia dal 2005 con uno specifico programma, chiamato TRIM, teso a migliorare le capacità ricettive di quel Paese secondo gli standard internazionali sull'accoglienza e a svolgere operazioni di rimpatri volontari - operazioni che svolgiamo anche noi e molti altri Paesi europei - assistiti proprio dall'OIM, a favore degli immigrati clandestini sul suolo libico.
Il progetto è finanziato con fondi dell'Unione europea e del Ministero dell'interno (programma Aeneas). Voglio altresì sottolineare che le intese italo-libiche vanno inquadrate nell'ambito della politica dell'Unione europea, volta a favorire dinamiche di reale solidarietà tra gli Stati membri e di collaborazione con i Paesi terzi ai fini del contrasto dei flussi illegali, come dimostrano le iniziative di partenariato con i Paesi di origine e transito dei migranti, primi fra tutti i Paesi dell'Africa, e le operazioni di pattugliamento congiunto alle frontiere marittime meridionali dell'Unione europea effettuate in ambito FRONTEX.
È peraltro evidente - come da tempo sostenuto dal Governo italiano - che è necessario un maggior impegno comunitario finalizzato a sostenere in particolare il Governo libico sia nell'azione di prevenzione dei traffici di immigrazione clandestina (evitando così anche le tragedie in mare), sia nel raggiungimento di standard europei per quanto attiene alla politica di asilo. In questo quadro, un insostituibile ruolo di garanzia potrà essere svolto proprio dall'UNHCR/ACNUR, la cui azione di verifica del rispetto dei diritti umani dovrà essere fortemente sostenuta dall'Unione europea, dalla Commissione. È una questione che ho affrontato nel corso del mio recente incontro con il rappresentante regionale dell'ACNUR per l'Italia e i Paesi del Mediterraneo Laurens Jolles. In quell'occasione abbiamo convenuto inoltre di istituire presso il Ministero dell'interno un tavolo di lavoro su questi temi con la partecipazione, oltre che dell'UNHCR e dell'Italia, anche della Libia e dei rappresentanti della Commissione europea.
Intendo ribadire che la politica che il Governo persegue e continuerà a perseguire è in linea con gli impegni contenuti nel Patto europeo sull'immigrazione e sul diritto di asilo, firmato dai Presidenti, Capi di Stato e di Governo dei 27 nell'ottobre 2008, i cui principi sono: organizzare l'immigrazione legale, tenendo conto delle priorità, dei bisogni e delle capacità di accoglienza stabilite da ciascun Stato membro e favorirne l'integrazione; combattere l'immigrazione clandestina assicurando il ritorno degli stranieri in posizione irregolare nel Paese di origine; rafforzare l'efficacia dei controlli alle frontiere dell'Unione europea; costruire un'Europa dell'asilo; creare un partenariato globale con i Paesi di origine e di transito degli immigrati che favorisca le sinergie tra le migrazioni e lo sviluppo.
La necessità di cooperare con gli altri Paesi dell'Unione per un governo europeo dei fenomeni migratori, affiancato da un nuovo modello di governance dei fenomeni stessi, che coinvolga tanto i Paesi di origine quanto quelli di destinazione, costituisce anche un preciso impegno richiesto al Governo con la risoluzione approvata nello scorso aprile dalla Commissione affari esteri della Camera in sede di esame dell'atto comunitario n. 17, riguardante proprio il rafforzamento dell'approccio globale in materia di migrazione.
Su questo fronte l'Italia è già responsabilmente impegnata; desidero ricordarlo ancora una volta, anche per fugare alcune malevole interpretazioni delle posizioni dell'Unione europea sulle nostre recenti operazioni in Libia e con la Libia. Il vice presidente, commissario per gli affari interni dell'Unione europea, Jacques Barrot, contrariamente a quanto ha scritto qualche giornale, non ha espresso censure sul comportamento delle autorità italiane, ma, raccogliendo le nostre sollecitazioni, condivise anche da altri partner, ad affrontare il tema dell'immigrazione clandestina via mare in un'ottica comunitaria, prenderà in considerazione le proposte che abbiamo già formulato nei mesi scorsi (Governi di Italia, Grecia, Cipro e Malta congiuntamente) nel prossimo Consiglio giustizia e affari interni (GAI) del 4 e 5 giugno a Lussemburgo. Questo documento congiunto costituisce un valido punto di riferimento per un'azione europea di lungo periodo, per ripartire meglio gli sforzi comunitari in un'ottica di solidarietà nella gestione dei flussi dei clandestini e dei richiedenti asilo.
In questo contesto, sono prioritarie, anche in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, le seguenti questioni.
Miglioramento dell'azione di FRONTEX nel Mediterraneo; definizione di linee guida per le operazioni congiunte in alto mare; realizzazione di una rete europea di centri di accoglienza per immigrati irregolari gestiti da FRONTEX con la finalità di identificazione, trattenimento e rimpatrio degli stessi; definizione di strumenti di cooperazione tecnica e finanziaria di cui Frontex può avvalersi; maggior coinvolgimento dei Paesi terzi nelle operazioni congiunte.
Rilancio della cooperazione Unione europea-Libia nel settore dell'immigrazione: in questo ambito infatti l'Unione europea ha preso tanti impegni con la Libia che non poi ha mantenuto e l'Italia si è surrogata, almeno in parte, negli impegni della Commissione europea, cui abbiamo chiesto semplicemente di mantenere gli impegni presi in termini di investimenti, di infrastrutture e collaborazione.
L'individuazione di meccanismi di garanzia del diritto d'asilo Unione europea-UNHCR al di fuori del territorio dell'Unione, in particolare nei Paesi del Nord-Africa. Rilancio della cooperazione tra l'Unione europea e i Paesi terzi mediterranei nel settore dell'immigrazione, attraverso lo sviluppo di una politica delle riammissioni realmente efficace; il rafforzamento della capacità di contrasto all'immigrazione clandestina; la predisposizione di meccanismi incentivanti la cooperazione anche su base di facilitazione dei visti.
Iniziative di dialogo politico sull'immigrazione del Mediterraneo in un quadro di stretta concertazione con i partner della sponda sud, in particolare con la Libia, che è anche presidente di turno dell'Unione africana e che ha organizzato nel 2006 la Conferenza di Tripoli, iniziativa di dialogo a livello continentale anziché regionale.
E da ultimo, presentazione, da parte della Commissione, di un piano d'azione per affrontare l'emergenza immigrazione nel Mediterraneo al di fuori del Programma quinquennale di Stoccolma, che sarà approvato nel prossimo semestre; in particolare, chiediamo una corsia preferenziale in considerazione dell'estrema urgenza di affrontare seriamente e con efficacia questo fenomeno.
Lo sforzo del Governo in materia di lotta all'immigrazione clandestina è quello di affrontare tale lotta coniugando il rispetto delle regole con i doveri di solidarietà e di primo soccorso. Voglio riaffermarlo proprio in quest'Aula, per sgombrare il campo da ogni strumentalizzazione politica che ha segnato il dibattito sull'introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale sul territorio nazionale, fattispecie che non riguarda né i respinti alla frontiera, né quanti vengono temporaneamente ammessi per necessità di soccorso, né i richiedenti asilo: queste categorie sono tutte escluse.
Nel 2008 gli sbarchi dei clandestini, che arrivavano via mare, sono stati 537 nei vari punti della costa siciliana, per un numero complessivo di 34.540 persone, mentre fino al 20 maggio di quest'anno si sono registrati 69 sbarchi per un totale di 6.588 persone. Come ho detto, però, dal 7 maggio in poi, da quando cioè sono stati fatti i respingimenti, il numero di persone arrivate si è drasticamente ridotto, praticamente azzerato.
Le dimensioni del fenomeno registrate lo scorso anno hanno comportato un significativo aumento anche delle domande di asilo presentate nel nostro Paese: tali domande rappresentano una quota rilevante delle richieste di protezione internazionale che nel 2008 sono state presentate nell'intera Europa meridionale e pongono l'Italia al quarto posto della classifica mondiale dei Paesi di destinazione preferiti dagli immigrati. Anche per questo abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere all'Unione europea e alla Commissione di applicare, in particolare per i richiedenti asilo, il principio del burden sharing, principio di solidarietà per l'accoglienza e la distribuzione dei richiedenti asilo su tutto il territorio dell'Unione europea.
Il quadro descritto rende l'idea dell'enorme impegno che l'Italia è chiamata a svolgere per far fronte al fenomeno e dell'elevato livello raggiunto dal nostro sistema di riconoscimento, accoglienza ed integrazione dei rifugiati che, senza tema di smentita, può essere considerato tra i migliori in Europa e nel mondo. Va tenuto conto, innanzitutto, che l'Italia assolve alle esigenze di accoglienza attraverso diverse tipologie di strutture: i centri di accoglienza, la cui capienza complessiva è di circa 3.600 posti, e i centri di accoglienza per i richiedenti asilo, con più di 1.000 posti. Le drammatiche emergenze degli sbarchi vengono affrontate anche grazie alla ricettività dei centri di primo soccorso e di accoglienza, che ammonta a circa 1.600 posti.
Un'intensa attività di ricerca svolta attraverso le prefetture, con il coinvolgimento di organizzazioni quali la Caritas, la Croce rossa Italiana, le Misericordie d'Italia, ha portato inoltre all'attivazione di una rete nazionale di strutture di accoglienza straordinaria, gestite da organizzazioni non governative, religiose e laiche, operanti nel settore. Questa rete, alla fine del 2008, contava circa 60 centri, per una capacità ricettiva complessiva di oltre 3.900 posti, che vanno ad aggiungersi a quelli che ho citato.
Particolare rilevanza assume poi lo SPRAR, (Sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati), con il quale vengono attuati progetti di accoglienza destinati ai richiedenti asilo privi di mezzi di sostentamento, che hanno terminato la permanenza nei centri dopo la prima fase dell'identificazione e dell'avvio della procedura per il riconoscimento dello status di protezione internazionale. A questi progetti partecipano 118 Comuni, 16 Province e quattro Unioni di Comuni; essi sono destinati anche a persone appartenenti a categorie dei cosiddetti vulnerabili - non solo i richiedenti asilo - e fanno del sistema SPRAR un vero e proprio modello italiano, una best practice per l'elevata qualificazione raggiunta e la capacità di accoglienza, che nel 2009 ha registrato oltre 3.000 posti, e questo desidero sottolinearlo con soddisfazione.
Abbiamo di recente ulteriormente potenziato le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale per ridurre ulteriormente i tempi di definizione delle relative istruttorie che, comunque, sono tra i più bassi d'Europa.
Le Commissioni territoriali sono passate da 7 a 15 e la media di concessione o di rifiuto dello status di rifugiato dalla domanda è di tre mesi, contro i tre anni di dieci anni fa e contro una media europea che è più del triplo rispetto a quella italiana.
Le Commissioni nell'anno in corso hanno già esaminato 9.798 richieste (dato che ovviamente comprende anche le istanze presentate in periodi precedenti) a fronte di 6.524 istanze pervenute.
Nello stesso periodo dell'anno precedente le domande esaminate erano state 4.613 (meno della metà) a fronte di 5.287 domande pervenute.
Un'ultima notazione a testimonianza dell'impegno italiano sul versante dell'accoglienza e dell'integrazione dei rifugiati, che non teme confronti con nessun altro Paese: nel solo 2008 il nostro Paese ha destinato al Fondo nazionale asilo oltre 21.000.000 euro, di cui solo 2.800.000 provenivano da fondi europei; il resto lo abbiamo messo noi. Nel 2009 - ho firmato qualche giorno fa il decreto - da 21 milioni li abbiamo portati a quasi 30 milioni. L'Unione europea ci dà 20 milioni spalmati in sei anni; noi, solo per il 2009, abbiamo stanziato quasi 30.000.000 di euro.
Prima di concludere, per quanto riguarda i rifugiati, ricordo che gli ultimi 60 circa clandestini presenti a Lampedusa sono tutti rifugiati e presto, proprio in queste ore, saranno trasferiti. A Lampedusa non ci sarà nessuno. Sembrano così lontani i tempi in cui si parlava di sovraffollamento, di crisi, di centro che scoppia. Adesso il centro di prima accoglienza è come avevamo deciso, come avevamo stabilito e come era nelle intenzioni del Governo. È stato finalmente bloccato il flusso degli immigrati per cui Lampedusa può finalmente respirare. (Applausi della senatrice Maraventano).
Sono convinto che una politica solo apparentemente solidaristica, ma in realtà lassista in materia di immigrazione clandestina faccia crescere la paura, aumenti la diffidenza e l'ostilità nei confronti degli immigrati, anche regolari, e generi un senso profondo di insicurezza.
Una politica lassista di questo tipo, come quella che abbiamo conosciuto negli anni scorsi, provoca respingimenti quotidiani nella vita delle nostre città, a scuola e nei luoghi di lavoro, negli spazi del tempo libero e nelle nostre relazioni sociali, e questo sì aumenta la paura nei cittadini.
Solo la fermezza nella lotta all'immigrazione clandestina può creare le condizioni per una positiva gestione dell'immigrazione regolare. Solo il rigore può garantire maggiore sicurezza per tutti.
E' il lavoro faticoso e paziente che stiamo portando avanti. Non ci fermeremo. Perché così si vince la paura, così si costruisce la vera integrazione. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
PRESIDENTE. La ringrazio, signor Ministro.
Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno.
È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signora Presidente, signor Ministro, abbiamo ascoltato con molta attenzione la sua informativa, da tempo richiesta da tutti i Gruppi parlamentari di opposizione su questo tema specifico. Ovviamente lei ha svolto anche alcune considerazioni interessanti sulla questione più generale riguardante la regolamentazione dei flussi migratori.
Innanzi tutto desidero fare una precisazione. Stiamo parlando di una parte di immigrazione clandestina che si attesta attorno al 10-15 per cento dell'intero fenomeno. Mi riferisco al fenomeno degli sbarchi, quello più evidente, che seguiamo in televisione e che tocca di più la sensibilità dell'opinione pubblica, soprattutto in campagna elettorale. Resta però una quota prevalente, maggioritaria, eccessiva, vale a dire l'85 per cento del fenomeno, rispetto al quale vi è la necessità di una risposta che da parte del Governo non arriva, se non in termini di suggestione.
Ciò detto e avendo quindi ricondotto la questione a ciò che è nella sua realtà e nella sua dimensione, le vogliamo dire, signor Ministro, con assoluta franchezza, che anche noi consideriamo positiva, in linea di principio, la politica dei restringimenti nel contrasto alle organizzazioni che si occupano della tratta di esseri umani, e quindi nel contrasto all'immigrazione clandestina. Tuttavia, signor Ministro, al di là degli atti e delle Convenzioni che lei ha citato, i respingimenti, ovunque questi avvengano (sia in acque internazionali che in acque libiche, sia in forza della copertura del Trattato ratificato dal Parlamento, sia in forza delle Convenzioni internazionali), devono sempre e comunque rispettare i principi del diritto internazionale consuetudinario che sono fondamentali per l'ordinamento su cui si basa anche l'Organizzazione delle Nazioni Unite e, fra questi, il principio del non respingimento nei confronti dei profughi o dei richiedenti asilo.
Sicché, l'idea che noi possiamo avere un regime giuridico differenziato a seconda della circostanza che il richiedente asilo faccia ciò, cioè eserciti questo diritto di natura internazionale, all'interno o all'esterno del territorio del nostro Stato mi sembra non condivisibile. E non lo è perché lei, signor Ministro, sa meglio di me che l'accordo di collaborazione tra Italia e Libia, che è stato sottoscritto nel dicembre 2007 e che è stato trasfuso - come lei correttamente ha ricordato - nell'articolo 19 del Trattato, disciplina il pattugliamento congiunto in acque territoriali libiche, il controllo delle coste e ciò che in termini positivi questo rappresenta. Ma tale Trattato, l'Accordo e tutti gli altri atti devono comunque rispettare la Convenzione di Ginevra, la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, l'articolo 3 della Convenzione ONU contro la tortura, la Convenzione europea per la protezione dei diritti umani (l'articolo 3, in maniera specifica), nonché e soprattutto, signor Ministro, le norme che sono stata approvate da questo Parlamento in tempi diversi, mi riferisco all'articolo 10 e all'articolo 19 del Testo unico delle leggi sull'immigrazione che, come lei sa, prevedono la possibilità di respingimenti anche collettivi, al di là di alcune controversie in cui lo Stato italiano ha avuto ragione (e doveva averla perché anche i respingimenti effettuati alla frontiera, nelle acque territoriali o ai confini territoriali possono legittimamente essere fatti), ma con un solo limite, quello dato dalla circostanza che lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche e condizioni personali, anche quando il respingimento avviene in maniera indiretta. Come lei sa, è questa l'ipotesi che noi riscontriamo nel caso in cui il respingimento avvenga con il rischio che il soggetto possa essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione. A questo va aggiunta la circostanza che è fatto divieto di utilizzare il respingimento, così come l'espulsione, nel caso di minori e di donne incinte, addirittura, per quanto riguarda queste ultime, nel caso non siano trascorsi più di sei mesi da quando abbiano partorito. Cosa voglio dire?
È evidente che lei debba giustificare una posizione, per la verità, non proprio encomiabile che il Governo ha tenuto su questa vicenda.
Apprendiamo con soddisfazione quanto ha precisato oggi in quest'Aula, come da noi richiesto, circa la posizione del Governo, anche se il Presidente del Consiglio in tante sue dichiarazioni ha affermato, ad esempio, che coloro i quali sono stati intercettati in acque maltesi (230) e che sono stati poi respinti in Libia avevano pagato un biglietto per cui non si trovavano nella condizione tale da poter acquisire lo status di rifugiato. Ma anche il ministro della difesa La Russa ha rilasciato dichiarazioni sull'Alto commissariato per i rifugiati. Ammetto, insomma, con soddisfazione che lei ha smentito dichiarazioni inopportune e pericolose per la credibilità internazionale del nostro Paese rilasciate dal Ministro della difesa, ad esempio, o altre, come quelle del ministro Frattini che per giustificare la copertura della legalità internazionale di quelle operazioni, che copertura non avevano e non hanno se non garantiscono la pienezza del diritto d'asilo, ha ritenuto di dover proporre che l'istruttoria delle pratiche relative al diritto d'asilo avvenisse sulle navi che si occupavano di respingere in acque territoriali libiche, quindi nello Stato libico, quelle persone.
Prendiamo atto di questo, ma non siamo rassicurati dalle sue parole, signor Ministro, per la semplice ragione che non vi è alcuna differenza rispetto al diritto internazionale, al diritto costituzionale e al diritto positivo, cioè a quelle norme approvate da maggioranze di centrodestra nelle passate legislature, che noi condividiamo e continuiamo a condividere, riguardanti - ho citato gli articoli 10 e 19 - il fatto che il diritto d'asilo deve essere sempre e comunque garantito.
Quanto alla questione del rapporto con la Libia, sottolineo che non abbiamo mai criticato la necessità degli accordi con la Libia così come con tutti gli altri Stati africani, soprattutto se si tratta di accordi di riammissione seri; ad esempio, quello con la Tunisia è un accordo che va riconsiderato per alcuni aspetti perché non consente la velocità nelle procedure di riammissione. Questa è una cosa, ma gli accordi di riammissione, i rimpatri, i respingimenti hanno il presupposto che anche nello Stato in cui si rinviano le persone debba essere garantito il diritto di asilo.
Noi abbiamo approvato un Trattato con la Libia con cui l'Italia si impegna finanziariamente (credo per 5 miliardi di euro) per un ventennio; tuttavia in tale Trattato non vi è una sola riga che riguardi, ad esempio, la strutturazione di un meccanismo di garanzia dei diritti fondamentali della persona in Libia. Lei, signor Ministro, sa meglio di me che i dati riguardanti la presenza dell'Alto Commissariato in Libia sono ridicoli: l'UNHCR non ha un riconoscimento formale ed opera come ufficio di collegamento in Libia; ottenere i visti per i funzionari dell'Alto Commissariato è molto difficile e vi sono solo un funzionario internazionale e 25 funzionari libici; l'Alto Commissariato ha un accesso limitato ai centri di detenzione, dove sono trattenuti i richiedenti asilo; l'accesso è consentito solo a quattro centri vicino Tripoli; inoltre, la Libia non è dotata di una normativa in materia di diritto d'asilo né di una struttura organizzata come quella che lei ha citato, che riguarda il nostro Paese. Noi condividiamo e siamo orgogliosi del fatto che in Italia si sia avviato un processo di organizzazione dei centri che si occupano della tutela del diritto di asilo. Sottolineo, però, che in Libia tutto ciò non esiste e peraltro non viene garantito dal Trattato con cui la Libia si impegna con noi a svolgere questa attività di prevenzione e contrasto del traffico di clandestini e di migranti.
Come il ministro Maroni ben sa, ciò è ancora più grave perché più del 70 per cento delle 31.200 domande d'asilo presentate nel 2008 in Italia proviene da persone sbarcate sulle coste meridionali del Paese; circa il 75 per cento dei 36.000 migranti sbarcati sulle coste italiane nel 2008 - cioè due su tre - ha presentato domanda d'asilo; il 50 per cento delle persone arrivate via mare ha avuto riconosciuta una qualche forma di protezione umanitaria. Ciò sta a significare che, tra quei 470 casi di persone respinte attraverso tale procedura, statisticamente ve ne sono alcuni che avevano diritto a vedersi riconosciuto l'asilo, lo status di rifugiato e quant'altro. Tuttavia il nostro Stato - non la Libia - non ha dato alcuna garanzia in proposito.
Al riguardo ci sentiamo tutti responsabili e credo che la sua risposta, da questo punto di vista, sia la migliore possibile, ma non sia quella corretta e giusta. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Li Gotti. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signora Presidente, abbiamo ascoltato con molta attenzione le comunicazioni del Ministro dell'interno che hanno confermato i nostri dubbi su ciò che è stato fatto e su ciò che si intende fare anche nel futuro. In verità, il ministro Maroni ha fatto riferimento ad un quadro normativo internazionale, il quale però fa una differenza - che invece non si è colta nell'intervento del signor Ministro - tra allontanamento, respingimento e intercettamento in alto mare. Si tratta, infatti, di tre cose diverse: l'allontanamento riguarda l'immigrato che irregolarmente è nel nostro Paese; il respingimento è qualcosa che avviene alla frontiera; l'intercettamento avviene in acque internazionali.
Per l'intercettamento in acque internazionali lei stesso, signor Ministro, ha fatto riferimento agli accordi internazionali, che prevedono che i natanti intercettati in acque internazionali possono essere riaccompagnati in un porto vicino, su richiesta del natante intercettato. Non esiste cioè un respingimento in alto mare; in acque internazionali non esiste la possibilità del respingimento: esiste la possibilità del riaccompagnamento, su richiesta del natante intercettato. Né peraltro gli accordi siglati in Europa a seguito del Patto europeo sull'immigrazione e sull'asilo dicono questo. Il Patto europeo sull'immigrazione e sull'asilo fissa un punto, ossia combattere l'immigrazione clandestina, in particolare assicurando il ritorno nel loro Paese di origine degli stranieri in posizione irregolare. Quindi, non c'entra nulla con il respingimento e non c'entra nulla con l'aver intercettato un natante in acque internazionali. Il ritorno significa che lo straniero irregolare è nel nostro Paese e quindi il Patto europeo al quale noi ci ispiriamo riguarda esclusivamente lo straniero che si trova irregolarmente nel Paese. E questo Patto europeo è stato recepito dalle conclusioni del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2008, che prevede qualcosa che dovrà farsi; ossia ad ottobre 2008 ci si impegna al programma di lavoro dell'Unione europea, programma che la Commissione proporrà nel maggio 2009 e che sarà oggetto di un dibattito annuale a decorrere dal giugno del 2010.
Di quale Patto internazionale europeo stiamo parlando? Anche l'Accordo stipulato con la Libia, all'articolo 19, parla di intese tra la Libia e l'Unione europea che non esistono. Non esistono intese: l'Unione europea non ha intese con la Libia.
Ciò che lei doveva dirci, signor Ministro, sono le modalità con cui è stata attuata questa pratica e l'impegno che lei assume di continuarla a praticare. Ma, nel momento in cui nelle acque internazionali viene intercettato un natante e le persone a bordo vengono fatte trasbordare sulla nostra nave, in base alla legge, sono nel territorio italiano (perché i natanti e gli aeromobili sono territorio dello Stato) e in quel momento non esiste più il respingimento, esiste solo la procedura di allontanamento, con tutto ciò che essa presuppone: ossia la verifica individuale degli eventuali diritti di asilo e di tutta la posizione che porta poi all'allontanamento degli irregolari dal nostro Paese. La nave italiana, in qualunque acqua si trovi, è territorio italiano. Voi invece che cosa avete fatto? Avete intercettato dei natanti, in un caso nelle acque territoriali libiche (e avete fatto salire gli occupanti su un nave italiana, quindi in territorio italiano, e poi li avete portati in Libia), in un altro caso nelle acque territoriali maltesi (stessa procedura per gli occupanti, poi sbarcati in Libia), in un altro ancora in acque internazionali (facendo salire gli occupanti su navi italiane e portandoli in Libia).
Questo è al di fuori di qualunque norma di diritto internazionale. Ci sarà quindi un motivo per cui l'ONU e l'Europa protestano. Protestano perché l'Italia sta applicando una procedura che non è prevista dal sistema normativo. Questo non significa che il problema non debba essere affrontato con serietà. La parola rigore introduce un criterio di valore nell'applicazione della norma (norma da applicare con rigore o con dolcezza). Parlerei piuttosto di applicazione puntuale della normativa, ma della normativa.
Lei su questo non ha fornito risposte. Erano questi gli interrogativi che c'eravamo posti e che ci si è posti a livello internazionale. L'Italia sta rispettando il diritto internazionale o sta procedendo attraverso un'interpretazione assurda delle norme? Sapete che per gli irregolari intercettati in acque internazionali e fatti salire a bordo di navi italiane, quindi sul territorio italiano, contro la loro volontà e portati in un altro Paese, si potrebbe configurare il reato di sequestro di persona? (Commenti dai banchi della maggioranza). Come no! Pensateci. Il diritto è questo. Il diritto è proprio questo. Se quello è territorio italiano - perché, lo ripeto ancora, la nave è territorio italiano - si applicano le leggi italiane, quindi si deve consentire ad una persona la possibilità di esprimersi, di scegliere, di optare, di avanzare domanda.
E voi questo non l'avete assicurato, peraltro violando un altro principio riconosciuto dalla Carta di Nizza finanche nel 2000, ossia che il respingimento è sempre individuale e non collettivo. Il respingimento collettivo non esiste. Non si prendono in massa le persone, facendole poi salire sulla nave e accompagnandole a loro insaputa da qualche parte. Le cronache hanno raccontato di questi disgraziati, sfruttati dalle organizzazioni criminali che, nel momento in cui si sono accorti di essere rientrati dal punto dove erano partiti, urlavano la loro disperazione e chiedevano aiuto ai fratelli italiani, perché pensavano di essere arrivati in Italia e invece erano tornati al punto di partenza. Di loro volontà? Su loro richiesta? Ma questo ci volete far credere?
Ora il rigore, che io chiamerei puntualità di applicazione della legge, significa che debbono applicarsi le leggi e non inventarsi le leggi. In questo frangente l'Italia, Paese del diritto, si sta inventando un diritto internazionale, che pagheremo dinanzi al mondo. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bricolo. Ne ha facoltà.
BRICOLO (LNP). Signora Presidente, colleghi senatori, voglio anzitutto ringraziare il ministro Maroni per la puntuale e precisa informativa che ha reso oggi al Senato, con la quale ha ribadito la linea del Governo in materia di contrasto alla criminalità e all'immigrazione clandestina. Una linea gradita - è giusto ricordarlo - alla stragrande maggioranza dei cittadini che vivono in questo Paese e per la quale oggi il presidente di Confindustria Marcegaglia si è complimentata con il ministro Maroni. E molti complimenti arrivano anche dalla stragrande maggioranza delle associazioni di categoria. Ma è importante ricordare che sono i cittadini che in questo momento danno forza e sostegno al Governo in questa sua azione di contrasto alla criminalità e all'immigrazione clandestina.
L'avevamo detto l'anno scorso in campagna elettorale. Volevamo portare sicurezza in questo Paese. Era uno dei temi più scottanti. Si veniva da un Governo Prodi che non aveva fatto nulla di concreto, se non chiacchiere in Parlamento, per il contrasto alla criminalità. Si doveva dunque partire da zero. Il ministro Maroni, cui faccio i complimenti di tutti i senatori della Lega, ha iniziato a lavorare in un settore veramente difficile, che registrava tante aspettative e attese da parte dei cittadini. Il lavoro è stato fatto in silenzio, cercando in tutti i modi - è giusto ricordarlo - di evitare polemiche. Insomma, poche chiacchiere e, ad un anno di distanza, tanti fatti, perché questi sono i risultati (Applausi dal Gruppo LNP) che oggi possiamo presentare al Parlamento.
L'informativa del Ministro è stata richiesta dai Gruppi dell'opposizione. Stavo però pensando di richiederla come Gruppo della Lega, perché non abbiamo nulla da nascondere. Il Governo sta operando nella piena legalità, quella legalità che si vuole portare anche nel nostro Paese. Era dunque giusto venire in Parlamento ad informare correttamente i cittadini che tutte le procedure adottate fino ad adesso sono corrette, soprattutto per quanto riguarda i respingimenti, tanto criticati dalla sinistra.
Voglio citare alcuni articoli usciti sui giornali in questo Paese, soprattutto a firma non di un deputato della Lega, ma del procuratore generale della Repubblica di Venezia. In uno di questi, il cui titolo è «Finalmente l'Italia ha le frontiere», leggiamo: «Il Ministro dell'interno, respingendo gli immigrati in mare, ha adottato una procedura che viene riconosciuta valida anche in altri Paesi dell'Unione europea» e «Maroni non viola nessun diritto umano». Lo stesso concetto è riportato in un altro articolo, sempre del procuratore generale della Repubblica di Venezia: si tratta di una lettera inviata ad un giornale, quindi pubblica e che tutti possono leggere, che poi farò circolare ai magistrati presenti nelle file dell'opposizione qui al Senato...
MARITATI (PD). Preferiamo le norme!
BRICOLO (LNP). Leggiamo: "Migranti, l'Italia non viola le regole". Ed ancora: "L'ONU non può imporre l'accoglimento indiscriminato di tutti" e "Tutti gli Stati, europei e non, applicano da tempo la linea del respingimento alla frontiera".
Oggi ci criticate perché da pochi giorni il Governo ha dato attuazione ad un accordo che comunque - è giusto ricordarlo - aveva visto l'inizio del suo iter con i Governi precedenti, anche di centrosinistra, che più volte avevano instaurato contatti con un Governo libico per arrivare appunto al blocco dei flussi migratori che interessavano la Libia e le nostre coste. Oggi ci criticate perché abbiamo iniziato la politica dei restringimenti.
Potrei leggere notizie di centinaia di agenzie dove fino a pochi giorni fa la stragrande maggioranza di chi si occupa di immigrazione all'interno delle file del centrosinistra criticava questo Governo perché non era riuscito a bloccare i flussi migratori in entrata. Ricordo anche che la stragrande maggioranza dei Paesi europei sta dando luogo a questi restringimenti da tempo: la Spagna ne ha respinti 10.000 solo nell'ultimo anno e mai dall'opposizione è arrivata alcuna critica, forse perché in Spagna c'è Zapatero, che è di sinistra, per cui bisogna nascondere ciò che accade negli altri Paesi europei.
Fino ad ora noi ne abbiamo respinti qualche centinaio, però si sono bloccati i flussi. Ha fatto bene il ministro Maroni a ricordarlo: il Centro di Lampedusa è vuoto. Vi lamentavate tanto per i problemi degli immigrati clandestini in quei centri ed ora quello di Lampedusa è vuoto. E quante vite umane sono state salvate bloccando i barconi, le carrette del mare in arrivo sulle nostre coste! Quanti immigrati sono morti annegati a causa del naufragio delle imbarcazioni che arrivavano sulle nostre coste! (Applausi LNP).
Sono gli altri Paesi europei a dire che questa nei fatti è la linea da percorrere, una linea che vuole portare il rispetto della legalità in questo Paese. Colleghi, non è carità. Non sono principi caritatevoli quelli che avete sempre adottato voi, facendo entrare tutti.
LIVI BACCI (PD). Ma dove!
BRICOLO (LNP). Si fanno entrare, come prevede anche il principio della Bossi-Fini, coloro che veramente poi si possono integrare, coloro ai quali si può dare un posto di lavoro, un tetto sotto cui vivere. Far entrare tutti e lasciarli vivere sotto i ponti, nell'indigenza, senza permettere di avere uno stipendio ed un lavoro regolare così da integrarsi, non è carità!
Come ha ricordato prima il ministro Maroni, questo non serve altro che ad aumentare un disagio all'interno delle popolazioni, soprattutto nelle periferie delle grandi città; un disagio che sarà evitato da queste regole certe.
Lo ha ricordato anche il ministro Bossi quando qualcuno dall'opposizione diceva che questa era una legge razzista. Questa non è una legge razzista e andrà invece ad evitare problemi che potrebbero nascere se nel Paese non vi sono regole serie e chiare per tutte le persone che vogliono entrare.
Ricordo anche, visto che lo dite ogni giorno ai telegiornali e nelle vostre interviste, che stiamo vivendo un momento di crisi economica che non ha precedenti nel nostro Paese. Molte aziende stanno chiudendo, con posti di lavoro a rischio di tantissimi lavoratori che vivono in Italia. Allora non è più pensabile far entrare tutti. Le regole certe devono valere anche per tutelare il posto di lavoro, la dignità di un lavoro della gente, dei cittadini che vivono nel Paese.
Questo noi lo abbiamo sempre detto, abbiamo le idee molto chiare, non ci vergogniamo di ripeterlo in Parlamento; ha fatto benissimo oggi il ministro Maroni a venire in Aula a spiegare qual è la linea del Governo e a ribadire questa linea di severità, questa linea che ha abbandonato per sempre il buonismo del passato che ha creato solo problemi e li ha aumentati, per portare finalmente delle regole serie e certe.
Ha fatto bene il ministro Maroni, visto che siamo di fronte ad una tornata elettorale importante per l'Europa, a ricordare anche l'impegno che l'Europa deve prendere, un impegno più chiaro. Il nostro Paese purtroppo è costretto ad affrontare questi problemi da solo, considerata anche la sua posizione geografica che lo vede, all'interno del Mediterraneo, il Paese più appetibile per gli arrivi, più vicino ai Paesi nordafricani per l'arrivo appunto di questi flussi migratori. L'Europa deve svolgere un'azione comune ed è quello che il Paese chiederà agli altri partner europei nei prossimi Consigli europei, nelle prossime riunioni internazionali, perché è evidente a tutti che questo non è un problema che riguarda solo l'Italia, ma riguarda tutti, e che però noi siamo costretti ad affrontare in prima persona.
L'agenzia europea FRONTEX, che finora ha fatto poco (è giusto ricordarlo), può essere lo strumento per arrivare a questi respingimenti, che già avvengono - ripeto - nella stragrande maggioranza dei Paesi europei, come la Spagna e la Grecia, con 110.000 respingimenti solo nell'ultimo anno; è un Paese vicino a noi, sempre nel cuore del Mediterraneo.
Le cose si possono fare, come ha ricordato il ministro Maroni, nel rispetto anche dei diritti delle persone, dei diritti dei migranti; nessuno li vuole negare. È chiaro però che non si deve dare l'illusione a tutti di arrivare nel nostro Paese per poi farli vivere nell'illegalità. Molto spesso, cari colleghi, queste persone sono costrette ad entrare nel mondo della criminalità per poter sopravvivere; lo sappiamo benissimo, basta entrare nelle nostre carceri. La stragrande maggioranza delle persone che in questo momento sono presenti nelle nostre carceri, soprattutto al Nord, più del 70 per cento riguarda clandestini che per vivere si sono specializzati nello spaccio di droga, nello sfruttamento della prostituzione, nelle rapine, nei furti negli appartamenti.
Potremmo evitare tutto ciò regolando gli immigrati che vengono a casa nostra, pensando di affrontare questa crisi tutelando prima gli interessi dei nostri lavoratori e poi, quando avremo le risorse necessarie, eventualmente allargando gli sforzi anche a chi chiede aiuto al nostro Paese. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Finocchiaro. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signor Ministro, affronterò la questione spero con maggiore capacità cartesiana di quanto - mi lasci dire - non le sia riuscito in questa informativa di oggi, per il motivo che ragioniamo di cose serie, di destini umani, di diritti e anche di regole internazionali, oltre che nazionali, e penso che sia giusto collocare gli episodi di respingimento di cui lei ha parlato, che sono stati senza dubbio un efficacissimo spot elettorale, nel quadro delle regole che vigono in materia e che - mi lasci dire - non credo siano quelle da lei citate.
Intreccerò la mia risposta alle sue osservazioni ad una mia risposta alle osservazioni fatte dal senatore Bricolo, in maniera che ci comprendiamo. Come lei capisce, non ho alcuna intenzione di essere aggressiva, ho l'intenzione però di mettere in chiaro le cose perché da questo si possa, cambiando registro, andare avanti, anche insieme, ove possibile, ed io ovviamente me lo auguro.
Rileggendo le cronache dei respingimenti a cui lei ha fatto riferimento, quelli avvenuti nei primi giorni di maggio, pensavo che il Governo sarebbe venuto in questa sede impugnando come fonte legittimante i respingimenti l'Accordo di Montego Bay e, svolgendo alcune considerazioni sulle ragioni per le quali vi fosse stato un interrogarsi del Governo italiano su quello che viene chiamato nel diritto internazionale del mare safety place, sarebbe arrivato alla conclusione, da rassegnare in quest'Aula, che il safety place era il porto di Tripoli da cui la stessa barca di migranti era partita.
Lei, invece, si è inoltrato su un terreno sicuramente più impressivo dal punto di vista dell'opinione pubblica, dichiarando che le barche dei migranti erano in un'evidente ed aperta condotta illecita, quella cioè di trasportare illecitamente migranti clandestini o, meglio, irregolari in Italia: probabilmente un pezzo dell'attività di un'organizzazione criminale dedita al traffico di esseri umani al fine di immigrazione clandestina.
Tuttavia, giunti a questo punto, non riesco più a capire. Come lei sa benissimo, perché ha concorso, se non materialmente, sicuramente politicamente alla redazione della cosiddetta legge Bossi-Fini (che enuncia un principio ribadito in tutte le fonti internazionali che io qui non ripeterò, perché le ha elencate lei), quando una nave della Marina militare italiana o una nave italiana con funzioni di polizia incroci, anche in acque internazionali, un natante che si abbia fondato motivo di ritenere che stia svolgendo, come nei casi di cui stiamo parlando, un'attività illecita di traffico di esseri umani al fine di immigrazione clandestina o ad altri fini comunque criminali, la conduce in un porto dello Stato italiano: articolo 12, commi 9-bis e 9-quater della Bossi-Fini, oggi Testo unico sull'immigrazione. (Applausi dal Gruppo PD).
Né ci risulta che da parte del Governo e dell'autorità giudiziaria di Tripoli ci sia stato un accordo perché quell'attività illegale fosse lì punita, contrariamente ad ogni convenzione internazionale e alla nostra legislazione. Ma su questo punto lei tace, e non invochiamo, per favore, gli Accordi Italia-Libia, che non c'entrano affatto, perché le tre navi italiane che hanno incrociato i barconi e li hanno ricondotti in un porto libico non stavano affatto agendo nell'ambito dell'Accordo di cooperazione che prevede, come lei ha puntualmente spiegato, l'impiego di tre navi italiane e di tre navi libiche per il controllo della frontiera marittima; esse passavano di lì per altre ragioni ed hanno raccolto quell'invito per motivi differenti dall'Accordo Italia-Libia, che riproduce il Protocollo Italia‑Libia, peraltro firmato dall'allora ministro Amato nel dicembre 2007.
La Spagna, ex Accordo FRONTEX, opera sì dei respingimenti dei migranti che provengono dal Senegal o dalla Mauritania, ma sulla base di accordi sul modello Italia-Libia; anzi, si tratta di un modello precedente a quello che abbiamo adottato. Se vogliamo andare a riscontrare tutte le ipotesi in cui sono avvenuti, possiamo constatare che tali respingimenti sono avvenuti in acque senegalesi e non in acque internazionali, come è avvenuto nel nostro caso.
Ma soprattutto, qualunque norma si sia ritenuto o si ritenesse di poter applicare (in questo caso non so quale norma si è applicata; lei non è stato chiaro sul punto ed io mantengo tutte le mie riserve), essa non può in alcun modo ledere il diritto dei richiedenti asilo. La disciplina sul diritto d'asilo viene addirittura considerata disciplina consuetudinaria e dunque tale da prescindere dalla ratifica di tutti gli atti internazionali che prevedono i diritti degli asilanti, a cominciare dalla Convenzione di Ginevra del 1951. Peraltro, l'Italia ha una disciplina sull'asilo perché l'abbiamo varata noi con il precedente Governo, ma lasciamo perdere questo aspetto perché è superfluo.
Allora, io le chiedo - non voglio assolutamente essere aggressiva, ma desidero che tutto sia chiaro e che su questa partita non si svolgano giochi di natura elettoralistica - se nel 2008 è stato accolto il 49,46 per cento delle richieste di protezione internazionale avanzate da immigrati arrivati in Italia (sono dati del Ministero dell'interno), non è difficile supporre che sulle imbarcazioni che sono state riportate nel porto di Tripoli ci fossero soggetti asilanti; è da ritenere, cioè, che dei soggetti titolari del diritto d'asilo ci potessero essere.
Peraltro, sulla base della Convenzione di New York del 1989 sui diritti del fanciullo, esiste un Comitato per i minori stranieri, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, che deve autorizzare il fatto che vengano rimpatriati o, rectius, respinti i minori. Noi abbiamo avuto 2.294 minori non accompagnati, solo a Lampedusa, tra il maggio del 2008 e il marzo del 2009: forse si sarebbe anche potuto pensare che su quei barconi vi fossero minori non accompagnati che avrebbero potuto godere di questo diritto e di questa tutela.
Sempre secondo fonti del Ministero dell'interno, nel 2008, il 52 per cento delle donne sbarcate a Lampedusa erano nigeriane, e c'era il fondato sospetto che si trattasse di donne "trattate", come si suol dire, ovvero di donne oggetto di tratta. Ci si è domandati se su quelle imbarcazione ci fossero donne vittime di tratta?
Allora, siamo di fronte ad un respingimento, ed è un respingimento collettivo, vietato dall'articolo 4 del Protocollo IV aggiuntivo alla Convenzione europea sui diritti dell'uomo, che vieta l'espulsione e il respingimento collettivo, operato cioè senza provvedimenti individuali. Peraltro, anche la prima sezione civile della Corte di Cassazione, con una sentenza del 2005, ha precisato appunto che l'articolo 4 vieta il respingimento senza un esame ragionevole e obiettivo delle ragioni e delle difese innanzi all'autorità competente di ciascun soggetto. Lo sottolineo: di ciascun soggetto.
Il procuratore generale della corte d'appello di Venezia si riferisce, probabilmente, agli accordi di riammissione. Voglio solo ricordare che, nel periodo che va dal 1996 al 2001, sono stati firmati 20 accordi di riammissione, ad esempio con l'Albania e con tanti altri Paesi, sulla base dei quali sono state operate, in piena legittimità, dal Governo italiano le riammissioni nei Paesi di provenienza.
E ancora, il diritto di asilo, dal quale non si può prescindere in alcun modo, qualunque sia la disciplina seguita, secondo un principio assodato del diritto internazionale e peraltro esplorato anche dalle giurisprudenze, comprende in sé il diritto di accesso e di richiesta, cioè si ha il diritto di venire sul territorio italiano perché si ha il diritto di presentare la domanda presso il posto di Polizia in Italia. É questo il punto. (Commenti della senatrice Maraventano). Non è una previsione che invento io: qualcuno diceva poc'anzi che ciò che è stato fatto è previsto dalla legge, dalle Convenzioni internazionali e dalle direttive europee che abbiamo introdotto nel nostro ordinamento. Dico questo, peraltro, senza nemmeno voler ritenere che le navi della Marina militare siano, come effettivamente sono, territorio italiano: articolo 4 del codice della navigazione.
Allora, signor Ministro, lei dice - e giustamente - che non dobbiamo venire a dirle che il diritto di asilo non viene tutelato nel Paese in cui li abbiamo riaccompagnati. Ministro Maroni, comprendiamoci: non solo abbiamo apprezzato moltissimo lo sforzo compiuto dalla Libia, ma abbiamo anche votato l'Accordo Italia-Libia e abbiamo apprezzato, con molto entusiasmo, l'intervento del Governo libico dopo i respingimenti, quando ha detto che ha bisogno dell'aiuto della Unione europea e del UNHCR, perché in Libia possano esserci luoghi nei quali tali soggetti possano chiedere asilo. Ma proprio il fatto che il Governo libico avanzi, così accoratamente, questa richiesta, ci dimostra che è ancora difficile che sia così: quindi, questa è una nostra responsabilità.
Dico questo per mettere in chiaro le cose e per evitare che si continui a speculare. Ma è giunto il momento delle cose serie: convengo con lei, ministro Maroni. È il momento, come dice lei, del Patto europeo per l'immigrazione e del suo spirito, cioè è il momento del global approach, che è l'asse culturale intorno al quale quel patto è costruito. È dunque il tempo degli accordi di riammissione e della cooperazione, come ci ha ricordato oggi il cardinal Bagnasco, con parole devo dire critiche nei confronti dell'operato del Governo sui respingimenti operati. Di certo è il momento del prossimo GAI del 4 e 5 giugno. Certamente, non solo noi non ci tireremo indietro, ma siamo felici di ciò. E però la politica dell'immigrazione non si può fare a spizzichi e bocconi, non si può fare con un respingimento di qua e una partecipazione al GAI il 4 e il 5 di giugno; si deve fare con uno spirito identico e soprattutto si deve fare - me lo lasci dire, signor Ministro - onorando l'articolo 10 della nostra Costituzione, che per prima sancì un diritto che oggi viene così ancora incompiutamente onorato dall'Italia, anche con i respingimenti collettivi di cui questo Governo si è fatto autore. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saltamartini. Ne ha facoltà.
SALTAMARTINI (PdL). Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, è passato solo un anno dal giuramento dell'ultimo Governo Berlusconi e già affrontiamo il punto su un tema centrale, quello dell'immigrazione e del contrasto alla clandestinità dell'immigrazione stessa. Io credo che il Governo abbia già avviato delle politiche efficaci: sono stati numerosissimi i provvedimenti approvati dal Governo, sia dal punto di vista normativo che tramite accordi bilaterali o multilaterali con i Paesi rivieraschi.
Vorrei ricordare qual è la situazione che noi abbiamo trovato all'avvio dell'azione di Governo. Un milione di cittadini extracomunitari irregolari, molti dei quali erano entrati in deroga al regime e al visto (per cui bisognerà avviare le procedure di allontanamento dal territorio nazionale), e un aumento esponenziale degli sbarchi, soprattutto in Sicilia, poiché il durissimo contrasto che la Spagna aveva avviato sull'altro flusso dell'Africa verso l'Europa aveva indirizzato verso il nostro Paese tutti quegli sbarchi.
Io credo, signor Ministro e onorevoli colleghi, che le misure che in questi giorni l'azione di Governo ha adottato, in particolare con il coordinato intervento del naviglio militare e delle autorità di polizia, configuri una politica seria di prevenzione e di respingimento dell'immigrazione clandestina. Vorrei ricordare che le disposizioni vigenti prevedono che il respingimento dello straniero che entra nel territorio nazionale è applicabile, in prima analisi, nei confronti di chi chiede o tenta di eludere i valichi di frontiera e, in seconda analisi, nei riguardi di chi entra nel territorio nazionale senza essere munito di un documento d'identità.
Io credo che, dopo tutte le polemiche che sono comparse sulla stampa nazionale, ma anche nel dialogo e nel confronto politico, sia giunto il momento di indicare con chiarezza che gli sbarchi non sono operati da parte di persone che cercano una condizione migliore, ma sono lo strumento di organizzazioni criminali di stampo associativo che sfruttano la miseria di queste persone e soprattutto lucrano su un traffico indegno per un Paese civile. Credo pertanto che il Governo abbia fatto davvero bene ad intervenire con tutti gli strumenti necessari.
La senatrice Finocchiaro ricordava che l'allontanamento o il respingimento sulla base della legge Bossi-Fini sono vietati da norme interne. Ma vorrei ricordare alla senatrice Finocchiaro e a me stesso che, di fronte al conflitto tra norme interne e norme internazionali, è il diritto interno che si deve ritrarre. Lo dice in modo chiaro l'articolo 117, primo comma, della Costituzione, così come novellato. Ritengo e reputo inoltre che l'Italia non abbia mai negato il diritto di asilo costituzionalizzato nell'articolo 10 della Costituzione, così come lei ha ricordato. Noi abbiamo applicato principi e norme di diritto internazionale.
Vorrei ricordare in questa sede che nelle acque internazionali le unità navali di uno Stato possono fermare un natante privo di nazionalità e sospettato di essere utilizzato per il trasporto illegale di immigrati. Questo è avvenuto. Vorrei inoltre ricordare che è possibile ricondurre gli stranieri a bordo del natante nel Paese dal quale sono partiti, in applicazione del principio di cooperazione tra Stati; principio internazionalmente riconosciuto.
Non traccerò, non ripeterò in questa sede le fonti normative, signor Ministro. Ma mi piace ricordare, in rapidissima rassegna, che l'Italia ha sottoscritto e ratificato, con la legge n. 848 del 1957, lo sviluppo di relazioni amichevoli tra Stati, nonché la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 24 ottobre 1970, che prevede il dovere degli Stati di cooperare tra loro (era in questo caso in discussione la salvaguardia di vite umane, non si trattava solo di salvaguardare il diritto di asilo o la condizione giuridica degli stranieri).
Vorrei ricordare la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, ratificata dall'Italia nel 1994: a questo proposito, vorrei rilevare che il nostro naviglio è impegnato a intervenire tutte le volte in cui appaia evidente che si stiano per compiere atti di pirateria o tratta di esseri umani, e credo si tratti proprio di questo. Inoltre, la Convenzione e i Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale prevedono e rafforzano questo principio di cooperazione tra Stati. Non mi dilungo su altri atti di diritto internazionale pattizio, ma ricordo che dopo molti anni, finalmente, il nostro Governo ha avviato con quello libico una stretta cooperazione diretta a frenare questo fenomeno, attuando il Protocollo di cooperazione aggiuntivo, firmato a Tripoli il 29 dicembre del 2007.
A tal proposito, devo rilevare che quando il Protocollo è firmato dai Governi di centrosinistra va bene, quando invece si tratta di attuare lo stesso Protocollo con l'aggiunta che lei ha fatto, signor Ministro, il 4 febbraio 2009, allora il diritto internazionale decade rispetto alle argomentazioni che sono state qui svolte.
La Libia, piaccia o meno, costituisce il punto d'invasione dell'Europa, il punto debole, perché la Spagna, come dicevo prima, ha attuato misure molto dure di repressione di questi fenomeni. Sulla base del suddetto accordo con la Libia abbiamo organizzato dispositivi di pattugliamento congiunto in mare con operazioni di controllo, ricerca e soprattutto salvataggio di vite umane; credo inoltre che, attraverso un maggior impiego del FRONTEX in attività di pattugliamento, questo servizio possa essere rafforzato.
Sulla base dell'Accordo Italia-Libia è anche prevista l'organizzazione di corsi in materia di tecnica d'indagine investigativa, antiterrorismo, negoziazione, liberazione di ostaggi e soccorso di queste persone. In attuazione del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia, firmato a Bengasi il 30 agosto 2008, è anche indicata la realizzazione di un controllo della frontiera a sud della Libia per verificare e controllare i flussi che giungono nel Paese dall'interno dell'Africa, come pure l'attuazione di una progettualità cofinanziata dalla Commissione europea per la prevenzione e il contrasto dei flussi migratori.
In questo spirito e in questo contesto, tutte le pratiche di riconoscimento del diritto del rifugiato politico potranno essere avviate nel territorio libico e non in alto mare. Sostenere, come ha fatto l'opposizione, che sarebbe preferibile rinchiudere gli immigrati nei centri di identificazione e permanenza per poi procedere all'espulsione significa semplicemente dare maggior forza alle organizzazioni che sfruttano la fame e la povertà di queste persone, traghettandole verso l'Europa e il nostro Paese.
Dobbiamo riconoscere coerenza in tutto ciò al Governo nazionale e dare merito al ministro La Russa e al ministro Maroni per l'attività di cooperazione e l'opera intensa che hanno sviluppato su questo punto e che permettono di impedire lo sfruttamento e il traffico di esseri umani. Siamo certi, signor Ministro, che questa sia la direzione giusta da intraprendere per il nostro Paese, perché nessuno ha mai negato - credo - che la tutela della dignità della persona umana, che non ha solo rilevanza costituzionale ma anche internazionale, viene prima di qualunque altra questione, compreso anche l'accertamento delle condizioni per richiedere lo status di rifugiato politico: prima viene la tutela della vita e la condizione umana delle persone. È inoltre opportuno il rafforzamento del ruolo delle agenzie e delle organizzazioni delle Nazioni Unite in Libia per coloro i quali vorranno chiedere il riconoscimento dello status di rifugiato politico.
Credo che quest'attività sia perfettamente coerente con i principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti e con il diritto umanitario; sostenere il contrario significa semplicemente ritenere che questo fenomeno non può essere assolutamente affrontato. Da parte nostra, dovremo aiutare questi Paesi con altre misure, probabilmente di cooperazione, nel senso cioè di sostenerli dal punto di vista umanitario.
Tuttavia, affermare che l'immigrazione debba essere in un certo qual modo tollerata, com'è stato fatto negli anni precedenti, significa sostenere un'intolleranza verso questo fenomeno, tenendo conto dei gravissimi fatti criminali che l'immigrazione clandestina comporta nel nostro Paese. Mi riferisco, e non da ultimo, al fatto che metà della popolazione carceraria è composta da cittadini extracomunitari, che il 75 per cento dei reati in materia di spaccio di sostanze stupefacenti è commesso da cittadini extracomunitari e che il 95 per cento delle donne uccise lo scorso anno nel nostro Paese sono cittadine straniere, probabilmente vittime dello sfruttamento della prostituzione. Noi approveremo tra poco anche la legge contro la prostituzione: credo che queste siano misure concrete e serie che i cittadini potranno apprezzare, sempre nell'alveo e nel solco di uno Stato di diritto. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno, che ringrazio per la disponibilità.
Interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.. Senatori, per cortesia!
Ordine del giorno
per le sedute di martedì 26 maggio 2009
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 11 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 18,32).