Seguito della discussione del disegno di legge:
(1534) Conversione in legge del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile (Relazione orale) (ore 9,33)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1534.
Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri si è conclusa la discussione generale, hanno avuto luogo le repliche del relatore e del rappresentante del Governo e si è concluso l'esame degli ordini del giorno.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.
Procediamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
ASTORE (IdV). Signor Presidente, come dicevo anche ieri, ho lavorato utilizzando l'esperienza maturata in occasione del sisma che sette anni fa ha colpito il Molise e la Puglia, al fine di evitare che in Abruzzo si ripetano le stesse contraddizioni registrate nella gestione di quel terremoto. Se poi gli amici abruzzesi ed il Parlamento vorranno recepire il mio lavoro, questo non lo so.
L'emendamento 1.305, innanzitutto, intende ricomprendere tra i destinatari degli interventi anche i lavoratori dipendenti che, pur non residenti, abbiano in taluno dei Comuni indicati centri di interesse economico-patrimoniale o fonti continuative di reddito. Si tratta di un problema serio: per farmi capire, soprattutto dagli amici abruzzesi, in base all'attuale formulazione dell'articolo 1, il lavoratore FIAT del mio Comune, ad esempio - che ipotizziamo essere il centro del cratere - che va però a lavorare a Termoli, cioè fuori dal cratere, non avrebbe diritto a nessuno dei vantaggi previsti dalla norma. Vi invito a riflettere su tale aspetto, considerato tra l'altro che proprio in questi giorni si stanno svolgendo cause presso l'INPS.
Pertanto, nel momento in cui si prevede la sospensione di tributi e contributi, nel caso in cui non venisse accolto tale emendamento, alla categoria dei lavoratori che ho indicato non spetterebbe tale vantaggio, pur tornando la sera a dormire sotto le tende. Mi sembra che tale proposta possa essere accolta e che non abbia alcuna valenza di ordine politico.
Per quanto riguarda l'emendamento 1.310, signor Presidente, anche in questo caso ho fatto riferimento a episodi che si sono verificati nel nostro Molise. Per la prima volta c'è stata la delimitazione dell'intensità del terremoto fino al sesto grado, ma c'era stata in verità anche in occasione del sisma che colpì la mia Regione. Credo che quanti si trovano fuori dal cratere abbiano diritto alla ricostruzione delle proprie abitazioni qualora sia accertato un nesso di causalità tra il sisma e il danno, perché può darsi che a 20 chilometri dal centro del cratere ci sia stata una casa che ha subito forti anni. Bisogna però fissare le priorità, signor Sottosegretario, perché non possiamo lasciare ogni decisione al commissario delegato, cioè al Presidente della giunta: credo che anche su questo aspetto il Parlamento dovrebbe rivedere la propria posizione. (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, non è possibile e non è corretto che mentre un senatore illustra i propri emendamenti - rispetto ai quali potrebbe anche esserci assoluto disinteresse - ci sia questa confusione che impedisce a tutti di ascoltarlo. Anche se fosse scontato il voto sugli emendamenti del senatore Astore, egli avrebbe comunque il diritto di poter convincere qualche collega.
ASTORE (IdV). Signor Presidente, cercherò di convincere qualche collega, proprio nell'interesse dei danneggiati.
Dunque, se vicino al cratere ci sono danneggiati - come ci sono - bisogna fissare delle priorità, quasi come cerchi concentrici che vanno fino alla fine, altrimenti può accadere che alcuni commissari delegati intervengano a 100 chilometri dal cratere, ma non a 20.
Per quanto riguarda l'altro importante emendamento da me presentato, l'1.312, spesso in nome dell'emergenza si fanno le più grandi storture nella gestione. Credo che invece dovrebbe essere sancita per legge la necessità che vi sia un'intesa istituzionale quando si tratta di programmazione. Il commissario delegato è chiamato a mettere in atto azioni amministrative celeri, ma non può, nella maniera più assoluta, superare il compito primario di un pubblico amministratore, cioè quello di programmare sul proprio territorio: bisogna essere celeri, ma non si deve assolutamente scippare la programmazione agli eletti dal popolo. Per questo, signor Presidente, proponiamo anche un Comitato d'intesa istituzionale di programma che eserciti anche l'alta vigilanza.
Con riferimento poi all'emendamento 1.313, ho notato che durante la gestione del terremoto manca la fase di controllo, non solo quello della Corte dei conti, ma anche quello amministrativo reale giornaliero. Come è noto, per il terremoto operano contabilità speciali e particolari che seguono un proprio iter. E io credo che la comunità danneggiata abbia il diritto del controllo. Ecco perché con il nostro emendamento 1.313 proponiamo la nomina, con apposito provvedimento del Presidente del Consiglio, di un comitato permanente che controlli la gestione del denaro, a titolo gratuito perché il buon Presidente della 5a Commissione non avrebbe dichiarato ammissibile una norma con effetti finanziari.
LUSI (PD). Signor Presidente, con l'illustrazione dell'emendamento 1.309 (testo corretto) ritengo illustrati anche tutti gli altri emendamenti riguardanti il comma 3 dell'articolo 1.
La questione del comma 3 è stata più volte approfondita in sede di discussione generale in Aula e anche in Commissione. Essa consiste nel cosiddetto allargamento del cratere, su cui richiamo l'attenzione dei colleghi, in particolare della maggioranza.
Abbiamo due facce della stessa medaglia. L'obiettivo di tutta l'Assemblea è quello di non creare situazioni italiche dove questi allargamenti sono stati realizzati a dismisura. Il problema riguarda tutti quei soggetti che abbiano effettivamente subito danni, diretti o indiretti, in conseguenza del sisma, quindi collegati con un nesso di causalità con l'evento sismico del 6 aprile. Nell'attuale formulazione, signor Presidente, signor Sottosegretario, signor relatore, i Comuni nel cui territorio si fossero realizzati danni in conseguenza del sisma potrebbero accedere agli interventi previsti dal presente decreto-legge solo e soltanto se... (Brusìo. Richiami del Presidente).
Riteniamo questo uno degli emendamenti fondamentali, per cui mi sono permesso di chiedere la vostra attenzione.
Dunque, dicevo che questi Comuni potrebbero accedere agli interventi previsti dal decreto-legge solo e soltanto se, con un provvedimento amministrativo ex comma 1 dell'articolo 1, il commissario delegato o il Presidente del Consiglio, con proprio decreto, inserissero altri Comuni oltre quelli già previsti dal comma 2, cioè quelli rientranti nel cosiddetto cratere e identificati con il decreto del commissario delegato n. 3, emanato in data 16 aprile 2009.
Con la nostra proposta si vorrebbe inserire il principio per cui ogni soggetto ed ogni comunità che abbiano subito un danno, diretto o indiretto, in conseguenza del sisma, abbiano diritto al risarcimento. La modalità, la verifica del danno e l'entità del risarcimento o della modalità del contributo possono dipendere unicamente dall'ordinanza, cioè dal provvedimento amministrativo del sottosegretario Bertolaso, in quanto commissario delegato, o del Presidente del Consiglio con proprio decreto, il quale realizza le modalità attuative di tale principio.
Non vorrei quindi che nel corso della formulazione dei pareri ci venga risposto che questo è già previsto perché vorrebbe dire che stiamo perdendo tempo e non ci stiamo ascoltando approfondendo il dato reale. Oggi, per la norma così come è prevista dal testo al nostro esame, chiunque abbia subito un danno diretto o indiretto dal sisma del 6 aprile e si trovi, allo stato attuale, fuori dall'elenco dei Comuni del cratere non ha diritto a nulla. Se il Sottosegretario e il relatore accedessero ad un'interpretazione corretta capirebbero che la nostra proposta rappresenta un'ottima possibilità.
A tal proposito, prego il relatore ed il Sottosegretario di annotare che nell'emendamento 1.309 (testo corretto) vi è un refuso di stampa, in quanto sono saltate le parole «comma 1»: quindi, signor relatore, gli interventi a cui ci si riferisce con questo emendamento sono solo quelli di cui al comma 1 dell'articolo 3 e non quelli considerati nell'intero articolo 3.
MASCITELLI (IdV). Signor Presidente, illustro l'emendamento 1.308 perché, per le ragioni che sono state espresse anche dai colleghi che mi hanno preceduto, i senatori Astore e Lusi, per noi dell'Italia dei Valori è fondamentale per definire una certezza di diritti per tutte le popolazioni e le comunità che sono state colpite dal terremoto.
Noi chiediamo che al comma 3 vengano sostituite le parole da «comma 1» sino a «possono riguardare» con le altre «devono riguardare». Quindi, relativamente agli interventi di cui all'articolo 3, comma 1, invece di concedere la facoltà, si prevede un dovere nei confronti dei comuni al di fuori del cratere sismico, ma interessati dagli eventi sismici. Ripeto, non vogliamo riconoscere una semplice e mera facoltà, da riservare con un'ordinanza di carattere amministrativo. Chiediamo che con un dispositivo di legge ci sia il dovere da parte dello Stato di riservare un eguale trattamento per tutti territori e i comuni colpiti dalla tragedia del sisma.
Giorni fa ho partecipato ad un consiglio straordinario, al quale erano presenti anche esponenti dell'attuale maggioranza parlamentare, di tre Comuni non limitrofi, ma dentro il cratere sismico, cioè Montereale, Capitignano e Cagnano Amiterno, nei quali - e vi sono anche altri numerosi esempi - la Protezione civile già dai primi rilevamenti ha messo in evidenza che il 50 per cento degli edifici non era agibile. È necessario dare a queste popolazioni, che vivono tra l'altro grazie ad attività lavorative che fanno riferimento al capoluogo di Regione (quindi molti abitanti hanno perso non solo la casa, ma anche il lavoro), quella certezza di riconoscimento dei diritti, sia per le abitazioni sia per i beni danneggiati e distrutti. A queste popolazioni non si dà invece alcun beneficio di sostegno al reddito e al lavoro perduto, né è previsto un minimo sostentamento. Credo quindi che nonostante l'urgenza di convertire subito il decreto-legge in esame, abbiamo tutti il dovere, in questo Parlamento, di correggere quelle storture e quelle mancanze che non avrebbero alcuna giustificazione.
Ricordo poi che c'è una contraddizione di fondo tra la disposizione di legge che riserva la delimitazione del cratere sismico ai Comuni colpiti dal sisma con un'intensità pari o superiore al sesto grado della scala Mercalli e quando si dice che la definizione dei danni dalla scala Mercalli prevede lesioni agli edifici. In questi territori, signor Presidente (e, ripeto, ce ne sono diversi), la Protezione civile ha già provveduto a dichiarare inagibile il 50 per cento degli edifici.
Per riportare una certezza di diritti, di regole e di pari trattamento, noi riteniamo che l'emendamento 1.308, che trasforma il "possono" in un "devono" e che trasforma una facoltà in un dovere dello Stato, sia un elemento discriminante. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Colleghi, questo modo di lavorare non è accettabile. Non ho sospeso la seduta, perché mi sembrerebbe grave interrompere l'esame di questo provvedimento a causa della confusione in Aula. Ora, però, voglio ascoltare attentamente e comprendere quanto diranno il relatore ed il rappresentante del Governo. Se non siamo messi nelle condizioni di poterlo fare, allora sospenderò la seduta. Questo discorso vale per tutti ed è bipartisan, perché la confusione abbraccia tutta l'Aula del Senato, da sinistra a destra.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
D'ALI', relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 1.300; a tale riguardo vi è anche un'osservazione nel parere della 1a Commissione. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 1.2 e 1.302. Sull'emendamento 1.301 vi è un invito al ritiro poiché la materia della comunicazione al Parlamento su tutte le iniziative intraprese dal commissario delegato dal Governo è affrontata in altra sede ed e già stato approvato in Commissione un emendamento che prevede la cadenza semestrale delle informative.
Esprimo parere contrario sull'emendamento 1.303 ed invito al ritiro dell'emendamento 1.304, perché mi sembra ovvio che vi sia un controllo della Corte dei conti su tutti i provvedimenti del Governo e, a maggior ragione, anche su questi.
PRESIDENTE. Colleghi, l'assembramento accanto al relatore non è accettabile.
D'ALI', relatore. Signor Presidente, chiedo l'accantonamento dell'emendamento 1.600 e dei due subemendamenti ad esso relativi, a parte il fatto che sul subemendamento 1.600/1 vi è un parere contrario della 5a Commissione. Credo tuttavia che sarà lo stesso Governo a chiedere un loro accantonamento per una riformulazione letterale della quale siamo in attesa.
Vi è poi un'avvertenza di puro drafting proveniente dagli Uffici affinché, all'ultimo rigo dell'emendamento 1.600, le parole «agli articoli del» siano sostituite con la parola "al".
PRESIDENTE. Quindi, senatore D'Alì, chiede che tutti gli emendamenti riferiti al comma 2 vengano per il momento accantonati in quanto collegati all'emendamento 1.600?
D'ALI', relatore. Signor Presidente, esprimerò comunque il parere sui restanti emendamenti. Sull'emendamento 1.6 vi è un parere contrario della 5a Commissione e, quindi, invito a ritirarlo. Anche sull'emendamento 1.7 vi è il parere contrario della 5a Commissione e un conseguente parere contrario del relatore. Il parere è contrario sull'emendamento 1.700 perché, anche se vi è una copertura, comunque esso comporta un forte allargamento della spesa. Sull'emendamento 1.701 esprimo parere contrario perché, come lei ha giustamente osservato, è collegato direttamente ad un'eventuale riscrittura del comma 2. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 1.702 e 1.703. L'emendamento 1.160 è assolutamente ultroneo e, quindi, inviterei il suo primo firmatario, senatore Pastore, al ritiro.
Esprimo parere contrario sull'emendamento 1.305, anche perché ha una copertura non compatibile, mentre invito i presentatori a ritirare gli emendamenti 1.306 e 1.307, stante il parere contrario della 5a Commissione; diversamente, il mio parere è contrario.
L'emendamento 1.309 (testo corretto) contiene una previsione già contenuta nell'articolo 3, per come è stato riformulato in Commissione a seguito agli emendamenti presentati dal Governo. Infatti all'articolo 3, comma 2, vi è un richiamo preciso ai commi 2 e 3 dell'articolo 1.
PRESIDENTE. Il senatore Lusi, però, ha evidenziato un errore materiale.
D'ALI', relatore. Il senatore Lusi ha precisato che il suo emendamento si riferiva al comma 1 dell'articolo 3. Comunque, in presenza della riformulazione dell'articolo 3 proposta dalla Commissione - che mantiene peraltro il richiamo dello stesso articolo 3 alle previsioni dei commi 2 e 3 dell'articolo 1 - il mio parere sull'emendamento in questione è contrario. Il parere è contrario anche sull'emendamento 1.704, che contiene coperture che prevedono aumenti di aliquote di imposte in molti settori produttivi, e sull'emendamento 1.308. Inoltre, stante il parere contrario della 5a Commissione sull'emendamento 1.18, il mio parere è contrario. Invito i presentatori a ritirare l'emendamento 1.21, altrimenti il parere è contrario. (Brusìo)
PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo di permettere il regolare svolgimento dei nostri lavori e di non costringermi a sospendere la seduta mentre trattiamo una materia delicata come il terremoto in Abruzzo. Non si può procedere a causa della confusione. Mi appello alla responsabilità di ognuno di voi.
D'ALI', relatore. Dicevo che invito al ritiro dell'emendamento 1.21 perché contiene la specificazione di una previsione già presente nella norma che potrebbe addirittura creare qualche problema a chi deve intervenire in materia.
L'emendamento 1.800 della Commissione prevede un intervento di drafting e quindi il mio parere è favorevole. Stante il parere contrario della 5a Commissione sugli emendamenti 1.22 e 1.23, invito i presentatori a ritirarli oppure il parere è contrario. L'emendamento 1.310 riguarda altri eventi sismici e tra l'altro prevede delle coperture che non condivido; quindi, il mio parere è contrario. Invito il senatore Mascitelli, come è già accaduto in Commissione, a trasformare l'emendamento 1.311 in ordine del giorno, perché sarebbe sicuramente accolto e potrebbe essere un atto di indirizzo forte per il Governo nell'emanazione delle sue ordinanze.
Sull'emendamento 1.705 (testo 2) c'è un parere contrario parziale della 5a Commissione perché manca la condizione di gratuità e comunque l'emendamento appesantisce, secondo me, con un ulteriore organismo i controlli già previsti in materia dall'articolo 16; dunque, il parere è contrario. Esprimo altresì parere contrario sull'emendamento 1.706, mentre invito al ritiro dell'emendamento 1.30; altrimenti, il parere è contrario, state il parere contrario della 5a Commissione. (Brusìo. Richiami del Presidente). Gli emendamenti 1.312 e 1.313 istituiscono nuovi organismi che possono creare solamente confusione di competenze, dunque il mio parere è contrario.
L'emendamento 1.0.1/300, da me presentato, modifica quanto approvato in Commissione sulla revoca della proroga della normativa antisismica e lo puntualizza in termini più corretti. La revoca della normativa antisismica, più volte proposta dal Governo e approvata dal Parlamento, se attuata nei termini approvati dalla Commissione travolgerebbe pure tutte le precedenti revoche; è quindi più corretto dire che c'è un nuovo termine, che poi è quello prossimo del 30 giugno e corrisponde sicuramente alla volontà espressa da tutte le componenti parlamentari presenti in quest'Aula, facendo salvi gli effetti delle precedenti proroghe. Il termine è maggiormente idoneo ad un'applicabilità della norma nel futuro senza creare traumi a quanto nel pregresso accaduto per effetto di una legge del Parlamento e non per effetto di comportamenti omissivi da parte dei cittadini. Pertanto l'emendamento integra e sostituisce l'emendamento 1.0.1 ed è sostanzialmente identico all'emendamento 1.0.300.
Per quanto riguarda l'emendamento 1.0.301 sulla rendicontazione della gestione commissariale, vi sono già previsioni a regime di tale rendicontazione, che sono state approvate in occasione dei decreti per la Campania. L'approvazione di tale emendamento costituirebbe quindi una ripetizione di norme che già esistono, a suo tempo introdotte su sollecitazione del Governo e in particolare del sottosegretario Bertolaso.
MENIA, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, i pareri del Governo sono conformi a quelli del relatore, tuttavia desidero enunciarli velocemente.
Esprimo parere contrario sugli emendamenti 1.300, 1.2, 1.302, 1.301 e 1.303. Sull'emendamento 1.304 formulo un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
Dell'emendamento 1.600 e relativi subemendamenti, come anticipato dal relatore, chiederei l'accantonamento. (Brusìo in Aula).
LUSI (PD). Dovrebbe alzare la voce, per favore.
PRESIDENTE. Mi scusi, sottosegretario Menia, dovrebbe parlare più vicino al microfono. E che gli altri tacciano.
MENIA, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. A proposito dell'emendamento 1.600 e relativi subemendamenti chiederei un accantonamento, perché è in itinere una riformulazione da parte del Governo che sarà oggetto di specifico emendamento.
Sull'emendamento 1.6, sul quale è stata espressa la contrarietà della 5a Commissione, il parere del Governo è contrario. Il parere è altresì contrario sugli emendamenti 1.7, 1.700, 1.701, 1.702 e 1.703. Formulo un invito al ritiro sull'emendamento 1.160, altrimenti il parere è contrario. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 1.305, 1.306, 1.307, 1.309 (testo corretto), 1.704, 1.308, 1.18 e 1.21. Il parere è favorevole sull'emendamento 1.800 della Commissione.
Il parere è contrario sugli emendamenti 1.22, 1.23 e 1.310. Sull'emendamento 1.311 formulo un invito al ritiro e alla sua trasformazione in ordine del giorno. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 1.705 (sul quale vi è anche la contrarietà della 5a Commissione), 1.706, 1.30, 1.312 e 1.313. Il parere è favorevole sull'emendamento 1.0.1/300 del relatore, che è sostanzialmente identico all'emendamento 1.0.300 dei senatori Leoni e Monti, mentre è contrario sull'emendamento 1.0.301.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.300, presentato dai senatori D'Alia e Cintola.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.2.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.2, presentato dal senatore Lusi e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
Colleghi, cerchiamo di votare rimanendo al proprio posto. Come è stato detto più volte, i senatori che escono dall'Aula estraggano la scheda e la inseriscano nuovamente al momento del rientro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1534
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.302.
*ZANDA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, mi ero ripromesso, iniziando questa dichiarazione di voto su tutti gli emendamenti all'articolo 1 che portano la mia prima firma, di ringraziare il sottosegretario Bertolaso per il lavoro svolto a Napoli per la pulizia della città. Il Sottosegretario non è in Aula, ma desidero ringraziarlo ugualmente e, assieme a lui, ringrazio tutta la Protezione civile. Credo che sia stato svolto un buon lavoro; mi sono recato spesso a Napoli nell'ultimo periodo e ho trovato una situazione ordinata sotto il profilo della raccolta dei rifiuti. Ritengo giusto che anche dall'opposizione venga un ringraziamento per il lavoro della Protezione civile. (Applausi dal Gruppo PdL).
Vengo ora agli emendamenti e voglio illustrare i motivi per i quali non posso accedere all'invito del relatore e del Governo per il loro ritiro, per i quali non comprendo il parere contrario e per i quali chiedo invece all'Aula un voto positivo. Si tratta di emendamenti di semplice significato. Signor Presidente, il Governo è disinteressato a questo dibattito, ma chiedo almeno al relatore di prestare attenzione.
PRESIDENTE. Ha ragione, senatore Zanda; chiedo un po' di attenzione almeno sulle dichiarazioni di voto.
ZANDA (PD). Signor Presidente, devo dire la verità. Non comprendo il motivo per il quale il relatore e il Governo hanno espresso un parere contrario su emendamenti che hanno un senso talmente elementare. Mi sembrava assolutamente naturale che il Governo e il relatore accedessero alla richiesta che i provvedimenti del commissario vengano motivati, che siano trasparenti e sottoposti al controllo successivo di legittimità da parte della Corte dei conti. Emendamenti studiati e mirati perché non interferiscano in alcun modo con le attività di soccorso della Protezione civile, in occasione del terremoto che ha colpito l'Abruzzo. Quindi, emendamenti a favore della Protezione civile e a favore della sua attività di soccorso alle popolazioni terremotate.
Il parere contrario del relatore e del Governo mi fa pensare che esistano delle ragioni di fondo, delle motivazioni politiche per le quali questi emendamenti non vengono accolti.
Allora, mi consenta, signor relatore, di svolgere alcune osservazioni di carattere politico. Mi dispiace dovermi riferire anche alla posizione del sottosegretario Bertolaso, in sua assenza. Ringrazio il sottosegretario Menia di essere presente e chiedo a lui di farsi interprete presso il Governo di alcune elementari osservazioni.
Signor rappresentante del Governo, il sottosegretario Bertolaso riveste contemporaneamente la carica di Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio e la carica di Capo del Dipartimento della protezione civile.
Credo che questo sia un errore che indebolisce fortemente il credito di cui il sottosegretario Bertolaso ha bisogno per svolgere la sua missione. Oggi il Sottosegretario non è in Aula, signor Presidente, perché giustamente sta lavorando in Abruzzo per cercare di risolvere i gravissimi problemi causati dal terremoto. È giusto che sia in Abruzzo come Capo della Protezione civile, ma come Sottosegretario dovrebbe stare invece in Aula, perché compito del sottosegretario è essere presente in questa sede a difendere gli indirizzi del Governo. (Applausi del senatore D'Alia).
Ci sono motivi di fondo, signor Presidente, per cui nella Repubblica italiana non è mai accaduto che un membro del Governo abbia rivestito contemporaneamente la carica di capo dipartimento o direttore generale di un Ministero. I motivi di fondo riguardano la distinzione tra la pubblica amministrazione e l'attività del Governo. La pubblica amministrazione, per dovere costituzionale, è tenuta all'imparzialità; il Governo, per la sua natura, è tenuto ad esprimere un indirizzo politico. Invito quindi il presidente Berlusconi e il sottosegretario Bertolaso, nei confronti del quale ho molto rispetto e anche apprezzamento per il suo lavoro, a riflettere su un cumulo di cariche che deve essere in qualche modo risolto.
Chiedo ai colleghi della maggioranza e dell'opposizione quale sarebbe la nostra reazione se il capo della Polizia chiedesse di fare il Sottosegretario all'interno, se il Segretario generale del Ministero degli affari esteri chiedesse di fare il Sottosegretario agli esteri o se il capo di stato maggiore chiedesse di fare il Sottosegretario alla difesa. (Applausi dal Gruppo PD). Sono anomalie, signor Presidente, che vanno sanate.
Come credo che vada sanata un'altra anomalia e cioè l'eccesso delle competenze della Protezione civile. Abbiamo bisogno di una Protezione civile che si occupi di protezione civile e di emergenze; non vedo per quale motivo debba occuparsi del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, dell'incontro internazionale per la pace a Napoli, dell'Expo di Milano, della visita del Papa ad Assisi e potrei continuare. Credo, signor Presidente, che esista la necessità di delimitare i compiti della Protezione civile al suo ambito proprio e non ad altre questioni di cui si occupano altri organi nell'ambito della legislazione ordinaria.
Il sottosegretario Bertolaso, di cui ho grande considerazione, si è occupato della preparazione del Giubileo (e, ne ho avuto personale conoscenza, lo ha fatto in modo egregio), evento di gran lunga superiore, per impegno, dimensione e complessità, a tutti gli altri eventi che prima ho citato ed agli altri che potrei ancora citare. Credo, signor Presidente, che il Giubileo del 2000 sia stato ben organizzato a legislazione ordinaria, senza modifica alcuna alle leggi dello Stato e che questo si possa fare anche per gli eventi che ho appena nominato. (Applausi dai Gruppi PD e UDC-SVP-Aut).
Vorrei aggiungere un'altra questione. Ho chiesto agli uffici del mio Gruppo di farmi conoscere quali sono le norme di legge che possono essere ignorate dalle ordinanze della Protezione civile. Non sono in condizioni adesso di leggere in Assemblea questo elenco di quattro pagine, perché il tempo contingentato me lo impedisce, ma vi prego di farlo voi; stiamo parlando di una pagina di articoli del codice degli appalti, di mezze pagine di norme sul procedimento amministrativo, sul patrimonio e la contabilità generale dello Stato, e di diverse altre norme sull'espropriazione per pubblica utilità, sull'ordinamento degli enti locali, in materia ambientale, in materia di occupazione e mercato del lavoro eccetera.
Signor Presidente, a parte i possibili problemi di costituzionalità (mi chiedo infatti come nel nostro ordinamento possa esistere una legge che autorizza atti amministrativi successivi ad aggirare un pacchetto così consistente di norme con forza di legge), questa straordinaria eccezione può - anzi, deve - sussistere nel breve momento dell'emergenza, ma non può essere allargata agli eventi cui prima ho fatto cenno, né può essere protratta nel tempo. (Applausi dal Gruppo PD).
Quindi, tenuto conto delle ragioni e delle considerazioni svolte, chiedo - non è questa la sede per affrontare un problema di fondo che ha carattere ordinamentale, ma troveremo anche uno strumento parlamentare per farlo - al relatore e al Governo di rivedere il parere contrario agli emendamenti elementari che abbiamo proposto all'Aula e che quest'Aula ha il dovere di approvare per tutti i consistenti motivi che ho esposto. (Applausi dal Gruppo PD e IdV. Congratulazioni).
D'ALI', relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALI', relatore. Signor Presidente, non voglio assolutamente innescare alcun tipo di polemica sull'intervento del senatore Zanda, però ho il dovere di motivare ulteriormente il mio parere.
Se noi oggi approvassimo gli emendamenti del senatore Zanda stabiliremmo una diversa tipologia di ordinanze nel nostro ordinamento. Quello che dice il senatore Zanda è nella legge autorizzativa delle ordinanze; se noi dicessimo oggi che queste ordinanze hanno bisogno di tali accorgimenti, implicitamente autorizzeremmo la possibile emanazione di ordinanze che non ne hanno. Queste sono le caratteristiche delle ordinanze previste dalla Protezione civile in regime di emergenza. La norma richiama il comma 2 dell'articolo 5 della legge n. 225 del 1992 - quindi le emergenze - e non è assolutamente assimilabile ad altri accadimenti, come quelli citati dal senatore Zanda, che sono previsti nell'organizzazione nazionale.
Il senatore Zanda ha fatto l'esempio del Giubileo. Sono costretto a fare un esempio sicuramente riduttivo e non vorrei per questo essere scambiato per una persona che minimizza: senatore Zanda, è come quando nella nostra agenda abbiamo scritto la data di un matrimonio e dobbiamo inserire un funerale a distanza di 24 ore. L'emergenza del terremoto è un fatto che può verificarsi e non mi potete dire che sia terminata e che bisogna, quindi, affrontarla come un evento da tempo programmato.
Sulla sostanza degli emendamenti mantengo il mio parere perché, ripeto, non è pensabile che possano esistere ordinanze - per le quali peraltro è già prevista una cautela particolare nel comma 1 dell'articolo 1, che dispone il concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, stanti i loro importanti riflessi sulla finanza pubblica - che abbiano caratteristiche che non siano quelle dell'assoluta correttezza della motivazione e sulle quali, quindi, è operabile anche del controllo della Corte dei conti e di tutti gli organi istituzionalmente preposti ai controlli. Diversamente, ripeto, potremmo rischiare di fissare due livelli di ordinanza, il che, a mio avviso, non è opportuno. (Applausi del senatore Pastore).
Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 10,19)
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.302, presentato dal senatore Zanda e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1534
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.301, presentato dal senatore Zanda e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.303, presentato dal senatore Zanda e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.304, presentato dal senatore Zanda e da altri senatori.
Non è approvato.
Gli emendamenti da 1.600/1 a 1.307 sono accantonati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.309 (testo corretto). (Brusìo).
Colleghi, c'è troppa confusione, non si capisce nulla. Se continua dovrò sospendere la seduta.
Da intese informali tra maggioranza ed opposizione mi risulta che la votazione finale del testo al nostro esame debba aver luogo nella giornata di domani, entro le ore 13. Ma ciò potrà accadere soltanto se lo svolgimento dei lavori dell'Assemblea sarà celere seppure rispettoso dei tempi assegnati e del sacrosanto diritto di parola di tutti i colleghi. Invito quindi maggioranza, opposizione, relatore, Governo ad attenersi ad atteggiamenti compatibili con la previsione concordata tra maggioranza, opposizione e Presidenza per concludere l'esame del disegno di legge entro le ore 13 di domani.
LEGNINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, intervengo per sollecitare l'accantonamento dell'emendamento 1.309 (testo corretto), che ha una connessione evidente con l'emendamento 1.600, presentato dalla Commissione e già accantonato, relativamente alla disposizione del comma 3 dell'articolo 1, che definisce, per così dire, lo status dei Comuni terremotati, ma fuori dal cratere sismico così come individuato con ordinanza della Protezione civile.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunciarsi sulla opportunità di accantonare tale emendamento.
D'ALI', relatore. Signor Presidente, sono favorevole all'accantonamento dell'emendamento 1.309 (testo corretto).
MENIA, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Anche il Governo è favorevole.
PRESIDENTE. Dispongo quindi l'accantonamento dell'emendamento 1.309 (testo corretto) e degli emendamenti 1.704 e 1.800, poiché anch'essi si riferiscono al comma 3 dell'articolo 1.
Metto ai voti l'emendamento 1.308, presentato dal senatore Mascitelli e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.18 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.21, presentato dal senatore Casoli e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 1.22 e 1.23 sono improcedibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.310 (I senatori Giambrone ed Astore chiedono di intervenire).
Siete in tanti dello stesso Gruppo a chiedere la votazione elettronica.
Vi invito a mettervi d'accordo.
ASTORE (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASTORE (IdV). Signor Presidente, lei non può comprimere la discussione.
PRESIDENTE. Non era questa la mia intenzione, senatore Astore. Avevo compreso che la sua fosse una richiesta di voto elettronico. Nessuno le impedisce di esprimere il suo pensiero. Al suo Gruppo sono stati assegnati dei tempi che saranno sacrosantamente rispettati.
ASTORE (IdV). Anche a proposito delle sue precisazioni, data l'importanza della legge, credo che ognuno di noi abbia il diritto di esprimersi. Non è la prima volta che accade una cosa del genere. Apprezzo il piglio con cui lei dirige la seduta, ma certe volte deve rispettare i senatori.
PRESIDENTE. Senatore Astore, la prego di fare la sua dichiarazione.
ASTORE (IdV). Mi rivolgo al relatore e al Sottosegretario per precisare che non può essere presa a pretesto la scusa che non vi sarebbe la copertura finanziaria per esprimere parere contrario ad emendamenti di contenuto ovvio. Il Governo infatti ha modificato totalmente l'articolo 3, nel senso che ha previsto un raddoppio dei contributi per la ricostruzione dell'abitazione, senza modificare la copertura.
Le piccole modifiche da noi proposte trovano copertura all'interno di quella fissata nel decreto‑legge, mentre all'articolo 3 - ripeto - il Governo ha presentato un emendamento in cui il contributo per la ricostruzione delle abitazioni è totale senza modificare di una virgola la copertura.
Ecco perché forse è bene parlare chiaro: vogliamo continuare a mantenere un atteggiamento di collaborazione e di proposta, soprattutto chi ha vissuto in prima persona un altro terremoto, ma non vogliamo nella maniera più assoluta essere emarginati e tacciati di non fare gli interessi delle popolazioni abruzzesi.
GIAMBRONE (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, precedentemente avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.310, presentato dal senatore Astore.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1534
PRESIDENTE. Sull'emendamento 1.311 c'è un invito a trasformarlo in ordine del giorno; accetta senatore Mascitelli?
MASCITELLI (IdV). No, Signor Presidente. Non posso accogliere l'invito del relatore e del rappresentante del Governo per due semplici ragioni, di cui la prima è di natura tecnica. Oggi il Governo presenta il nuovo aggiornamento al Testo unico in materia di sicurezza sul lavoro; questo emendamento, che è a costo zero, non fa altro che ribadire la necessità che, nonostante l'accelerazione dei tempi, nonostante la situazione emergenziale, e al di là della possibilità per i general contractor di dare fino al 50 per cento in subappalto i loro lavori, deve però restare un paletto fisso, quello del rispetto delle misure sulla sicurezza del lavoro.
Questo è tanto più importante in quanto nella nostra Regione sta avvenendo un ampio dibattito sulle necessità, sulle misure e sui controlli da apportare. La fase del post-terremoto potrà determinare infatti elementi di grave stortura, con infiltrazioni anche di delinquenza organizzata che potrebbero avvelenare il clima della ricostruzione. Il Parlamento oggi è pertanto chiamato semplicemente ad introdurre un elemento che noi consideriamo lapalissiano nella costruzione di questo provvedimento legislativo.
In secondo luogo, la ragione politica per la quale non si può ritirare un emendamento è altrettanto evidente: se si rifiuta di acquisire come parte componente del provvedimento un emendamento così elementare, evidente e chiaro, questo precluderebbe ogni possibilità da parte delle opposizioni di introdurre qualsiasi altro elemento migliorativo e correttivo allo stesso disegno di legge; quindi il nostro lavoro verrebbe vanificato traducendosi semplicemente in un contributo meramente formale, ritualistico. Per queste ragioni mi rivolgo nuovamente al rappresentante del Governo e al relatore, anche alla luce delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio e del ministro Sacconi sulle misure sulla sicurezza del lavoro e dell'appello che il presidente della Repubblica Napolitano ha rivolto nella fase del post-terremoto ad un grande senso di responsabilità da parte di tutte le forze politiche, e chiedo che l'emendamento sia messo ai voti con il sistema elettronico.
FLERES (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES (PdL). Signor Presidente, intervengo solo per precisare che nella votazione precedente il sistema non ha registrato il mio voto. Vorrei che restasse agli atti.
PRESIDENTE. Sarà fatto, senatore Fleres.
Passiamo quindi alla votazione dell'emendamento 1.311.
Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mascitelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.311, presentato dal senatore Mascitelli e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1534
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.705 (testo 2).
LEGNINI (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Legnini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.705 (testo 2), presentato dalla senatrice Granaiola e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1534
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.706, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.
Non è approvato.
Sull'emendamento 1.30 c'è un invito al ritiro. Senatore Piccone, accetta tale invito?
PICCONE (PdL). Sì, signor Presidente, ritiro l'emendamento.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.312.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.312, presentato dal senatore Astore.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1534
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.313.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.313, presentato dal senatore Astore.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1534
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.0.1/300, presentato dal relatore,
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.0.1, presentato dalla Commissione, nel testo emendato.
È approvato.
L'emendamento 1.0.300 risulta pertanto assorbito.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.0.301.
LEGNINI (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Legnini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.0.301, presentato dal senatore Zanda e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1534
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
ASTORE (IdV). Signor Presidente, in tutto il decreto si nota un certo dirigismo che fa capo - come affermava anche il senatore Zanda - a un funzionario dello Stato che poi è anche Sottosegretario, escludendo totalmente i legittimi rappresentanti delle autonomie locali sia nella fase emergenziale che in quella ricostruttiva.
Pertanto - lo affermo ora per non ripeterlo più - propongo di sostituire la semplice richiesta del parere del sindaco, cui spetta la competenza di gestire il proprio territorio, con la necessità di un'intesa con i sindaci. Mi sembra una soluzione ovvia, che non serve a far perdere tempo. Possiamo anche stabilire termini chiari e determinati per accelerare il raggiungimento dell'intesa, ma espropriare un sindaco o un presidente di Provincia delle proprie competenze programmatorie mi sembra un delitto istituzionale.
MASCITELLI (IdV). Signor Presidente, desidero illustrare brevemente gli emendamenti da me presentati all'articolo 2. Già abbiamo avuto modo di dire che ci troviamo di fronte ad un decreto-legge caratterizzato da indeterminatezza e confusione nell'individuazione delle risorse economiche; pertanto, diamo almeno una certezza di tempi agli sfollati dell'Abruzzo. A tale scopo l'emendamento 2.301 propone che la consegna dei moduli abitativi, che serviranno a togliere dalle tende 30.000 sfollati, tra cui anziani e bambini, avvenga nei tempi annunciati dal Presidente del Consiglio. Abbiamo infatti recepito i suoi annunci e chiediamo che, anche per legge, vi sia chiarezza sui tempi di consegna.
L'emendamento 2.303 riguarda la governance, questione su cui è intervenuto poc'anzi il collega Astore. Distinguiamo infatti la fase dell'emergenzialità, nella quale è ineludibile la necessità di fare delle scelte rapide ed immediate, dal momento invece di attuazione anche della prima fase di ricostruzione, quella che è stata chiamata «la ricostruzione leggera». Prevediamo dunque che la Conferenza dei servizi proceda in accordo e in coordinamento con le amministrazioni provinciali e comunali territorialmente competenti.
L'emendamento 2.308 va ad introdurre un elemento di indirizzo per quanto riguarda la deroga alla normativa del subappalto. Sappiamo bene che è probabile che, per accelerare sui tempi, si debba far ricorso ai general contractor, i quali poi, a loro volta, procederanno ad un subappalto in deroga, nei termini del 50 per cento. Da parte nostra chiediamo che, ove possibile, senza andare in contrasto con la normativa sulla concorrenza, si faccia ricorso a piccole e medie imprese locali. Si tratta di un elemento volto al rilancio della nostra economia, nonché di riconoscimento del fatto che le nostre imprese locali hanno la giusta competenza e professionalità, per cui non vi è necessità di ricorrere ad imprese fuori Regione.
Per quanto riguarda l'emendamento 2.310, con esso non intendiamo inserire un elemento aggiuntivo, ma semplicemente correttivo. Nel testo originale dell'articolo 2, si prevede la possibilità per il sindaco di reperire alloggi per il trasferimento degli sfollati, individuando alloggi provvisori anche gratuiti. Tuttavia, se mettiamo in dubbio e creiamo confusione sul fatto che anche gli alloggi provvisori, che servono a tirare fuori la gente dalle tende, possano essere non gratuiti, questo provvedimento diventa allora la cornice delle incertezze.
Questi sono gli emendamenti che riteniamo utili per migliorare il testo.